Una società green è la risposta!

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John Lennon sosteneva: “La risposta è amore e potete starne certi / l’amore è un fiore, bisogna lasciarlo crescere”. E a distanza di anni dopo una pandemia tutt’ora strisciante e una guerra ancora in corso – dagli esiti e dalle conseguenze imprevedibili – potrebbe continuare ad aver ragione. Che la risposta possa e debba venire solo da una sorta di rivoluzione del pensiero sociale. Prima di questo micidiale biennio che abbiamo vissuto e stiamo vivendo una sorta di moto sociale globale avevamo iniziato almeno a vederlo. Ponendo al centro la questione ambientale e nasceva come un bisogno di futuro richiesto a gran voce dai giovanissimi con i loro Friday for future. La loro urgenza mista alla progettualità si sono posti fin da subito come un naturale freno verso la prevaricazione dell’uomo sull’ambiente. In prospettiva magari possono anche diventare un modo per attutire anche quella dell’uomo sull’uomo. Anche se poi la storia ci ha riportato nel presente più incerto. 

Negli Anni ’70 l’autore delle canzoni dei Beatles non poteva che pensare ad una posizione classificabile come “peace & love” per creare una società che pensasse e lavorasse per un futuro diverso. I comportamenti prevaricatori identificati allora non sono molto dissimili da quelli del conflitto in corso. Anche se le guerre del tempo non avevano un legame così stretto e conseguenziale con l’approvvigionamento energetico. Materia che abbiamo toccato spesso in questa rubrica.  In fondo quelle quattro coppie di roditori che avevano aiutato in quegli stessi anni l’etologo John Calhoun nel suo lungo e complesso studio comportamentale, noto come Universo 25, offrono non poche attualissime riflessioni. La società ideale per topi – a risorse illimitate; cosa che la nostra non è affatto – è durata appena un anno, prima che nella colonia scoppiasse l’inferno (cosa c’è di diverso da una guerra?!?). Cosa accadde? La corsa al potere. Un passaggio comune a tutte le organizzazioni sociali che spesso ha un impatto notevole sulla natura. I topi hanno riprodotto immediatamente una struttura gerarchica dove ogni roditore – come ogni uomo – difendeva il suo status. E le consegue sono quelle che possiamo riscontrare anche solo aprendo un giornale. Attacchi verso la prole; femmine isolate; cannibalismo; mortalità dei cuccioli. Sono i risultati dello scatenarsi della violenza in quel celebre esperimento. La devastazione possibile a risorse illimitate nel miglior ambiente possibile. Cosa emergeva fortemente? Che alcuni roditori quelli isolati, fuori dalla lotta per il potere – che chiamava “i belli”, perché non avevano i segni fisici della violenza – erano anche loro isolati a nutrirsi in solitudine. Privi anche della funzione riproduttiva, riservata alle femmine. La chiave sono proprie le risorse: la loro abbondanza ha potuto fare in modo che – come in una soap o telefilm Anni ’90 – si concentrassero sulla prevaricazione. Quando non c’è timore per la sopravvivenza, a pagarne le spese sono tutti e tutto. Come con una bomba nucleare: quando non sopravvive nulla!

Angela Oliva