Mobilità Virtuosa

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Un intervistato su due è pronto ad acquistare ibrido o elettrico

L’Osservatorio Auto Findomestic ha intervistato gli automobilisti di 16 Paesi e ha rilevato che nei prossimi 5 anni il 57% del campione, quasi 1 intervistato su 2 dichiara che il suo prossimo veicolo sarà ibrido o elettrico.

Per quanto riguarda il primo tipo di alimentazione, gli spagnoli si discostano dal gruppo con un 42 % di intervistati che la prendono in considerazione. Cinesi e britannici sono i più numerosi a voler passare all’auto elettrica (27 % e 28 %). Olandesi e sudafricani restano i più numerosi a difendere la benzina (43 % e 44 %). I turchi sono gli unici o quasi a sostenere il diesel in modo significativo (28 %). Oggi l’86% del campione mondiale, il 91% degli italiani, è consapevole che il veicolo elettrico costi più dell’equivalente termico e il 42% (32% degli italiani) non è disposto a sostenere alcuno sforzo supplementare per acquistare un’auto elettrica. Se consideriamo la sola auto elettrica, rileviamo che la maggioranza degli intervistati la ritiene una soluzione ideale per lottare contro numerosi problemi legati all’ambiente. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda l’inquinamento acustico e dell’aria e il riscaldamento globale (82 %, 85 % e 79 %).

La crescita della rete di punti di ricarica elettrica è uno degli attuali talloni d’Achille per quanto riguarda lo sviluppo di questa tecnologia insieme con il costo dei veicoli e l’autonomia. Per 1 intervistato su 3, è compito degli stati e dell’industria automobilistica garantirne la crescita. Tuttavia non sono gli unici soggetti invitati ad occuparsene, dal momento che una percentuale quasi pari ritiene che le imprese del settore energetico debbano anch’esse contribuire allo sviluppo della rete. E questo probabilmente allo scopo di restituire almeno in parte al pianeta quanto gli hanno sottratto e assicurargli un futuro più sostenibile. 

Paesi molto “liberal”, come gli Stati Uniti e il Brasile, tendono ad esonerare più volentieri gli stati da questo compito, con l’eccezione della Gran Bretagna. Il consenso è più ampio per quanto riguarda l’intervento che ci si attende da parte delle imprese energetiche, soprattutto da brasiliani e sudafricani. 3 intervistati su 4 affermano che è questo il modo giusto per assicurare un futuro al settore. 

La “fata” elettricità, l’unica capace di risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica. Su questo problema, che porta con sé un importante aspetto di politica ambientale, ritroviamo quella polarizzazione già più volte ricordata in precedenza. C’è chi ci crede incondizionatamente, come i paesi emergenti e la Cina, e chi invece mostra di avere qualche riserva, come la Francia, la Germania e il Belgio. La fede nell’auto elettrica come salvatrice dell’industria automobilistica si misura anche in moneta sonante e in un impegno strategico di tutti i costruttori mondiali. Ormai non si contano più i modelli attesi per i mesi e gli anni a venire e, considerati gli investimenti annunciati, probabilmente questo è solo l’inizio.

Cristina Mignini