“Le espressioni di quei cinici, spietati, miserabili bastardi annoiati della vita che siamo dovuti diventare, svaniscono per un momento, o per un secondo, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di semplice come un piatto di cibo”
Lo studio dell’alimentazione secondo una prospettiva sociologica si può trovare già in epoche classiche grazie ad alcune riflessioni tra cibo e società, ma solo negli ultimi anni la ricerca ha visto sorgere i più importanti contributi sul tema. Dagli anni ‘60 del Novecento, infatti, sono sorte molte ricerche sul consumo alimentare, che hanno posto il loro focus sulle diseguaglianze, sui disturbi, sui processi produttivi e sui rituali legati al tema dell’alimentazione. In primo luogo, tra i classici del pensiero sociologico, nessun autore nello specifico ha prodotto saggi sul cibo come fonte di realtà condivisa o come fatto sociale. Questo, principalmente, è dovuto alla circostanza che vede l’alimentazione essere studio sociale solamente una volta acquistata la sovranità metodologica e la consapevolezza epistemica cioè quando si possono considerare superate le condizioni di sussistenza fisiologica. Nello specifico, deve avvenire il passaggio del cibo da requisito essenziale per la sopravvivenza a oggetto di distinzione e stratificazione sociale. Questo passaggio è accaduto in Occidente, solamente nel secondo dopoguerra, con l’industrializzazione dei processi produttivi, l’aumento del benessere, del reddito medio e dell’attenzione della scienza economica verso la domanda aggregata. I consumatori più abbienti, infatti, spostano le loro scelte verso beni di lusso o superiori. La spesa dei generi di prima necessità, quindi, non aumenta in maniera proporzionale quanto il reddito. L’arte culinaria un significato simbolico, studiandola come una lingua ed analizzandola dal punto di vista dei suoi elementi costitutivi, i “gustemi”. In analogia con la linguistica strutturale, Lévi-Strauss ha raffigurato un campo semantico triangolare i cui vertici corrispondono alle categorie del crudo, del cotto e del putrido. Quest’ultime rappresentano le condizioni universali mediante le quali il cibo si presenta all’uomo secondo il pensiero mitico: il crudo descrive l’aspetto naturale del cibo, il cotto è la rappresentazione culturale del crudo, mentre il putrido è la sua trasformazione naturale. O contrapporre il mangiare alla linguistica, considerando il cibo come una poesia composta da varie categorie, due delle quali possono essere racchiuse nei pasti e nel bere. Nel 1997 in “Sociologia del pasto”, Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco, intuì che nell’alimentazione si poteva riconoscere la divisione tra individuo e società. Il mangiare ed il bere sono raffigurati come atti egoistici poiché nessuno può cibarsi con ciò che è già stato ingerito da qualcun altro. Per questo motivo, l’autore afferma che la sociologia nel pasto nasce dall’incontro tra l’atto egoistico di ognuno e la riunione con gli altri per condividere il medesimo fine. Dallo stesso pensiero affiora l’idea di Norbert Elias, sociologo tedesco, che in “Società degli individui” del 1990, esprime il suo pensiero che vede nell’Occidente una corrente sempre più prossima all’individualismo. Nella tavola come nella vita si cerca l’eleganza e la raffinatezza, vietando anche alcuni sgradevoli comportamenti.
I trend che oggi stiamo vivendo, in termini di cibo, rispecchiano il cambiamento che sta avvenendo sulla tavola e sui comportamenti di acquisto dei consumatori italiani. Gli individui vogliono sempre più cibi salutari, che rispondono all’esigenza di sostenibilità sociale ed ambientale. Oggigiorno, infatti, non si ragiona più in termini di esigenze nutrizionali o dietetiche, ma di scelte di stili di vita. Si diffondono gli alimenti sani e meno elaborati possibili, come anche quelli a base vegetale. Emerge inoltre la politica del “no waste” che vuole combattere gli sprechi, ma anche diminuire l’obesità, migliorare le mense scolastiche e ridurre il consumo di zucchero nei cibi. Oggigiorno, l’importanza dell’alimentazione e del cibo cresce di pari passo con l’attenzione verso il proprio corpo e la propria salute. Gli alimenti assumono infatti il nuovo ruolo di sostanze risanatrici e di controllo delle condizioni di vita. La forte attenzione verso la qualità del cibo ha portato però anche alla conseguenza dell’aumento dei prezzi con altrettanta riduzione della capacità di acquisto di molti. Tutto questo ha portato nuovamente alla luce alcune modalità che si credevano scomparse, come il ritorno alla coltivazione di prodotti nel proprio orto o all’acquisto diretto dai produttori. Le tendenze che ruotano intorno al food si legano oggi alla sostenibilità, alla salute, al benessere ed alla praticità. Negli ultimi anni si lavora sempre più per ampliare proprio il concetto di sostenibilità, che deve riuscire a toccare ogni parte del ciclo di vita del prodotto: dalla raccolta sul campo, all’arrivo nel punto vendita, per poi passare alla tavola ed alla spazzatura, fino alla sua rinascita sotto altra forma.
“Se il potere è sempre più nelle mani delle multinazionali, il nostro voto lo esprimiamo decidendo cosa comprare al supermercato”.
Tristram Stuart, attivista inglese ed esperto internazionale nell’ambito dello spreco alimentare, ha trascorso mesi per le strade di tutto il mondo a raccogliere cibo dai cassonetti, arrivando a sostenere infine che nella catena di distribuzione alimentare mondiale avviene uno spreco impressionante di cibo non solo nei supermercati, ma anche nelle aziende, nelle case delle persone e perfino nelle fattorie a questo punto è meglio compiere l’azione banale di sedersi e consumare il cibo che si intende gettare, al posto di buttarlo via. . Questo perché la maggior parte degli alimenti che oggi vengono sprecati è ancora buono, non marcito o ingiallito e, per esigenze di mercato o altro, viene semplicemente buttato. La produzione di cibo è infatti l’attività che ha il maggior impatto sull’ambiente poiché influisce sul cambiamento climatico e sulla perdita di biodiversità e oggi l’atto più influente da compiere è quello di ridurre il nostro impatto anche con l’arresto dello spreco di cibo. Oltre al tema dello spreco, i trend più importanti, analizzati nel mondo del food, si ricollegano alla qualità del prodotto, alla trasparenza nella comunicazione e alla sostenibilità, ambientale e sociale. Le nuove generazioni richiedono infatti prodotti sempre più di qualità e con ingredienti salutari, desiderano un’informazione immediata e sincera, soprattutto nell’etichetta e nel packaging, e credono fortemente nella sostenibilità, un fattore che oltre a generare del bene per il pianeta, crea legami con l’azienda e infonde fiducia. Il cibo oggi, per essere considerato realmente cibo, deve rispondere a particolari caratteristiche: essere buono, pulito e giusto. Un cibo “buono” è un cibo che piace, ossia che viene definito tale perché influenzato da fattori personali, culturali, storici e socio-economici. Il piacere è infatti un diritto dell’uomo insito nella fisiologia umana e collegarlo solamente all’abbondanza è una credenza sbagliata e, soprattutto, può diventare un vero errore strategico.
Un altro punto fondamentale per la sostenibilità è la protezione dei saperi tradizionali, i quali stanno emergendo nuovamente come priorità globali in quanto si riconosce il loro valore come patrimonio tangibile e intangibile dell’umanità una visione intrinseca del cibo come elemento chiave nella storia della cultura italiana del made in Italy.
Sta per andare in onda un nuovo sistema dedicato al mondo del calcio unito al cibo. Si chiamerà ‘Foodball’ e racconterà le storie sportive attraverso l’universo della cucina made in Italy.
Si tratta di un prodotto sinergico, una ricetta in cui ingredienti principali sono cultura, business, qualità e benessere. L’iniziativa in quanto ha permesso ai ragazzi di mettere in gioco le proprie competenze al di là dei libri, di prendere coscienza delle realtà del territorio e di crescere nel proprio senso di cittadinanza attiva e appartenenza si attiverà per esempio il gioco del calcio attraverso il cibo e del cibo attraverso il calcio. Si tratta di raccontare i luoghi partendo dalle origini, attraversando alcuni dei punti più caratteristici e assaporando quello che ha da offrire l’immenso patrimonio dei prodotti tipici italiani. I campioni del calcio ricordano gli esordi e le emozioni legate alla propria carriera, ma anche i gusti e i sapori che li hanno accompagnati e le specialità scoperte nei posti dove hanno giocato.
Il progetto cultura del gioco percorrendo la via del cibo ha l’obiettivo di promuovere l’educazione di una corretta e sana alimentazione e di valorizzare la, nonché la professionalità degli operatori del settore, che offrono ai consumatori il meglio del gusto e dei sapori si configura come un importante tassello alla cultura della salute qualità e genuinità dei prodotti del nostro territorio. È infatti fondamentale acquisire corrette abitudini alimentari fin dalla prima infanzia, in quanto un positivo e consapevole approccio con il cibo getta la basi per un futuro stile di vita sano ed armonioso. Una sana alimentazione rappresenta il primo intervento di prevenzione a tutela della salute e dell’armonia fisica. Alimentarsi non è soltanto l’espressione del bisogno di nutrirsi, ma anche il risultato di determinanti psicologiche, sociali, culturali, che insieme concorrono a formare l’atteggiamento alimentare. Per questo un’alimentazione corretta non deve solo rispettare le necessità qualitative e quantitative dell’organismo, ma deve armonizzarsi con la sfera psicologica e di relazione della persona, processo informativo ed educativo per mezzo del quale si persegue il generale miglioramento dello stato di nutrizione degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari, l’eliminazione dei comportamenti alimentari non soddisfacenti verso l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche degli alimenti e un efficiente utilizzo delle risorse alimentari. Questo realizzando un sistema è rivolto in particolar modo ai bambini e di conseguenza ai genitori a stimare anche con giochi didattici incentivando una didattica innovativa che offre anche ai docenti una formazione on line sulle tematiche del cibo e della sostenibilità alimentare nonché strumenti didattici digitali corredato da attività laboratoriali per un apprendimento dinamico e concreto attraverso l’aspetto ludico favorendo i prodotti dell’agroalimentare del made in Italy per promuovere un corretto regime alimentare ispirato alla dieta dello sportivo, in cui gli ortaggi di qualità – come patate, carote e cipolle fonte di selenio e 100% italiane svolgono un ruolo fondamentale proprio per avvicinare anche gli adulti a un “ mangiar sano” prodotto dalle nostre terre aiutando oltre la salute personale la filiera agroalimentare quindi prodotti alimentari e cucina della tradizione italiana che sono però anche un vero e proprio patrimonio culturale e hanno origine da passione, professionalità, ingegno e fantasia di agricoltori, artigiani e cuochi.
Questo incentiverà ad aprire al turista questo mondo facendogli cogliere le tante sfumature che rendono unici e talvolta irripetibili i cibi dei diversi territori, può voler dire fargli vivere un’esperienza indimenticabile, una specie di “viaggio del gioco in contemporanea nel viaggio del cibo”.
Dunque, Il food ball consiste in una maggiore interazione fra il mondo produttivo e i cittadini consumatori per accrescere la consapevolezza dell’impatto che i diversi sistemi di produzione agricola possono avere sull’ambiente, prendendo in considerazione non solo le pratiche agronomiche, ma soprattutto il ruolo svolto dall’utilizzo di risorse naturali da parte dell’intera filiera agroalimentare dalla produzione al consumo. Il cambiamento di paradigma di cui si sente parlare, quindi, per raggiungere una maggiore sostenibilità significa ripensare e ridisegnare i sistemi agroalimentari, orientandoli verso il diritto al cibo, la valorizzazione della territorialità e la protezione degli agroecosistemi dal degrado. La consapevolezza alimentare dei consumatori è il primo passo verso un cambio di paradigma che porta le persone a percepire se stessi non più come semplici consumatori volti a soddisfare dei bisogni personali, ma come dei cittadini che consumano cibo, associando all’acquisto di cibo una dimensione etica e sociale a garanzia di tutti gli attori della filiera. Inoltre il settore agricolo e agroalimentare offre ottime opportunità sia a chi cerca una occupazione stagionale sia a chi vuol crescere in un ambito che sta vivendo una rinnovata fase di sviluppo.
La collaborazione fra imprese dell’agroalimentare e del turismo per l’offerta di un prodotto turistico esperienziale tra gioco e cibo potrebbe quindi rappresentare una grande opportunità di crescita per ambedue i settori, l’educazione alla Salute, come l’opportunità di apprendimento per conoscere meglio la salute e per sviluppare capacità che contribuiscono a preservarla. Il food ball rende vivo il settore agroalimentare italiano che rappresenta parte della nostra identità e della nostra cultura e per questo è fondamentale che esso vada tutelato, valorizzato e condiviso e dunque lo scopo di abituare i futuri consumatori a comportamenti di consumo consapevoli e più sostenibili e tende a rafforzare un impatto sociale positivo.
Maria Ragionieri





