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Atomizzati: cosa ci toglie la tecnologia come esseri umani?

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Atomizzati: cosa ci toglie la tecnologia come esseri umani?

La connessione virtuale che priva delle capacità comunicative e relazionali

Quando mi trovo alle conferenze sull’informazione tecnologica e la gente dice che la cosa più importante al mondo è fare in modo che le persone possano connettersi alla Rete, io rispondo: “Mi state prendendo in giro? Siete mai stati nei Paesi poveri?”. È una frase di Bill Gates che mi ha sempre colpito perché lui era lui, e poneva l’accento su cosa patisce una parte dell’umanità quando è privata di molto, di tutto. Ma poi c’è il rovescio della medaglia: noi che siamo nati dalla parte giusta – fortunata – della storia come viviamo? Cosa ci siamo persi?

Non c’è bisogno di scomodare Hannah Arendt anche se con gli attuali ricorsi storici viene facile ritornare all’analisi della società sovietica atomizzata. Su come fosse stata ottenuta liquidando i legami sociali e familiari: “La conseguenza dell’ingegnoso criterio della «colpa per associazione»”. All’epoca la politologa denunciava i metodi polizieschi del regime staliniano che instaurò intorno all’individuo “un’impotente solitudine”.

Oggi cosa ha sostituito nella società ricca la “polizia russa” – ove non esistono ancora regimi coercitivi – nel ruolo atomizzatore? La tecnologia, la rete, i social network, il consumismo, la spersonalizzazione della nostra vita. Sono queste alcune delle risposte più gettonate. Ma la lista è assai estendibile. Sono i mali del mondo ricco che nella corsa al progresso ha pagato il prezzo nella sua componente umana. Estrema facilità di connessione virtuale sembra ci abbia privato un po’ delle nostre capacità comunicative, relazionali. Postiamo, parliamo, generiamo rumore nei canali di comunicazione, ma non diciamo più cosa è davvero importante. Si è perso il dialogo diretto, il confronto, sempre più impegnati in relazioni sceneggiate, frazionate e temporizzate per finire sul social di tendenza del momento. Non ci rendiamo neppure conto di quanto la nostra vita sia improntata a questi comportamenti. Quante delle nostre relazioni sono autentiche e genuine? Quante vanno oltre il like sui social? Quanto del nostro vestire è schiavo della moda e del comportamento degli influencer?

Cosa potrebbe invertire la rotta? Ridare un senso più puro ai nostri rapporti? Ritrovare quella forma di spontaneità che ci connota come essere umani e che in qualche modo partecipa alla bellezza del mondo?  La risposta è impegnarsi proprio in questo: partecipare alla bellezza, ognuno nel modo che ritiene più consono, con il suo impegno. Impegnarsi nella ricerca di una maggiore spiritualità, che innesca il meglio in noi. E le strade sono pressoché infinite: comportamenti sostenibili, l’arte, il volontariato, basta analizzare cosa possiamo fare in piccoli gesti per migliorare il nostro vissuto. E facendo questo, ad esempio, si innesca il cambiamento anche per gli altri. Abbiamo bisogno di cambiamento, altri, relazioni più genuine, spiritualità e dialogo. Il resto verrà!

Angela Oliva

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