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	<title>Il Valore dell&#039;Onestà Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>Onestà e vecchi merletti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono di quelli che si ergono ad anima pura e immacolata: anch’io qualche volta nel passato ho sbagliato e ho detto qualche bugia (perché anche quella è disonestà) oppure ho approfittato di servizi e privilegi non dovuti (parliamo di accessi in vip lounge o roba del genere, non crediate…), posso però fieramente dire che [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Non sono di quelli che si ergono ad anima pura e immacolata: anch’io qualche volta nel passato ho sbagliato e ho detto qualche bugia (perché anche quella è disonestà) oppure ho approfittato di servizi e privilegi non dovuti (parliamo di accessi in vip lounge o roba del genere, non crediate…), posso però fieramente dire che non ne ho mai fatto uno stile di vita, tutt’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cosa spinge certi popoli (ad iniziare da quello italico) a non seguire le regole della corretta convivenza e cercare vantaggi non dovuti?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che l’invidia sia il primo motore di questa degenerazione sociale . Vedere il vicino di casa, o il collega d’ufficio o il compagno di calcetto che ha più possibilità materiali delle nostre ci porta a due tipi di stimoli: il primo, quello sano, è di cercare delle vie per migliorare la propria condizione economica attraverso lo studio, la ricerca di un nuovo lavoro o di forme profittevoli di investimento, il secondo è quello di trovare scorciatoie per raggiungere gli stessi livelli delle persone di cui sopra. Laddove le regole morali prevalgono, il primo tipo di stimoli è quello assolutamente vincente e il secondo è pubblicamente stigmatizzato: ne è un esempio la Scandinavia, dove ho lavorato per più di un anno, e posso dire senza tema di smentita che la fiducia e l’onestà sono i pilastri fondamentali di quelle società</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da noi invece il secondo tipo di stimoli è ben presente (anche se, per fortuna, non dappertutto prevalente): non ne faccio (solo) una questione di corruzione, ma di un molto più diffuso lassismo nel rispetto delle regole basi della quotidianità. Sto parlando della mancata richiesta dello scontrino del caffè, dell’occupazione dei posti riservati sui mezzi pubblici, del parcheggio in posti riservati, salendo poi verso contributi pubblici non dovuti (primo tra tutti il reddito di cittadinanza, che avrebbe dovuto “sconfiggere la povertà” e invece ha infoltito l’esercito dei truffatori), arrivando alla corruzione vera e propria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ avvilente constatare tutto questo, perché in Italia non ci mancherebbe proprio niente per vivere nel pieno rispetto delle regole di convivenza sociale: non dobbiamo combattere per la sopravvivenza alimentare o sanitaria, come in altre nazioni, ma ad esse facciamo compagnia in questa classifica a delinquere</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella classifica dell’indice della percezione della corruzione di Transparency International siamo al 42° posto nel mondo, sotto la media europea e a livello di nazioni molto meno sviluppate della nostra in termini di PIL. In questa classifica negli ultimi 10 anni c’è stato un miglioramento della nostra performance, ma tanto lungo è ancora il cammino che dobbiamo percorrere per ridurre la distanza che ci divide dai best in class, cioè gli scandinavi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che fare? Prima di tutto responsabilizzare le famiglie nell’azione maieutica verso i propri figli, in seconda battuta riportare la scuola ad essere il luogo dove la meritocrazia diventi il principale peso di valutazione delle nuove generazioni (quella che una certa parte di sindacati ha chiaramente detto di rifiutare senza mezzi termini), ultimo ma non ultimo, irrogazione delle sanzioni. Purtroppo quando viene toccato il portafogli, l’italiano medio diventa estremamente sensibile e cambia le sue abitudini, pur se estremamente radicate: l’introduzione dell’obbligo delle cinture di sicurezza e il divieto di fumo nei luoghi pubblici ne sono un esempio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ultimo punto, estremamente importante, è la conoscenza e l’applicazione della legge relativa al whistleblowing da parte di tutti i lavoratori (legge 165/2001 in ambito pubblico e 231/2001 in quello privato, entrambe rafforzate dalla legge 179/2017). Gli atti di corruzione vanno debellati prima di tutto denunciando questi fatti: le leggi sopracitate, con l’ulteriore rafforzamento del 2017, tutelano chi informa i preposti di questi fatti. Questa si chiama educazione civica!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io non mollerò mai, non accetterò mai lo status quo: ho troppo rispetto per me stesso per poter accettare questa situazione, quindi, soprattutto con i giovani, porto avanti la mia azione maieutica. E voi? </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8490" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-onesta-vecchi-merletti-tk.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8491" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti--600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-onesta-vecchi-merletti-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Qualcosa che le parole non sanno più dire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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<p><b><i>Apologo sull&#8217;onestà</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 15 marzo del 1980 fu pubblicato da “La Repubblica” uno scritto di Italo Calvino dal titolo “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti”. Questo, come tanti dei suoi lavori sempre attuali nel corso degli anni, sembra un manifesto moderno che delinea i caratteri della società contemporanea. La storia premia i corrotti, e degli onesti, non resta che uno spazio marginale, un mondo sommerso. Dal momento che ripudio ogni forma di moralismo, il quale spesso rischia di scadere nel perbenismo, mi limito a dire che in questo tempo, in cui nulla sembra cambiato rispetto alla descrizione di Calvino nel suo Apologo, le solite promesse; i volti, sempre gli stessi; non resta che affidarsi al guizzo di persone illuminate, lascio parlare il suo ingegno. A lui la capacità di sondare tutti i limiti di una società imperfetta. La sua penna ci ricorda che il mondo sommerso dell’onestà risiede nei gesti più che nelle parole. Quei gesti sono l’immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, o forse, a forza d’esser ripetute hanno perduto l’essenza e il significato.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere, già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale, quindi, non escludeva una superiore legalità sostanziale.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti. Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma, non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è”. Italo Calvino</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Illustrazione di Tullio Pericoli.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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		<title>Il Valore dell’Onestà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi decenni la corruzione fa da padrone e le persone oneste tendono a sentirsi sole. E se chi rispetta la legge ed un codice morale si sente solo, significa che il mondo che lo circonda ha decisamente qualcosa che non va.   L’onestà paga sempre ma è come se la società volesse convincerci che può essere accantonata quando la situazione lo richiede. [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi decenni la </span><b>corruzione</b><span style="font-weight: 400;"> fa da padrone e le </span><b>persone oneste</b><span style="font-weight: 400;"> tendono a sentirsi sole. E se chi </span><b>rispetta la legge</b><span style="font-weight: 400;"> ed un codice morale si sente solo, significa che il mondo che lo circonda ha decisamente qualcosa che non va.   </span><b>L’onestà paga sempre </b><span style="font-weight: 400;">ma è come se la società volesse convincerci che può essere accantonata quando la situazione lo richiede. </span><span style="font-weight: 400;">Onestà è astenersi dalla sottrazione indebita di denaro, dalla frode e dalla corruzione: l’onestà è per noi oggi una virtù morale – crediamo di poter continuare a definirla così – legata al mondo del denaro.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In realtà limitare i sensi di </span><i><span style="font-weight: 400;">onestà</span></i><span style="font-weight: 400;"> e di </span><i><span style="font-weight: 400;">onesto</span></i><span style="font-weight: 400;"> a quest’ambito è far torto a un concetto polisemico e sfaccettato quanto ricco di significati. E tuttavia è vero che gran parte di tali significati si sono persi per strada, spogliando il concetto stesso della sua ricchezza e riducendolo a un nocciolo di senso esclusivamente economico. L’onestà non è un concetto soltanto economico, non lo è stato di certo in passato, non lo è nemmeno oggi:</span><span style="font-weight: 400;"> il termine </span><i><span style="font-weight: 400;">onesto</span></i><span style="font-weight: 400;"> identifica colui che non viola mai la legge e si comporta in modo corretto, senza avvantaggiarsi per mezzo di qualche &#8220;scorciatoia&#8221;. Ne segue che le persone oneste non esistono. Gettiamo tutti almeno un cucchiaio di benzina sul fuoco, almeno una volta nella vita. Al più, per mantenere un approccio possibilista e concederci un minimo di ottimismo, potremmo affermare che le persone davvero oneste, ovvero integerrime, sono una ridottissima minoranza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tolstoj sembrava essersi convinto che la Redenzione laica (e non solo quella religiosa) passasse appunto per una mobilitazione degli onesti contro i bugiardi e i falsi. Oggi, molte parole bellissime vengono usate come maschere, come uno specchio deformato, per dire il contrario del loro significato originario. Si viola la libertà in nome della libertà. Si dicono menzogne in nome della verità. Si corrompe in nome dell&#8217;onestà. Uno scopo giusto si corrompe se i mezzi per raggiungerlo non sono buoni né onesti</span><b>. </b><span style="font-weight: 400;">In &#8220;Guerra e pace&#8221; Pierre Bezuchov dice a Natasha: &#8220;Se le persone viziose sono tutte quante collegate tra di loro e perciò sono una forza, basterebbe che le persone oneste facessero lo stesso&#8221;. Anche oggi, spesso vince l&#8217;idea che basta che gli onesti si mettano insieme contro i corrotti e i bugiardi per cambiare il mondo</span><b>.</b><span style="font-weight: 400;"> L’onestà è per noi oggi una virtù morale – crediamo di poterla definire così – legata al mondo del denaro.</span> <span style="font-weight: 400;">In realtà limitare i sensi di “onestà” e di “onesto” a quest’ambito del denaro è far torto a un concetto polisemico e sfaccettato quanto ricco di significati. Non lasciamoci condizionare dall’uso comune odierno: l’onestà non è un concetto soltanto </span><b>economico</b><span style="font-weight: 400;">, non lo è stato di certo in passato e non lo è nemmeno oggi:</span><span style="font-weight: 400;"> l’onestà un valore molto importante, ma, purtroppo, col tempo mi sto rendendo conto che, come diceva Giovenale,</span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">“L’onestà è lodata da tutti, ma muore di freddo”.  Trovandovi in un contesto sociale spesso disordinato dove l’imbroglio è furbizia e la mancanza di onestà è costume: le persone oneste sono degne di fiducia? Su di loro certamente possiamo fare affidamento, sono quello che dicono di essere. L’onestà è la virtù delle persone semplici e sagge che tengono con sé la coscienza per vagliare ciò che è bene o male. Così difficile essere onesti?  In un mondo in cui la disonestà sembra quasi un luogo comune e spesso porta al successo, perché essere onesti? Non rischiamo di essere ritenuti ingenui stupidi? Gli altri non si approfitterebbero di noi? Così pensano in molti!  Eppure, una società con molti disonesti non può reggere, si disgrega. Se non possiamo credere all’onestà delle persone che ci stanno vicine, i rapporti vengono meno, la convivenza soffre di una “malattia” grave: il sospetto.</span><span style="font-weight: 400;"> Essere onesti è l’unico modo per poter avere un rapporto autentico con sé stessi e una relazione salutare, che sia essa lavorativa, d’amicizia, familiare o intima con un’altra persona. Essere onesti permette di costruire un rapporto sereno dove si ha la possibilità di dire ciò che davvero si pensa mostrandosi, allo stesso tempo, sensibili e rispettosi degli altri. Significa, quindi, dire la verità senza ovviamente essere brutali e indelicati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’onestà ci dona pace interiore e aiuta ad affrontare la vita con più naturalezza.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Come diceva Sigmund Freud “Essere completamente onesti con sé stessi è un buon esercizio” e esserlo con gli altri sarà musica per le loro orecchie.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Il Riscatto da 275 mila sterline</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è chi le opere d’arte le ammira, chi le studia, chi le restaura e chi le copia. Da sempre, fin da quando venne istituita la prima Accademia di Belle Arti nel 1563 a Firenze da Giorgio Vasari, gli allievi studiano le opere dei grandi Maestri per apprendere una particolare tecnica, per esercitarsi o per mettersi [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">C’è chi le opere d’arte le ammira, chi le studia, chi le restaura e chi le copia. Da sempre, fin da quando venne istituita la prima Accademia di Belle Arti nel 1563 a Firenze da Giorgio Vasari, gli allievi studiano le opere dei grandi Maestri per apprendere una particolare tecnica, per esercitarsi o per mettersi alla prova. Il loro metodo di studio ha sempre incluso la copia di opere d&#8217;arte originali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione però, a non confondere le copie con i falsi perché c’è una sostanziale differenza. Le prime possono anche essere riprodotte dall’artista stesso nelle dimensioni uguali all’originale oppure possono essere eseguite dopo la morte dell’autore per fini accademici. I falsi d’autore, invece, sono dipinti o sculture eseguiti a regola d’arte, quasi equivalenti ad un originale, ma sono, appunto, falsi realizzati con uno scopo di lucro. Realizzare un falso d’autore equivale a commettere un reato punibile con la reclusione dai tre mesi ai quattro anni. Nonostante questo, però, circa la metà delle opere presenti sul mercato sono in realtà dei falsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da cosa può dipendere la numerosa presenza di falsi all’interno di Gallerie e musei? Da una scarsa attenzione degli acquirenti, forse. Dal nome che accompagna il venditore del dipinto spesso preceduto da grande fama, forse. O dal fatto che siano realizzati con assoluta maestria da essere scambiati per un Vermeer, un Van Gogh, un Manet o un Degas. Forse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma tra tutti questi falsi ce ne sono alcuni che non sono realizzati unicamente per soldi. Prendiamo Tom Keating, ad esempio. Possiamo definirlo il primo onesto tra i falsari. Fu egli stesso a dichiarare di creare falsi perché credeva che nel mondo dell’arte esistesse una «moda d&#8217;avanguardia, con critici e commercianti spesso d&#8217;accordo per riempirsi le tasche a spese sia di collezionisti ingenui che di artisti poveri». Nato nel 1917 da padre imbianchino e madre donna delle pulizie, Tom Keating frequenta il Goldsmith College grazie a una borsa di studio statale e insegna pittura nel corso degli anni. I suoi primi quadri vengono notati dai mercanti d&#8217;arte che però li acquistano per poche sterline per rivenderli successivamente a dieci volte tanto. E allora Keating prepara il suo riscatto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso della sua vita con la complicità della moglie Jane, conosciuta proprio durante una della sue lezioni, realizza circa 2500 falsi che oggi vantano la propria fama perché  Keating ha costellato ogni sua tela di piccolissimi indizi: come la sua firma microscopica, a volte seguita dalla parola </span><i><span style="font-weight: 400;">fake</span></i><span style="font-weight: 400;">, falso, oppure da qualche altra </span><i><span style="font-weight: 400;">four-letter word </span></i><span style="font-weight: 400;">(parola di quattro lettere), come gli inglesi usano chiamare le parolacce o ancora attraverso l&#8217;inserimento di miniature con il ritratto dello stesso pittore che veniva falsificato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suo riscatto termina quando nel 1976, Geraldine Norman invia tredici opere attribuite a Samuel Palmer in un laboratorio per essere analizzate scientificamente. I test concludono che sono tutti falsi. Dopo cinque settimane di processo, la moglie Jane viene condannata a un anno e mezzo di prigione con la condizionale, Keating viene invece condannato a sei mesi di prigione con la condizionale. A causa di suoi problemi di salute, però, riesce ad ottenere una sospensione del processo che non verrà mai ripreso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo la sua morte nel 1984 Christie&#8217;s mette all&#8217;asta 204 tele del pittore che a fine giornata fanno ricavare 275.000 sterline.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il riscatto del falsario Tom Keating si è concluso nel più proficuo dei modi.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Brand activism, i consumatori scelgono onestà e coerenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando le imprese ispirano il cambiamento Cosa rende irresistibile un Brand? Probabilmente non c’è una ricetta univoca per il successo quanto piuttosto un equilibrio di componenti che induce il consumatore a scegliere istintivamente e automaticamente quello più aderente al proprio universo valoriale.  John Brown, Founder&#38;President di StoryWorks, una società americana che si occupa di brand [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Quando le imprese ispirano il cambiamento</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa rende irresistibile un Brand? Probabilmente non c’è una ricetta univoca per il successo quanto piuttosto un equilibrio di componenti che induce il consumatore a scegliere istintivamente e automaticamente quello più aderente al proprio universo valoriale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">John Brown, Founder&amp;President di StoryWorks, una società americana che si occupa di brand strategy e content development, ha provato a dare una risposta a questo dilemma. Secondo lui sono tre i pilastri alla base di questa capacità intrinseca di allinearsi con le priorità e le motivazioni più profonde dei consumatori: Onestà, Narrazione e Coerenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se i brand irresistibili sono quelli capaci di dialogare con il consumatore partendo dall’ascolto delle necessità e dei bisogni, oggi più che mai non possono prescindere dall’impegno sociale. Ma cos’è il brand activism?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno dei primi libri che ha trattato l’argomento, “Brand Activism. From purpose to action” (2018), di Philip Kotler e Christian Sarkar, identifica con questa espressione “la chiara volontà da parte dell’azienda di assumersi responsabilità in ambito sociale e di partecipare al raggiungimento del bene comune”. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“I consumatori, in particolare Millennial e Generazione Z, chiedono a gran voce alle imprese di essere le protagoniste del cambiamento del mondo e del tentativo di risolvere i problemi più urgenti che affliggono la società (…) </span></i><b>– si legge nel testo di P. Kotler, C. Sarkar &#8211;</b><i><span style="font-weight: 400;"> ogni azienda è chiamata a rispondere, prendendo posizione e mettendo in gioco la propria reputazione. Che cosa vuol dire tutto questo? Essere brand activist (…) per trasformare i valori del bene comune e della sostenibilità da semplici slogan ad azioni concrete”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il brand activism è stato tra i trend più rilevanti del 2020 non solo perché molte imprese hanno voluto dire la loro su temi importanti ma anche perché i consumatori-utenti volevano conoscere l’attivismo, la presa di posizione del brand in cui si identificano. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Certamente, la posta in gioco è sempre più alta e diventare brand activist può diventare una discriminante tra esserci o non esserci. Questo è quello che i consumatori oggi cercano: comprendere da che parte sta un’azienda per scegliere (…) se essere evangelisti del brand o oppositori”. </span></i><b>P. Kotler, C. Sarkar</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di recente, il fondatore di </span><b>Patagonia</b><span style="font-weight: 400;">, nota azienda americana di abbigliamento per attività all’aria aperta, ha dichiarato di aver donato la sua azienda a un’organizzazione non profit da lui stesso creata con l’obiettivo di investire parte dei profitti dell’azienda in attività di contrasto al cambiamento climatico. In un annuncio pubblicato sul sito del marchio e firmato da Chouinard, si legge che l’azienda si è sempre interrogata su come fare la cosa giusta, </span><i><span style="font-weight: 400;">“Ora potrei morire domani e l’azienda continuerà a fare la cosa giusta nei prossimi cinquant’anni” </span></i><span style="font-weight: 400;">ha scritto il fondatore, tutto perfettamente in linea con la sua anti convenzionalità che ha reso celebre la “pubblicità” del brand che invitava a non comprare nulla durante il Black Friday: Don’t Buy This Jacket.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il peso della responsabilità sociale di un’azienda è più importante di quello che sembra. Non si tratta più di produrre, vendere e generare profitto: l’obiettivo oggi è ispirare il cambiamento e trovare possibili soluzioni alle questioni irrisolte del nostro mondo. Naturalmente, passando dalla proposta all’azione con onestà e coerenza valoriale.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>La nuova collezione di Vittorio Camaiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ispirata all’arte futurista di Regina Cassolo Bracchi Con la nuova collezione FW 2022-23 Vittorio Camaiani ci porta ad incontrare un’affascinante artista d’avanguardia, Regina Cassolo Bracchi, nota come “Regina”, attiva soprattutto a partire dagli anni Trenta ed una delle più singolari artiste del Futurismo milanese.  Le sue sculture in alluminio, plexiglas e acetato stupirono il pubblico [&#8230;]</p>
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<p><b><i>ispirata all’arte futurista di Regina Cassolo Bracchi</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con la nuova collezione FW 2022-23 </span><b>Vittorio Camaiani</b><span style="font-weight: 400;"> ci porta ad incontrare un’affascinante artista d’avanguardia, </span><b>Regina Cassolo Bracchi</b><span style="font-weight: 400;">, nota come “Regina”, attiva soprattutto a partire dagli anni Trenta ed una delle più singolari artiste del Futurismo milanese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Le sue sculture in alluminio, plexiglas e acetato stupirono il pubblico di allora e ancora oggi appaiono dotate di una particolare bellezza e modernità. I tratti essenziali e le geometrie astratte erano i segni distintivi di Regina, che in questa collezione si trova a dialogare con lo stilista marchigiano e le sue stoffe. È un lavoro </span><b>“a quattro mani”</b><span style="font-weight: 400;"> in cui le forme rigide della scultura vengono trasformate e traslate su tessuto da Camaiani in un continuo rimando all’estetica di Regina, ma rese morbide e fluttuanti, pronte per avvolgere il corpo femminile. Nel dialogo tra Regina e Camaiani sculture, strutture e disegni diventano l’alfabeto della loro comunicazione; linee rotonde, triangoli, forme astratte si appoggiano sulla donna Camaiani. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La collezione si struttura sui colori dei materiali utilizzati da Regina come il </span><b>grigio dell’alluminio e il giallo, il verde e il rosa del plexiglas</b><span style="font-weight: 400;">. Un abito prende vita da una scultura in plexiglas, un giaccone segue le linee di una sfera, le gonne a punta come le sculture salgono e scendono dall’orlo e seguono un bozzetto di Regina. Piccoli triangoli colorati si appoggiano al rigore di un tubino, i pantaloni si muovono fluidi e finiscono sull’orlo piegati come in una sua scultura, come anche le maniche di una elegante camicia bianca, pezzo iconico di Camaiani presente in ogni sua collezione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Capo emblematico della collezione è il giaccone “1969”, ripreso da una scultura in plexiglas bianco e trasparente o quello giallo in cachemire ricamato a motivi che evocano il canarino scolpito da Regina negli anni 1925/1930. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I colori dominanti della collezione sono il grigio perla e il grigio ferro, diverse tonalità di verde, dal marcio al bottiglia, il giallo, il nero, il rosa e il blu. I materiali sono principalmente cotone, seta crepe de chine, il jersey, crepe di lana, vigogne, rasatelli e cachemire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa collezione costruita &#8220;a quattro mani&#8221; porta con sé dunque i tratti riconoscibili di entrambi, in un continuo intreccio tra le rispettive estetiche, come testimoniano i bozzetti dello stilista, per la prima volta siglati a doppia firma, &#8220;Camaiani-Regina&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Elena Parmegiani</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8507" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpeg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8508" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-nuova-collezione-vittorio-camaiani-tq.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Gli Audaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#60;&#60;A volte siamo costretti a ripararci nella fantasia per sopravvivere a questa realtà. I conquistatori che sedevano sugli scranni si fecero profeti, poi i profeti divennero conquistatori, così quegli uomini intoccabili crearono religioni e dinastie.  Soggiogando gli stolti si nutrirono delle loro tragedie, fino a che gli uomini leali, messi alle strette, esasperati e ansimanti, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;A volte siamo costretti a ripararci nella fantasia per sopravvivere a questa realtà. I conquistatori che sedevano sugli scranni si fecero profeti, poi i profeti divennero conquistatori, così quegli uomini intoccabili crearono religioni e dinastie. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Soggiogando gli stolti si nutrirono delle loro tragedie, fino a che gli uomini leali, messi alle strette, esasperati e ansimanti, cominciarono finalmente a cercare determinati la verità e destandosi dal torpore, severi ma giusti, ristabilirono gli equilibri.&gt;&gt;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inizia così </span><i><span style="font-weight: 400;">Gli Audaci</span></i><span style="font-weight: 400;">, un romanzo denso di contenuti e dalla scrittura ricercata ma spontanea, colloquiale, che partendo dalla realtà attuale, si addentra in un viaggio di esplorazione dell’animo umano, aggredito dai problemi di un’era intrisa dalla corruzione dilagante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stiamo vivendo l’eclissi dell’onestà! Onestà, una parola che nel futuro classificherà i suoi divulgatori come populisti. Populista è un termine abusato, e soprattutto un termine con accezione negativa, quindi: onestà non è una buona cosa…  La contraffazione è già iniziata. Dove? Quando?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Come è stato possibile dimenticare?&gt;&gt; si legge ne </span><i><span style="font-weight: 400;">Gli Audaci</span></i><span style="font-weight: 400;">, &lt;&lt;Potevano essere bastate solamente quelle menzogne televisive, quegli elenchi puntati farciti dai sondaggi e dalle statistiche a confonderci? Vagonate di numeri legati ad acronimi come PIL, SPREAD, BTP, BUND, BCE, MIBTEL, CEI, OPEC, ICI, CONSOB, ICE, OCSE, potevano averci infettato, ipnotizzando fino alla cecità le nostre vite, rendendoci come gli zombie catatonici dei film di Romero. Farci cannibalizzare tra noi anziché reagire? […] Potevano le loro strategie fatte di numeri e tabulati incomprensibili aver debilitato le nostre coscienze fino all’annichilimento? […] Quando il buon senso ci tradì, travolgendo e costellando il nostro tempo con mille suicidi &#8211; che sapevano più di omicidi – senza che fosse mai trovato un colpevole […]. Quando la nostra avvedutezza nel criterio di scelta, &#8211; quella che ti fa capire cosa è giusto e corretto, e cosa non lo è &#8211; capitolò sotto il peso di questi menzogneri di professione?&gt;&gt;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immagino che starete riflettendo, mentre leggete, che starete cercando nella soffitta dei ricordi il tempo giusto dove trovare e collocare le risposte, ed è così che fa il romanzo. La narrazione ci conduce avanti e indietro nel tempo, dove assistiamo ad eventi fantastici che irrompono nel mondo che conosciamo e dove, appunto, compaiono: goblin, titani e stravaganti dei presi in prestito dalla mitologia romana. Forse le risposte non ci sono o forse sì, e le troviamo in questi personaggi di fantasia che emergono in mezzo a scene talvolta orrorifiche e splatter, e talvolta ironiche e romantiche. Attraverso un uso dell’allegoria come quello di Orwell ne </span><i><span style="font-weight: 400;">La fattoria degli animali</span></i><span style="font-weight: 400;">, il lettore viene immerso in una immaginifica alterazione della realtà, dove, ad essere reali sembrano essere solamente i quattro protagonisti che, per ripristinare l’Onestà, vengono trasformati in semidei, pronti a combattere contro i corrotti di tutte le forme. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il germe di questa realtà alterata dove si annida? Gli audaci viaggiano a ritroso nel tempo e nello spazio per cercarlo, e lo trovano, si che lo trovano, annidato nell’animo umano, in un angolo umido e buio dove ristagna il vile egoismo, l’incontenibile cupidigia e la brama di potere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come è possibile restaurare il valore dell’Onestà? Tornare umani? Non può esserci soluzione solo nella fantasia! Non è possibile estirpare il marcio attraverso lo scorrimento di sangue come facevano gli dèi, deve esserci un’altra soluzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;La vita che ora viviamo è una vita vissuta per restaurare la verità e riappropriarci della dignità d’essere uomini, tutto qui.&gt;&gt; Si legge in quarta di copertina.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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		<item>
		<title>Cresce l’impegno sociale economico e ambientale delle imprese italiane</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/cresce-limpegno-sociale-economico-e-ambientale-delle-imprese-italiane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cresce-limpegno-sociale-economico-e-ambientale-delle-imprese-italiane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati del decimo rapporto dell’Osservatorio Socialis I dati del 10° Rapporto Csr sull’impegno sociale, economico e ambientale delle aziende in Italia, presentati a Roma dall’Osservatorio Socialis, parlano chiaro: la sostenibilità è diventata un impegno concreto per il 96% delle aziende italiane che dichiara di aver speso quasi 300mila euro all’anno (282mila euro per l’esattezza) [&#8230;]</p>
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<p><b><i>I dati del decimo rapporto dell’Osservatorio Socialis</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I dati del 10° Rapporto Csr sull’impegno sociale, economico e ambientale delle aziende in Italia, presentati a Roma dall’Osservatorio Socialis, parlano chiaro: la sostenibilità è diventata un impegno concreto per il 96% delle aziende italiane che dichiara di aver speso quasi 300mila euro all’anno (282mila euro per l’esattezza) in attività di Corporate Social Responsibility (Csr): in totale 2 miliardi e 162 milioni di euro nel 2021.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A prevalere sono gli investimenti &#8211; il 22% in più rispetto al dato del 2019 (1,7 miliardi) &#8211;  fatti su progetti relativi all’area del sociale, con investimenti a favore dei dipendenti, pensati per promuovere una società più equa e inclusiva o focalizzati sul territorio e sulle comunità locali. Le grandi imprese italiane hanno scelto di attivarsi in Csr e sostenibilità in primis con iniziative all’interno dell’azienda (50%). Al secondo posto per diffusione si collocano le attività sul territorio nazionale (40%), cui seguono quelle nell’area più vicina alla sede dell’impresa (36%). Dai dati emerge una riacquistata capacità di programmazione, tanto che il 65% delle imprese (rispetto al 40% del 2020) ha già confermato il budget per il 2022. Diminuisce al 27% la quota delle aziende che ha annullato o ridotto il budget.  </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Sembra un paradosso, ma la crisi determinata dalla pandemia ha costretto le imprese a ripensare le proprie strategie, fissando come non rinunciabili le attività legate alle responsabilità sociali, economiche e ambientali </span></i><b>– ha spiegato Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis –</b><i><span style="font-weight: 400;">. Chi non vuole rimanere indietro deve spingere sempre di più sui valori della responsabilità sociale e adottarli ormai senza riserve, per stare meglio sul mercato in un mondo che cambia”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione delle aziende verso i propri stakeholder e in particolare verso dipendenti e territori nei quali operano. Con la pandemia, si è registrata la tendenza a fare filantropia dove ci sono le famiglie dei propri lavoratori. Oggi l’orizzonte della responsabilità sociale dell’impresa si è consolidato e si è esteso a tutte le azioni che producono e promuovono la sostenibilità ambientale e sociale. Sono entrati strutturalmente i criteri ESG, che guidano non solo le politiche di produzione e di finanziamento, ma anche le scelte di responsabilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Rapporto Csr viene pubblicato ogni due anni, è promosso dall’Osservatorio Socialis, il cantiere di promozione della Csr, realizzato dall’Istituto Ixè ed è stato presentato venerdì 24 giugno al Centro Congressi Sapienza a Roma, con la partecipazione e il sostegno di MSD Italia, Gruppo CAP, SOGEI, Fondazione Prioritalia, e con il patrocinio istituzionale di MITE, MEF, Ministero Lavoro, Rappresentanza italiana della Commissione Europea, Assessorato alle attività produttive del Comune di Roma, Unioncamere, ASVIS, Sustainability Makers, Anima per il Sociale, Animaimpresa e ben 34 atenei italiani.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8512" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Cresce-limpegno-sociale-economico-fb.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Popoli e città: l’onestà come cardine del cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’identità è data dalle relazioni e il valore delle relazioni è dato dalle norme culturali e sociali che regolano un gruppo di individui. Ubi societas ibi ius, dove è la società li vi è il diritto. Se c’è un gruppo di persone questo ha bisogno di leggi. Quindi è possibile dire che il valore delle [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’identità è data dalle relazioni e il valore delle relazioni è dato dalle norme culturali e sociali che regolano un gruppo di individui. </span><i><span style="font-weight: 400;">Ubi societas ibi ius, </span></i><span style="font-weight: 400;">dove è la società li vi è il diritto. Se c’è un gruppo di persone questo ha bisogno di leggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi è possibile dire che il valore delle interazioni sociali che abbiamo determina chi siamo. Questo concetto non è da sottovalutare in nessun campo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In archeologia sappiamo che, durante il corso della storia, vi furono cambiamenti spinti da diversi fattori interni o esterni alle varie comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro filo conduttore è il termine onestà che deriva dal latino e sta ad indicare una persona onorata, di nobili sentimenti, degna di rispetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma anche i “nobili sentimenti” seguono le mode di un gruppo sociale. Nessuna clausola nelle relazioni umane è fissa, muta sempre con il cambiamento storico e culturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concetto complesso da comprendere ed accettare, questo perché è davvero difficile mettersi nei panni degli altri, specialmente se quei panni non seguono le stesse regole dentro cui siamo cresciuti e che il contesto sociale rispecchia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma i cambiamenti sono necessari, anche se portano conflitto e troppo spesso disprezzo, senza però non potrebbe esserci evoluzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Torniamo indietro nel tempo. Tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro. Tra XIII e IX sec. a.C. per tenerci larghi. In questi quattro secoli gli archeologi riconoscono grandi cambiamenti nella società umana. In particolare, nell’Italia tirrenica nascono le città, più precisamente quelle che sarebbe meglio definire le città-stato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo dal presupposto iniziale che, queste due epoche comprese nella grande categoria definita “Età dei metalli”, e che chiamiamo età del Bronzo e del Ferro, portano dei nomi non casuali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le età dei metalli si basano sui cambiamenti tecnologici oltre che sociali, le grandi acquisizioni tecnologiche riguardano anche e soprattutto la lavorazione dei metalli a scopi decorativi, funzionali e bellici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bronzo è una lega, è fatto con rame e stagno, non facile da trovare ma facile da lavorare. È molto bello, ha il colore dell’oro ma è spesso troppo duttile, morbido, per usi che prevedono grandi stress fisici del manufatto (asce, spade ecc.)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ferro è difficile da estrarre e difficile da lavorare ma ha il grande pregio di essere molto resistente, quindi più funzionale. Questo presuppone grande conoscenza della materia prima, una tecnologia più innovativa e organizzata e soprattutto specializzata e complessa. Non che per il bronzo non fosse lo stesso, ma il ferro richiede complessità maggiori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È proprio durante il passaggio tra queste epoche e con l’acquisizione di tecnologie innovative, unita alla crescita demografica che la società cambia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I villaggi di piccola e media estensione vengono abbandonati per unirsi tutti su pianori difesi naturalmente. Questo comporta vantaggi e svantaggi: il potere è centralizzato, una città domina un territorio, lo controlla e lo gestisce, ma si è in tanti in un ambiente antropizzato e saturo. Tutto questo ha bisogno di nuove regole, nuovi ruoli sociali, nuove religioni, nuovi miti, nuove infrastrutture, insomma bisogna riformare tutto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul nostro versante, l’adriatico, le cose avvengono diversamente, è vero che molti siti precedenti vengono abbandonati e che località favorite naturalmente rimangono in uso espandendosi, ma la naturale evoluzione subisce la morfologia del nostro territorio, noi non avremo le città-stato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione, questo non significa che da noi la tecnologia non si specializzi diventando innovativa e organizzata, anzi, forse è proprio da noi che parte la macchina della lavorazione del ferro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è però, per fattori esterni ambientali, una difficoltà nell’acquisizione di un modello che non faceva per noi. Gli adriatici si sentivano popolo, non città! Controllare una grande quantità di terreno presupponeva la presenza di più poli di controllo, da grandi insediamenti ad avamposti di frontiera. Proprio per questo tutti dovevano sentirsi un unicum, conservando piccole diversità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così si muta socialmente e si cambiano le reti sociali. E l’onestà? È un valore già maturato, importante soprattutto in queste fasi di transizione culturale. Se un gruppo sociale in un momento di cambiamento non si trova ordinato dal valore dell’onestà il processo deraglia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo presuppone seguire regole giovani e innovative, pronti a modificarle all’occorrenza fino all’assestamento del cambiamento. Chi lo fa è onorevole, dà sicurezza e diventa un capo da seguire. Attenzione però, la disonesta può sembrare una via facile e seducente, ma porta alla rovina di chi la promulga e di chi la segue. Se non si rispetta l’altro e la sua libertà la società crolla nel caos. I processi si bloccano e va ricominciato tutto da capo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa è solo una delle spiegazioni possibili a favore dell&#8217;onestà, ideale ad oggi quasi dimenticato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è la mia spiegazione, il mio atto politico a favore della buona riuscita del nostro mutamento sociale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, come tra Età del Bronzo e del Ferro, come in quel mondo che sarà sembrato andare alla deriva per alcuni e verso la grandezza per altri, io vi chiedo di fare atti politici! Lo chiedo a tutti, ciascuno come può, io userò l’archeologia per fare politica, voi come intendete partecipare?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>Politicamente Scorretto, la rassegna di Carlo Lucarelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 16:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Valore dell'Onestà]]></category>
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<p><b><i>Archiviata la 17esima edizione “Verità, unica ragione di stato”</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Verità, unica ragione di stato”, è il tema scelto per la 17esima edizione della rassegna culturale Politicamente Scorretto 2022. Carlo Lucarelli, dal 2005 affianca Casalecchio delle Culture per offrire un appuntamento molto apprezzato dal pubblico, anno dopo anno. Dal 15 al 20 novembre 2022 Politicamente Scorretto, ha ribadito un messaggio molto forte a tutta la cittadinanza: la cultura è l&#8217;unica arma degna di una società civile per affermare valori di giustizia, solidarietà e legalità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quest’anno il focus scelto del festival è un tema molto attuale che si ricollega alle terribili stragi di stato come quella del 2 agosto alla Stazione di Bologna – su cui finalmente si ha una sentenza – fino al mistero della morte di Pier Paolo Pasolini nel centenario della sua nascita, passando dal 30esimo anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992) che ricorre quest’anno, senza mai dimenticare il disastro aereo dell’Istituto Salvemini di Casalecchio. Tutti eventi che hanno segnato la storia del nostro Paese e che per anni sono stati, e in parte sono ancora, protagonisti di depistaggi, incompiute verità e silenzi di stato. Politicamente Scorretto 2022 ricorda a tutti che non bisogna mai stancarsi di trovare la verità: un dovere e un impegno civile fondamentale che deve essere un faro per costruire un futuro migliore, giusto e solidale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Simona Pinelli, Assessore Culture, Nuove Generazioni, Turismo e Marketing Territoriale del Comune di Casalecchio di Reno ha dichiarato </span><i><span style="font-weight: 400;">“Affrontiamo nell’edizione 2022 un tema “difficile” come la &#8220;Ragion di Stato con l’unica ma potentissima arma che abbiamo a nostra disposizione: la cultura, un mezzo di comunicazione che raggiunge tutte le generazioni grazie a incontri, convegni, libri, teatro, cinema, fumetto oltre alle sempre importanti iniziative rivolte alle scuole”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche per il 2022 Politicamente Scorretto è stato un catalizzatore di alcuni luoghi del territorio come la Casa della Conoscenza, la Casa Per la Pace La Filanda, il Centro Sociale San Biagio e il Teatro Comunale Laura Betti con un ricco palinsesto di eventi e una folta platea di ospiti di rilievo, anche trasmessi in diretta streaming sul canale Youtube e la pagina Facebook della manifestazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i temi caldi, il panel “Il senso della vittima&#8230; tra cultura, servizi e riforme” condotto dallo stesso Carlo Lucarelli e realizzato in collaborazione con la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, l’Associazione Familiari Vittime del Salvemini e Rete Dafne per presentare il progetto di Sportello per le vittime di reati finanziato con il contributo del Dipartimento per gli Affari di Giustizia (DAG), erogato da Regione Emilia-Romagna all’Unione Reno Lavino Samoggia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Significativa “Donne e Antimafia” una conversazione tra Antonella Beccaria, giornalista esperta di stragi mafiose, e Rosaria Capacchione, giornalista e politica, e Valeria Scafetta, giornalista esperta di mafie e scrittrice, curatrice del libro Donne e Antimafia insieme con Avviso Pubblico, realizzato con la collaborazione di Giulia Migneco e le illustrazioni di Alma Velletri (BeccoGiallo, 2022). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo lo stop forzato del 2020, la rassegna è tornata ad essere un appuntamento prezioso per riflettere sui grandi temi dell’attualità grazie alla cultura dell’impegno. Politicamente Scorretto è molto più che un festival, è l’evento che da anni riunisce intellettuali, giornalisti, scrittori, performer, artisti, attivisti, personaggi di rilievo nazionale, istituzioni e cittadini in un unico luogo per testimoniare un attivismo concreto, e quotidiano, al contrasto delle mafie e dell’illegalità attraverso i diversi linguaggi della cultura.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8521" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/1-politicamente-scorretto-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8522" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/2-politicamente-scorretto-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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