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	<title>Ricchi di Spirito ma senza denaro Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>I soldi non fanno la felicità, anche se un po&#8217; la aiutano…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno sviluppo economico tumultuoso Sarò controcorrente, ma oggi la povertà, intesa come non riuscire ad avere da mangiare o non avere un tetto sulla testa, credo che abbia cittadinanza molto poco diffusa nella nostra nazione, anche se in altri stati ce l’ha eccome… Nel secolo scorso la povertà generata dalle due guerre mondiali aveva condizionato [&#8230;]</p>
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<p><b>Uno sviluppo economico tumultuoso</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarò controcorrente, ma oggi la povertà, intesa come non riuscire ad avere da mangiare o non avere un tetto sulla testa, credo che abbia cittadinanza molto poco diffusa nella nostra nazione, anche se in altri stati ce l’ha eccome…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel secolo scorso la povertà generata dalle due guerre mondiali aveva condizionato le vite di tantissime persone, costrette ad emigrare per mancanza di mezzi di sussistenza di base: i distacchi traumatici dalla propria terra e dalla propria famiglia erano mitigati dallo spirito di sopravvivenza, ma lasciavano delle cicatrici molto profonde. L’altro lato della medaglia è stato lo sviluppo economico tumultuoso, che ha portato non solo il cibo in tavola e una casa degna di questo nome, ma ha acceso lo spirito edonistico ed emulativo, spingendo i consumi verso prodotti e servizi che facevano sentire almeno un po&#8217; come “i ricchi”. Da qui fenomeni come la motorizzazione di massa, l’impennata delle vendite di elettrodomestici, le vacanze estive, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Verso la fine del secolo, data la diffusione ormai a tappeto di una certa comodità di vita, l&#8217;obiettivo è diventato quello di essere una persona che conta: il successo professionale non portava solo denaro, ma riconoscibilità e autorevolezza sociale. Non era più una questione di poter acquistare una vettura costosa o un orologio prezioso, ma avere potere, di qualunque natura si trattasse. In questo contesto nasce negli USA il fenomeno degli yuppies, cioè persone che si circondavano di lussi e che avevano puntato le proprie carte sulla carriera. Questo fenomeno ben presto arrivò anche in Italia e si estrinsecò nella rincorsa al successo professionale e allo sfoggio spasmodico di firme altisonanti, tipicamente per i capi di abbigliamento, gli accessori e le automobili (fu un fenomeno di costume talmente radicato che ispirò delle commedie italiane campioni di incassi al botteghino).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno poi si è ridimensionato ed è stato sostituito da un altro evento notevole: eravamo agli albori della finanza dotcom. Ogni settimana c’era una ipo (initial public offering) di Borsa su cui fare delle vere e proprie scommesse di investimento, per inseguire il sogno della moltiplicazione veloce dei capitali: non era importante sfoggiare lusso, ma potersi dichiarare vincente negli investimenti. In Italia era il periodo di lancio di aziende come Tiscali, Fastweb, Blu: oltre la metà di quelle aziende non è sopravvissuta e ha lasciato in tutto il mondo una striscia di morti e feriti tra gli investitori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi invece la ricchezza e l’ostentazione sono meno pressanti, grazie al fatto che la maggior parte degli happy few non è più protagonista dei rotocalchi: la famiglia Ferrero, la famiglia del compianto Del Vecchio, Giorgio Armani, i Benetton non si rendono protagonisti di servizi giornalistici, men che meno sfoggiano barche da miliardari o eccessi di questo genere (questa assenza di buongusto la lasciano volentieri ai loschi arricchiti dell’est Europa e alle loro combriccole). Anche in altre nazioni occidentali la morigeratezza accompagna la vita di persone estremamente ricche: Bill Gates o Warren Buffet, piuttosto che Joanne Kathleen Rowling non esibiscono i loro importanti averi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie a questo cambio di rotta, le persone meno abbienti si sentono meno “diverse” dai ricchi: sia chiaro, le differenze di capacità economica sono comunque sensibili, ma non c’è più lo sfoggio del 20° secolo, per fortuna. Oggi è tutto un fiorire di iniziative tese a sviluppare stili di vita sostenibili, non strillati, perciò meno stridenti con la media. Sicuramente la pandemia, la guerra e il rialzo dei tassi hanno incentivato questo sviluppo e si è appalesato un vantaggio importante: la differenza materiale tra persone di censo economico diverso si è affievolita, perlomeno la parte pubblica, cioè sembriamo tutti più uguali tra noi, e non necessariamente con un appiattimento verso il basso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vuoi vedere che questa è la volta buona per pensare ai valori più elevati della vita, che non richiedono un enorme appagamento materiale? Io dico di sì, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9611" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Felicità nell&#8217;Arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Espressioni visive dell&#8217;emozione umana Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9597-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/La-FelicitA-nellArte_-Espressioni-visive-dellemozione-umana.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/La-FelicitA-nellArte_-Espressioni-visive-dellemozione-umana.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/La-FelicitA-nellArte_-Espressioni-visive-dellemozione-umana.mp3</a></audio>
<p><b>Espressioni visive dell&#8217;emozione umana</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cos’è la felicità? Un senso di gioia, soddisfazione, appagamento, lo stato d’animo a cui si arriva quando si raggiungono obiettivi. Qualcosa che si rincorre per tutta la vita. La felicità può dipendere da un singolo momento, un cambio repentino di umore. Morgan canta: «Forse già lo sai, che a volte la follia sembra l&#8217;unica via per la felicità. C&#8217;era una volta un ragazzo chiamato Pazzo e diceva: sto meglio in un pozzo che su un piedistallo». Bisogna essere folli, quindi, per raggiungere la felicità?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti artisti sono stati tacciati di follia nella loro vita, ma hanno poi realizzato dei capolavori proprio grazie al loro essere folli? Prendiamo, ad esempio, Munch considerato un artista folle per la sua arte intensamente emotiva e per la sua vita tormentata. Il suo lavoro è stato descritto come espressione visiva dei suoi stati d&#8217;animo e delle sue paure e ansie. Eppure, i suoi dipinti sono riconosciuti a livello mondiale, e valgono anche una fortuna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora cosa determina la felicità? Purtroppo non è ancora stata trovata una formula magica in grado di rispondere a questa domanda. Non esiste un modello unico uguale per tutti. La felicità è soggettiva ed è un tema che ha affascinato e continua ad affascinare molti artisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso delle varie epoche la felicità è stata interpretata in modi diversi. Nell&#8217;arte antica è spesso rappresentata attraverso immagini di divinità e di dei che simboleggiano la pace, l&#8217;amore e la prosperità. Nel Medioevo, invece, la felicità è rappresentata attraverso immagini di angeli e di Santi, mentre nell&#8217;arte rinascimentale attraverso immagini di natura e di paesaggi idilliaci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È con l&#8217;arte contemporanea che la felicità viene rappresentata in molteplici modi, ognuno dei quali riflettono le diverse interpretazioni del concetto di felicità. Alcuni artisti cercano di rappresentarla attraverso immagini colorate e vivaci, mentre altri preferiscono rappresentare la felicità attraverso immagini più cupe e malinconiche, per sottolinearne la transitorietà e la precarietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La fête à la maison&#8221; (la festa in casa) di Pierre-Auguste Renoir del 1881, rappresenta, ad esempio, una festa in una casa privata, durante una serata mondana, e l&#8217;atmosfera è quella di una piacevole serata tra amici e familiari. Il dipinto mostra una scena di conversazione e di divertimento, con le persone riunite intorno a un tavolo, intente a bere, a mangiare e a chiacchierare. Le figure sono rappresentate in modo fluido e leggero, con un uso generoso dei colori e della luce per creare un&#8217;atmosfera di gioia e di allegria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, &#8220;La tentazione di Sant’Antonio&#8221; del 1946 di Salvador Dalí raffigura il santo cristiano circondato da visioni oniriche e surreali. La scena è piena di riferimenti simbolici, come la formica, che rappresenta la piccolezza e la fragilità dell&#8217;essere umano, o la sfera, che rappresenta la perfezione e l&#8217;eternità. L’opera è molto rappresentativa dello stile di Dalí, della sua visione della mente umana e della sua relazione con la realtà. Il dipinto rappresenta il concetto di felicità metafisica, ovvero l&#8217;idea che la felicità sia una realtà superiore e trascendente, che può essere raggiunta attraverso l&#8217;esplorazione della mente e della realtà interiore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, l&#8217;arte è un&#8217;espressione dell&#8217;umanità, e come tale ci permette di esplorare e di rappresentare le emozioni umane. La felicità è una di queste emozioni e gli artisti hanno sempre cercato di rappresentarla nella loro arte, attraverso immagini, simboli e forme differenti, riflettendo le diverse interpretazioni del concetto stesso di felicità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Qualcosa in più del successo materiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Libertà vera: possibilità di scelta e controllo del proprio tempo “Le disuguaglianze globali contemporanee sono vicine ai livelli dell&#8217;inizio del ventesimo secolo, quando eravamo al culmine dell&#8217;imperialismo occidentale” esiste una abbondante evidenza empirica che dimostra che la crescita economica ha tradito le sue promesse di aumento del tempo libero e della felicità e la teoria [&#8230;]</p>
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<p><b>Libertà vera: </b><b>possibilità di scelta e controllo del proprio tempo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Le disuguaglianze globali contemporanee sono vicine ai livelli dell&#8217;inizio del ventesimo secolo, quando eravamo al culmine dell&#8217;imperialismo occidentale”</span><span style="font-weight: 400;"> esiste una abbondante evidenza empirica che dimostra che la crescita economica ha tradito le sue promesse di aumento del tempo libero e della felicità e la teoria economica mainstream è del tutto impotente a spiegare tale tradimento.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Se la ricchezza non fa la felicità, figuriamoci la povertà”. Con questa battuta fulminante, Woody Allen, descrive, a sua insaputa, uno dei paradossi più famosi tra quelli scoperti dagli economisti negli ultimi decenni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esattamente due anni fa, di questi tempi, il discorso principale riguardava il reddito di cittadinanza. Ci si domandava cosa si apprendeva dal test della Finlandia, cosa sarebbe successo nel nostro paese e in generale se fosse &#8220;giusto&#8221; aiutare chi sta peggio. In altre parole, una parte dei discorsi riguardava la solita domanda: sfortuna o pigrizia? Giusto che chi si sia dato da fare e stia meglio aiuti chi sta peggio?  Si parla di redistribuzione della ricchezza e differenze sociali da ridurre. &#8211; le domande tornano prepotentemente attuali. E dovremmo tutti pensarci bene e, nel nostro piccolo, fare la nostra parte. La maggior parte delle persone immagina di vivere un mondo pieno di squilibri e diseguaglianze. La maggior parte delle persone ha ragione però solo a metà. È una situazione complessa e contro-intuitiva e che presenta più di un paradosso. Viviamo nella società globalmente più ricca della storia umana e in un’era di progresso, salute, benessere e comodità in cui accade tutto e il contrario di tutto. Vediamo alcuni dati interessanti quando parliamo di ricchezza. La disuguaglianza ravvicinata è il problema Le disparità ravvicinate in un paese e in una comunità sono il punto focale e di tensione quando si parla di disuguaglianza e di reddito di cittadinanza e reddito universale. Un problema che vede tutti protagonisti: tanto chi è rimasto indietro, tanto chi è avanti. Il benessere medio delle nostre società non dipende più dal reddito nazionale o dalla crescita economica. È molto importante nei paesi più poveri, ma non nel mondo ricco e sviluppato, ma le differenze tra di noi e dove siamo posizionati l’uno rispetto all’altro ora hanno molta importanza.” Se le disparità di reddito all’interno di un paese incidono sull’aspettativa di vita degli individui, emerge il motivo per cui la sfida dell’eguaglianza sia così centrale.</span> <span style="font-weight: 400;"> La crescente disparità secondo alcuni che  sostengono che nei paesi industrializzati essa conferisca ulteriore peso al cosiddetto paradosso di Easterlin – la teoria formulata da Easterlin, economista americano,  negli anni Settanta secondo cui un reddito più alto sia correlato alla felicità, sebbene nel confronto internazionale la felicità non sia correlata al reddito pro capite. Quindi ciò che ci rende felici non è il livello di reddito assoluto, bensì uno status sociale più alto, in altre parole: sentirsi più ricchi del vicino. Nelle società in cui la disparità è nettamente aumentata e la mobilità sociale diminuita come negli Stati Uniti, la lotta concorrenziale si fa ancora più assurda. In realtà</span><span style="font-weight: 400;"> il denaro è un costrutto sociale e in ultima analisi sono le convinzioni (e la fiducia) a decidere quale ruolo svolga il denaro nelle diverse società.  A plasmare il dibattito su cosa si intenda per &#8220;buona vita&#8221; e quindi anche per felicità sono stati non da ultimo gli economisti, sottolineando i principi materiali alla base delle funzioni di utilità del denaro. Il denaro e le sue opzioni di consumo sono diventati il cuore di ciò che è ritenuto il successo. Ma in base alle esperienze degli ultimi decenni, alla crisi finanziaria globale e alle nuove tecnologie, l&#8217;etica e la virtù sono tornati a svolgere un ruolo centrale nella definizione di felicità.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia, posto di essere tra i fortunati, è ormai assodato che una condizione economica favorevole non garantisce una </span><b>vita felice</b><span style="font-weight: 400;">. Se si possiede denaro a sufficienza ma si è carenti di altri elementi fondamentali quali la salute, i rapporti sociali e la sicurezza, è molto improbabile che si riesca ad essere soddisfatti appieno. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un’altissima percentuale di ricchi faccia uso di</span><b> psicofarmaci e/o droghe</b><span style="font-weight: 400;">, mentre in paesi estremamente poveri, come alcune zone dell’India, si vedono visi pieni di gioia, pur essendo carenti in sicurezza, salute e denaro ma tuttavia ricchi in legami sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In conclusione non è indispensabile aspirare ad arricchirsi sempre di più, quando disponiamo già di quello che ci serve per vivere agiatamente. Il miraggio della ricchezza ci sottrae il tempo per godersi la bellezza di ciò che realmente conta e non ci permette di domandarci una cosa fondamentale, ovvero cosa vogliamo fare nella nostra vita e, una volta trovata la risposta, pensare a come realizzarla. Inoltre l’aspirazione ossessiva ad arricchirsi ci fa vivere in una situazione di continua speranza di un futuro prossimo ideale che però non si realizza mai oppure, posto che si riesca a realizzare, la soddisfazione si consuma come la neve al sole rendendoci nuovamente, trascorso un po’ di tempo, schiavi di un nuovo desiderio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In contrasto con la ricchezza spirituale di una persona, c&#8217;è una malattia della nostra società: la povertà spirituale.</span> <span style="font-weight: 400;"> Chi è troppo impegnato a guadagnare, non può trovare lo spazio reale, mentale e del cuore, per accumulare ricchezza interiore, per crescere nell’incontro con l’uomo, per mettere a servizio della propria comunità le medesime capacità che gli consentono di avere successo nel mondo. Da una parte ci sono persone che pensano sia meglio continuare ad accumulare elementi di successo, dall’altra persone che iniziano a cercare interiormente una spiritualità che dice che ci deve essere qualcosa di più del successo materiale.</span> <span style="font-weight: 400;">Quella meramente materiale è una ricchezza che non ha nulla a che vedere con la </span><i><span style="font-weight: 400;">vera libertà</span></i><span style="font-weight: 400;">, ovvero quella sensazione di leggerezza, assenza di responsabilità soffocanti, totale possibilità di scelta e controllo del proprio tempo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9617" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/qualcosa-in-piu-del-usuccesso-a_d-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Tagli ai fondi di ricerca, ma che novità!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E così, quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta &#8211; Giorgio Gaber Sappiamo come in Italia, la ricerca, non sia mai stata al primo posto nelle priorità dei nostri politici. E sappiamo benissimo come uno stato ignorante dai consensi facili a chi è ignorante e sa di esserlo. Come diceva il [&#8230;]</p>
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<p><b><i>E così, quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta &#8211; Giorgio Gaber</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo come in Italia, la ricerca, non sia mai stata al primo posto nelle priorità dei nostri politici. E sappiamo benissimo come uno stato ignorante dai consensi facili a chi è ignorante e sa di esserlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come diceva il buon vecchio Giorgio Gaber per avere una democrazia e mettere tutti d’accordo bisogna abbassare il livello: lo stiamo facendo con evidenza inaudita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei programmi politici prima e nelle riforme di bilancio ora, i fondi della ricerca vengono congelati o tagliati costringendo le nostre migliori menti ad andare via dal nostro paese. Non rimangono solo le peggiori, anche se sono gran parte di quelle che popolano lo stivale, ma i migliori non vengono premiati per la loro bravura e se questo viene fatto, sempre molto raramente, sono sempre menti sole, non c’è mai il senso del gruppo, del team di lavoro ma solo la fortuna o la grandezza del prescelto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì perché si corre incontro a questo, facciamo tutti le stesse cose per risultare straordinari, mi sembra un po&#8217; assurdo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va comunque ricordato come uno stato che non investe sul progresso scientifico è uno stato fallimentare, che andrà a perdere intelligenza e possibilità, senza contare la già perduta lungimiranza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) evidenzia il nuovo fenomeno estremamente più grave della “fuga di cervelli”, il </span><b>brain waste</b><span style="font-weight: 400;">, lo spreco di cervelli. In questo caso, l’emigrazione non è fisica ma occupazionale: è la perdita delle competenze e vantaggi derivata dallo spostamento di personale altamente qualificato verso impieghi che non richiedono l’applicazione delle cognizioni per cui sono stati formati. In altre parole, un dottore di ricerca in Fisica che viene assunto in un ufficio marketing ha forse risolto il suo problema personale di lavoro, ma non sta applicando le competenze apprese a spese del sistema di istruzione nazionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ricercatori che vogliono rimanere in Italia sono spesso destinati ad una continua ed inesauribile ricerca di titoli, questo comporta tempo e soldi investiti, non guadagnati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così chi ha studiato per anni si ritrova a dover fare lavori per cui bastano qualifiche minori, non per scelta dovuta al piacere del lavoro ma per sopravvivere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dato agghiacciante se si pensa a tutte le grandi menti e alle grandi idee e innovazioni che il nostro bel paese ha partorito e ora espelle di un aborto spontaneo senza ritorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, finché crederemo che per essere migliori si debba essere belli e palestrati e ricchi e con un lavoro socialmente alto (cioè tutti quelli che sono ben retribuiti) e non intelligenti e preparati questo paese avrà molto da temere.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9618" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9620" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/tagli-ai-fondi-di-ricerca-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Perché molti artisti vengono riconosciuti solo in seguito alla loro morte?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto in Germania nel 2008 scioglie i nodi legati a questo interrogativo Con la cultura non si mangia. Quante volte vi sarà capitato di sentire questa frase? Tante, troppe. Pronunciata nel 2010 dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e ripresa infelicemente a distanza di quattro anni dall’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/perche-molti-artisti-vengono-riconosciuti-solo-in-seguito-alla-loro-morte/">Perché molti artisti vengono riconosciuti solo in seguito alla loro morte?</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9591-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Perche-molti-artisti-vengono-riconosciuti-solo-in-seguito-alla-loro-morte_.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Perche-molti-artisti-vengono-riconosciuti-solo-in-seguito-alla-loro-morte_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Perche-molti-artisti-vengono-riconosciuti-solo-in-seguito-alla-loro-morte_.mp3</a></audio>
<p><b>Uno studio condotto in Germania nel 2008 scioglie i nodi legati a questo interrogativo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con la cultura non si mangia. Quante volte vi sarà capitato di sentire questa frase? Tante, troppe. Pronunciata nel 2010 dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e ripresa infelicemente a distanza di quattro anni dall’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è ormai diventata una delle frasi tipiche che si usano quando finiscono gli argomenti in una conversazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure sappiamo benissimo che oggi non è propriamente così. Ditelo ad un artista come Damien Hirst, annoverato nella Rich List (la lista dei ricchi redatta ogni anno dal Sunday Times) tra gli uomini più ricchi della Gran Bretagna. Ditelo ad Andy Warhol che ha raggiunto il successo quand’era ancora in vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora perché c’è la credenza che con l’arte si possa morire poveri? Perché il passato così ci ha insegnato. Prendete Amedeo Modigliani, scomparso nei primi anni 20 del ‘900 dopo aver trascorso la sua vita tra alcool, donne e uso di stupefacenti. Prendete Van Gogh che, mantenuto dal fratello, ha sperperato tutto in assenzio, il suo liquore preferito presente in molte delle sue opere, e che da vivo ha venduto un solo dipinto. O ancora Caravaggio che, se non condusse un’esistenza agiata, viste le importanti committenze che otteneva, fu solo per il carattere indocile che lo distinse da sempre e che lo portò a morire in povertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da qui la convinzione che chi pratichi il mestiere artistico sia destinato a morire in povertà. Ma perché? Da cosa deriva l’incomprensione delle opere di questi artisti quando erano ancora in vita e la successiva esaltazione una volta scomparsi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno studio condotto nel 2008 da Heinrich W. Unsprung e Christian Wierman, due ricercatori del Dipartimento di Economia dell’Università di Costanza in Germania, indaga quale sia l’effetto della morte sul mercato degli artisti analizzando 436.308</span> <span style="font-weight: 400;">transazioni d’arte estratte dalla raccolta “Art Sale Index” (Indice delle vendite di opere d’Arte che esamina i dipinti, le sculture e le miniature vendute all’asta tra il 1980 e il 2005) di Richard Hislop, tenendo conto di vari fattori come la qualità effettiva delle opere, la loro rarità, la reputazione degli artisti e la loro età.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da questo studio è emerso che per gli artisti che muoiono giovani, l’effetto-morte è dominato dal fattore “reputazione”, mentre per quelli che muoiono in età più tarda, è la “rarità” il fattore dominante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda la qualità, dalle analisi condotte dai due ricercatori emerge come l’effetto-morte sia molto più evidente per i grandi maestri, ad esempio i già citati Van Gogh, Modigliani e Caravaggio, che non per quelli meno conosciuti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ricercatori sottolineano, inoltre, l’importanza della visibilità mediatica affinché l&#8217;apprezzamento per un artista continui a svilupparsi anche dopo la sua morte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio qui entrano in campo le logiche di mercato e la concezione dell&#8217;arte come status symbol. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Ricchezza e povertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I lati impoveriti dell’agio Con il titolo di oggi ho parafrasato il celebre film del grande Totò del 1954 &#8211; che a sua volta riproponeva al cinema l’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta con il cast impreziosito da Sophia Loren. Il genio del commediografo non esplora i due estremi del possesso come noi &#8211; assai [&#8230;]</p>
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<p><b>I lati impoveriti dell’agio</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il titolo di oggi ho parafrasato il celebre film del grande </span><b>Totò</b><span style="font-weight: 400;"> del 1954 &#8211; che a sua volta riproponeva al cinema l’omonima opera teatrale di </span><b>Eduardo</b> <b>Scarpetta</b><span style="font-weight: 400;"> con il cast impreziosito da Sophia Loren. Il genio del commediografo non esplora i due estremi del possesso come noi &#8211; assai più semplice &#8211; tra </span><b>ricchezza</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>povertà</b><span style="font-weight: 400;">, ma pone al posto della prima appunto la </span><b>miseria</b><span style="font-weight: 400;">. Perché? Un po’ per raccontare le reali condizioni della Napoli del tempo, un po’ forse per suggerire come in realtà ci siano tanti lati miseri nella ricchezza, che forse ci attenderemmo di trovare solo nelle condizioni di privazioni più nere appunto, e che restano un problema che riguarda tutti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non a caso l’Obiettivo n.1 dell’Agenda 2030 recita: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Sradicare la</span></i><b><i> povertà in tutte le sue forme e ovunque nel mondo</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. Nonostante i notevoli progressi compiuti dagli anni 1990 nella </span></i><b><i>lotta alla povertà</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, ancora oggi più di 800 milioni di persone – delle quali circa il 70 per cento sono donne – vive in condizioni di estrema indigenza</span></i><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poveri tanti e la percentuale femminile è spaventosa: anche perché è terreno fertile per tanti </span><b>crimini</b><span style="font-weight: 400;"> che su questa condizione si innestano: sfruttamento, prostituzione, vessazioni di ogni tipo. Cose che troppo spesso si dimenticano quando si sposano posizioni di respingimento di chi cerca la salvezza nella parte più fortunata del mondo. Ecco forse qui torna utile l’accezione di Scarpetta: siamo miseri verso chi cerca alla fine una vita più dignitosa – che spesso non offriamo, basti pensare alle condizioni in cui vivono sempre che riescano ad approdare da noi in Occidente – a chi scappa da guerre, povertà, violenza. Gli offriamo spesso solo gli avanzi, che non è umano di quello che non ci serve più. E questo la dice lunga sul nostro </span><b>spirito</b><span style="font-weight: 400;">: quanto sia povero, </span><b>impoverito dall’agio e dalla ricchezza</b><span style="font-weight: 400;">. Senza affrontare quanto siano poi terribili le storie, il vissuto e i traumi di questi esseri umani, che non trattiamo più come tali. Perché? Per paura del diverso, alimentata dalla cronaca strumentalizzata dai media. La malvagità alberga nell’animo umano tutto non dipende dal colore in questa sorta di </span><b>teoria del Lombroso 2.0</b><span style="font-weight: 400;">. Troppe volte pensiamo per stereotipi influenzati dalla comunicazione e dalla propaganda. Troppe volte dimentichiamo i messaggi giusti. Abbiamo bisogno di recuperare ricchezza d’animo molto di più che di accumulare oggetti, soldi e status quo. Per questo oggi voglio chiudere con una citazione di don Lorenzo Milani, che divide gli uomini per quello che sono e non per quello che possiedono:</span></p>
<p><b><i>“Se voi avete il </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/legge/"><b><i>diritto</i></b></a><b><i> di </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/divorzio/"><b><i>dividere</i></b></a><b><i> il </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/mondo/"><b><i>mondo</i></b></a><b><i> in </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/italiani/"><b><i>italiani</i></b></a><b><i> e stranieri allora io reclamo il </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/legge/"><b><i>diritto</i></b></a><b><i> di </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/divorzio/"><b><i>dividere</i></b></a><b><i> il </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/mondo/"><b><i>mondo</i></b></a><b><i> in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#8217;altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.”</i></b></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9628" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta--600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale_ricchezza-e-poverta-.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>In scena a Piazza Affari “Money”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La performance dell’artista Marilù Manzini: 10mila banconote (false) da 50 euro per riflettere Piazza Affari, il cuore economico di Milano e dell’Italia, sede del Palazzo della Borsa, il 19 dicembre è stata la location della performance MONEY dell’artista Marilù S. Manzini. Pittrice, scultrice, fotografa, scrittrice e regista, Manzini segue molteplici filoni di ricerca artistica, muovendosi [&#8230;]</p>
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<p><b>La performance dell’artista Marilù Manzini: </b><b>10mila banconote (false) da 50 euro per riflettere</b></p>
<p><b>Piazza Affari</b><span style="font-weight: 400;">, il cuore economico di Milano e dell’Italia, sede del Palazzo della Borsa, il 19 dicembre è stata </span><b>la location della performance MONEY dell’artista </b><a href="http://www.marilumanzini.com/"><b>Marilù S. Manzini</b></a><b>.</b><span style="font-weight: 400;"> Pittrice, scultrice, fotografa, scrittrice e regista, Manzini segue molteplici filoni di ricerca artistica, muovendosi tra reale e immaginario, denuncia sociale e provocazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La performance Money ha preso il via quasi come un </span><b>flash mob</b><span style="font-weight: 400;"> con l’artista Marilù Manzini impegnata fin dalle prime luci dell’alba in Piazza Affari per porre l’accento su importanti temi dell’attualità economica e civile. L’artista ha ricoperto il suolo della sede del Palazzo della Borsa con 10mila banconote (false) da 50 euro che, una volta raccolte, serviranno per creare pannelli che saranno venduti all’asta a sostegno di un progetto benefico.</span></p>
<p><b>In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, il denaro è sempre più il centro dei pensieri di tutti:</b><span style="font-weight: 400;"> una rincorsa per oggetti del desiderio che si infrange contro stipendi sempre più bassi e un caro vita in vertiginoso aumento. La performance di Marilù Manzini, volutamente di forte impatto, ha voluto far riflettere proprio sul </span><b>ruolo</b> <b>che il denaro sta assumendo nelle nostre vite</b><span style="font-weight: 400;">, un richiamo ad un’etica dei soldi dimenticata, a cui ciascuno di noi dovrebbe far ritorno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E lo strumento che Manzini utilizza, proprio in virtù della sua natura eclettica e anticonvenzionale, è l’azione artistica spinta fino ai suoi massimi limiti espressivi. </span><b>MONEY è dunque la “scossa”</b><span style="font-weight: 400;"> che l’artista manda come risposta ai giorni bui che stiamo attraversando, un appello attraverso l’arte destinato a chi vorrà finalmente toccare con mano lo stato delle cose per ristabilire il giusto peso, un modo per “ridare” il volto etico del denaro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo il crollo delle criptovalute e degli NFT che ha scosso le borse di tutto il mondo, </span><b>cosa può riportare l’uomo a un corretto rapporto con il denaro? </b><span style="font-weight: 400;">Con questo interrogativo Marilù Manzini affronta la sua nuova sfida artistica, per tastare appunto il polso, un po’ debole, </span><b>dell’arte</b><span style="font-weight: 400;"> di oggi e della </span><b>sua capacità di rispondere alle istanze che il presente ci richiede</b><span style="font-weight: 400;">. </span><i><span style="font-weight: 400;">Etica ed estetica si fondano sul comune concetto di bellezza!</span></i><span style="font-weight: 400;"> come sottolinea nel testo critico il Centro Studi Milano ‘900, Centro di ricerca ermeneutico scientifica dedicato all&#8217;arte Milanese del XX Secolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Marilù è proprio quell’artista che non appena percepisce il moto tellurico che scuote dalle fondamenta il sistema, si butta a capofitto nell’arena e porta ogni sua azione ai limiti espressivi della poiesis artistica che  per la Manzini si trasforma in </span><b>un puzzle di 10.000 tessere, ordinatamente disposte alle 7 del mattino in Piazza Affari, il cui disegno unitario, come il foglio-mondo di cui ci parla Carlo Sini, a chi saprà riconoscerlo, potrà riconsegnare il volto etico del denaro. </b></p>
<p><b>Un volto </b><span style="font-weight: 400;">che</span><b> si rivolge direttamente a chi guarda</b><span style="font-weight: 400;">, a chi sarà stato presente a questa performance, e potrà riconoscervi la maschera del caro vita, il grifo della guerra, il niffo del caro carburanti, o la prosopopea di quel gigante mostruoso già prefigurato da Goya, che porta con sé desolazione e terrore… ma che </span><b>impone</b><span style="font-weight: 400;">, nell’era dei bitcoin e della virtualità, </span><b>di guardare ciò che accade qui e ora</b><span style="font-weight: 400;">, di toccare con mano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è così che chiunque è chiamato a rispondere all’estremo quesito, che ci pone Marilù Manzini: </span><b>cosa c’è di reale in questo mondo e nel valore che gli diamo? </b></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9631" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9632" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9633" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9634" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/in-scena-a-piazza-affari-c-4.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Vendita diretta, un mestiere che si reinventa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>18% di occupati in più rispetto al 2021 Il moltiplicarsi delle modalità di vendita, la maggiore alfabetizzazione del cliente alle tecniche di persuasione, come lo sviluppo di tutto il mondo digitale applicato allo shopping, ha trasformato il direct selling. Si è reinventato adeguandosi agli sviluppi degli ultimi 2 anni con grandi risultati. Lo dicono gli [&#8230;]</p>
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<p><b><i>18% di occupati in più rispetto al 2021</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il moltiplicarsi delle modalità di vendita, la maggiore alfabetizzazione del cliente alle tecniche di persuasione, come lo sviluppo di tutto il mondo digitale applicato allo shopping, ha trasformato il direct selling. Si è reinventato adeguandosi agli sviluppi degli ultimi 2 anni con grandi risultati. Lo dicono gli ultimi dati di </span><b> AVEDISCO</b><a href="https://www.avedisco.it/it-IT/Notizie/Notizie/2022/AVEDISCO-il-2021-conferma-l%E2%80%99andamento-positivo-de.aspx"><span style="font-weight: 400;">,</span></a> <b>Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori. </b></p>
<p><b>I</b><span style="font-weight: 400;">l settore del Direct Selling ha raggiunto nell’ultimo anno risultati positivi: le aziende </span><b>nel 2021</b><span style="font-weight: 400;"> hanno registrato un fatturato di</span><b> oltre 707 milioni di euro con un trend di crescita del +2,4 % rispetto al 2020. </b><span style="font-weight: 400;">È il settore “</span><b>servizi”</b><span style="font-weight: 400;"> che primeggia ottenendo il </span><b>+49,6 %</b><span style="font-weight: 400;"> per </span><b>quasi 35 milioni di euro di fatturato. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ottimi risultati anche per quanto riguarda il </span><b>fronte occupazionale</b><span style="font-weight: 400;">, infatti nel 2021 la forza vendita è cresciuta del </span><b>+ 18,2 % rispetto all’anno precedente</b><span style="font-weight: 400;">, portando il numero totale degli addetti alla vendita ad oltre 402 mila. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gioel, azienda che si occupa di </span><b>abbattimento ecologico dell’inquinamento indoor </b><span style="font-weight: 400;">e che ha come unico sistema di vendita quella diretta, rientra tra quelle percentuali in ascesa, infatti ha aumentato il suo fatturato del 21%.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Negli ultimi due anni,- </span></i><span style="font-weight: 400;">dichiara </span><b>Marcello Svaldi, </b><span style="font-weight: 400;">AD di </span><b>Gioel</b> <i><span style="font-weight: 400;">&#8211; siamo passati da un sistema di vendita diretta tradizionale ad un sistema digitalizzato. Si è sempre concepito il direct selling come l’incontro di persona per creare l’esperienza di vendita e invece lo abbiamo ripensato in versione digitale. Un upgrade che ha fatto crescere le nostre competenze oltre che il fatturato. Nell’ultimo anno abbiamo messo insieme i due knowhow: fisico e digitale passando ad un sistema phygital&#8221;. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’entrata del digitale ha mantenuto le persone sempre al centro in Gioel, che siano collaboratori o clienti, l’attenzione verso il loro benessere è sempre stata tra le priorità. Ogni anno aumentano le percentuali di occupati in Gioel, nell’ultimo anno e mezzo sono entrati oltre 200 nuovi collaboratori tra air specialist e tecnici. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;"> “Il nostro approccio phygital – </span></i><b>continua Svaldi</b><i><span style="font-weight: 400;">&#8211;  consiste nell’uso di un mix di strumenti per la gestione del rapporto col cliente e con il collaboratore: video di presentazione, webinar, incontri dal vivo, modulistica consultabile online, l’uso dei social network, assistenza mista (online e fisica). La formazione per il training degli aspiranti air specialist viene fatta attraverso l’uso di</span></i><b><i> un’App basata sulla gamification</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. L’App propone nozioni tecniche tra sfide e giochi.  A tutto questo si aggiunge la formazione sulla persona dell’Accademia dell’Essere, scuola di formazione interna a Gioel. Il phygital ha snellito le procedure, ha reso più facili i rapporti con le persone, ha rafforzato i team, se penso alle video riunioni periodiche con i vari collaboratori sparsi su tutto il territorio nazionale, ha arricchito le presentazioni e abbassato i costi degli spostamenti”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è un caso che Gioel abbia al suo interno </span><b>l’Accademia dell’Essere</b><span style="font-weight: 400;"> che grazie al responsabile della formazione </span><b>Michele Pengo</b><span style="font-weight: 400;"> riesce ad arricchire i corsi meramente tecnici con quelli mirati alla crescita personale. La filosofia di Gioel per trattenere i suoi talenti è quella di </span><b>creare engagement</b><span style="font-weight: 400;">, e lo fa dando </span><b>spazio alle idee</b><span style="font-weight: 400;"> delle persone con l’obiettivo di concretizzare quelle più fattibili.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9635" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9636" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/vendita-diretta-fb-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dal metodo montessoriano a quello finlandese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola alla ricerca della felicità C’è stato un tempo in Italia in cui la scuola era tutto rigore, autorità, e apprendimento nozionistico e gli allievi erano come contenitori che dovevano essere riempiti di concetti da imparare a memoria. Da allora e fino ad arrivare ai giorni nostri con l’introduzione del metodo finlandese, di stravolgimenti [&#8230;]</p>
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<p><b>La scuola alla ricerca della felicità</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è stato un tempo in Italia in cui la scuola era tutto rigore, autorità, e apprendimento nozionistico e gli allievi erano come contenitori che dovevano essere riempiti di concetti da imparare a memoria. Da allora e fino ad arrivare ai giorni nostri con l’introduzione del metodo finlandese, di stravolgimenti ne sono avvenuti molti – forse anche troppi, secondo alcuni – e la scuola ha completamente cambiato volto cercando di volta in volta nuove formule che mettessero i bambini al centro di tutti i processi educativi e di istruzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall’inizio del ‘900 con il metodo </span><b>montessoriano</b><span style="font-weight: 400;">, quello </span><b>steineriano</b><span style="font-weight: 400;">, passando per la </span><b>scuola nel bosco</b><span style="font-weight: 400;"> e fino ad arrivare al </span><b>metodo finlandese </b><span style="font-weight: 400;">nel più recente 2018, nel corso del tempo in Italia si è cercato di trovare metodi d’istruzione alternativi a quelli ministeriali, con la convinzione che bambini appagati e “valorizzati” attraverso i loro talenti siano bambini più felici. </span></p>
<p><b>Il modello scolastico finlandese</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E proprio </span><b>la felicità diventa l’elemento chiave</b><span style="font-weight: 400;"> su cui gravita soprattutto il cosiddetto Mof – modello organizzativo finlandese &#8211; che da qualche anno in Italia sta riscuotendo grande entusiasmo. Perché </span><b>un bambino felice di andare a scuola sarà un bambino più appassionato allo studio e dunque più performante</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A importare questo metodo, nella nostra penisola, l&#8217;istituto omnicomprensivo “Della Rovere di Urbania” (PU), diventata capofila di una rete scolastica che ad oggi conta circa 100 istituti diffusi sul territorio nazionale.</span></p>
<p><b>Il metodo del Nord Europa</b><span style="font-weight: 400;">, considerato dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">Global Partnership for Education </span></i><b>il migliore e il più virtuoso al mondo</b><span style="font-weight: 400;">, viene così a riformulare </span><b>il modello educativo italiano</b><span style="font-weight: 400;"> considerato invece, dal report elaborato da </span><i><span style="font-weight: 400;">We World</span></i><span style="font-weight: 400;"> – organizzazione indipendente impegnata da cinquant&#8217;anni a garantire i diritti di donne e bambini in 25 Paesi – </span><b>il più stressante al mondo</b><span style="font-weight: 400;">. I ragazzi italiani, infatti, dedicherebbero troppo tempo allo studio tralasciando il loro benessere psico fisico, con una quantità di stress e di nervosismo ben superiore alla media dei coetanei europei, anche a causa del carico di compiti lasciati per casa. Questo </span><b>nervosismo</b> <b>e</b><span style="font-weight: 400;"> questo </span><b>malessere</b> <b>produrrebbero poi scarso rendimento didattico</b><span style="font-weight: 400;"> e scarso interesse per lo studio e la scuola, favorendo dispersione scolastica e un profondo disagio psicologico.</span></p>
<p><b>Meccanismi e funzionamenti</b></p>
<p><b>Nella scuola italiana di stampo finlandese</b><span style="font-weight: 400;">, invece, il benessere psicofisico è tenuto in grande considerazione:</span> <b>gli insegnamenti si incentrano su cooperazione, integrazione, rispetto ed empatia e la fondamentale collaborazione tra alunni e docenti</b><span style="font-weight: 400;">. Pur mantenendo il numero di ore annuali di ciascuna disciplina &#8211; secondo le direttive ministeriali italiane &#8211; </span><b>ogni giorno si lavora al massimo su due materie</b><span style="font-weight: 400;">, nella convinzione che lo studio di tante materie diverse nella stessa giornata sia controproducente. Ogni lezione è poi suddivisa secondo </span><b>un modello di 20, 20, 20</b><span style="font-weight: 400;">: 20 minuti di lezione frontale, 20 minuti di lavoro in gruppo e attraverso laboratori così che i ragazzi sperimentino un apprendimento attivo, e poi – 20 minuti dedicati all’analisi e alla consapevolezza di ciò che è stato compreso. Questa full immersion degli argomenti trattati e la tanta pratica adottata, fanno sì che gli studenti sviluppino una considerevole memoria a lungo termine, e un’importante capacità di analisi e di critica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli alunni poi, </span><b>non sono giudicati attraverso i voti</b><span style="font-weight: 400;">, ma vengono spronati a comprendere le loro lacune, e sono aiutati nel recupero delle stesse. Nessuno viene lasciato indietro.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, anche gli spazi in cui si muovono gli alunni, diventano di fondamentale importanza per l’apprendimento, con biblioteche e laboratori condivisi, angoli dedicati alla lettura silenziosa e poltrone per riposare tra una lezione e l’altra.</span></p>
<p><b>Criticità italiane</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’unico difetto di questo modello italo-finlandese? Il costo. Sì, perché mentre in Finlandia l’istruzione è perlopiù pubblica e gratuita, quasi tutte le scuole in questione in Italia sono a pagamento. Se per la scuola finlandese, infatti, tutti i bambini sono uguali e hanno uguali diritti nell’apprendimento, qui da noi bisognerà aspettare ancora un po’ perché questi raggiungano la parità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9639" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Massimo Bottura e il cibo come strumento di inclusione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Pastore]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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<p><b><i>Grazie all’organizzazione no profit Food for Soul, dal 2015 lo chef stellato Massimo Bottura ha aperto nel mondo 13 refettori per le persone indigenti</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ha inizio nel 2015 quando in occasione dell’EXPO a Milano il </span><b>pluristellato chef Massimo Bottura</b><span style="font-weight: 400;"> crea, in collaborazione con la Caritas, il primo refettorio in Italia, il </span><b>Refettorio Ambrosiano</b><span style="font-weight: 400;">, una mensa solidale dove coniugare l’atto di offrire cibo a chi ne ha bisogno con i valori di arte e cultura. L’anno dopo, nel 2016, Bottura e la moglie </span><b>Lara Gilmore</b><span style="font-weight: 400;"> danno vita all’organizzazione no profit </span><b>Food For Soul</b><span style="font-weight: 400;">, per rafforzare la resilienza delle comunità, creare opportunità di mobilità sociale e sostenere un sistema alimentare sano ed equo. Da allora di strada ne è stata fatta: sono attualmente </span><b>13 i refettori presenti in tutto il mondo</b><span style="font-weight: 400;"> che durante questi anni hanno preparato </span><b>oltre 1,53 milioni di pasti</b><span style="font-weight: 400;"> a </span><b>oltre 850mila persone</b><span style="font-weight: 400;">, individui in situazione di vulnerabilità sociale tra cui persone isolate, senza casa, rifugiati e chi rischia l’emarginazione, offrendo un luogo di appartenenza e condividendo il potere della bellezza e l’inclusione sociale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola “refettorio” deriva dal latino reficere, cioè “rifare” ma anche “recuperare”. In origine era il luogo in cui i monaci si riunivano per condividere il pasto quotidiano. Collaborando con organizzazioni locali, produttori, artisti e architetti, </span><b>Food For Soul recupera spazi poco valorizzati e li trasforma in luoghi stimolanti</b><span style="font-weight: 400;">, aperti alla comunità dal lunedì al venerdì, dove accogliere </span><b>persone in situazione di vulnerabilità sociale</b><span style="font-weight: 400;"> e servire loro pasti nutrienti preparati a partire da eccedenze alimentari, che andrebbero altrimenti sprecate. L’obiettivo principale è quello di creare </span><b>luoghi di aggregazione e inclusione sociale</b><span style="font-weight: 400;"> ed offrire esperienze che possano avere un impatto reale sulle comunità, rendendole più resilienti, aprendo opportunità di crescita economica e rendendo il sistema alimentare più salutare. </span></p>
<p><b>Il cibo è uno strumento di inclusione sociale importante</b><span style="font-weight: 400;">: il pasto infatti rappresenta nutrimento sia per il corpo che per l’anima, perché è un momento di scambio, unione e confronto. Nei refettori della rete Food for Soul le persone in condizione di vulnerabilità sociale possono sentirsi davvero accolte. Il vero problema nascosto dalla povertà è l’isolamento sociale di questi soggetti deboli e spaventati. L’idea che sta dietro ad ogni refettorio è dunque anche quella di diventare un </span><b>luogo d’accoglienza</b><span style="font-weight: 400;"> per creare un ambiente dove chi è solo possa trovare il conforto e la compagnia dei volontari, pronti non solo a servire i pasti ma anche a parlare e interagire con gli ospiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attualmente in Italia sono presenti: il </span><b>Refettorio Ambrosiano a Milano</b><span style="font-weight: 400;"> nato dalla ristrutturazione di un teatro abbandonato nel quartiere periferico di Greco; il </span><b>Refettorio Antoniano a Bologna</b><span style="font-weight: 400;"> che va ad ampliare i servizi offerti dalla mensa di Padre Ernesto, attiva dagli anni ’50; il </span><b>Refettorio Ghirlandina a Modena</b><span style="font-weight: 400;">, in collaborazione con la </span><b>Fondazione Auxilium</b><span style="font-weight: 400;">, che da anni conduce servizi di ristorazione a basso costo per clienti paganti nel centro di Modena. Lo spazio apre le porte ogni lunedì sera a 70 ospiti bisognosi provenienti dalla comunità locale, che oggi possono contare su un appuntamento serale settimanale per condividere un buon pasto in un’atmosfera conviviale. E ancora </span><b>a Napoli c’è il refettorio Made in Cloister</b><span style="font-weight: 400;">, realizzato in collaborazione con la </span><b>Fondazione Made in Cloister</b><span style="font-weight: 400;"> per offrire a individui e famiglie in situazioni di disagio, un pasto nutriente in un luogo dove sentirsi apprezzati e ascoltati. Lo spazio, nel cuore di Napoli, è stato progettato per celebrare il valore artistico, culturale e gastronomico del quartiere attraverso l’organizzazione di progetti ed eventi comunitari.</span></p>
<p><b>Nel mondo sono 6 i Refettori ideati da Massimo Bottura</b><span style="font-weight: 400;">: a Londra Food for Soul, in occasione del festival “London Food Month 2017” ha creato Refettorio Felix at St Cuthbert’s, in collaborazione con il Centro St Cuthbert e The Felix Project. Una mensa comunitaria che offre servizi di pranzo a senzatetto, persone senza fissa dimora o in situazioni di isolamento sociale. </span><b>Mèrida in Messico</b><span style="font-weight: 400;"> ospita il Refettorio realizzato da Food for Soul insieme a </span><b>Fundación Palace</b><span style="font-weight: 400;">. Dagli alti soffitti alle porte in legno, tutto parla di bellezza e di ospitalità: un’antica casa coloniale è stata completamente ristrutturata e trasformata in un luogo in cui la speranza può rifiorire. Il progetto è stato lanciato all’inizio della primavera 2020 con l’obiettivo di assistere la comunità attraverso il cibo e l’ospitalità, sostenendo gli sforzi dello </span><b>Stato dello Yucatán</b><span style="font-weight: 400;"> di alleviare le condizioni di povertà attraverso la promozione di diritti sociali e uno sviluppo più inclusivo. Oltre al servizio di accoglienza, il Refettorio ospita anche diversi programmi e attività culturali volte a favorire e promuovere il benessere fisico e mentale della comunità locale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il secondo refettorio </span><i><span style="font-weight: 400;">made in Bottura</span></i><span style="font-weight: 400;"> del Sud America è il </span><b>Refettorio Lima Casa de Todos in Perù</b><span style="font-weight: 400;">. Il progetto è stato realizzato grazie al supporto di </span><b>Intermediario 3Gatos</b><span style="font-weight: 400;">, un’organizzazione peruviana impegnata nel recupero delle eccedenze alimentari e nella salvaguardia delle tradizioni culinarie locali, e di </span><b>Beneficencia de Lima</b><span style="font-weight: 400;">, un’istituzione che da 186 anni si occupa di diverse attività tra cui accoglienza, ricoveri per orfani, donne e anziani, istruzione, salute, salvaguardia del patrimonio culturale, di beni immobili e della conservazione dell’arte. Il Refettorio Lima, la cui missione è quella di incoraggiare un sistema alimentare più sano in grado di rafforzare la resilienza dell’intera comunità, è un luogo in cui le persone possono riconquistare la dignità attraverso cibo e bellezza. </span></p>
<p><b>A New York</b><span style="font-weight: 400;">, situato presso la storica chiesa Emanuel AME, che rappresenta decenni di impegno civico, istruzione, arte, musica e cultura, c’è il </span><b>Refettorio Harlem</b><span style="font-weight: 400;"> che dall’inizio della pandemia, in collaborazione con i partner locali </span><b>Hot Bread Kitchen e YAYB</b><span style="font-weight: 400;">, non solo ha iniziato a servire la propria comunità fornendo pasti da asporto alle persone socialmente più svantaggiate, ma ha supportato anche la formazione professionale e i programmi di sviluppo di forza lavoro per giovani a rischio. Sempre negli Stati Uniti </span><b>a San Francisco è nato il Refettorio San Francisco</b><span style="font-weight: 400;">, supportato dall’organizzazione locale </span><b>Farming Hope</b><span style="font-weight: 400;">, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza della comunità attraverso reti locali che supportano la mobilità socio-economica. </span></p>
<p><b>In Svizzera il Refettorio Ginevra</b><span style="font-weight: 400;">, guidato dall’organizzazione no-profit </span><b>Fondazione Mater</b><span style="font-weight: 400;">, unisce al settore della gastronomia l’aspetto umanitario al fine di creare un forte impatto sociale in uno spazio che celebra innovazione, creatività, scienza e design. Infine, l’ultimo arrivato, il </span><b>Refettorio OzHarvest Sydney in Australia </b><span style="font-weight: 400;">nasce dalla prima collaborazione a impatto sociale tra la principale organizzazione australiana di recupero di eccedenze alimentari OzHarvest e Food for Soul. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dare luce e voce attraverso il cibo al potenziale espresso delle comunità più vulnerabili è possibile e i Refettori di Massimo Bottura ne sono un esempio virtuoso. Un progetto che fa del bene sia a chi dà che a chi riceve, ricostruendo e ripristinando un senso di dignità, cura e appartenenza. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Piera Pastore</span></p>
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