Intanto che scrivo questo articolo, sto rilevando l’assoluto buio che annebbia le menti dei cosiddetti “grandi elettori”, assolutamente smarriti nell’assolvere questo loro dovere istituzionale, che corrisponde all’azione di fare proprie le attese di un intero popolo.
Il Capo dello Stato (merita che sia ribadito), rappresenta nell’immaginario ma anche nell’inconscio collettivo di sessanta milioni di donne e uomini di un intero Paese, colui che si rende garante della unità di un popolo che si riconosce in una Costituzione che è la Carta fondante di un cammino che altri hanno percorso prima di noi e che altri a loro volta percorreranno.
Trascurare o ignorare queste semplici ed essenziali indicazioni, che poi si trasformano in regolamenti e indirizzi che servono a suggerire comportamenti conseguenti, vuol dire non cogliere il senso identitario del Capo dello Stato.
Un Presidente viene sentito da ogni cittadino, come un faro che illumina la strada, come un indicatore lungimirante di una prospettiva : perciò quando si parla di “alto profilo” è sottinteso il rigore morale che quella persona pretende a sé stesso prima ancora che ai cittadini verso i quali si propone di essere “scia luminosa”, tale da consentire il diradamento delle nebbie ed il superamento delle situazioni di sgomento che non possono che essere transitorie.
Nel recente passato sicuramente questo stile è stato ben manifestato da Sandro Pertini, un uomo che non tollerò che si intercedesse in suo favore, quando era prigioniero nelle carceri fasciste, perché una simile concessione in suo favore, l’avrebbe vissuta come una macchia, come un tradimento dei valori verso i quali aveva indirizzato ogni comportamento della sua vita.
Sandro Pertini era un socialista ed era stato un partigiano, ma questo non ha impedito alle forze di destra e di centro avverse alla sinistra, di tributare a questa persona un rispetto ed una fiducia completi ed incondizionati, perché i deputati ed i senatori che sedevano in Parlamento erano ben consapevoli che neppure un atto di quel Presidente avrebbe avuto un orientamento, tale da facilitare la parte politica di cui era espressione.
Per questa ragione Sandro Pertini viene tuttora ricordato e indicato come un modello di Presidenza equanime e rappresentante di un intero popolo.
Anche Sergio Mattarella ha saputo essere interprete di un diffuso bisogno di unità e di senso identitario nelle italiane e negli italiani . Intanto che scrivo, mi giungono i risultati delle votazioni compiute dai grandi elettori che, pure se non hanno un esito ultimativo, intendono lasciare un segno di riconoscimento e di apprezzamento per la persona che sta abbandonando le stanze del Quirinale.
Sergio Mattarella, pur essendosi espresso in modo che non dà adito ad improprie interpretazioni riguardo ad una sua indisponibilità per un secondo mandato, riceve tributi e consensi che vogliono essere il segnale per chi lo succederà: una donna o un uomo di grande spessore morale, che sia anche una “guida pedagogica” a favore di un popolo che sta uscendo da una pandemia: una circostanza davvero drammatica, questa, che comunque non deve annebbiare la vista né deve indurre a scelte che non sarebbero poi utili per un viatico di sette anni.
Anche il periodo che i Padri Costituenti hanno stabilito essere il giusto tempo da assegnare ad una Presidenza della Repubblica (quindi un settennato), lascia intendere che il Capo dello Stato debba rappresentare una figura tranquilla per una “navigazione serena” che con deve dare adito a quelle instabilità, che invece sono prerogativa dei governi che scaturiscono dalle alleanze tra le forze presenti in Parlamento.
Ernesto Albanello





