Vita in solitaria? No, grazie!

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L’uomo per inclinazione naturale vive non per se stesso, ma in relazione, cosa complicata ma affascinante! Esiste però una differenza tra il riconoscersi in una comunità attraverso i valori condivisi che uniscono spontaneamente dalla base e durano nel tempo, e vivere nella società, in cui prevale il sistema dell’imposizione delle regole.

Ora, non sembra anche a voi, che la logica materialista abbia minato la bellezza del sentirsi partecipi del tutto che ci circonda? Lusingando il nostro ego, ha deluso in realtà le nostre attese di realizzazione e reso fragile il tessuto sociale!

Mi viene in mente la differenza tra affrontare il mare in regata con le altre barche a vela oppure in solitaria: certo, la sfida fa parte del gioco in ogni caso, ma il gusto è diverso e raggiungere il successo in solitaria ha un costo che non eguaglia il piacere dell’avventura vissuta insieme, come accade nella vita.  

Mi sembra che si sia confuso il senso della libertà, che è presupposto del donarsi nelle relazioni umane, con il liberarsi dagli impegni che i rapporti con gli altri richiedono, per raggiungere più velocemente gli obiettivi desiderati, ma con quali conseguenze? Smarrimento e inquietudini…

L’indifferenza si è insinuata in tanti ambiti e ha portato alla degenerazione del senso di appartenenza ad una comunità, come dimostra la crescita dell’assenteismo dall’impegno in politica, la mancanza del rispetto per i ruoli e per le persone, l’atteggiamento ostile verso chi ha una mentalità diversa, fino alle aggressioni ai sanitari in ospedale! Si registrano dalla cronaca reazioni di insofferenza esagerata per qualunque disagio, addirittura violenza a scuola, tra pari e anche verso il personale scolastico.

 Esistono, però, esempi di reazioni positive alle prove della vita, proprio grazie al fare squadra!

L’uomo, infatti, ha un grande potere: quello di scegliere e di indirizzare gli sforzi alla luce di ideali veri, non quelli della cultura dell’immagine ritoccata con Photoshop.

 Conoscete, per esempio, il laboratorio PizzAut, fondato da Nino Acampora vicino Milano? E’ un modello per l’inclusione dei giovani con autismo nel campo della formazione e della ristorazione, per permettere loro di lavorare con dignità, di acquisire autonomia e aprirsi al futuro. Partito solo pochi anni fa, il progetto ora è un riferimento sul territorio che favorisce lo spirito comunitario attraverso la convivialità, eliminando così le barriere dei pregiudizi e aprendo prospettive: le famiglie dei ragazzi coinvolti nel progetto raccontano dei progressi raggiunti, inimmaginabili prima! 

Tante realtà di sana condivisione sono attive intorno a noi, a rendere un servizio che poi riporta anche gratificazione personale: dalle Banche del Tempo, in cui ci scambiano saperi e competenze, ai Gruppi di lettura che diffondono cultura e relazioni, alle Confraternite della Misericordia alle Associazioni di Volontariato.

Allora, vita spenta in solitaria o vita accesa insieme? 

Paola Giorgi