Dal materiale allo spirituale, stando attenti al potere dei media

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Pare che ogni medaglia abbia sempre due facce, non tanto come dato oggettivo, quanto come richiamo al nostro pessimismo.

Già perché un solo uomo su nove sarebbe capace di immaginare per entrambe le facce un sorriso, gli altri nove darebbero per certo, e per giusto, che ad ogni faccia lieta ce ne sia una tirata, decisamente più familiare dell’altra, ed è da lì che iniziano tutti i nostri problemi, avrebbe concluso il Grande Luciano De Crescenzo, come è grande in filosofia intuitiva la mente di tutti i napoletani.

È vero, siamo ‘influenzatissimi’, ed è un termine che grazie ai termometri a due stecche che ci siamo abituati ad utilizzare per un si e per un no, pare ci trattenga, come una bolla di sapone da cui ci si è fatti sollevare pensando che qualcuno potesse davvero dipingere per noi un orizzonte migliore, ed invece dovremmo rivedere Pinocchio con Nino Manfredi, ancora e poi ancora.

Si siamo vessati con il costo della vita che sta arrivando ai limiti del sostenibile, e questo ci porta, sopratutto dove non c’è un solo spiraglio di cambiamento e di miglioramento economico, a delle fasi ormai troppo frequenti di stress, insostenibili.

Ho scoperto solo settimana scorsa che un semplice centro estivo per un bambino, costa qui a Roma, 120€ a settimana: 480€ al mese.

Sommiamo un mutuo già esistente, una situazione occupazionale magari non proprio ottimale per i più, visto il periodo, ed una prospettiva ancor meno incoraggiante; uno stile di vita che è orientata a tante piccole spese che spezzano completamente le gambe a quel risparmio che solo i più agiati forse, ancora mantengono vivo.

Si è vero, ci sono i nonni? Ma fino a quando? E sopratutto, sono tutti nonni, o alcuni fatto ciò che potevano (o no), hanno semplicemente invertito il ruolo con i propri figli? 

Ecco che allora, in tutta questa baraonda, subentra ogni tipo di pubblicità, che ci porta alle stelle quando si tratta di vendere, ed al terrore più acuto di quando si tratta di farci temere: ebbene, sappiate che oggi, i maggiori ricavi non si ottengono dalle crocchette per cane, o dalle magliette con gli slogans a favore dei matrimoni gay, quella è roba vecchia non interessa più a nessuno; oggi chi vuole investire nel futuro, deve prima investire nel terrore.

Vedete, se analizzate la storia, negli anni ‘80 non c’era bisogno di spaventare la gente, perché c’era una certa libertà economica che semplicemente con una ‘spintarella’, permetteva di trovarsi il consumatore prima o poi, in un modo o nell’altro, nel proprio ‘cestello’, ma era un altro mondo perché c’erano le piccole botteghe, edicole, cartolerie, drogherie, che stavano ‘servendo’ senza saperlo, per abituare l’uomo che veniva dal dopoguerra, ad un ‘consumo felice’, sempre più felice, fino a farlo diventare banale, poi ridicolo, arrivando al consumo attuale: la psicosi del consumo.

L’uomo che in guerra non aveva trovato cibo tutti i giorni, sapeva che la strada non era tutta in discesa, e li conservava sotto il materasso, così come la donna, che li metteva in un posto sacro, il petto, dove solo marito e figli avevano accesso: oggi invece il petto è di accesso a tutti, e si sa, che l’economia dipende da quanta gente ‘fa l’economia’, e così, soldi in petto non se ne vedono più.

Sembra sia diventata una corsa inarrestabile, e allora perché, penso fermamente che nonostante tutto si vivano tempi migliori?

Lo dico, e lo scrivo, perché a prescindere da un’educazione civica che manca del tutto, da un rispetto sincero tra le persone che dovrebbe portare a mantenere i rapporti fermi ‘al lei’ come forma di garanzia reciproca, il più a lungo possibile, nonostante i bambini dicano parolacce al padre e lo trattino come un amichetto un po’ stronzetto perché nonostante si sveni non gli concede proprio tutto, nonostante tutto questo, le nostre condizioni di vita, sono migliorate, ed è innegabile.

E allora, si ci si deve tornare a moderare su molti, mille aspetti, si deve tornare a stare soli con se stessi e con autori fondamentali per la formazione dell’anima.

Si deve viaggiare, si deve tornare a dare quel giusto valore del tempo che non va di corsa (viaggia sempre alla stessa velocità), ma viene vissuto di corsa; si deve fare tutto ciò che si deve nei confronti di se stessi e degli altri, ma se vi fermate un attimo a riflettere, come prima cosa per esempio, dovreste pensare che avete un posto in cui fermarvi a riflettere: avete del cibo 5-6 volte al giorno, avere un frigorifero pieno; avete vestiti, una macchina per quanto scassata o un motorino; avete una penna con cui scrivere, avete un telefono, avete cose, che magari sono state anche frutto di un acquisto indotto, ma nel pratico, vi hanno migliorato la vita, e pure di parecchio.

Io dico quindi, e per concludere: tornate a vivere con un lato un po’ più spirituale la presenza delle persone, ecco in questo si, siamo penosi, pensando che la vita sia per sempre, ma per quanto riguarda la materia, nel rispetto dei tempi che seguiranno che potrebbero non essere così rosei, a prescindere, sappiatevela godere ogni tanto, che non siamo al Mondo per essere fustigati: è bello, regalare anche qualcosa di materiale a qualcuno, sapendo di fare felice quella persona.

Poi, e finisco, altra cosa è invece farvi dire ciò che dovete pensare: a quello si, dovreste opporvi, prima però, dovreste trovare un vostro pensiero, e ve lo auguro perché non c’è cosa più triste di pensare di aver pensato qualcosa, e scoprire che il pensiero, non era neppure il proprio.

Con affetto.

Giuseppe Percoco

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