Missione Minerva

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Leggendo vari articoli sulla recente notizia di Samantha Cristoforetti comandante della Stazione Spaziale Internazionale, mi sono infastidita, non alla domanda su chi si sarebbe occupato dei suoi figli (ha due bimbi piccoli), mentre lei è occupata nella Missione Minerva, bensì al commento di un giornalista, che riportando questo fatto scrive che un interrogativo del genere non sarebbe stato posto ad un uomo. Mi chiedo: perché? Perché si deve per forza cavalcare questa moda femminista a tutti i costi? Perché è una moda a mio avviso, da cui si trae beneficio a parlarne, vedi alcuni letterati o presunti tali, che sfruttando questo tema ormai abusato, ne ricavano vantaggi economici, apparendo in TV e scrivendo libri a tema. Siamo in Occidente, dove fortunatamente la situazione della donna non è equiparabile a quella di altre donne nel resto del mondo, in particolare in certe zone del mondo; mi viene in mente l’attuale situazione in Iran ad esempio, dove delle ragazze stanno morendo per la libertà, ma di esempi ce ne sarebbero molti, purtroppo, e fortunatamente lontano da noi. Non sto parlando di femminicidi, che hanno a che fare con una disuguaglianza fisica oltre che con l’odio e la violenza, bensì di un’altra forma di disparità, quella che è diminuita notevolmente, e la Cristoforetti ne è un valido esempio. Se vali, non ha più importanza se sei maschio o femmina. Se vali arrivi! Certamente questo discorso esula dalla discriminazione arrecata dai raccomandati e quindi dai corrotti e corruttibili, che non hanno sesso, ma soldi e/o potere. Continuare a parlare di divario tra le opportunità per emergere, è sbagliato. Non dico che non ci sia disparità ma a mio avviso non è discriminazione, bensì conseguenza di un fatto naturale, non solo culturale. La donna, per natura è madre, l’uomo, per natura non concepisce figli, ma è ugualmente genitore, è padre; tuttavia, la natura “chiede” alla femmina di allattare i suoi cuccioli e di tenerli sotto la sua “ala” protettrice, e non al maschio, a cui “chiede”, invece, di difendere. Partendo da questo presupposto, forse, ci è più semplice capire che spesso è solo una differenza naturale che caratterizza i ruoli. Pensiamo ad un’altra donna, sempre italiana, che ha una posizione di rilievo, e che addirittura qualche anno fà è stata nella classifica Forbes delle donne più ricche e influenti del mondo ed è la fisica Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN di Ginevra, ma lei non solo non ha figli, non ha neanche un marito. E se facciamo un salto tra le stelle, a conoscere l’astrofisica Margherita Hack – prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia – verremo a sapere che lei neanche aveva figli, per scelta tra l’altro (pioniera dell’emancipazione femminile, quella vera), ma aveva un marito che l’ha sempre sostenuta. E Rita Levi Montalcini? Neanche lei ne aveva. I figli non determinano la realizzazione della donna, anzi, talvolta succede proprio il contrario; dipende, dipende da tanti fattori, fattori che mutano col tempo.

Allora perché il giornalista etichetta la domanda fatta alla Cristoforetti sulla gestione dei figli come un quesito maschilista?  Non è semplicemente una domanda naturale? Questo femminismo a tutti i costi, ora come ora, non è forse eccessivo? Non rischia di saccheggiare il suo valore storico, quando le donne si battevano veramente per la libertà che non avevano? Parlo sempre della nostra fetta di mondo, dove i padri, pur non generando, ora, hanno imparato a gestire i cuccioli e la casa, qualcuno addirittura meglio delle donne. È questo, in sintesi, ciò che secondo me sta dimostrando l’astronauta, forte e saggia come la Dea Minerva. Ci mostra che non c’è disparità, non più, ma che piuttosto è una questione di scelte, di priorità, di amore, di passioni. E ci mostra altresì che si può coniugare un ruolo così importante e serio con qualche vezzo tipico dell’attuale era social. Inoltre, sapete che la Mattel ha creato una Barbie Samantha con la tuta spaziale? Vuole insegnare alle bambine che l’impegno, lo studio, e la tenacia, può condurci lontano, ma anche vicino, vicino alla persona che desideriamo diventare.  La Barbie astronauta si distingue dalle altre, così come le Barbie con la pelle di vari colori, e le Barbie un po’ “cicciottelle” (a me piace usare questa parola, anche se il termine può rientrare nel body shaming, infatti lo scopo delle Barbie con un fisico non perfetto come invece è quello della Barbie per antonomasia, è proprio quello di evitare forme di bullismo e discriminazione). La Barbie Samantha Cristoforetti è un simbolo. 

La vita, è una questione di scelte, spesso anche di quelle che non hai, è fatta di priorità e anche di rimorsi, ma soprattutto obbedisce alla natura, talvolta modificandola.

Alessandra De Angelis

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