L’arte come strumento: Liberare la comunita’ LGBTQIA+ da etichette

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Il mese di giugno è ormai conosciuto come il mese del Pride, il mese in cui la comunità LGBTQIA+ scende in strada per rivendicare i propri diritti. Ma cosa vuol dire LGBTQIA+? È un acronimo, lo ha ampiamente spiegato il nostro corrispondente Marco Cassini nel suo articolo, dategli un’occhiata. 

Per farla breve, l’acronimo racchiude tutte quelle etichette che fanno parte di una sessualità altra, lontana dalla “normalità”. Ma chi stabilisce cosa sia la normalità in campo sessuale? Siamo un Paese fondato sulla religione cattolica, la Chiesa sostiene che la normalità in una coppia sia rappresentata da uomo e donna. L’amore verso il proprio sesso non è contemplato, chi non si riconosce nel proprio sesso non è minimamente preso in considerazione.

Sono passati 32 anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Era il 17 maggio 1990. Ma la strada da percorrere per non dover più utilizzare la parola “normalità” in riferimento alla propria sessualità è ancora lunga, purtroppo. Basti pensare allo spettacolo indecoroso che è stato messo in scena il 27 ottobre 2021 al Senato quando non è passato il disegno di legge DDL ZAN. Non ci soffermeremo, però, su questo, si è detto e scritto abbastanza.

Quello sul quale vogliamo soffermarci è che “normalità” è non aver paura di esprimere la propria sessualità per paura di essere giudicati, nella migliore delle ipotesi.

In questo senso l’arte gioca un ruolo determinante. Proprio tramite l’arte, gli artisti rappresentano e tutelano ogni forma d’arte e alcuni di loro si sono distinti nella lotta per i diritti LGBTQIA+.

Primo fra tutti, Keith Haring, writer di fama mondiale e attivista gay socialmente impegnato al punto da essere riconosciuto come l’artista dell’amore incondizionato, semplice e puro. La sua arte si batte fortemente per tutelare i diritti LGBTQIA+ e in special modo le persone colpite dal virus dell’HIV, che sono morte di AIDS quando ancora non si sapeva cosa fosse. Haring raffigura l’amore in tutte le sue forme, libero da ogni costrizione.

Tra gli artisti italiani degno di nota è Stefano Arienti, che tramite le sue pitture acriliche su carta lucida è riuscito a trasmettere un grande senso di pace ed erotismo. Ci riferiamo in particolar modo all’opera “Senza titolo” del 1994 nella quale Arienti raffigura, partendo da una fotografia, un uomo robusto, nudo, abbandonato sulla sua autovettura. Quasi a voler sfidare un sistema troppo arcaico, centrato sui modelli michelangioleschi e berniniani.

Un ultimo esempio, ma non meno importante, è rappresentato da Martine Gutierrez, creatrice di Latinx trans, la cui arte parla della bellezza LGBTQIA+ nella comunità latina. La sua arte si esprime tramite la commistione di danza, video, scenografia e fotografia, è un viaggio nella scoperta della sessualità, razza e classe. Nel suo catalogo della mostra 2018 “Donna indigena”, ha celebrato l’eredità Maya mettendo in evidenza la sua immagine in continua evoluzione rispetto alle popolazioni indigene. Anche i nomi delle sue opere non lasciano alcun dubbio: “Strano Rag”, “Mascheramento e demoni”. Vuole sfidare la realtà contemporanea e liberarla dagli schemi consumistici e sessisti troppo radicati nella società.

 

Roberta Conforte