L’era del consumismo e l’era del consumato

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In Italia nel 2021 sono stati immatricolati 1.457.952 nuovi modelli di auto. Abbiamo 11,6 milioni i fumatori, con una media di quasi dodici sigarette al giorno. Sempre nel 2021 abbiamo speso oltre 20 miliardi di Euro in vestiti. 

Nel 2020 in Italia sono stati distribuiti 246 film. Sommati ai 495 del 2019, siamo a 741 film. 

Sono 331 milioni gli smartphone venduti in Italia solo nel 2021. 

La distribuzione corre. A ritmi forsennati. E non ci lascia neanche il tempo di “capire” il mondo in cui ci troviamo. È come vivere all’interno di quelle stagioni inglesi un po’ strane, dove il sole viene violentemente coperto da una pioggia incessante, per poi riuscire a sorpresa. 

Ricordo perfettamente il periodo in cui uscì BATMAN RETURNS di Tim Burton. Era il 1992. Ero solo un bambino, ma attendevo quel film con trepidante attesa. Ricordo la sala piena, alcune vaghe istantanee di papà e mamma che mi tenevano per mano. Ricordo che quando tornai a casa rimasi sconvolto dalla ferocia del film. Per qualche notte decisi che avrei dormito a letto con i miei. Sarebbe stata un’ottima strategia pur di non sognare Michelle Pfeiffer resuscitata dai gatti randagi di Gotham City. Ci avrei pensato di giorno, magari a scuola, nascosto fra i banchi. Passarono due settimane. Con i miei tornai al cinema e… Batman era sempre lì! Rimasi a lungo a guardare la locandina fuori dal cinema. Decisi che lo avrei rivisto! BATMAN RETURNS fu un successo incredibile. Credo tuttavia che il primo BATMAN di Tim Burton sia superiore nello storytelling e nel ritmo. Aldilà di questo, c’è un aspetto su cui è importante soffermarsi: alla fine degli anni ’80 un film poteva rimanere in sala anche per un mese o più! Una cosa impossibile nei giorni nostri! Nel 2022 un film viene tenuto in sala al massimo per quattro giorni. Se è un film del buon Checco Zalone, forse riesce a tenere botta più a lungo. Ma poi passa via, come un soffio di vento. Non c’è, insomma, la possibilità di scatenare un passaparola, un’attesa nel pubblico. 

Su Netflix i film e le serie rimangono in “cartello” per alcuni mesi. A mio avviso è una scelta saggia. Perché permette ai titoli di crescere con il passaparola del pubblico. È anche per questo che “Don’t look up”, “Good Girls”, “Baby”, giusto per citarne alcuni, sono diventati un fenomeno di costume. 

Però al cinema non c’è possibilità di rivedere un prodotto, né di trasformarlo in un fenomeno di costume. “Sai, vai al cinema a vedere quel film, è pazzesco!” Ecco. Una frase così adesso non possiamo dirla a un amico. Perché magari al cinema quel film lo hanno già tolto. 

Perché succede questo? Ridate un’occhiata ai numeri citati a inizio articolo. Produciamo tantissimo, ma a volte non sappiamo come distribuire al meglio. E non è solo un problema del mondo del cinema. Esistono isole di vestiti abbandonati nel mondo. Ne parla la nostra Roberta Conforte in un interessante articolo che vi invito a recuperare sui nostri canali. 

Esistono centinaia di film che rimangono nel cassetto di qualche produttore e regista perché divorati dalla voracità della distribuzione. Produciamo nuove auto, ma non abbiamo ancora capito come disfarci delle vecchie senza inquinare tutto. È sano tutto questo? O forse è meglio fare i passi giusti per una distribuzione più giusta?

Che cosa ci spinge a produrre così tanto e così velocemente? 

Il guadagno. Sempre lui. Eppure non ci sembriamo mai così ricchi. E nemmeno troppo felici. 

Un caro amico un giorno mi ha detto: “Ci risveglieremo, tranquillo. E torneremo a dare il giusto peso alle cose. Ma prima, dobbiamo sbatterci la testa”. Sarà sicuramente così. 

Mmm si, dai.  

Marco Cassini