Manutenere il Paese è garantirsi il futuro

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Spesso si discute dei 17 obiettivi – i famosi SDG’S di cui abbiamo parlato non poche volte anche in questo spazio dedicato all’ambiente – che segnano l’Agenda 2030. Hanno avuto il merito di muovere il dibattito pubblico a livello mondiale insieme al movimento dal basso del Friday For Future che tuttora coinvolge la Generazione Z. E l’effetto è arrivato anche nel nostro Paese nei comportamenti quotidiani – anche se molto c’è ancora da fare – fino a portare il cambiamento epocale avvenuto l’8 febbraio di quest’anno con le modifiche all’articolo 9 (insieme al 41) della Costituzione. E’ importante ricordarne il testo: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.

Le parole evidenziate sono come paletti, tecnicamente il recinto del dettato costituzionale, che associano a pilastri proprio del nostro Paese legati alle sue ricchezze la tutela dell’ambiente, inteso anche come ambiente naturale. Specie alla luce di alcuni disastri come terremoti, alluvioni, siccità. Per la prima volta dalla sua entrata in vigore nel 1948 siamo arrivati al 2022 per introdurre una modifica ad uno degli articoli – dal primo al dodicesimo – indicati come Principi Fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

Una blindatura della nostra ricchezza e insieme un appello a prendersene cura, nel rispetto anche della tutela degli animali che abbiamo la fortuna di “ospitare” sul territorio. Di riflesso è stato modificato anche l’articolo 41 prevedendone una nuova formulazione che ribadendo come l’attività economica privata sia libera, però prevede un nuovo limite: non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o “in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Introducendo anche la necessità che l’attività economica pubblica e privata rispetti “fini sociali e ambientali”. E questo determina una tutela rafforzata del nostro paesaggio, che viaggia parallela al nostro patrimonio storico-culturale.

E qui deve intervenire l’uomo, ogni singolo cittadino italiano, con comportamenti virtuosi da un lato; e la classe politica e la Pubblica Amministrazione dall’altro. Servono fondi a tutela e manutenzione e personale pubblico in grado di spenderli al meglio senza sperperi, sprechi o incompetenze. Perché le risorse non sono infinite, anzi e troppo spesso in un momento di grande crisi internazionale, proprio le nostre ricchezze possono essere una leva importante per la ripartenza.

Angela Oliva