“L’archeologia una pratica di mobilità culturale e turistica rivolta alla conoscenza del passato”
La linea sostenuta nel Convegno “La tutela nell’archeologia: tra necessità e opportunità per l’Abruzzo” organizzato dai Rotary Club Teramo e l’Aquila dall’università di Teramo e con la Collaborazione dell’Associazione Kronos Turismo Collettivo nella persona di Maria Ragionieri è che la sicurezza non deve essere qualcosa di secondario, ma deve essere considerata di primaria importanza in quanto la salvaguardia del bene culturale fa sì che possa avvenire la tutela, la fruibilità, la valorizzazione, la diffusione stessa della cultura. Il presidente Giammario Cauti ha introdotto l’inizio dei lavori affermando che la tutela e la valorizzazione, attività distinte, sono strettamente collegate e devono coesistere. Per tutelare bisogna conoscere e per divulgare e promuovere bisogna tutelare elemento identitario della vita morale e culturale delle nostre comunità. Occorre quindi superare definitivamente il concetto che il patrimonio culturale sia una risorsa di carattere solo morale, artistico e quindi estetico-monumentale, e ma anche e soprattutto di carattere economico, sociale e quindi anche materiale, su cui investire per costruire il benessere. La sala delle Lauree del polo didattico S. Spaventa che ha ospitato il convegno è stata allestita con cura dal Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga presieduto dall’Avvocato Tommaso Navarra.
Il dibattito durante la mattinata è stato molto acceso e interessante mediante la partecipazione dei Sindaci di Campovalano e Fossa, Federico Agostinelli e Fabrizio Boccabella rappresentanti delle aree argomento degli interventi dei vari relatori.
L’obiettivo della riqualificazione dell’area archeologica potrebbe essere quindi, quello di generare un nuovo distretto attrattivo dal punto di vista turistico, culturale e commerciale, una nuova polarità cittadina che faccia da volano economico per il territorio. Da tempo è ormai infatti confermato il ruolo della cultura come leva di sviluppo e di incremento del valore economico, come si può evincere osservando i casi di diversi centri urbani che al fine di rilanciarsi hanno sfruttato proprio la cultura come strumento di azione privilegiato. Il modello di un distretto culturale considera i beni culturali e ambientali come rampa di lancio per una proiezione al futuro, verso progetti che “coinvolgano questi particolari oggetti geografici e diano luogo a processi di sviluppo che possono avere una funzione territoriale strategica di relazione, di comunicazione, d’innovazione e di creatività. Un “parco archeologico”, è un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto. Con il convegno del 12 Maggio 2023 presso l’Università di Teramo sono stati esaminati diversi approcci alla progettazione turistico museale, passando da uno sguardo volto a mettere in risalto l’aspetto scientifico dei resti archeologici, ad uno attento agli allestimenti di grande impatto emotivo e scenografico che possa essere una attrattiva per il turista e essere in grado di suscitare in modo innato sensazioni positive nel visitatore. In questo modo una zona ora solo utilizzata e percepita come luogo di ricerca scientifica, potrebbe acquisire emozionalità e toccare profondamente la sensibilità dell’osservatore. Il punto di arrivo di una scoperta archeologica è solo l’inizio di un lungo percorso che ha dato l’impulso, in tempi recenti, alla creazione di un nuovo mercato turistico: il turismo archeologico. Un sito archeologico ha la stessa vocazione di un museo, che nasce per trasmettere arte e cultura al grande pubblico: bisogna quindi concepire le opere d’arte e i resti archeologici come segni di comunicazione particolari. I beni culturali devono essere in grado di costruire, per il visitatore, un’esperienza sempre più ricca e quindi la “capacità narrativa” di un luogo è oramai l’aspetto chiave di una visita, se si vuole permettere al turista di trovare una propria identità e un posto nella propria cultura.
L’archeologia può però diventare un campo minato: bisogna stare attenti all’uso che se ne fa perché talvolta un’eccessiva spettacolarizzazione può produrre la banalizzazione dei concetti legati allo studio del passato. Spettacolarizzare però può anche voler dire far vivere luoghi di intrattenimento come gli archeoparchi, o creare momenti collettivi in cui viene rappresentato uno spettacolo, ma in contemporanea viene fornita un’opportuna esposizione storica : allora sì che questi diventano dei potentissimi mezzi per coinvolgere ed interessare innumerevoli fasce di spettatori, valorizzando il “bene culturale” e aiutandone la fruizione questo è l’incipit che ha trasmesso l’articolata relazione dell’Archeologa Andrea Di Giovanni del DiLASS Università degli studi di Chieti allieva della scuola del Prof Vincenzo D’ercole. Maria Ragionieri trae conclusione affermando che I siti archeologici e i luoghi di rilevanza storica costituiscono oggi importanti attrazioni per i turisti di tutto il mondo. In particolar modo l’Italia, grazie alla presenza di un immenso patrimonio archeologico e storico-culturale, si posiziona tra le mete favorite da chi desidera includere questi luoghi nella propria esperienza di visita. Il turismo archeologico risulta pertanto ampiamente praticato e assume nell’epoca contemporanea nuove forme, caratteristiche e contesti di fruizione che lo rendono accessibile al pubblico globale dei turisti. Prima di procedere nel definire nello specifico quali attività possano rientrare a far parte del turismo archeologico contemporaneo, risulta necessario focalizzarsi brevemente sulle sue componenti fondamentali, ovvero l’archeologia e il turismo. Nell’ambito del turismo archeologico questi due campi si trovano infatti ad operare nello stesso contesto, a collaborare e a confrontarsi su molteplici questioni come la futura conservazione, valorizzazione e fruizione del sito archeologico. Nonostante la differenza di interessi, da una parte scientifici, dall’altra prettamente economici, è necessario ammettere l’esistenza di uno stretto legame dell’archeologia con il turismo e viceversa. Senza il lavoro degli archeologi il turismo archeologico si troverebbe sprovvisto dell’oggetto stesso della visita turistica. Dall’altra parte, l’archeologia necessita dei turisti. Questi fruiscono del reperto archeologico e contribuiscono all’aumento dei fondi destinati alla preservazione del sito stesso e alla creazione di un nuovo sistema economico di valore per le comunità locali.
Al convegno ha partecipato la Soprintendenza per la provincia dell’Aquila nella persona di Alberta Martellone e per la provincia di Teramo Gilda Assenti che hanno parlato della tutela e della valorizzazione dei siti archeologici evidenziandone la storia e le peculiarità legate alla conoscenza dei territori anche nell’ambito della pianificazione urbanistica. Il Convegno quindi, affronta l’aspetto della sicurezza nella tutela dei beni culturali e si sviluppa partendo da una breve introduzione di carattere generale su alcuni concetti principali come tutela, valorizzazione, natura del bene culturale e legislazione, proseguendo con la descrizione 6 dell’importante attività dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale l’Aquila esposto dal Capitano Manuel Curreri.
Maria Ragionieri





