La telemedicina comporta l’uso delle telecomunicazioni nonché delle tecnologie elettroniche e informatiche a supporto della medicina quando la distanza separa il paziente dal personale medico.
Un deciso e decisivo impulso alla nascita della telemedicina derivò dalla necessità, in relazione ai primi voli spaziali, di trasmettere a distanza i parametri vitali, e questo stimolò, attraverso i relativi ampi finanziamenti messi a disposizione dalla NASA, la messa a punto di tecniche per la rilevazione e trasmissione dei parametri vitali che avevano naturalmente i limiti delle tecnologie dell’epoca poi superati grazie ai progressi nei diversi segmenti del processo di sviluppo della telemedicina. Opportunamente, quindi, la telemedicina è definita come “l’uso remoto della competenza medica nel luogo dove insorge la necessità”. Tale definizione non è unanimemente condivisa, in quanto ci sono visioni più restrittive che tendono a vedere la telemedicina solo come un processo e non come una tecnologia, che si scontrano con concezioni più “indulgenti” che tendono ad etichettare come “telemedicina” qualsiasi applicazione della telematica alla telemedicina. Al riguardo, è opportuno sottolineare che la telemedicina, proprio per il suo carattere interdisciplinare, deve il suo sviluppo soprattutto al contributo scientifico dell’ingegneria biomedica, ovvero di quella branca dell’ingegneria che utilizza metodi e tecnologie ingegneristiche per la soluzione di problemi biomedici. Ancora più esaustiva appare la definizione approvata a livello comunitario, per la quale la telemedicina è “l’integrazione, monitoraggio e gestione dei pazienti, nonché l’educazione dei pazienti e del personale, usando sistemi che consentano un pronto accesso alla consulenza di esperti ed alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il paziente o le informazioni risiedano. E’ innegabile che l’adozione della telemedicina può portare a un abbassamento dei costi diretti e indiretti della salute (basti pensare alla riduzione del lavoro amministrativo superfluo, a una maggiore razionalizzazione nell’utilizzo del personale, nonché a una maggiore efficacia nelle azioni di prevenzione a largo raggio. Per le aziende e le organizzazioni sanitarie, la telemedicina può comportare il miglioramento generale dei servizi, e una maggiore facilitazione nella cooperazione tra centri di cura specializzati e centri di salute primaria, specie nei casi di emergenza e nei casi acuti, nonché la possibilità di adattamento dell’assistenza sanitaria alle impennate improvvise del numero dei pazienti. Per i medici ed il personale sanitario in genere, l’utilizzo della telemedicina comporta indubbiamente un incentivo all’incremento delle professionalità tramite sistemi come il teleconsulto e la videoconferenza, che rendono più facile ed economico l’aggiornamento professionale, attraverso lo scambio di testi, ricerche dati in genere, nonché un accrescimento della qualità delle decisioni del medico, mettendo a sua disposizione, in modo semplice e veloce, le informazioni relative al paziente.
Notevole sarà anche il miglioramento che potrà registrare la qualità della vita dei pazienti, i quali potranno essere curati a domicilio. Indubbia sarà anche la riduzione delle liste d’attesa per le cure specialistiche. Infine, il paziente potrà beneficiare anche di un servizio migliore e di maggiori informazioni sullo stato della propria salute.
Ma lo stesso concetto di consultazione a distanza non è frutto di elaborazioni recenti. Si può così retrodatare al 1903 la prima rudimentale applicazione pratica della telemedicina, anno in cui l’olandese Wilhelm Einthoven, inventò l’elettrocardiografo: il telefono era stato da poco inventato e il fisiologo olandese lo utilizzò per trasmettere i suoni del cuore e dei polmoni di un paziente da un luogo a un altro. Nobile e alto l’intento, ma scarsi i risultati raggiunti, a causa dell’inadeguatezza dei sistemi di comunicazione del tempo, in quegli anni, infatti, si ebbero le prime positive trasmissioni di tracciati elettrocardiografici e elettroencefalografici tra centri specializzati degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada e dei Paesi Scandinavi. Negli anni’60 si registrò una poderosa impennata della pratica della Telemedicina, grazie anche all’utilizzo dei sistemi di comunicazione per lo studio della salute degli astronauti nello spazio.
Negli anni’70 si ebbe un ulteriore progresso, in termini di tentativi condotti con esito positivo, della consultazione a distanza specie nel campo della radiologia.
Anche in Italia oramai la telemedicina è diventata una realtà concreta, che ha registrato anche dei picchi di eccellenza. Sul campo, tuttavia, rimangono molti problemi ancora irrisolti: primo fra tutti, quello di un’adeguata protezione dei dati sensibili. Infine, importanti sono anche gli obiettivi di espansione dei progetti italiani di telemedicina nel Mediterraneo. Per il futuro, non è possibile sapere quale sarà la piega che prenderanno gli studi e le applicazioni pratiche della Telemedicina; tuttavia, è possibile ipotizzare non solo un uso più intenso della stessa nelle applicazioni quotidiane ma anche che venga utilizzata per le aree più isolate della Terra o nelle stazioni spaziali. Tuttavia, nel tempo, si è assistito ad un ampliamento delle possibilità applicative del teleconsulto che oggi finisce per rendere possibile il collegamento a distanza con un centro specializzato per ottenerne una qualificata consulenza previa trasmissione telematica di immagini diagnostiche e di dati biomedici.
Il problema della responsabilità del medico in telemedicina rappresenta una questione di iure condendo, più che di iure condito, attesa la scarsa o nulla produzione legislativa in materia, nonché la correlata mancanza di fonti giurisprudenziali. Per quanto concerne la responsabilità civile, è opportuno prendere le mosse dall’art.2043 c.c., norma cardine della responsabilità extracontrattuale o aquiliana, per la quale qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.
La telemedicina mette sul campo numerose altre problematiche giuridiche che al momento possono essere affrontate solo a livello dottrinario, non essendo disponibile alcuna regolamentazione normativa né alcuna pronuncia giurisprudenziale. La problematica principale connessa alla Telemedicina in Italia riguarda la gestione dei dati personali particolari. Si tratta a tutti gli effetti di dati sanitari che vengono trasmessi e condivisi attraverso piattaforme di videoconferenza, spesso utilizzate da più professionisti. L’aspetto sul quale è necessario porre massima cura e attenzione concerne la raccolta, l’archiviazione e la gestione dei dati personali dei pazienti durante le consulenze, i consulti e le sedute live.
Oltre le problematiche di ordine giuridico, rimangono sul campo quelle di ordine deontologico. la mancanza dell’incontro fisico può interferire con la relazione terapeutica sia perché la distanza fisica impedisce al paziente di avere fiducia nel medico, sia perché l’impossibilità del medico di toccare il paziente può avere ripercussioni negative sul tradizionale iter logico visita-diagnosi prescrizione che spesso rischia di non essere rispettato o, anche nei casi in cui venga formalmente rispettato, risulta comunque gravemente compromesso anche lì dove si tratti di prestazioni che non richiedano necessariamente la presenza fisica del medico. Il tutto, mentre un nuovo e più ampio filone della medicina moderna propone il ritorno al tradizionale esame fisico, a dispetto dei progressi tecnologici.
Prima dell’avvento della Pandemia il termine Telemedicina non era certo di uso comune. Abbiamo iniziato ad utilizzarlo quando i medici, impossibilitati a muoversi dalle proprie abitazioni a causa del Covid-19, proponevano consulenze a distanza via Internet attraverso le piattaforme dedicate alle videoconferenze, un uso della telemedicina che però è avvenuto in un contesto di conoscenze tecnico-scientifiche e di consapevolezza organizzativa, a livello istituzionale e sanitario, non adeguato.
Il panorama sanitario ha quindi elementi evolutivi che stanno aprendo grandi prospettive e opportunità a cui si sommano, in questo momento, una grande incertezza sull’organizzazione delle attività sanitarie quotidiane ulteriormente aggravata dalla carenza del personale. Serve quindi molta competenza, che dobbiamo creare investendo nella formazione dei professionisti, e mettere a punto best practices e linee guida medico sanitarie che chiariscano sul dove e come intervenire.
Il termine stesso di “telemedicina” può suonare ed essere poco appropriato, come anche quello di medicina digitale. La medicina si evolve nel tempo, ma non per questo si ricorda la medicina degli amanuensi, o quella della macchina da scrivere o quella, per chi li ha usati, dei “word processors”. E la stessa medicina digitale, terminologia oggi sulla cresta dell’onda, non è altro che la medicina che, nella sua fase attuale di evoluzione, usa largamente le tecnologie digitali. Ma sarebbe un errore considerare la telemedicina e la medicina digitale come entità. Si tratta della medicina che, per usare pienamente le risorse tecnologiche oggi disponibili, potrà, e a nostro avviso dovrà, in funzione delle necessità, andare incontro a un processo di rimodellazione che non si limiti a sfruttare il supporto del digitale, ma lo utilizzi per rivedere e riprogettare i propri percorsi e le proprie logiche.
La Telemedicina in Italia, rispetto ad altri Paesi europei è ancora uno strumento poco diffuso. Consapevoli del fatto che questo mezzo non potrà mai sostituire una visita medica in cui la diagnosi dipende da un contatto diretto tra medico e paziente così come una call con un cliente non ha lo stesso valore di una stretta di mano.
Maria Ragionieri





