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	<title>L&#039;importanza del dialogo Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Comunicare, un processo da secoli “work in progress”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo arrivati al terzo millennio dando alla comunicazione un’importanza mai attribuita prima: potremo addirittura sostenere che la nostra società è la “Società della Comunicazione”, eppure, nonostante viviamo perennemente immersi all’interno di questo flusso comunicativo, strada facendo abbiamo perso per strada il grande valore del dialogo, del confronto, dello scambio paritario delle nostre opinioni, della discussione senza preconcetti, convinti, forse, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Siamo arrivati al terzo millennio dando alla comunicazione un’importanza mai attribuita prima: potremo addirittura sostenere che la nostra società è la “Società della Comunicazione”, eppure, nonostante viviamo perennemente immersi all’interno di questo flusso comunicativo, strada facendo abbiamo </span><i><span style="font-weight: 400;">perso per strada</span></i><span style="font-weight: 400;"> il grande valore del dialogo, del confronto, dello scambio paritario delle nostre opinioni, della discussione senza preconcetti, convinti, forse, di avere solo noi “la verità in tasca”, quindi convinti che risulterebbe inutile metterla sul tappeto per confrontarla con quella degli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi frequenta abitualmente i Social network tutta questa realtà la può toccare con mano tutti i giorni, tanto da arrivare alla conclusione che questa generazione ha perso la capacità di confrontarsi; restare chiusi all’interno delle nostre convinzioni è come applicare la politica dello struzzo che per non vedere gli altri nasconde la testa sotto la sabbia! Negarsi al dialogo è come chiudere nella propria casa porte e finestre, isolandosi dal mondo, anziché spalancarle, aprirle agli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il dialogo </span><span style="font-weight: 400;">interculturale è uno strumento privilegiato, sebbene certamente non l’unico, della politica di integrazione. È attraverso il dialogo interculturale che si può giungere a un pieno rispetto dell’altro, dopo aver conosciuto le sue tradizioni e la sua cultura e aver imparato a non temerlo. Oggi la sua necessità si fa sentire tanto nel mondo in generale, quanto in seno all’Unione europea in particolare. In questo clima si è avvertita la necessità del dialogo interculturale per una molteplicità di motivi. Innanzitutto, come si è accennato, lo scambio di informazioni sulle reciproche culture, tradizioni e lingue permette una conoscenza più approfondita dell’altro e, dunque, lo si teme di meno. Il problema fondamentale, infatti, non è la diversità in sé, ma la percezione della diversità come minaccia. Il dialogo esige il rifiuto di una simile idea e l’accettazione dell’altro su un piano di parità. Diventa possibile, in questo modo, oltrepassare la barriera che ci fa vedere l’altro come un nemico. Il dialogo dovrebbe, di fatto, realizzare quella rivoluzione copernicana in grado di capovolgere il paradigma sociale, di far passare dall’esclusione all’inclusione degli altri. Il dialogo, in effetti, non è inteso a persuaderli o a convertirli, ma a ricercare la comprensione reciproca attraverso la condivisione dei valori. Il pensiero socratico insegna che gli uomini temono ciò che non conoscono e disprezzano ciò che sfugge alla loro comprensione razionale. Il filosofo greco utilizza il dialogo come strumento per la ricerca della verità, intesa come conoscenza dell’altro. Uno dei più grandi meriti del dialogo è, infatti, proprio quello di abbattere gli ostacoli fra gli uomini, di permettere loro di incontrarsi e di discutere, di unirsi, stimarsi e apprezzarsi. È quello che Emmanuel Lévinas chiama “l’Epifania dell’incontro”. Il filosofo lituano naturalizzato francese sottolinea, invero, l’utilità di unire il “sacro di sé stessi” con il “sacro dell’altro”. Imparare, ascoltare voci diverse, aprire e aprirsi nuove prospettive, riflettere sulle proprie convinzioni, scoprire un terreno comune di incontro e di accordo: sono questi gli obiettivi che il dialogo si pone. Senza di esso la competizione si trasformerebbe in una questione di dominio e il sistema degenererebbe in una pura lotta per il potere. È, dunque, essenziale per il funzionamento armonico e senza attriti della società. Le relazioni interculturali, concettualizzate nel corso degli anni ‘50, si sono sviluppate per qualche decennio in un contesto internazionale ottimista per poi dover essere ripensate sul finire degli anni 80. Per quanto riguarda il dialogo, gli anni ‘90 sono cominciati male, con la paura della diversità che ha assunto il volto odioso della pulizia etnica e delle guerre di religione. La preconizzazione dello “scontro di civiltà”, in particolare, ha portato a legittimare ogni tipo di conflitto, combattuto per le ragioni più varie, da quelle religiose a quelle umanitarie, e limitazioni dei diritti fondamentali. La necessità del dialogo viene imposta, quindi, dalla consapevolezza dei pericoli insiti nei conflitti fra civiltà e fondati su eredità ataviche. Le politiche di dominio vengono in questo modo rimpiazzate da politiche di comunicazione, di relazione, di negoziazione, d’integrazione e di collaborazione. Sono molti gli autori nella letteratura delle relazioni internazionali Majid Tehranian e altri che sottolineano la necessità del dialogo fra le culture, un dialogo che permetterebbe di smentire la previsione “apocalittica” dello “scontro di civiltà” e che provvederebbe una risposta multilaterale al nuovo fenomeno del terrorismo internazionale. Il dialogo interculturale, per tali autori, costituirebbe una reazione alternativa all’unilateralismo americano, Malmvig parla di una vera e propria funzione di securization svolta dal dialogo fra le culture, in grado di prevenire l’eventuale scoppio di conflitti fra le stesse. Il dialogo interculturale è, poi, particolarmente necessario al Vecchio Continente il dialogo e la cultura sono due concetti che si implicano mutualmente. L’essenza della cultura è il dialogo poiché lo stesso non può instaurarsi se non sulla base di un linguaggio comune o di una condivisa attitudine di spirito, di fatto gli elementi costitutivi della cultura. Il dialogo fra le culture, l’interscambio fra le stesse, a suo dire è sempre esistito. Tuttavia è stato dominato dal caso, si è organizzato in forma aleatoria, anarchica, spontanea, e ciò ha portato a conseguenze sia positive sia negative. Proprio per evitare il ripetersi di queste ultime, de Rougemont sottolinea la necessità di organizzare il dialogo, il quale permette di prendere coscienza di sé attraverso il confronto degli argomenti e la condivisione delle esperienze vissute con l’altro. Innanzitutto, l’Europa è il continente del futuro, ereditato dal passato. È essa stessa, cioè, il risultato di un dialogo tra culture. L’Europa è nata dalla sintesi mai completamente conclusasi di Atene e di Roma, di Gerusalemme e delle tradizioni celtiche e germaniche, degli apporti arabi e orientali, delle fedi religiose e delle ragioni illuminate profane, in costante tensione fra loro. Tale dialogo è in divenire e ciò spiegherebbe l’inerzia espansiva del disegno comunitario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Quindi, dialogo è un momento di incontro e di confronto; quando avviene fra persone provenienti da Paesi diversi il rischio di fraintendimento, sempre presente in uno scambio comunicativo, si amplifica: valori e stili di pensiero che caratterizzano ogni cultura possono essere molto distanti fra loro, talvolta contrapposti, ostacolando una reale comprensione e condivisione di messaggi e significati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fenomeni come &#8220;la società plurale&#8221; e &#8220;il mescolarsi dei popoli&#8221; con le nuove migrazioni, interpellano la Chiesa la cui &#8216;geografia&#8217; coincide con i continenti del mondo. Le pongono istanze inedite e urgenti in ordine alla pace, alla giustizia, alla solidarietà. In una parola, all&#8217;alba del terzo millennio, le chiedono di rafforzare lo &#8216;spirito di Assisi&#8217;, di farsi maestra e strumento di dialogo tra gli uomini. Esplorare e seguire ovunque in Europa, in Asia, in Africa, nelle Americhe, in Oceania &#8211; tutte le possibilità di dialogo tra le culture, le sensibilità spirituali, le religioni, è l&#8217;intento di questo libro, un mosaico di dati teologici, di approfondimenti geografici, antropologici e sociologici, di suggestioni profetiche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Europa è portatrice del valore del pluralismo, presentandosi quasi come un mosaico di culture diverse più che come una cultura unica. Gli stessi confini del continente sono di natura culturale piuttosto che fisici o geografici. In secondo luogo, l’Ue riunisce all’interno di un solo corpo, ventisette Stati diversi. L’Europa, poi, è stata la culla della civiltà moderna, la quale si è successivamente diffusa nel mondo intero ma senza il contesto culturale che l’aveva vista nascere. Ha, dunque, bisogno del dialogo perché attraverso lo stesso può sperare di presentarsi agli altri, spiegare le sue ragioni e farsi comprendere. Questo bisogno conduce alla quarta motivazione: l’Europa studia le altre culture da tempo, ma queste non studiano la sua, quantomeno non nella sua interezza o unitarietà. Oltre i confini europei si analizzano certamente la cultura greca e quella romana, l’epoca rinascimentale in Italia e quella “illuminata” francese; ma difficilmente si compiono ricerche sul concetto stesso di Europa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qual è lo spazio che i temi della pace e del dialogo tra le culture possono guadagnarsi nell&#8217;attuale fase di globalizzazione? Esperti di diversi ambiti disciplinari hanno condotto una ricerca che in primo luogo si sofferma sulle possibilità e sui limiti della promozione della pace nel mondo globale. A partire dall&#8217;analisi della natura della globalizzazione in atto, e più in specifico delle relazioni interculturali, si sono soffermati sul tema dell&#8217;aggressività in una prospettiva filosofica e antropologica focalizzata sulla natura umana. In questo contesto, le stragi sono state individuate come uno degli aspetti più significativi di questa dimensione oscura dell&#8217;umanità e la loro negazione è stata analizzata in una prospettiva storica e letteraria, come fenomeno che tocca la memoria e la coscienza della società. L&#8217;altra constatazione è che la promozione della pace viene affidata prevalentemente alle organizzazioni e al diritto internazionali, sicché è lecito interrogarsi sulla loro capacità di costruire il dialogo e prevenire atti violenti. Una successiva parte della ricerca ha toccato la situazione italiana, nei suoi risvolti conflittuali più significativi, a partire dalla visione dello &#8220;straniero&#8221; e della sua cittadinanza, per passare ai problemi più immediati dell&#8217;inclusione dei migranti nella società. Da ultimo, viene sottolineata la rilevanza crescente che hanno in Italia, e non solo, i conflitti ambientali, intesi come conflitti tra culture diverse dello sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Considerando che </span><span style="font-weight: 400;">viviamo in un mondo che sempre più sacrifica i piaceri e i benefici della conversazione sull&#8217;altare delle tecnologie digitali. Parliamo con un amico, ma nel frattempo diamo più di un&#8217;occhiata allo smartphone, e spesso i nostri figli si lagnano se non hanno tra le mani un dispositivo elettronico. Viviamo costantemente in un altrove digitale. Ma per capire chi siamo, per comprendere appieno il mondo che ci circonda, per crescere, per amare ed essere amati, dobbiamo saper conversare. La perdita della capacità di parlare &#8220;faccia a faccia&#8221; con gli altri &#8211; con empatia, imparando nel contempo a sopportare solitudine e inquietudini &#8211; rischia di ridurre le nostre capacità di riflessione e concentrazione, portandoci, nei casi estremi, a stati di dissociazione psichica e cognitiva, dunque è d’uopo  sottolineare le insidie e gli effetti delle appendici tecnologiche che ci circondano nella società e nella nostra vita quotidiana, per far sì che ognuno ridiventi padrone di se stesso, senza farsene acriticamente dominare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il filosofo russo Michail Bachtin, il linguaggio (inteso come qualsiasi forma, scritta o parlata, di comunicazione) è sempre un dialogo. Nella sua “teoria del linguaggio”, il dialogo viene concepito come una condizione umana, un imperativo etico, perfino un prerequisito del pensiero. L’idea non risiede nella coscienza individuale di una persona isolata; se solo rimanesse là, degenererebbe e morirebbe. L’idea comincia a vivere, prende forma, si estende, trova e rinnova la sua espressione verbale, dà alla luce nuove idee, nel momento in cui sviluppa genuine relazioni dialogiche con altre idee. Il pensiero umano diventa un autentico pensiero, laddove entra in contatto con il pensiero di un altro, con l’altrui coscienza espressa in un discorso. </span><span style="font-weight: 400;">Gli interrogativi suscitati dall&#8217;antropologia culturale, con lo studio delle culture, sono ancor più evidenti in un mondo globalizzato. Come la teologia morale può rispondere alla domanda posta dalla molteplicità delle culture? Si tratta solo di aggiornare il lessico della natura oppure il nuovo contesto chiede di pensare insieme l&#8217;istanza posta dalla specificità umana e dalla pluralità delle culture, </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> “Non siamo più capaci di discutere come quando eravamo ragazzi”: </span><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><span style="font-weight: 400;">La filosofia greca ci ha insegnato che il dialogo è il percorso migliore per arrivare alla verità: chi crede di avere già le risposte giuste in tasca si perde le obiezioni, le domande, le alternative che pongono gli altri, rimanendo chiuso in una convinzione tanto granitica quanto sterile. Dialogando, invece, si sommano le idee, magari le più assurde cadono, altre si tirano indietro, altre ancora si definiscono meglio. Credo che tutti quanti, anche senza essere stati seduti al Simposio platonico, abbiamo imparato tanto in certe nottate trascorse con gli amici a parlare della vita”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Veloci ma vuoti. L’importanza della lentezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Qualche anno fa la Ferilli in uno spot pubblicitario di un gestore telefonico diceva: “…quanto ci piace chiacchierare…”. Una volta… Oggi le nostre conversazioni sono più brevi e meno frequenti: in compenso siamo diventati tutti, con licenza poetica, dei chattari da competizione!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prima riduzione del numero di conversazioni è avvenuta in ambito lavorativo, durante la preistoria dell’informatica, con l’avvento delle email: prima di esse si parlava molto più frequentemente per telefono e i documenti scritti erano in numero inferiore. Tutti abbiamo iniziato ad usare la posta elettronica in modo massivo, tanti lo hanno fatto per non vivere lo stress da contatto diretto con l’interlocutore e, altrettanto spesso, per lasciare traccia di qualunque cosa si fosse scambiata per scaricare qualunque responsabilità personale al riguardo. Questo è ciò che è successo alla generazione X.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La generazione Y invece è stata quella influenzata dall’avvento dei cellulari: questa generazione è quella che è cresciuta con gli SMS, che però richiedevano tempo per essere scritti (prima dell’arrivo del T9 era un massacro) ed avevano un costo di invio, perciò non li si utilizzava a cuor leggero: di qui l’uso ancora frequente delle telefonate, nelle fasce orarie economiche, sennò era un salasso! Oggi invece con i costi del traffico dati pressoché azzerati e i devices che permettono una comunicazione senza nessuno sforzo (addirittura con i comandi vocali non muovi nemmeno un dito), è un continuo messaggiare con lo smart phone, che ormai è molto poco phone…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Veniamo alla generazione Z, che secondo me ha difficoltà ad intrattenere una conversazione de visu: essendo dei nativi digitali, la loro principale forma di comunicazione è via chat. Magari usassero la linea telefonica: è solo un enorme, incommensurabile traffico dati quello su cui si basano i loro rapporti. Questo modus vivendi sta acuendo la naturale timidezza nei rapporti sociali dei giovani, i quali, protetti dalla distanza fisica, non hanno più bisogno di dover affrontare questa potenziale forma di stress: non devono curarsi del tono vocale, del loro body language, nemmeno di come sono vestiti e del luogo dove si trovano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In funzione di ciò, tutti i modi di comunicare sono stati stravolti: ad es. siamo in campagna elettorale (purtroppo…), ma quanti comizi o dibattiti ci saranno? Pochissimi: ci saranno invece valanghe di slogan comunicati via social, accompagnati da un rumorosissimo vuoto di approfondimenti dei temi programmatici. L’aberrazione a cui può portare questo metodo di comunicazione e i relativi disastri operativi li abbiamo vissuti già nell’attuale legislatura, nella quale strillone e strilloni da mercato rionale senza arte né parte si sono ritrovati sugli scranni più nobili della nazione, grazie solo a qualche frase ad effetto scritta sul portale giusto, che ha convinto qualche decina di persone a inviare un like.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovviamente gli attuali metodi di comunicazione hanno degli indubbi vantaggi, primi tra tutti la velocita e l’allargamento della platea di interlocuzione: sono dei valori aggiunti ormai imprescindibili della nostra quotidianità. La domanda che mi pongo è: perché non prendere il meglio di entrambi i metodi di comunicazione, invece di escludere quasi completamente quello classico?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le civiltà antiche hanno prosperato grazie alle conversazioni fatte in tempi, luoghi e modi adeguati. La retorica era un’arte nobilissima che distingueva le persone superiori, non solo come censo di nascita; certo, anche allora c’erano delle esagerazioni, come quelle dei sofisti. Per loro l’ars oratoria poteva permettere di sostenere tutto e il contrario di tutto, anche temi con conclusioni oggettivamente confutabili: essi addirittura venivano “assunti” per sostenere le ragioni di questo o di quell’interlocutore, cioè l’oratoria era tecnica pura al servizio delle idee di altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che oggi una conversazione sia ancor più appagante e abbia ancor più valore proprio perchè spesso intrattenuta non per dovere, ma per piacere: è un appagamento ed un arricchimento dell’animo e dell’intelletto che le nuove generazioni devono a tutti i costi (ri)scoprire, sennò avremo sempre più gente che ha voglia di aprire scatole di tonno, di baciare prosciutti e di cercare “l’occhio di tigre”, invece di incontrarsi, parlare, confrontarsi e arricchirsi intellettualmente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia conversazione ideale? Con qualcuno che mi stimoli pensieri nuovi, indipendentemente dall’ambito! Se poi la conversazione avviene in un patio e io sono seduto con un bicchiere di rhum millesimato in una mano e un sigaro Churchill nell’altra, allora potrei anche ascoltare un’intera classe della scuola dei sofisti…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6471" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-a-me-gli-occhi-tk-copia.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>In ufficio è arrivato il manager della felicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle aziende ora c’è il manager della felicità Un’azienda dove si lavora felici è anche un&#8217;azienda produttiva, in cui migliora il clima e la motivazione personale e professionale. Arricchire le relazioni umane attraverso il dialogo sta diventano una componente sempre più preziosa per il benessere aziendale perché, esprimere e dare voce alle emozioni è un [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Nelle aziende ora c’è il manager della felicità</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’azienda dove si lavora felici è anche un&#8217;azienda produttiva, in cui migliora il clima e la motivazione personale e professionale. Arricchire le relazioni umane attraverso il dialogo sta diventano una componente sempre più preziosa per il benessere aziendale perché, esprimere e dare voce alle emozioni è un ottimo modo anche per organizzare il proprio ambiente interiore a vantaggio di quello esteriore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si dice che il dialogo è il luogo abitato dalle persone in cui parole e frasi sono come fili, invisibili ma concreti, che ci connettono gli uni agli altri. Per questo e molti altri motivi, sta acquisendo sempre più importanza il “ Chief Happiness Officer ”, o “Manager della Felicità”, una figura interna alle Risorse Umane a cui spetta il compito di monitorare ed incrementare il benessere dei dipendenti, per carpirne le esigenze e risolvere laddove possibile le criticità, migliorando i rapporti umani e lavorativi, all&#8217;interno di una squadra o, semplicemente, di un gruppo di professionisti, da cui collaborazione e buon andamento delle relazioni dipende la buona riuscita di un progetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi le organizzazioni positive sono un fatto, esistono numeri, ricerche empiriche e una vastissima fonte di contenuti a firma di uomini e donne di scienza che hanno studiato il legame tra luoghi di relazione e lavoro, benessere individuale e organizzativo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne parliamo con Annalisa Angellotti Chief Happiness Officer presso Gate-away.com, l’unico portale immobiliare italiano diretto interamente agli stranieri.</span></p>
<p><b>Quali sono i compiti del CHO e quali azioni può mettere in atto per promuovere la felicità nel luogo di lavoro? </b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Di certo sviluppare un grado di benessere aziendale più elevato. Sono molti i lavoratori che vivono il proprio lavoro con stress a causa di orari di lavoro infiniti, poca soddisfazione, compiti privi di stimoli e, di conseguenza, scarsa produttività. Il compito del CHO è realizzare un percorso che punti a rendere più sottile il confine tra lavoratore e dirigente.</span></i></p>
<p><b>Quali sono i punti di attenzione che un Chief Happiness Officer deve tenere in considerazione per garantire il successo di un progetto che riguarda la felicità al lavoro e la costruzione di un’Organizzazione Positiva?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Diffondere leggerezza nelle organizzazioni, per migliorare motivazione, la cooperazione e la creatività. Trasformare anche gli ambienti più ostili. Il gioco, per esempio, è un bisogno biologico innato purtroppo spesso accantonato nell’età adulta, quando invece occorrerebbe continuare a nutrirlo integrandolo nelle politiche di innovazione sociale.</span></i></p>
<p><b>Come è nata la decisione di introdurre IN Gate–away.com la figura dell’Happiness Manager?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Svincolarsi sempre più dall’ormai superato concetto di “luogo di lavoro asfittico”; per poter approdare a una concezione più dinamica e creativa del lavoro. Un percorso che l’azienda ha iniziato nel 2019, con la flessibilità dell’orario e l’introduzione del telelavoro quando necessario. L’introduzione di una figura CHO è stata una naturale conseguenza.</span></i></p>
<p><b>Quali sono stati i risultati fin qui ottenuti e quali quelli per il futuro?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Con l’inserimento in azienda di nuove attività/iniziative i dipendenti hanno preso consapevolezza di sentirsi davvero parte dell’azienda e pienamente coinvolti e sono ancor di più consapevoli che Gate-away.com possa ricevere dei benefici effettivi dal loro operato. Ecco alcune iniziative: “Musica in ufficio” scelta ogni giorno dal team; “La stanza delle libertà” dove ciascuno può prendersi una pausa dal lavoro nella modalità che preferisce; le “Riunioni vagabonde” fuori dall’azienda in un posto sempre diverso scelto di volta in volta; “Mi metto nei tuoi panni” per favorire collaborazioni e uno scambio di idee tra vari reparti; “Come fare progetti giocosi”, un vero e proprio incubatore di idee. L’obiettivo a cui lavoriamo per il prossimo futuro è offrire a tutti la possibilità di esprimersi e dare il proprio contributo per stimolare il team e farlo sentire realizzato e felice</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Il manifesto della comunicazione non ostile per allontanare l’odio dalla Rete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’impegno dell’associazione no-profit Parole O_Stili  Nata nel 2016, l’associazione no-profit Parole O_Stili si rivolge a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale è reale” e che l’ostilità in Rete ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone. Grazie all’impegno attivo e all’entusiasmo di circa 300 professionisti, della comunicazione d’impresa e della comunicazione [&#8230;]</p>
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<p><b><i>L’impegno dell’associazione no-profit Parole O_Stili </i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nata nel 2016, l’associazione no-profit Parole O_Stili si rivolge a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale è reale” e che l’ostilità in Rete ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone. Grazie all’impegno attivo e all’entusiasmo di circa 300 professionisti, della comunicazione d’impresa e della comunicazione politica, influencer, blogger, a cui in seguito si sono aggiunti molti insegnanti, studenti, imprenditori, professionisti, si è giunti alla realizzazione del Manifesto sottoscritto oggi da moltissime realtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parole O_Stili oltre ad essere un riferimento per la comunicazione costruttiva in rete, è un progetto di educazione sociale declinato in diversi contesti: per la politica, per la pubblica amministrazione, per le aziende, per l’infanzia, per lo sport, per la scienza e per l’inclusione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I 10 principi di stile racchiusi nel documento, sono un impegno da adempiere per rendere la rete un luogo più sicuro e consapevole per tutti a partire dal primo punto “Il virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”. Gli haters hanno conquistato una ruolo e una popolarità che solo la cultura condivisa della buona comunicazione deve contribuire a contrastare. Le parole sono uno strumento di condivisione, un ponte per comprendere capire e avvicinarmi agli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nato dalla Rete per la Rete, il Manifesto è stato protagonista della quinta edizione del Festival della Comunicazione Non O_Stile dedicata al tema delle “scelte” quelle che ogni giorno vengono fatte, in ambito lavorativo e privato, “di testa, di pancia, di cuore”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tanti ospiti hanno raccontato la loro esperienza, tra questi Cristina Fogazzi volto de L’Estetista Cinica, ha chiarito il ruolo delle digital star e di come diventano intermediari della nostra vita, ma anche di quanto l’odio in rete faccia male a chiunque anche a un personaggio pubblico perché “non è che se apri un profilo Instagram ti danno la pillola dell’insensibilità. L’odio fa male a chi lo riceve. Mi sta antipatica la superficialità: trovo più utile confrontarsi sulle idee che sul colore delle mie scarpe o su come mi sta un vestito.” </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La giornalista Cecilia Sala ha spiegato cosa vuol dire fare social journalism attraverso le storie del conflitto russo-ucraino e dell’Afghanistan e rispondendo al perché abbia scelto di andare quando tutti scappavano – anche se poi di fatto secondo un’analisi di INTWIG, società di Data-Intelligence per Parole O_Stili, solo il 25% dei primi 100 top influencer su Instagram presi in esame nel periodo compreso tra il 24 febbraio e il 21 marzo 2022, si sono esposti sul conflitto (dato equivalente su Tik Tok: 14%), condannando la guerra ed esprimendo il proprio sostegno al popolo ucraino con messaggi e azioni di solidarietà &#8211; fatta eccezione per la polemica tra i Måneskin e Chef Rubio che ha alzato i toni, rappresentando però solo l’1% sui 675 mila contenuti che parlavano di guerra. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Francesca Vecchioni, figlia d’arte e fondatrice dell’associazione no-profit Diversity Lab, ha aiutato a riflettere sul corretto uso dei linguaggi di genere per favorire una visione del mondo che consideri la molteplicità e le differenze come valori e risorse preziose per le persone e le aziende. Dati SWG 2022 rivelano che gay (+7% rispetto al 2019), donne (+4%) e migranti (dato invariato) sono i principali bersagli dell’hate speech con un lieve aumento rispetto al 2019. Crescente l’odio verso i medici (+8%) in seguito alla loro eccessiva esposizione durante il periodo pandemico. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Ogni scelta prevede un’assunzione di responsabilità soprattutto se si è un personaggio pubblico, un influencer o un politico. La parola deriva dal latino ex-legere ovvero separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore, eleggere ciò che par meglio.” – ha detto Rosy Russo, Presidente e founder di Parole O_Stili – “Parole O_stili è la parte migliore della rete. Noi la scegliamo con la testa, un po’ con la pancia ma soprattutto con tantissimo cuore.” </span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6477" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6478" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile_ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>A tu per tu con la scrittrice Giorgia Tribuiani. Evitare il superfluo per tornare all’essenziale della comprensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La comunicazione è alla base dei rapporti umani, insieme all’empatia che colma i vuoti delle parole non dette, che penetra nell’abisso degli altri. Le parole, una dietro l’altra, in fila come le carrozze di un treno, partono da un luogo per arrivare ad un altro, lontano. Durante il viaggio assorbono profumi, sapori e saperi, arricchendosi [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La comunicazione è alla base dei rapporti umani, insieme all’empatia che colma i vuoti delle parole non dette, che penetra nell’abisso degli altri. Le parole, una dietro l’altra, in fila come le carrozze di un treno, partono da un luogo per arrivare ad un altro, lontano. Durante il viaggio assorbono profumi, sapori e saperi, arricchendosi di esperienze, fino a raggiungere la meta: un dialogo ben strutturato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A tal proposito ne parliamo con la scrittrice abruzzese Giorgia Tribuiani, che oltre a scrivere romanzi di successo, insegna scrittura creativa per la Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi e tiene un laboratorio interamente dedicato al dialogo.</span></p>
<p><b>CIAO GIORGIA, CHE PESO HA IL DIALOGO NELLA NARRAZIONE E QUINDI NELLA STESURA DI UN ROMANZO? E CHE ANALOGIE O DIFFERENZE CI SONO CON IL DIALOGO FUORI DALLA CARTA STAMPATA?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il dialogo in una narrazione è tanto più efficace quanto più viene inteso come “trattativa”, ovvero come lo spazio dove i personaggi possono confrontarsi – con i loro obiettivi, con la loro visione del mondo – e mandare avanti la narrazione. Se un dialogo non fa evolvere in alcun modo la relazione tra i personaggi, se non ci aiuta a conoscere il loro punto di vista o a svilupparlo, allora diventa probabilmente macchiettistico, superficiale, e non “serve” la storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa è forse la principale differenza rispetto al dialogo che avviene fuori dalla finzione, dove gli scambi di battute “superflui” sono all’ordine del giorno: in un testo narrativo andrebbero tagliati, così come converrebbe eliminare, all’interno delle battute rimanenti, tutte le ridondanze, le ripetizioni e le esitazioni proprie del parlato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non so se ti è mai capitato di sbobinare una telefonata: c’è veramente tanto di superfluo da un punto di vista contenutistico. Per questo il dialogo non deve imitare il parlato: deve dare la sensazione, l’impressione, che lo stia imitando.</span></p>
<p><b>COME SCEGLI I TESTI DA STUDIARE E I FILM DA VEDERE PER MOSTRARE LE TECNICHE DEL DIALOGO AGLI ALLIEVI?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo molto nell’imitazione come primo passo utile per padroneggiare una tecnica: per questo cerco di selezionare quei dialoghi che possano offrire agli allievi dei validi esempi (di trattativa, per esempio, o di descrizione attraverso il dialogo, o ancora di caratterizzazione dei personaggi) o, a volte, delle buone suggestioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono autori che vedo come riferimenti: per esempio trovo perfetti certi dialoghi di David Foster Wallace o di Bret Easton Ellis, o testi (quasi) interamente basati sul dialogo come </span><i><span style="font-weight: 400;">Tre volte all’alba</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Alessandro Baricco o </span><i><span style="font-weight: 400;">Cosmetica del nemico</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Amelie Nothomb; ma per le mie lezioni prendo a piene mani anche gli esempi offerti dal teatro (penso per esempio ad Alan Bennett o a Bertolt Brecht), dal fumetto (Will Eisner, Gipi), e dal cinema (e qui uno dei maestri è Quentin Tarantino).</span></p>
<p><b>LA TECNICA E’ IMPORTANTE IN QUALSIASI FORMA D’ARTE ANCHE SE ALLA BASE C’E SEMPRE UN TALENTO, MA NON SI RISCHIA DI FAR PERDERE IL CONTATTO CON LA PARTE IRRAZIONALE, CON L’IMMAGINAZIONE?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tecnica è uno strumento molto utile, ma ovviamente in quanto strumento deve rimanere “al servizio” dell’immaginazione, del testo: l’importante è non trasformarla in una gabbia e saper tradire le prescrizioni quando il romanzo o il racconto lo richiedono. Del resto per tradire le prescrizioni con cognizione di causa, in modo da avere dei frutti, è necessario conoscerle.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ti faccio un esempio: tutti noi, quando impariamo a scrivere, apprendiamo le leggi che regolano la punteggiatura, ma può accadere che in un testo narrativo, per ragioni di vario tipo (espressive, enfatiche), ci sia bisogno di inserire un punto dopo un periodo incompleto o di introdurre il discorso diretto senza aprire le virgolette: se io conosco le regole della punteggiatura so quando posso tradirle, so quale effetto sortirò facendolo, so quando dovrò fermarmi per non rischiare di scrivere un testo incomprensibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche Picasso, prima di darsi al cubismo, è stato un pittore “classicissimo” e dotato di incredibile padronanza della tecnica.</span></p>
<p><b>QUALI SONO I PUNTI DI FORZA DI UN BUON DIALOGO? E CHE IMPORTANZA RIVESTE IL MONOLOGO?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un buon dialogo, come dicevamo prima, è un dialogo capace di mandare avanti la narrazione, la storia, e di far evolvere i rapporti tra i personaggi attraverso la “trattativa”: per ottenere questo è necessario lavorare sull’efficacia delle battute, sull’equilibrio tra parole e gesti (per esempio è utile, a meno che il testo non lo richieda, evitare le ridondanze: se un personaggio scuote la testa probabilmente non sarà necessario fargli anche rispondere a voce di no), sulla prossemica (nel dialogo lo scrittore è regista e deve pensare a come far muovere i personaggi sulla scena, a come usare i loro corpi: un “fai come vuoi” detto col sorriso e un “fai come vuoi” detto alzando gli occhi al cielo non hanno lo stesso significato), sui sottintesi e sui sottotesti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il monologo prevede un focus su un unico personaggio e la sua portata varia in base all’utilizzo che se ne vuole fare: possiamo avere invettive, arringhe, apologie, monologhi rivelatori ecc.: in generale (e magari ancor più del dialogo) anche il monologo deve prevedere un cambiamento delle relazioni in gioco, un avanzamento della trama.</span></p>
<p><b>I DIALOGHI SEGUONO L’ATTUALE TENDENZA DI UN MONDO CHE CORRE, DOVE TUTTO DEVE ESSERE VELOCE E LEGGERO?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non saprei: ci sono dialoghi densissimi, carichi di significato e di riflessioni che poco si adattano a un mondo che chiede leggerezza. Penso ai dialoghi di Proust, per esempio, ma anche – per tornare a un autore già citato – ad alcuni scambi di battute scritti da David Foster Wallace.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, sicuramente il dialogo dà spesso una maggiore velocità alla narrazione per una delle proprie caratteristiche intrinseche: mentre il narratore, raccontando, può far passare giorni (basta un “la settimana seguente”), mesi, anni, perfino secoli, il dialogo prevede l’assoluta coincidenza tra tempo del racconto e tempo della lettura (se il personaggio dice: “sono tornato”, per leggere queste due parole impiego praticamente lo stesso tempo di cui, nella finzione, il personaggio necessita per pronunciarle).</span></p>
<p><b>CHI SA DIALOGARE, SECONDO TE, SA ANCHE AMARE?</b> <span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Purtroppo ho ascoltato troppi dialoghi “tra sordi” per poter dire di sì. E probabilmente spesso l’amore ha più a che fare con l’ascolto che con il parlato.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6481" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-importanza-del-comunicare-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6482" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-importanza-del-comunicare-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Alla ricerca della verità: la preziosa lezione di Socrate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riscopriamo il valore del dialogo contro il dogmatismo cieco In questo mio dialogo con il lettore, voglio ricordare la figura di un libero pensatore che ha pagato con la vita per la grandezza delle sue idee. Sono sempre i dissenzienti ad essere messi a tacere, uomini che con forza si oppongono all’ordine prestabilito, pensando autonomamente. [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Riscopriamo il valore del dialogo contro il dogmatismo cieco</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo mio dialogo con il lettore, voglio ricordare la figura di un libero pensatore che ha pagato con la vita per la grandezza delle sue idee. Sono sempre i dissenzienti ad essere messi a tacere, uomini che con forza si oppongono all’ordine prestabilito, pensando autonomamente. Nel clima attuale di oscurantismo, riscopriamo la forza del dialogo, quale strumento per la cura dell’anima. I mass media, univocamente diretti dai padroni, impediscono il confronto dialettico; eludono il libero scambio di idee necessario ad accrescere il pensiero critico. E nel mare del conformismo, nessuna voce fuori dal coro. Socrate, padre del metodo dialogico, esercitava la sua attività filosofica fermandosi ogni giorno a conversare con i concittadini ateniesi. Era solito dialogare indifferentemente con uomini e donne di ogni ceto sociale. Il filosofo affrontava argomenti quotidiani e casuali esaminando le opinioni del suo interlocutore. Inesorabilmente esse venivano dimostrate quantomeno infondate, ma è proprio da quello stallo, cioè dalla consapevolezza di non sapere, che si produce la costante ricerca della verità. Il dialogare socratico non vuole “partorire” alcun dogma, soltanto rimuovere gli ostacoli mentali che impediscono il divenire della conoscenza. Con i suoi dialoghi, Socrate intendeva dimostrare come la ricerca del bene derivi dal confronto costante. Nel Simposio, Alcibiade diletta i commensali con una descrizione minuziosa dell’abilità oratoria del maestro:</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Signori miei, io comincerò a lodare Socrate così, mediante immagini. […] Dico dunque che egli somiglia moltissimo a quei Sileni, messi in mostra nelle botteghe degli scultori, che gli artigiani costruiscono con zampogne e flauti in mano, e che, quando vengono aperti in due, rivelano di contenere dentro immagini di dei. E inoltre dico che egli somiglia al satiro Marsia. […] Marsia incantava gli uomini mediante strumenti, con la potenza che gli veniva dalla bocca […] le sue musiche da sole comunicano ispirazione, perché sono divine. E tu sei diverso da lui solo in questo, ossia che, senza usare strumenti, produci lo stesso effetto con le nude parole”. </span></i><span style="font-weight: 400;">La musicalità dei discorsi socratici è ribadita anche più avanti nel passo: ad essi è riconosciuto il potere di agire come il canto irresistibile delle sirene. Il logos filosofico che incanta non è parola senza musica, ma una parola che ha assunto al suo interno la forza incantatrice della musica. Come riconosce lo stesso Alcibiade, la magia dialettica di Socrate tende al fine più alto, ad un ideale umano di comportamento che si esprime nella bellezza e nella bontà. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il dialogo socratico non offre quindi un’immediata definizione della verità, ma l’affermazione di una istanza critica capace di dissolvere progressivamente l’atteggiamento di passiva adesione alle false apparenze di verità della vita quotidiana; insinuare il dubbio in tutte le opinioni comunemente circolanti e accolte con acritica certezza.</span><i><span style="font-weight: 400;"> “Oh, mio piacevole amico – </span></i><span style="font-weight: 400;">spiega Socrate nel Teeteto</span><i><span style="font-weight: 400;"> – non hai forse sentito dire che sono figlio di una levatrice assai brava e prestante, di nome Fenarete? E che io esercito la medesima arte? È così, ma nessuno sa che io possiedo quest’arte, e la gente, poiché non lo sa, non dice di me questo, bensì che io sono il più strano uomo del mondo, e non faccio che gettare il dubbio nell’animo altrui […] è necessario che le levatrici, più delle altre donne, siano atte a riconoscere chi sia veramente gravida di un figlio e chi abbia solo la falsa apparenza di donna incinta […] orbene la mia arte somiglia a quella delle levatrici. Poter mettere alla prova se la mente del giovane partorisce nullità o menzogna oppure se è gravida di essere e di verità. E anche questo ho in comune con le levatrici, che io personalmente sono sterile di verità […] interrogo gli altri senza dare io stesso nessuna risposta a nessuna domanda […] il dio mi fece ostetrico, vietandomi di generare”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Questo brano descrive la maieutica socratica, cioè l’arte di suscitare negli altri, attraverso il dialogo, la capacità di orientarsi verso la verità. Verità che rimane, comunque, in Socrate, un termine di ricerca, senza mai diventare un’acquisizione definitiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora, nel Carmide, la discussione verte sulla saggezza, e analogo è il procedimento attraverso il quale Socrate smonta la definizione dogmatica del suo interlocutore: per essere vera, la definizione dovrebbe valere sempre, al contrario, il filosofo dimostra come certi ambiti dell’esperienza la smentiscano in parte. Carmide, un giovane di nobili natali, afferma che la saggezza è la calma dello spirito che agisce lentamente, senza precipitazione. Socrate ammette: l’opinione pubblica afferma che i calmi sono i saggi, ma poi, dopo aver concordato che le cose sagge devono essere più belle delle altre, enumera una serie di casi che smentiscono la definizione: </span><i><span style="font-weight: 400;">“A scuola di grammatica è forse più bello scrivere le stesse lettere svelti o lenti? È più bello imparare con facilità o con fatica?”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Dunque, poiché è evidente che la calma in tante occasioni non è una virtù, Socrate riesce a dimostrare che non la si può usare per definire una virtù quale la saggezza. Carmide deve perciò proporre un’altra definizione, ma Socrate lo smentisce con nuovi esempi di casi particolari, così fino alla conclusione del dialogo; e il giovane non sa più cosa è saggio e cosa no. Senza vincitori né vinti, si chiude il confronto, dal momento che nessun interlocutore ha prodotto la vera definizione di saggezza. Ma il vincitore è evidentemente Socrate, che ancora una volta è riuscito a ribadire che la presunzione di sapere, il dogmatismo, sono nemici dell’uomo, e che solo ponendosi in un’ottica di ricerca si può arrivare alla vera conoscenza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6485" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-socrate-maestro-contemporaneo-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Ascolto senza preconcetti: il segreto per non conversare sul nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non mi preoccupo più di essere un brillante conversatore. Cerco semplicemente di essere un buon ascoltatore. Ho osservato che la gente che lo è viene solitamente accolta bene ovunque vada.”  Frank Bettger  Mi hanno sempre detto che parlare è necessario, che c’è bisogno di instaurare un dialogo quando si condivide un ambiente con qualcuno, anche se [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Non mi preoccupo più di essere un brillante conversatore. Cerco semplicemente di essere un buon ascoltatore. Ho osservato che la gente che lo è viene solitamente accolta bene ovunque vada.” </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Frank Bettger </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi hanno sempre detto che parlare è necessario, che c’è bisogno di instaurare un dialogo quando si condivide un ambiente con qualcuno, anche se non ne hai voglia.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perciò da ragazza, anche se la timidezza rendeva la mia vita assai complicata, ricordo che mi impegnavo ad ascoltare senza proferir parola e restavo, pur non condividendo i concetti altrui.  Ero convinta, e lo sono ancora, che riempire spazi con ragionamenti inutili, privi di reale significato, potesse servire ad intrattenere ma non avrebbe determinato la qualità di un discorso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Conversare è delizioso se nasce da uno scambio reciproco di opinioni, se il discorso è costruttivo e interessante ma soprattutto se alla base si pone l’ascolto dell’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mancanza di attenzione ha oggi l’aggravante dei messaggi di testo scritti in pochi secondi e inviati, l’essere smart condensa frasi in emoticon, forme di espressione che descrivono bene la collocazione esatta del tempo che viviamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’arma a doppio taglio per gli introversi che, se da una parte utilizzano il mezzo come supporto e facilitatore per le relazioni sociali, dall’altra non ne verranno mai fuori perché proprio quel veicolo isola, pone le distanze, chiude. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza contare il fatto che quando ci si trova in compagnia, lo smartphone divide, la parola è bloccata, perciò la difficoltà a socializzare per chi è schivo, aumenta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stare ad ascoltare l’altro è diventato difficile, ma anche comunicare con chi non è disposto a dedicare attenzione, chi pensa di sapere già tutto o peggio chi, con la presunzione di insegnare, origina dialoghi scadenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si provasse a mettere in discussione le convinzioni personali, forse si aprirebbe la porta a nuove possibilità. Culture diverse, realtà differenti e diversificati punti di vista arricchiscono modi di vivere e intendere i rapporti interpersonali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In “Non c’è campo” film del 2017 di Federico Moccia, si evidenzia proprio la difficoltà del conversare in assenza di connessione. Racconta di un gruppo di studenti che, durante un viaggio di istruzione, approda in una piccola località del Salento scoprendo che non è possibile utilizzare il telefono perché “</span><i><span style="font-weight: 400;">non c’è campo</span></i><span style="font-weight: 400;">”, la cosa creerà tutta una serie di problematiche legate all’assenza di collegamento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pellicola rimarca la complicazione che sorge quando i ragazzi, costretti al colloquio, non sanno come affrontarlo. La disagiata condizione si conclude poi, dopo la travagliata esperienza, con la consapevolezza che stare insieme solo per il piacere di guardarsi davvero negli occhi e nel cuore, diventa un momento di grande arricchimento interiore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’impossibilità di ricevere e inoltrare spiana la strada dell’apertura verso gli altri, delle confessioni, di nuove confidenze e relazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che il disagio diventa occasione, abbatte barriere e crea alternative, presupposti per costruire nuovi rapporti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accogliere, ascoltare, demolire convinzioni e guardare oltre, possono essere buoni propositi per una nuova e civile convivenza, che sia inclusiva e non si limiti a una sufficiente, estemporanea attenzione, ma a una apertura duratura e profonda. Un cambio di binario in controtendenza che potrebbe apparire azzardato, funge da vivo esempio per cominciare a distogliere lo sguardo da cose futili a favore di quelle semplici come il piacere di trovarsi in una piazza con amici, fino a tarda notte a chiacchierare, lasciando a casa la tecnologia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dovremmo imparare dai bambini che insegnano l’arte di discorrere senza filtri e interferenze esterne, con la purezza della loro età, puliti e non schiavi di preconcetti, loro sì che sanno cosa significa essere veri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Far nascere sorrisi, abbracci e guardare ogni volto senza veli, essendo quel che si è, nudi e nuovi.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Al Niente preferisco l&#8217;Inferno, se non altro per la conversazione.”</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Luciano De Crescenzo</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini </span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6487" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-la-piacevole-scoperta-del-dialogo-vrp.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’archeologia, ginnastica per la saggezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo evoluti grazie alla conversazione, anzi al chiacchericcio. Pensiamo in base al numero di parole che conosciamo e ciò ci permette di far progredire la conoscenza. Il dialogo è fondamentale per l’essere umano, se bene la sua etimologia in greco sia data da ‘dia’ attraversare e ‘logos’ discorso, chi dialoga, in realtà si sofferma [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ci siamo evoluti grazie alla conversazione, anzi al chiacchericcio. Pensiamo in base al numero di parole che conosciamo e ciò ci permette di far progredire la conoscenza. Il dialogo è fondamentale per l’essere umano, se bene la sua etimologia in greco sia data da ‘dia’ attraversare e ‘logos’ discorso, chi dialoga, in realtà si sofferma su qualcosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanta storia sull’importanza del linguaggio per l’evoluzione. L’essere umano ha trovato mille e mille modi per dialogare, anche solo pensando di farlo senza poi riuscirci davvero. Ma anche solo il pensare di poter dialogare con tantissimi individui rende reale, nella testa degli individui, la sensazione del contatto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma concentriamoci sull’archeologia. Sapete quanto questa materia possa insegnare all’uomo del suo passato e del suo futuro, ma in troppi la vedono solo come una materia fine a sé stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando ho iniziato il mio percorso universitario ero fidanzata con un ragazzo che di mestiere faceva il contadino. Lavoro nobilissimo e per certi versi, simile nella sua fisicità a quello dell’archeologo. Mi sentivo in linea con la mia scelta universitaria, finalmente avrei intrapreso il percorso tanto desiderato da quando avevo memoria che mi avrebbe portato ad essere un’archeologa, ma un giorno il mio ragazzo mi disse (con fin troppa spocchia) “Io produco cibo per le persone, tu cosa produci? A che serve l’archeologia?” potete immaginare il motivo per cui è subito diventato ex! Ma la domanda, se posta con curiosità e non con ignoranza sminuente, è davvero un gran bel quesito. L’archeologia produce sapere e il sapere porta alla consapevolezza, alla libertà, alla saggezza. L’archeologia scopre diamanti per la società, è materia di progressione e benessere, di armonia e pace. Più si conosce, meno si ha paura o dubbio nei confronti della vita, più si sta meglio. Ma ciò vale solo se ad usufruire di questa produzione non è solo il singolo ma la società intera. E quindi come far parlare l’archeologia con il mondo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso e volentieri ci si pone questa domanda tra le fila dei più grandi esperti in materia. Per troppo tempo l’archeologia ha parlato solo a sé stessa, rinchiudendosi in sale da convegno piene di tecnicismi atte solo al lustro scientifico, dimenticando totalmente il contatto con il mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E bene, ciò non deve più accadere. La nostra materia deve entrare nel cuore, ma soprattutto nella testa del maggior numero di persone, nel modo più giusto possibile. Troppo spesso sento discorsi basati sullo stupore e sulla meraviglia: persone non esperte, magari appassionati, che millantano popoli e/o opere senza contestualizzarli. Guardatevi da questo perché non fa parte né del sapere né della conoscenza. Cercate di cogliere i contesti per intero non solo informazioni sparute e spaiate. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di storia e archeologia ci si deve sforzare di “disimparare ciò che si è imparato”, di immergersi in mondi con regole e leggi diverse. Bisogna pensare come pensavano, non con il nostro “parere personale”. Chi millanta qualcosa in particolare (se non per un motivo ben specifico) non vi trasferisce sapere ma disinformazione. E dato che la cultura cura la disinformazione fa ammalare il cervello costringendolo a pensare in maniere coercitiva in modo unilaterale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guardatevi da chi favoleggia, ascoltate chi parla di processi. Così come la medicina cura il corpo da una malattia, la spiritualità cura l’anima dalle angosce, l’archeologia cura la mente dall’ignoranza allenandovi a pensare in tanti modi diversi anche su di uno stesso concetto. Ginnastica per la saggezza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6489" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-archeologia-ginnastica-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Immergersi in se stessi per rapportarsi al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non mi sono fatto pubblicità fino ad ora in nessuno dei precedenti articoli, e lungi da me volerlo fare ora alla mia persona. Mi rendo però testimone e rendo voi partecipi di un dialogo che oramai da un anno porto nelle Scuole e in Associazioni private in tutta Italia, con cittadini che mi sorprendono per [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Non mi sono fatto pubblicità fino ad ora in nessuno dei precedenti articoli, e lungi da me volerlo fare ora alla mia persona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi rendo però testimone e rendo voi partecipi di un dialogo che oramai da un anno porto nelle Scuole e in Associazioni private in tutta Italia, con cittadini che mi sorprendono per la voglia di partecipare ad un mio progetto che prende spunto dal mio secondo libro ‘L’Importanza del Volersi Bene’, ne trovare traccia su internet e sui miei social.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Capitemi bene: vi ho detto questo perché vi sto cercando come forse voi state cercando me, o voi stessi attraverso me, attraverso un corso &#8211; ce ne sono altri altrettanto e più validi, non molti devo dire per onestà &#8211; che altro non vuole che mettere in moto una parte di voi che ha bisogno di emergere proprio attraverso questo strumento meraviglioso che è alla base della Felicità o dell’Infelicità di ogni essere umano: il dialogo appunto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché ho fatto queste premesse? Perché il dialogo, o meglio l’ammissione di voler un dialogo con il Mondo che ci circonda, è un passaggio libero, alla portata di tutti, ma per quanto sia anzitutto un congiungimento intimo con la vera parte che vuole (e sa) farci felice, è l’alzata di gamba che più costa ad ognuno di voi: studio questo fenomeno da circa 10 anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo sperimento in prima persona, lo confronto poi con il dialogo in famiglia, il dialogo sociale, il dialogo con il mio corpo, il dialogo con gli elementi naturali, e credetemi, nonostante i buoni propositi, capita, dopo 20 anni di apparente ‘giusta’ direzione, capita, dicevo, non più di 10 giorni all’anno di essere consapevole di aver dialogato veramente, una sola volta, in uno solo degli aspetti prima citati, e per non più di mezz’ora; eppure lì, in quell’estasi, si trova la bussola, si centra tutto, e non si cerca nulla: in quei pochi minuti, si riceve il dialogo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, io so che alcuni di voi stanno comprendendo esattamente le mie parole, anzi, molto sono riusciti ad andare oltre ed essere un tutt’uno con le altre dimensioni che aspettano solo che noi si faccia lo sforzo per vibrare così in alto, così come so invece, che la maggior parte, e lo dico con il massimo dell’umiltà, pensano che tutto questo non sia possibile, o disconoscono la forza di questi momenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché la vita è molto frenetica, perché è piena di distrazioni, perché nessuno ce lo insegna, perché non si ha tempo e quando lo si ha ci si ferma per tirare qualche respiro e recuperare le energie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non c’è nulla, ma nulla, da recuperare, nella vibrazione in cui siamo intendo: se in quella vibrazione abbiamo trovato la stanchezza, non sarà possibile nella stessa vibrazione trovare il recupero, ecco ciò che non ci dicono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immaginate questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Voi nella vita comune che un po’ tutti facciamo, uscite di casa la mattina: il pane lo trovate da una parte, la benzina da un’altra parte, magari vicino a dove comprate il pane ma non nello stesso posto, i vestiti da un’altra parte ancora e così via discorrendo, ecco, così è l’anima. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Voi non troverete mai un dialogo dove avete costruito un non dialogo: ‘ti chiedo scusa, ti perdono’ e tutto torna alla ‘normalità’, per farvi un esempio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E di questo dovete avere paura, di questa normalità: la persona che vi sta chiedendo scusa è la stessa che pochi istanti prima (parlo ovviamente di cose intenzionali ed è un esempio funzionale ad una comprensione immediata) vi ha in qualche modo offeso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Può secondo voi, una persona che solo pochi istanti prima ha fatto l’esatto contrario, cambiare così velocemente punto di vista e azione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi dico, potrebbe, se ci avessero abituati a muoverci velocemente a livello energetico (e quindi di comprensione) potrebbe, ma per come hanno avuto interesse a far girare il Mondo fino ad oggi, pochi possono, e quei pochi hanno comunque bisogno di un processo, più o meno lungo: peccato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, questo è il dialogo: arrivare ad un punto che precede qualsiasi azione perché è l’azione stessa che ci ha portato in quel punto l’unico dialogo che siamo in grado di comprendere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi arriviamo al Sacro, e ci riconosciamo, senza parlare, e da lì inizia un percorso meraviglioso nei confronti di se stessi e degli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che sta succedendo fuori, tutto ciò che sta nutrendo le nostre orecchie, i nostri occhi, i nostri Cuori, viene fatto in funzione di un dialogo che qualcuno, diciamo pure come in un racconto, che ‘le forze del male’, non vogliono che avvenga.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E sapete qual è la più grande forza del male esistente dai tempi che furono?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La paura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quella che devi superare oggi, inizia a superare la paura di dialogare con te stesso, e il dialogo, apparirà a te come per magia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In bocca al lupo!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6493" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-limportanza-del-dialogo-vpr.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6494" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-limportanza-del-dialogo-vpr.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>Pennelli e colori per raccontare attraverso i secoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L'importanza del dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il termine “dïàlogo”, dal latino dialŏgus e dal greco διάλογος, derivazione di διαλέγομαι «conversare, discorrere», indica un discorso, un colloquio fra due o più persone, un confronto verbale inteso come strumento per esprimere sentimenti diversi e discutere idee non necessariamente contrapposte. Da quando abbiamo scoperto l’uso della parola, abbiamo utilizzato il dialogo per esprimerci e confrontarci. Cerchiamo di dialogare anche con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-6358-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/Articolo-68-rec-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/Articolo-68-rec-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/Articolo-68-rec-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine “dïàlogo”, dal latino </span><i><span style="font-weight: 400;">dialŏgus</span></i><span style="font-weight: 400;"> e dal greco διάλογος, derivazione di διαλέγομαι «conversare, discorrere», indica un discorso, un colloquio fra due o più persone, un confronto verbale inteso come strumento per esprimere sentimenti diversi e discutere idee non necessariamente contrapposte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da quando abbiamo scoperto l’uso della parola, abbiamo utilizzato il dialogo per esprimerci e confrontarci. Cerchiamo di dialogare anche con i nostri amici pelosi a quattro zampe (su dai, chi non lo fa).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma il dialogo non si esprime solo attraverso la voce. Si esprime anche e soprattutto attraverso la parola scritta e le immagini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate ai nostri antenati cavernicoli. Per poter comunicare tra di loro disegnavano sulle pareti delle caverne e fortunatamente molti di quei disegni chiamati geroglifici sono arrivati a noi. Con lo scorrere del tempo abbiamo imparato a parlare e siamo anche un po’ migliorati nel disegnare e dipingere, ma abbiamo continuato a dialogare attraverso quelle che oggi sono definite opere d’arte. Così, non essendoci ancora cellulari o reflex, grazie a Leonardo da Vinci abbiamo un’immagine di quella che avrebbe potuto essere l’ultima cena, dove i dodici apostoli conversano tra di loro disposti a gruppi di sei da un lato e dall’altro rispetto alla figura centrale di Cristo, o anche al Veronese che ci ha lasciato un numero considerevole di opere in cui si affollano figure stagliate sullo sfondo di grandiosi prospetti architettonici intenti a conversare tra loro o consumare il proprio pasto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma i personaggi delle opere d’arte non dialogano solo tra di loro. Nelle opere di Piero della Francesca è possibile ammirare personaggi anche secondari che guardano direttamente lo spettatore, come a volergli dire “fai parte anche tu del dipinto”. Il “Battesimo di Cristo” ne è un esempio: nella parte sinistra dell’opera uno dei tre personaggi, quello sullo sfondo, ha lo sguardo rivolto direttamente verso chi lo osserva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E in questo modo i dipinti e le opere d’arte in generale riescono ad esprimere un qualcosa, una sensazione, che varia a seconda di chi si trova ad osservarle.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E c’è chi è riuscito a dare voce vera e propria ai dipinti. Parliamo di Stefano Guerrera, un ragazzo di origini pugliesi che nel 2013 ha iniziato a pubblicare su Facebook per gioco delle foto di dipinti dove ha aggiunto ironiche didascalie in romanesco, che in pochissimo tempo sono diventate virali. Dal gioco è nata la pagina “Se i quadri potessero parlare” che oggi conta 1,3 milioni di followers. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi adesso è facile trovare “L’ultima cena” già citata di Leonardo con la didascalia “sì, ma famo alla romana”, o “Lezione di anatomia” di Rembrandt che cita “in pratica, se si accende il naso, perdi”, chiaro riferimento al gioco da tavolo “L’allegro chirurgo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un modo davvero simpatico ed intelligente di fare ironia utile anche ad avvicinare le nuove generazioni al mondo dell’arte e farle dialogare direttamente con i personaggi.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6496" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-dialogare-con-i-dipinti.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6497" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-dialogare-con-i-dipinti.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/pennelli-e-colori-per-raccontare-attraverso-i-secoli/">Pennelli e colori per raccontare attraverso i secoli</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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