Un Popolo che non si fida di sé stesso

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Tutti ricorderanno nitidamente l’estate 2020. Dopo mesi di lockdown e quasi nessuna possibilità di visitare un Paese straniero, l’Italia intera riprese a mettere un po’ il muso fuori di casa nel mese di maggio. Nel mese di Giugno e Luglio, poi, i risultati di quella politica così restrittiva (molti in Europa ci presero in giro) ci portò a vivere una Estate strana, ma lontana dalla minaccia di un virus che ancora non conoscevamo. Grazie alla chiusura quasi totale dei mesi precedenti, i contagi erano ridotti all’osso. Il Governo incentivò le famiglie a passare l’estate non lontano da casa, sfruttando le bellezze che ogni regione italiana ha da offrire. 

Eravamo un po’ drogati dal lockdown, diciamocelo. Un po’ storditi da quello che poi sarebbe diventato un cambio epocale di usi e costumi. Quasi tre anni dopo eccoci qui: la mascherina, anche se non è più d’obbligo in molti luoghi, è diventata comunque un must da portare in borsa per ogni occasione. Lo stesso potremmo dire per l’igienizzante per le mani. I mezzi di trasporto sono cambiati, anche loro: le biciclette elettriche hanno la meglio sui tantissimi monopattini che si trovano in giro per ogni città italiana, sia in termini di sicurezza che di affidabilità. Tutto questo parte sempre dal primo periodo della pandemia. Ricorderete sicuramente le agevolazioni statali per l’acquisto di monopattini. 

Ricorderete anche i servizi di Striscia la Notizia di quel periodo sulle principali piazze di spaccio italiane: se è vero che tutti noi ci siamo fermati in quel periodo, lo stesso non si può dire dei tantissimi pusher che vendono e vendevano droga da Nord a Sud della Penisola. 

Quegli stessi monopattini sono diventati spesso il veicolo migliore per spacciare facilmente in molte città italiane. 

Un peccato. Come spesso succede, non tutti seguono le regole nel nostro Paese. 

La pandemia ha portato anche al famoso e tanto discusso Bonus 110. A Milano in tanti hanno sfruttato le agevolazioni. I risultati si vedono. In Via Dei Fontanili le case più vecchie hanno tutt’altro aspetto. lo stesso si può dire di Piazza Gabrio Rosa.

Vista da questo punto di vista, la pandemia ha portato anche cose positive. 

Eppure, stiamo vivendo un “rigurgito” esistenziale: quando sentiamo parlare di bonus 110 ci viene subito in mente la difficoltà immane nel cominciare i lavori a causa di una legislazione farraginosa. Quando sentiamo parlare di agevolazioni ed aiuti dallo stato, tendiamo subito a pensare: “ecco, un’altra idea per farci spendere dei soldi”. 

Quando si parla di viaggiare in Italia, ancora una volta, ci viene il magone e vorremmo fuggire via. Magari in località esotiche, lontanissime dal nostro Paese. E anche se siamo del tutto (del tutto) inconsapevoli dello stato della pandemia in altri posti nel mondo, e di come i rispettivi governi stiano affrontando la situazione (molto spesso applicando regole ben più restrittive delle nostre), noi vogliamo comunque fuggire via. La domanda è perché? Perché questa voglia di fuggir via? Perché l’italiano alla fine non sta mai bene a casa sua? 

Ho posto questa domanda a un giovane carabiniere dalle parti di Via Torino, la via degli acquisti a Milano. La sua risposta mi ha fatto riflettere: “Credo che gli italiani non ripongano fiducia nel proprio Paese perché sanno che c’è una dualità interna: la giustizia e la corruzione vivono in simbiosi, da noi. Entrambe sono nei comuni, in parlamento, per le strade. C’è il bello e c’è il brutto. E finché non sceglieremo definitivamente la via della giustizia, del bello, tenderemo sempre un po’ a fuggire”. 

È un concetto vicino alla lotta alla mafia di Falcone e Borsellino? Sembrerebbe. 

E sembrerebbe un concetto che nulla a che vedere con un monopattino o un viaggio all’estero. 

In realtà si. L’Italia fa cose fantastiche, ma poi si contraddice. Vince gli Europei, ma non entra clamorosamente al mondiale. Decide che il 110% sia la strada giusta, ma dopo due anni c’è una politica opposta e il 110% viene seriamente messo in discussione. Più che altro perché qualcuno ne ha approfittato. 

Passiamo dal lockdown totale al non utilizzo di mascherine. 

Le nostre scelte dimostrano che siamo un Popolo che ancora non si fida di sé stesso.

Il viaggio, a volte, ci serve per capire cosa c’è là fuori. Al fine di comprendere, di fare paragoni. Tornando da un viaggio esotico ci sentiamo quasi degli eroi. Parliamo alle cene con gli amici come se fossimo dei Marco Polo della nuova era. Ci sentiamo più saggi, più colti, più bravi. Ci si gonfia il petto e diciamo: “Sai che io sono stato in Svezia, e lì non ci sono ste cose? Ora ti racconto…” e giù a raccontare aneddoti anche un pizzico romanzati. 

Ma bastano pochi mesi, per tornare alla realtà. Bastano pochi giorni, per capire che l’ebrezza del viaggio è finita. E che per far quadrare davvero i conti, per sentirci in viaggio tutto l’anno, prima o poi dovremo capire noi stessi: chi siamo davvero? Cosa vogliamo davvero? Come possiamo fidarci un po’ di più della nostra classe dirigente? Quali sono i passi che dovremmo fare per instaurare un rapporto che abbia meno dualità con le nostre scelte? 

A noi ci piace di più il giusto o il corrotto? 

Diciamocelo, una volta per tutte. 

E per usare le parole del capolavoro di Marco Tullio Giordana “I cento Passi”: a noi la mafia ci piace oppure no?

L’estate si avvicina. I Monopattini scorrazzeranno al lungomare di Rimini. 

Fra Giulianova e Alba Adriatica le biciclette andranno avanti e indietro, e in quella pedalata ci sentiremo leggeri, sorridenti, col vento in faccia e il mare davanti. 

Gli aeroporti saranno pieni di gente che vuole attraversare il mondo. E tutti, davvero tutti, cercheremo un po’ di pace. Un po’ di felicità. E magari la troveremo pure. 

Ma se vogliamo che duri per sempre, questo viaggio, sarà importante cambiare il nostro modo di vivere aldilà della vacanza. 

Marco Cassini