Una delle strategie di marketing più potenti del Novecento è regalare una cosa per far sorgere la domanda di un’altra.

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La GDO nasce nel pieno della Grande Depressione, quando un ex commesso di nome Michel Cullen, affitta un garage nel Queens a New York e nasce il King Kullen Grocery Company un luogo innovativo con i prodotti prezzati e sistemati su scaffali divisi per reparto. In poco tempo sarà dotato di aria condizionata e di impiegati con le divise, di contenitori refrigeranti e di un packaging di riconoscimento.  È il primo supermercato al mondo. Tutte le tendenze e le abitudini che si sono sviluppate in Italia nella seconda metà del Novecento provengono dagli Stati Uniti, e il supermercato non fa eccezione. Il boom economico, in Italia non esisteva il concetto di spesa e di consumo così come lo conosciamo oggi, ovviamente per chi viveva nelle poche città industriali c’erano i mercati e il droghiere di zona, considerato alla stregua di un ricettatore in grado di fornire qualunque tipo di prodotto nel giro di qualche giorno, e questo gli permetteva di instaurare con il cliente un rapporto di confidenza e fedeltà.  E non è un caso che proprio a Roma, nel quartiere Eur, fu allestita nel 1956 un’enorme fiera internazionale voluta dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, dedicata alla distribuzione alimentare. È qui che un gruppo di imprenditori acquisterà le attrezzature per allestire i primi “negozi americani”, come venivano definiti all’epoca. Primo supermercato in Italia nasce a Milano nel 1957.

L’andamento della spesa delle famiglie per l’alimentare ha subito nel corso degli ultimi dieci anni un cambiamento di tendenza. Innanzitutto, è avvenuta un’importante contrazione della quota di spesa delle famiglie italiane destinata all’alimentazione. Infatti, dal confronto tra i dati di consumo delle famiglie italiane dall’inizio degli anni novanta con quelli dell’inizio del 2000, emerge che la quota di spesa delle famiglie destinata agli alimenti è notevolmente diminuita. Il settore commerciale mondiale è sempre più nelle mani di poche aziende multinazionali, capaci di muovere una grande quantità di merci e capitali, quindi la grande distribuzione organizzata si tratta di aziende ramificate in tutto il mondo che possono dominare il mercato grazie alle loro dimensioni eccezionali: possono stipulare contratti vantaggiosi con i fornitori e possono offrire prodotti economici ai consumatori. Sono catene o consorzi che occupano quasi tutta la filiera commerciale di un settore, dalla produzione, allo stoccaggio, alla distribuzione globale e alla vendita al dettaglio. Queste imprese operano nei più disparati settori e sono capaci di dettare regole e prezzi del mercato stesso. In pratica, dei colossi.

A questo fenomeno corrisponde anche un parziale aumento della spesa in servizi di ristorazione. Nel 1992 la spesa delle famiglie destinata ai consumi alimentari sul totale della spesa complessiva delle stesse è stata del 18,3 per cento, mentre quella destinata alla ristorazione è stata circa del 6,5 per cento. Nel 2005 tali quote ammontavano rispettivamente al 14 e al 7,4 per cento. Se si osservano  i dati inerenti agli acquisti in valore dei diversi comparti di consumo, si evidenzia che nelle aree Settentrionali del Paese la spesa di alimenti quali pane, cereali e bevande è maggiore rispetto alla spesa media del Paese al Centro i gruppi di categorie alimentari più acquistati sono la carne, il pesce, l’orto-frutta e gli oli e grassi, nell’area meridionale l’acquisto di prodotti appartenenti alla categoria di drogheria zucchero e caffè .E’ fondamentale individuare i fattori socio-economici che sono alla base dei cambiamenti del consumo alimentare in Italia e che ne condizioneranno le evoluzioni nel medio e nel lungo termine. Questo con il fine di evidenziare il legame tra le principali evoluzioni generali e territoriali , del consumo agroalimentare in Italia con quelli che sono e che saranno i bisogni in termini di produzione di ricerca e di innovazione. Osservare i cambiamenti socio-economici e i fattori principali che incidono maggiormente sulla società di un Paese negli anni, aiuta a comprendere e individuare meglio quali siano le nuove priorità di consumo delle famiglie.  La struttura e le caratteristiche della società Italiana. I principali cambiamenti socio-demografici osservabili nel nostro Paese in grado di determinare importanti modifiche nelle abitudini alimentari sono: l’invecchiamento della società; l’affermarsi di famiglie mononucleari e la nuova multi etnicità. 

In termini di consumi agro-alimentari, il forte invecchiamento della popolazione italiana determinerà un condizionamento delle diete legate alle esigenze di salute proprie della popolazione più anziana e l’attitudine verso cibi più sicuri e più salubri. Questo implica la centralità delle scoperte scientifiche fatte (o potenziali) in tale direzione, come ad esempio quelle per produrre prodotti su misura, prodotti leggeri e prodotti con funzioni terapeutiche. Il cambiamento nelle abitudini alimentari in quanto il diffondersi di un nuovo modello familiare ha favorito il maggior consumo di alimenti fuori casa e il consumo di cibi precotti e in monodose. Un altro elemento demografico molto importante emerso negli ultimi anni è l’aumento dell’immigrazione. L’Italia, infatti, negli ultimi dieci anni ha subito gradualmente un’inversione di tendenza, trasformandosi da Paese con alti flussi di emigrazione a Paese d’immigrazione.  Questa tendenza è destinata a crescere dal momento che la presenza degli stranieri nel nostro Paese continuerà a incrementarsi nel corso dei prossimi cinquant’anni. È stato rilevato, inoltre, un cambiamento strutturale della popolazione immigrata, in quanto sono aumentate le richieste di permessi di soggiorno per congiungimento familiare. Ne consegue una maggiore presenza di giovani donne immigrate, le quali hanno anche contribuito al recupero dell’indice di fecondità dell’Italia e al diffondere un’alimentazione diversificata. Questo fenomeno sta incidendo notevolmente sulle abitudini alimentari del Paese, in particolare provocando una diversificazione della dieta alimentare e l’introduzione di nuovi cibi e prodotti alimentari. La composizione di una popolazione multi-etnica nel nostro Paese ha contribuito, assieme al più generale fenomeno della globalizzazione dei consumi, al diffondersi di una maggiore conoscenza di prodotti alimentari caratteristici dei Paesi di origine. Ne consegue il diffondersi di un comportamento alimentare alternativo a quello tipico del nostro Paese, che stimola una domanda sempre più differenziata e orientata verso cucine extra-nazionali. Questo ha determinato a un aumento, soprattutto tra le nuove generazioni, del consumo di alimenti non propriamente mediterranei quali il sushi, il Kebab, ed altre specialità etniche. Un altro fenomeno rilevante è quello dell’affermarsi di un consumatore più consapevole e più attento alla qualità degli alimenti. Tale fattore è da una parte strettamente legato all’investimento sul capitale umano e sul livello di istruzione, dall’altra al verificarsi, nel nostro Paese e negli ultimi vent’anni, legati alla contraffazione del prodotto, che hanno avuto come conseguenza una maggiore attenzione del consumatore ai rischi alimentari, lo hanno reso più attento alle diverse forme di informazione e di etichettatura degli alimenti. L’affermazione di un nuovo stile di vita, generato da tempi molto frenetici, dall’inserimento della donna nel mondo del lavoro, dal poco tempo libero disponibile e dal diffondersi di brevi break, ha inciso fortemente sulla tipica abitudine italiana di pranzare a casa. Nell’ultimo decennio infatti è cresciuta la spesa per i servizi di ristorazione e per pasti e consumazioni fuori casa. La mancanza di tempo porta il diffondersi di pasti veloci e vicini al posto di lavoro.

Maria Ragionieri