Alpini, artiglieri, cavalieri e genieri della Brigata Alpina JULIA – “Ready”.
Camp Croft – Veszprem – Ungheria, acquisito il comando del Contingente Italiano da pochi giorni dal Ten. Col. Massimiliano CAREDDU ai suoi uomini spetta ora il compito di proseguire ed implementare il lavoro svolto dai predecessori continuando la missione di deterrenza e di difesa degli spazi Euro-Atlantici sul fianco est della NATO.
Gli alpini sono storicamente votati al sacrificio, non scelgono i ruoli, i compiti o le missioni, ma scelgono di essere al servizio di chi è in difficoltà, gli alpini dell’Esercito Italiano non sono abituati a rimanere spettatori durante i momenti difficili, ma sono sempre protagonisti del tempo che vivono.
Completato lo schieramento, la 6^compagnia “La Bella”, comandata dal Cap. Francesco CECCORULLI ha iniziato le attività di familiarizzazione con il nuovo territorio acquisendo informazioni utili alle future attività di pianificazione e condotta delle operazioni quali viabilità, centri abitati ed orografia del territorio.
Nell’ambito del rispetto di una progressione addestrativa disposta dal Comando del Battle Group ungherese, il personale è stato impegnato in una serie di esercitazioni ad intensità crescente necessarie per integrare le peculiarità delle singole specialità in un contesto multinazionale e combined arms.
L’addestramento articolato su 3 distinte fasi denominate PRIME/RISING/SUMMIT è volto a sviluppare l’integrazione, l’interoperabilità ed il mantenimento di capacità warfighting ed ha, come fine ultimo, il raggiungimento della condizione di FOC (Full Operational Capability), una condizione in cui la 6^compagnia raggiungerà la piena capacità di risposta in caso di intervento da parte del Battle Group nei confronti di una minaccia all’integrità dei territori euroatlantici.
Supportati dal personale dalla HN (Host Nation), gli alpini hanno iniziato le attività di integrazione previste dalla fase PRIME consolidando e perfezionando, nel corso di più giornate consecutive a fuoco, le proprie abilità al tiro con l’armamento individuale presso il poligono di UJMAJOR, una delle numerose aree a disposizione all’interno dei circa 140 km2 della training area, operando in un contesto multinazionale e interforze dall’elevato ritorno addestrativo. In questo frangente è stato fondamentale, il supporto dei tiratori scelti dell’8°Alpini, personale altamente qualificato nel tiro alle medie e lunghe distanze, nel movimento occulto, nel mascheramento e nell’acquisizione degli obiettivi.
Topografia, elementi di tiro, osservazione, stima delle distanze e studio delle varie ottiche e sistemi di puntamento in dotazione sono state le materie trattate dagli istruttori per garantire una solida base di partenza e una standardizzazione delle procedure al fine di poter operare sempre nella massima sicurezza, soprattutto in un’area completamente nuova e vasta come quella del poligono ungherese.
Rotto il ghiaccio con lo svolgimento della prima attività a fuoco, una serie di esercitazioni ad ampio spettro ha impegnato i nostri alpini. Il primo banco di prova è stata l’Esercitazione PURPLE CRYSTAL volta a testare le capacità di risposta ad una minaccia CBRN. Con la sigla CBRN (Chimico, Biologico, Radiologico e Nucleare) si identifica un particolare contesto operativo non convenzionale in cui un potenziale avversario ha nelle proprie disponibilità ed è in grado di impiegare come arma agenti chimici, biologici, materiale radiologico (le famose bombe sporche), e nucleari.
Gli alpini della Brigata JULIA sono stati impegnati in un’intensa settimana addestrativa dedicata all’integrazione delle capacità di difesa CBRN con i diversi assetti dei Paesi Alleati presenti in Area di Operazioni. L’evento addestrativo ha visto protagonisti oltre i nostri militari la Military Police croata e a una compagnia del 102° reggimento CBRN ungherese in un’attività di contrasto a minacce di tipo CBRN in uno scenario ad alta intensità.
In tale scenario, è stato simulato il rilascio di una nube chimica tossica da parte di un avversario allo scopo di interdire una via di accesso alle forze della NATO operanti nel settore. Una pattuglia di ricognizione composta da un plotone dell’8° reggimento Alpini e tre nuclei della Military Police croata venivano coinvolti nell’incidente chimico. Il personale a seguito del rilascio metteva in atto tutte le procedure necessarie alla propria messa in sicurezza indossando una maschera anti NBC ed un indumento protettivo, successivamente i militari che presentavano sintomi di intossicazione venivano soccorsi.
La sala operativa richiedeva quindi l’intervento della compagnia ungherese, specializzata in attività di contrasto alla minaccia CBRN che, dopo aver individuato le zone contaminate, scortava la pattuglia fino ad una area sicura in cui era stata allestita una “decon line” (striscia di decontaminazione operativa sul terreno).
La decon line è un percorso creato per la bonifica del personale, dei mezzi e dell’equipaggiamento esposto alla minaccia CBRN.
L’attività, inserita nell’ambito delle collaborazioni internazionali di settore, ha permesso di incrementare e uniformare le procedure delle diverse unità impegnate, consolidando le capacità tecnico-specialistiche, mediante la simulazione di scenari operativi moderni e complessi, aderenti alle possibili minacce CBRN.
Concluso il primo atto dell’addestramento in territorio ungherese, gli Alpini della “JULIA” hanno preso parte nel brevissimo periodo all’esercitazione “PATROL STORM” volta a integrare le capacità delle forze di fanteria leggera alpina con le unità di artiglieria e cavalleria nell’ambito della fase “Prime – integration” dell’addestramento congiunto con le forze degli altri paesi alleati.
L’esercitazione “PATROL STORM”, è stata focalizzata allo svolgimento di attività di FPOL (Forward Passage of Lines), RPOL (Rear Passage of Line) e RIP (Relife in Place), in un contesto warfighting.
Durante le attività i plotoni di fanteria a più riprese hanno oltrepassato le linee nemiche per raggiungere postazioni avanzate difese da assetti del Genio a bordo di VTMM, ciò avveniva sfruttando la sicurezza fornita dalle unità di cavalleria che, a bordo delle Blindo Centauro, proteggevano il fianco dell’intero dispositivo. L’intera manovra del complesso veniva supportata dall’intervento delle artiglierie, dei mortai e assetti aerei coordinati dal team TACP.
Quest’ ultimo è un nucleo di militari che al loro interno comprende uno specializzato JTAC (Joint Terminal Attack Controller) cioè un militare qualificato per guidare le azioni di fuoco da parte di aeromobili ad ala fissa o rotante impegnati in attività di CAS (Close Air Support) e altre operazioni aeree da posizioni avanzate.
Fulcro dell’attività è stato il coordinamento tra le varie unità sul terreno, in un contesto “combined arms” cioè un approccio alle operazioni che cerca di integrare le diverse armi per ottenere effetti reciprocamente complementari.
L’esercitazione conclusasi nella giornata del 2 marzo, con l’avvicendamento al Comando dell’eVA Battle Group, ha visto la presenza del Generale Guglielmo Luigi MIGLIETTA, Comandante del Joint Force Command NATO di Brunssum (NL) rivolgere il suo saluto e il suo apprezzamento al contingente italiano per quanto fatto finora, evidenziando come in una situazione apparentemente in equilibrio, l’addestramento e la preparazione come deterrenza siano fondamentali; in particolar modo ha voluto sottolineare come «tutti noi dobbiamo essere capaci di dare forma al cambiamento, trasformando le sfide in opportunità».
D+30 – D+45 dallo schieramento in teatro operativo ungherese, esercitazioni “EAGLE EYES” e “NOBLE IMPERAT” le operazioni proseguono serrate per gli uomini e donne del contingente italiano.
Nell’arco di quindici giorni i nostri militari schierati presso il Bakonykùti Training Center hanno condotto addestramenti al tiro e alla condotta di attività difensive. Presenti in linea di tiro tutte le componenti che costituiscono la 6^compagnia “LA BELLA”, dai plotoni fucilieri su VTLM e BV 206S7, all’artiglieria con gli FH 70, dai guastatori del genio su VTMM ai cavalieri su Blindo Centauro, le quali hanno operato in ogni condizione meteo conducendo tiri statici e dinamici, individuali, collettivi e di precisione da terra e da bordo mezzi.
In tale occasione è stato estremamente articolato l’addestramento della componente a tiro curvo costituita da una sezione artiglieria con obici FH-70 da 155 mm e da un plotone mortai pesanti da 120 mm i quali hanno condotto tiri a lunga distanza, attuando numerosi cambi schieramento al fine di garantire la massima aderenza alla manovra amica evitando al contempo il fuoco di controbatteria, tattica militare, quest’ultima, finalizzata all’individuazione e alla distruzione delle batterie di artiglierie nemiche attraverso i propri assetti di supporto di fuoco indiretto o con gli aerei.
In ogni fase delle due esercitazioni sono state ripetutamente testate le capacità di pianificazione, di gestione della funzione di Comando e Controllo e delle attività di coordinamento delle unità eroganti fuoco indiretto svolta dagli FSE (Fire Support Element) del 3°reggimento artiglieria terrestre (da montagna), e dai nuclei SAOV (Sorveglianza Acquisizione Obiettivi Visuale) dell’8°reggimento Alpini, personale quest’ultimo altamente qualificato nell’individuare gli obiettivi avversari e capace di coordinare e dirigere il fuoco delle artiglierie per ottenere l’effetto desiderato sugli obiettivi.
Tutte le attività erano volte allo svolgimento di attività tattiche difensive di frenaggio o Delay mirate a ritardare e bloccare l’avanzata avversaria riducendone contestualmente il Combat Power attraverso un’alternanza di movimenti retrogradi ed occupazione di Battle Positions da cui ingaggiare il nemico con il fuoco. Il posizionamento di ostacoli attivi e passivi (campi minati anticarro, fossati e terrapieni) operato dalle unità del genio e l’attività di Screen (schermo) effettuata dalle unità di cavalleria su blindo “Centauro” poste sulla fronte del dispositivo, ha avuto lo scopo di porre le basi per un successivo contrattacco da parte delle altre unità del Battle Group.
Al fine di aumentare il realismo addestrativo, il personale delle unità di fanteria ha impiegato il sistema I-MILES (Instrumentable-Multiple Integrated Laser Engagement System) per simulare l’effetto del fuoco avversario tramite l’impiego di colpi a salve e, al contempo, addestrare i CLS (Combat Life Saver) alla gestione, stabilizzazione e sgombero dei feriti.
L’addestramento congiunto e l’impiego sinergico di tutti gli assetti specialistici a disposizione del Battle Group NATO rappresenta un elemento fondamentale della progressione addestrativa, che mira al raggiungimento dell’interoperabilità tra tutte le componenti dei quattro Paesi NATO (Italia, Ungheria, Croazia e Stati Uniti) presenti nell’area di operazioni e che permette di attuare un’efficace strategia di deterrenza.





