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	<title>L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero? Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Festival dei giovani dell’Appennino: voglia di comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivoluzioni giovanili partono dalle aree interne È un pomeriggio velato quello che mi accompagna nel giorno dell’incontro con Denisa Rizzuto. Un freddo che non vuole allentare la presa. Ad accoglierci è il circolo Futuro Imperfetto di Pescara, Martina apre le saracinesche del locale che trovo ideale per accogliere i nostri discorsi. È un luogo vivo [&#8230;]</p>
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<p><b>Rivoluzioni giovanili partono dalle aree interne</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un pomeriggio velato quello che mi accompagna nel giorno dell’incontro con Denisa Rizzuto. Un freddo che non vuole allentare la presa. Ad accoglierci è il circolo Futuro Imperfetto di Pescara, Martina apre le saracinesche del locale che trovo ideale per accogliere i nostri discorsi. È un luogo vivo il Futuro Imperfetto, scosso sempre dalla presenza dei giovani. Echeggia ancora l’atmosfera di un ritrovo della sera precedente, gli arredi e le pareti restituiscono l’energia di un futuro che è già presente, un futuro che freme dalla voglia di raccontare. Entriamo con la consapevolezza che i luoghi assorbono sempre una parte di chi li vive.</span></p>
<p><b>Parliamo del Festival dei Giovani dell’Appennino, come nasce?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il Festival è nato circa tre anni fa, dopo il periodo covid, quando in cinque ci siamo riuniti per dare vita a qualcosa di più fattivo per i nostri territori. Quello che ci ha accomunati inizialmente è stata la voglia di fare, unita alla consapevolezza della crisi delle aree interne. Istituito il direttivo nel maggio 2021, in soli due mesi, abbiamo dato vita alla manifestazione: Festival dei giovani dell’Appennino. Siamo cinque, e nello STAFF insieme a me, Filiberto Ciaglia, Roberta Di Battista, Dora Cichetti e Davide Moscatelli, ma è un direttivo che si sta allargando per comprendere anche tanti altri ragazzi che insieme a noi si occupano dell’organizzazione. L’Amministrazione di Collarmele ci ha dato pieno sostegno, trovando così terreno fertile per le nostre idee.</span></i></p>
<p><b>Perché avete scelto Collarmele?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Filiberto fa parte dell’Amministrazione comunale di Collarmele; il Sindaco, dopo aver appreso del progetto, si è mostrato subito entusiasta. A Collarmele c’era Piazza dell’Orologio che era stata completamente distrutta dal terremoto del 1915 e da poco ristrutturata era stata inaugurata nell’estate precedente al nostro arrivo. Ci siamo detti: quale posto migliore? Un’amministrazione partecipe, un luogo distrutto e ricostruito. Era l’ambiente adatto per accogliere il Festival.</span></i></p>
<p><b>Ti muovo una critica forse scomoda. Partendo dalle considerazioni di Pasolini nel documentario ‘</b><b><i>La forma della città’ (1974), </i></b><b>noto che Collarmele è tutta nuova. La scelta mi è parsa strana, in controtendenza rispetto all’immaginario consolidato del ‘paese’ che conosce chi vive le aree interne.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Collarmele ha subito ingenti danni dal terremoto del ’15 ma anche grazie al sostegno delle Belle Arti, l’Amministrazione sta cercando di rivalorizzare il patrimonio rimasto attraverso degli studi. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, il Tempio di Santa Maria del Cituro, i Ruderi del monastero di San Nicola, la Torre medievale e la Piazza dell’Orologio. Questo è il luogo che abbiamo scelto, e dal momento che è stata completamente ricostruita, rappresenta per noi un simbolo di rinascita, Collarmele porta con sé l’unione tra antico e moderno. Inoltre, segue le linee dell’anfiteatro, è perfetta per creare confronto.</span></i></p>
<p><b>Che cosa succede durante il Festival?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Di tutto…Durante quella giornata degli sconosciuti entrano in contatto tra loro e riescono a creare sinergie. Noi forniamo solo un luogo mettendoli in contatto, il resto viene da sé. La bellezza delle delegazioni giovanili è la loro capacità di entrare appieno e in autonomia nello spirito del Festival e creano questa rete già attraverso i social. Sono loro a darti la forza per continuare e nonostante gli imprevisti, vedere i ragazzi che ci credono, dando vita a gemellaggi, nuovi progetti, paesi che prendono spunto da altri, restituisce l’idea che quella che stiamo percorrendo è la strada giusta.</span></i></p>
<p><b>È una risposta densa di significato quella di Denisa, avverto un’emozione tangibile e negli occhi il ricordo fresco di quelle mani che si incontrano. La sua commozione mi porta così a chiederle se e quanto crede in una Comunità dell’Appennino. Senza esitazione Denisa:</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sì. E forse presuntuosamente senza voler muovere una critica alle generazioni passate, credo che proprio i giovani saranno in grado di crearla. Ho notato nei giovani l’unione e la volontà di superare barriere che le vecchie generazioni non possiedono. La mia non vuole essere una critica, anzi credo un ragazzo senza l’appoggio di chi ha esperienza forse non riuscirebbe ad avere piena cognizione del problema o delle vie di risoluzione; ma dal canto loro i giovani hanno grande apertura mentale.</span></i></p>
<p><b>Come nasce in te l’amore per il territorio?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Non lo so…</span></i></p>
<p><b>E non te lo sei chiesta?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ho provato a chiedermelo ma credo sia più un sentimento che ti porti dentro. Sono stata diversi anni fuori, ho studiato a Roma. Tornavo ogni quindici giorni e in quel periodo effettivamente l’ho vissuto meno perché finite le scuole superiori avevo proprio voglia di uscire dal paese, la sentivo una realtà molto piccola. Ma già dopo i primi anni di studio sentivo il dispiacere della ripartenza dopo il fine settimana in Abruzzo. Stavo bene a casa, iniziavo a soffrire la frenesia della città. Poi con il covid sono tornata in paese per restare.</span></i></p>
<p><b>Negli abruzzesi il senso di radicamento verso la propria terra è più spiccato.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La nostra è una regione completa, forse è questo a rendere difficile andare e ambientarsi altrove.</span></i></p>
<p><b>Chi sono i ragazzi che partecipano al Festival dell’Appennino?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Chiunque, e molto spesso sono loro a chiedere di partecipare. Hanno voglia di partecipare anche in pochi, gruppi di quattro o cinque ragazzi, ci contattano e raccontano quello che fanno, magari sono piccole realtà nascenti, ma a quell’entusiasmo non possiamo rinunciare. Altre volte siamo noi ad interessarci, scoprendo magari piccole comunità senza un vero proprio tessuto sociale, proponiamo di creare una delegazione per partecipare al Festival. Con Rendinara è andata così, i ragazzi hanno costituito un gruppo che ha partecipato alla prima edizione, da allora il paese organizza tanti piccoli eventi. È positivo quindi che il Festival possa essere l’innesco per creare aggregazione nei paesi quasi completamente spopolati.</span></i></p>
<p><b>Mi pare di capire che non è tanto cosa fanno i giovani, quanto la voglia di partecipare.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sì, è questa la chiave: l’entusiasmo, la voglia di esserci.</span></i></p>
<p><b>Parliamo della prossima edizione del Festival dei giovani dell’Appennino.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Per quest’anno intanto abbiamo reso pubblica la data: il 5 agosto 2023 a Collarmele. Il Festival si svolgerà durante l’intera giornata a Piazza dell’Orologio. Vedremo sempre le delegazioni giovanili abruzzesi alternarsi durante il giorno, cercando anche di allargare la rosa delle delegazioni che arrivano da fuori regione. La richiesta di partecipazione da parte dell’Abruzzo è tanta, la difficoltà di quest’anno sarà cercare di non scontentare nessuno, vorremmo accogliere tutti. Stiamo anche cercando di reclutare ospiti di valore che credano fermamente nella causa o che in qualche modo sono legati ai nostri valori. Persone che riescano a darci risalto senza uscire fuori dal contesto della manifestazione.</span></i></p>
<p><b>Qualche nome?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">È ancora presto…</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10286" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10287" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/festival-dei-giovani-a_s-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Non ti temo più!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:52:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">I comportamenti violenti sono ormai all&#8217;ordine del giorno, e oltre all&#8217;indignazione è necessario intervenire, per disinnescare questa inciviltà e trovare vie innovative per correggere gli errori, anzi gli &#8220;orrori&#8221; che denuncia la cronaca! Come? Per esempio, con la rieducazione al controllo delle emozioni, rivivendo con la drammatizzazione di testi ad hoc le storie sbagliate di bullismo e di cyberbullismo, per entrare proprio come protagonisti nella sofferenza di chi subisce e scardinare la mentalità dei persecutori, che spesso sono a loro volte persone deprivate, non tanto per svantaggi sociali, ma per l&#8217;incapacità di empatizzare con l&#8217;altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché intervenire? Per una questione di civiltà, se non altro! I giovanissimi violenti con i coetanei, diventeranno da adulti possibili autori di atti pericolosi, come le violenze in famiglia, e non saranno cittadini onesti nei vari contesti sociali: tutti siamo coinvolti nel cercare soluzioni, che non sono facili e immediate, ma vanno cercate! Anche perché esistono dei costi, oltre a quelli umani che si riverberano sul rendimento scolastico e lavorativo, e la collettività deve considerare questo aspetto!  Avete pensato alle spese per i processi, spese per i risarcimenti, spese sanitarie? Sì, spese per curare le vittime del bullismo e del cyberbullismo, che si ammalano per lo stress, e quindi hanno bisogno di terapie psicologiche, e nei casi più gravi finiscono nel baratro dei disturbi alimentari, necessitando di ricovero ospedaliero: queste risorse potrebbero essere destinate ad altri scopi, se il problema venisse risolto in tempo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Paola De Giorgi, per esempio, insegnante di scuola secondaria superiore e impegnata nel sociale ha progettato un&#8217;antologia che già dal titolo intriga e attira: “Non ti temo più&#8221;, una serie di piacevoli racconti, che scuotono le coscienze e offrono spunto di riflessione, per lavorare sul cambiamento di mentalità. Il suo progetto ha coinvolto 17 Autori sparsi in Italia e grazie all&#8217;Editore Marco Solfanelli la pubblicazione è arrivata in pochissimo tempo, e con il passa parola dei lettori ha raggiunto un folto pubblico, diffondendosi anche nelle scuole: a Montesilvano, gli alunni hanno realizzato a loro volta una serie di racconti sul tema, e a Città Sant&#8217;Angelo gli studenti hanno fatto riferimento all&#8217;antologia nella loro assemblea di istituto a novembre 2022, e molto altro è ancora in divenire!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Venerdì 14 aprile alle ore 17, nell&#8217;ambito della rassegna di narrativa Latitudini di Pescara, ideata da Rolando D&#8217;Alonzo e dell&#8217;imprenditore e scrittore Franco Pasquale, nell&#8217;accogliente sede di Working House s.r.l. è stata presentata l&#8217;antologia NON TI TEMO PIÙ. Due delle Autrici dei racconti dell&#8217;antologia Non ti temo più, Roberta Zimei, recente vincitrice del Premio dell&#8217;Editoria Abruzzese con il romanzo &#8220;La mammina&#8221;, e Paola Giorgi, insegnante e scrittrice, hanno dialogato con la scrittrice e poetessa Manola Di Tullio e con il pubblico sul tema, perché solo lo sforzo comune può trasformare le situazioni difficili e noi ci crediamo!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"> Paola Giorgi</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10281" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10282" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10283" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/non-ti-temo-piu-c-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Nova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggendo Nova, romanzo finalista del Premio Strega 2022, è bene soffermarsi sul prologo, dove viene menzionato un fatto di cronaca brutale, quando un po&#8217; di anni fa, a Milano, un ghanese di nome Kabobo, uccise a picconate tre persone scelte a caso per strada. Lo ricordate? L’autore si interroga sul perché, le persone precedentemente avvicinate [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Leggendo Nova, romanzo finalista del Premio Strega 2022, è bene soffermarsi sul prologo, dove viene menzionato un fatto di cronaca brutale, quando un po&#8217; di anni fa, a Milano, un ghanese di nome Kabobo, uccise a picconate tre persone scelte a caso per strada. Lo ricordate? L’autore si interroga sul perché, le persone precedentemente avvicinate da lui ma fortunatamente scampate all’aggressione, non abbiano sporto denuncia. Dice che il problema non è questione di scarsa empatia, solidarietà e autismo emozionale, e quindi non un dilemma scontato di indifferenza sociale, o mancanza di altruismo ma sostiene che: &lt;&lt;per quasi tutti noi la violenza è un fatto emotivamente alieno&gt;&gt;. Eppure, il mondo è immerso nella violenza, fisica, verbale, psicologica, lo vediamo tutti i giorni, penserete, e l’ho pensato anche io mentre leggevo quelle poche pagine iniziali, ma scavando dentro di noi, senza arrivare troppo giù, in profondità, troveremo che tutto questo non ci appartenga. Siamo spettatori attoniti! È così che ci vediamo, è così che siamo, proviamo ribrezzo e nausea dinnanzi alla violenza ma pensiamo di esserne estranei: &lt;&lt;per quasi tutti noi è un fatto emotivamente alieno&gt;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fabio Bacà si interroga e ci permette, altresì, di interrogarci su un tema importante, attraverso una scrittura ricercata senza essere ampollosa o leziosa, attraverso pensieri lontani da sterile perbenismo. Grazie al protagonista del suo romanzo, Davide, neurochirurgo stimato, dal carattere mite e gentile, marito perfetto, padre attento, immerso nella quotidianità, ci inoltriamo, nel subconscio di un uomo che si scopre paralizzato dinnanzi all’aggressione verso sua moglie e suo figlio, soccorse, invece, da un impavido sconosciuto. Un evento perturbante, che lo inchioda in una vigliaccheria becera. Poi, da quel giorno, una serie di coincidenze che sembrano quasi delle sincronicità, lo avvicinano a quell’estraneo &#8211; minaccioso nonostante il nobile ed altruista gesto nei confronti della sua famiglia -, spingendolo dentro una metamorfosi oscura. La moglie, che è contraria ad ogni tipo di violenza, inizia a sentirlo sfuggente. Anche il suo rapporto con un vicino fastidioso e molesto, che Davide ha sempre subito e affrontato con la sua solita pacatezza, è cambiato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Finalmente, l’uomo sconosciuto e misterioso viene smascherato da Davide, che lo pedinava, seguendo i segnali di quelle coincidenze, attratto da qualcosa che neanche lui comprendeva e, temeva. Lo scova dunque, e insieme a lui, trova un mondo, ma soprattutto stana se stesso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;La società moderna reprime gli istinti che non comprende o che non le fanno comodo. Inibisce l’aggressività individuale perché ritiene che confligga con l’idea di civiltà. La violenza è un potere ambiguo, che ha bisogno di essere controllato: se non lo domini, dominerà te. E non puoi controllare qualcosa che neghi a priori. Non puoi gestire una parte di te che rifiuti persino di concepire&gt;&gt; gli dice Diego, il misterioso uomo, monaco zen esperto di arti marziali. E dice anche: &lt;&lt;In sostanza, l’uomo non avrebbe mai avuto le risorse necessarie a elaborare le raffinatissime dottrine scientifiche o filosofiche che ne hanno caratterizzato la storia, incluse le ammirevoli speculazioni sull’etica della non violenza, se dall’alba dell’evoluzione non avesse ucciso miliardi di creature per cibarsi della loro carne.&gt;&gt;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La violenza è qualcosa di naturale, legata agli istinti primordiali, racchiusa in quella parte della mente che ricorda una buia e polverosa soffitta, dove gli spiriti dei nostri antenati oziano dimenticati. Dobbiamo saperlo se ambiamo alla mitezza, ad un mondo più empatico ed altruista, dove tutti siamo in qualche modo collegati e dipendenti, gli uni dagli altri, compresa la natura, tutta. Abbiamo un tremendo potere dentro di noi e dobbiamo imparare ad arginarlo, ma per essere in grado di riuscire nell’intento, dobbiamo sfatare i pregiudizi, lasciandolo libero di esporsi. Così, rivelato e denudato, sarà più semplice riconoscerlo, conoscerlo, e combatterlo. Combatterlo per evolverci, altrimenti sarà lui a combattere contro di noi, ma, per annientarci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un romanzo che parla di violenza, non per amore della violenza ma al contrario, per amore della benevolenza. Concludo con una citazione che ho amato: &lt;&lt;Dio ha creato il mondo con la violenza. L’universo si è espanso nel nulla in virtù della pura violenza. Le nostre anime sono state salvate da un atto di violenza&gt;&gt;. L’ho amata perché mi ha donato stupore, perché mi ha spinta a riflettere, a pormi domande. I libri come Nova sono micce di conoscenza, sono stelle che illuminano, sono parole che nutrono, che liberano energia.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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		<title>Il mondo come volontà e rappresentazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La lezione di Arthur Schopenhauer Nel 235 esimo anniversario della nascita di Arthur Schopenhauer, uno dei relativisti che per primo ha saputo scandagliare la sofferenza dell’animo umano, vale la pena, volendo rispondere alla domanda di questo editoriale, di considerare “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Alla volontà altruistica che redime se stessi e gli altri, [&#8230;]</p>
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<p><b>La lezione di Arthur Schopenhauer</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 235 esimo anniversario della nascita di Arthur Schopenhauer, uno dei relativisti che per primo ha saputo scandagliare la sofferenza dell’animo umano, vale la pena, volendo rispondere alla domanda di questo editoriale, di considerare “Il mondo come volontà e rappresentazione”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla volontà altruistica che redime se stessi e gli altri, si rende necessario contrapporre il sano egoismo che salva la vita, e dal momento che è proprio la volontà il male maggiore per l’uomo, la stessa che spinge agli atti più estremi, alla passionalità, la volontà che induce ad aspettative, speranze disattese e delusioni, tanto vale allontanarsene come appunto esortava a fare il filoso. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">&#8220;Il mondo è una mia rappresentazione: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante”. Arthur Schopenhauer</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se il mondo non è altro che una rappresentazione dell’animo umano, dunque strettamente dipendente dalla volontà del singolo, ecco cadere ogni sorta di rappresentazione idilliaca d’amore fraterno. Quello che l’uomo considera un atto di altruismo verso l’altro, quando filtrato dal ricevente è destinato a cambiare proprio perché interpretato da un animo a sua volta mosso da altre volontà. Se quell’altruismo poi, diventa identificazione, allora è il caso di fermarsi. L’amore è il sentimento che meglio incarna questo ragionamento: l’istinto feroce che porta a perdere ogni lucidità, finanche annullare sé stessi per la persona amata; lo stesso sentimento che porta all’identificazione, al dolore, alla disperazione, al fallimento. Si tratta allora di intraprendere un percorso d’amore verso sé stessi, il proprio ‘io’ è l’unica specie dalla quale non si può essere traditi, perché che senso ha donarsi al prossimo se non riconosce quella propensione?</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“La felicità appartiene a coloro che sono autosufficienti. Dato che tutte le fonti esterne di felicità e di piacere sono, per loro stessa natura, altamente incerte, precarie, effimere e soggette alla sorte”. Arthur Schopenhauer</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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		<title>L’altruismo è un aspetto cruciale della vita di relazione.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’altruismo è l’azione che un individuo può compiere a vantaggio di una o più persone senza aspettarsi alcuna ricompensa esterna concreta è un’azione compiuta al fine di beneficiare un’altra persona è il desiderio di aiutare un’altra persona anche se comporta un costo personale e senza l’aspettativa di ottenere qualcosa in cambio. L’egoismo è sempre stato [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’altruismo è l’azione che un individuo può compiere a vantaggio di una o più persone senza aspettarsi alcuna ricompensa esterna concreta è un’azione compiuta al fine di beneficiare un’altra persona è il desiderio di aiutare un’altra persona anche se comporta un costo personale e senza l’aspettativa di ottenere qualcosa in cambio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’egoismo è sempre stato messo in primo piano per individuare una causa ai problemi dell’uomo e della società. Niccolò Machiavelli, considerato il fondatore della scienza politica moderna, intendeva gli eventi storici come ciclici: questo doveva significare che l’uomo avesse un’impostazione di base innata che alla lunga nella storia lo spingesse ad agire sempre nello stesso modo; questa impostazione, diceva il politico, era data da impulsi naturali e di conseguenza immutabili, per lo più egoistici. Quindi, seguendo questa considerazione, l’egoismo risulta essere intrinseco nell’uomo; da ciò il pessimismo di Machiavelli nei confronti della società, destinata ad un incessante peggioramento che solo le buone leggi potevano frenare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismo al bene comune, come dice Dawkins bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun’altra specie ha mai aspirato. C’è davvero bisogno di insegnare l’altruismo per arrivare al bene comune? Dobbiamo quindi arrivare a cambiare la nostra natura che Machiavelli dice essere immutabile? In alcune situazioni ci accorgiamo che in quel determinato momento il bene dell’altro va messo al primo posto rispetto al nostro, perché fare quello altrui comporta anche il nostro bene: ma, così, il bene dell&#8217;altro è condizione del nostro bene. Forse è in questa direzione che dobbiamo guardare per un&#8217;adeguata concezione dell’altruismo e del bene che facciamo gli altri. Se tra mille altruisti nascesse un egoista, alla lunga sarebbe lui a vincere: tutti si prodigherebbero anche per il suo bene mentre lui non sprecherebbe le proprie energie per gli altri. Col tempo diventerebbe il più forte del suo gruppo e nella competizione per la vita trionferebbe, facendo più figli, che a loro volta erediterebbero il suo egoismo, propagandolo ulteriormente. L&#8217;altruismo si estinguerebbe in fretta dalla faccia della terra. Questo pianeta di primati pure </span><i><span style="font-weight: 400;">sapiens</span></i><span style="font-weight: 400;">. L’egoismo individuale e parentale è </span><a href="https://pikaia.eu/evoluti-e-abbandonati/"><span style="font-weight: 400;">spesso imperfetto</span></a><span style="font-weight: 400;">, nel senso che può essere bilanciato da un vantaggio di un gruppo appena più largo, oppure della comunità e di specie. L’evoluzione, infatti, accade a più livelli di selezione ed è ambi o plurivalente: tendiamo a essere meno egoisti e più altruisti quando sentiamo (in teoria e in pratica) di appartenere a un insieme. In un mondo dilaniato da diseguaglianze feroci e da conflitti violenti, abbiamo un grande bisogno di altruismo efficace verso i </span><i><span style="font-weight: 400;">sapiens</span></i><span style="font-weight: 400;"> e il vivente: niente di solo emotivo o istintuale, niente autolesionismi o sprechi. Fare ciascuno di noi più bene possibile in cerchi morali concentrici sempre più ampi: sé stessi, i parenti stretti e allargati, la propria comunità, le proprie scelte di empatia e solidarietà, il proprio contesto istituzionale, gli otto miliardi della propria specie, gli ecosistemi. Certo, è inutile dividerci in buoni e cattivi: ereditiamo dal nostro passato evolutivo la capacità di fare il meglio e il peggio al contempo. Tanto vale allora capire, prima o poi, una volta per tutte, che e quanto conviene donare e donarsi, ognuno attraverso un personale consapevole cammino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bioeticista e ricercatore di filosofia della scienza descrive le basi serie e oggettive per diventare sapienti “donatori”, intelligenti e felici  cioè  possiamo fare del bene o prevenire malori e dolori: chiunque ha la possibilità di salvare o migliorare in modo radicale la vita di decine, se non centinaia, di altre persone che oggi si trovano in una condizione di sofferenza, pericolo o povertà, senza gesti straordinari o eclatanti e senza danneggiare sé stessi o altri. Praticare l’altruismo attraverso il dono o il volontariato può essere un modo per migliorare il proprio carattere e diventare persone più virtuose, informate e in grado di rispecchiare i valori in cui crediamo. In molti casi, quando si agisce per il bene degli altri, si ha un ritorno positivo anche per sé. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>L’altruismo: sogno o realtà?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:44:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi lo chiamiamo altruismo, nel mondo animale si chiama spirito del branco: è esso una nostra caratteristica innata, oppure si è sviluppato con l’evolversi del genere umano? Ma soprattutto, ci piace o non ci piace possederlo? Quest’ultima domanda sembra banale, ma la risposta non è affatto scontata… Noi mammiferi abbiamo questa caratteristica comportamentale da sempre, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Noi lo chiamiamo altruismo, nel mondo animale si chiama spirito del branco: è esso una nostra caratteristica innata, oppure si è sviluppato con l’evolversi del genere umano? Ma soprattutto, ci piace o non ci piace possederlo? Quest’ultima domanda sembra banale, ma la risposta non è affatto scontata…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi mammiferi abbiamo questa caratteristica comportamentale da sempre, ma con l’evolversi del nostro genere, come per tanti altri aspetti comportamentali, abbiamo iniziato a porci domande sul suo carattere quali-quantitativo e a reagire di conseguenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di altruismo fa la sua comparsa con la filosofia positivista di Comte: la definizione che ne era scaturita personalmente mi sembra più vicina all’egoismo di un gruppo che all’altruismo vero e proprio, scevro da vantaggi materiali, se non il benessere psichico di chi esercita quella caratteristica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Successivamente l’importanza dell’altruismo è cresciuta in parallelo col concetto di giustizia sociale: chi ha di più deve metterlo a disposizione degli altri meno fortunati (ma solo una parte, perché del comunismo totalitario non se ne sente proprio il bisogno…). Nell’ultimo periodo questo concetto è sfociato in una spiccata propensione a fare gli altruisti con le risorse degli altri: mi riferisco alle troppe politiche sociali il cui solo scopo è quello di elargire soldi alle fasce sociali deboli (o presunte tali), sprecando così l’opportunità di investire quel denaro in politiche attive per sviluppare l’economia e generare lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro è uno dei principali motivi di benessere mentale delle persone, perciò creare posti di lavoro tramite lo sviluppo dell’economia vuol dire far stare bene il prossimo e, perciò, essere altruisti: tutto ciò è una bestemmia? Lo è sicuramente per i movimenti populisti, basati esclusivamente sull’antico motto latino “panem et circenses”, e per le correnti politiche dominate dal marxismo, che vede il lavoratore alienarsi col lavoro e identificarsi con ciò che produce.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa mia opinione sull’altruismo è sicuramente diversa rispetto a quanto oggi domina il dibattito pubblico, perché le soluzioni semplici (e, spesso, strategicamente inefficaci) sono molto più condivisibili da parte dell’opinione pubblica rispetto a punti di vista nuovi e lontani dal mainstream. Ma se dobbiamo far sognare l’opinione pubblica che si possa rendere immediatamente tutti felici, faremmo deleterio e costoso populismo, col risultato di spreco di risorse e sparizione dell’effimero beneficio dopo poco tempo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ognuno di noi deve contribuire al benessere psicofisico del prossimo, ma in modo definitivo: se una persona è disperata perché ha fame, non dobbiamo solo dargli tatticamente da mangiare, ma dobbiamo insegnargli strategicamente a come procurarsi il cibo. Parlando di qualcosa crudamente attuale in Italia, non è assolutamente altruistico elargire redditi di cittadinanza, sussidi di disoccupazione o cassa integrazione sine die, ma bisogna fornire alle persone la possibilità di sostentamento indipendentemente da elargizioni pubbliche o private. Perché quello non è altruismo, ma è un giogo a cui si tiene legata una parte dell’elettorato, a cui chiedere conto alle varie tornate elettorali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mio pensiero sull’altruismo non ha vasta cittadinanza, ma vedo che ne ha sempre più presso le persone che possiedono le leve della gestione della politica, dell’economia e della società, cioè la cosiddetta classe dirigente. Certo, la fetta di coloro che fingono altruismo è ancora troppo ricca: vi dice niente la valanga di mancati restituzioni delle indennità parlamentari pomposamente annunciate da parte dei “portavoce” stellati, oppure coloro che contestavano l’arrivo di 50 profughi vicino Capalbio?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Basta con le lettere a Babbo Natale, basta con gli annunci sull’altruismo che altri devono dimostrare: essere altruisti richiede serietà e sincerità, prima di tutto con noi stessi, tutto il resto sono vuote e inutili chiacchiere da piazza, reale o virtuale che sia… </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Altrove, il ristorante solidale che abbraccia il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Pastore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Situato nel quartiere Garbatella di Roma, Altrove ha un’anima solidale, un progetto culinario dove il cibo è in grado di abbattere i muri “Porte aperte sul mondo” è il motto del ristorante Altrove di Roma, realtà figlia del CIES Onlus, Centro Informazione ed Educazione allo Sviluppo, che da più di 30 anni promuove l’inclusione sociale [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Situato nel quartiere Garbatella di Roma, Altrove ha un’anima solidale, un progetto culinario dove il cibo è in grado di abbattere i muri</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Porte aperte sul mondo</span></i><span style="font-weight: 400;">” è il motto del </span><b>ristorante Altrove di Roma</b><span style="font-weight: 400;">, realtà figlia del </span><b>CIES Onlus</b><span style="font-weight: 400;">, Centro Informazione ed Educazione allo Sviluppo, che da più di 30 anni promuove l’inclusione sociale di donne, giovani vulnerabili, migranti, seconde generazioni, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e il cui scopo primario è proprio quello di comunicare, attraverso il cibo, la bellezza delle varietà culturali e delle singole identità, in una </span><b>visione che fa delle differenze il punto di forza.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qui </span><b>etica, multiculturalismo, solidarietà e inclusione sociale</b><span style="font-weight: 400;"> sono gli ingredienti principali che rendono speciale la cucina di Altrove. Il ristorante ha aperto nel 2017 con l’obiettivo di offrire una </span><b>proposta gastronomica senza confini</b><span style="font-weight: 400;">: proprio come lo è la squadra (dalla cucina alla sala troviamo professionisti di tante parti del mondo e d’Italia) guidata dalla executive chef </span><b>Barbara Agosti</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Noi non facciamo ‘cucina etnica’ perché questi termini non significano niente. Tutte le cucine sono ‘etniche’. Una cucina è etnica nel momento in cui sposa una tradizione ed è espressione di una cultura culinaria, è etnica quando rappresenta il percorso agroalimentare di un paese. La nostra è una cucina che sposa diversi sapori e tradizioni, diverse scuole e le mette assieme per creare un piatto speciale</span></i><span style="font-weight: 400;">” così si racconta Altrove. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La diversità come ricchezza quindi, anche sulla tavola. Da Altrove lavorano giovani provenienti da tutto il mondo anche grazie al </span><b>progetto di formazione di gastronomia interculturale “MaTeChef”</b><span style="font-weight: 400;">. Un progetto solidale, totalmente gratuito, che ha l’obiettivo di creare posti di lavoro e professionalità per i soggetti più deboli quali: rifugiati, minori non accompagnati e giovani italiani che vivono condizioni di disagio. Un vero e proprio percorso formativo condotto da chef professionisti che garantiscono figure della ristorazione quali aiuto-cuoco, aiuto-pasticcere e operatori di sala-bar all&#8217;altezza del compito. Ciascun beneficiario del progetto frequenta 90 ore di corsi professionali di ristorazione lungo un periodo di tre mesi prima di iniziare a lavorare nel ristorante. Per le 100 ore di formazione-lavoro gli apprendisti ricevono una retribuzione, affinando e mettendo in pratica al contempo le capacità acquisite durante il corso. Ciò non contribuisce soltanto ad accrescerne l’autostima e le opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, ma dà anche sollievo e supporto finanziario alle loro famiglie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altrove, grazie all’esperienza della chef Agosti, propone </span><b>piatti che fanno fare il giro del mondo e aprono nuove rotte</b><span style="font-weight: 400;">, capaci di sconfinare, sperimentare e combinare sapori, culture e tradizioni gastronomiche differenti, dando vita ad una cucina al tempo stesso locale e globale. Una cucina che parte da Roma, viaggia per molte regioni italiane, attraversa l’Oriente, l’Africa e il mondo, per poi tornare nella Capitale, e più precisamente nel cuore popolare di Roma: Garbatella/Ostiense.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i piatti di Altrove è possibile trovare: Norma incontra Babaganoush (Tonnarello artigianale al pomodoro, crema di melanzane, basilico, melanzane fritte, ricotta salata), Cacio&amp;Pepi (Tonnarello artigianale acqua e farina, pecorino romano, blend di 7 pepi: Madagascar, Sarawak, Tellicherry, Penja, Assam, Malabar, Pepe nero italiano), La coda incontra il cacao (Coda in umido servita con riso speziato, grue di cacao, sedano croccante), Orient Express (Pollo fritto e saltato in padella con julienne di verdure, riduzione di balsamico ed erbe aromatiche servito con riso basmati speziato), Kulfi (Semifreddo alla vaniglia, zafferano e cardamomo con granella di pistacchio iraniano, salsa inglese profumata alla rosa, gelée di passion fruit). </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Piera Pastore</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10265" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-altrove-ristorante-solidale-s.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’altruismo ambientale ci rende migliori e più felici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Vedere i volontari di Legambiente ogni anno pulire alla vigilia dell’estate le nostre spiagge in tutta Italia è un gesto d’amore e rispetto per la Natura e, allo stesso tempo, verso tutti noi che ne usufruiamo. E per fortuna non sono i soli esempi: da chi presta servizio sulle rompighiaccio, alle molte Ong, oppure [&#8230;]</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vedere i volontari di </span><i><span style="font-weight: 400;">Legambiente</span></i><span style="font-weight: 400;"> ogni anno pulire alla vigilia dell’estate le nostre spiagge in tutta Italia è un </span><b>gesto d’amore e rispetto per la Natura</b><span style="font-weight: 400;"> e, allo stesso tempo, verso </span><b>tutti noi che ne usufruiamo</b><span style="font-weight: 400;">. E per fortuna non sono i soli esempi: da chi presta servizio sulle rompighiaccio, alle molte </span><b>Ong</b><span style="font-weight: 400;">, oppure il </span><i><span style="font-weight: 400;">WWF</span></i><span style="font-weight: 400;">, la </span><i><span style="font-weight: 400;">LIPU</span></i><span style="font-weight: 400;">, solo per citare i nomi più noti ai più. Spesso sono attività faticose, ma anche una delle </span><b>forme di volontariato</b><span style="font-weight: 400;"> più altruistiche, accanto a quelle che si prendono cura delle persone che maggiormente hanno bisogno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ha spiegato Papa Francesco: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.</span></i><span style="font-weight: 400;">”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quel grande </span><b>valore aggiunto</b><span style="font-weight: 400;"> – tutto umano – che genera specie nelle attività connesse all’</span><b>ambiente</b><span style="font-weight: 400;"> in generale un fattore di accelerazione della </span><b>qualità della vita della collettività</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un qualche modo lo sono anche quelle piccole attività – certo più lunghe a produrre effetti e meno appariscenti – come la </span><b>raccolta differenziata</b><span style="font-weight: 400;">, ridurre gli </span><b>sprechi</b><span style="font-weight: 400;">, comprare di meno. Uscire il più possibile dalla </span><b>spirale consumistica</b><span style="font-weight: 400;"> in senso lato che per tanti anni è stata è un vero e proprio</span> <b>stile di vita</b><span style="font-weight: 400;">: anzi spesso la consacrazione di essere arrivati… non era più solo un solo aver raggiunto l’ambito </span><i><span style="font-weight: 400;">status quo</span></i><span style="font-weight: 400;">, ma sentirsi vivi solo attraverso quei comportamenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi la </span><b>sensibilità</b><span style="font-weight: 400;"> è assai cambiata: si è compreso come anche quei momenti di compensazione emotiva che il consumismo portava con sé ci concedevano soltanto la parvenza di momenti di </span><b>felicità</b><span style="font-weight: 400;"> reali e duraturi. In realtà gli effetti – questi sì davvero duraturi – oggi appaiono chiaramente come quelli che hanno messo e stanno mettendo a rischio il futuro di tutti noi, specie delle future generazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma sono proprio i più </span><b>giovani</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; in grande numero e insieme, come dimostrano il successo dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Friday For Future</span></i><span style="font-weight: 400;"> – che stanno orientando a</span><b> gusti e azioni più sostenibili</b><span style="font-weight: 400;">. Anche il loro condividere queste </span><b>forme di protesta</b><span style="font-weight: 400;"> è un segno – per certi versi che ci riporta alle atmosfere sessantottine – di una rivoluzione culturale, comportamentale che è collettiva, altruistica e che in qualche modo profuma di felicità futura dal momento che ci migliora la vita.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
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		<title>L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà vero?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ così vero che non posso non ricordare, a questo proposito, la famosa espressione di Baden Powell, fondatore dello scoutismo, che amava ripetere: “il modo migliore per essere felici è procurare la felicità agli altri”. Baden Powell era nato nel 1857 nei pressi di Londra e morì nel 1941 nel Kenya, quindi cessò di vivere [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">E’ così vero che non posso non ricordare, a questo proposito, la famosa espressione di Baden Powell, fondatore dello scoutismo, che amava ripetere: “il modo migliore per essere felici è procurare la felicità agli altri”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Baden Powell era nato nel 1857 nei pressi di Londra e morì nel 1941 nel Kenya, quindi cessò di vivere a 84 anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una vita avventurosa, la sua, che potremmo distinguere in due momenti: quello di ufficiale dell’esercito britannico, colonnello di cavalleria, difensore di Mafeking nella guerra dei Boeri in Africa e, poi, quello di geniale inventore di un movimento di bambini, di ragazzi e di giovani che si diffuse in ogni angolo della Terra, con il nome, appunto, di scoutismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Baden Powell può senz’altro essere definito un altruista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tanto è vero che fu lui a sostenere che ogni ragazzo, al termine della giornata, avrebbe dovuto compiere una “buona azione”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi si adoperò perché dagli otto ai ventun anni, i soggetti in età evolutiva, avessero un ambito educativo in cui riconoscersi ed esprimersi, soprattutto vivendo all’aria aperta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora ideò il “lupetti e le coccinelle”, poi “gli esploratori e le guide” ed infine “i rovers e le scolte”: questo lungo percorso avrebbe poi consentito al giovane, ormai formato, di conseguire un ruolo di “capo” e di dedicarsi, a sua volta, alla crescita dei bambini e dei ragazzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attraverso la sua “filosofia educativa” Baden Powell, che tutti gli scouts del mondo poi soprannominarono affettuosamente B.P. cominciò a rendersi conto che stava concependo qualcosa di grandioso: un rapporto tra il soggetto in età evolutiva e la Natura, creando nell’animo di chi si preparava ad essere adulto, uno spirito “ecologista” in tempi in cui fenomeni come quelli attuali, dai mutamenti climatici all’effetto “serra”, sarebbero ancora al di là da venire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adoperarsi in favore degli altri, destinare una parte del proprio tempo perché altri siano a proprio agio, perché tornino a sorridere, quando casomai stanno attraversando un momento di fragilità e di debolezza mentale e fisica, è un modo di concepire la vita intesa in senso generoso e dunque, altruistico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Del resto, siamo pieni di esempi di persone che, pur impegnate in attività scientifiche o artistiche, politiche o professionali o imprenditoriali, dimostrano o hanno dimostrato di saper testimoniare l’apertura ai bisogni degli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi viene da pensare a Rita Levi Montalcini che fino a 101 anni guidava laboratori per giovani ricercatori e non lesinava indicazioni, suggerimenti e offriva prospettive.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Margherita Hack che, dopo aver diretto per molti anni, l’Osservatorio Astronomico di Firenze, si batté perché le fosse rinnovata la patente, in quanto avrebbe dovuto accompagnare con l’auto il proprio coniuge, infermo sulle gambe.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Renzo Piano, che si prodigò alla progettazione di un nuovo ponte per Genova, dopo che quello ideato da Morandi crollò sul fiume sottostante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Brunello Cucinelli, che come imprenditore, si immedesimò nella condizione dei propri operai, al punto di distribuire in loro favore le plusvalenze del titolo quotato in Borsa.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
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		<title>La formula della felicità esiste?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti siamo nati per essere felici, ma a volte la felicità sembra un’illusione! La pandemia prima e ora la guerra nel cuore dell’Europa, oltre alle varie emergenze denunciate dagli esperti, stanno instillando il dubbio che la felicità, che sembrava a portata di mano con il progresso raggiunto e le innovazioni tecnologiche, sia svanita nella nebbia!  [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Tutti siamo nati per essere felici, ma a volte la felicità sembra un’illusione! La pandemia prima e ora la guerra nel cuore dell’Europa, oltre alle varie emergenze denunciate dagli esperti, stanno instillando il dubbio che la felicità, che sembrava a portata di mano con il progresso raggiunto e le innovazioni tecnologiche, sia svanita nella nebbia! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non fermiamoci ancora una volta alle apparenze, ma analizziamo la realtà più attentamente!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il successo “costi quel che costi”, magari anche facilmente raggiungibile per scorciatoie discutibili, il culto dell’immagine, le relazioni basate solo sul proprio tornaconto sono idee che hanno dimostrato ormai tutta la loro fragilità, e questo potrebbe essere un risultato positivo, per insegnarci che la felicità è un impegno, un percorso, non una conquista facile e soprattutto richiede una cura continua nel tempo! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’ormai lontano 1954, lo psicologo Abraham Maslow spiegò con la famosa immagine della piramide dei bisogni umani l’importanza crescente delle risposte necessarie, per raggiungere la realizzazione di sé, quindi la felicità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, Maslow spiega che una volta soddisfatti i bisogni primari legati al cibo e alla salute, subentra la necessità di sicurezza, di avere relazioni, di sentirsi stimati e rispettati, per arrivare con la maturità ad avere risposte ai bisogni spirituali di bellezza, giustizia, di trascendenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le sue conclusioni sono valide ancora oggi: chi può contare su una buona rete di relazioni, prima ancora che sulle sicurezze economiche, sviluppa la resilienza in modo efficace, della serie “la ricchezza non fa la felicità”, ma avere veri rapporti umani… sì! Esprimere noi stessi senza fingere, “spenderci” nel costruire relazioni, permette di moltiplicare la soddisfazione che si può sperimentare dalla realizzazione dei nostri progetti: in breve, è la formula per diventare felici!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il vuoto esistenziale dipende dalla solitudine, che si può superare solo lavorando su se stessi, aprendosi agli altri, anche se questo richiede di uscire dalla nostra comfort zone, scontrarsi magari, ma per incontrarsi veramente, non per sfruttare le situazioni e poi…mollare gli ormeggi!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vera felicità viene dall’equilibrio interiore, una conseguenza del rispetto per sé e per gli altri, che abbiamo a volte messo da parte, abbagliati dal principio della coerenza solo con quello che si desidera, nella convinzione di potersi realizzare sganciati dai legami forti, dalle responsabilità sgradite: l’impatto con le difficoltà ha dimostrato l’errore di valutazione, perciò si deve cambiare rotta!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per costruire la felicità autentica, bisogna superarsi, uscire da una logica ristretta e provare a vivere una sfida antica: “Tutto quello che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Lc 6,31).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si può fare! Facciamolo!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Paola Giorgi</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-formula-della-felicita-esiste/">La formula della felicità esiste?</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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