I cortocircuiti del “Villaggio globale”

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Una delle caratteristiche più rilevanti del ventesimo secolo è senz’altro l’avvento e la rapida e capillare diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, che hanno permesso la nascita di quello che negli anni sessanta McLuhan ha definito il “villaggio globale”, riferendosi a un mondo in cui, grazie ai media, tutti possono essere informati su tutto. Si fanno strumenti di una potentissima “sensorialità” coinvolgendoci in temi che possono riguardare qualsiasi parte del mondo e della società e a cui una volta non ci era permesso avvicinarsi, “non credevamo fossero affari nostri” e  tutto ruota attorno ai temi della propaganda, della censura e dell’uso distorto del linguaggio politico, giornalistico e letterario. Le “narrazioni” che divengono surrogati dei resoconti fattuali, la scomparsa della realtà oggettiva e la sua sostituzione con l’interpretazione di comodo. Il potere esercitato dalle notizie false nelle società moderne, i concetti di post-verità e la distorsione del linguaggio stesso ad uso di determinate ideologie e quindi  l’ascesa e le cause di quelle che oggi chiamiamo “fake news”.  La libertà di stampa denuncia i subdoli meccanismi censori generati da una certa intellighenzia, e il tentativo perverso di ergersi a difensori della democrazia ricorrendo a metodi intrinsecamente totalitari e   la propaganda riesce a far “scomparire” i fatti oggettivi a favore di “narrazioni” di parte e  racconta della tendenza umana ad “aggiustare” la realtà per creare “narrazioni” più consone all’ideologia del momento. “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” diceva Ben Parker”.

Nei processi di costruzione sociale della realtà, del sapere comune, delle rappresentazioni, degli stereotipi e dei pregiudizi, un contributo estremamente importante è offerto dai mass media.

Nel nostro Paese, è dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, anche per effetto dell’importante sviluppo tecnologico di quegli anni, che conseguentemente all’affermazione e alla diffusione della televisione si registrò una presenza sempre più capillare dei mezzi di comunicazione di massa ai quali era riconosciuto un forte potere di influenza sul pubblico. La televisione, anche se si affermò dopo rispetto ai giornali, al cinema ed alla radio, tuttavia riuscì fin da subito a «conquistare il grande pubblico», infatti, fu definita “una radio da vedere”, oltre che da ascoltare e grazie alla sua immediatezza e capacità di coinvolgimento riuscì ad imporsi ed acquisire una posizione di egemonia rispetto agli altri mezzi di comunicazione già diffusi, diventando il principale impegno del tempo libero per i cittadini di tutte le età e di tutte le classi sociali.

La comunicazione di massa, attraverso sistemi sempre più complessi, è riuscita in tempi relativamente brevi a «produrre e diffondere messaggi indirizzati a pubblici molto ampi e inclusivi, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione». A questo punto, quindi è diventato importante capire «se e come i mass media agiscono in profondità sulla società che li ospita». Infatti, di fronte alla diffusione imponente dei mezzi di comunicazione di massa, si iniziò a ragionare e discutere anche sul potere e sui possibili effetti che i media potevano avere in termini di cambiamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti sul pubblico, sulla cultura e sull’intera società. Trasformazioni rapide e radicali stanno rivoluzionando il mondo dei media. Nuovi protagonisti digitali assumono la leadership dell’informazione, della comunicazione, della pubblicità, influenzando profondamente le nostre scelte in fatto di consumi, valori, consenso.

È opinione che se, le istanze sociali e culturali di aggregazione, partecipazione e socializzazione non svolgono adeguatamente la loro funzione, se, e solo se, i media diventano per molti, soprattutto bambini e adolescenti, l’unica finestra sul mondo, gli unici maestri di vita, se, e solo se, viene a mancare il controllo democratico sul loro operato e sulla loro gestione allora si può parlare di una credibile ipotesi di onnipotenza dei media.

Nel 2017 dopo quasi 80 anni non esistono più solo radio e giornali stampati affiancati da televisione ed internet ma la propensione a non valutare i fatti nella loro completezza rimane e la grande espansione dei media giornalistici ne ha indubbiamente diluito la professionalità. E già da allora la rete internet consente a tutti di diffondere notizie e tutti sono convinti che il sensazionalismo premi anche quando si rileva fortemente lesivo per alcuni o per molti. A volte improponibili sedicenti giornalisti costruiscono notizie sensazionali sul nulla e i social fanno da cassa di risonanza sfruttando coloro che, incapaci di una vera vita di relazione, chattano in continuazione con il telefonino mandando a tutti i propri contatti notizie non verificate o parziali.

Quindi, il sensazionalismo dei giornalisti e giornali scarsi deve essere messo all’indice e alla gogna soprattutto quando danneggia le persone come nel caso della termoablazione a microonde generando false speranze nelle persone che ingenuamente non verificano le notizie come si deve sempre fare accade, così, che si ignorino o si perdano di vista acquisizioni della ricerca sociale e psicosociale sui possibili “effetti” dei media sul pubblico. Questi risultati stanno a indicare, seppur in modo non unanime, che quella delle comunicazioni di massa è un’influenza mediata da una molteplicità di fattori personali e sociali, in cui agiscono tanto gli atteggiamenti individuali, quanto i processi più complessi sottesi alla formazione e al cambiamento del sapere comune. Ciò non significa – vi fosse bisogno di ricordarlo – dimenticare le sempre incombenti responsabilità dei media: non solo l’abuso di contenuti violenti e la propaganda politica urlata, ma anche l’ossequioso allineamento, la caduta della professionalità e della qualità informativa e, talvolta, l’offesa al buon senso e all’intelligenza del pubblico. Tornando alle radici storiche del problema, esso riporta al centro dei processi comunicativi il “destinatario”, con le sue caratteristiche psicologiche e culturali, con la sua possibile autonomia nei confronti del potere dei media. Seguendo questo filo, l’analisi ripercorre le complesse modalità di ricezione e accettazione individuale del messaggio persuasorio, per giungere al ruolo delle comunicazioni di massa nei processi di socializzazione e costruzione sociale della realtà.

Maria Ragionieri

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