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	<title>Vita Vera o Vita tranquilla? Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Birra, cucina e felicità: la ricetta di Doppio Malto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Pastore]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il birrificio artigianale Doppio Malto ha fatto della felicità la filosofia alla base del suo brand: “Il nostro motto è facciamo birra, facciamo cucina, vi facciamo felici!” Il 20 marzo in tutto il mondo si celebra la giornata internazionale della felicità. Come festeggiarla al meglio? Con una birra. Si perché la birra rende felici. A [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Il birrificio artigianale Doppio Malto ha fatto della felicità la filosofia alla base del suo brand: “Il nostro motto è facciamo birra, facciamo cucina, vi facciamo felici!”</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 20 marzo in tutto il mondo si celebra la </span><b>giornata internazionale della felicità</b><span style="font-weight: 400;">. Come festeggiarla al meglio? Con una birra. Si perché </span><b>la birra rende felici</b><span style="font-weight: 400;">. A confermarlo uno studio condotto dall’Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga pubblicato su </span><b>Scientific Reports</b><span style="font-weight: 400;">: l’ordenina presente nell’orzo maltato attiva un recettore chiave della </span><b>dopamina</b><span style="font-weight: 400;">, la sostanza che regola il nostro piacere. L’Università di Oxford e CBS News, invece, pongono rispettivamente l’accento sul </span><b>ruolo dei pub come luoghi di aggregazione</b><span style="font-weight: 400;"> e su come un consumo moderato di alcol possa aiutare le persone ad essere più socievoli ed empatiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il segreto della felicità? È nella birra quindi. O almeno in quel momento di relax che ci concediamo magari dopo una lunga giornata di lavoro o studio, sul divano o al tavolo con amici. </span><b>Una pinta può migliorare una “giornata no” </b><span style="font-weight: 400;">e lo sa bene </span><b>Ivan Magnus Tagliavia</b><span style="font-weight: 400;">, direttore marketing di </span><b>Doppio Malto</b><span style="font-weight: 400;">, che ha fatto esattamente della felicità la filosofia alla base del brand. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Il nostro motto è ‘facciamo birra, facciamo cucina, vi facciamo felici!’ I nostri locali nascono per essere dei luoghi dove trascorrere del tempo di qualità con amici e parenti all’insegna del divertimento, del buon cibo e della buona birra</span></i><span style="font-weight: 400;">”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prima sede di Doppio Malto, universalmente conosciuta con il nome “</span><b>Birrificio di Erba</b><span style="font-weight: 400;">” nasce nel 2004 per mano del </span><b>Mastro Birraio Alessandro Campanini</b><span style="font-weight: 400;">, appassionato del settore brassicolo con una grande voglia di sperimentare e di offrire al mercato nuovi sapori. Il brand ha poi conquistato, nel corso degli anni, fama e autorevolezza nel settore delle brewery e della produzione di birra artigianale, distinguendosi con merito e guadagnando numerosi premi internazionali. Nel corso degli anni Doppio Malto ha aperto </span><b>oltre 30 nuovi locali in Italia e all’estero</b><span style="font-weight: 400;"> dove, accanto a una proposta culinaria sempre più attenta ai trend contemporanei, protagonista rimane sempre la birra artigianale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma Doppio Malto non è solo un semplice locale dove mangiare e bere. Ogni ristorante è un vero e proprio </span><b>posto felice</b><span style="font-weight: 400;">: un luogo in cui vivere un’esperienza unica di gusto in un ambiente informale e piacevole, tra ottime birre artigianali, menu ampio e gustoso e soprattutto giochi e spazi per stare in compagnia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad accogliere i clienti nei ristoranti del franchising, un menu completo delle birre artigianali Doppio Malto, tra cui le fresche di premiazione del concorso spagnolo CICA, </span><i><span style="font-weight: 400;">O Sole Mio</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">Summer IPA</span></i><span style="font-weight: 400;">. Ma in un posto felice non si resta mai a stomaco vuoto, ecco allora un menu dove oltre ai grandi classici, come </span><b>le pizze e la carne alla brace</b><span style="font-weight: 400;">, il pubblico può gustare piatti a base di pesce, come le </span><b>vongole alla birra</b><span style="font-weight: 400;"> e il polpo al forno. Tanti, inoltre, gli omaggi alle regioni d’Italia, come lo gnocco fritto emiliano o le friselle pugliesi. Tra i dolci un grande e popolarissimo classico: il </span><b>birramisù</b><span style="font-weight: 400;"> con biscotti Savoiardi inzuppati nella birra Black Stout. I clienti troveranno poi calciobalilla, freccette e buona musica con cui poter condividere momenti di goliardia convivialità con amici e parenti. Un “posto felice” per davvero, di nome e di fatto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il cibo si può rendere davvero più felice qualcuno. Proprio seguendo questa filosofia Doppio Malto si impegna in diverse </span><b>iniziative solidale a favore dei più bisognosi</b><span style="font-weight: 400;">. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Voglio restituire un pezzetto del buono che è capitato alla nostra azienda</span></i><span style="font-weight: 400;">” così dichiara </span><b>Giovanni Porcu</b><span style="font-weight: 400;">, CEO di Doppio Malto. Doppio Malto partecipa con </span><b>Fondazione Progetto Arca</b><span style="font-weight: 400;"> – insieme a tante altre insegne della ristorazione – a un progetto che, solo a Milano, serve circa 150 pasti caldi ogni sera per 5 giorni alla settimana. Il progetto è attivo anche a Varese, Torino, Roma e Napoli, con delle mense che viaggiano su ruote per andare incontro ai bisogni, offrire il calore di un pasto e aprire alla possibilità di una relazione di ascolto e di fiducia. Soprattutto, con l’obiettivo principale di instaurare un rapporto con le persone che vivono in strada e iniziare quel faticoso ma cruciale percorso che possa portarle, un giorno, a reinserirsi in società. Inoltre nei locali dell’area milanese Doppio Malto ha introdotto “</span><b><i>il burger più buono</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: il burger sospeso. I clienti non lo mangeranno, ma lo potranno acquistare al prezzo simbolico di 5 euro, che noi devolveremo a Fondazione Progetto Arca, per il sostegno del progetto Cucina Mobile e di altre attività sul territorio</span></i><span style="font-weight: 400;">” conclude Porcu. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Piera Pastore</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9945" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-birra-cucina-felicita-s.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Esiste ancora il rispetto?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sì, la domanda “Esiste ancora il rispetto?” sembra assurda nella nostra civile società occidentale, così fiera delle sue leggi avanzate sul rispetto dei diritti, ma quanto è scritto dal legislatore corrisponde al clima che si respira nella realtà o si tratta di affermazioni spesso negate dai fatti? Ecco, vorrei partire da alcune provocazioni su come [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Sì, la domanda “Esiste ancora il rispetto?” sembra assurda nella nostra civile società occidentale, così fiera delle sue leggi avanzate sul rispetto dei diritti, ma quanto è scritto dal legislatore corrisponde al clima che si respira nella realtà o si tratta di affermazioni spesso negate dai fatti?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, vorrei partire da alcune provocazioni su come il rispetto oggi abbia assunto un valore molto elastico, sperando di non annoiare i “venticinque lettori” di manzoniana memoria, che avranno la pazienza di accompagnare la mia riflessione sul tema, che è di scottante attualità, visti i recenti episodi di cronaca, in cui si racconta di atteggiamenti violenti e di un sommerso irrispettoso delle regole minime.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il caso dell’insegnante di Rovigo arrivata, dopo tre mesi dall’episodio, a denunciare un’intera classe per l’aggressione subita con gli spari di pallini, mentre stava svolgendo la sua lezione, spiega bene la gravità del problema del rispetto, laddove prevale la pretesa di offendere una persona, come se fosse un gioco, senza pensare che si sta mettendo in atto una violenza!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si tratta di un  episodio limite, ma raro: purtroppo, in molte scuole si vive con la tensione, perché le regole sono un optional, a completa discrezione degli utenti/clienti dell’azienda scuola, che se insoddisfatti nelle aspettative, in genere sintetizzate dal  principio “massimo profitto con poco impegno” , si mostrano incapaci di contenersi e diventano oppositivi. Se richiamati al rispetto, possono polemicamente rispondere che il personale scolastico non è all’altezza e magari prospettare l’ipotesi di trasferirsi in altra scuola, creando disagi organizzativi ad arte, perché perdere iscrizioni è sempre un danno d’immagine al buon nome di un’istituzione scolastica, che lavora magari al top, pure con poche risorse, ma non è apprezzata in contesti di frontiera, dove la prima necessità è educare, prima di istruire!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se poi, si teme l’abbandono dello studio da parte di uno studente difficile, tutti collaborano perché questo non accada, e per il bene del minore si accetta di dare tempo al cambiamento, che si spera di vedere nel ragazzo in crisi, e anche se non  osserva le regole di civiltà, non s’interviene subito con provvedimenti disciplinari, per non perderlo del tutto, con il rischio però di incentivare l’emulazione negativa nei coetanei, che non vedono “semafori rossi “ da parte degli insegnanti, e si convincono di poter agire indisturbati come preferiscono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La situazione è così preoccupante in certi ambienti, dove la cultura è vista come un impegno inutile, senza tornaconto economico, che ormai non si può più tenere sotto silenzio il livello di aggressività diffuso!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per non parlare della mancanza di riconoscimento della dignità alle categorie “fragili”, che non sono solo i disagiati a livello socio-economico, ma le persone sole, lasciate ai margini che magari abitano nei nostri condomini, ma sono come invisibili: gli anziani, che non hanno i figli vicino, trasferiti in altre città o all’estero per motivi di lavoro, e soprattutto chi è malato di disturbi mentali, con cui non si sa bene come comportarsi, e si preferisce evitare di frequentarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, la parola rispetto viene dal verbo latino re-spicere, cioè rivolgere attenzione, nutrire riguardo, guardare indietro, per andare avanti: tutto ciò avviene in presenza di persone che hanno bisogno, o si parla di diritto alla vita solo per chi è sano, giovane e può produrre?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le risorse economiche pubbliche sono investite per creare strutture a dimensione umana e con personale professionalmente preparato  per assistere chi è incapace di godere di piena autonomia, o si disperdono in mille rivoli pur di guadagnare il consenso facile degli elettori, che possono scendere in piazza a pretendere  tanti diritti senza doveri, mentre anziani e malati soccombono tra l’indifferenza generale sotto il peso delle fatiche quotidiane, che per la loro condizione di debolezza assumono il valore di imprese titaniche? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il futuro sarà migliore, se manca il vero rispetto per tutti, ma è riconosciuto solo a chi urla di più?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamoci ora, prima che sia troppo tardi, perché già la sfida educativa ci sta sfuggendo di mano, poi sarà calpestata la legalità, e alla fine regnerà la legge della giungla!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto dipende dalle nostre scelte: scegliamo il rispetto! </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"> Paola Giorgi</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9947" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-esiste-ancora-il-rispetto-vrp.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9948" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-esiste-ancora-il-rispetto-vrp.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il battesimo della Solitudine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla ricerca del benessere tra natura e silenzio in mezzo alla neve quasi perenne. Trovare la felicità in mezzo al “nulla”, in un puntino su una carta geografica circondato da mille kilometri di foreste di betulla, un solo abitante per kilometro e quarantamila renne. In un posto chiamato Tänndalen al confine tra la Svezia e [&#8230;]</p>
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<p><b>Alla ricerca del benessere tra natura e silenzio in mezzo alla neve quasi perenne.</b></p>
<p><b>Trovare la felicità in mezzo al “nulla</b><span style="font-weight: 400;">”, in un puntino su una carta geografica circondato da mille kilometri di foreste di betulla, un solo abitante per kilometro e quarantamila renne. In un posto chiamato </span><b>Tänndalen</b> <span style="font-weight: 400;">al confine tra la Svezia e la Norvegia, </span><span style="font-weight: 400;">a quasi seicento kilometri da Stoccolma</span><span style="font-weight: 400;">, </span><b>con un </b><b>inverno freddo che si fa sentire duecentosessantacinque giorni all’anno con neve quasi perenne</b><span style="font-weight: 400;">, e temperature invernali che spesso raggiungono i 25 gradi sotto lo zero.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Per un italiano abituato al sole e a una temperatura mite quasi costante, potrebbe sembrare impossibile, eppure </span><b>Luisa Trojanis</b><span style="font-weight: 400;">, toscana di nascita, il suo paradiso l’ha trovato qui. Ed è stato amore a prima vista. Qui Luisa, venuta a lavorare 20 anni fa per un’agenzia inglese, ha sentito di avere trovato casa. E da allora non è più andata via.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Mi sono laureata in letteratura angloamericana all’Università di Siena con una tesi legata ai viaggi. Avrei voluto insegnare all’Università, ma mi sembrava un mondo inaccessibile. Così mi sono data da fare e ho cominciato a lavorare in un hotel internazionale a Montepulciano, in provincia di Siena. Qui grazie ai turisti stranieri ho scoperto il cicloturismo, il turismo naturalistico, e ho deciso di prendere il diploma di guida ambientale escursionistica. Dopo quella esperienza, finita la stagione, sono andata a Palma di Maiorca dove ho imparato a fare trekking e poi in Austria in cui ho imparato lo sci di fondo.</span></p>
<p><b>Ogni viaggio diventa quindi un’opportunità…</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>Ogni esperienza di lavoro mi ha permesso di arricchire un bagaglio che di volta in volta non solo mi è servito tantissimo, ma mi ha anche portato alla meta successiva</b><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Non avevo mai fatto nessuno sport, non sapevo cosa erano il trekking, la montagna, lo sci, ma ogni nuovo lavoro mi ha permesso di allargare gli orizzonti e attraverso un nuovo sguardo scoprire nuove passioni.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E così dopo l’Austria Luisa approda in </span><b>Svezia</b><span style="font-weight: 400;"> in un posto lontano dalle mete turistiche e da cui, dopo un anno, persino l’agenzia con cui era arrivata per lavoro decide di andar via. “</span><b>Io invece sono rimasta e ho deciso di aprire la Red Fox Adventure per dar vita a delle vere e proprie esperienze di vita/viaggio tra sport ed escursioni. Boccate di ossigeno per sfuggire, anche se momentaneamente, allo stress, al caos, al rumore, alla routine, alle convenzioni cui siamo sottoposti quotidianamente</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qui ci si riappropria della bellezza del silenzio, dello scorrere del tempo, lontani dagli appuntamenti, dalle prenotazioni, dagli obblighi. Qui si assapora la libertà…”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio </span><b>questo</b> <b>senso di libertà cha l’ha ammaliata fin dall’inizio</b><span style="font-weight: 400;"> tanto da farle sentire che questo piccolo villaggio, seppur diversissimo dall’Italia, poteva essere Casa</span><b>.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>Qui capisci davvero che cos’è la libertà</b><span style="font-weight: 400;">, la provi sulla pelle, e quello che spesso è solo un concetto, qui diventa realtà. Anche la libertà nel vivere il proprio corpo al di là delle convezioni sociali. </span><b>Qui ho scoperto di avere un corpo, una “cosa” con cui avevo convissuto fino ad allora, ma che non conoscevo veramente</b><span style="font-weight: 400;">. Prima di arrivare a Tänndalen, vestivo il mio corpo subendo mode e convenzioni. Qui invece è stato il meteo a dettarmi il modo in cui dovevo vestire. </span><b>Qui in Svezia ci vestiamo in base alla comodità e al freddo percepito, e ci svestiamo delle convenzioni sociali</b><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In Italia invece siamo abituati al contrario: spesso ci svestiamo per essere più belli, per moda, e ci vestiamo di convenzioni, di pregiudizi, di disagi perché non sentiamo il nostro corpo all’altezza delle aspettative. </span><b>Qui invece il confronto con l’altro non genera conflitto</b><span style="font-weight: 400;">. Gli unici conflitti che si hanno sono quelli con la natura che è l’unica a dettare le regole”. </span></p>
<p><b>Una realtà però così diversa da quella cui siamo abituati a vivere tutti i giorni, può provocare nel turista che arriva in vacanza una sorta di straniamento iniziale. </b><span style="font-weight: 400;">“Spesso capita di avere gente che arriva qui con l’intenzione di fare mille cose, mille attività, scandendo la giornata con l’orologio in modo preciso, puntuale, ma qui non funziona in questo modo. </span><b>Non puoi prendere appuntamenti con la natura</b><span style="font-weight: 400;">. Quando si arriva qui, </span><b>si deve imparare a cambiare ritmo, ad ascoltare quello che succede intorno a sé e dentro di sé. </b><span style="font-weight: 400;">Arrivare qui significa sicuramente fare un viaggio anche dentro se stessi. I miei ospiti diventano protagonisti attivi della loro vacanza: si fa la sauna, si vanno a pescare i salmoni, si fa il bagno nel lago ghiacciato, si cammina, si osserva la natura, si guidano le slitte con i cani e poi si vive la vita del posto, e sempre secondo i ritmi dettati dalle stagioni e dalla natura. Spesso arriva gente molto stanca e in appena sei giorni, ricarica le batterie. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ci si rigenera staccando la spina, grazie </span><span style="font-weight: 400;">una natura intatta come lo poteva essere diecimila anni fa, nell’ultima era glaciale. </span></p>
<p><b>Unica italiana ad abitare in un posto in cui non ci sono stranieri. Come sei stata accolta e come vieni percepita?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“All’inizio ero vista come una specie di aliena. </span><b>Svedesi e italiani sono molto diver</b><span style="font-weight: 400;">si. Noi focosi e appassionati persino nello spiegare cose semplici, come l’essenza di una mozzarella, loro sempre flemmatici, tranquilli. C’hanno messo un po’ per capire che non ero un’esagitata. E anche io ho dovuto imparare a capire che </span><b>la loro pacatezza non era freddezza o distacco, ma discrezione e calma.</b></p>
<p><b>Come passi le tue giornate?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Cucino, leggo, studio per organizzare nuovi itinerari, e faccio tanto sport, praticando in inverno soprattutto sci di fondo. Qui ci sono circa </span><b>350 km di piste battute</b><span style="font-weight: 400;">, ma non sono come le nostre piene di gente o di confusione. Sono piste </span><b>“into the wild</b><span style="font-weight: 400;">”, immerse nella natura incontaminata e “selvaggia”, in cui al massimo nell’alta stagione puoi incontrare qualcuno ogni tanto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In estate faccio trekking, tra laghi, cascate e boschi, in cui la presenza dell’uomo è praticamente nulla. Ecco perché i vestiti non servono: sono solo funzionali al tipo di escursione che fai. Qui puoi andare in giro nudo senza la preoccupazione che qualcuno ti veda, assaporando la sensazione di libertà nel riappropriarti del tuo corpo e nel viverlo senza la paura del giudizio altrui. Impari a non giudicarlo, a viverlo e a vederlo con occhi nuovi”.</span></p>
<p><b>Tu vivi sola con i tuoi due cani. Non avverti mai un senso di solitudine?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Quando sono arrivata qui avevo paura di un sacco di cose, ma con il tempo ho imparato a superarle, e non avendo molti contatti sociali </span><b>ho imparato a</b> <b>“bastarmi”</b><span style="font-weight: 400;"> o meglio, a stare bene con me stessa, </span><b>a riempirmi di me stessa</b><span style="font-weight: 400;">. Gli altri per me non sono “necessari” per stare bene. Se sono in compagnia sono felice, ma </span><b>se con me non c’è nessuno, non ne avverto il vuoto, la mancanza, non ne sono emotivamente dipendente</b><span style="font-weight: 400;">. E poi grazie ai social e alle video chiamate, oggi non mi sento mai veramente sola”.</span></p>
<p><b>E poi ci sono i tuoi ospiti.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accetto prenotazioni da uno a sei persone al massimo. E ogni vacanza è creata ad hoc, in base alle loro esigenze. Nessuna vacanza sarà mai veramente uguale all’altra proprio perché diverse sono le persone e diversi i tempi dettati dalla natura. Ciò che sicuramente resta in ognuno di loro &#8211; e che ho vissuto io per prima quando sono arrivata qui &#8211; è questa sensazione di pace, che i francesi definiscono il “</span><b>battesimo della solitudine” </b><span style="font-weight: 400;">e che usano sì per descrivere lo stato d’animo di fronte ai deserti africani, ma che secondo me calza a pennello anche per descrivere la sensazione che si prova davanti a questi infiniti spazi innevati: “</span><i><span style="font-weight: 400;">quando un uomo è stato lì e ha subito il battesimo della solitudine, non può fare a meno di se stesso. Una volta che è stato sotto l’incantesimo del vasto e luminoso paese silenzioso, nessun altro luogo è abbastanza forte per lui, nessun altro ambiente può fornire la sensazione estremamente soddisfacente di esistere in mezzo a qualcosa di assoluto. Tornerà indietro, qualunque sia il costo in tempo o denaro, perché l’assoluto non ha prezzo</span></i><span style="font-weight: 400;">”. (Paul Bowles, Baptism of Solitude)</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://www.redfoxadventure.it"><span style="font-weight: 400;">https://www.redfoxadventure.it</span></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://www.instagram.com/redfoxadventure/"><span style="font-weight: 400;">https://www.instagram.com/redfoxadventure/</span></a></p>
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		<title>Qual è il senso della vita?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Domandona che ha reso insonni nei secoli fior di filosofi e le loro relative scuole: anche senza essere raffinati pensatori, piuttosto che antropologi o neuroscienziati, che risposta ci siamo dati quando ci siamo posti quella pesante domanda?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima di tutto da giovani bisogna distinguere bene l’argomento e non confonderlo con un altro grande dilemma: cosa voglio fare nella mia vita? Sembra banale, ma spesso si fa confusione al riguardo: cosa vogliamo fare della nostra vita è ben diverso dal perché siamo al mondo. Già questo ci porta ad una riflessione sui massimi sistemi: questa analisi non deve essere solo ad appannaggio dei filosofi, perché tutti noi ci poniamo prima o poi il quesito e la risposta, più o meno profonda, influenza la nostra vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da cattolico sono portato a considerare la vita come un bene incommensurabilmente prezioso, che non vada sprecato ad inseguire l’accumulo epicureo dei beni materiali e del potere terreno, ma che va contestualizzato all’interno di un disegno molto più ampio di cui tutti noi facciamo parte. Ammetto di non essere un perfetto credente, dato che le soddisfazioni morali e materiali per me hanno una certa importanza, ma col passare del tempo è cresciuta la rilevanza dei valori immateriali, che sono stati sempre presenti in me, ma che ogni giorno accrescono la loro importanza. Parlo dei sentimenti che ci legano al prossimo, in primis l’amicizia e l’amore per le persone che ci circondano, elementi che ci accompagnano sin dalla nascita: magari cambierà l’intensità e i soggetti a cui li indirizziamo, ma sono sentimenti ben presenti fino all’ultimo giorno terreno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insisto sul fatto che chiunque, prima o poi, si pone la somma domanda sul senso della vita e che quando si prova a dare una risposta sincera, lo scenario si complica, perché c’è la presenza ingombrante di un convitato di pietra: la dicotomia tra il bene e il male. Perché nella vita dobbiamo sperimentare (attivamente e passivamente) situazioni e sentimenti negativi? La risposta materiale ce la dà la neuroscienza, che ci mostra come il cervello umano sia una combinazione di bene e male, aggressività e violenza, altruismo ed egoismo, miseria e nobiltà. La risposta immateriale è ovviamente legata alle nostre convinzioni di vita: tante filosofie e religioni considerano il passaggio terreno come un periodo catartico durante il quale crescere e purificarsi per raggiungere un superiore livello spirituale, altri credono solo che l’alfa e l’omega siano la nascita e la morte e che tutto il resto siano solo chiacchiere. Pur rispettando il pensiero e le opinioni di tutti, credo che queste ultime persone siano sfortunate nel pensare ciò, perché credo che perdano l’opportunità di vivere appieno il nostro passaggio terreno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spiace vedere fior di pensatori (alcuni solo pseudo-tali…) che credono semplicemente che la vita non abbia un senso di per sé, ma che gliene attribuiamo uno noi stessi: se almeno fossero un minimo seguaci di Platone, penserebbero che la dimensione dell’essere è eterna, ma tant’è…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9957" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-qual-e-il-senso-della-vita-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Felicità nell&#8217;Arte: Espressioni visive dell&#8217;emozione umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9940-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-100-rec-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-100-rec-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-100-rec-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la follia sembra l&#8217;unica via per la felicità. C&#8217;era una volta un ragazzo chiamato Pazzo e diceva sto meglio in un pozzo che su un piedistallo». Bisogna essere folli, quindi, per raggiungere la felicità?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti artisti sono stati tacciati di follia nella loro vita, ma hanno poi realizzato dei capolavori proprio grazie al loro essere folli? Prendiamo, ad esempio, Munch considerato un artista folle per la sua arte intensamente emotiva e per la sua vita tormentata. Il suo lavoro è stato descritto come espressione visiva dei suoi stati d&#8217;animo e delle sue paure e ansie. Eppure, i suoi dipinti sono riconosciuti a livello mondiale, e valgono anche una fortuna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora cosa determina la felicità? Purtroppo non è ancora stata trovata una formula magica in grado di rispondere a questa domanda. Non esiste un modello unico uguale per tutti. La felicità è soggettiva ed è un tema che ha affascinato e continua ad affascinare molti artisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso delle varie epoche la felicità è stata interpretata in modi diversi. Nell&#8217;arte antica è spesso rappresentata attraverso immagini di divinità e di dei che simboleggiano la pace, l&#8217;amore e la prosperità. Nel Medioevo, invece, la felicità è rappresentata attraverso immagini di angeli e di Santi, mentre nell&#8217;arte rinascimentale attraverso immagini di natura e di paesaggi idilliaci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È con l&#8217;arte contemporanea che la felicità viene rappresentata in molteplici modi, ognuno dei quali riflettono le diverse interpretazioni del concetto di felicità. Alcuni artisti cercano di rappresentarla attraverso immagini colorate e vivaci, mentre altri preferiscono rappresentare la felicità attraverso immagini più cupe e malinconiche, per sottolinearne la transitorietà e la precarietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La fête à la maison&#8221; (la festa in casa) di Pierre-Auguste Renoir del 1881, rappresenta, ad esempio, una festa in una casa privata, durante una serata mondana, e l&#8217;atmosfera è quella di una piacevole serata tra amici e familiari. Il dipinto mostra una scena di conversazione e di divertimento, con le persone riunite intorno a un tavolo, intente a bere, a mangiare e a chiacchierare. Le figure sono rappresentate in modo fluido e leggero, con un uso generoso dei colori e della luce per creare un&#8217;atmosfera di gioia e di allegria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, &#8220;La tentazione di Sant’Antonio&#8221; del 1946 di Salvador Dalí raffigura il santo cristiano circondato da visioni oniriche e surreali. La scena è piena di riferimenti simbolici, come la formica, che rappresenta la piccolezza e la fragilità dell&#8217;essere umano, o la sfera, che rappresenta la perfezione e l&#8217;eternità. L’opera è molto rappresentativa dello stile di Dalí, della sua visione della mente umana e della sua relazione con la realtà. Il dipinto rappresenta il concetto di felicità metafisica, ovvero l&#8217;idea che la felicità sia una realtà superiore e trascendente, che può essere raggiunta attraverso l&#8217;esplorazione della mente e della realtà interiore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, l&#8217;arte è un&#8217;espressione dell&#8217;umanità, e come tale ci permette di esplorare e di rappresentare le emozioni umane. La felicità è una di queste emozioni e gli artisti hanno sempre cercato di rappresentarla nella loro arte, attraverso immagini, simboli e forme differenti, riflettendo le diverse interpretazioni del concetto stesso di felicità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9960" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9961" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Le donne si dichiarano molto meno felici degli uomini, ecco perché.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Felicità di genere: i risultati dell’Osservatorio di Sòno Commissionato da Sòno APS, associazione di promozione sociale che propone percorsi di ascolto per supportare le persone ad accrescere il proprio benessere esistenziale fondata dal sociologo Enrico Finzi, lo studio è stato realizzato a metà ottobre da AstraRicerche attraverso 1.415 interviste online a un campione rappresentativo della [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Felicità di genere: i risultati dell’Osservatorio di Sòno</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Commissionato da Sòno APS, associazione di promozione sociale che propone percorsi di ascolto per supportare le persone ad accrescere il proprio benessere esistenziale fondata dal sociologo Enrico Finzi, lo studio è stato realizzato a metà ottobre da AstraRicerche attraverso 1.415 interviste online a un campione rappresentativo della popolazione tra i 18 e i 75 anni cui è stato chiesto, da 1 a 10, quanto si sentano felici.</span></p>
<p><b>Sofferenza e insoddisfazione si manifestano in modo acuto soprattutto dove sussistono questioni sociali irrisolte.</b><span style="font-weight: 400;"> La ricerca ha indagato </span><b>donne</b><span style="font-weight: 400;"> e uomini dai 18 ai 75 anni: le prime </span><b>accusano un’infelicità nettamente superiore agli uomini (+29%)</b><span style="font-weight: 400;"> per le difficoltà a realizzarsi in ambito professionale, le persistenti disparità salariali e lo stress per il peso dell’accudimento familiare che grava quasi interamente sulle loro spalle.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Osservatorio sulla felicità degli italiani vuole essere una </span><b>mappatura dell’Italia della felicità sommersa</b><span style="font-weight: 400;">: </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“La pandemia e gli anni che ne sono seguiti sono stati sicuramente un momento di grandi trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche capaci di impattare fortemente sulla felicità delle persone, a volte creando momenti di confusione e blocchi interiori” </span></i><b>– spiega in una nota Enrico Finzi, Presidente di Sòno APS.</b><i><span style="font-weight: 400;"> “Nell’esperienza di Sòno capire quanto la felicità delle persone sia cambiata è essenziale per aiutare chi ne ha bisogno a trovare la propria strada, la propria realizzazione, quella che chiamiamo la propria consonanza. Da qui nasce l’esigenza dell’Osservatorio: la vera felicità si trova proprio nel sentirsi liberi di divenire sé stessi”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre al Covid e alle sue conseguenze, la felicità non è più esclusiva delle donne per colpa di aspetti quali la crisi climatica, guerra e violenza, malattia del futuro, l’aggravarsi della condizione giovanile, la violenza maschile, l’insofferenza per la ridomesticizzazione seguita al lockdown, l’insoddisfazione sessuale.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“La spiegazione sociologica che mi sento di dare è che </span></i><b><i>il Paese si è modernizzato ma non sa tenere il passo con i desider</i></b><i><span style="font-weight: 400;">i delle donne. Le significative r</span></i><b><i>iforme che hanno arginato il carattere patriarcale della società</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> – legge sul divorzio, sull’aborto, sul diritto di famiglia – hanno trasformato anche l’opinione pubblica. Ma la velocità di cambiamento di giurisprudenza e società </span></i><b><i>è minore delle aspettative coltivate dalle donne” </i></b><span style="font-weight: 400;">commenta Enrico Finzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rapida ascesa delle donne in ambito scolastico, più laureate, con voti più alti, si infrange come tutti sappiamo alle soglie del mercato del lavoro. Dove nelle professioni più remunerative il divario di genere si fa sentire subito e la carriera collassa davanti alla maternità. Per il 28 % delle interpellate è questo un elemento di grande frustrazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, spiega il sociologo, «L’infelicità che marca per quasi un terzo il rapporto tra donne e felicità </span><b>è qualcosa di proattivo.</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>L’esasperazione di massa è figlia di una straordinaria crescita.</b><span style="font-weight: 400;"> Le donne hanno pretese, come si diceva un tempo, bisogni, aspettative. E’ la grinta femminile, il desiderio di essere più protagoniste a fare da propellente all’insoddisfazione, </span><b>non è rinuncia è spirito di battagli</b><span style="font-weight: 400;">a».</span></p>
<p><b>Ben il 79 % delle donne interpellate saprebbe da dove cominciare</b><span style="font-weight: 400;">, quando viene presa dalla voglia di cambiare tutto (che riguarda quasi 9 donne su 10). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si può dire che la strada percorsa da quel terzo delle donne che si sentono infelici </span><b>è un tunnel illuminato</b><span style="font-weight: 400;">. </span><b>Illuminato dalla loro voglia di fare, di esserci,</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>di portare più avanti</b><span style="font-weight: 400;"> la crescita, il riconoscimento della parità e la conquista della felicità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>La vigilia della primavera: l’attesa della felicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo alla vigilia della primavera 2023 &#8211; mancano solo pochi giorni al 21 marzo – ed è praticamente inevitabile manifestare il proprio bisogno di felicità. Complice è la stagione che riaccende la natura con i suoi colori più gioiosi, dopo il freddo dell’inverno che ci lasciamo alle spalle. Come se il creato ogni anno vivesse [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Siamo alla vigilia della </span><b>primavera 2023</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; mancano solo pochi giorni al 21 marzo – ed è praticamente inevitabile manifestare il proprio bisogno di </span><b>felicità</b><span style="font-weight: 400;">. Complice è la stagione che </span><b>riaccende la natura</b><span style="font-weight: 400;"> con i suoi </span><b>colori</b><span style="font-weight: 400;"> più gioiosi, dopo il freddo dell’inverno che ci lasciamo alle spalle. Come se il creato ogni anno vivesse il passaggio dal letargo &#8211; come morte della vita naturale – a quel risveglio che coincide con l’</span><b>equinozio di marzo</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo alla ricerca, sollevandoci dal torpore, di quei </span><b>semplici momenti di felicità</b><span style="font-weight: 400;"> che spesso sono personalissimi e che ci prendiamo anche solo passeggiando, ritrovando maggior tempo all’aria aperta. E sappiamo, allungandosi le giornate, che saranno di più le occasioni per goderci il paesaggio, le bellezze architettoniche, le persone care. Li abbiamo attesi, li abbiamo messi in conto. Ed è arrivato il momento, perché sono necessarie ad infondere quella linfa vitale che ci rende sereni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un desiderio idilliaco – forse poco realistico – specie se si pensa alle </span><b>difficoltà</b><span style="font-weight: 400;"> che affrontiamo ogni giorno: </span><b>materiali</b><span style="font-weight: 400;"> ed </span><b>emotive</b><span style="font-weight: 400;">. In una vita che corre, con ritmi dettati spesso non da noi, che non ci lasciano se non pochi momenti di tregua, minando il nostro desiderio di pace. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora </span><b>tocca resistere</b><span style="font-weight: 400;">: un piccolo momento di felicità dopo l’altro per </span><b>lasciare che la primavera faccia il suo gioco</b><span style="font-weight: 400;"> e ci porti presto in quell’aprile dove è dolce anche dormire, magari con un mese di aprile che quest’anno sia diverso da quello del 2022. Che appariva somigliare di più a quello descritto da </span><b>Maurizio De Giovanni</b><span style="font-weight: 400;"> nell’ultimo romanzo dedicato ad uno dei suoi personaggi più amati: il </span><b>Commissario Ricciardi</b><span style="font-weight: 400;">. Quel poliziotto “</span><i><span style="font-weight: 400;">maledetto</span></i><span style="font-weight: 400;">” perché può sentire le ultime parole dei defunti semplicemente passando dove sono morti e che lo scrittore racconta nell’aprile del 1939. Un periodo che per certe situazioni ed emozioni non sembra tanto lontano dal tempo che abbiamo vissuto di recente e che viviamo ancora oggi. Luigi Alfredo Ricciardi è alle prese con l’omicidio questa volta di una coppia di giovani amanti, che sognavano il proprio futuro: una vita felice insieme. Naturalmente il tutto accade a Napoli che avvolge il racconto tra le note di un doloroso e splendido tango argentino &#8211; da cui lo splendido libro prende il titolo &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Caminito</span></i><span style="font-weight: 400;">. E siccome questa rubrica adora le citazioni ci rivolgiamo proprio allo scrittore napoletano e alla sua ultima fatica letteraria per parlare di felicità, quando proprio dell’interpretazione di quel tango si parla:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;</span><i><span style="font-weight: 400;">Tu, señora, hai ancora speranza. E per questo che non riesci a cantarla questa canzone. Almeno, non come dev&#8217;essere cantata. Il tuo dolore ha dentro </span></i><b><i>un sogno, di ritorno e felicità</i></b><span style="font-weight: 400;">&#8220;. E che ben venga il risveglio dei sogni, vecchi o nuovi che siano, che profumino tutti di felicità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
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		<title>Danzando con Jodorowsky</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Posto che sogniamo la nostra vita, dobbiamo interpretarla e scoprire ciò che sta tentando di dirci”, scrive l&#8217;eclettico A. Jodorowsky. Una frase che sembra contenere un messaggio criptato, quasi magico, come il suo autore. In realtà è assai semplice, la magia che contiene è quella che ci indica la natura stessa, imbastita dagli intrecci dei [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“Posto che sogniamo la nostra vita, dobbiamo interpretarla e scoprire ciò che sta tentando di dirci”, scrive l&#8217;eclettico A. Jodorowsky. Una frase che sembra contenere un messaggio criptato, quasi magico, come il suo autore. In realtà è assai semplice, la magia che contiene è quella che ci indica la natura stessa, imbastita dagli intrecci dei sogni. I sogni, ecco l’elemento principale. Siamo ancora capaci di sognare o siamo diventati degli assassini di sogni? Killer innocui di noi stessi, virus replicanti di non vita; siamo questo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cito ancora lui, prendendo un pezzo del suo libro </span><i><span style="font-weight: 400;">La danza della realtà</span></i><span style="font-weight: 400;">, dove il protagonista, che è egli stesso, racconta di un incontro speciale con il poeta Enrique Lihn. Un giorno, uscendo in passeggiata, si arrampicarono su un albero, e li seduti rimasero a discorrere sul linguaggio, come veicolo di idee stravaganti. Il nostro linguaggio, così com’è, ed è contorto, conduce la società a vivere situazioni che i due uomini definiscono ambigue, ma anche grottesche. E dunque &lt;&lt;Invece di pensare correttamente, pensavamo in modo contorto. Occorreva restituire ai concetti il loro vero senso&gt;&gt;, scrive rivelando di quel confronto un po&#8217; folle, facendo degli esempi molto interessanti, pertanto: “Mai” diventa pochissime volte, “sempre” diventa sovente, “infinito” diventa estensione ignota, “fallire” diventa cambiare attività, “mi ha deluso” diventa l’ho immaginato in modo errato, “io so” diventa io credo, “bello, brutto” diventa mi piace, non mi piace, “sei fatto così” diventa ti percepisco così, “ciò che è mio” diventa ciò che ora possiedo, e ”morire” diventa cambiare forma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Soffermatevi qualche istante sul ribaltamento delle parole e, quindi, del senso che sembra mutare… Altra cosa interessante di quel gioco sull’albero fu affermare negando. Somiglia ad una sciarada e, forse, lo è, infatti, la “felicità” viene trasformata in: essere ogni giorno meno triste.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Suona meno ardua, così, la felicità! La felicità che sembra un traguardo faticoso da raggiungere e, in effetti lo è, ma solo perché siamo diventati assassini di sogni, killer innocui di noi stessi, virus replicanti di non vita. Se invece di usare questa unica parola ne usassimo un po&#8217; di più, senza badare al risparmio, senza inseguire la semplificazione, ricordando il nostro antico e mistico passato, ogni giorno diventerebbe più bello, o meno pesante &#8211; proseguendo il gioco -, e come farfalle voleremo, volteggiando sospesi e immersi nell’effluvio delicato dei fiori più belli. Dovremmo recuperare la libertà che ci hanno tolto da bambini, quando ancora sognavamo, e la nostra mente non aveva recinti. &lt;&lt;Non sei venuto qui per realizzare il progetto personale degli adulti che ti impongono mete che non sono le tue, la principale felicità che ti offre la vita è consentirti di arrivare a te stesso. Dovresti avere il diritto di possedere uno spazio dove isolarti per costruire il tuo mondo immaginario, per vedere quello che vuoi senza che i tuoi occhi vengano limitati da una moralità effimera, per ascoltare le idee che desideri, anche se sono contrarie a quelle della tua famiglia. Sei venuto qui soltanto per realizzare te stesso… </span><span style="font-weight: 400;">&gt;&gt; </span><span style="font-weight: 400;">ci dice, ammonendoci, Jodorowsky.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sappiamo più scegliere consapevolmente, le nostre scelte sono indotte non tanto dalle nostre reali necessità e desideri profondi, ma dai bisogni e desideri altrui. D’altro canto, anche noi, come parte del tutto, condizioniamo le scelte degli altri. Perché non smettiamo di essere killer innocui di noi stessi? Virus replicanti di non vita! Cosa ci frena? Cosa ci blocca? E’ forse la pigrizia? Oppure la paura?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Jodorowsky era fondamentale che la ragione imparasse a parlare il linguaggio dei sogni, divenendo arte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Impariamo ad immaginare la nostra vita immersa in quell’effluvio gentile, danziamoci dentro, scopriamoci, liberiamoci della pigrizia o della paura.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9971" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-danzando-con-jorodowsky-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9972" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-danzando-con-jorodowsky-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Vita vera o tranquilla? Ecco quella del boss dei boss</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei nostri numeri precedenti noi autori de &#8220;La Città Magazine&#8221; ci siamo interrogati spesso su quanto sia importante, per l&#8217;uomo moderno, fare delle scelte. Perché il limbo dell&#8217;incertezza, spesso, può essere anche peggio del prendere una decisione che poi alla fine si rivela sbagliata. Scegliere ci permette di capire se abbiamo fatto bene o male [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9933-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Vita-vera-o-tranquilla_-Ecco-quella-del-boss-dei-boss.m4a?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Vita-vera-o-tranquilla_-Ecco-quella-del-boss-dei-boss.m4a">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Vita-vera-o-tranquilla_-Ecco-quella-del-boss-dei-boss.m4a</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei nostri numeri precedenti noi autori de &#8220;La Città Magazine&#8221; ci siamo interrogati spesso su quanto sia importante, per l&#8217;uomo moderno, fare delle scelte. Perché il limbo dell&#8217;incertezza, spesso, può essere anche peggio del prendere una decisione che poi alla fine si rivela sbagliata. Scegliere ci permette di capire se abbiamo fatto bene o male in una determinata situazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema è che spessissimo non sappiamo cosa vogliamo davvero. O forse lo sappiamo, ma la nostra paura di sbagliare ci frena, ci ferma. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le notizie che raccontiamo diventano quindi lo specchio della società in cui viviamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;arresto del boss dei boss Matteo Messina Denaro è stato raccontato come un trionfo. Ma&#8230; può mai essere un trionfo arrestare uno dei più grandi boss dopo 30 anni di latitanza? E dove si era nascosto? Su Marte? E cosa aveva? Un mantello tipo quello di Harry Potter, in grado di diventare invisibile ogni volta che andava a prendere la frutta al mercato? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No. Uno degli uomini più pericolosi al mondo era in Sicilia. Lo hanno arrestato in una clinica, dove stava andando per farsi controllare e curare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio come un uomo qualunque. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 9 Maggio 2010, addirittura, come riporta lo scoop di &#8220;Repubblica&#8221;, Matteo Messina Denaro è addirittura andato allo stadio per la partita spareggio fra Palermo e Sampdoria. 35.872 spettatori. Numeri importanti, visto che le squadre si giocavano l&#8217;accesso alla Champions League. Pensate alle telecamere, ai controlli, ai telefonini. Nessuno lo ha visto. In realtà il boss non era lì per vedere la partita, racconta un pentito, ma per una riunione di mafia. Allo stadio. Per una riunione di mafia.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma chissà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parliamo, come scrive Furio Zara in un bellissimo articolo pubblicato su La Gazzetta Dello Sport, di &#8220;un uomo temutissimo che le forze dell&#8217;ordine cercavano da quasi vent&#8217;anni in ogni parte del mondo, fuorché dove stava (&#8230;). Un uomo ricercato dal 1993 per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro, compreso il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo che, dopo 779 giorni di prigionia, venne strangolato e poi sciolto nell&#8217;acido&#8221;. Ecco. Parliamo di uno così. E riesce a entrare in uno stadio di Serie A, guardare la partita e nel frattempo fare una riunione di mafia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immagino la faccia di chi frequenta gli stadi e che ogni domenica deve mostrare la tessera del tifoso, mostrare un documento di identità, oltrepassare i primi tornelli, poi ancora i secondi tornelli, immagino chi deve farsi toccare dalle forze dell&#8217;ordine casomai qualche ragazzino accompagnato da una mamma c&#8217;ha una bomba in tasca o una pistola nascosta sotto la giacca. Immagino la faccia di chi, ogni maledetta domenica, deve mostrare cosa possiede all&#8217;interno di uno zainetto, e chissenefrega se ci sono assorbenti, se ci sono medicinali che vanno presi perché si ha una malattia, se ci sono fotografie personali, se si possiede un dono di una persona che non c&#8217;è più, chissenefrega della privacy. Immagino la faccia di chi, ogni maledetta domenica, viene trattato come un possibile delinquente ma è chiarissimo anche ai muri che è lì per godersi una partita di calcio con la famiglia e i figli al seguito. Ecco, immagino la faccia di tutte le persone che cercano rispettosamente di seguire le regole quando leggeranno lo scoop di &#8220;Repubblica&#8221; e scopriranno che uno degli uomini più ricercati al mondo era in tribuna durante una partita di calcio di Serie A. È triste da dire ma la cattura di Matteo Messina Denaro mostra e dimostra le debolezze di un Paese che punisce solo chi può esser punito. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La legge è davvero uguale per tutti?   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cattura del boss ci dimostra anche che tante persone si sono impegnate per nasconderlo fino all&#8217;ultimo. Una gran fetta della popolazione sta con lui, evidentemente? Tanta gente è ancora dalla parte dei boss anziché dello Stato? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E come giudicare i festeggiamenti di coloro che sono riusciti ad acchiapparlo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vengono mostrati video in cui le forze dell&#8217;ordine si abbracciano come se qualcuno avesse segnato un gol importante. È una delle scene più frustranti degli ultimi anni. Perché lo Stato sta festeggiando un gol quando la mafia in realtà sta vincendo con dieci gol di scarto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quelle facce felici di aver arrestato un boss che si nascondeva nella sua Palermo ci dimostrano quanta frustrazione si nasconda nel cuore di tutti coloro che vorrebbero fare molto più di così. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quegli abbracci, come se si fosse vinto un mondiale, dimostrano quanto la mafia sia più forte che mai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono passati 30 anni. E quest&#8217;uomo ha visto Palermo-Samp. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non prendiamoci per il culo. Era in Sicilia e lo sapevano in tanti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma non è stato possibile arrivare a lui prima di oggi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No. Non c&#8217;è veramente nulla da festeggiare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più che mai sentiamo il bisogno di consigliarvi un capolavoro di Steven Spielberg, &#8220;Prova a prendermi&#8221;. Il film è da vedere perché racconta la fuga di un fuorilegge e ci sono due interpreti straordinari: Tom Hanks e Leonardo Di Caprio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scoprirete che non è così facile acchiappare qualcuno che non vuol farsi acchiappare. Scoprirete anche che, se è una cosa la si vuole davvero, poi alla fine si ottiene. Scegliere, a volte, è l&#8217;unica cosa che conta davvero. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E l&#8217;Italia non ha ancora deciso da che parte stare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Buona visione. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9975" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9976" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-vita-vera-o-tranquilla-ecco-quella-del-boss-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Scelta di Vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“ Va benissimo. In famiglia nessun problema, sul lavoro va alla grande, con gli amici tutto come al solito, cioè bene. C’è solo questo attacco di panico che viene ogni tanto, veramente forte, ma  è tutto a posto&#8221;. Una frase pronunciata da alcuno, quindi, anche se la vita &#8220;ufficiale&#8221; sembra andare bene, è necessario aprirsi all’idea che, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“ Va benissimo. In famiglia nessun problema, sul lavoro va alla grande, con gli amici tutto come al solito, cioè bene. C’è solo questo </span><a href="https://www.riza.it/psicologia/attacchi-di-panico/2233/attacchi-di-panico-impariamo-a-riconoscerli.html"><span style="font-weight: 400;">attacco di panico</span></a><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">che viene ogni tanto, veramente forte, ma  è tutto a posto&#8221;</span><i><span style="font-weight: 400;">.</span></i><span style="font-weight: 400;"> Una frase pronunciata da alcuno, quindi, anche se la vita &#8220;ufficiale&#8221; sembra andare bene, è necessario aprirsi all’idea che, dietro questa funzionalità apparente, c’è qualcosa che non va espressione di un disagio, la deduzione è che il disagio in questione deve essere importante, dato che riesce, ogni tanto e via via sempre più spesso, a bucare la spessa tela di negazione che lo copre e, anche se per poco, a fermare la persona nella sua intransigente marcia quotidiana. Il panico è spesso la spia della necessità urgente di dare spazio al </span><a href="https://www.riza.it/psicologia/depressione/4736/piacere-il-primo-antidoto-alla-depressione.html"><b>principio del piacere</b></a><span style="font-weight: 400;">, alla libido, che potrebbe essere stata rimossa dal quotidiano in nome di ruoli magari anche gratificanti a livello mentale, ma non a livello emotivo o affettivo, esistenziale. Ridurre l’efficientismo e rivedere la propria immagine apre lo spazio e il tempo per cominciare a dare ascolto alle emozioni, ai desideri profondi, ai malesseri e alle paure, vivere la vita secondo le proprie scelte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Chi, almeno una volta nella vita, non ha pensato, sognato, immaginato, di scappare, di far perdere le proprie tracce, per iniziare a vivere una vita nuova</span><span style="font-weight: 400;">,</span><span style="font-weight: 400;"> lontano da tutti, una vita voluta</span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">e non subita</span><i><span style="font-weight: 400;">,</span></i><span style="font-weight: 400;"> perché quel “vivere davvero” dettato da Pirandello, presuppone che c’è ci sia chi una vita SUA non ce l’ha e vive una vita artefatta e artificiosa Una vita che ha il sapore della messa in scena. E ammettiamolo, la provocazione di Pirandello non è poi molto lontana dalla nostra realtà piena di vite falsate, mai vissute, mai scandagliate. Veniamo al mondo pieni di energia, cresciamo con la curiosità addosso, con una mente attenta, pronta a cogliere il battito d’ali di una farfalla che ci svolazza davanti al naso,</span><span style="font-weight: 400;"> fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è, sei ancora un ragazzino, ma sei già diventato l’ombra di quello che eri. Non fai neanche in tempo a porti qualche domanda, su la “vera vita” che già ti ritrovi ingabbiato e tradito, senza il tuo consenso e senza alcun preavviso.</span><span style="font-weight: 400;"> Non possiamo bloccare i nostri pensieri, ma possiamo ascoltarli con consapevolezza, curiosità, senza paura e senza giudizio. Dunque la miglior scelta è la felicità una vita dove c’è la realizzazione dei propri sogni ma la felicità dove regna? L’accettazione della realtà facilita la realizzazione dei tuoi sogni perché comprendi finalmente come stanno le cose e apri il cuore che tenevi chiuso e ascolti i consigli di chi ti vuole bene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma quale è il vero problema della scelta di vita ora che il problema del vivere, alla base, è un problema economico. E questo da solo è brutto abbastanza, anche in un periodo di cosiddetta «normalità». Ma la vita è stata considerevolmente complicata ultimamente, in vari modi: dalla guerra, da problemi di libertà personali, e da «minacce» di un tipo o dell’altro. Si sono creati aspri antagonismi. Stiamo subendo la pessima miscela di alti prezzi e disoccupazione. È una condizione mondiale: risultato di una guerra mondiale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la scelta di vita può avere varie origini per esempio c’è un problema di prospettiva. La vita, in due settimane sulla cima di una montagna, mostra tante cose sulla vita nelle altre cinquanta settimane giù in basso. Queste ultime potrebbero anche essere viste nel loro insieme, a parte il caldo, il sudore, le irritazioni, Ci sarebbe l’occasione di tirare un respiro, di studiare le forze dinamiche della natura, e le possibilità di scaricare un po’ su di loro il peso portato sin d’ora rilassando la mente che ti permette di fare una scelta oculata e positiva. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una vita vissuta a pieno non è semplice, priva di problemi o di ostacoli da superare. Anzi una vita intensa e bella si fonda sulla crescita, sul progresso e questi due fattori non possono esistere senza ostacoli da superare e nuove condizioni da creare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concepire la vita come un continuo progresso non significa però non essere capaci di godersi ciò che si ha. Anzi vuol dire sfruttare il bello presente nello specifico momento e trasformarlo in energia per crescere al prossimo livello. Gli ostacoli quindi vanno visti come opportunità di crescita, come strumenti per forgiare la nostra capacità di adattamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il senso dell&#8217;esistenza si esprime e si palesa attraverso un percorso di sviluppo e di formazione che muove l&#8217;essere umano dalla riflessione del mondo delle illusioni al mondo dell&#8217;essere e lo conduca a riconoscere la vetta più alta dell&#8217;essere. Che è il bene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La bussola nella scelta di vita che ogni essere umano deve assumere e condurre a termine risiede nel comportamento morale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fortunatamente, prima o poi, a forza di cercarlo ovunque, si scopre che il senso della vita è nella vita stessa. Insomma, come dicono i maestri della tradizione Zen: «La meta del viaggio è il viaggio stesso».</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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