Non è un Paese per i diritti (il colmo per la patria del diritto stesso!)… ma di spettacolo… sempre!

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Quando l’altra sera Amadeus in diretta al TG1 ha annunciato le cinque co-conduttrici ammetto che ho “goog(o)lato” i nomi delle due che non conoscevo: ho letto quello che mi interessava – compresa qualche battuta simpatica e sui generis di Drusilla Foer – ed è finita lì; ho dormito tranquilla. Poi il giorno dopo, mi sono apparse le dichiarazioni dell’ormai notissimo senatore della Repubblica italiana – quota Lega – Simone Pillon che ha definito il Festival di Sanremo, forse la cosa più nazional popolare che esista, “sempre più LGBT”, sottolineando la scelta gender-inclusive e invocando fantomatiche quote – di chiara evocazione cencelliana come se lo spettacolo fosse un’addizione di minoranze! E non ha tardato a spiegarsi chiedendo magari anche unnormale papà (uno eh, non due)” . Mi risulta che Amadeus, padre lo sia, ma non deve essere ‘tanto normale’, o almeno non rispettoso o identificativo di quella “ispirazione conservatrice”, come segnale – sono ancora parole sue – “a tutela delle specie a rischio estinzione televisiva”. Quindi sappiamo che i padri – almeno quelli conservatori – si sono estinti. Hanno fatto la fine dei Padri Pellegrini!

Poi sappiano che il senatore – ma i politici ormai lo fanno di continuo – è di nuovo al centro delle polemiche e dei polveroni che lo hanno visto in singolar verbal tenzone più volte con Fedez. Icona quest’ultimo del padre evidentemente non conservatore, a volte colpevole solo di avere un’opinione sulla questione dei diritti invece di pensare alla musica e magari a spendere i suoi denari. Intanto la popolarità sale in vista dell’impennata sanremese. Show per eccellenza, per cui si ferma il Paese intero, molto più che per il passaggio cruciale che arriverà la settimana prima: l’elezione del Presidente della Repubblica. Anche con il voto del Senatore Pillon.

Resta sul campo la presenza di opinioni spesso diffuse come queste nella Patria del Diritto (spesso defunto), sempre di più animosa, alla ricerca dei cavilli, dove diventa più importante parlarne, che avere un’opinione. Poi se nel vortice si becca un argomento divisivo ben venga, anzi meglio. Spesso poi si finisce per parlarne e basta senza cercare di fare qualunque cosa per andare in contro a quello che oggi fotografi il mondo come è, come è cambiato. Incombe la necessità di riconoscere quello che avviene, altro che afflato conservatore; si è perso fin troppo tempo in giudizi di merito, su cosa sia giusto, sbagliato, naturalesano

Angela Oliva