In questa rubrica abbiamo spesso parlato delle tendenze bio collegate al food. Sono una scelta verde, ecologica e di qualità che è decollata in parallelo al diffondersi di comportamenti enogastronomici ispirati allo slow food. Oggi tocca al vino: “uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” Come lo ha definito lo scrittore e giornalista americano Ernest Hemingway, che lo ha apprezzato e gustato per anni in tutto il mondo. Anche se c’è da dire che nel nostro Paese di vino di ottima qualità ne abbiamo moltissimo. senza ricercare un vino così diverso. Coltiviamo il mito del vino, perché come pochi altri popoli, tutti latini per la maggior parte, non possiamo farne a meno per accompagnare del buon cibo e per i nostri momenti incontro più importanti.
Oggi però non possiamo sottovalutare il fenomeno della consumazione del vino biologico, che è tale se proviene da uve coltivate senza l’utilizzo di agenti chimici e grazie all’utilizzo di prodotti enologici certificati biologici e un quantitativo limitato di solfiti, stabilito per altro per legge. Nel dettaglio 100 mg/l per i vini rossi, mentre si sale a 150 per i vini bianchi e rosati; in pratica 50 mg in meno per ogni categoria, rispetto ai livelli attuali dei vini tradizionali. Nella produzione di vino bio quindi non è consentito l’utilizzo di agenti di sintesi nei vigneti: antiparassitari, concimi chimici o organismi geneticamente modificati (OGM). Il consumo di vino biologico ormai non è solo una tendenza o una moda, come un po’ si è diffuso in principio, ma è una scelta etica da un lato che sposa il diffondersi di comportamenti rispettosi del Pianeta, e salutare, dall’altra. Alzi la mano chi ha volte non scegliendo un vino di qualità non abbia accusato un cerchio alla testa o un leggero dolore allo stomaco. Situazioni non piacevoli, specie se si aggiunge che comunque il vino ha un apporto calorico non indifferente.
Negli ultimi anni si è fatto spazio anche il vino biodinamico. In questo caso parliamo di vino ottenuto da uve rispettose dei principi dell’agricoltura biodinamica. Si tratta di una metodologia formulata negli Anni ’20 del Novecento da Rudolf Steiner e prevede un tipo di coltivazione che tende a preservare la naturalezza del terreno e dei suoi prodotti: quasi rispettoso della famosa frase di Luigi Veronelli che definisce il vino come “il canto della terra verso il cielo”. L’ultima tendenza a cui assistiamo è infine il vino vegano realizzato senza l’utilizzo di prodotti o derivati di origine animale. In questa procedura l’assenza di prodotti di origine animale deve accompagnare tutte le fasi della produzione.
In fondo qualunque sia il vino che preferiamo bere, l’importante è la sua componente conviviale, quella che ci consente di goderne in compagnia, sia negli incontri amorosi che quelli amicali, che resti “poesia imbottigliata”. (cit. Robert Louis Stevenson). Perché in alcune situazioni non se ne può proprio fare a meno. In fondo, la superiorità del vino è innegabile perché “è benedetto e se ne parla nella Sacra Scrittura” – sancisce Martin Lutero – mentre “la birra invece fa parte della tradizione umana”. E non possiamo contraddirlo!
Angela Oliva





