Il positivismo arrabbiato e propositivo dei Fridays for Future

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Il 20 agosto del 2018 l’allora giovanissima attivista svedese Greta Thunberg seppe partendo da sola con il suo cartello con scritto “skolstrejk for klimatet” (tradotto “sciopero della scuola per il clima”) lanciare un messaggio positivo fortissimo e ancora attuale. Eravamo alla vigilia delle elezioni politiche nel suo paese, lei aveva 15 anni e sosteneva che solo “iSvezia, viviamo come se avessimo le risorse di 4,2 pianeti. La nostra impronta di carbonio è una delle dieci peggiori al mondo. Questo significa che la Svezia ruba ogni anno alle generazioni future 3,2 anni di risorse naturali”. Il messaggio diviene in pochissimo dirompente: una giovanissima che davanti alla sua scuolamessaggio per una volta positivo nel messaggio – riesce a coinvolgere migliaia di persone, soprattutto quei giovanissimi che gli adulti descrivono come apatici e distanti. E che invece hanno dimostrato che se la cosa li tocca, si muovono eccome. 

È nato così come una catena web un movimento collettivo per salvare la terra: “La crisi climatica è la più grande crisi che l’umanità si sia trovata ad affrontare, e se non facciamo niente ora, siamo rovinati. Ho pensato” – è sempre Greta a parlare – “che da grande vorrò ripensare al passato e dire: ho fatto quel che potevo all’epoca e ho l’obbligo morale di fare tutto il possibile.” Una determinazione e una personalità evidentemente senza uguali, portatrice di un disegno oltre che di un messaggio universale – cosa che scarseggia assai, specie in politica. Per questo i Fridays for future (Fff), sono diventati un appuntamento mondiale: sono i “venerdì per il futuro” di una generazione che ha messo il clima al centro, capaci di portare a scioperare (da qui il naming anche di Youth strike for climate”) oltre 10 milioni di persone in più di cento paesi da allora. Di pensieri ne hanno eccome, soluzioni pure e gli slogan tutti che guardano netti al futuro pure: “Non esiste un Pianeta B”, “Ci avete rotto i polmoni”. L’obiettivo è convincere chi comanda, irrimediabilmente ancorato al passato, a virare verso misure immediate per salvare la Terra, sull’orlo del collasso ecologico. Specie post pandemia e nell’utilizzo dei fondi del PNRR, con la querelle su nucleare e carbone. Manifestazioni pacifiche non prive di forme di disobbedienza civile come quelle degli Extinction rebellion, i “ribelli del clima” dalle sfumature più radicali: ribelli per una causa precisa. Dando uno sguardo al nostro Paese, attualmente sono ben 140 i gruppi di coordinamento a livello locale collegati alle scuole partecipanti e una community sui social che sfiora i 200 mila followers. Il movimento è credibile perché come ha scritto il Time nel 2019 conferendo a Greta il titolo di “Persona dell’anno”: la “Thunberg non ha una soluzione magica, ma è riuscita a creare un cambiamento attitudinale a livello globale, trasformando milioni di vaghe ansie notturne in un movimento mondiale che chiede un cambiamento immediato”.

Il diritto al futuro è un pensiero responsabile, maturo, forse più adulto delle generazioni che hanno preceduto la Z, “pacifico, apartitico e contro ogni forma di discriminazione”. Come si definiscono benissimo da soli.

Angela Oliva