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	<title>Roberta Conforte Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>Vita da frontaliere: non è tutto oro quel che luccica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Conosco Virginia da diversi anni. È sempre stata una ragazza piena di vita, attiva, sportiva, risolutiva, e ha sempre praticato tanti sport, dall’escursionismo all’equitazione, dalla corsa al kick boxing. Viveva in Abruzzo, Virginia, a Pescara, a due passi dal mare che sentiva come casa. Si è laureata in pieno lockdown e ha trovato lavoro in una casa farmaceutica a L’Aquila che in poco tempo è diventata una seconda casa. Continuava a correre, fare escursioni, andare a cavallo. Ma Virginia cercava qualcosa di più, che le desse più stimoli, che la gratificasse di più, che le permettesse di crescere lavorativamente parlando. Un giorno è arrivata una chiamata dalla Svizzera. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da un anno e mezzo Virginia vive a Como, in un monolocale a piano terra, ogni mattina si alza alle 5 per poter essere a lavoro alle 8, perché per percorrere 30 km in macchina impiega 2 ore. La Svizzera è bella, non le dispiace, in pausa pranzo a volte riesce a fare delle belle passeggiate. Lavora in una casa farmaceutica vicino Lugano, è nel settore del controllo qualità. Dà il massimo anche in azienda, si tiene occupata, prende progetti e li porta a termine, ha un bel rapporto con il suo capo che ha capito il suo valore e cerca di gratificarla, con un aumento di stipendio o con l’assegnazione degli audit, le ispezioni. A Virginia questo nuovo incarico piace perché ha la possibilità di viaggiare e di non stare ferma al solito punto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando non è impegnata con gli audit, passa tutto il giorno in azienda, svolge i suoi lavori con la massima attenzione, lavora ai progetti e poi si rimette in macchina e trascorre le solite due ore per percorrere 30 km. Torna a casa senza forze, Virginia, fa la doccia, mangia e va a dormire. Non va più a correre, non fa più escursioni e non va più a cavallo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Como inizia a starle stretta, i comaschi non l’hanno accettata, si sente sempre l’intrusa, la meridionale, la terrona. In Svizzera è vista male perché, nonostante lavori nel cantone Ticino, è vista come la frontaliera che è arrivata per rubare il lavoro agli italiani svizzeri che vivono lì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suo capo ha dato le dimissioni, a gennaio andrà via e tornerà a lavorare in Italia perché la vita da frontaliere non si può fare in eterno, si passa più tempo in macchina che a casa con la propria famiglia. E le ha chiesto di seguirla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia è stata chiamata dai vertici dell’azienda che le hanno chiesto a quali condizioni lei sarebbe disposta a restare lì e non seguire il suo capo in Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia è sopraffatta, le condizioni le ha dettate certo, ma si domanda perché le venga proposta una promozione soltanto come pegno per non andare via e non come dimostrazione del suo valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Io lavoro tutto il giorno, tutti i giorni, e non è giusto che il mio stipendio sia come quello della mia collega che è qui da cinque anni e lavora meno di me. Voglio che il mio merito venga riconosciuto non solo quando il mio capo sta per andare via e vogliono convincermi a restare.».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia sa che tra qualche anno tornerà in Italia perché fare il frontaliere è difficile. Perché anche in Svizzera nessuno nota se lavori bene, ma appena fai uno sbaglio sei immediatamente tagliato fuori dall’azienda. Certo, lo stipendio è più alto, ma quali sono le condizioni da pagare? «Se tanto il merito non viene riconosciuto neanche in Svizzera – dice Virginia – tanto vale restare qualche altro anno, acquisire esperienza e ritornare in Italia in modo da ottenere una posizione più alta.»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E, allora, come darle torto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11215" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11216" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/vita-da-frontaliere-c-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dalle giornate del Vino italiano alle etichette d’autore del Vinitaly</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’arte al servizio del vino Giunto alla 55esima edizione, il VinItaly si conferma essere uno degli eventi più attesi del nostro Paese. Tenuta annualmente a Verona, la prima edizione risale al 1967 grazie ad un’idea di Angelo Betti e Sandro Boscaini. Il mercato vinicolo è in crisi, nelle fiere i visitatori sono più attratti dalle [&#8230;]</p>
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<p><b><i>L’arte al servizio del vino</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giunto alla 55esima edizione, il VinItaly si conferma essere uno degli eventi più attesi del nostro Paese. Tenuta annualmente a Verona, la prima edizione risale al 1967 grazie ad un’idea di Angelo Betti e Sandro Boscaini. Il mercato vinicolo è in crisi, nelle fiere i visitatori sono più attratti dalle nuove innovazioni in campo agricolo che dal prodotto vero e proprio. Il vino non è più un alimento base della dieta, ma sta via via diventando un piacere da degustare come accompagnamento ai piatti. Così mentre Betti, giornalista e promotore della stampa agricola italiana, capisce che il vino ha bisogno di essere rinnovato e comunicato in modo del tutto nuovo, Boscaini, laureando in Economia sui canali di distribuzione dei vini in Italia, elabora pensieri innovativi e idee che si rivelano in grado di cambiare un pezzo della storia del vino italiano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La loro idea è quella di far degustare i vini direttamente sul posto e di spostare la fiera dal mese di settembre a quello di novembre. Il 22 e il 23 settembre 1967 si svolge, così, al Palazzo della Gran Guardia a Verona la primissima edizione delle “Giornate del vino italiano&#8221; che prenderà il nome di “VinItaly” soltanto nel 1971 quando alla manifestazione si affianca anche una sezione merceologica dedicata a macchine, attrezzature e prodotti per l&#8217;enologia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 1971 ad oggi, il VinItaly ha raccolto apprezzamenti e consensi arrivando ad ospitare, nel 2019, oltre 4600 aziende espositrici da 35 Paesi confermando l’internazionalità della rassegna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da quel settembre 1967 certo la manifestazione ha cambiato un po’ d’abito perché non è più soltanto una manifestazione di pochi giorni in cui presentare nuovi prodotti. Dal 19 al 23 febbraio scorsi si è tenuto un Roadshow, articolato in 13 tappe su 9 Paesi, nell’ambito delle quali è stata presentata anche la 55esima edizione della rassegna. Si è partiti da Rust, in Austria, per passare a Princeton, New York, Copenaghen, Chicago, Monaco, Bruxelles, Zurigo, Londra, Cardiff fino ad arrivare a Tokyo e Seoul.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Si tratta di una iniziativa di promozione senza precedenti nella storia della manifestazione</span></i><span style="font-weight: 400;"> – racconta Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere – </span><i><span style="font-weight: 400;">che si aggiunge e implementa l’importante investimento di oltre 3 milioni di euro per l’incoming di buyer e operatori in vista del prossimo VinItaly, in programma dal 2 al 5 aprile”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quest&#8217;anno, l&#8217;evento sarà diviso in varie aree tematiche, tra le quali il VinItaly Design International Packaging Competition che celebra la creatività e l&#8217;innovazione nel campo del packaging per vini, distillati, liquori, birra e olio extravergine d&#8217;oliva. Giunto alla sua 27° edizione, questo concorso riunisce designer, produttori e professionisti del settore per condividere le loro idee e ispirazioni, e per premiare il miglior packaging dell&#8217;anno. L&#8217;obiettivo di questo concorso è quello di promuovere l&#8217;arte e la scienza del packaging, e di incoraggiare la creatività e l&#8217;innovazione nella progettazione dei contenitori per bevande alcoliche e oli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma quando nasce quest’arte del packaging, più conosciuto come etichette d’artista? Nel 1920 Philippe de Rothschild affida ad un grafico la realizzazione di una etichetta di stampo cubista che viene, però, interrotta e ripresa nel 1945, quando, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, commissiona a Philippe Jullian la prima Etichetta per la Pace. Sull’etichetta è, infatti, raffigurata un’immagine simbolica con la “V” della vittoria. Da allora grandi artisti sono stati chiamati a disegnare le etichette di Château Mouton Rothschild, come Bacon, Mirò, Chagall, Dalì, Picasso, Andy Warhol, che hanno contribuito al mito del Bordeaux più famoso al mondo, e da allora anche altre case vinicole hanno richiesto ad artisti di fama internazionale di partecipare alla creazione della propria etichetta d’artista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In occasione dei 50 anni della cantina, Caprai ha affidato la realizzazione dell’etichetta del Sagrantino all’artista romano Paolo Canevari che, grazie anche all’aiuto e alle competenze degli artigiani fiorentini della bottega di Giusto Manetti Battiloro nata nel 1600 di cui si è avvalso, ha usato sagome in foglia d’oro per richiamare la tradizione pittorica medievale. L’etichetta minimale ed elegante rimanda, infatti, ad un’opera di Benozzo Gozzoli, il “Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria” del 1466. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra azienda degna di nota è Masciarelli Tenute Agricole che nasce nel 1981 a San Martino sulla Marruccina, un piccolo paese in provincia di Chieti. Per i suoi 40 anni di attività, la cantina ha presentato il Masciarelli Art Project, un progetto che nasce con l’intento di instaurare un dialogo con artisti di fama internazionale allo scopo di raccontare con una nuova chiave di lettura il mondo Masciarelli, che diventa meta d’arte fruibile dal pubblico. Per l’occasione è stato chiamato l’artista e </span><b> </b><span style="font-weight: 400;">designer belga Job Smeets acclamato a livello internazionale per le sue opere, che ha realizzato un’installazione nel Castello di Semivicoli di proprietà della famiglia Masciarelli, “The Harvest” (il raccolto), e un’etichetta per il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Villa Gemma, il vino più rappresentativo della cantina. L’etichetta disegnata a mano mira a combinare il contemporaneo e il moderno su un supporto prezioso che celebra la storia della tenuta. Il castello fa da sfondo ad un tessuto naturale ed è incorniciato da api, rose, lombrichi e una coccinella, coronati da un cinghiale, animale selvatico spesso minaccia per le vigne. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di etichette d’autore non si possono non annoverare quelle di Donnafugata,  la casa vinicola che ha fatto dell’arte un elemento di distinzione. Realizzate da Stefano Vitale, le sue etichette possono essere considerate dei veri e propri capolavori, piccole opere d’arte che raccontano il vino e la Sicilia attraverso un linguaggio fiabesco e femminile grazie al connubio con la titolare dell’azienda Gabriella Ronco. Dalla prima, una donna con i capelli al vento, la stessa Gabriella, sulla bottiglia dello chardonnay La Fuga, fino alle ultime novità presentate al VinItaly dello scorso anno, il bianco Passiperduti e il nero d&#8217;avola Contrada del vento, le etichette della casa siciliana sono pensate e disegnate da questa coppia creativa, e nel 2018 hanno dato vita a una mostra ospitata a Milano a Villa Necchi Campiglio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’etichetta di una bottiglia di vino dunque, oltre ad essere un importante elemento di marketing perché deve catturare l’attenzione del consumatore e influenzare la sua decisione di acquistare il vino, è un importante elemento di design che fornisce informazioni sul contenuto della bottiglia e crea un&#8217;immagine distintiva per il vino ed è soprattutto un&#8217;opportunità per gli artisti di esprimersi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora quale occasione migliore per farlo se non il VinItaly?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10403" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10404" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10405" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/etichette-d_autore-c-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Non c’è vita in un pianeta senza arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Vs Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sandro Botticelli, Vincent Van Gogh, Francisco Goya, Andy Warhol, Claude Monet, Johannes Vermeer, Umberto Boccioni sono solo alcuni nomi che negli ultimi mesi hanno fatto preoccupare il mondo artistico. Molte opere d’arte, infatti, sono state prese di mira dai gruppi ambientalisti come Just Stop Oil, Extinction Rebellion o Ultima Generazione, per sensibilizzare sul tema ambiente e protestare contro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-10179-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/Non-ce-vita-in-un-pianeta-senza-arte-online-audio-converter.com_.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/Non-ce-vita-in-un-pianeta-senza-arte-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/Non-ce-vita-in-un-pianeta-senza-arte-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Sandro Botticelli, Vincent Van Gogh, Francisco Goya, Andy Warhol, Claude Monet, Johannes Vermeer, Umberto Boccioni sono solo alcuni nomi che negli ultimi mesi hanno fatto preoccupare il mondo artistico. Molte opere d’arte, infatti, sono state prese di mira dai gruppi ambientalisti come Just Stop Oil, Extinction Rebellion o Ultima Generazione, per sensibilizzare sul tema ambiente e protestare contro l’immobilismo dei governi. Ma imbrattare, danneggiare e deturpare una tela che esiste da centinaia di anni, già in difficoltà perché esposta a diversi fattori di rischio, quali luce e temperature troppo basse o troppo alte, in quale modo dovrebbe aiutare a sensibilizzare l’uomo sulla salvaguardia dell’ambiente? Secondo quale logica una persona, vedendo “La Gioconda” di Leonardo, opera che è stata realizzata oltre 500 anni fa, deturpata da una torta dovrebbe iniziare a porsi domande sul cambiamento climatico o la tutela del pianeta? L’unica domanda che potrebbe porsi è: “riusciranno a salvarla o verrà irrimediabilmente danneggiata dalla panna?”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora perché prendere di mira le opere d’arte e minacciare la loro sicurezza? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo l’attacco sferrato all’opera di Leonardo il 29 maggio dello scorso anno, questi sedicenti attivisti hanno dato il via ad una serie di ignobili manifestazioni a loro detta pacifiche e non vandaliche contro capolavori della storia dell’arte. E così nel mirino di Just Stop Oil sono entrate la Kelvingrove Art Gallery di Glasgow, la Manchester Art Gallery e, a Londra, la Courtauld Gallery e la National Gallery dove si è verificato un episodio gravissimo: il quadro al quale i giovani attivisti si sono incollati, “The Hay Wain” di John Constable, ha riportato lievi danni. Ma non erano pacifiche e non vandaliche queste manifestazioni?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E non è finita qui. Il 22 luglio nella sala Botticelli degli Uffizi di Firenze viene esposto uno striscione con scritto “Ultima Generazione, No Gas No Carbone”. I giovani manifestanti si sono poi incollati al vetro che protegge “La Primavera” di Botticelli, che fortunatamente non ha riportato alcun danno grazie alla presenza di un vetro speciale. Il 30 luglio gli attivisti sempre di Ultima Generazione si sono incollati alla struttura che sostiene la scultura “Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni, conservato nel Museo del ‘900 di Milano. Il 18 agosto, ai Musei Vaticani di Roma, due ragazzi si sono legati alla base della statua del “Laocoonte”, esponendo uno striscione contro l&#8217;uso di gas e carbone. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 14 ottobre la National Gallery è stata di nuovo protagonista di gesta eroiche. Alcuni militanti ecologisti di Just Stop Oil, impegnati nella campagna di protesta anti-petrolio, hanno lanciato una zuppa contro “I girasoli” di Vincent Van Gogh. Il 23 “Il pagliaio” di Monet conservato al Museo Barberini di Potsdam, in Germania, viene colpito da due attivisti di Ultima Generazione. Il 27 ottobre viene colpito il capolavoro di Vermeer, “La ragazza con l&#8217;orecchino di perla”, esposta all&#8217;Aja nel museo Mauritshuis.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E infine, l’ultima grande impresa: il 15 gennaio scorso, davanti alla Borsa di Milano in piazza Affari, alcuni attivisti di Ultima Generazione hanno imbrattato con della vernice la famosa statua dell’artista Maurizio Cattelan, che rappresenta una mano con il dito medio alzato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“There is no art on a dead planet” (non c’è arte in un pianeta morto) ha scritto Peter Kalmus, scienziato spaziale e membro dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), postando su Twitter un video degli attivisti di Letzte Generation che lanciano purè di patate contro l’opera di Monet. “La gente sta morendo di fame, sta congelando, sta morendo. Ci troviamo in una catastrofe climatica e tutto ciò di cui avete paura è una zuppa di pomodori o un purè di patate lanciati su un quadro. Sapete di cos’ho paura io? Ho paura perché la scienza ci dice che non riusciremo a nutrire le nostre famiglie nel 2050”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, se si considera, però, che le opere citate hanno un valore inestimabile non solo in termine puramente economico, ma anche e soprattutto artistico, beh allora sì che c’è da aver paura se viene lanciato del purè di patate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Protestare è lecito, avere a cuore le proprie ideologie lo è altrettanto, rovinare irrimediabilmente opere d’arte è tutt’altro discorso. Si punta più sulla notizia che suscita il gesto che sul messaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Costituzione italiana, nell’articolo 9, stabilisce un principio fondamentale, che accomuna tutela dell’ambiente e tutela del patrimonio artistico: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora risulta evidente come deturpare un’opera d’arte per difendere l’ambiente non sia propriamente la strada corretta per trasmettere il messaggio.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>L’ultimo lavoro di Millo a Miami</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 15:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[RigenerAzione]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il murales come spunto per ripartire Che cosa significa “rigenerare”? Riportare alla luce, ricostruire qualcosa che era rotto e dargli una nuova vita o un nuovo utilizzo, dare un nuovo aspetto. Si potrebbe continuare all’infinito nel dare un significato a questa parola perché “rigenerare” è un vocabolo che in sé nasconde infiniti concetti. E questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-10136-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Lultimo-lavoro-di-Millo-a-Miami-online-audio-converter.com_.mp3?_=3" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Lultimo-lavoro-di-Millo-a-Miami-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Lultimo-lavoro-di-Millo-a-Miami-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il murales come spunto per ripartire</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa significa “rigenerare”? Riportare alla luce, ricostruire qualcosa che era rotto e dargli una nuova vita o un nuovo utilizzo, dare un nuovo aspetto. Si potrebbe continuare all’infinito nel dare un significato a questa parola perché “rigenerare” è un vocabolo che in sé nasconde infiniti concetti. E questa è la meraviglia della lingua italiana. Con una sola parola è possibile individuare diversi utilizzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno di questi è usato in campo architettonico per indicare una ricostruzione urbanistica, o meglio ancora una riqualificazione urbanistica che può essere definita come l’insieme di interventi volti a recuperare il patrimonio edilizio di un territorio, tra cui ad esempio centri storici, aree urbane dismesse e vecchi quartieri residenziali. L’obiettivo di queste azioni di recupero e ricostruzione è quello di riqualificare il territorio intervenendo ad esempio su edifici, piazze e giardini pubblici che risultano essere degradati o usurati. Gli interventi di riqualificazione sono pensati con lo scopo di migliorare la qualità di vita e il benessere dei cittadini, trasformando aree urbane dimenticate e pericolose in spazi sicuri e funzionali, nel pieno rispetto dell’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si tratta di buttare giù degli edifici e di ricostruirli per adattarli alle esigenze del quartiere e dello spazio, ma si tratta di dare vita nuova a degli spazi inutilizzati per riqualificare un quartiere o una piazza. E la street art funge da riqualificatrice. Sempre più spesso, infatti, le facciate dei palazzi delle città si animano di coloratissimi e particolarissimi murales. E quella strada o quell’edificio cambiano faccia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La città di Pescara vanta diversi murales realizzati da un artista riconosciuto a livello mondiale, Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di origini pugliesi, da alcuni anni vive e lavora a Pescara dove si è laureato in Architettura. I suoi lavori si contraddistinguono perché hanno la caratteristica di essere quasi completamente in bianco e nero e quando c’è il colore tutta l’attenzione vuole essere sul soggetto dell’opera. Durante la sua carriera artistica è stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti nazionali, tra cui il prestigioso “Premio Celeste” nel 2011. Un’altra tappa molto importante del suo percorso di artista è stata la vittoria del bando internazionale d’arte pubblica B-ART, Arte in Barriera, promosso dalla Città di Torino, dal Comitato Urban Barriera e indetto dalla Fondazione Contrada Torino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel dicembre 2022 è stato invitato a trasformare un&#8217;enorme parete di Miami in occasione del Wynwood Walls, il festival d’arte che dal 2009 ad oggi ha ospitato decine e decine di street artists di ogni nazionalità. L&#8217;opera realizzata da Millo si intitola “Work in progress” e presenta una coppia di bambini intenti ad aggiustare gli ingranaggi di un mondo che forse ha smesso di funzionare. Come due piccoli meccanici, armati di strumenti tecnici e chiavi inglesi, i due personaggi si stagliano su un paesaggio di strade e palazzi cittadini. Un&#8217;opera monumentale, che invita chi la osserva a ritrovare il proprio dialogo con la Terra, a prendersene cura e a garantirle un futuro prima che i meccanismi si inceppino per sempre smettendo di funzionare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Ho sentito l&#8217;urgenza – commenta Millo – di focalizzarmi su tutto ciò che bisogna ancora fare. C&#8217;è davvero l&#8217;urgenza di prendersi cura e di sistemare ciò che abbiamo perso lungo il tragitto: la nostra relazione con ciò che ci circonda, con la natura e ancor di più con la nostra umanità.»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, allora la parola “rigenerare” potrebbe essere usata in questo senso, come </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ri-unione con la natura che stiamo distruggendo e con l’umanità che stiamo perdendo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10137" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10138" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/l-ultimo-lavoro-di-millo-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Mazze e Panelle fanno i figli belli, ma l’arte li calma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[La Mitezza salverà il mondo?]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo di oggi, la mitezza è un valore sempre più messo in secondo piano. Andando a fare una rapida ricerca su internet, tra le prime definizioni che risaltano agli occhi c’è quella della Treccani: “qualità di chi è mite per natura o si comporta in modo mite”. Ma quanti di noi possono affermare con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-10072-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-102-rec-online-audio-converter.com_.mp3?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-102-rec-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-102-rec-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo di oggi, la mitezza è un valore sempre più messo in secondo piano. Andando a fare una rapida ricerca su internet, tra le prime definizioni che risaltano agli occhi c’è quella della Treccani: “qualità di chi è mite per natura o si comporta in modo mite”. Ma quanti di noi possono affermare con assoluta certezza di “comportarsi in modo mite” davanti ad un problema sorto sul posto di lavoro? Quanti mantengono la calma quando il proprio figlio urla e sbraita senza un reale motivo apparente? “Stacci tu tutto il giorno con un bambino piccolo, poi ne riparliamo”, questo spesso mi viene risposto quando provo a confrontarmi con un genitore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure i nostri genitori sono stati cresciuti dai nostri nonni che non facevano scenate in mezzo alla strada e non si facevano mancare di rispetto, come sempre più spesso accade oggi. “Mazze e panelle fanno i figli belli”, si usava dire un tempo. Oggi sicuramente l’educazione è impartita in modo diverso, senza l’aura di terrore che suscitava uno sguardo torvo o lo zoccolo della mamma. Ma stiamo andando verso la direzione giusta? Attenzione però, non vogliamo dire che bisogna ritornare all’educazione impartita con terrore e violenza, ma la linea che stiamo prendendo può essere considerata quella ottimale oppure si è completamente perso il valore che aveva un tempo la parola dettata dai genitori? E come si potrebbe fare per ottenere lo stesso rispetto che veniva impartito nell’educazione dei figli, ma con un approccio più mite e meno violento?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sicuramente i genitori devono essere un esempio per i figli, perché si sa che i figli sono lo specchio dei genitori. Questo significa che devono insegnare loro a trattare gli altri con gentilezza e rispetto, devono incoraggiarli a esprimere i propri sentimenti e ascoltarli con attenzione, rispettando le loro opinioni, insegnare le conseguenze delle azioni spiegando che ad ogni azione corrisponde una reazione, che il rispetto degli altri è importante per mantenere buone relazioni e soprattutto devono incoraggiarli a sviluppare l&#8217;empatia. Insegnare ai bambini a mettersi nei panni degli altri e considerare i sentimenti può essere di grande aiuto per la crescita dei giovani di oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quale strumento migliore, tra i tanti, per insegnare e sviluppare l’empatia se non l’arte? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio grazie alla conoscenza e allo studio dell’arte, infatti, è possibile educare e sensibilizzare le giovani menti alla creatività, tolleranza e capacità di risolvere conflitti. Come? Sicuramente studiando opere che rappresentano la diversità culturale e l&#8217;empatia ed esaminando quelle che rappresentano culture e tradizioni diverse, al fine di incoraggiare la comprensione per le culture. Come tutto il ciclo pittorico di Gauguin sulle donne tahitiane dove i colori forti e decisi non vanno in contrasto con le linee nette che contornano le figure robuste delle giovani donne, ma anzi aiutano ad esaltarne lo stato di calma e pacatezza in cui vengono ritratte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, l&#8217;analisi e la discussione di opere d&#8217;arte che rappresentano conflitti può essere un ulteriore mezzo attraverso cui riuscire a sensibilizzare e istruire i giovani. “Guernica” di Picasso, ad esempio, è un pugno fortissimo allo stomaco, ma rappresenta idealmente il dolore e le perdite provocate da una guerra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E cosa c’entra la mitezza con tutto ciò? Semplicemente l’osservare un’opera d’arte, anche di forte impatto come può essere il dipinto di Picasso, può essere occasione per interrompere la corsa frenetica che la vita di tutti  i giorni ci costringe a fare e ammirare tutti i colori meravigliosi di cui è fatto il mondo. Può essere occasione per fermarsi e ristabilire una connessione con sé stessi. Può essere occasione per mettere tutti i problemi di cui ci circondiamo quotidianamente da parte ed evadere per un momento dalla realtà e semplicemente guardare, e perdersi nei colori, nelle pennellate, nelle forme, negli sguardi e nelle movenze che a suo tempo sono state eseguite per trasmettere emozioni in chi le osserva, e perché no, anche per rendere più miti gli spiriti.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Arte sostenibile o fusione sostitutiva?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 16:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fusione nucleare: Speranza o illusione?]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il concetto di energie rinnovabili come alternativa ai combustibili fossili è stato sviluppato negli anni &#8217;70, in seguito all&#8217;aumento dei prezzi del petrolio e alla crescente consapevolezza dei danni ambientali causati proprio da questi combustibili fossili. In questo periodo sono stati sviluppati i primi progetti per l&#8217;utilizzo di fonti di energia rinnovabili, come impianti solari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-10018-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Arte-sostenibile-o-fusione-sostitutiva_-online-audio-converter.com_.mp3?_=5" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Arte-sostenibile-o-fusione-sostitutiva_-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Arte-sostenibile-o-fusione-sostitutiva_-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di energie rinnovabili come alternativa ai combustibili fossili è stato sviluppato negli anni &#8217;70, in seguito all&#8217;aumento dei prezzi del petrolio e alla crescente consapevolezza dei danni ambientali causati proprio da questi combustibili fossili. In questo periodo sono stati sviluppati i primi progetti per l&#8217;utilizzo di fonti di energia rinnovabili, come impianti solari ed eolici, e sono state elaborate le prime politiche per promuoverne l&#8217;utilizzo. Da allora, la tecnologia e la conoscenza delle fonti di energia rinnovabili sono migliorate e i costi di produzione sono diminuiti, rendendone l’utilizzo sempre più conveniente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo è che è stata fatta un’opera di sensibilizzazione davvero importante, soprattutto nell’ultimo decennio, e l’arte contemporanea ha un ruolo fondamentale in questo. Numerose sono, infatti, le sculture di energia rinnovabile che incorporano tecnologie per generare energia pulita, come pannelli solari o turbine eoliche. A Belgrado, ad esempio, nel Tašmajdan Park, Miloš Milivojevic ha realizzato una struttura artistica di acciaio nero, simile ad un grande albero d&#8217;ebano, che sovrasta lo spazio verde e regala ombra ai visitatori, comodamente seduti su una panchina. Questa scultura sfrutta il colore nero per catturare la luce mentre i pannelli fotovoltaici, posti sulla superficie dei finti rami, permettono, ai visitatori, di ricaricare i propri dispositivi comodamente all&#8217;aria aperta, distanti da qualsiasi presa domestica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Elena Paroucheva, pittrice, illustratrice, autrice di installazioni artistiche e pianificazione urbanistica, in occasione delle olimpiadi invernali di Soči del 2014, ha installato una monumentale figura di sciatore che di notte viene illuminato con i colori della bandiera russa (bianco, rosso e blu). La scultura elettrica, la cui struttura riprende quella del traliccio, trasmette energia ai comuni vicini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la ricerca, si sa, non si ferma mai, e nel corso degli anni, sono state trovate altre alternative per soddisfare la sempre più crescente domanda di energia, alcune di recentissima scoperta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 13 dicembre 2022, infatti, il Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti ha divulgato un risultato epocale, una tappa storica nel cammino verso l’uso su scala industriale dell’energia a fusione nucleare. I fisici del Federal Lawrence Livermore National Laboratory in California sono riusciti per la prima volta a ottenere più energia di quanta ne sia stata spesa per attivare il processo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parliamo della fusione nucleare ovvero il processo tramite il quale due atomi leggeri vengono uniti insieme per formare un atomo più pesante, liberando una grande quantità di energia. E’ quello che accade nel Sole e negli altri corpi celesti. Il processo di fusione nucleare nel Sole avviene all&#8217;interno del suo nucleo, dove le alte temperature (15 milioni di °C) e le immense pressioni causano l&#8217;unione di atomi di idrogeno per formare atomi di elio. Durante questo processo, semplificando, una piccola quantità di massa viene convertita in energia in una grande quantità di calore e luce.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fusione nucleare ha molti vantaggi rispetto alle fonti di energia tradizionali come il carbone, il petrolio e il gas. E’ una fonte di energia pulita, poiché non emette gas serra o inquinanti atmosferici, e le scorie radioattive prodotte sono meno pericolose. Inoltre, le risorse necessarie per la fusione nucleare, l&#8217;idrogeno per esempio, sono abbondanti e rinnovabili. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però, perché c’è sempre un però, essendo un progetto ancora in fase di sperimentazione, non è ancora una fonte di energia pratica e commerciale. Ci sono ancora sfide tecniche da superare, come la creazione di una reazione di fusione sostenibile e la gestione del calore prodotto, affinché diventi una fonte di energia pratica e sostenibile.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10048" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10049" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/arte-sostenibile-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Felicità nell&#8217;Arte: Espressioni visive dell&#8217;emozione umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la follia sembra l&#8217;unica via [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9940-6" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-100-rec-online-audio-converter.com_.mp3?_=6" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-100-rec-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Articolo-100-rec-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la follia sembra l&#8217;unica via per la felicità. C&#8217;era una volta un ragazzo chiamato Pazzo e diceva sto meglio in un pozzo che su un piedistallo». Bisogna essere folli, quindi, per raggiungere la felicità?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti artisti sono stati tacciati di follia nella loro vita, ma hanno poi realizzato dei capolavori proprio grazie al loro essere folli? Prendiamo, ad esempio, Munch considerato un artista folle per la sua arte intensamente emotiva e per la sua vita tormentata. Il suo lavoro è stato descritto come espressione visiva dei suoi stati d&#8217;animo e delle sue paure e ansie. Eppure, i suoi dipinti sono riconosciuti a livello mondiale, e valgono anche una fortuna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora cosa determina la felicità? Purtroppo non è ancora stata trovata una formula magica in grado di rispondere a questa domanda. Non esiste un modello unico uguale per tutti. La felicità è soggettiva ed è un tema che ha affascinato e continua ad affascinare molti artisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso delle varie epoche la felicità è stata interpretata in modi diversi. Nell&#8217;arte antica è spesso rappresentata attraverso immagini di divinità e di dei che simboleggiano la pace, l&#8217;amore e la prosperità. Nel Medioevo, invece, la felicità è rappresentata attraverso immagini di angeli e di Santi, mentre nell&#8217;arte rinascimentale attraverso immagini di natura e di paesaggi idilliaci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È con l&#8217;arte contemporanea che la felicità viene rappresentata in molteplici modi, ognuno dei quali riflettono le diverse interpretazioni del concetto di felicità. Alcuni artisti cercano di rappresentarla attraverso immagini colorate e vivaci, mentre altri preferiscono rappresentare la felicità attraverso immagini più cupe e malinconiche, per sottolinearne la transitorietà e la precarietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La fête à la maison&#8221; (la festa in casa) di Pierre-Auguste Renoir del 1881, rappresenta, ad esempio, una festa in una casa privata, durante una serata mondana, e l&#8217;atmosfera è quella di una piacevole serata tra amici e familiari. Il dipinto mostra una scena di conversazione e di divertimento, con le persone riunite intorno a un tavolo, intente a bere, a mangiare e a chiacchierare. Le figure sono rappresentate in modo fluido e leggero, con un uso generoso dei colori e della luce per creare un&#8217;atmosfera di gioia e di allegria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, &#8220;La tentazione di Sant’Antonio&#8221; del 1946 di Salvador Dalí raffigura il santo cristiano circondato da visioni oniriche e surreali. La scena è piena di riferimenti simbolici, come la formica, che rappresenta la piccolezza e la fragilità dell&#8217;essere umano, o la sfera, che rappresenta la perfezione e l&#8217;eternità. L’opera è molto rappresentativa dello stile di Dalí, della sua visione della mente umana e della sua relazione con la realtà. Il dipinto rappresenta il concetto di felicità metafisica, ovvero l&#8217;idea che la felicità sia una realtà superiore e trascendente, che può essere raggiunta attraverso l&#8217;esplorazione della mente e della realtà interiore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, l&#8217;arte è un&#8217;espressione dell&#8217;umanità, e come tale ci permette di esplorare e di rappresentare le emozioni umane. La felicità è una di queste emozioni e gli artisti hanno sempre cercato di rappresentarla nella loro arte, attraverso immagini, simboli e forme differenti, riflettendo le diverse interpretazioni del concetto stesso di felicità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9960" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/1-la-felicita-nell-_arte-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9961" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/2-la-felicita-nell-_arte-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Fidarsi è bene, ma verba volant, scripta manent</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Conformati]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più passano gli anni e più ci si rende conto che riporre fiducia nell’essere umano non è semplice. Quante promesse sono state pronunciate a parole che a fatti non sono mai state rispettate? Basta soffermarsi su questa domanda il tempo utile di un caffè per scoprire che nel corso della nostra esistenza è successo a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/fidarsi-e-bene-ma-verba-volant-scripta-manent/">Fidarsi è bene, ma verba volant, scripta manent</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9842-7" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Fidarsi-e-bene-ma-verba-volant-scripta-manent-online-audio-converter.com_.mp3?_=7" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Fidarsi-e-bene-ma-verba-volant-scripta-manent-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/Fidarsi-e-bene-ma-verba-volant-scripta-manent-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Più passano gli anni e più ci si rende conto che riporre fiducia nell’essere umano non è semplice. Quante promesse sono state pronunciate a parole che a fatti non sono mai state rispettate? Basta soffermarsi su questa domanda il tempo utile di un caffè per scoprire che nel corso della nostra esistenza è successo a più riprese di fidarsi della parola data da qualcuno per scoprire poi che si trattasse solo di una parola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E come dice il detto “le parole le porta via il vento”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto è importante oggi fidarsi esclusivamente delle parole e quanto dei fatti?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo greco la dea Pistis, la rappresentazione della fiducia, guidava la stipula di un contratto tra gli agricoltori, lo scambio di beni nei mercati e sotto la sua protezione venivano accolti coloro che, vedendosi morire, la invocavano per dire a chi lasciavano in eredità le loro proprietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non c’era alcun documento scritto, ma il valore della parola era uguale a quello di un contratto o di un atto notarile: tutto era guidato dalla fiducia riposta in quel “sì” che valeva da contratto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi la fiducia non basta. Immaginate di stipulare un contratto di affitto semplicemente con un “sì” pronunciato dopo aver bonificato la prima mensilità più la caparra e il canone richiesto. Molto probabilmente quell’anticipo versato nella speranza di bloccare un appartamento non vi verrà mai restituito e pensereste di essere stati imbrogliati. Beh, quasi sicuramente lo sarete stati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oppure immaginate di passare tutte le varie fasi di un colloquio di lavoro e dopo aver fatto colloqui su colloqui finalmente incontrate i vertici di un’azienda. Immaginate che vi riempiano di lodi e vi illustrino le prospettive economiche: da sogno. Poi, però, dopo avervi fatto sognare, immaginate che vi dicano che non c’è nessun contratto da firmare, ma che basta fidarsi sulla parola perché tutto ciò che hanno promesso verrà elargito. Ed è proprio in quel momento che tutti i castelli fatti per aria si frantumano al suolo in migliaia di schegge affilate e dolorosissime. Nessuno, oggi, accetterebbe mai di ottenere un posto senza contratto di lavoro, giusto? Soprattutto in campo artistico, bisogna sempre tutelarsi, no? I nostri antenati dicevano: “verba volant, scripta manent”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, in Italia ancora pochissimi artisti firmano contratti con gallerie, affidandosi principalmente a un rapporto di reciproca fiducia e apprezzamento per la qualità del lavoro sostenuto da entrambe le parti, dove una stretta di mano e un contratto di collaborazione concluso verbalmente hanno una valenza più alta di uno scritto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pur tenendo presente che, anche in assenza di un contratto scritto, obblighi, diritti e responsabilità tra l’artista e la galleria sono validi, porre le condizioni per un contratto scritto efficace a livello legale è sempre, ovviamente, una tutela per entrambe le parti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è una quasi totale mancanza di contrattualistica e nel raro caso in cui questa sia presente, si tratta di contratti di forma che non descrivono il rapporto professionale effettivo, non riconoscono sicurezze e continuità e non garantiscono un compenso economico adeguato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma, se si vuol lavorare nel campo dell’arte, purtroppo, queste sono attualmente le condizioni: fidarsi di un contratto verbale e pure sottopagato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però, com’era l’altro detto? Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Il Voto della paura attraverso le opere d’Arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Astratta o concreta la paura risiede nella coscienza dell’uomo Nella storia dell’Arte molteplici sono i dipinti che ritraggono scene spaventose ed inquietanti. Il tema dell’orrore, della paura, dell’ansia e della sofferenza è stato indagato a fondo dagli artisti di tutti i secoli, dal Rinascimento all’Impressionismo, passando per la Street Art, utilizzando tecniche e stili differenti.. [&#8230;]</p>
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<p><b>Astratta o concreta la paura risiede nella coscienza dell’uomo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella storia dell’Arte molteplici sono i dipinti che ritraggono scene spaventose ed inquietanti. Il tema dell’orrore, della paura, dell’ansia e della sofferenza è stato indagato a fondo dagli artisti di tutti i secoli, dal Rinascimento all’Impressionismo, passando per la Street Art, utilizzando tecniche e stili differenti..</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fin dall’antichità troviamo numerose rappresentazioni di esseri mitologici e mostruosi, prima fra tutti Medusa che trasforma in pietra chiunque la guardi. Solitamente viene rappresentata con la sua grande bocca ghignante dalle zanne sporgenti, la grossa lingua ben in vista, gli occhi spalancati a mandorla e i capelli a forma di serpente. Spesso il volto di Medusa</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">era utilizzato sui tetti dei templi greci ed etruschi, proprio perché, nonostante il suo aspetto pauroso, come tutti gli esseri mostruosi dell’antichità, il suo scopo era quello di proteggere dai malefici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la paura non è un sentimento che viene scaturito solo dalla vista di esseri mitologici e mostruosi. A suscitare quel senso di paura possono essere anche sensazioni o incubi a cui l’uomo risponde con comportamenti diversi. L’arte è proprio il mezzo tramite il quale si sono potute esternare queste sensazioni che hanno prodotto capolavori, come “L’incubo” di Johann Heinrich Füssli realizzato nel 1781. Dallo sfondo cupo e buio si stacca l’immagine di una donna vestita di bianco che, abbandonata in un profondo sonno, sta facendo un incubo. L’incubo le si palesa accovacciato sul suo petto e le toglie il respiro. In penombra si intravede anche la testa di una cavalla, con gli occhi spalancati e vitrei, che rappresenta l’ignoto e la paura che si prova durante le manifestazioni di incoscienza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si parla di paura e angoscia, non si può non annoverare Frida Kahlo, i cui dipinti sono un misto di inquietudine, dolore e malinconia. Come “Bambina con maschera di morte” realizzato nel 1934. Frida raffigura una bimba che indossa una maschera per la celebrazione del giorno dei morti in Messico. Tra le mani tiene un fiore che viene spesso portato in offerta ai defunti. Ai piedi della bimba, a destra, si trova una seconda maschera raffigurante una tigre, simbolo di sacrificio che dà la vera chiave di lettura del dipinto: un rimando all’esperienza dell’aborto. È un’immagine inquietante che trasmette tormento e terrore. È l’immagine della morte su una bambina innocente. A causa di una malformazione pelvica dovuta ad un incidente nel quale fu coinvolta da giovane, non riuscì mai a portare avanti le gravidanze e subì diversi aborti spontanei. Frida non ebbe mai figli e questo fu uno dei suoi dispiaceri più grandi, più volte espresso nelle sue opere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la paura non sempre è scatenata dall’ignoto. Una paura concreta è quella della guerra. Salvador Dalì nel 1940 realizza “Il Volto della Guerra”, che rappresenta gli orrori e le morti causate proprio dalle guerre. Un volto enorme, spaventoso, corrugato in una smorfia di dolore e disperazione, occupa tutto lo spazio pittorico e si staglia dallo sfondo che rappresenta un paesaggio desertico. Nelle orbite oculari e nella bocca sono inseriti dei teschi che a loro volta ne racchiudono altri. Serpenti minacciosi si lanciano in avanti e avvolgono il viso. L’artista con questo dipinto evidenzia la distruzione causata dalla guerra. È una tela che assume un carattere universale. I teschi sono replicati all’infinito: è come se questo continuo rimando alla morte stia a simboleggiare la perenne presenza della guerra nel destino dell’umanità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che sia astratta, concreta, reale o immaginifica, la paura risiede nella coscienza dell’uomo e l’arte è solo uno dei meravigliosi mezzi tramite i quali è possibile esternarla, trasmettendo ai posteri capolavori dal valore inestimabile.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>La Felicità nell&#8217;Arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Espressioni visive dell&#8217;emozione umana Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la [&#8230;]</p>
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<p><b>Espressioni visive dell&#8217;emozione umana</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la follia sembra l&#8217;unica via per la felicità. C&#8217;era una volta un ragazzo chiamato Pazzo e diceva: sto meglio in un pozzo che su un piedistallo». Bisogna essere folli, quindi, per raggiungere la felicità?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti artisti sono stati tacciati di follia nella loro vita, ma hanno poi realizzato dei capolavori proprio grazie al loro essere folli? Prendiamo, ad esempio, Munch considerato un artista folle per la sua arte intensamente emotiva e per la sua vita tormentata. Il suo lavoro è stato descritto come espressione visiva dei suoi stati d&#8217;animo e delle sue paure e ansie. Eppure, i suoi dipinti sono riconosciuti a livello mondiale, e valgono anche una fortuna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora cosa determina la felicità? Purtroppo non è ancora stata trovata una formula magica in grado di rispondere a questa domanda. Non esiste un modello unico uguale per tutti. La felicità è soggettiva ed è un tema che ha affascinato e continua ad affascinare molti artisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso delle varie epoche la felicità è stata interpretata in modi diversi. Nell&#8217;arte antica è spesso rappresentata attraverso immagini di divinità e di dei che simboleggiano la pace, l&#8217;amore e la prosperità. Nel Medioevo, invece, la felicità è rappresentata attraverso immagini di angeli e di Santi, mentre nell&#8217;arte rinascimentale attraverso immagini di natura e di paesaggi idilliaci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È con l&#8217;arte contemporanea che la felicità viene rappresentata in molteplici modi, ognuno dei quali riflettono le diverse interpretazioni del concetto di felicità. Alcuni artisti cercano di rappresentarla attraverso immagini colorate e vivaci, mentre altri preferiscono rappresentare la felicità attraverso immagini più cupe e malinconiche, per sottolinearne la transitorietà e la precarietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La fête à la maison&#8221; (la festa in casa) di Pierre-Auguste Renoir del 1881, rappresenta, ad esempio, una festa in una casa privata, durante una serata mondana, e l&#8217;atmosfera è quella di una piacevole serata tra amici e familiari. Il dipinto mostra una scena di conversazione e di divertimento, con le persone riunite intorno a un tavolo, intente a bere, a mangiare e a chiacchierare. Le figure sono rappresentate in modo fluido e leggero, con un uso generoso dei colori e della luce per creare un&#8217;atmosfera di gioia e di allegria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, &#8220;La tentazione di Sant’Antonio&#8221; del 1946 di Salvador Dalí raffigura il santo cristiano circondato da visioni oniriche e surreali. La scena è piena di riferimenti simbolici, come la formica, che rappresenta la piccolezza e la fragilità dell&#8217;essere umano, o la sfera, che rappresenta la perfezione e l&#8217;eternità. L’opera è molto rappresentativa dello stile di Dalí, della sua visione della mente umana e della sua relazione con la realtà. Il dipinto rappresenta il concetto di felicità metafisica, ovvero l&#8217;idea che la felicità sia una realtà superiore e trascendente, che può essere raggiunta attraverso l&#8217;esplorazione della mente e della realtà interiore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, l&#8217;arte è un&#8217;espressione dell&#8217;umanità, e come tale ci permette di esplorare e di rappresentare le emozioni umane. La felicità è una di queste emozioni e gli artisti hanno sempre cercato di rappresentarla nella loro arte, attraverso immagini, simboli e forme differenti, riflettendo le diverse interpretazioni del concetto stesso di felicità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9612" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9613" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/la-felicita-nell-arte-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-felicita-nellarte/">La Felicità nell&#8217;Arte</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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