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	<title>Il Potere dei Media Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>La piacevole e ipnotica (dis)informazione dei social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dei media è stato sconvolto dall’avvento dei social: la velocità di diffusione di qualunque tipo di (dis)informazione ha proiettato il mondo in un’altra dimensione, radicalmente diversa dall’era pre-Facebook. In questo periodo antecedente, gli spazi comunicativi erano tipicamente fisici, perciò limitati (stampa, televisione e convegni): ciò richiedeva una cernita di fatti e persone da [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo dei media è stato sconvolto dall’avvento dei social: la velocità di diffusione di qualunque tipo di (dis)informazione ha proiettato il mondo in un’altra dimensione, radicalmente diversa dall’era pre-Facebook. In questo periodo antecedente, gli spazi comunicativi erano tipicamente fisici, perciò limitati (stampa, televisione e convegni): ciò richiedeva una cernita di fatti e persone da coinvolgere. Tutto ciò NON era garanzia assoluta di qualità, ma la probabilità che i canali comunicativi dessero spazio a gente a dir poco inadeguata era sicuramente più limitata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi la libertà di comunicazione (forse dovremmo chiamarla libertinaggio) permette a chiunque di ergersi sul pulpito virtuale e diffondere qualunque corbelleria gli venga in mente, perché il controllo di comunicazione è piuttosto blando, accompagnato dalla sempre più attuale domanda: chi controlla il controllore? Insisto su questo punto e faccio un esempio. Per tutta una serie di ragioni è stato bloccato il profilo dell’ex presidente USA Trump: bene, perché però ci sono ancora tanti profili iperattivi che inneggiano alla sanguinosa invasione russa dell’Ucraina?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il filosofo Umberto Eco mentre riceveva una laura honoris causa disse una frase rimasta negli annali e purtroppo crudamente vera: “I social </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/media/"><span style="font-weight: 400;">media</span></a><span style="font-weight: 400;"> danno diritto di </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/parole/"><span style="font-weight: 400;">parola</span></a><span style="font-weight: 400;"> a legioni di </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/cretini/"><span style="font-weight: 400;">imbecilli</span></a><span style="font-weight: 400;"> che prima parlavano solo al </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/bar/"><span style="font-weight: 400;">bar</span></a><span style="font-weight: 400;"> dopo un </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/bere/"><span style="font-weight: 400;">bicchiere</span></a><span style="font-weight: 400;"> di </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/vino/"><span style="font-weight: 400;">vino</span></a><span style="font-weight: 400;">, senza </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/danneggiare/"><span style="font-weight: 400;">danneggiare</span></a><span style="font-weight: 400;"> la </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/comunit%C3%A0/"><span style="font-weight: 400;">collettività</span></a><span style="font-weight: 400;">. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/legge/"><span style="font-weight: 400;">diritto</span></a><span style="font-weight: 400;"> di </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/parole/"><span style="font-weight: 400;">parola</span></a><span style="font-weight: 400;"> di un Premio Nobel. È l’invasione degli </span><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/cretini/"><span style="font-weight: 400;">imbecilli</span></a><span style="font-weight: 400;">.” Se a tutto ciò ci aggiungiamo che per questi personaggini molto numerosi basta leggere un paio di definizioni su Google o su Wikipedia per sentirsi in grado di disquisire davvero come dei premi Nobel o come dei capitani d’azienda, la frittata è fatta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I danni dovuti a questo cambiamento sociologico lo si vede anche nel mondo della politica (non solo in Italia), dove una messe di personaggi inadeguati sta occupando indegnamente gli scranni parlamentari e ministeriali: disoccupati che disquisiscono in varie commissioni parlamentari di argomenti completamente sconosciuti, ministri che in precedenza non avevano nemmeno gestito la pulizia di casa propria, ecc. Ovviamente questi vincitori della lotteria delle elezioni politiche non si sono eletti da soli, ma una fetta enorme di popolazione si è sentita ben rappresentata da questi ignoti passanti: questi elettori hanno inneggiato alla democrazia, basandosi solo su vuoti slogan e su programmi solo accennati e basati appunto su una manciata di nozioni trovate on line (oppure sul consenso del proprio meccanico o dell’idraulico: lo ha chiaramente detto un leader politico tornato ultimamente sulla cresta dell’onda…)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò è però dovuto anche alla pigrizia dei cittadini che frena la ricerca e l’approfondimento delle informazioni: parliamo ad es. di un argomento attuale e divisivo come un termovalorizzatore. Prima di decidere se sia o meno la soluzione adeguata alla (mala)gestione dei rifiuti romani, quanta gente prova a capire quale sia la differenza tra questo e un inceneritore, come impropriamente e capziosamente viene chiamato dai suoi detrattori? Non mi aspetto che diventiamo tutti ingegneri ambientali, ma che almeno proviamo ad ascoltare questi ultimi per sapere di cosa si parli, o no?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo lavorare per una azione maieutica orizzontale e verticale: dobbiamo essere tutti un po&#8217; socratici (“so di non sapere”: ne ho parlato in precedenza in un altro articolo) e con questa consapevolezza provare a costruire le nostre opinioni approfondendo verticalmente le informazioni ricevute e la loro veridicità. Ciò ci aiuta anche ad accrescere i nostri saperi e a non dimenticarli dopo pochi secondi: la memoria del criceto non aiuta ad essere consapevoli delle bugie che ci sono state propinate, invece approfondire le tematiche di cui si sente parlare, soprattutto in ambito politico ed economico, ci aiuta a misurare i relatori coinvolti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Saremo noi in grado di ritornare a questi processi conoscitivi, oppure le nostre sinapsi le faremo scattare solo durante le notti di plenilunio, permettendo ai nostri neuroni di riposare serenamente nell’ignoranza durante tutto il resto del mese lunare?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>I segreti per riconoscere una “bufala”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Qualsiasi notizia oggi è alla portata di tutti. Basta accedere ad un motore di ricerca da pc, tablet o smartphone, e ci ritroviamo catapultati in una stanza con tante porte, infinite, tutte diverse tra loro, una sopra l’altra senza un apparente ordine logico, che danno accesso a tante altre infinite stanze. Siamo liberi di scegliere quale porta aprire, liberi di scegliere se chiuderne una e aprirne un’altra. Può anche capitare di aprire una porta e trovare un’altra stanza con tante altre porte all’interno. Beh, possiamo scegliere se restare lì o tornare indietro. E non ci preoccupiamo di chi abbia creato quella stanza e quelle porte. Apriamo, entriamo, curiosiamo, torniamo indietro e chiudiamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, questo è un po’ quello che succede con le notizie prese su internet. Ci facciamo incuriosire dal titolo di una notizia, apriamo la pagina che l’ha pubblicata, leggiamo il testo, torniamo indietro e ne apriamo un’altra, senza accertarci che ciò che abbiamo appena letto sia effettivamente una notizia reale, vera. La prendiamo come tale perché si trova su internet. Ma su internet oggi ci si può trovare di tutto e il rischio è proprio quello di imbattersi nelle cosiddette fake news.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E anche il mondo dell’arte è stato ed è vittima della divulgazione di queste false notizie, grazie anche e soprattutto alla velocità con la quale oggi corrono sul web. Così è capitato di leggere che la Pittura Metafisica di Giorgio De Chirico sia stata ispirata dalle piazze deserte di Roma in seguito alla diffusione dell’epidemia Spagnola tra il 1918 e il 1920. O che Picasso abbia dipinto Guernica per omaggiare un suo amico morto in una corrida. Oppure che il bronzo del Pantheon non sia stato usato per realizzare il baldacchino di San Pietro ma armi e cannoni. O ancora che l’orinatoio di Duchamp sia stato realizzato da una donna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte notizie che ad occhi ed orecchi non esperti potrebbero sembrare veritiere. Come fare, quindi, per non cadere nella trappola delle bufale artistiche? Ecco i principali punti da tenere in considerazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sicuramente verificare l’autore e controllare che l’articolo che riporta la notizia sia firmato. Nel caso in cui non lo fosse, quasi sicuramente si tratta di una notizia presa da un’altra testata e riportata nel blog o sito che si sta visitando. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Verifichiamo che il sito che rilascia l‘informazione sia un ente istituzionale. Il British Museum, ad esempio, o gli Uffizi hanno un loro blog dove riportano notizie, scoperte e ricerche scientifiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pubblicità presente nella pagina visitata, poi, non deve essere eccessiva e soprattutto non deve discostarsi enormemente dal mondo dell’arte. Se così non fosse, siete incappati nel meccanismo del clickbaiting: non si tratta di un virus tranquilli, semplicemente di un metodo per attirare lettori e guadagnare attraverso gli introiti pubblicitari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un linguaggio troppo sensazionalistico dovrebbe farci insospettire: gli studi accreditati utilizzano un linguaggio pulito e preciso, privo di errori ortografici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, la presenza di link che rimandano ad altre fonti indica l’autorevolezza di quella notizia che si avvale anche di altri pareri e quindi indice di ricerca approfondita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso che abbiamo tutte le nozioni per poter diventare scovatori di bufale artistiche, non ci resta che divertirci. Buona caccia!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6309" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-cinque-consigli-per-distinguere-una-bufala-c.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Un parco archeologico che è anche esempio di divulgazione scientifica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo dell’archeologia e più in generale in quello della divulgazione cadere nelle fake news è davvero facile. Spesso mi chiedo, insieme ad altri colleghi, come sia possibile, se lo è, comunicare mondi sconosciuti a chi non abbandona le proprie conoscenze di base per immergersi in usi persi da secoli ma vivi nella loro realtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Troppo spesso noi archeologi ci sentiamo dire “Che ne pensi del ruolo degli alieni nella costruzione delle piramidi?” domande rivolte sempre con non poca insolenza e tanta spocchia da parte di chi le pone: come se davvero un archeologo potesse mai prendere in considerazione una domanda del genere o chi la sta ponendo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la riflessione da fare, non solo tra colleghi, è la seguente. Quanta responsabilità abbiamo noi addentro alla materia in questa scarsa comunicazione priva di fondamenti scientifici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da protostorica (chi studia una fascia cronologica compresa tra il VI millennio a.C. e il I millennio a.C.) uso questo termine, “scienza”, per definire il mio lavoro e quello di tanti archeologi. Molti non sono d’accordo e li capisco, ma quando si parla di archeologia, soprattutto quella che si occupa di periodi privi di fonti letterarie, è l’unico termine, anche se non esatto, plausibili da usare. Non siamo umanisti! E non lo dico in maniera dispregiativa. Lo dico per cercare di spiegare il nostro ruolo a chi non ne sa… o pretende di sapere!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologo fa ricerca, tanta ricerca, sul campo e sui documenti. C’è un metodo specifico e quasi sempre valido per acquisire dati archeologici sul campo per riscrivere una storia già scritta. Ma l’archeologo si avvale di tante materie correlate: chimica, fisica, geologia, architettura, sono solo alcuni strumenti usati per raccogliere dati o interpretarli nel modo più giusto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tentare di capire l’antico è meno facile di ciò che si possa credere, ecco perché spesso chi è poco esperto cade in tranelli di sorta che li vedono tirare conclusioni facile e troppo spesso affrettate. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma per migliorare il nostro sapere, la nostra cultura e di conseguenza la nostra società bisogna si fare ricerca, ma anche comunicarla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo di poter dire con estremo orgoglio (data la mia modesta partecipazione in uno di questi progetti) che uno dei fiori all’occhiello nell’Italia centrale in merito a ricerca e divulgazione è sicuramente il </span><b>Parco Naturalistico e Archeologico di Vulci</b><span style="font-weight: 400;">, in provincia di Viterbo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un luogo magico, sorto dove la prima città al mondo venne pensata, creata e fondata. Dove ad oggi si cercano le radici di quegli uomini e donne che, per scelta e necessità, crearono una struttura sociale su cui si sarebbe basata tutta la restante storia dell’umanità. Un luogo con una continuità di vita che lo vuole presente sul territorio fino all’epoca romana, per poi sparire e, ancora oggi, non risorgere, celando i suoi segreti sotto terre. Un luogo pieno di tesori inestimabili, depredato per decenni da scavi clandestini che hanno compromesso per sempre, ma non del tutto, la lettura del patrimonio antico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma facciamo una panoramica dei progetti di ricerca portati avanti dal parco e dal direttore </span><b>Carlo Casi</b><span style="font-weight: 400;">: a giugno di questo anno il parco ha ospitato il progetto </span><b>“Understanding Urban Identities”</b><span style="font-weight: 400;"> dell’università di Goteborg in Svezia, studiando e indagando la parte est della città.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A giugno e luglio la Duke University (USA) con il progetto </span><b>“Vulci 3000”</b><span style="font-weight: 400;">, per scoprire ulteriori informazioni nell’area del foro romano della città.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre a luglio il progetto </span><b>“Usi funerari preromani” </b><span style="font-weight: 400;">dell’Università abruzzese Gabriele d’annunzio diretto dal professor Vincenzo d’Ercole e dall’ex soprintendente d’Abruzzo Francesco Di Gennaro nell’area della necropoli settentrionale chiamata Poggio delle Urne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad agosto il progetto </span><b>“Vulci Cityscape” </b><span style="font-weight: 400;">dell’Università di Friburgo e di Minz.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra settembre e ottobre il progetto </span><b>“All’origine di Vulci” </b><span style="font-weight: 400;">dell’Università Federico II di Napoli nell’area della necropoli orientale di Ponte rotto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vedete quanta ricerca e a che livelli? Gli archeologi fanno questo, cercando di capire e riportare alla luce una storia persa, utile alla comprensione di noi stessi e all’apertura della mente di tutti. Conoscere e comprendere usi diversi dai nostri ci rende più elastici e positivi per la nostra società. Anche questo è archeologia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutta questa ricerca, tenuta grazie al parco e alla disponibilità della funzionaria di zona </span><b>Simona Carosi</b><span style="font-weight: 400;"> insieme alla Soprintendenza regionale Lazio rende, questo parco un esempio più che unico nel quale si riscopre una storia ancora troppo poco conosciuta ma che cerchiamo tutti di trasmettere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partecipando direttamente alla missione dell’Università d’Annunzio di Chieti posso testimoniarvi l’importanza delle indagini svolte che stanno riscrivendo la storia di un sito, di un popolo ancora troppo poco conosciuto e dell’archeologia stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I media possono aiutare in questo. Il parco svolge attività dalle visite turistiche ai convegni, pubblica sulle migliori riviste divulgative di settore, quotidiani o mensili (Archeo, il Messaggero ecc.) ospita servizi televisivi per i più importanti telegiornali sulle reti nazionali. Non finisce mai di comunicare!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se lo si fa con criterio, l’uso dei social aiuta ed è un bene inesauribile aperto a tutti, esperti e curiosi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna solo saper cercare perché, con tutto questo sforzo impiegato nella ricerca e nella divulgazione, l’ignoranza, come nella legge anche nell’archeologia, non è ammessa.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6341" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-vulci-parco-archeologico-c.jpeg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Ad Maiora: storie di coraggio e resilienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La comunicazione come forma di attivismo e responsabilità sociale Decidere di raccontare la resilienza non è mai una scelta semplice. Spesso i media tendono a enfatizzare e spettacolarizzare notizie tutt’altro che positive per rispondere a esigenze di una informazione veloce e sensazionalistica dove c’è poco spazio per le storie delle persone che hanno la voglia [&#8230;]</p>
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<p><b><i>La comunicazione come forma di attivismo e responsabilità sociale</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Decidere di raccontare la resilienza non è mai una scelta semplice. Spesso i media tendono a enfatizzare e spettacolarizzare notizie tutt’altro che positive per rispondere a esigenze di una informazione veloce e sensazionalistica dove c’è poco spazio per le storie delle persone che hanno la voglia e la capacità di reinventarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con questi presupposti, è nato il format “Ad Maiora &#8211; Pillole di resilienza”, un progetto divenuto format, in cui i protagonisti sono persone, professionisti e professioniste che hanno saputo reagire attraverso il loro lavoro e l’energia positiva a periodi difficili come quelli segnati dalla pandemia e dalla guerra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il format ha descritto in 10 puntate altrettante storie di vita, di associazionismo e di impresa facendo del coraggio e della solidarietà un baluardo per offrire riparo nelle difficoltà lasciando spazio a riflessioni più ampie sui temi di inclusione, educazione e integrazione nella società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“AD Maiora &#8211; spiega Deborah Annolino l’ideatrice del format – nasce in questi anni di pandemia che ha inciso nel nostro vivere quotidiano. Il mondo è cambiato e non necessariamente in peggio, ma occorre prendere consapevolezza. Dobbiamo costruire nuovi modelli di comunicazione e di relazione, aprirci agli altri e ad una visione più costruttiva del mondo. Anche quando tutto sembra perso, è possibile trovare una soluzione. Questo è l’insegnamento che ci lasciano i progetti raccolti e valorizzati in questa seconda stagione del format” &#8211; conclude la giornalista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ottimismo, coraggio e fiducia sono i pilastri che sorreggono il file rouge della nuova serie condotta da  Deborah Annolino e Stefano Foglia. Le puntate, visibili online nella playlist youtube dello Studio AD Communications, spaziano dall’educazione sociale alla sostenibilità, dalla cultura all’inclusione, dalla solidarietà all’arte. Da segnalare la puntata sul Teatro delle Ombre, progetto di denuncia sociale e quella dedicata alla formazione cinematografica per trasformare giovani talenti nei registi di domani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le tante realtà no profit che hanno accompagnato il videostorytelling sulla resilienza, significative sono state </span><i><span style="font-weight: 400;">Gomito a Gomito</span></i><span style="font-weight: 400;">, laboratorio sartoriale di inclusione per le donne del Carcere della Dozza di Bologna , </span><i><span style="font-weight: 400;">Associazione Futuro</span></i><span style="font-weight: 400;"> che promuove il reinserimento di persone disoccupate che hanno superato i 40 anni e </span><i><span style="font-weight: 400;">Associazione delle Idee</span></i><span style="font-weight: 400;">, progetto di educazione e integrazione delle persone con disabilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La comunicazione in AD Maiora diventa una forma di attivismo e responsabilità sociale. Scegliere di attuarla con queste declinazioni è un atto di consapevolezza verso chi fruisce l’informazione e vuole avere una visione ampia, capace di superare un’informazione di tipo polarizzata, che divide e limita i ragionamenti in una platea di lettori che invece vorremmo attivi e più costruttivi. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Non c’è verità senza un’etica della comunicazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stiamo attraversando un’epoca che non potrà che farci esplodere. Mi viene da pensare alla Torre di Babele che fu progettata perché gli uomini potessero eguagliare Dio nell’andare verso il Cielo. Cosa accadde è a tutti noto: che le persone, sia i progettisti che i muratori, stavano edificando una torre che avrebbe permesso di ascendere fino [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Stiamo attraversando un’epoca che non potrà che farci esplodere. Mi viene da pensare alla Torre di Babele che fu progettata perché gli uomini potessero eguagliare Dio nell’andare verso il Cielo. Cosa accadde è a tutti noto: che le persone, sia i progettisti che i muratori, stavano edificando una torre che avrebbe permesso di ascendere fino alla sommità dell’Universo. A quell’epoca tutti parlavano una sola lingua, ma da quel momento il Signore rese gli uomini possessori di diversi linguaggi fino a non più comprendersi e questo, naturalmente, determinò la dispersione delle lingue che poi si propagarono per tutta la Terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si tratta solo delle diverse lingue parlate, ma delle differenti comunicazioni, che sono il risultato di presupposti diversi, di analisi contrastanti e speculari le une alle altre fino al punto da non riuscire a comprendersi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo attuale sta raggiungendo un livello di incredibile incomunicabilità: cosa che davvero appare surreale in un periodo in cui le strategie comunicative o comunque i dispositivi elettronici per diffondere le opinioni, hanno raggiunto una espansione tale da aver contaminato ogni angolo della Terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così come all’epoca di Babele, però, non ci si comprende più, in quanto è venuta meno l’etica nel messaggio che si diffonde.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A cosa voglio riferirmi? Oltre alle diverse impostazioni di pensiero, che danno luogo a riflessioni estremamente variegate (il che può anche starci in quanto si dà modo a chiunque di essere propagatore del proprio punto di vista), si sono aggiunte le menzogne, le sistematiche falsificazioni, le ricostruzioni di fatti realmente accaduti ma accompagnati da allusioni tendenziose (cosa c’è sotto? dove comincia la macchinazione? Qual è il turpe disegno che governa il pensiero che viene poi divulgato?)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I media, in sostanza, “inculcano” nel cervello dei consumatori dell’informazione, una visione delle cose che risponde ad una determinata cabina di regia, spesso invisibile ed inafferrabile, che ha preordinato che il modo di pensare e, addirittura, il discernimento della persona cambi, muti in funzione di ben individuate finalità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Torniamo all’etica del messaggio: chi invia una comunicazione, deve (o dovrebbe) rispondere ad un principio di autenticità e di trasmissione del pensiero che non deve (o dovrebbe) avere altro scopo che quello di emancipare, far evolvere, sviluppare una capacità critica di chi legge.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi tutto questo finisce per far sorridere. Si proclamano le guerre ed i conflitti vengono accompagnati da una serie di argomentazioni che sono capaci di porre in dissolvenza l’aspetto truce dell’azione bellica che produce morti, che rende la qualità della vita ridotta allo stremo, che fa arretrare ogni legittimo desiderio di un popolo nell’essere sovrano sul proprio territorio, per autodeterminarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Incredibile!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sa la maggior parte delle persone che coloro che attraversano il Mar Mediterraneo con gommoni o imbarcazioni di fortuna, provengono dal centro dell’Africa, che hanno dovuto sottostare alle più inaudite violenze, che sono stati ridotti a “merce di scambio” fino ad arrivare alle coste italiane ed europee, ridotte allo stremo? No! tutto questo non interessa, così come non interessa neppure che quelle stesse persone sono state cacciate dalle terre dove abitavano perché i nuovi colonizzatori (Cina o Stati Uniti poco importa) avevano bisogno di un predominio su quelle aree?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I media hanno interesse a divulgare la notizia che i nostri Paesi saranno “invasi” da popolazioni non autoctone capaci di creare una mescolanza di etnie, usi, costumi e questo determinerà una precarietà nei residenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che poi tutto questo possa anche rispondere ad una necessità di riequilibrare una recessione demografica, passa pure questo in secondo piano, perché, forse, ai media, in fondo, interessa più la “comunicazione urlata”, anche accompagnata da un punto interrogativo, che una riflessione ponderata ed argomentata con elementi che facciano pensare!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6319" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-2-il-potere-dei-media-vrp.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il potere del messaggio ambientalista e il ruolo degli influencer speciali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>William, Carlo, Greta, Leonardo. Ma l’elenco si può allungare e non poco. Ho scelto quattro persone diversissime – i due reali in procinto di regnare, l’attivista svedese e l’attore feticcio di Scorsese e Tarantino – come esempi importanti, soprattutto mediaticamente e non dell’ultima ora della questione ambientalista. L’agenda di tutti i media, non solo italiani, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">William, Carlo, Greta, Leonardo. Ma l’elenco si può allungare e non poco. Ho scelto quattro persone diversissime – i due reali in procinto di regnare, l’attivista svedese e l’attore feticcio di Scorsese e Tarantino – come </span><b>esempi importanti</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto </span><b>mediaticamente</b><span style="font-weight: 400;"> e non dell’ultima ora della </span><b>questione ambientalista</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’</span><b>agenda</b><span style="font-weight: 400;"> di tutti i </span><b>media</b><span style="font-weight: 400;">, non solo italiani, era pervasa prima della Guerra in Ucraina, dal dirompente </span><b>messaggio ambientalista</b><span style="font-weight: 400;">: anzi tutto racchiuso in una parola </span><b>SOSTENIBILITA’</b><span style="font-weight: 400;">. Per un biennio intero abbiamo appreso e compreso il </span><b>concetto di transizione ecologica</b><span style="font-weight: 400;"> (e </span><i><span style="font-weight: 400;">digitale</span></i><span style="font-weight: 400;"> ad esso collegata).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>sistema mediale</b><span style="font-weight: 400;"> – che comprende l’</span><b>azione massiva dei social network</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; ha fatto suoi prepotentemente questi temi e contribuito non poco anche alla notorietà dei </span><b>paladini della lotta ambientalista</b><span style="font-weight: 400;">, specie quelli della prima ora, come Di Caprio o l’erede al trono di Inghilterra. Così come coloro che hanno innovato maggiormente in materia nell’ultimo periodo: e su tutti la potenza comunicativa devastante di </span><b>Greta Thumberg</b><span style="font-weight: 400;"> e del movimento che ha ispirato il </span><b>movimento</b><span style="font-weight: 400;"> dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Fridays For the Future</span></i><span style="font-weight: 400;">. Un’adolescente a confronto con i grandi della terra forte del suo messaggio, dei suoi iconici </span><b>cartelli</b><span style="font-weight: 400;"> corredati da proposte concrete e dalla </span><b>richiesta</b><span style="font-weight: 400;"> improcrastinabile di agire ora e non dopo. Che non si è spenta nonostante la pandemia, che si ripete ogni venerdì. E che solo l’emergenza energetica dovuta alla guerra ha potuto mettere momentaneamente in secondo piano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Discorso a parte merita l’accelerazione green di </span><b>casa Windsor</b><span style="font-weight: 400;">. Tema assai sentito in campo specie maschile: </span><b>Filippo</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Carlo</b><span style="font-weight: 400;"> negli anni hanno dimostrato una spiccata e concreta sensibilità ambientalista, rintracciabile anche nei tantissimi patronage e iniziative scelte. Poi è arrivato il </span><b>principe William</b><span style="font-weight: 400;">, secondo in linea di successione al trono della Regina Elisabetta. Il predestinato a regnare e anche il più amato e che ha saputo potenziare le tematiche e le scelte ambientalista della famiglia reale con il formidabile potenziale comunicativo che gli arriva nel Dna da mamma Lady Diana. Il premio voluto dal duca di Cambrige – dal nome emblematico di </span><b><i>The Earthshot Prize</i></b><span style="font-weight: 400;"> che tradotto significa “colpo alla terra” e che nel sottotitolo ha precisa la sua mission: riparare (ma anche proteggere) il nostro Pianeta. Il successo è stato tale che si è trasformato subito in una Fondazione. Il progetto a cui il futuro re dedica le maggiori attenzioni e che riceve una copertura mediatica da summit con tanto di codazzo glamour.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E si spiega ancora una volta il potere della celebre battuta del direttore </span><b>Humprey Bogart</b><span style="font-weight: 400;"> al gangster Martin Gabel, che è appena riuscito a far incriminare nel film </span><i><span style="font-weight: 400;">L’ultima minaccia:</span></i><span style="font-weight: 400;"> “</span><i><span style="font-weight: 400;">È la </span></i><b><i>stampa</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, bellezza, la stampa. E tu </span></i><b><i>non ci puoi fare niente</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, niente</span></i><span style="font-weight: 400;">.” </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6321" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-editoriale.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Tutti alle urne (forse) più confusi che mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Italia torna a votare il 25 settembre. Sempre più spesso sento dire &#8220;non ci andrò a votare, tanto è sempre la solita merda&#8221;. Frase inquietante, se ci pensate. Suona un po&#8217; come uno schiaffo a tutti coloro che, prima di noi, hanno lottato per avere la possibilità di poter dire la propria opinione. Molti di questi erano i nostri nonni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E se pensiamo che meno di cento anni fa eravamo sotto una dittatura il parere dell&#8217;opinione pubblica fa ancora più specie. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, in giro, la gente è incazzata davvero e avrebbe tanta voglia di cambiare le cose. Ecco perché in moltissimi alberga l&#8217;idea che il periodo della dittatura fascista fosse quasi meglio di questo: all&#8217;epoca le opere pubbliche erano costruite con velocità e qualità. La bonifica di alcune aree di Roma, oltre che della città di Latina, fa ancora sgranare gli occhi. Così come l&#8217;istruzione. C&#8217;era &#8220;solo&#8221; un &#8220;piccolissimo&#8221; problema: se non la pensavi come loro la tua vita diventava un inferno. Problema non di poco conto, che nessuno considera perché ritenuto ovvio. Beh, non era ovvio poter dire la propria opinione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ovviare a questo &#8220;errore di sistema&#8221;, la dittatura ricorreva alla stampa. Ancora oggi si studiano i titoloni pomposi dell&#8217;epoca. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La stampa e l&#8217;informazione aiutavano il regime a sostenere sé stesso. Prima del conflitto l&#8217;entusiasmo era alle stelle. Entrammo in guerra per vincere. Finimmo la guerra umiliando noi stessi. Eppure il modo in cui usiamo la stampa e i mezzi di informazione al giorno d&#8217;oggi risulta pressoché lo stesso: in Italia non si scrive per informare ma per spingere a pensarla in un modo piuttosto che in un altro. Perché? Beh, perché la stampa ha un legame profondissimo con le famiglie più consolidate del nostro Paese, nonché con la politica stessa. E, attenzione, questo non è necessariamente un male! A volte, come è accaduto nel periodo più complicato della pandemia, il lockdown, la stampa e l&#8217;informazione hanno avuto un ruolo fondamentale. L&#8217;Italia si scoprì sola, senza nessuno su cui contare. Come sovente accade nei momenti più complicati, il nostro Paese si trincerò dietro un governo che mai, negli ultimi 20 anni, era sembrato così compatto. Giuseppe Conte ebbe l&#8217;arduo compito di tenere le fila di tutto. Per molti fu un disastro. Per altri fu un successo. Quella del 2020 fu per tanti l&#8217;estate più sicura dall&#8217;inizio della pandemia. Contagi ridotti al minimo, sorrisi ritrovati. Ma anche tanta incertezza. Agli italiani non potevano bastare gli incentivi statali, e nel giro di poco tempo Giuseppe Conte passò lo scettro a Mario Draghi. Quest&#8217;ultimo godeva e gode della fiducia di tutti i Paesi della UE nonché degli Stati Uniti d&#8217;America. L&#8217;opinione pubblica, inoltre, ha visto di buon occhio l&#8217;operato dell&#8217;ex presidente della Banca Centrale Europea. Anche qui, la stampa ha recitato un ruolo fondamentale per sostenere il premier uscente. Ed ecco perché &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221;, il 24 luglio, ha mostrato il sondaggio di Termometro Politico raccolto tra il 19 e il 21 luglio, sondaggio che risulta molto distante da quello esposto dall&#8217;ex presidente del consiglio in Senato, e della quasi totalità della stampa italiana. Il sondaggio rivela che solo il 31,2% dei cittadini intervistati (parliamo di 3.900 persone) pensava che Draghi stesse facendo un buon lavoro. Il 56,9% non lo gradiva. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se gli italiani il 25 settembre trovassero alle urne una &#8220;Lista Draghi&#8221;, sette italiani su dieci non la voterebbero. Ricordiamo in queste righe che &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; è un caso a parte nella stampa nazionale, dove gli azionisti di maggioranza sono proprio gli stessi giornalisti Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo e l&#8217;ex magistrato Bruno Tinti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutt&#8217;altra musica, invece, per quanto riguarda &#8220;La Stampa&#8221;, giornale torinese i cui editori appartengono a GEDI Gruppo Editoriale, storica impresa italiana fondata da Carlo Caracciolo. Gedi fa parte del Gruppo Exor, il cui presidente è John Elkann. La sorella di John Elkann, Ginevra, è la produttrice italiana fondatrice di GOOD FILMS, una delle più importanti società di distribuzione cinematografica presenti nel nostro territorio (&#8220;Dallas Buyers Club&#8221;, &#8220;Before Midnight&#8221; e &#8220;Locke&#8221; sono solo alcuni dei film distribuiti da Good Films). Ma questo è solo uno dei tantissimi esempi dello stretto rapporto che intercorre tra i media e la classe dirigente del nostro Paese. Un buon esempio, in realtà: tanti film splendidi non avrebbero avuto la giusta risonanza altrimenti! Ma forse è anche da qui che nasce la &#8220;puzza sotto al naso&#8221; dell&#8217;italiano medio, che non si fida di ciò che viene detto dai media e scritto nei giornali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questa è la grande differenza rispetto agli anni del fascismo: il popolo non si fida più dei media, perché non si fida più della politica. Nascono così forme alternative di informazione, che non sempre però sono sostenute da una attenta ricerca. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 25 settembre torniamo alle urne, più confusi che mai. A chi credere? Di chi fidarsi? A chi dare il voto stavolta? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma soprattutto: gli italiani torneranno alle urne o decideranno di far parlare il loro silenzio? </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6324" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-italia-al-voto-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6325" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-italia-al-voto-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6326" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/4-italia-al-voto-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6327" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-3-italia-al-voto-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>I cortocircuiti del “Villaggio globale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Una delle caratteristiche più rilevanti del ventesimo secolo è senz’altro l’avvento e la rapida e capillare diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, che hanno permesso la nascita di quello che negli anni sessanta McLuhan ha definito il “villaggio globale”, riferendosi a un mondo in cui, grazie ai media, tutti possono essere informati su tutto. Si fanno strumenti di una potentissima “sensorialità” coinvolgendoci in temi che possono riguardare qualsiasi parte del mondo e della società e a cui una volta non ci era permesso avvicinarsi, “non credevamo fossero affari nostri” e  tutto ruota attorno ai temi della propaganda, della censura e dell&#8217;uso distorto del linguaggio politico, giornalistico e letterario. Le &#8220;narrazioni&#8221; che divengono surrogati dei resoconti fattuali, la scomparsa della realtà oggettiva e la sua sostituzione con l&#8217;interpretazione di comodo. Il potere esercitato dalle notizie false nelle società moderne, i concetti di post-verità e la distorsione del linguaggio stesso ad uso di determinate ideologie e quindi  l&#8217;ascesa e le cause di quelle che oggi chiamiamo &#8220;fake news&#8221;.  La libertà di stampa denuncia i subdoli meccanismi censori generati da una certa intellighenzia, e il tentativo perverso di ergersi a difensori della democrazia ricorrendo a metodi intrinsecamente totalitari e   la propaganda riesce a far &#8220;scomparire&#8221; i fatti oggettivi a favore di &#8220;narrazioni&#8221; di parte e  racconta della tendenza umana ad &#8220;aggiustare&#8221; la realtà per creare &#8220;narrazioni&#8221; più consone all&#8217;ideologia del momento.</span><i><span style="font-weight: 400;"> “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”</span></i><span style="font-weight: 400;"> diceva </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ben_Parker"><span style="font-weight: 400;">Ben Parker</span></a><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei processi di costruzione sociale della realtà, del sapere comune, delle rappresentazioni, degli stereotipi e dei pregiudizi, un contributo estremamente importante è offerto dai mass media.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel nostro Paese, è dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, anche per effetto dell&#8217;importante sviluppo tecnologico di quegli anni, che conseguentemente all&#8217;affermazione e alla diffusione della televisione si registrò una presenza sempre più capillare dei mezzi di comunicazione di massa ai quali era riconosciuto un forte potere di influenza sul pubblico. La televisione, anche se si affermò dopo rispetto ai giornali, al cinema ed alla radio, tuttavia riuscì fin da subito a «conquistare il grande pubblico», infatti, fu definita “una radio da vedere”, oltre che da ascoltare e grazie alla sua immediatezza e capacità di coinvolgimento riuscì ad imporsi ed acquisire una posizione di egemonia rispetto agli altri mezzi di comunicazione già diffusi, diventando il principale impegno del tempo libero per i cittadini di tutte le età e di tutte le classi sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La comunicazione di massa, attraverso sistemi sempre più complessi, è riuscita in tempi relativamente brevi a «produrre e diffondere messaggi indirizzati a pubblici molto ampi e inclusivi, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione». A questo punto, quindi è diventato importante capire «se e come i mass media agiscono in profondità sulla società che li ospita»</span><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"> Infatti, di fronte alla diffusione imponente dei mezzi di comunicazione di massa, si iniziò a ragionare e discutere anche sul potere e sui possibili effetti che i media potevano avere in termini di cambiamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti sul pubblico, sulla cultura e sull&#8217;intera società. Trasformazioni rapide e radicali stanno rivoluzionando il mondo dei media. Nuovi protagonisti digitali assumono la leadership dell’informazione, della comunicazione, della pubblicità, influenzando profondamente le nostre scelte in fatto di consumi, valori, consenso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È opinione che se, le istanze sociali e culturali di aggregazione, partecipazione e socializzazione non svolgono adeguatamente la loro funzione, se, e solo se, i media diventano per molti, soprattutto bambini e adolescenti, l’unica finestra sul mondo, gli unici maestri di vita, se, e solo se, viene a mancare il controllo democratico sul loro operato e sulla loro gestione allora si può parlare di una credibile ipotesi di onnipotenza dei media.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2017 dopo quasi 80 anni non esistono più solo radio e giornali stampati affiancati da televisione ed internet ma la propensione a non valutare i fatti nella loro completezza rimane e la grande espansione dei media giornalistici ne ha indubbiamente diluito la professionalità. E già da allora la rete internet consente a tutti di diffondere notizie e tutti sono convinti che il sensazionalismo premi anche quando si rileva fortemente lesivo per alcuni o per molti. A volte improponibili sedicenti giornalisti costruiscono notizie sensazionali sul nulla e i social fanno da cassa di risonanza sfruttando coloro che, incapaci di una vera vita di relazione, chattano in continuazione con il telefonino mandando a tutti i propri contatti notizie non verificate o parziali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi, il sensazionalismo dei giornalisti e giornali scarsi deve essere messo all’indice e alla gogna soprattutto quando danneggia le persone come nel caso della termoablazione a microonde generando false speranze nelle persone che ingenuamente non verificano le notizie come si deve sempre fare accade, così, che si ignorino o si perdano di vista acquisizioni della ricerca sociale e psicosociale sui possibili &#8220;effetti&#8221; dei media sul pubblico. Questi risultati stanno a indicare, seppur in modo non unanime, che quella delle comunicazioni di massa è un&#8217;influenza mediata da una molteplicità di fattori personali e sociali, in cui agiscono tanto gli atteggiamenti individuali, quanto i processi più complessi sottesi alla formazione e al cambiamento del sapere comune. Ciò non significa – vi fosse bisogno di ricordarlo – dimenticare le sempre incombenti responsabilità dei media: non solo l&#8217;abuso di contenuti violenti e la propaganda politica urlata, ma anche l&#8217;ossequioso allineamento, la caduta della professionalità e della qualità informativa e, talvolta, l&#8217;offesa al buon senso e all&#8217;intelligenza del pubblico. Tornando alle radici storiche del problema, esso riporta al centro dei processi comunicativi il &#8220;destinatario&#8221;, con le sue caratteristiche psicologiche e culturali, con la sua possibile autonomia nei confronti del potere dei media. Seguendo questo filo, l&#8217;analisi ripercorre le complesse modalità di ricezione e accettazione individuale del messaggio persuasorio, per giungere al ruolo delle comunicazioni di massa nei processi di socializzazione e costruzione sociale della realtà.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6330" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media_a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dal materiale allo spirituale, stando attenti al potere dei media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pare che ogni medaglia abbia sempre due facce, non tanto come dato oggettivo, quanto come richiamo al nostro pessimismo. Già perché un solo uomo su nove sarebbe capace di immaginare per entrambe le facce un sorriso, gli altri nove darebbero per certo, e per giusto, che ad ogni faccia lieta ce ne sia una tirata, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Pare che ogni medaglia abbia sempre due facce, non tanto come dato oggettivo, quanto come richiamo al nostro pessimismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Già perché un solo uomo su nove sarebbe capace di immaginare per entrambe le facce un sorriso, gli altri nove darebbero per certo, e per giusto, che ad ogni faccia lieta ce ne sia una tirata, decisamente più familiare dell’altra, ed è da lì che iniziano tutti i nostri problemi, avrebbe concluso il Grande Luciano De Crescenzo, come è grande in filosofia intuitiva la mente di tutti i napoletani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È vero, siamo ‘influenzatissimi’, ed è un termine che grazie ai termometri a due stecche che ci siamo abituati ad utilizzare per un si e per un no, pare ci trattenga, come una bolla di sapone da cui ci si è fatti sollevare pensando che qualcuno potesse davvero dipingere per noi un orizzonte migliore, ed invece dovremmo rivedere Pinocchio con Nino Manfredi, ancora e poi ancora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si siamo vessati con il costo della vita che sta arrivando ai limiti del sostenibile, e questo ci porta, sopratutto dove non c’è un solo spiraglio di cambiamento e di miglioramento economico, a delle fasi ormai troppo frequenti di stress, insostenibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho scoperto solo settimana scorsa che un semplice centro estivo per un bambino, costa qui a Roma, 120€ a settimana: 480€ al mese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sommiamo un mutuo già esistente, una situazione occupazionale magari non proprio ottimale per i più, visto il periodo, ed una prospettiva ancor meno incoraggiante; uno stile di vita che è orientata a tante piccole spese che spezzano completamente le gambe a quel risparmio che solo i più agiati forse, ancora mantengono vivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si è vero, ci sono i nonni? Ma fino a quando? E sopratutto, sono tutti nonni, o alcuni fatto ciò che potevano (o no), hanno semplicemente invertito il ruolo con i propri figli? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che allora, in tutta questa baraonda, subentra ogni tipo di pubblicità, che ci porta alle stelle quando si tratta di vendere, ed al terrore più acuto di quando si tratta di farci temere: ebbene, sappiate che oggi, i maggiori ricavi non si ottengono dalle crocchette per cane, o dalle magliette con gli slogans a favore dei matrimoni gay, quella è roba vecchia non interessa più a nessuno; oggi chi vuole investire nel futuro, deve prima investire nel terrore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vedete, se analizzate la storia, negli anni ‘80 non c’era bisogno di spaventare la gente, perché c’era una certa libertà economica che semplicemente con una ‘spintarella’, permetteva di trovarsi il consumatore prima o poi, in un modo o nell’altro, nel proprio ‘cestello’, ma era un altro mondo perché c’erano le piccole botteghe, edicole, cartolerie, drogherie, che stavano ‘servendo’ senza saperlo, per abituare l’uomo che veniva dal dopoguerra, ad un ‘consumo felice’, sempre più felice, fino a farlo diventare banale, poi ridicolo, arrivando al consumo attuale: la psicosi del consumo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo che in guerra non aveva trovato cibo tutti i giorni, sapeva che la strada non era tutta in discesa, e li conservava sotto il materasso, così come la donna, che li metteva in un posto sacro, il petto, dove solo marito e figli avevano accesso: oggi invece il petto è di accesso a tutti, e si sa, che l’economia dipende da quanta gente ‘fa l’economia’, e così, soldi in petto non se ne vedono più.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sembra sia diventata una corsa inarrestabile, e allora perché, penso fermamente che nonostante tutto si vivano tempi migliori?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo dico, e lo scrivo, perché a prescindere da un’educazione civica che manca del tutto, da un rispetto sincero tra le persone che dovrebbe portare a mantenere i rapporti fermi ‘al lei’ come forma di garanzia reciproca, il più a lungo possibile, nonostante i bambini dicano parolacce al padre e lo trattino come un amichetto un po’ stronzetto perché nonostante si sveni non gli concede proprio tutto, nonostante tutto questo, le nostre condizioni di vita, sono migliorate, ed è innegabile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora, si ci si deve tornare a moderare su molti, mille aspetti, si deve tornare a stare soli con se stessi e con autori fondamentali per la formazione dell’anima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si deve viaggiare, si deve tornare a dare quel giusto valore del tempo che non va di corsa (viaggia sempre alla stessa velocità), ma viene vissuto di corsa; si deve fare tutto ciò che si deve nei confronti di se stessi e degli altri, ma se vi fermate un attimo a riflettere, come prima cosa per esempio, dovreste pensare che avete un posto in cui fermarvi a riflettere: avete del cibo 5-6 volte al giorno, avere un frigorifero pieno; avete vestiti, una macchina per quanto scassata o un motorino; avete una penna con cui scrivere, avete un telefono, avete cose, che magari sono state anche frutto di un acquisto indotto, ma nel pratico, vi hanno migliorato la vita, e pure di parecchio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io dico quindi, e per concludere: tornate a vivere con un lato un po’ più spirituale la presenza delle persone, ecco in questo si, siamo penosi, pensando che la vita sia per sempre, ma per quanto riguarda la materia, nel rispetto dei tempi che seguiranno che potrebbero non essere così rosei, a prescindere, sappiatevela godere ogni tanto, che non siamo al Mondo per essere fustigati: è bello, regalare anche qualcosa di materiale a qualcuno, sapendo di fare felice quella persona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi, e finisco, altra cosa è invece farvi dire ciò che dovete pensare: a quello si, dovreste opporvi, prima però, dovreste trovare un vostro pensiero, e ve lo auguro perché non c’è cosa più triste di pensare di aver pensato qualcosa, e scoprire che il pensiero, non era neppure il proprio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con affetto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6333" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6334" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-il-potere-dei-media-si-ma-nonostante-tutto.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Comunicare l’emergenza: i numeri del rapporto Censis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potere dei Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicato il 2° rapporto Censis e Ital Communications  Il Secondo Rapporto Annuale Censis-Ital Communications sulla buona comunicazione dell&#8217;emergenza quotidiana, presentato a Roma, evidenzia come il susseguirsi di emergenze imprevedibili generi una domanda di informazione dalla quale nessuno è escluso. Il 97,3% degli italiani nell&#8217;ultimo anno ha cercato notizie su tutte le fonti disponibili, off e [&#8230;]</p>
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<p><b>Pubblicato il 2° rapporto Censis e Ital Communications </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Secondo Rapporto Annuale Censis-Ital Communications sulla buona comunicazione dell&#8217;emergenza quotidiana, presentato a Roma, evidenzia come il susseguirsi di emergenze imprevedibili generi una domanda di informazione dalla quale nessuno è escluso. Il 97,3% degli italiani nell&#8217;ultimo anno ha cercato notizie su tutte le fonti disponibili, off e online. In particolare, 41 milioni di italiani si sono informati sui media tradizionali. Nel biennio 2019-2021 gli utenti del web sono aumentati di 4,2 punti percentuali e sono l&#8217;83,5% della popolazione. Milioni di persone hanno poi utilizzato social media e messaggistica istantanea, diventando essi stessi protagonisti e moltiplicatori di quello che leggevano e ascoltavano. Sono oltre 7 milioni gli italiani che hanno costruito un palinsesto informativo fatto solo di media online, siti web e social media.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 57,7% degli italiani lamenta di avere un&#8217;idea molto o abbastanza confusa di quello che sta succedendo nella guerra tra Russia e Ucraina. L&#8217;83,4% dichiara che negli ultimi due anni si è imbattuto in notizie false sulla pandemia e il 66,1% in fake news sulla guerra. Il pubblico delle fake è enorme e la loro viralità supera quella delle notizie vere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La comunicazione diventa un asset sempre più determinante nella rappresentazione della realtà e i professionisti del settore sono essenziali per ridurre il rischio di fake news: nel 2021 in Italia sono attive 4.445 agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni, al cui interno lavorano 8.290 professionisti, per una media di circa due addetti per ciascuna agenzia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Con il Covid prima e con la guerra poi, web e social sono entrati a pieno titolo all&#8217;interno dell&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione, e ci resteranno anche nel futuro. I professionisti dell&#8217;informazione devono prenderne atto e cercare i modi per influenzare positivamente il web che è e deve rimanere uno strumento di libertà e di democratizzazione&#8221;, </span><b><i>sottolinea Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il Rapporto il 64,2% degli italiani ritiene che durante l&#8217;emergenza sia stata privilegiata la spettacolarizzazione e la voglia di fare audience piuttosto che un&#8217;informazione tesa alla comprensione dei problemi. Di fronte alla confusione informativa il 45,5% degli italiani si rivolge a fonti informali di cui si fida di più, ma è in questi ambienti che si producono e diffondono notizie false attraverso post, like e condivisioni. Tra le persone di cui gli italiani si fidano, anche come fonti informative, ci sono gli influencer: il 38,1% segue le loro opinioni e analisi sulla guerra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per contrastare disinformazione e fake news occorre dunque attuare regole più severe per piattaforme e social media, programmi di educazione al digitale e promozione di una comunicazione di qualità gestita da professionisti. Le emergenze insegnano che la capacità di comunicare è essenziale per gestire le crisi e ottenere un rapporto di collaborazione e di fiducia fra cittadini e istituzioni. C&#8217;è bisogno di professionisti che guidino le aziende e le istituzioni nella comunicazione. Il loro ruolo è fondamentale per combattere fake news e disinformazione.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6336" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/b-1-la-buona-comunicazione-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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