Non solo Covid: l’effetto pandemia sulla salute degli italiani riapre la questione dipendenze

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Più volte, anche se sempre derubricata, in secondo piano, rispetto all’emergenza sanitaria vera e propria del Coronavirus è emersa la questione degli strascichi, il cosiddetto Long Covid. Un tema quello delle ricadute di lungo periodo a volte fisiche di chi ha contratto la malattia, quasi sempre di più psicologiche che si intreccia inevitabilmente su una realtà quella delle dipendenze, con o senza sostanza, che è sempre stato un annoso problema nel nostro Paese. Purtroppo, il senso di stanchezza post guarigione si intreccia più con dinamiche che possono avere risvolti importanti nel lungo periodo. Invito continuo alla ripartenza, da più parti, è uno sprone anche all’uscita dal torpore che ha inevitabilmente avvolto la parte sana della cittadinanza rispettosa delle regole. 

Il tema del sostegno psicologico a chi non è riuscito con le sue forze a ritornare, per quanto possibile, alla vita pre-pandemia è stato sollevato sia dal lato medico come richiesta, sia sul fronte politico come preoccupazione. Perché ci sono timori? Non solo perché il Covid ci ha insegnato che la giusta dose di paura ci tutela anche un po’. Per lo sfogo che una condizione psichica di sofferenza può trovare nell’ampio (sempre di più) ventaglio delle addiction. Se i fashion addicted dopo due anni di pigiami e tute – anche questo è un segno, si comprano meno abiti perché si esce meno – potrebbero contribuire alla ripresa di un settore in forte crisi, compatibilmente con la propria disponibilità economica. Non si può dire lo stesso di altri consumi, che essendo anche esperienziali, cioè vanno oltre il necessario per il sostentamento che possono sfociare in comportamenti compulsivi. Abbiamo assistito all’atteso reboot di Sex and City per scoprire che Miranda, avvocato di successo tutta d’un pezzo, durante il lockdown ha aumentato sensibilmente il consumo di alcool. Quanti hanno avuto la stessa reazione? Da noi in Italia è una delle dipendenze più diffuse – insieme al tabagismo – e che può avere conseguenze tragiche e non solo se la persona si mette incoscientemente alla guida. 

Le dipendenze stesse sono cambiate: negli Anni ’80 prevaleva il discorso di contrasto alla droga che è diventata sempre più artificiale – quasi farmacologica, innestandosi per alcuni nelle normali “abitudini di consumo”; vedi la dipendenza da anfetamine, gli acidi per sballarsi. Quella da sesso che non è più legata alle campagne contro l’AIDS, problema che è rimasto grave solo nel terzo mondo, ma più ai comportamenti patologici. Basta pensare al film Ninphomaniac.  

Larghe fasce della popolazione hanno visto ridursi poi le proprie possibilità di spesa come conseguenza delle chiusure, della perdita del posto di lavoro e si attende con molta ansia – anche questa sappiamo come e quanto sia dannosa – che questa ripresa economica, per ora nei dati, trovi uno sbocco tangibile per chi ha bisogno, come ad esempio nei progetti concreti del PNRR. Perché la ripresa delle attività criminali – diminuite durante il lockdown – coincide con la disperazione e con il bisogno di soldi facili, che spesso incappa in un’altra dipendenza quella da gioco, gambling addiction, come la definiscono correttamente in termine medico nella lingua anglosassone, ricomprendendo tutto quello che prevede l’intervento della fortuna e la possibilità di una vincita in denaro: dai Gratta e Vinci, al Poker passando per le slot machine (in tutte le declinazioni degli apparecchi da intrattenimento), le scommesse, le sale gioco. Sia che si tratti di gioco fisico, sia che si tratti di esperienza virtuale, può essere un’erronea escaping strategy dal proprio malessere, che invece apre una catena di problematiche psicologiche e sempre più spesso economiche. Che inevitabilmente si abbattono sulla famiglia o su chi è vicino alla personalità dipendente, innescando una catena di fragilità. E non è facile chiedere aiuto, anche se tanto è stato fatto, soprattutto dallo Stato che con i Livelli generali di assistenza (LEA) ha preso in carico tutti i disturbi. Ma con l’emergenza che ha investito il Sistema Sanitario Nazionale con il Covid, fa quasi paura chiedere in che stato, anche economico, versi tutto il resto.

Angela Oliva