Le professioni del futuro: green e sostenibili

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Volete costruirvi una professione e pensare al futuro vostro e del pianeta? Allora dovete dare un’occhiata all’ultimo rapporto dell’agenzia ONU International Labour Organization. Troverete anche uno spaccato dei lavori “green”; l’ultimo risale allo scorso giugno, ma è una fonte che va tenuta d’occhio, perché le professioni legate alla transizione ecologica si stima nei prossimi vent’anni possano crescere in maniera esponenziale fino a generare 60 milioni di nuovi posti di lavoro. Ma non è tutto è chiaro che orienteranno anche i percorsi di studi, anche i più tradizionali verso il futuro. Come accadrà per la più ricercata delle lauree – quella in ingegneria – per esempio verso l’eco-ingegneria, il green building, a cui possono ambire anche architetti, designer con specializzazioni dedicate anche alla riqualificazione energetica. Aumenta la richiesta di ingegneri dedicati ai mezzi di trasporto, i veicoli e i sistemi ibridi. 

L’altra area che incrementerà in maniera consistente la richiesta di risorse umane è quella del monitoraggio ambientale: che non è solo quello noto delle acque e dell’ambiente marino, con gli sbocchi nei parchi naturali, nei laboratori privati, o nel pubblico (vedi l’Arpa – Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale). C’è poi tutta l’area della tutela del patrimonio forestale italiano nel Corpo Forestale dello Stato o dell’industria del legno con la certificazione dell’utilizzo efficiente delle masse legnose: le foreste gestite in maniera ecosostenibile. Con tutto il corredo delle professioni collegate alla biodiversità, biotecnologie, architettura del paesaggio, ecoturismo e valorizzazione prodotti a km 0

Poi c’è tutta l’area collegata al ciclo dei rifiuti, specie quelli ingombranti con il coinvolgimento dei consorzi nazionali collegati alle filiere come gli imballaggi a base di cellulosa o plastica. 

Ma il green ha trasformato anche le professioni più tradizionali. Come gli eco-chef che preparano solo prodotti di stagione e biologici e cucinano con fonti pulite, e senza conservanti artificiali. O eco-parrucchieri con tinte e impacchi di derivazione naturale, senza solfati, con attenzione ai consumi idrici ed energetici. Ma è soprattutto la moda ad avere compiuto una delle rivoluzioni green più consapevoli ottenendo fibre dai materiali di scarto

Ma esistono anche opportunità meramente commerciali o di investimento che rispettano l’ambiente e valorizzano le nostre ricchezze e il nostro know how su impianti fotovoltaici, energia eolica e biocombustibili di seconda generazione (quelli non da mais o canna da zucchero, ma da colture non alimentari). Le possibilità ci sono e possono offrire non solo un lavoro e un reddito ma un lavoro interessante che scommette su un futuro come lo definiva Vincent van Gogh in cui “bisogna lavorare ed osare se si vuol vivere veramente”.

Angela Oliva