Aveva ragione Geroge Orwell!

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Come sempre, Palla di Neve e Napoleon erano in disaccordo. Secondo Napoleon, ciò che gli animali dovevano fare era procurarsi armi da fuoco e addestrarsi al loro uso. Palla di Neve era invece del parere che si dovessero spedire stormi e stormi di piccioni a suscitare la Rivoluzione fra gli animali delle fattorie. L’uno argomentava che se non avessero saputo difendersi da soli sarebbero stati destinati a esser vinti; l’altro ragionava che, se la Rivoluzione fosse scoppiata dappertutto, essi non avrebbero avuto più bisogno di difendersi.”. In questi giorni terribili da quando il 24 febbraio i russi hanno attaccato l’Ucraina ho pensato spesso a George Orwell, non tanto a 1984, quanto a La Fattoria degli animali da cui è tratta questa citazione. Una lettura veloce sarebbe assai utile per comprendere al meglio alcune cose che stanno accadendo in questa guerra. Anche una rilettura – per chi come me ha rimembranze legate ai tempi lontani del Liceo – del pensiero del giornalista e scrittore britannico è illuminante. Lui stesso spiega senza mezzi termini la ragione che lo ha spinto a scrivere i due romanzi negli Anni ’40 che lo hanno reso celebre: «Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io.»

È importante per capire questa guerra terribile che si combatte con mezzi nuovi – droni, bombe a grappolo, hacker – ma con logiche antiche da oligarchia al potere e con una chiara connotazione sovietica che è assai diversa da quella araba, come da quella orientale. Eric Arthur Blair, vero nome di Orwell, non ha vissuto la Guerra Fredda, essendo scomparso nel 1950, ma l’ha intuita appieno anticipando il concetto che oggi stiamo vedendo plasticamente dalle immagini che ci arrivano dallo scenario di guerra: l’utopia negativa, intrinseca nelle forme di qualsiasi totalitarismo. L’allegoria politica della fattoria orwelliana, gli animali con comportamenti umani, non è ancora la realtà fantapolitica della distopia ritratta appunto in 1984, ma ci regala una sorta di manuale per la comprensione di questo ritorno alla fantascienza totalitaria. L’ambizione del controllo del pensiero che Putin/Napoleon con difficoltà sta attuando in Russia, mentre Palla di Neve/Zelensky sta cercando di resistere, più che perseguire l’altra utopia dell’esportazione della Rivoluzione cara all’ideologia socialista. Anche se ha compiuto una chiamata a combattere. La conclusione a cui giunge Orwell arriva nell’immediato secondo dopoguerra dall’analisi delle contraddizioni e degli errori di Joseph Stalin. Precorse l’antisovietismo che sarebbe arrivato anni dopo quando la sinistra europea strappò con l’URSS – in primis quella italiana, tra le più critiche e distanti dalla madre Russia – e che Putin sembra stia cercando disperatamente con questo attacco di ricostruire. Come se fosse necessario un nemico in questo scampolo di inizio del millennio dove la sua Russia deve fare i conti con un ruolo che probabilmente non sarà più egemone come vorrebbe. Anche a costo di mettersi contro tutta, ma proprio tutta l’opinione pubblica mondiale per l’orrore inflitto agli ucraini, come ai soldati russi mandati all’attacco, all’apparenza assai impreparati. Appare una guerra legata all’ambizione personale dello zar di turno – al ruolo di nemico che vuole per sé stesso – e annessa corte di oligarchi che potrebbero sguazzare e guadagnare nel nero dell’economia di guerra.

Tornano in mente i versi di una canzone di Roberto Vecchioni, intitolata Tornando a casa, che parla di cosa accada a guerra finita: “Che voglia di un nemico vero/O perlomeno vivo/Bastardo come ai vecchi tempi/ Meglio se cattivo…

Angela Oliva