La sostenibilità deve essere la buona ossessione di ogni abitante del mondo in questo tempo per la salute nostra e del Pianeta in generale. Ed è davvero paradossale che a porsi e a porre questo problema sia stata la generazione Greta, intesa come Thunberg, l’attivista svedese che ha iniziato con i suoi cartelli lo sciopero in solitaria per arrivare a coinvolgere i giovani di tutto il mondo nei Friday For Future. Loro che in teoria hanno tutta la vita davanti e grandi possibilità di esprimersi – tra social e influencing marketing – hanno posto l’urgenza e le azioni migliori per sensibilizzare l’opinione pubblica, le aziende e i governanti in tutto il mondo sui rischi attuali del mutamento climatico planetario. Hanno imposto un cambio di paradigma comunicativo fortissimo. Ora il tema è capire quanto questo si tradurrà in cambiamento effettivo nel quotidiano ad ogni livello.
La sostenibilità sottende in primis un modello economico differente: quello economico circolare. Che si chiama così perché si pone l’obiettivo primario di rispettare i cicli della natura, migrando la ciclicità del funzionamento degli ecosistemi nella produzione, anche manifatturiera. Provare ad aggiustare quegli oggetti che non funzionano più così come in natura ogni elemento – pianta, fauna, in passato, lo stesso essere umano – si decompone ridiventando nutrimento per la terra stessa.
La lettera che domina questo modello è la ERRE, che accomuna i comportamenti pilastro anche della nostra vita quotidiana:
- Riduzione: diminuzione globale della produzione di beni e servizi per usare una minore quantità di risorse della natura; conferendo maggior valore a quelli essenziali e a chi può ridar vita a quelli che abbiamo.
- Riuso: allungare la vita del prodotto, così come con ogni mezzo allunghiamo quella dell’essere umano.
- Riciclo e Recupero: smaltimento corretto dei rifiuti e loro trasformazione in nuove risorse, rientrando nel ciclo economico.
La sostenibilità impone che, a differenza di quanto avvenuto con il modello economico lineare – in cui era accettata la produzione di uno scarto da non utilizzare, e spesso neppure da smaltire, che ha aggravato l’inquinamento del Pianeta in generale – si elimini lo scarto ottenendo una maggiore ecosostenibilità del processo produttivo. Le ERRE sopracitate introducono nuove modalità di consumo: verdi e appunto sostenibili come la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione e il ricondizionamento.
L’obiettivo zero rifiuti garantirebbe un risparmio per le imprese della sola zona Euro pari a 600 miliardi l’anno e allo stesso tempo farebbe scendere anche le emissioni di gas serra. L’UE stanzia fondi per progetti che realizzino merci più efficienti e durature, arginando il problema dell’obsolescenza programmata.
Il conflitto ha sconvolto tutto riaprendo le inquinanti centrali a carbone – il motivo del lungo contendere alla Cop 26 – già chiuse da noi e in Germania per far fronte al ricatto russo sul gas. L’economia di guerra, oltre ad essere evidentemente lineare, produce come “scarti”, vite umane.
Angela Oliva





