Salute e solidarietà, nasce il progetto solidale “UcrainaCare”

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C’è la solidarietà, ma non c’è l’integrazione, serve formazione e inserimento lavorativo.

Da cittadina ucraina mi permetto di insistere.

La pace non è qualcosa di semplice, ma il tema vero è che manca la volontà politica. In questi lunghissimi 169 giorni di guerra tra la Russia e l’Ucraina abbiamo visto la tragedia, io personalmente ho avuto la sfortuna di viverla.

Circa 145 mila di ucraini sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni e raggiungere il nostro territorio. Ma ciò che mi turba realmente è che dopo mesi dalla guerra non abbiamo capito ancora il vero motivo del conflitto.

Tra le cose che non vengono dette, o dette molto poco, donne e bambini ucraini disperatamente cercano un aiuto in Italia.

Aiuto che riguarda anche l’assistenza sanitaria. Qui però nasce un problema molto importante legato alla comunicazione. Esiste una barriera linguistica significativa tra un medico italiano e paziente ucraino. Queste difficoltà hanno portato ad una riflessione su come poter intervenire fattivamente per superare le difficoltà che si stanno incontrando. 

Da questi bisogni è nato l’incontro con realtà all’avanguardia quali “Housing Care” ed Italia Salute. “Housing Care” è un innovativo progetto di residenzialità, salute e benessere sorto a Teramo. Italia Salute è un’importante azienda sanitaria che ha messo a disposizione il know how e supporto tecnico nell’ambito della telemedicina di cui è stata tra le prime sperimentatrici nel primo lockdown in piena pandemia di coronavirus. Queste importanti realtà hanno accolto la richiesta dell’Associazione” La Voce dell’Abruzzo” affinché si intraprendessero azioni utili ad aiutare la popolazione ucraina in fuga dalla guerra. 

Questo incontro ha consentito di dare vita al Progetto “Ucraina Care” con specifiche attività volte a dare supporto alla popolazione ucraina rifugiata in Italia e consentire di creare le condizioni per superare le difficoltà di comunicazione e sostenere un’integrazione sanitaria anche grazie ai tanti medici ucraini presenti oggi nel nostro territorio nazionale. 

Come fare?

Il nuovo Decreto – Legge 21 marzo 34 (Deroga alla disciplina del riconoscimento delle qualifiche professionali sanitari per medici ucraini) autorizza i profughi ucraini ad esercitare la propria professione di medico su tutto il territorio europeo. Questo permette di poter avere un passaporto europeo che consente di riconoscere le qualifiche dei rifugiati e potrebbe quindi facilitare la loro integrazione nelle società europee anche attraverso l’istruzione e l’occupazione.

Proprio per questo motivo è nato il Progetto “Ucraina Care” che si trova attualmente nella fase iniziale molto impegnativa stante l’importanza e la complessità del progetto stesso e degli attori coinvolti.

In qualità di capo Progetto mi preoccupo tra l’altro di aggiornare i database dei medici ucraini e ho potuto constatare che la maggior parte di essi ha una notevole esperienza professionale che potrà essere di grande aiuto oggi alla popolazione ucraina rifugiata, ma in un’ottica di sinergia ed integrazione, anche ai cittadini italiani immaginando un’integrazione sanitaria innovativa.

Tra i tanti medici, La Città Magazine ha intervistato l’urologo ucraino Ruslan Zobolotny. Intervista che potrete leggere nelle pagine seguenti.  

 Dott.ssa Nadiya Fedirko

Presidente Ass.ne “La Voce dell’Abruzzo”