Indipendentemente da ciò a cui ci si riferisca, conservazione vuol dire avere rispetto, cura e valorizzazione del soggetto materiale o immateriale che sia. Ad es. in Italia abbiamo ben 55 siti patrimonio UNESCO, il maggior numero al mondo: già se ci focalizzassimo solo su questo, avremmo di che lavorare.
Al riguardo condivido con voi un esempio che mi tocca da vicino: il recupero dei Sassi di Matera.
Sono nato a Irsina, un bellissimo paese in provincia di Matera: ciò mi ha dato la possibilità di vivere il PRIMA e il DOPO la conservazione del patrimonio artistico e culturale che la rende preziosa. Quando ero piccolo sono andato più di una volta in gita scolastica a visitare i Sassi e, pur bambino, mi era rimasta in mente quanto fosse dimessa, quasi abbandonata, quell’area della città. Fu proprio la candidatura nel 1992 a sito dell’UNESCO che ha fatto (ri)scoprire il valore di quel luogo unico e magico: nel 1993 la preziosa e agognata nomina è arrivata e da allora si è recuperato quell’inestimabile patrimonio lucano che il mondo oggi ci invidia.
Un altro esempio, sempre reperito nel mio archivio di vita: la manutenzione e la conservazione delle automobili. L’Italia è una delle nazioni che non hanno tantissimo a cuore la manutenzione delle automobili, perlomeno in termini qualitativi: meno della metà degli automobilisti si reca presso le reti ufficiali delle Case automobilistiche, perciò non cercano la massima qualità degli interventi, ma cerca di risparmiare. Ovviamente ciò ha comportato, soprattutto nel passato, che il parco circolante italiano avesse una qualità media non molto elevata, anche perché le revisioni obbligatorie erano previste ogni 10 anni (e non erano sempre fatte in modo estremamente approfondito…). Già con le nuove regole sulle revisioni (da una ogni 10 anni a quattro nello stesso intervallo di tempo) il parco ha visto diminuire concretamente il numero di pericolosi catorci su strada, poi l’aumento della passione per le automobili tra i 20 e i 40 anni ha fatto sì che negli ultimi anni queste vetture da agé diventassero “youngtimers”, con il loro seguito di attenzioni meccaniche sicuramente più elevate di prima. Oggi vediamo in giro delle vetture di valore più emotivo che economico, che hanno uno stato di utilizzo decisamente migliore al coma quasi depassé in cui versavano pochi anni fa.
In termini generali, la manutenzione e la conservazione di qualunque tipo di patrimonio materiale e immateriale passano attraverso l’educazione, perciò è una responsabilità congiunta delle famiglie e della scuola quella di sensibilizzare le giovani menti a questo tema: la forma mentis da trasmettere ai giovani virgulti che si affacciano al mondo è quella del rispetto di tutto ciò che ci circonda, siano esseri animati od oggetti inanimati. Il problema è che lo sfrenato consumismo ha mandato tutti noi in una direzione opposta, ma adesso l’economia circolare ha accesso un faro su questo aspetto che negli ultimi anni avevamo perso per strada.
Il “nuovismo” (ho controllato sulla Treccani: per loro questo spaventoso termine esiste…), questo approccio di vita che ha provato a mettere in ombra tutto ciò che avesse più di qualche anno di esistenza, sta mostrando la necessità di essere sfumato. Avere voglia di progresso scientifico e culturale non è in contrasto con la conservazione e la valorizzazione di saperi e di opere del passato: gli estremismi ad es. della cancel culture, che richiedono di rinnegare il valore ad es. di Cristoforo Colombo o di Voltaire o di Verdi denotano solo manie di protagonismo di una certa parte della società. Ho letto che Verdi viene considerato da qualche minus habens come un artista sovranista: una corbelleria sesquipedale come questa denota solo capziosità, per questo c’è bisogno sempre di mediare e contestualizzare. D’altronde i nostri avi lo dicevano: “in medio stat virtus”…
Viva coloro che cercano il nuovo e affrontano l’ignoto, senza dimenticare il valore dei luoghi materiali e immateriali da cui provengono e dei quali si prendono adeguata cura. Anche perché, in modo desuetamente epicureo e citando sempre i nostri saggi avi latini, “pecunia non olet”: manutenere e conservare porta quasi sempre un interessante vantaggio economico. O no?
Gerardo Altieri





