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	<title>La polemica Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>“…meno male che Silvio c’è…” (o no?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 19:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Repubbliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi della generazione X, ma anche quelli della Y, abbiamo vissuto la prima Repubblica, la sua traumatica fine, la nascita della seconda Repubblica e la sua altrettanto traumatica fine ed una attuale transizione verso qualcosa che a me così chiaro non è: è la terza Repubblica? E’ la seconda Repubblica 2.0? In questo contesto, inoltre, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Noi della generazione X, ma anche quelli della Y, abbiamo vissuto la prima Repubblica, la sua traumatica fine, la nascita della seconda Repubblica e la sua altrettanto traumatica fine ed una attuale transizione verso qualcosa che a me così chiaro non è: è la terza Repubblica? E’ la seconda Repubblica 2.0? In questo contesto, inoltre, come condizionerà il futuro politico la dipartita di Berlusconi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima Repubblica: dopo la 2° guerra mondiale un positivo sentimento di rinascita ha pervaso la nostra società, avendo come apice i favolosi anni ’60, stoppati dalla crisi petrolifera del 1973, poi completati con i “moderni” anni ’80. In questo periodo, dopo un inizio estremamente delicato della nostra storia repubblicana, la Democrazia Cristiana è stata una costante di governo: essa rappresentava il legame tra potere temporale e potere spirituale, era tanto caro al popolo italiano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi un bel dì, nel febbraio del 1992, in tv annunciano l’arresto di Mario Chiesa, un politico di area PSI, per aver intascato una tangente come presidente del Pio Albergo Trivulzio: da lì partì l’Armageddon della prima Repubblica. La procura di Milano iniziò una serie di indagini che scoperchiarono un sistema di tangenti a livello nazionale che colpì praticamente tutto l’arco costituzionale: le successive tornate elettorali, tutte ravvicinate dalla brevissima vita dei governi che si formarono nei 18 mesi successivi, portarono al successo della Lega e alla crescita del MSI, alla scomparsa della DC e del PSI, mentre il PCI, che stava già cambiando pelle e nome (PDS), perse una parte minore di voti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1994 la discesa in campo di Berlusconi spariglia ancor di più le carte in tavola e inizia una nuova era politica, anche grazie al cambiamento della legge elettorale, che da proporzionale pura passa a maggioritaria con correttivo proporzionale al 25% e soglia di sbarramento al 4% (alla Camera).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nuova era politica ha visto Berlusconi diventare un protagonista costante dell’agone politico: si sono succeduti tanti leader in questi 30 anni a destra e a sinistra, ma nessuno ha avuto sempre i riflettori puntati come lui. Aggiungo, pure troppo: avrebbe potuto ritirarsi alcuni anni fa, rimanendo come padre nobile di Forza Italia, ma l’ego ipertrofico, peculiarità del personaggio, non gli hanno fatto fare quell’auspicabile passo indietro, che magari avrebbe cambiato le sorti del suo partito e delle coalizioni di cui ha fatto parte (almeno in questi ultimi 10 anni).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Nel frattempo si sono succeduti vari cambiamenti del sistema elettorale: quello attuale è del 2017 ed è chiamato Rosatellum, dal nome del suo relatore Ettore Rosato. Ovviamente le nuove leggi elettorali hanno portato a drastici cambiamenti di strategie politiche in termini di alleanze: pensate solo alle schizofreniche maggioranze che si sono succedute durante la scorsa legislatura (quella iniziata nel 2018). E’ qui che personalmente individuo l’inizio della terza Repubblica (o la 2.0?): dopo il successo del M5S (!!!) nasce il governo Conte I, sostenuto dall’alleanza giallo-verde dei grillini e dei leghisti, gruppi politici che se ne sono dette di tutti i colori durante la campagna elettorale, colpiti poi entrambi amnesia fulminante di massa! Ad agosto 2019 le inopinate minacce di Salvini portano alla crisi di governo e alla nascita del Conte II: nasce il governo giallo-rosso, sostenuto ancora dai grillini, accompagnati del PD. Fino al giorno prima c’erano stati scambi di querele tra questi due partiti (ricordate l’affaire Bibbiano?) e in 24 ore quell’acredine è scomparsa come neve al sole ed è scoppiato l’amore…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Basandosi su uno scaltro ed efficace calcolo politico, Renzi e Italia Viva (spin off della parte più moderata del PD) mandano in crisi il governo Conte II e, nonostante i proclami della sinistra (“C’è solo un candidato come presidente del consiglio e il suo nome è Conte”) e grazie alla paura di tornare ad una vita senza ribalta e denaro di buona parte dei parlamentari grillini, nasce il governo Draghi: tutti insieme appassionatamente, tranne Fratelli d’Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche qui, schizofrenia a go go e nell’estate 2022 grillini, leghisti e forzisti decidono di finire il governo Draghi (il quale fece un meraviglioso discorso e li mandò tutti a farsi benedire, ma con uno stile unico…), si indicono le elezioni e arriva la prima donna presidente del Consiglio in Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa lascia la seconda Repubblica? Fondamentalmente disaffezione dei cittadini verso la politica: fino all’inizio degli anni ’80 l’affluenza alle urne è stata del 90%, nel 2022 del 64%.  A causa di ciò abbiamo subito governi di personaggi in cerca d’autore che hanno sviluppato prebende parassitarie elettoralistiche (come il reddito di cittadinanza) e sprechi di denaro che hanno contribuito all’impennata inflattiva (come il bonus 110%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro lascito della seconda repubblica è il voto d’impulso senza analisi e approfondimento di programmi: slogan populisti senza approfondimento di tempi, modi e risorse economiche di implementazione hanno primeggiato in pseudo-confronti politici in televisione, in cui ho rafforzato il mio dubbio della efficacia del suffragio universale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mio innato ottimismo però mi fa pensare che (finalmente) qualche politico abbia ripreso ad essere ragionevole: Meloni che NON attua buona parte del suo programma elettorale populistico, ma che saggiamente prosegue sulla falsariga della famosa agenda Draghi mi fa sperare in positivo al riguardo. Il supporto che le forze del Terzo Polo forniscono di volta in volta alle proposte del governo di cui NON fanno part, ma  da loro ritenute ragionevoli, sono un altro segnale incoraggiante. I sindaci di area PD che hanno sostenuto la riforma Nordio sulla parte relativa all’abuso d’ufficio è un ulteriore segnale positivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chissà se la dipartita di Berlusconi porterà una riduzione strutturale della conflittualità politica e genererà una specie di “solidarietà nazionale” che permetta alla nostra nazione di continuare (e magari accelerare) la risalita economica iniziata dal governo Draghi: certo, neo-armocromici e stellini e stelline non remano in quella direzione, ma le inversioni a 180° viste nella legislatura precedente non mi fanno escludere nulla…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiudo con una semplice esortazione: </span><b>andate a votare sempre!</b><span style="font-weight: 400;"> Non facendolo, lasciate il vostro destino nelle mani del vicino di casa demente, del collega d’ufficio depensante o del compagno di palestra superficiale: questi personaggi poi fanno danni e voi non avreste nessun diritto di lamentela.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Meditate, gente, meditate…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11493" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La sanità deve essere (sempre) più a gestione privata?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina di oggi e la telemedicina di domani]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Come a volte mi succede sarò impopolare, ma credo che la sanità debba essere sempre più privata: è il modo più efficace per renderla più efficiente in termini di produttività e in termini di costi. E non accetto la replica relativa alla presunta accessibilità solo da parte di persone abbienti, perché nei fatti così non sarebbe (anche se oggi lo è) e vi spiego il perché.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Varie fonti (camera.it, quotidianosanita.it, ansa.it, ecc.) asseriscono che la spesa annua per il SSN si avvicina ai 130 miliardi di €, se a questi aggiungiamo circa 40 miliardi di sanità privata a pagamento, il tutto fa circa 170 miliardi, cioè quasi 3.000 € a cittadino. Ovviamente questa è la media del pollo di Trilussa, ma serve a capire di quali costi parliamo per ogni singolo cittadino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guardando al rapporto costi/livello di servizio offerto, le persone garbate direbbero che ci sono delle opportunità di miglioramento in termini di utilizzo dei fondi spesi, io che sono meno garbato dico che ci sono degli sprechi veri e propri che, fino a quando ci sarà gestione pubblica, non spariranno. Certo, ci sono delle splendide eccezioni, ma il livello medio non è sicuramente da antologia. Mi è ben chiaro inoltre che bisognerebbe approfondire le analisi per centro di costo (personale, prodotti farmaceutici, consumi diversi dai farmaci, farmaceutica convenzionata, assistenza medico-generica da convenzione, altre prestazioni sociali in natura da privato), ma per il ragionamento che condivido con voi, rimarrei sui macro numeri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se ogni cittadino venisse dotato di 3.000 € con il quale stipulare polizze di assicurazione sanitaria, il mercato in questione avrebbe molti più clienti e le proposte a disposizione sarebbero piuttosto ricche (sicuramente più di oggi, che con una platea di clienti ben più limitata ha dei costi specifici più elevati). Oggi il 25% degli italiani ha una polizza sanitaria integrativa (fonte assinews.it), ma se avessimo tutti a disposizione da parte dello Stato i 3.000 € di cui sopra, (esclusi magari coloro che hanno la polizza come benefit contrattuale – quadri e dirigenti d’azienda – e i nuclei familiari con reddito cumulato alto, ad es. oltre i 200.000 €), chiunque potrebbe usufruire di strutture sanitarie private, in cui gli sprechi sarebbero ben inferiori, se non completamente assenti rispetto alla groviera del SSN. Ovviamente tutto ciò si riverbererebbe positivamente sulla qualità del servizio, perché ci sarebbe sana concorrenza e noi potremmo scegliere dove essere clienti (sì, in quel caso lo saremmo), nè più nè meno di come si fa col parrucchiere, col ristorante, col supermercato, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E se qualche struttura sanitaria avesse pochi clienti? Sarebbe costretta a migliorare il servizio per attrarne altri, oppure sarebbe portata alla chiusura, esattamente come un ristorante dove non si mangi bene, oppure un supermercato che non offra il giusto rapporto qualità/prezzo, oppure un meccanico che non sia abbastanza veloce e capace di riparare le vetture. Vi risulta che un ospedale pubblico chiuda per scarsezza di qualità del servizio offerto? Vi risulta che un medico o un infermiere lavativo vengano licenziati in una qualunque struttura pubblica? Già non sarebbe facile in una privata, figuriamoci nel pubblico: d’altronde fino a quando la </span><span style="font-weight: 400;">meritocrazia</span><span style="font-weight: 400;"> non avrà reale cittadinanza nell’apparato statale (vedi i premi a pioggia a chiunque), alternative migliori non ne vedo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come si fa con la medicina di territorio, laddove non ci fosse abbastanza concentrazione demografica tale da giustificare la presenza di strutture private in termini di conto economico? In questo caso entra in gioco la tecnologia e il PNRR: con i fondi europei dovremmo implementare la cosiddetta Urban Health, che si basa su Case della Comunità, il Medico di Medicina Generale, l’Infermiere di Famiglia e di Comunità. Insisto sull’aspetto gestionale privato: i professionisti del settore oggi non accettano di lavorare facilmente nell’ambito pubblico a causa di turni pesanti e di stipendi non elevati, ma con una gestione privata e una politica dei redditi </span><span style="font-weight: 400;">meritocratica</span><span style="font-weight: 400;"> si otterrebbero dei risultati decisamente superiori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ciò che riguarda la tecnologia, la teleassistenza e la telemedicina devono diventare quanto prima un patrimonio comune nazionale. Come recitano le linee di indirizzo nazionali della telemedicina, essa offre equità di accesso all’assistenza, migliore continuità delle cure, maggiore efficacia, efficienza e appropriatezza, contribuendo al contenimento della spesa (perciò alla salvaguardia del conto economico). La telemedicina è già una splendida realtà in varie nazioni europee, permette tele-visite, tele-consulti, tele-monitoraggi e tele-assistenza: essa consente risparmi di vari miliardi rispetto alla gestione “analogica” dell’assistenza sanitaria. Una interessante e fruibile sintesi la si trova su </span><a href="https://www.agendadigitale.eu/sanita/telemedicina-come-farla-in-italia-le-tecnologie-le-finalita-un-modello-possibile/"><span style="font-weight: 400;">https://www.agendadigitale.eu/sanita/telemedicina-come-farla-in-italia-le-tecnologie-le-finalita-un-modello-possibile/</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per concludere, sono poco fiducioso che l’iper-sindacalizzato e appiattito apparato sanitario statale possa velocemente ammodernarsi ed essere gestito con logiche dettate dall’efficienza, dalla produttività e dalla </span><span style="font-weight: 400;">meritocrazia</span><span style="font-weight: 400;">, logiche che governano le aziende private, incluse quelle in ambito sanitario. Detto ciò, credo che ci dovremmo indirizzare verso la privatizzazione dei servizi in questione, così da renderli decisamente più efficienti ed efficaci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo discorso si può facilmente estendere ad es. alla scuola o ai servizi di trasporto pubblico. Un esempio:  perché diamine nessuno a Roma si è mai degnato, in barba al Regolamento Europeo 1370/2007</span><span style="font-weight: 400;">, </span><span style="font-weight: 400;">di mettere a gara l’appalto dei trasporti pubblici urbani, per giunta in presenza di un assenteismo giornaliero medio nell’organico dell’ATAC pari al 18%?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa polemica però la conservo per i prossimi articoli…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11151" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La lealtà, ovvero il vero rispetto per sé stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vale la pena essere leali?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tempo terreno che ci è concesso è inestimabile, perciò non bisognerebbe sprecarne nemmeno un millesimo di secondo, motivo per cui i nostri pensieri non dovrebbero perdersi ad inseguire rimorsi di comportamenti inadeguati: quale modo migliore di evitare questo se non essere sempre coerenti e leali e quindi vivere in pace con sé stessi? Avere [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il tempo terreno che ci è concesso è inestimabile, perciò non bisognerebbe sprecarne nemmeno un millesimo di secondo, motivo per cui i nostri pensieri non dovrebbero perdersi ad inseguire rimorsi di comportamenti inadeguati: quale modo migliore di evitare questo se non essere sempre coerenti e leali e quindi vivere in pace con sé stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avere la lealtà come orizzonte di vita vuol dire scegliere se affrontare situazioni dialetticamente e umanamente spigolose, oppure se dare residenza in un angolino della nostra mente a rimorsi e rimpianti per non aver detto sempre la verità, per non aver tenuto il punto in certe situazioni o per aver fatto indirettamente del male al prossimo a causa dell’incoerenza scaturita dall’assenza di lealtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A tal riguardo voglio sottolineare la differenza tra lealtà e coerenza: esse si tangono, ma non sono la stessa cosa, né sono due facce della stessa medaglia. La lealtà richiede necessariamente coerenza, ma non si può affermare l’opposto, cioè la coerenza non si porta per forza dietro la lealtà: purtroppo qualcuno è coerente (con sé stesso), ma non leale…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La lealtà è uno stile di vita, trasparente e “spensierato”, ma non sempre sereno: bisognerebbe insegnarlo sin da piccoli, praticandolo coerentemente nella quotidianità. Basata com’è sulla verità, la lealtà non prevede in nessun modo l’utilizzo della menzogna, ma le (rarissime) bugie dette a fin di bene non ci faranno certo diventare dei filibustieri incoerenti e traditori: se motivate dal pragmatico detto “il bene è nemico del meglio”, rarissime bugie servono a massimizzare i benefici effetti della lealtà stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia chiaro, la precedente affermazione non vuole in nessun modo giustificare l’abnegazione a sani principi di vita, quali la correttezza e la trasparenza nei confronti del prossimo (chiunque esso sia), ma semplicemente vuole tenere conto della realtà vissuta e delle sue condizioni al contorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro punto di riflessione scaturisce quando si cambia opinione su certi temi e argomenti: se si ammette di aver fatto precedenti errori di valutazione, la lealtà non viene assolutamente meno, anzi le qualità morali della persona vengono ulteriormente esaltate, perché l’ammissione di un errore è essa stessa una dimostrazione di trasparenza e di forza d’animo. Anche questa prerogativa non sempre è praticata: un esempio? L’aggressività di certi gruppi politici nei confronti delle posizioni di supporto all’Ucraina rispetto all’invasione subita dal sanguinario inquilino del Cremlino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una parte di questi movimenti nasce da posizioni vetero-comuniste di stampo sovietico, perciò antiamericane (vedi ad es. le bandiere della NATO bruciate durante le manifestazioni per la pace di imbarazzanti e deleteri pacifinti): costoro sono gli eredi di chi nel 1956 inneggiava ai carri armati sovietici in Ungheria. Per mantenere posizioni coerenti con i loro nonni, non esitano a giustificare l’invasione e la distruzione di una nazione: la loro mente malata segue la filosofia che dice che il nemico del mio nemico è un mio amico, giustificandone le nefandezze di qualunque genere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò non ha a che fare ovviamente con la coerenza, ma solo con frustrazione e dabbenaggine, o con un mix di entrambe le caratteristiche: la prima prevale in coloro che sognavano la bandiera dell’URSS sul Quirinale, la seconda in coloro che acriticamente seguono il pifferaio magico di turno che pontifica su qualunque argomento dia visibilità e potere, pur non avendone contezza (ovviamente mi riferisco ai connazionali che hanno votato un gruppo di perfetti sconosciuti che, senza arte né parte, si sono trovati proiettati nell’agone politico e hanno partorito aberrazioni quali il reddito di cittadinanza, il bonus 110% et similia).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche stavolta mi è scappata la polemica, ma ne vale la pena: la lealtà è un argomento troppo importante per non esprimere chiaramente le proprie opinioni, o no? </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>La reattiva elasticità italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 15:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Siamo tutti Fantozzi?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ah, se non fossimo così critici con noi stessi! Quanti pregi abbiamo, noi italiani, che non sottolineiamo mai abbastanza? Se mitigassimo la nostra innata attitudine a criticare tutto ciò che ci riguarda e a non sottolineare le nostre virtù, le caratteristiche socio-economiche del Paese sarebbero diverse (e, magari, migliori)? Credo che quanto scritto sopra derivi [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ah, se non fossimo così critici con noi stessi! Quanti pregi abbiamo, noi italiani, che non sottolineiamo mai abbastanza? Se mitigassimo la nostra innata attitudine a criticare tutto ciò che ci riguarda e a non sottolineare le nostre virtù, le caratteristiche socio-economiche del Paese sarebbero diverse (e, magari, migliori)?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che quanto scritto sopra derivi da una certa pigrizia mentale di base che caratterizza noi Italiani: pensiamo ad es. a quando basiamo le nostre intenzioni di voto solo sullo slogan letto su un manifesto elettorale (oppure, peggio, non andiamo a votare perchè “tanto sono tutti uguali”). Oppure pensiamo a quando ci sentiamo inadeguati se non adottiamo le linee di vita dettate dal mainstream delle star dello spettacolo: questo senso di inadeguatezza si potrebbe superare molto facilmente chiedendoci quale vantaggio concreto porterebbe a noi stessi adottare questo o quello stile di immagine o di abbigliamento. E’ molto più facile che il vantaggio (finanziario) lo abbiano le star di cui sopra…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo atteggiamento ci ha anche portato, come nazione, negli ultimi decenni a farci dettare troppo spesso l’agenda da altri a livello internazionale: ci siamo accorti solo negli ultimi anni di quanto fosse importante avere i giusti rappresentanti in sede UE (vi sblocco un ricordo: l’imbarazzante performance del deputato ex-M5S Giarruso di qualche tempo fa) e i giusti responsabili alla Farnesina (un altro ricordo: un sodale del personaggio precedente che chiamò il leader cinese non Xi Jinping, ma Xijin Ping, per giunta in un inglese a dir poco imbarazzante: non comment).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti sono portati a dare la responsabilità di questa leggera narcolessia mentale all’avvento delle televisioni commerciali e all’abbassamento di livello sia degli argomenti che dello spessore di ancorwomen e ancormen televisivi: soprattutto nell’ultimo lustro ci sono stati davvero troppi ciarlatani chiamati a disquisire di argomenti a loro completamente sconosciuti, magari basando le loro teorie su quanto gli avesse detto il proprio meccanico o l’idraulico di fiducia (mi riferisco ad un terzo sodale dei due menzionati prima), il tutto solo per una presunta potenziale share di ascolto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pur sembrando il quadro sconfortante, io ho una visione positiva: quando noi italiani ci avviciniamo al baratro, sfidiamo noi stessi ad avvicinarci il più possibile al vuoto, poi quando stiamo per caderci dentro e pensiamo che tutto sia perduto, colpo di reni e saltiamo sull’altro lato! Il tutto non perché ci sia un calcolo ben preciso, ma solo per il sanissimo istinto di sopravvivenza che ci contraddistingue. Ciò è successo ad es. dopo la seconda guerra mondiale, quando dalle macerie i nostri nonni hanno costruito il miracolo italiano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo periodo storico non credo che il baratro sia così vicino, ma la leggera narcolessia mentale che regna sottotraccia lo sta facendo avvicinare: cosa serve per far sì che non si debba arrivare al pericolo estremo per farci svegliare e farci correre più degli altri? Serve il sussulto di un’entità mitologica spesso invocata in vari consessi: la classe dirigente italiana. Questa entità ha un difetto atavico che la contraddistingue: è composta figurativamente da molti membri, ma non univocamente individuati, perciò quando si parla di essa si usa la terza persona singolare, ma non nomi propri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io provo ad individuare qualche sottogruppo dell’entità: capitani d’impresa, CEO del mondo bancario, ma soprattutto la classe politica, senza distinzione di bandiera. Porto un nome come esempio: il Terzo Polo. Pur non facendo parte dell’attuale compagine governativa, i loro rappresentanti non fanno opposizione di bandiera, ma costruttiva: le proposte del governo che essi ritengono valide, vengono comunque supportate e non rimandate aridamente al mittente, come fa un altro partito che dichiara apertamente di voler essere un problema per il governo in carica… Soprattutto il Terzo Polo, per la stragrande maggioranza delle proposte da essi generate, indica chi fa cosa, quando, come e con quali fondi: tutto il contrario, ad es., di coloro che annunciarono la sconfitta della povertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La politica deve impostare la destinazione sul sistema di navigazione nazionale (settando anche le condizioni al contorno, prima tra tutti il rafforzamento del sistema scolastico e la relativa partnership con le aziende), le imprese devono guidare seguendo la strada tracciata, percorrendola utilizzando il carburante fornito dal sistema finanziario: è una descrizione semplicistica, ma per scrivere le leggi della meccanica classica si è partiti dalla mela caduta in testa a Newton…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Nord vs Sud: davvero sono diversi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 15:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Divari Nord-Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pur essendo meridionale, una delle cose che mi infastidiscono è la continua dicotomia tra settentrione e meridione: basta con questa litania! E’ a dir poco inutile continuare a sottolineare le differenze antropologiche, sociali, economiche, ambientali, culturali, culinarie, religiose, e chi più ne ha, più ne metta. Il sud Italia è stato pesantemente condizionato dalla dominazione [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Pur essendo meridionale, una delle cose che mi infastidiscono è la continua dicotomia tra settentrione e meridione: basta con questa litania! E’ a dir poco inutile continuare a sottolineare le differenze antropologiche, sociali, economiche, ambientali, culturali, culinarie, religiose, e chi più ne ha, più ne metta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sud Italia è stato pesantemente condizionato dalla dominazione borbonica, che non chiedeva molte tasse ai cittadini, ma che parallelamente non stimolava la crescita di attività produttive o industriali, impedendo di fatto la nascita di quella borghesia operosa, che ha permesso invece lo sviluppo all’epoca dell’attività d’impresa del nord-ovest italiano. Un esempio di questa differente mentalità lo dimostra l’approccio all’agricoltura: estensiva al sud, intensiva al nord, quest’ultima a maggior valore aggiunto rispetto alla prima. D’altro lato, dopo l’unificazione d’Italia, i debiti contratti dai Savoia per lo sviluppo delle infrastrutture del Piemonte sono stati assorbiti all’interno del debito pubblico del nascente Regno d’Italia: al nord ne hanno preso i benefici, ma i soldi li abbiamo messi tutti insieme. Ma questa è un’altra storia, né può essere una accettabile giustificazione per piangersi addosso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cultura impressa dall’impero borbonico era dura da sradicare, sicuramente più di quella presente nello Stato Pontificio, i cui territori, in pochi anni dall’unità d’Italia, iniziarono uno sviluppo simile a quello settentrionale, abbandonando perciò una forma mentis anch’essa poco orientata alla creazione di aziende e di ricchezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei decenni successivi il divario tra nord è sud è aumentato, anche a causa della forte emigrazione, che toglieva forza lavoro dal meridione e la rafforzava al nord, che continuava a produrre ricchezza. Avviciniamoci velocemente alla seconda metà del XX secolo: il dopoguerra è stato caratterizzato dall’istituzione di enti statali che hanno provato ad incentivare lo sviluppo delle attività al sud, primo tra tutti la Cassa del Mezzogiorno. Questi enti hanno permesso l’aggancio del “miracolo italiano” da parte del meridione, ma hanno anche sprecato troppi soldi in imprese e attività le cui assunzioni venivano indirizzate dai politici e dai sindacati, magari in aree prive delle necessarie infrastrutture, perciò destinate ad un inesorabile fallimento e al conseguente spreco di risorse pubbliche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facciamo un altro salto temporale e arriviamo ai giorni nostri. Noi meridionali continuiamo ad essere attratti dalle sirene dei partiti che promettono prebende in cambio di voti: il famigerato reddito di cittadinanza e il parallelismo con la distribuzione dei voti del M5S ne è la riprova (vedi ad es. gli studi CISE-LUISS). Un’altra riprova è il fatto che, ad es., sia stato mandato alle ortiche (guarda caso dalla forza politica appena menzionata, purtroppo di concerto con l’amministrazione regionale pugliese) il piano di salvataggio Accelor-Mittal dell’ILVA di Taranto: questo piano avrebbe tenuto attivi migliaia di posti di lavoro, invece il tutto è stato sostituito dal supporto statale della CIG per i dipendenti dell’azienda, ovviamente a carico delle casse dello Stato.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo questa breve cronistoria, arrivo crudamente al punto: troppi meridionali non hanno ancora deciso di abbandonare la mentalità assistenzialistica che caratterizza la nostra terra da generazioni. Pur riconoscendo una serie di problematiche ambientali, prima tra tutte i territori influenzati dalla malavita organizzata, è inaccettabile continuare a sentire gente che si lamenti dell’assenza di lavoro, che chiede solo sussidi o che lavora solo in nero (e a questi ultimi pagheremo la pensione, pur non avendo essi stessi versato contributi pensionistici).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho sentito troppi piccoli imprenditori (alcuni anche dichiaratamente di sinistra) lamentarsi del fatto che non si trovano lavoratori, anche non qualificati: ci sono stagionali che vogliono lavorare in nero per non perdere sussidi, ci sono potenziali apprendisti che preferiscono stare a casa invece di imparare un mestiere, ecc. Io stesso nella mia esperienza professionale ho commissionato e finanziato un piano nazionale per la ricerca di meccanici (anche senza esperienza) per la rete delle officine di una casa automobilistica, ma è stata una fatica immane e poco proficua, anche nelle province del sud.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sono leghista della prima ora, né ho mai votato per quel partito, così come mi sono altrettanto distanti le plateali manifestazioni di qualunque colore politico a difesa e in aiuto di questi o di quei “perseguitati dalla sfiga”: è ora di dire basta a questo stato di fatto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualunque cosa sia successa nel passato a detrimento del nostro meraviglioso meridione, non va più brandita come arma per la richiesta di “risarcimenti morali”: la nostra terra ha dato i natali a personaggi notevoli della cultura, della politica, dell’impresa, dello sport e dell’arte, perciò non abbiamo nulla da invidiare in termini di capacità intellettive a chicchessia. L’ulteriore riprova è il successo professionale che tanti conterranei tuttora raggiungono al di fuori della terra natia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ giunto il momento di esprimere tutto il nostro potenziale e di mandare a quel paese le sirene di chi ci promette una vita mediocremente serena con un sussidio qua e là, con la prospettiva di una pensione sociale anticipata, con una quotidianità senza infamia e senza lode. Basta!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi decide di sottostare alle logiche di protettive di una certa politica non ha nessun diritto di replica, perché decide di non vivere e di delegare ad altri le scelte di vita. A tutti gli altri rinnovo la mia esortazione di tirare fuori il meglio di sé stessi e di far finalmente risplendere il sud dell’Italia quanto effettivamente merita. Dobbiamo attirare le imprese, con la voglia di dimostrare le nostre capacità lavorative, accettando positivamente di parlare di produttività e non parlando solo di diritti, come fa una certa parte di sindacati che persegue sempre il livellamento salariale dei lavoratori, verso il basso&#8230; Soprattutto in questo particolare momento storico, con tutte le possibilità offerte dal PNRR, sarebbe delittuoso non provare a farlo, o no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Bonus 110%? Solo ed esclusivamente un incommensurabile malus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 17:22:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Super bonus o molto malus?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ve lo scrivo sin da subito: stavolta la polemica sarà chiara come il sole, per niente edulcorata. Tutti noi (forse) vogliamo difendere il nostro pianeta, tutti noi vorremmo strategie politiche atte a contribuire allo stimolo economico, che sfoci poi in una auspicata (non da tutti) creazione di posti di lavoro. Troppo spesso però le cose [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><span style="font-weight: 400;">Ve lo scrivo sin da subito: stavolta la polemica sarà chiara come il sole, per niente edulcorata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti noi (forse) vogliamo difendere il nostro pianeta, tutti noi vorremmo strategie politiche atte a contribuire allo stimolo economico, che sfoci poi in una auspicata (non da tutti) creazione di posti di lavoro. Troppo spesso però le cose vanno in modo opposto ai buoni propositi iniziali (in questo caso molto, ma molto teorici), quasi sempre a causa di personaggi che si credono degli statisti, ma che hanno meno acume e visione strategica di un venditore di frigoriferi al Polo Nord.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">110%, ovvero spendi 100 per dei lavori su uno o più dei tuoi immobili e lo Stato, cioè </span><span style="font-weight: 400;">tutti noi che paghiamo le tasse</span><span style="font-weight: 400;"> (che NON corrispondiamo a tutti gli italiani che lavorano), ti rimborsa come credito di imposta tutto il costo da sostenere, aggiungendoci anche una mancetta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul sito dell’Agenzia delle entrate è descritto in modo chiaro ed esaustivo chi ha diritto ad avere questi soldi e come può ottenerli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo questa legge, proposta dal movimento politico guidato da un comico che non fa più ridere nessuno da tempo e sostenuta da un partito che aveva una certa tradizione politica ormai completamente persa per strada, ha dimostrato subito quello che realmente fosse: una tavanata galattica! (cit. Ezio Greggio)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo dal fatto che chi ne ha usufruito, non spendendo un centesimo, non si è minimamente preoccupato del costo dei lavori in questione, perciò i lavori sono lievitati esponenzialmente, anche perché la proporzione tra domanda e offerta dei materiali si è immediatamente e ampiamente sbilanciata verso la prima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Aggiungendo il fatto che gli incapienti hanno potuto cedere il credito ai fornitori o ad intermediari finanziari (le banche, gli istituti assicurativi, la Posta, ecc.), la platea si è allargata a chiunque, evasori fiscali compresi, i quali hanno continuato a dichiarare redditi ridicoli, ma hanno potuto incassare subito quanto speso, in barba alla loro incapienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ultimo, ma non ultimo, è stata ufficiosamente creata quella che i movimentisti di cui sopra auspicavano: una moneta parallela a quella corrente, in quanto cedibile facilmente e velocemente (questi personaggi in origine erano anti UE, poi hanno fatto decine di giravolte e attualmente, credo, siano europeisti).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A corollario del tutto, il livello dei controlli, esclusi gli ultimi mesi, è stato praticamente inesistente. Cosa ne è scaturito? Un contributo importante all’incremento dell’inflazione, la nascita di partite iva senza arte né parte, con contorno di una serie di truffe da far accapponare la pelle.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, un distillato in purezza di ignoranza legislativa, dabbenaggine culturale e mire di incremento di base elettorale. La stessa identica considerazione la si può fare pur un’altra genialata: ovviamente parlo del famigerato reddito di cittadinanza. Lapalissiano dire che questo obbrobrio è stato partorito dalle stesse menti movimentistiche siderali, in questo caso supportate da un partito che annovera tra le proprie fila degli amministratori locali spesso capaci, ma che ha un direttivo nazionale che spesso fa a gara di baggianate col movimento di cui sopra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste due iatture legislative hanno mostrano la totale assenza di strategia di sviluppo economico da parte dei soggetti politici che l’hanno messe in piedi, perché si è pensato solo ed esclusivamente al “pasto gratuito” per il gregge elettorale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi siete chiesti quante scuole e quanti ospedali avrebbero potuto essere costruiti o ristrutturati con quella montagna di denaro? Vi siete chiesti quante borse di studio o quanti sgravi per creazione di posti di lavoro si potevano fare con quei soldi? Quanti elettori conoscono la differenza tra politiche attive del lavoro e sussidi a pioggia?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi sta venendo acidità di stomaco? Ho raggiunto il mio obbiettivo: ricordatevene quando andrete a votare. Soprattutto andate a votare sempre, che la mente dei personaggi politici menzionati prima continua a partorire non politiche attive di sviluppo, ma solo pericolose e moderne versioni di “panem et circenses”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche stavolta, meditate, gente, meditate…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10297" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-bonus-110-solo-malus-p.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’altruismo: sogno o realtà?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:44:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi lo chiamiamo altruismo, nel mondo animale si chiama spirito del branco: è esso una nostra caratteristica innata, oppure si è sviluppato con l’evolversi del genere umano? Ma soprattutto, ci piace o non ci piace possederlo? Quest’ultima domanda sembra banale, ma la risposta non è affatto scontata… Noi mammiferi abbiamo questa caratteristica comportamentale da sempre, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Noi lo chiamiamo altruismo, nel mondo animale si chiama spirito del branco: è esso una nostra caratteristica innata, oppure si è sviluppato con l’evolversi del genere umano? Ma soprattutto, ci piace o non ci piace possederlo? Quest’ultima domanda sembra banale, ma la risposta non è affatto scontata…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi mammiferi abbiamo questa caratteristica comportamentale da sempre, ma con l’evolversi del nostro genere, come per tanti altri aspetti comportamentali, abbiamo iniziato a porci domande sul suo carattere quali-quantitativo e a reagire di conseguenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di altruismo fa la sua comparsa con la filosofia positivista di Comte: la definizione che ne era scaturita personalmente mi sembra più vicina all’egoismo di un gruppo che all’altruismo vero e proprio, scevro da vantaggi materiali, se non il benessere psichico di chi esercita quella caratteristica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Successivamente l’importanza dell’altruismo è cresciuta in parallelo col concetto di giustizia sociale: chi ha di più deve metterlo a disposizione degli altri meno fortunati (ma solo una parte, perché del comunismo totalitario non se ne sente proprio il bisogno…). Nell’ultimo periodo questo concetto è sfociato in una spiccata propensione a fare gli altruisti con le risorse degli altri: mi riferisco alle troppe politiche sociali il cui solo scopo è quello di elargire soldi alle fasce sociali deboli (o presunte tali), sprecando così l’opportunità di investire quel denaro in politiche attive per sviluppare l’economia e generare lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro è uno dei principali motivi di benessere mentale delle persone, perciò creare posti di lavoro tramite lo sviluppo dell’economia vuol dire far stare bene il prossimo e, perciò, essere altruisti: tutto ciò è una bestemmia? Lo è sicuramente per i movimenti populisti, basati esclusivamente sull’antico motto latino “panem et circenses”, e per le correnti politiche dominate dal marxismo, che vede il lavoratore alienarsi col lavoro e identificarsi con ciò che produce.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa mia opinione sull’altruismo è sicuramente diversa rispetto a quanto oggi domina il dibattito pubblico, perché le soluzioni semplici (e, spesso, strategicamente inefficaci) sono molto più condivisibili da parte dell’opinione pubblica rispetto a punti di vista nuovi e lontani dal mainstream. Ma se dobbiamo far sognare l’opinione pubblica che si possa rendere immediatamente tutti felici, faremmo deleterio e costoso populismo, col risultato di spreco di risorse e sparizione dell’effimero beneficio dopo poco tempo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ognuno di noi deve contribuire al benessere psicofisico del prossimo, ma in modo definitivo: se una persona è disperata perché ha fame, non dobbiamo solo dargli tatticamente da mangiare, ma dobbiamo insegnargli strategicamente a come procurarsi il cibo. Parlando di qualcosa crudamente attuale in Italia, non è assolutamente altruistico elargire redditi di cittadinanza, sussidi di disoccupazione o cassa integrazione sine die, ma bisogna fornire alle persone la possibilità di sostentamento indipendentemente da elargizioni pubbliche o private. Perché quello non è altruismo, ma è un giogo a cui si tiene legata una parte dell’elettorato, a cui chiedere conto alle varie tornate elettorali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mio pensiero sull’altruismo non ha vasta cittadinanza, ma vedo che ne ha sempre più presso le persone che possiedono le leve della gestione della politica, dell’economia e della società, cioè la cosiddetta classe dirigente. Certo, la fetta di coloro che fingono altruismo è ancora troppo ricca: vi dice niente la valanga di mancati restituzioni delle indennità parlamentari pomposamente annunciate da parte dei “portavoce” stellati, oppure coloro che contestavano l’arrivo di 50 profughi vicino Capalbio?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Basta con le lettere a Babbo Natale, basta con gli annunci sull’altruismo che altri devono dimostrare: essere altruisti richiede serietà e sincerità, prima di tutto con noi stessi, tutto il resto sono vuote e inutili chiacchiere da piazza, reale o virtuale che sia… </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10268" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/1-l-altruismo-sogno-o-realta-p.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Energia nucleare: inferno o paradiso?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 16:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Fusione nucleare: Speranza o illusione?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Scopro subito le mie carte: la produzione di energia nucleare NON è un potenziale Armageddon, né con la fissione, men che meno con la fusione nucleare. Sono francamente stufo di vedere orde di talebani green scagliarsi contro questa forma di energia, brandendo come arma l’incidente di Chernobyl oppure, ancora peggio, quello di Fukushima: il primo dovuto ad errori tecnici di progettazione e strutturali, uniti all’errore umano, il secondo ad un evento naturale a dir poco anomalo e più unico che raro (uno tsunami con onde alte 14 metri!) che ha provocato la morte di 2 persone, </span><span style="font-weight: 400;">non per le radiazioni</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel primo caso, le associazioni ambientaliste ebbero gioco facile per far pressione sui vari governi per la chiusura delle centrali nucleari. Il nostro Paese, a causa del risultato del referendum popolare indetto inopinatamente sull’emotività del momento, rinunciò alla produzione di energia nucleare, ambito in cui l’Italia era una delle eccellenze mondiali: le facoltà di ingegneria nucleare italiane hanno sfornato delle menti eccelse internazionalmente riconosciute, che ovviamente non hanno avuto eredi…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel secondo caso, una statista del calibro di Angela Merkel dovette soccombere anch’essa alla pressione emotiva dell’opinione pubblica e pianificò lo spegnimento anticipato delle centrali nucleari tedesche, a causa del quale i teutonici (e noi insieme ad essi) si sono poi legati mani e piedi all’importazione del gas russo per la produzione di energia elettrica: oggi loro (e noi) ne pagano le enormi conseguenze economiche e geopolitiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I talebani di cui sopra ci dicono che se avessimo foreste di pale eoliche ed enormi distese di pannelli solari, accompagnate da pletore di batterie per l’immagazzinamento dell’energia prodotta, salveremmo il pianeta dai danni provocati dal genere umano. Ci sono una miriade di fatti e numeri oggettivi che confutano questo mondo ideale (ad es. vi dice niente il fatto che 8 delle prime 10 aziende mondiali produttrici di pannelli solari siano cinesi?): è sacrosanto il principio di proteggere la natura, ma farlo in modo demagogico produce più danni che benefici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un esempio al riguardo: siccome l’estrazione delle materie prime e la produzione di pannelli solari e di pale eoliche avviene nella maggioranza dei casi in nazioni che hanno legislazioni ambientali praticamente inesistenti rispetto a quelle occidentali, in particolare quelle europee, il bilancio degli inquinanti è drasticamente meno vantaggioso rispetto alla teoria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un secondo motivo per cui abbiamo bisogno di altre fonti di energia è la continuità di produzione: tale caratteristica non è garantita in nessun modo dal vento o dal sole, se non accompagnate da batterie di stoccaggio di energia, che però necessitano dell’estrazione di altri metalli e della relativa produzione delle batterie stesse (quasi sempre in Paesi asiatici, dove gli ambientalisti sono più rari delle mosche bianche).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le 109 centrali nucleari europee attive producono il 25% di tutta l’energia elettrica necessaria al continente (fonte Infodata Il Sole 24 Ore), con punte del 66% per la Francia, nazione che poi la rivende anche a noi italiani: in pratica la foglia di fico di non avere centrali nucleari sul nostro territorio viene poi spazzata via dall’importazione dalla Francia, dalla Slovenia o dalla Svizzera di energia prodotta con la tecnologia tanto aborrita dai talebani green nostrani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda sorge spontanea: non facevamo prima a tenerci le centrali nucleari, magari chiedendo ulteriori rafforzamenti dei criteri di progettazione e di sicurezza, senza buttare via l’acqua sporca con tutto il bambino? La risposta dovrebbe essere pleonastica, ma con certi bipedi (e relativa claque, soprattutto politica), che pensano di salvare il mondo ad es. imbrattando opere d’arte, non si è ancora trovato il codice di comunicazione da essi comprensibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure dovrebbe essere facile capire che, se per produrre i pannelli e le pale a noi venduti, i cinesi stanno aprendo (saggiamente) decine di centrali nucleari e (disgraziatamente) anche decine di centrali a carbone o a lignite, il pianeta non è esattamente in sicurezza: non è meglio avere delle centrali nucleari sul nostro territorio, affiancate anche dalla produzione eolica e solare, per renderci autonomi da regimi non esattamente amici?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando scrivo di questi argomenti mi viene un minimo di sconforto nei confronti del genere umano, poi per fortuna il mio innato ottimismo mi lo fa passare velocemente e riprendo a scrivere…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10052" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/energia-nucleare-inferno-paradiso-p-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La vita infinita degli ideali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 16:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Conformati]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un evergreen del dibattito quotidiano di qualunque epoca è la scomparsa degli ideali: spesso questa è la posizione delle persone con più esperienza di vita nel giudicare il comportamento delle nuove generazioni, ma è davvero così? Un primo punto fondamentale da considerare è il tempo che le persone hanno per comprendere l’importanza di avere degli [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Un evergreen del dibattito quotidiano di qualunque epoca è la scomparsa degli ideali: spesso questa è la posizione delle persone con più esperienza di vita nel giudicare il comportamento delle nuove generazioni, ma è davvero così?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un primo punto fondamentale da considerare è il tempo che le persone hanno per comprendere l’importanza di avere degli ideali che guidino le proprie vite: evidentemente gli ultimi arrivati hanno avuto meno tempo per comprenderlo. Questi ultimi però non hanno disillusioni o condizionamenti pregressi, perciò prendono rapidamente coscienza di quanto scritto prima, ma lo fanno in modo utopico, tendendo perciò a credere di poter contribuire a realizzare qualcosa di molto elevato, in realtà irrealizzabile, ma a cui sanamente tendere. Poi l’esperienza di vita riporta i piedi per terra, ma è in quel frangente che non bisogna cambiare la bussola che ci guida.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fatto di non poter contribuire a realizzare un mondo perfetto non deve far sostituire gli ideali di vita con un cinismo epicureo e machiavellico: in questo seguo un po&#8217; il pensiero di Hegel (ma solo un po&#8217;…). Non credo che oggi siamo in una società in cui gli ideali non siano più parte integrante della vita di tutti noi, solamente li condividiamo e li esponiamo meno che in altri momenti. Il distacco dalla politica da parte dei cittadini ne è un chiaro esempio: purtroppo ciò ha portato alla ribalta una massa di ciarlatani senza arte né parte, che con qualche slogan e qualche azione populistica hanno occupato i sacri scranni istituzionali, ma per fortuna sono in via di estinzione, insieme alle loro dannose azioni populistiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo ha altresì portato anche ad estremizzare le posizioni espresse da chi (in parte sanamente) non abbandona l’idea di un mondo ideale: due esempi lampanti sono la difesa dell’ambiente e la cancel culture.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prima, mossa dall’oggettivamente condivisibile dovere di proteggere il nostro pianeta dai potenziali danni dell’attività umana, è in parte sfociata nell’azione di movimenti utopistici che arrivano a preconizzare un ritorno alla vita senza tecnologia: queste frange estreme dimenticano che nel medio evo la speranza di vita media era meno della metà di quella attuale, mi chiedo se siano disposti ad accettare questo cambiamento di prospettiva. Una parte di queste persone poi arriva ad azioni teppistiche di infimo livello: imbrattare opere d’arte, istituzioni o negozi alla moda è semplicemente stupidità umana e/o mania di protagonismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cancel culture invece è una decontestualizzazione di fatti e personaggi dal loro tempo e dal loro ambito, con il fine ultimo di suffragare delle teorie utopistiche prive di fondamento: il fatto che poi personaggi più o meno famosi si prestino a sostenere questi malsani movimenti non ne certificano certo la bontà, ma li marchiano per quello che sono, cioè un fenomeno di costume. Anche in Italia abbiamo degli esempi, per fortuna meno impattanti, di movimenti che volevano sovvertire lo status quo, tipo quello che voleva aprire le istituzioni come una scatola di tonno, invece i suoi membri si sono perfettamente inglobati e hanno chiuso ancora meglio la “scatola”, oppure quel movimento il cui nome si ispira all’ittica, che voleva ribaltare completamente un certo partito politico, nel quale poi i leader si sono fatti eleggere in varie istituzioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi a ridare luce agli ideali, quelli con la I maiuscola, ci pensano anche degli eventi notevoli che risvegliano anche gli animi più sopiti: mi riferisco ai movimenti di protesta in Iran, alla strenua resistenza del popolo ucraino verso il sanguinario invasore del Cremlino, oppure alle proteste delle studentesse in Afghanistan. Di fronte a questi eventi anche il più disilluso e disincantato degli esseri umani non rimane indifferente e riporta a nuova vita le riflessioni giovanili sulla costituzione dell’isola di Thomas Mor.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No, gli ideali non sono spariti dalle nostre vite, sono ben presenti: come sempre hanno bisogno di essere curati e condivisi, perché senza ideali la nostra vita sarebbe completamente sprecata, o no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Dal Vello d’Oro alla pentola di monete sotto l’arcobaleno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 16:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[ArgoNautica]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Immaginando un pezzo inserito all’interno di una rubrica denominata “la polemica”, quando il tema del magazine è “Argonautica”, probabilmente l’aspettativa del lettore potrebbe orientarsi verso la diatriba, sempre più accesa, sui flussi migratori via mare (secondo qualcuno, una vera e propria “invasione”) dalle coste del nord africa, e non solo, verso l’Europa (passando per l’Italia, ovviamente). Una polemica </span><i><span style="font-weight: 400;">tout court</span></i><span style="font-weight: 400;">, vista la ricorrenza dell’argomento nel dibattito politico degli ultimi 10 anni, esplosa nell’ultima campagna elettorale più che mai (con tanto di blocchi navali e confini blindati) e incendiata, poi, ulteriormente, dalle prime decisioni del nuovo governo italiano e dagli scontri, per ora solo verbali, con le ONG impegnate nel Mediterraneo nel soccorso, trasporto e consegna a domicilio dei cosiddetti “migranti”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Invece, spiacente di deludere i miei lettori, sono un appassionato di mitologia greca e, memore del viaggio di Giasone alla ricerca del Vello d’Oro con il suo manipolo di eroici compagni, nella mia testa è scattata un’altra molla. La mia mente è entrata, in modalità “bimbo di 3 anni”, nel più classico dei vortici del “perché”. Perché ci si mette in viaggio? Perché donne e uomini sono disposti a mettersi in cammino, e ancor di più ad avventurarsi per mare, spesso senza certezze e senza una destinazione precisa? Perché si affidano ad ogni mezzo e ad ogni tramite pur di lasciare la propria sponda del mondo verso lidi lontani e sconosciuti? Da dove nasce, o da dove arriva, la motivazione che induce le persone a “lanciarsi” in un’avventura dove i pericoli sono di solito maggiori delle speranze riposte nel viaggio?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando toccò a Giasone, partire alla ricerca del Vello d’Oro, di motivazioni forti ne aveva eccome! Salvare i suoi cari dalla prigionia, riconquistare un trono usurpato, annullare una maledizione che gravava sul suo popolo e guadagnare gloria eterna tra i suoi concittadini. Oltretutto, Giasone aveva aiuti importanti: Atena “in persona” aveva donato alla nave Argo una polena (la prua con sembianze solitamente femminili, per intenderci) con poteri utili a tener lontani gli influssi maligni e le iatture; la stessa Era, moglie di Zeus, lo proteggeva e favoriva, se non altro per far dispetto allo zio usurpatore, che evidentemente gli era antipatico (in realtà, non le portava sufficiente rispetto e dedizione, a suo parere!). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Analizzando i viaggi della speranza (o meglio, i viaggi della disperazione, come che spesso appaiono ai nostri occhi), siamo ben lungi dalle condizioni e dalle ragioni di un novello Giasone e del suo manipolo di impavidi, pronti a rischiare la vita per un obiettivo eccezionale. Le stesse speranze di arrivare “in una vita migliore”, probabilmente frutto di propaganda o semplicemente delle “immagini” raccolte da tv, web e social media, tratte dalle “storie” quotidiane condivise dai nostri giovani su instagram o tik tok o chissà in che modo ricevute nelle lande inospitali, misere e devastate che, in cuor nostro, ci immaginiamo debbano essere i luoghi dai quali si sente il bisogno di scappare, possono ritenersi ben riposte, in questo momento storico, arrivando in Italia da clandestini e da disperati mercanteggiati da organizzazioni criminali senza scrupoli?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, c&#8217;è davvero ancora da qualche parte un Vello d&#8217;Oro che valga la pena di andarsi a prendere, costi quel che costi, per la gloria imperitura del proprio popolo o anche solo per garantire la prosperità della propria famiglia o ci troviamo piuttosto di fronte ad un ingannevole miraggio, magari pure creato ad arte, come il famoso e favoloso Pentolone di monete d&#8217;oro posto alla base di un evanescente arcobaleno?</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
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