Fame zero

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L’obiettivo n.2 per guardare al miglior futuro possibile

Il secondo su 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU è riassumibile con la formula: “fame zero”. Al vertice delle incombenze e delle priorità mondiali, quindi, si pone il tema di sradicare la fame e tutte le forme di malnutrizione ovunque nell’orizzonte dei prossimi 15 anni. Perché? Perché come diceva Max Frisch: “Colui che è affamato non ha scelta”. E questo limita la democrazia. È dunque necessaria un’azione che includa i temi della sicurezza alimentare, del miglioramento dell’alimentazione e correlata la promozione dell’agricoltura sostenibile

A livello mondiale la denutrizione colpisce quasi 800 milioni di persone, in particolare donne e bambini. Abbiamo assistito negli ultimi anni al rapido incremento della domanda di alimenti a livello mondiale, per cui si stima che la produzione dovrebbe essere più che raddoppiata entro il 2050. In particolare, l’allarme investe il settore agricolo. Ma non ci si può limitare solo al macro-obiettivo n.2, perché ad esso si connette il sotto-obiettivo dell’eliminazione della malnutrizione. Attività che sposta l’accento dalla quantità alla qualità dell’alimentazione. Dal punto di vista meramente economico viene posto il traguardo del raddoppio della produttività agricola e con esso del reddito dei piccoli agricoltori appunto entro l’orizzonte temporale del 2030. 

Il miglioramento delle condizioni generali del settore agricolo però non devono trascurare il rispetto dell’ambiente, e quindi una serie di istruzioni per trasformare la nostra agricoltura in senso sostenibile. Una produzione capace di rispettare gli ecosistemi, di rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici, così come all’agricoltura in condizioni meteorologiche estreme: siccità, inondazioni e altri disastri. 

L’obiettivo pone una vera e propria road map temporale. Entro il 2025 migliorare la condizione nutrizionale di bambini sotto i 5 anni, ragazze adolescenti, donne in gravidanza e anziani. Entro il 2020, preservare la diversità genetica di sementi, delle piante coltivate, degli animali da allevamento e domestici e delle specie selvatiche. 

Entro il 2030 garantire a tutte le persone, in particolare ai poveri e alle persone più vulnerabili, come donne e neonati, accesso sicuro e sempre a cibo nutriente e sufficiente. Porre attenzione alle condizioni dei popoli indigeni, delle famiglie di agricoltori, i pastori e i pescatori

Sconfiggere la fame implica, infine, un cambiamento di orizzonte culturale e produttivo: dalla diffusione delle banche di semi e piante diversificate, come di genti vegetali e animali create a livello nazionale, regionale e internazionale; promuovere l’equa ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche esistenti. Anche gli investimenti nel campo possono essere più efficaci se improntati alla cooperazione internazionale, anche nelle infrastrutture rurali. Sono necessari anche attività di ricerca, formazione, sviluppo tecnologico nei paesi in via di sviluppo o meno sviluppati. Poi è necessaria l’azione politica e istituzionale nel correggere e prevenire restrizioni commerciali e distorsioni nei mercati agricoli mondiali, conformemente a quanto indicato nel Doha Development Round. Come l’adozione di misure per garantire il corretto funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari e dei loro derivati, facilitando l’accesso rapido alle informazioni di mercato sui beni alimentari.

Angela Oliva

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