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	<title>Parità Vs Disparità Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>Violenza di genere: al via il progetto “Valigia di Salvataggio”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Salvamamme e Autostrade per L’Italia in aiuto delle donne vittime di violenza  L’associazione Salvamamme opera da più di 20 anni sul territorio nazionale per fornire un pronto intervento nei momenti dell’abbandono e solitudine di mamme e famiglie in condizioni di grave disagio socio-economico, con supporto che si estende all’ambito sanitario, psicologico, legale, logistico, ludico, [&#8230;]</p>
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<p><b>Associazione Salvamamme e Autostrade per L’Italia in aiuto delle donne vittime di violenza </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’associazione Salvamamme opera da più di 20 anni sul territorio nazionale per fornire un pronto intervento nei momenti dell’abbandono e solitudine di mamme e famiglie in condizioni di grave disagio socio-economico, con supporto che si estende all’ambito sanitario, psicologico, legale, logistico, ludico, pedagogico e formativo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Associazione Salvabebè Salvamamme riserva particolare attenzione alle donne vittime di violenza e ai loro figli, e da otto anni promuove il Progetto “Valigia di Salvataggio” nato per rispondere alle richieste di aiuto delle donne vittime di violenza che scelgono di allontanarsi rapidamente da una casa che può diventare una trappola mortale senza avere il tempo, al momento della fuga, di portare con sé oggetti personali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A loro viene consegnata una valigia che, oltre ai beni di prima necessità, prevede servizi di accoglienza, sostegno psicologico e legale e quanto necessario, accompagnandole, ove non sia già stato fatto, alla presa in carico dei Centri Antiviolenza della rete del 1522. In presenza di bambini ha istituito in abbinamento la “Valigina di Salvataggio” con giocattoli, quaderni, colori, vestiti, cibo, latte in polvere e altro in base alla loro età.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie alla collaborazione e al sostegno di Autostrade per l’Italia, per rafforzare la rete di salvataggio nazionale nelle principali città italiane, è nato “Un’autostrada per non tornare indietro”, che ha l’obiettivo di rendere itinerante l’operato di sensibilizzazione, conoscenza e formazione di Salvamamme, allargando il raggio di azione in altre regioni italiane al di fuori del Lazio incontrando le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, le Associazioni locali accreditate e i cittadini per creare &#8220;un’autostrada&#8221; fatta di consapevolezza e azioni concrete, che porti velocemente le donne maltrattate verso un futuro migliore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In occasione del lancio dell’ultimo progetto Valigia di Salvataggio avvenuta all’Overtime del Festival di Macerata, “Polizia di Stato, da sempre impegnata nel contrasto alla violenza di genere, non poteva non cogliere l&#8217;invito a partecipare –ha detto il Vice Questore della Polizia di Stato, Patrizia Peroni, nel suo intervento per l’iniziativa dell’Associazione Salvamamme dedicato alle donne vittime di violenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La dirigente della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Macerata, ha raccontato l&#8217;impegno quotidiano dell&#8217;ufficio rivolto all&#8217;ascolto attento delle donne che vivono in un momento di vulnerabilità, per farle uscire dalla spirale della violenza, soprattutto domestica. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Ascolto attento</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; precisa Peroni &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">che consente di fornire adeguato supporto e protezione alla vittima, approntando i necessari strumenti e provvedimenti, ma anche, al contempo, chiamando in campo la rete di contrasto della violenza di genere, tra cui i centri antiviolenza e le associazioni. ‘Salvamamme’ è una  realtà interessantissima che sarebbe utile portare anche nel nostro territorio”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7936" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7937" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/violenza-di-genere-ci-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Blonde: il cinema che racconta la figura della donna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storie di ieri e di oggi Un report del Viminale afferma che nel 2022 in Italia i femminicidi sono stati 125. Più di uno ogni tre giorni.  Solo con un decreto del 10 Marzo 1946 le donne hanno avuto l&#8217;opportunità di votare nel nostro Paese. E nel Codice di Famiglia del 1865 veniva stabilito che [&#8230;]</p>
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<p><b>Storie di ieri e di oggi</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un report del Viminale afferma che nel 2022 in Italia i femminicidi sono stati 125. Più di uno ogni tre giorni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo con un decreto del 10 Marzo 1946 le donne hanno avuto l&#8217;opportunità di votare nel nostro Paese. E nel Codice di Famiglia del 1865 veniva stabilito che le madri non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, non potevano essere ammesse ai pubblici uffici. Se sposate, non potevano gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro, poiché ciò spettava al marito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi sono solo alcuni dei dati che dimostrano, una volta ancora, quanto solo una manciata di anni fa le donne vivessero in una condizione di subordinazione e, spessissimo, di infelicità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E adesso? Le cose stanno davvero cambiando? Sicuramente si. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma non sempre nel modo migliore. E i numeri del Viminale non lasciano spazio a dubbi: in molte relazioni l&#8217;uomo non riesce a placare la propria violenza nei confronti del corpo femminile. È uno scontro impari e codardo che non lascia scampo a chi è fisicamente più debole. Ovviamente. Ma non è anche la dimostrazione che un certo numero di uomini non riconosce il nuovo ruolo della donna? Non è forse un non accettare che la donna possieda le libertà che da sempre avrebbe dovuto avere?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La società di oggi si interroga spesso su questo. E spesso si avventura nel trovare soluzioni. Spesso non risolutive.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cinema in questo senso ha lo straordinario potere di mostrare le cose in modo molto più profondo. Il cinema non è un cartellone su di una piazza in un centro cittadino con su scritto &#8220;stop alla violenza&#8221;. No. Va ben oltre. Il cinema può fare aprire gli occhi. È recente, per l&#8217;appunto, l&#8217;uscita di Blonde su Netflix. È la storia, privatissima, di Marylin Monroe. È un racconto struggente, a tratti anche troppo, in cui il regista ci mostra le violenze che la grande attrice americana ha subito sin dall&#8217;inizio della sua carriera. Molte delle cose che si vedono nel film non corrispondono al vero (e allora perché fare un film su un personaggio realmente esistito?). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un ottimo tentativo di raccontare una storia usando diversi linguaggi stilistici, dal bianco e nero all&#8217;uso di dissolvenze particolarissime. Il film, però, risulta sin troppo esplicito: c&#8217;è una scena di sesso orale che ha fatto molto discutere. È una scena stilisticamente grottesca e nel linguaggio artistico del film ci può stare. Solo che&#8230; Questo voler a tutti i costi spingere su un linguaggio esplicito (dove guarda un po&#8217; è sempre la donna a far cose) sembra essere controproducente e anche stravisto, poiché pone l&#8217;attrice Ana de Amas a interpretare una donna abusata (Marylin) essendo lei stessa in condizioni di nudo esplicito sul set durante la sua performance in più di un&#8217;occasione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Era davvero necessario mostrare tanta nudità? Per l&#8217;arte è quasi una normalità vedere una donna svolgere scene esplicite. Negli ultimi 15 anni in particolare, abbiamo assistito a tante immagini (anche molto belle) dove l&#8217;erotico, quasi pornografico, è diventato &#8220;normale&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E ditemi: in quanti film negli ultimi dieci anni avete visto, al contrario, un membro maschile con tanta facilità? A me viene in mente il famoso horror Midsommar, dove il protagonista affronta una sequenza del film senza veli, in una difficilissima scena di sesso. Questa pellicola, inoltre, è interessante anche per la figura della donna. Dunque per chi ama il genere, lo consigliamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia i nudi di scena femminili sembrano maggiori di quelli maschili. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che tipo di implicazioni ha, questo, sulla vita professionale di una attrice?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Su un set un&#8217;attrice professionista deve spogliarsi, rimanere nuda per lungo tempo a fini artistici, mettere il suo corpo nelle condizioni di rendere reali scene esplicite, lavorare con un altro corpo per rendere la scena credibile&#8230; Beh&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credetemi se vi dico che non sempre è una condizione semplice da sostenere per una donna. E bisogna in queste righe ricordare che anche il mondo del cinema contemporaneo soffre delle stesse, malatissime regole viste nel film Blonde. Dove il rischio di un abuso REALE è sempre dietro l&#8217;angolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mostrare tutto questo nudo non indebolisce ancor di più la figura della donna, anziché rafforzarla? Un qualche sciagurato non rischierebbe di vedere la donna come un oggetto anziché un corpo pensante, unico, magico, da scoprire e riscoprire?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nudo non è da sempre la conquista di un&#8217;intimità? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Farne un uso e un abuso non lo rende forse meno&#8230; Speciale?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come mai, allora, molto spesso sono proprio le donne a mostrarsi senza veli anche sui social?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cinema da sempre ha il grande dono di mostrare una strada alla società. I social hanno il grande dono di dimostrare alla società ciò che siamo: su molti profili Instagram è la donna stessa a postare fotografie di sé stessa in modi diversi. La voglia di piacere, di potere dimostrare una propria libertà di espressione, è chiarissima. Sembra quasi il voler riappropriarsi di anni, decenni di subordinazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia questi post vengono spesso interpretati in un modo diverso da una certa tipologia di uomini che applicano subito etichette spesso non corrispondenti al vero, riversando in queste donne un senso di frustrazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È vero anche che moltissime donne, per sbarcare il lunario, utilizzano il loro corpo per pubblicare contenuti pornografici a pagamento su piattaforme dedicate come Onlyfans. Si tratta di siti dove è possibile vendere contenuti privatissimi a pagamento. Moltissime sono le ragazze che, attraverso il proprio corpo, trasformano la loro cameretta in una zona a luci rosse facendosi pagare per un filmato più spinto o per una fotografia dei propri piedi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sito vita.it sostiene che sono 120.000 le donne che si prostituiscono in Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altre statistiche riportano numeri di poco inferiori, ma comunque altissimi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste quindi un fenomeno che porta il mostrarsi senza veli a un punto di non ritorno, dove la donna stessa accetta la condizione di essere un oggetto di compravendita. E forse questo è il punto più basso del femminismo, della femminilità, dell&#8217;essere donna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma è anche il punto più basso di questa nostra società, che non riesce a garantire un lavoro stabile ed economicamente appagante. Per molte ragazze vendersi è una questione di necessità. E tutto questo avviene proprio nel momento storico più importante, quello odierno, dove la donna sta lentamente trovando lo spazio che merita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si&#8230; Lentamente&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">125 donne morte all&#8217;anno sono 1000 donne morte in dieci anni. È tanta roba, se ci pensate. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo ben lontani dall&#8217;obiettivo di rendere &#8220;normale&#8221; il rapporto fra l&#8217;uomo e la donna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La donna&#8230; “La più bella creatura che abbia prodotto la bella madre natura”, per usare le parole del grande drammaturgo Carlo Goldoni. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
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		<title>Disuguaglianze insostenibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo le parità permettono di conquistare il futuro Il tema della Parità è centrale a livello sociale: parità di genere, in primis che trova molteplici declinazioni, da quella salariale a lungo invocata a quella di accesso all’istruzione, che è stata la battaglia al femminile del secondo dopoguerra, insieme al diritto di voto. Oggi circa i [&#8230;]</p>
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<p><b>Solo le parità permettono di conquistare il futuro</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tema della </span><b>Parità</b><span style="font-weight: 400;"> è centrale a livello sociale: </span><b>parità di genere</b><span style="font-weight: 400;">, in primis che trova molteplici declinazioni, da quella </span><b>salariale</b><span style="font-weight: 400;"> a lungo invocata a quella di </span><b>accesso all’istruzione</b><span style="font-weight: 400;">, che è stata la battaglia al femminile del secondo dopoguerra, insieme al diritto di voto. Oggi </span><span style="font-weight: 400;">circa i 2/3 dei Paesi nelle aree del mondo in via di sviluppo vedono uomini e donne avere gli stessi diritti nell’istruzione primaria, mentre nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale, le ragazze ancora incontrano gravi ostacoli anche all’accesso alla scuola primaria e secondaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la parità è anche la richiesta di una </span><b>vita dignitosa</b><span style="font-weight: 400;"> che viene negata a migliaia di </span><b>donne</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>bambine</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>ragazze</b><span style="font-weight: 400;"> in molte parti del mondo, costrette a </span><b>sposarsi</b><span style="font-weight: 400;"> contro la propria volontà, a sposare i propri aguzzini, sottoposte alle più diverse e indicibili </span><b>violenze</b><span style="font-weight: 400;">, costrette alla </span><b>prostituzione</b><span style="font-weight: 400;"> o a diversi tipi di </span><b>sfruttamento</b><span style="font-weight: 400;">. Per questo l’</span><b>obiettivo n. 5</b><span style="font-weight: 400;"> dell’</span><b>Agenda 2030 </b><span style="font-weight: 400;">torna su questo che è </span><span style="font-weight: 400;">in primis un </span><b>diritto umano fondamentale</b><span style="font-weight: 400;">, affermato già in altre epoche, ma che oggi diviene una condizione necessaria per la </span><b>prosperità</b><span style="font-weight: 400;"> del mondo stesso. Che passa anche per l’</span><b>accesso alle cure mediche</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>formazione</b><span style="font-weight: 400;"> per ambire ad un </span><b>lavoro dignitoso</b><span style="font-weight: 400;"> come ad </span><b>incarichi manageriali</b><span style="font-weight: 400;">. Infatti, nel nord del continente africano, sono impiegate specie nell’agricoltura, mentre meno di un quinto accedono agli altri settori. Il trend è in aumento, ma il gap è ancora evidentemente presente. Anche nell’ambito della </span><b>rappresentanza</b><span style="font-weight: 400;"> nei processi decisionali, politici ed economici – fino ai ruoli di leadership &#8211; c’è ancora spazio da recuperare: la media delle donne elette è del 30% nei parlamenti nazionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo n.5 poi pone </span><b>sei</b> <b>traguardi principali</b><span style="font-weight: 400;">: porre fine a </span><b>discriminazione</b><span style="font-weight: 400;">; violenze – sia nella sfera privata che in quella pubblica – come il </span><b>traffico di donne</b><span style="font-weight: 400;"> e lo </span><b>sfruttamento</b><span style="font-weight: 400;"> sessuale; </span><b>pratiche abusive</b><span style="font-weight: 400;"> (matrimonio combinato, spose bambine e mutilazioni genitali femminili). Il quarto pone l’accento sul </span><b>valore</b> <b>del lavoro domestico non retribuito</b><span style="font-weight: 400;">. Il sesto sull’accesso universale alla </span><b>salute sessuale</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>riproduttiva</b><span style="font-weight: 400;">. Tra i sotto traguardi c’è quello di dare alle donne uguali diritti di </span><b>accesso alle risorse economiche</b><span style="font-weight: 400;">: titolarità e controllo della terra e altre forme di proprietà; servizi finanziari, eredità e risorse naturali. Tra altri tipi di risorse poi ci sono quelle </span><b>tecnologiche</b><span style="font-weight: 400;"> dell’</span><b>informazione</b><span style="font-weight: 400;"> e della </span><b>comunicazione</b><span style="font-weight: 400;">, che risultano cruciali per promuovere l’</span><b>emancipazione</b> <b>della</b> <b>donna</b><span style="font-weight: 400;"> stessa.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7943" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7945" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/editoriale-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Sessismo: ne usciremo mai completamente fuori?</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/sessismo-ne-usciremo-mai-completamente-fuori/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sessismo-ne-usciremo-mai-completamente-fuori</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">La discriminazione sessuale fino a qualche anno fa l’ho vissuta in modo abbastanza distaccato: non ho mai visto discriminazioni nei confronti delle donne all’interno della mia bolla. Ciò vi farà forse gridare al negazionismo nei miei confronti: fate pure, ma tant’è. In realtà ero ben convito della sua esistenza, giacché molte donne se ne lamentavano, e non ho mai pensato al riguardo come ad una forma di isteria di massa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prima volta che mi sono trovato a contatto con una forma di discriminazione è stato un po&#8217; di anni fa, quando in sede di valutazione annuale avevo proposto un avanzamento per una donna della mia squadra e mi è stato opposto come minus il fatto che fosse donna (“gli impegni familiari non le darebbero l’elasticità necessaria per ricoprire la posizione”): lì per lì sono rimasto un po&#8217; spiazzato, anche perché il tutto avveniva alla presenza di altre donne, che non hanno aperto bocca. Quando ho realizzato ciò che fosse successo, prima di tutto ho puntato i piedi e ho ottenuto che la donna discriminata ottenesse la posizione per cui l’avevo proposta, poi ho parlato a quattr’occhi con la donna presente alla riunione e le ho chiesto perché non era intervenuta (ne aveva l’autorità e l’autorevolezza per farlo): mi ha risposto che in effetti condivideva l’opinione relativa alle difficoltà personali che una donna avrebbe avuto a ricoprire quell’incarico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un episodio simile mi è capitato nello stesso periodo con un’imprenditrice, che elogiava il lavoro fatto da una stagista che lavorava con lei, ma che non l’avrebbe assunta perché si era appena sposata e aveva chiaramente manifestato il desiderio di maternità: in questo caso io ero parte terza, ma ho fatto presente che se veramente credeva in quella persona, l’avrebbe dovuta assumere e poi, eventualmente, trovare il giusto compromesso per le esigenze di entrambe (azienda e impiegata). Purtroppo non è andata così.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da allora devo dire che credo un po&#8217; di più al tetto di cristallo, ma credo che gli artigiani produttori di questo tetto troppe volte siano le donne stesse. Sono convinto di questo non solo per i due episodi appena raccontati, ma anche perché spesso le donne cercano lavori che permettano loro di ottemperare anche ad altre attività, ma in questo modo sono loro stesse che si tarpano le ali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso ho sentito donne che desiderano insegnare, così avrebbero più tempo a disposizione per altre faccende, oppure donne che cercano un posto di lavoro nell’apparato statale così, a meno di cataclismi, nessuno le sposterà come sede di lavoro: così però le opportunità di carriera sono più limitate. Questa è secondo me la principale ragione per cui le donne guadagnano meno: se rimangono in basso nella scala gerarchica, evidentemente il loro stipendio sarà inferiore rispetto a chi fa carriera, cioè gli uomini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, sono ben conscio che i supporti di cui hanno bisogno le famiglie, primi tra tutti asili nido e scuole materne, hanno una copertura del territorio nazionale a macchia di leopardo, ma questi ragionamenti li ho sentiti fare anche da donne single che non prevedevano nel loro progetto di vita la maternità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ciò che riguarda la forma mentis e le discriminazioni al di fuori dell’ambito lavorativo, nella nostra cultura nazionale questo tipo di discriminazioni non le vedo più (e io sono cresciuto in un paese meridionale con 5.000 abitanti): le vere forme di sessismo non legate all’ambito lavorativo sono purtroppo cruda realtà nelle comunità straniere. L’integrazione di queste persone deve obbligatoriamente passare per l’accettazione da parte loro delle nostre regole sociali, altrimenti ci saranno tanti sorrisi, tante strette di mano, scuole frequentate da bambini di varie nazionalità, ma tra le mura domestiche essi continueranno a vivere come a Karaci, a Rabat o a Lagos.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le donne, col convinto supporto di noi uomini, dovrebbero essere il primo motore per l’eliminazione completa delle discriminazioni di sesso in ambito lavorativo (che sono meno gravi, secondo me, di come le si descrivono), invece quelle in ambito familiare (ripeto, nelle comunità straniere) vanno stigmatizzate da parte di tutti noi, a scuola, al lavoro, alla partita di calcetto, al supermercato, dappertutto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In altre nazioni ha funzionato: perché da noi non dovrebbe essere lo stesso?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7946" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/sessismo-ne-usciremo-mai-vrp-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Educazione finanziaria e indipendenza economica femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo del Risparmio promuove strumenti di empowerment Giovanna Paladino, direttrice del Museo del risparmio in una intervista ha detto: «Delegate tutto ma non la gestione dei vostri soldi». Gestirli significa disegnare la propria vita e perseguire i propri obiettivi attraverso il risparmio per superare la cultura «del presente» e abituare i cittadini a valutare [&#8230;]</p>
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<p><b>Il Museo del Risparmio promuove strumenti di empowerment</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giovanna Paladino, direttrice del Museo del risparmio in una intervista ha detto: «Delegate tutto ma non la gestione dei vostri soldi». Gestirli significa disegnare la propria vita e perseguire i propri obiettivi attraverso il risparmio per superare la cultura «del presente» e abituare i cittadini a valutare l’impatto che le loro scelte nel tempo, in particolare sulle generazioni future.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fin dalla sua creazione, il Museo del risparmio si è posto l’obiettivo di promuovere l’educazione finanziaria con particolare attenzione alle fasce di popolazione che ne sono più carenti per fornire alle persone strumenti per gestire il denaro in autonomia dando un contributo attivo al raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile indicati nell’Agenda 2030.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In particolare, per l’obiettivo 5 </span><i><span style="font-weight: 400;">Uguaglianza di genere</span></i><span style="font-weight: 400;"> sono state realizzate diverse attività: le ricerche “Donne e Risparmio”, il progetto “Prometti di prenderti cura di te”, i webinar sul tema della sensibilizzazione dell’empowerment economico delle donne, la ricerca “Capacità di resistenza e di reazione degli italiani”.  Secondo l’OCSE, l’alfabetizzazione finanziaria è in grado di promuovere lo sviluppo sostenibile della società assicurando il benessere finanziario e la stabilità economica di individui, famiglie, imprese, e favorendo così uno sviluppo più equo e sostenibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Numerose analisi collocano le donne come fragili in termini di competenze finanziarie di base. L’ultima indagine condotta da Banca d’Italia nel 2020 ha confermato questo trend: l’alfabetizzazione finanziaria degli uomini appare più elevata rispetto a quelle delle donne e il divario è particolarmente forte tra quanti hanno bassi titoli di studio e risiedono nel Mezzogiorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Museo del risparmio, in collaborazione con Episteme, ha promosso negli anni ricerche per approfondire il fenomeno, dalle quali è emerso che spesso le donne non percepiscono la priorità di migliorare le proprie competenze in materia finanziaria e tendono a delegare la gestione del denaro, pur con delle importanti eccezioni soprattutto fra le giovani e laureate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, come ricordano i dati ISTAT, in Italia una donna su due tra i 16 e i 64 anni non è parte del mercato del lavoro, e in alcuni casi non lo cerca neanche. È molto frequente pertanto che si instauri una situazione di dipendenza economica da altri anche per le piccole spese quotidiane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Durante il lockdown e nel corso dell’ultimo anno al Museo del risparmio si sono susseguite molte delle iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte al pubblico femminile sopracitate che restano ancora consultabili e scaricabili come il booklet </span><i><span style="font-weight: 400;">Prometto di pianificare sempre</span></i><span style="font-weight: 400;">, un vademecum di alfabetizzazione finanziaria di base. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Preziosa la formazione rivolta alle giovani generazioni con l’incontro online “Abbasso gli stereotipi. Quando le principesse incontrano l’economia!”: una lezione di cittadinanza economica dedicata alle bambine e ai bambini delle scuole primarie e secondarie di I grado, per imparare che non esistono differenze tra le abilità maschili e femminili, soprattutto quando si parla di autonomia, di sostenibilità e di futuro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alfabetizzazione finanziaria e l’abitudine allo «spreco zero» possono diventare parte integrante di un approccio educativo coerente con una crescita sostenibile e inclusiva. È importante che questo cambiamento culturale coinvolga i ragazzi della cosiddetta “Generazione Z” non solo perché il futuro prossimo è nelle loro mani, ma anche perché sono, proprio loro, i migliori ambasciatori della sostenibilità economica ed ambientale all’interno della famiglia.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Parità di Genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei punti chiave dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  Mi rendo conto che leggere ciò che scrivo, porta spesso a dover fare una pausa e ad interrompere, per molti, quelle certezze rassicuranti che la matrix costruisce sempre più accuratamente, di colore e diametro che ormai corrisponde esattamente alla propria proiezione ottica: non vi vedono [&#8230;]</p>
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<p><b>Uno dei punti chiave dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi rendo conto che leggere ciò che scrivo, porta spesso a dover fare una pausa e ad interrompere, per molti, quelle certezze rassicuranti che la matrix costruisce sempre più accuratamente, di colore e diametro che ormai corrisponde esattamente alla propria proiezione ottica: non vi vedono cioè solo nel presente, sanno già quello che sarete, voi no, ma loro vi vedono già camminare, agire, con sempre meno tempo, per pensare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi il titolo di questo articolo, nasce scritto in questo modo, perché l’udito sociale, accetta di comprenderlo, pressoché, solo in questo modo; voglio dire che, nonostante una certa indifferenza poi, se alle notizie non seguono i fatti, il lettore vuole essere sempre rassicurato su ciò che gli cadrà tra le mani: avete visto quanto, nonostante il carbone, siano belle le calze delle befane? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bene: non ci sarà alcuna parità di genere, anche perché, un occhio attento vede che la lotta non è più a favore della parità, ma contro i generi, o no?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guardate quanto con il gioco, nell’arco di 30 anni, siano riusciti a proiettare nella realtà quello che era tra le mani dei bimbi: una Barbie sempre più bella e attenta all’estetica, che a questo punto aveva bisogno di un compagno altrettanto ruspante: Ken, ed ecco nati gli anni ‘70 in America, ed ‘80 in Italia e nel resto delle civiltà occidentali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un passo, ed un altro, ed un altro ancora, del consumismo ovviamente, e non è bastato più che l’utente comprasse tutto ciò che era da comprare, e quindi cosa rimaneva da poter far comprare all’utente? Il proprio corpo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avete letto bene, il proprio corpo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Già perché vedete, qui non si tratta più di far valere i diritti di un genere, che nel momento in cui viene tagliato a metà, subisce la prima forma di discriminazione: potremmo parlare di genere umano, e i problemi non nascerebbero neanche, ed invece si deve parlare dell’aria fritta, riproposta in diverse salse, a seconda dell’epoca storica, e senza risolvere nulla! Perché non c’è proprio nulla da risolvere: la tutela della vita di qualsiasi essere umano è, e rimane da sempre e per sempre la sola priorità in ogni parte del Mondo, non c’è molto altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In base ai gusti sessuali, a preferenze professionali, e a tutte le scelte che prevedono un libero arbitrio da parte della persona, lo dice la stessa premessa: esiste un libero arbitrio che nel momento in cui non lede nessun altro, rimane tale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché allora questo voler insistere o rimarcare dei concetti che dovrebbero essere ben lontani dalle discussioni? Per strumentalizzare il terreno. E chi vuole strumentalizzare ad ogni costo ed in ogni ambito ormai, il percorso del genere umano, che tipo di parità può garantire, e di conseguenza, che tipo di sviluppo sostenibile?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È di qualche giorno fa l’immagine di una Biancaneve transessuale &#8211; entro in un campo minato, non mi interessa &#8211; di un fumetto per bambini dove sole e luna sono entrambi omosessuali, e potrei continuare: e allora? Nel senso, a chi interessa la preferenza sessuale del sole? Voglio dire: fino ad oggi, qualcuno si era posto la domanda, per nulla pertinente ad un contesto fiabesco, di quale fosse la preferenza sessuale del sole? Ecco, imparate a fare questo: quando vedete un’impronta di cioccolata su una torta che vi vuol essere venduta come torta ai mirtilli, imparate a porvi qualche domanda, non solo è facile, è doveroso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Voglio dire che, l’uomo del XXI secolo, sempre ad opinione di chi scrive, dovrebbe entrare nell’ottica di ragionamenti che vanno verso l’unificazione e la parità, assoluta, ed anche se una ‘proposta’ potrebbe essere presentata in funzione di questo principio, in realtà, nel momento in cui si parte praticamente &#8211; facendo credere di tendere alla distensione orizzontale di un diritto &#8211; da considerazioni che marcano le differenze tra due (o più) ipotetici generi, si va esattamente in direzione contraria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La soluzione quindi qual’è?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non far parte, né in un senso, né nell’altro, di un sistema che ci vuole impegnati in uno stallo mentale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La verità, la propria verità, la funzione umana, può essere trovata solo nel momento in cui, si indaga dentro se; e per quanto questo passaggio possa apparentemente sembrare piccolo, è espansivo, è oltre misura espansivo, e quindi lo è anche in termini di coscienza universale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È nell’atto del silenzio che si fa spazio ad una realtà immensamente più illuminante di quella mentale, che continua, come si vede, a ragionare in una logica che nulla ha a che fare con la vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il disarmo di una coscienza che non è più coscienza, è l’unico strumento che porterà ogni individuo ad avvicinarsi nuovamente a quella sorgente che permetterà agli esseri umani di fluire: non è l’uomo il flusso, questa è pura arroganza, l’uomo è semplicemente chi deve farsi portare, o trasportare dal flusso, perché riconoscendo e vedendo chiaramente la propria ‘piccolezza’, scoprirà la propria grandezza: proprio lì, in quel punto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è agire, ma ascoltare, dove l’ascolto questa volta, non sarà più nei confronti di altri uomini, e quindi di matrimoni e sodalizi terrestri, qui si sta parlando di raggiungere un matrimonio cristico, dove tutto scompare, e dove nello stesso momento tutto appare, perché si lascia un tutto umano, che in realtà non è nulla, a favore di un nulla divino, che invece è tutto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7955" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/parita-di-genere-vrp-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Donne che amano i libri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pregiudizio di una bibliofilia tutta al maschile A gennaio 2020, in occasione della quarta edizione del Salone della Cultura di Milano, Maremagnum.com, il marketplace italiano del libro antico e usato, organizzava una conferenza dal titolo Donne bibliofile: storie di bibliologia, arti del libro e collezionismo al femminile. Al tavolo, quattro professioniste, provenienti da differenti [&#8230;]</p>
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<p><b>Il pregiudizio di una bibliofilia tutta al maschile</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A gennaio 2020, in occasione della quarta edizione del Salone della Cultura di Milano, </span><a href="https://www.maremagnum.com/"><span style="font-weight: 400;">Maremagnum.com</span></a><span style="font-weight: 400;">, il marketplace italiano del libro antico e usato, organizzava una conferenza dal titolo </span><b><i>Donne bibliofile: storie di bibliologia, arti del libro e collezionismo al femminile</i></b><span style="font-weight: 400;">. Al tavolo, quattro professioniste, provenienti da differenti settori del mondo del libro antico e moderno, discutevano sulla </span><b>figura della donna nel campo della bibliofilia</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tema delicato perché, per quanto possa sembrare strano, ancora oggi è piuttosto diffuso il pregiudizio che l&#8217;amore per i libri sia materia prettamente maschile, come sosteneva già nel 1930 il giornalista </span><b>Holbrook Jackson</b><span style="font-weight: 400;"> nel suo lavoro sul collezionismo librario intitolato </span><i><span style="font-weight: 400;">Anatomy of Bibliomania</span></i><span style="font-weight: 400;">. È naturale, scriveva, come lo è «la crescita della barba». Una tesi, quella di Holbrook, che non era nuova a chi frequentava l&#8217;universo bibliofilo e che di certo non scandalizzò i suoi lettori dell&#8217;epoca. D&#8217;altronde, già dal secolo precedente, il parigino </span><b>Octave Uzanne </b><span style="font-weight: 400;">(1851-1931), scrittore e febbrile bibliofilo, aveva ampiamente spiegato nei suoi scritti perché, secondo lui, la </span><i><span style="font-weight: 400;">donna è nemica del libro</span></i><span style="font-weight: 400;">. E proprio con il pensiero di Uzanne si apriva la discussione della conferenza milanese, moderata da </span><b>Chiara Nicolini</b><span style="font-weight: 400;">, attualmente Capo Dipartimento Libri della Pandolfini Casa d&#8217;Aste, ma che ricopre anche altri ruoli, sui quali torneremo più avanti. Le altre relatrici: </span><b>Cristina Balbiano d’Aramengo </b><span style="font-weight: 400;">(restauratrice e legatrice di libri),</span><b> Laura Bartoli </b><span style="font-weight: 400;">(professionista della comunicazione digitale), </span><b>Noemi Veneziani </b><span style="font-weight: 400;">(blogger e bibliofila).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Nicolini racconta che, sebbene i tempi siano cambiati e le disparità lavorative tra i due generi si siano quasi del tutto livellate, tra i collezionisti e i librai antiquari serpeggia ancora un certo scetticismo nei confronti dell&#8217;interesse delle donne per la bibliofilia. Come se l&#8217;eco delle parole di Octave Uzanne non avesse smesso di risuonare alle loro orecchie. Per capirci, e in estrema sintesi, questo il pensiero dello scrittore francese, ben spiegato nel capitolo </span><b><i>Les femmes bibliophiles</i></b><span style="font-weight: 400;"> del libro </span><b><i>Les  zigzags d&#8217;un curieux</i></b><span style="font-weight: 400;"> (1888): denuncia le donne produttrici d&#8217;arte a scopo remunerativo o volutamente “femminista”; scrive che la donna è nemica del libro perché interessata soltanto alla bellezza estetica di questi oggetti, più che al valore artistico del loro contenuto o della loro veste esteriore; incolpa la donna di essere gelosa del rapporto d&#8217;amore che il marito instaura con l&#8217;oggetto libro. Insomma la donna, per Uzanne, non è in grado di comprendere e apprezzare il libro come oggetto di culto. Il parigino, tuttavia, tiene a precisare che non si tratta di misoginia, e che la sua ostilità verso il pubblico femminile riguarda soltanto un&#8217;eventuale intromissione di quest&#8217;ultimo nel mercato bibliofilo del libro antico e di pregio. La donna deve occuparsi degli affari di donna e dedicarsi cioè ai temi a lei più congeniali: moda, orpelli, gestione della casa e, in tema di libri, dedicarsi solo alla lettura di </span><i><span style="font-weight: 400;">romanzi</span></i><span style="font-weight: 400;"> d&#8217;evasione. Il collezionismo, quello “serio”, deve rimanere dominio degli uomini. È buffo, perché poco più avanti lo stesso Uzanne riconosce che alcune donne francesi del passato, principesse e nobildonne, colte e altolocate, hanno lasciato pregevoli biblioteche e collezioni private. Ma qui, Uzanne, si rende conto della contraddizione e si appresta a correggere il tiro, affermando che il merito per la scelta dei testi è di qualcun altro, qualcuno di sesso maschile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiara Nicolini si sofferma proprio su questo punto, evidenziando che di donne non si parla, ma che di loro, in realtà, la storia della bibliofilia è piena. Ne snocciola una lunga lista, donne che nel passato si sono distinte nel mondo delle lettere, dell’editoria, della bibliofilia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne cito tre:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Christine de Pizan (1364-1430) che fece della scrittura una professione. Diresse uno scriptorium e diventò editrice di se stessa (il concetto è simile a quello del nostro self-publishing di oggi). Tuttavia, in quanto intellettuale laica e donna, visse come “straniera” in un paese di “chierici”, poiché presentarsi in pubblico in qualità di </span><i><span style="font-weight: 400;">femme de lettres</span></i><span style="font-weight: 400;"> era motivo di scandalo.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Caterina de’ Medici (1519-1589) che fu da tutti ammirata per la sua vasta cultura. Parlava e scriveva correntemente l’italiano, il francese e il latino, e bazzicava piuttosto bene anche il greco. La sua biblioteca personale conteneva fino a 2118 libri su vari argomenti, dal campo umanistico a quello scientifico, a dimostrazione della sua grande curiosità intellettuale: manoscritti rari, testi di storia, di matematica, teologia, filosofia, alchimia, astronomia, medicina, geografia, di musica, scienze e storia dell’arte.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Madame de Pompadour (1721-1764) che influenzò le arti, la moda, il teatro e la musica, dettando lo stile della prima metà del Settecento. Fervente sostenitrice delle idee dell’Illuminismo, fu mecenate degli enciclopedisti, permettendo che l’</span><i><span style="font-weight: 400;">Encyclopédie</span></i><span style="font-weight: 400;"> continuasse a essere stampata.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;elenco potrebbe continuare, a lungo, spingendoci fino ai nostri tempi. È bene sottolinearlo, perché l&#8217;atteggiamento, seppur in forma minore, è ancora lo stesso: di donne che amano i libri, e che per la cultura hanno fatto tanto e tanto ancora fanno, si parla poco. È come se lo slogan fosse “</span><i><span style="font-weight: 400;">Prima gli uomini</span></i><span style="font-weight: 400;">” e poi, se avanza tempo, se c&#8217;è spazio, “</span><i><span style="font-weight: 400;">anche le donne</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Il divario è avvertito con più prepotenza nel mondo del libro antico.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Nota bene:</span></i><span style="font-weight: 400;"> non è che l&#8217;editoria moderna sia messa meglio, però è più facile, forse per la risonanza a livello mediatico, sentir parlare di scrittrici ed editrici. Ma, diciamo, che è una tendenza moderna degli ultimi anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Apro una parentesi per raccontare un aneddoto a titolo di esempio: nel 1997 (quindi non si sta parlando di secoli fa), l&#8217;editore londinese della Bloomsbury pubblica un libro destinato a trasformarsi in un successo mondiale: </span><i><span style="font-weight: 400;">Harry Potter e la pietra filosofale</span></i><span style="font-weight: 400;"> di J. K. Rowling. </span><i><span style="font-weight: 400;">Attenzione: non Joanne, solo J</span></i><span style="font-weight: 400;">. Perché? Da un&#8217;analisi di mercato appariva chiaro che il lettore medio avrebbe acquistato più volentieri un romanzo scritto da un uomo anziché quello di una donna. Ripeto, siamo nel 1997! In copertina e frontespizio, </span><i><span style="font-weight: 400;">zac</span></i><span style="font-weight: 400;">, si uccide l&#8217;identità femminile per creare un velo di mistero e vendere di più. Pura strategia di marketing, però il dato è preoccupante se si riflette con attenzione sul fatto che solo vent&#8217;anni fa il ruolo femminile in campo autorale era ancora sottomesso a quello maschile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornando invece a quel sentimento bibliofilo, che si sintetizza nello slogan </span><i><span style="font-weight: 400;">Amor librorum nos unit</span></i><span style="font-weight: 400;">, adottato dall&#8217;ILAB-LILA, l&#8217;organizzazione mondiale alla quale si può consociare qualsiasi libreria antiquaria che ne faccia richiesta (e abbia superato dei criteri di selezione), voglio nuovamente tirare in ballo la figura di Chiara Nicolini. Il suo entusiasmo e l&#8217;amore per il libro l&#8217;ha portata negli anni ad avvicinarsi all&#8217;</span><a href="https://www.aldus-club.it/"><b>Aldus Club</b><span style="font-weight: 400;">, l&#8217;Associazione Internazionale di Bibliofilia</span></a><span style="font-weight: 400;">, fondata a Milano nel 1989 da </span><b>Mario Scognamiglio</b><span style="font-weight: 400;"> e presieduta nel tempo da nomi di rilievo come </span><b>Leonardo Sciascia</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Umberto Eco</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Gianni Cervetti </b><span style="font-weight: 400;">(anche qui, per il momento, nessuna donna). Nel ruolo di Segretaria dell&#8217;Associazione, carica che ricopre da alcuni anni, Chiara non ha mai smesso di porre l&#8217;attenzione su due temi: i giovani e le donne. Quando nel 2017 giunge dalla città di New York la notizia che la Libreria antiquaria </span><b>Honey &amp; Wax</b><span style="font-weight: 400;"> ha annunciato un </span><a href="https://www.honeyandwaxbooks.com/prize.php"><span style="font-weight: 400;">premio</span></a><span style="font-weight: 400;"> consistente in un riconoscimento di 1000 dollari, per la più mirabile collezione di libri costituita da una giovane donna che non abbia ancora compiuto il 31esimo anno di età, a Chiara si accende una lampadina. Perché non replicarlo in Italia? Un&#8217;occasione per incoraggiare il sentimento bibliofilo tra i giovani collezionisti. Nel 2019 Chiara promuove, tramite l&#8217;associazione di cui fa parte, il </span><a href="https://www.aldus-club.it/premio-aldus-club/"><b>Premio Aldus Club</b></a><span style="font-weight: 400;">, a cadenza biennale, e fissa la vincita a 1500€. Il Premio viene esteso anche ai maschietti, ma l&#8217;attenzione per il ruolo femminile rimane vigile, è pur sempre il cavallo di battaglia. Attenzione, però, la collezione non deve essere un accumulo di libri messi insieme a casaccio: presentando un elaborato, si deve argomentare il </span><i><span style="font-weight: 400;">fil rouge</span></i><span style="font-weight: 400;"> che tiene unita la biblioteca privata (completata o in corso). L&#8217;iniziativa riscontra un ottimo successo e oggi il Premio Aldus Club si appresta alla terza edizione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello di Chiara Nicolini è solo un esempio delle molte figure femminili che compongono il mondo della bibliofilia, e delle quali sarebbe bene, invece, prendere nota. Sono tantissime: libraie, legatrici, restauratrici, collezioniste, bibliotecarie, scrittrici, archiviste, consulenti, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che deve avvenire è una rivoluzione paradigmatica del concetto di libro antico come oggetto di culto prettamente maschile. Il cambiamento di pensiero si verificherà quando, entrando in una libreria antiquaria, oltre ai legni degli scaffali e all&#8217;inconfondibile odore di carta antica, non darete per scontato di essere accolti da un canuto signore, ma da una donna, magari una giovane libraia che ha raccolto la sfida di una bibliofilia che si pensava fosse tutta al maschile.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7961" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7962" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-300x200.jpeg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-1024x683.jpeg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-768x512.jpeg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-696x464.jpeg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-1068x712.jpeg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-600x400.jpeg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Peculiarità del mondo della Donna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono peculiarità del femminile che chiedono attenzione e cura, che appartengono ad un mondo con una sua storia antica che ha radici profonde che, oggi ancora e più che mai, chiedono di essere guardate, curate, amate e rispolverate.  Si parla tanto di parità di genere e ruolo delle donne, in un dibattito scoppiato all’inizio [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono peculiarità del femminile che chiedono attenzione e cura, che appartengono ad un mondo con una sua storia antica che ha radici profonde che, oggi ancora e più che mai, chiedono di essere guardate, curate, amate e rispolverate.  Si parla tanto di parità di genere e ruolo delle donne, in un dibattito scoppiato all’inizio dello scorso secolo e mai sopito. Tanto è stato fatto, almeno in superficie, al punto da sembrare quasi superfluo ribadire il concetto che le donne abbiano pari diritti e pari opportunità degli uomini. Eppure dalle cronache quotidiane sappiamo che ai progressi culturali non sono seguiti i fatti, se ancora sono tanti i femminicidi, se la disparità di reddito nelle stesse posizioni lavorative è ancora grande, se i ruoli apicali o manageriali sono di fatto riservati agli uomini, se la povertà è più forte tra le persone anziane di sesso femminile che di quello maschile. </span><span style="font-weight: 400;">Non è da fare di tutta l’erba un fascio, o perpetuare luoghi comuni e ormai di moda, ma il femminile oggi chiede ancora di essere risollevato, guardato con particolare attenzione, ascoltato e visto. Una realtà che ancora chiede di essere scoperchiata. Accudita e ascoltata. So bene che anche il maschile vive in un’epoca di smarrimento e che tutti siamo in evoluzione, tuttavia sento che il potere femminile sta chiedendo a gran voce di poter riemergere. Ancora, e di fortificarsi. Ed essere protetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essere donna ancora oggi e, anzi, oggi ancor di più, ha bisogno di sostegno perché possa risvegliarsi a quegli antichi ritmi e poteri che tanto mancano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci manca la connessione con noi stesse, ci mancano gli incontri autentici, ci manca l’anima che possa respirare. Ancora troppa la violenza, ancora troppe le dipendenze affettive, ancora troppe egregore che inconsciamente (e parlo di inconscio collettivo) agiscono e creano una realtà chiusa e mortificante. Quante donne, per non soccombere, si omologano ad un maschile duro e arrabbiato, emulano il potere maschile per farsi strada, schiacciando i loro bisogni e la loro femminilità così unica. Quante donne spaventate dal potere maschile che, anch’esso smarrito, usa forza e disprezzo pur di non contattare il vuoto che ha dentro? Quante ancora vivono da vittime nelle loro realtà chiuse, perse e smarrite?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci hanno insegnato che l’uomo, per esserlo, deve essere sempre forte e la donna, sempre accondiscendente. Ne è uscito un uomo spaventato che usa violenza per non farsi vedere fragile, e una donna arrabbiata o silenziosa che, nella sua solitudine, non si sente degna di amore e di essere vista e ascoltata. Ce lo hanno detto i nostri padri e le nostre madri, che hanno respirato aria di violenza e di malsani legami, ce lo dice la </span><a href="https://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_attualita_temi_sociali/_societa/"><span style="font-weight: 400;">società</span></a><span style="font-weight: 400;"> quando non supporta la maternità, ce lo conferma la violenza sulle donne crescente, o la ricerca di un’immagine perfetta di tante fatiche (che derivano in quelle patologie così comuni, come </span><a href="https://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_patologie_malattie_cat/_anoressia_bulimia/"><span style="font-weight: 400;">anoressia</span></a><span style="font-weight: 400;"> e </span><a href="https://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_psicologia/_depressione_cat/"><span style="font-weight: 400;">depressione</span></a><span style="font-weight: 400;">, curate senza tener conto delle radici antiche di un’anima che non sa trovare la sua fisicità perché non vista e non nutrita di ossigeno).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Penso a tutte le donne che potrebbero dare il loro contributo unico di donne potenti e che invece si strozzano tra mille ruoli diversi, senza tregua, senza un respiro, che cercano di essere all’altezza sempre, di attese che seguono logiche maschili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La discriminazione della donna è stata ed è uno dei fenomeni negativi che colpisce tutto il mondo. La sua condizione ha subito molti cambiamenti, influenzata dagli aspetti sociali, politici e culturali del Paese in cui vive. Anche nel passato la donna era considerata inferiore all’uomo. Dalle antiche civiltà ad oggi, fortunatamente, la sua condizione ha subito un’evoluzione positiva. Purtroppo, la donna è ancora sottomessa all’uomo in alcuni Paesi (come quelli dell’Africa, dell’Asia, del Medio Oriente e del Sud America). Nell’Antica Roma, le donne non potevano partecipare all’attività politica. Anche nell’Antica Grecia non avevano diritto di voto, Nel Medioevo, la loro situazione non migliorò: la donna era considerata un oggetto, era sottomessa al padre, finché questi non la vendeva ad un uomo. Durante le insurrezioni, quando la guerra portava gli uomini a lottare, le donne li sostituivano nelle fabbriche, ma avevano salari molto inferiori. Sono trascorsi anni di lotte e sacrifici per l’affermazione della donna nella società e per la conquista della libertà. Trent’anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne. Questo trattato ha ottenuto risultati importanti, ma c’è ancora molto da fare perché ci sono donne che vivono in condizioni di isolamento e di sottomissione. Oggi è difficile la vita delle donne nel Medio Oriente; la loro condizione è legata all’Islam. Secondo il Corano, la donna è uguale all’uomo. Le donne sono sottoposte all’autorità prima del padre e poi del marito. Non hanno libertà di movimento e di espressione, non possono lavorare e guidare l’automobile, nei negozi e nei locali pubblici hanno entrate separate da quelle degli uomini, non possono andare all’estero se non accompagnate da un “maharam”, oppure devono avere un consenso scritto da parte di un parente maschio. La situazione sta migliorando in Arabia Saudita, dove molte donne frequentano la scuola, e vanno all’università. In Afghanistan, negli anni cinquanta le donne avevano iniziato l’emancipazione, andando a lavorare, frequentando l’università e vestendo all’occidentale, inoltre potevano uscire liberamente e non avevano l’obbligo del velo. Quando i Talebani salirono al potere, venne approvato un duro regime che limitava molte libertà alle donne. Esse furono considerate esseri inferiori, non avevano più il diritto all’istruzione e all’assistenza sanitaria.  In Cina le donne sono considerate da sempre inferiori agli uomini ed educate alla sottomissione e all’ubbidienza al padre, ai fratelli e al marito, anche in passato non avevano un ruolo sociale, politico e culturale. Le figlie femmine, nelle famiglie povere, erano uccise, o abbandonate o vendute. Quando diventavano adulte, dovevano sposare l’uomo scelto dal padre, oppure  diventavano concubine di potenti signori o dame di compagnia. Dolorosa era la pratica della fasciatura dei piedi, oggi fortunatamente poco usata. La pratica aveva lo scopo di limitare la libertà e accentuare la fragilità e la sottomissione all’uomo. Oggi la legge stabilisce la parità tra uomini e donne, ma ci sono ancora molte difficoltà: nel mondo del lavoro sono gli uomini che occupano i posti migliori e fanno carriera. Anche nel Sud America, come in Cile, la donna ha un ruolo inferiore, è esclusa dalla vita politica e dall’istruzione. La situazione della donna è dura anche in Africa. Per esempio nella società algerina maschilista, le donne sono escluse dalla vita pubblica e politica, devono coprirsi con veli, non hanno libertà di espressione e il padre o i fratelli decidono l’uomo che dovrà sposare. La poligamia è presente e la donna non può opporsi ad essa. L’uomo può divorziare quando vuole, invece la donna no. In Occidente, nei Paesi industrializzati, come l’Italia, le donne sono libere e hanno gli stessi diritti degli uomini, però ci sono ancora differenze di tipo sociale ed economico perché i posti di maggior prestigio e ben pagati sono occupati soprattutto dagli uomini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le disparità di genere costituiscono uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla lotta contro la povertà.  Il tema della parità dei sessi ha ottenuto una notevole visibilità ma non è stato possibile affrontare altre tematiche importanti, come la violenza sulle donne, le disparità economiche e la scarsa presenza delle donne negli organismi decisionali a livello politico. L&#8217;Obiettivo principale mira a ottenere la parità di opportunità tra donne e uomini nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze (compresa l’abolizione dei matrimoni forzati e precoci) e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione. Dunque, </span><b>la finalità del programma  dell’ONU 2030 è di garantire il progresso economico del pianeta e dei popoli senza compromettere le risorse ambientali per le generazioni future, riducendo disparità e ingiustizi</b><span style="font-weight: 400;">e. </span><b>“Leave no one behind”</b><span style="font-weight: 400;">, “nessuno escluso”, motto eloquente del documento programmatico, per dire che lo sviluppo auspicato dovrà portare beneficio a tutte le aree geografiche e a tutti gli esseri umani.</span><span style="font-weight: 400;"> L’interdisciplinarietà deriva dal fatto che “la sostenibilità, ed i termini che da essa derivano (lo sviluppo sostenibile), appartengano alla medesima classe di quei pochi concetti chiave che stanno alla base di ogni democrazia liberale – come uguaglianza e libertà – che sono scritti esplicitamente nei documenti fondatori degli Stati Uniti. Termini come questo sono chiamati “nozioni essenzialmente controverse”, intendendo con ciò che esistono continue ed interminabili dispute circa il significato ed il grado per il quale si può ottenere tutto ciò che viene indicato dal concetto” questa definizione- in senso generico intesa nelle sue tre sfaccettature:  la dimensione ambientale, la dimensione economica “costruita dagli individui con il loro lavoro e il loro sapere,  la dimensione sociale costituita dagli individui che intessendo relazioni tra loro creano le comunità e gli stessi stati. Essi prendono in considerazione una serie di bisogni sociali quali l’educazione, la salute, la protezione sociale e le opportunità di lavoro, affrontando, nel contempo, il cambiamento climatico e la protezione ambientale. </span><span style="font-weight: 400;"> In questo senso assume una particolare importanza valutare i progressi in ottica di genere, perché </span><b>un modello di sviluppo che non riduce le disparità di genere non è di fatto sostenibile e non può portare a un reale progresso</b><span style="font-weight: 400;">. Uno dei suoi obiettivi dichiarati è quello di </span><b>promuovere il pieno raggiungimento degli obiettivi globali per donne e ragazze</b><span style="font-weight: 400;">, supportando la società civile nella definizione di leggi, politiche e programmi tesi al raggiungimento degli standard in modo da portare effettivo beneficio alle donne di tutto il mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7964" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/la-peculiarita-del-mondo-della-donna-a_d-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Missione Minerva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggendo vari articoli sulla recente notizia di Samantha Cristoforetti comandante della Stazione Spaziale Internazionale, mi sono infastidita, non alla domanda su chi si sarebbe occupato dei suoi figli (ha due bimbi piccoli), mentre lei è occupata nella Missione Minerva, bensì al commento di un giornalista, che riportando questo fatto scrive che un interrogativo del genere [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Leggendo vari articoli sulla recente notizia di Samantha Cristoforetti comandante della Stazione Spaziale Internazionale, mi sono infastidita, non alla domanda su chi si sarebbe occupato dei suoi figli (ha due bimbi piccoli), mentre lei è occupata nella Missione Minerva, bensì al commento di un giornalista, che riportando questo fatto scrive che un interrogativo del genere non sarebbe stato posto ad un uomo. Mi chiedo: perché? Perché si deve per forza cavalcare questa moda femminista a tutti i costi? Perché è una moda a mio avviso, da cui si trae beneficio a parlarne, vedi alcuni letterati o presunti tali, che sfruttando questo tema ormai abusato, ne ricavano vantaggi economici, apparendo in TV e scrivendo libri a tema. Siamo in Occidente, dove fortunatamente la situazione della donna non è equiparabile a quella di altre donne nel resto del mondo, in particolare in certe zone del mondo; mi viene in mente l’attuale situazione in Iran ad esempio, dove delle ragazze stanno morendo per la libertà, ma di esempi ce ne sarebbero molti, purtroppo, e fortunatamente lontano da noi. Non sto parlando di femminicidi, che hanno a che fare con una disuguaglianza fisica oltre che con l’odio e la violenza, bensì di un’altra forma di disparità, quella che è diminuita notevolmente, e la Cristoforetti ne è un valido esempio. Se vali, non ha più importanza se sei maschio o femmina. Se vali arrivi! Certamente questo discorso esula dalla discriminazione arrecata dai raccomandati e quindi dai corrotti e corruttibili, che non hanno sesso, ma soldi e/o potere. Continuare a parlare di divario tra le opportunità per emergere, è sbagliato. Non dico che non ci sia disparità ma a mio avviso non è discriminazione, bensì conseguenza di un fatto naturale, non solo culturale. La donna, per natura è madre, l’uomo, per natura non concepisce figli, ma è ugualmente genitore, è padre; tuttavia, la natura “chiede” alla femmina di allattare i suoi cuccioli e di tenerli sotto la sua “ala” protettrice, e non al maschio, a cui “chiede”, invece, di difendere. Partendo da questo presupposto, forse, ci è più semplice capire che spesso è solo una differenza naturale che caratterizza i ruoli. Pensiamo ad un’altra donna, sempre italiana, che ha una posizione di rilievo, e che addirittura qualche anno fà è stata nella classifica Forbes delle donne più ricche e influenti del mondo ed è la fisica Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN di Ginevra, ma lei non solo non ha figli, non ha neanche un marito. E se facciamo un salto tra le stelle, a conoscere l’astrofisica Margherita Hack – prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia – verremo a sapere che lei neanche aveva figli, per scelta tra l’altro (pioniera dell’emancipazione femminile, quella vera), ma aveva un marito che l’ha sempre sostenuta. E Rita Levi Montalcini? Neanche lei ne aveva. I figli non determinano la realizzazione della donna, anzi, talvolta succede proprio il contrario; dipende, dipende da tanti fattori, fattori che mutano col tempo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora perché il giornalista etichetta la domanda fatta alla Cristoforetti sulla gestione dei figli come un quesito maschilista?  Non è semplicemente una domanda naturale? Questo femminismo a tutti i costi, ora come ora, non è forse eccessivo? Non rischia di saccheggiare il suo valore storico, quando le donne si battevano veramente per la libertà che non avevano? Parlo sempre della nostra fetta di mondo, dove i padri, pur non generando, ora, hanno imparato a gestire i cuccioli e la casa, qualcuno addirittura meglio delle donne. È questo, in sintesi, ciò che secondo me sta dimostrando l’astronauta, forte e saggia come la Dea Minerva. Ci mostra che non c’è disparità, non più, ma che piuttosto è una questione di scelte, di priorità, di amore, di passioni. E ci mostra altresì che si può coniugare un ruolo così importante e serio con qualche vezzo tipico dell’attuale era social. Inoltre, sapete che la Mattel ha creato una Barbie Samantha con la tuta spaziale? Vuole insegnare alle bambine che l’impegno, lo studio, e la tenacia, può condurci lontano, ma anche vicino, vicino alla persona che desideriamo diventare.  La Barbie astronauta si distingue dalle altre, così come le Barbie con la pelle di vari colori, e le Barbie un po&#8217; “cicciottelle” (a me piace usare questa parola, anche se il termine può rientrare nel body shaming, infatti lo scopo delle Barbie con un fisico non perfetto come invece è quello della Barbie per antonomasia, è proprio quello di evitare forme di bullismo e discriminazione). La Barbie Samantha Cristoforetti è un simbolo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vita, è una questione di scelte, spesso anche di quelle che non hai, è fatta di priorità e anche di rimorsi, ma soprattutto obbedisce alla natura, talvolta modificandola.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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		<title>Do Women Have To Be Naked To Get Into The Met. Museum?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-7797-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Do-Women-Have-To-Be-Naked-To-Get-Into-The-Met.-Museum_.m4a?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Do-Women-Have-To-Be-Naked-To-Get-Into-The-Met.-Museum_.m4a">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Do-Women-Have-To-Be-Naked-To-Get-Into-The-Met.-Museum_.m4a</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Essere Donna nel 2022 è completamente diverso dall’esserlo nel 1722. Essere Donna nel 2022 significa sentirsi libere di indossare ciò che si desidera, di non sentirsi gli occhi puntati addosso per aver indossato una minigonna, di girare di notte per le strade della città senza avere paura, di avere uguali diritti e doveri di un uomo nel posto di lavoro, di non sentirsi giudicate durante un colloquio perché si desidera diventare madri. Essere donna nel 2022 dovrebbe essere così, ma siamo ancora notevolmente lontani dall’ottenere questi risultati a livello globale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo a quanto è recentemente successo in Iran: Mahsa Amini, una giovanissima ragazza curdo-iraniana, è stata picchiata a morte soltanto per aver indossato male l’hijab. Un gesto che ha colpito tutti, che non può passare silenziosamente nelle nostre case e finire nel dimenticatoio nel giro di qualche giorno semplicemente perché “queste cose accadono dall’altra parte dell’emisfero”. A quante altre donne verrà tolta la voce prima di capire che nel 2022 non è più accettabile sentir parlare di disuguaglianza, maschilismo o ancor peggio violenza?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla fine dei conti siamo tutti uguali, si sa che su questa Terra siamo solo di passaggio, perché continuare a sprecare tempo in giochi di potere, malati e contorti, perché continuare a divertirsi nel vedere una qualsiasi persona in difficoltà al posto di mettersi nei panni dell’altro e dargli una mano?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse siamo ormai troppo abituati a ridere dei video che passano in televisione o nel grande mondo di internet in cui si vedono persone che cadono, si fanno male, litigano, si arrabbiano per pensare che non viviamo in una grande candid camera e che prima o poi tutti saremmo costretti a confrontarci con la realtà che arriva come una doccia fredda agli occhi degli spettatori inermi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché che lo vogliate accettare o no, sebbene sia stata repressa, messa da parte, ammutolita, sminuita, la voce della donna si è sempre fatta sentire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Basti pensare al Manifesto delle Guerrilla Girls, un gruppo di artiste-attiviste, famose, oltre che per i loro poster, per il fatto di essere anonime e per la loro abitudine di presentarsi in pubblico indossando maschere da gorilla, il cui poster più famoso è “Do Women Have To Be Naked To Get Into The Met. Museum?” (le Donne devono essere  nude per entrare nel Met Museum?) del 1989 ispirato al famoso dipinto “La Grande Odalisque” del 1814 di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Nel poster delle Guerrilla Girls, però, la donna sdraiata indossa una maschera da gorilla. L’immagine è accompagnata dalla frase che recita “less than 5% of the artists in the Modern Arts Section are women, but 85% of the nudes are female”, (meno del 5% degli artisti nel settore dell’Arte Moderna sono donne, ma l’85% dei nudi sono femminili) a dimostrazione del fatto che le donne all’interno dei musei sono spesso solamente partecipi in modo passivo e non in modo attivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto ancora dovremo aspettare prima che le cose cambino definitivamente? Quante altre donne dovranno dare la loro vita per colpa di un sistema malato e datato? Quanto tempo ci vorrà prima che una donna si senta definitivamente donna non meno di un uomo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dovremmo, forse, aspettare il 3022?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/do-women-have-to-be-naked-to-get-into-the-met-museum/">Do Women Have To Be Naked To Get Into The Met. Museum?</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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