“Combattere per la pace è come fare l’amore per la verginità”
John Lennon
Da archeologa nata negli anni Novanta mi fa davvero strano parlare di guerra, argomento molto importante per la comprensione del passato, in un momento in cui la guerra la tocchiamo quasi con mano…
No! Non credo a ciò che sto dicendo, la guerra con mano la potevamo toccare in tutto il Medio Oriente fino alla recente invasione talebana!
Libia, Siria, Egitto, penisola Arabica sono più vicino a noi di quanto ci si sia mai preoccupati, o interessati. E allora perché il conflitto ucraino lo sentiamo così vicino?
La risposta è più semplice e banale di ciò che si può credere, e no, non si tratta dell’essere o meno membri dell’unione europea o del fatto che siano occidentali come noi o ancora per la vicinanza geografica. A noi fa paura la Russia! Paese occidentalizzato sia nei costumi culturali che nelle evoluzioni tecnologiche militari.
Saddam Hussein, leader dell’Iraq, non aveva i mezzi militari che ha Putin per minacciare un attacco al continente europeo o americano.
Questo non toglie lo sconcerto, ma siamo davvero sicuri che la guerra, nel 2022 non sia possibile? Che sia il progresso ad eliminare un fenomeno nato con l’essere umano?
Sicuramente l’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale ha visto un periodo di pseudo pace militare, ma non dimentichiamo che, fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989 la guerra non ci ha mai del tutto abbandonati.
L’uomo fa sempre così, per il potere, per i soldi, per la protezione…no, no, no, spesso non servono nemmeno questi fattori per scatenare un conflitto armato. La guerra è un processo che inizia molto prima dello scoppio delle bombe e della morte dei civili. Un processo che, se preso in tempo, può essere fermato.
Lasciamo il terribile conflitto ucraino e arriviamo più vicini a noi, analizziamoci un attimo. Noi facciamo la guerra? O si tutti i giorni! Con il vicino di casa, la fidanzata, il collega, il capo, il conoscente… giustamente qualcuno potrà dire che non è la stessa cosa, “Al massimo mi arrabbio e urlo mica gli metto una bomba sotto casa!” Assolutamente, ma perché non lo si fa? Perché la nostra cultura insegna la non violenza. Ma anche su questo ci sarebbe da discutere perché non è propriamente vero. Esiste ancora una categoria sociale specifica nel nostro “civilizzato” mondo che è lecito (per fortuna sempre meno) percuotere anche pubblicamente senza subire alcuna ripercussione. Chi sono? I Bambini! Molti genitori credono ancora che un “schiaffo educativo” vada bene,” Si è fatto sempre così”, poi se ti offri di darlo a loro perché a 50 anni non conoscono le buone maniere hanno in mano la possibilità di denunciarti. Strano no? Ci avevate mai pensato?
Bene tutto questo serve per dire che la guerra fa parte di noi, e aumenta all’aumentare della popolazione e del bisogno di definire spazi, confini e ruoli sociali. La guerra è stata fonte di grandi innovazioni tecnologiche, e questo, anche se non vuole assolutamente rendere lecito nessun tipo di conflitto, è un dato di fatto e serve per far capire da dove arrivano i potenti mezzi tecnologici che usate tutti i giorni. Dalle asce dell’eneolitico ai telefonini, dalla radio ai castelli, dall’energia nucleare alle carte IGM, dai radar allo sbarco sulla luna, questo e molto altro è nato per vincere una guerra, un conflitto, armato o no che sia.
La guerra fa parte dell’essere umano, un’altra prova la vediamo negli schieramenti odierni. Davvero credete che essere a favore o contro Putin sia qualcosa di vero? Sotto un capo di stato come lui c’è una fittissima rete di sostenitori economici e militari di cui lui è solo la punta dell’iceberg.
Sapete cosa sarebbe utile per evitare le guerre? Studiare! E non solo la storia, ma anche la poesia, la letteratura, la filosofia, leggere romanzi e insegnare a scuola l’empatia! Perché la comprensione dell’altro e della complessità dei fenomeni è l’unico modo per evitare catastrofi come la guerra. È l’unico modo per disinnescare in tempo ogni tipo di conflitto dal più piccolo al più grande. Essere consapevoli di sé stessi e degli altri, della propria storia, del proprio passato e di ciò che si è. Questo serve!
Abbiamo fatto credere a generazioni di giovani che solo le materie scientifiche fosse utili per trovare lavoro, che il pensiero dell’uomo non fosse remunerativo, che l’unico interesse doveva essere il benessere monetario. Cosa abbiamo ottenuto? Generazioni di persone che si sono svegliate chiedendosi perché un folle stesse bombardando i civili. Quando avremmo potuto avere intellettuali pronti e preparati nella gestione di dinamiche, umani e sociali che, agendo nel silenzio della quotidianità, avrebbero sventato l’impossibile prima che diventasse possibile.
Ma l’uomo ha sempre bisogno di veder morire molti suoi simili, vicini e lontani, prima di imparare. E se non ricorda costantemente dimentica e rimette in moto la macchia della distruzione dell’alto.
Andrea Di Giovanni





