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	<title>Il Coraggio della Paura Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>Lo spettacolo del carnevale nei secoli e la commedia dell’arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una Dea Ironica, graffiante, irriverente, che, nel corso dei secoli, ha conquistato artisti e letterati, pronti ad ascoltare il suo canto per correggere, a colpi di penna e pennello, i (mal) costumi delle società di ogni epoca.  A differenza di altre “sorelle” più dolci e aggraziate, la Satira è una musa arguta e sfacciata, a [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Una Dea Ironica, graffiante, irriverente, che, nel corso dei secoli, ha conquistato artisti e letterati, pronti ad ascoltare il suo canto per correggere, a colpi di penna e pennello, i (mal) costumi delle società di ogni epoca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> A differenza di altre “sorelle” più dolci e aggraziate, la Satira è una musa arguta e sfacciata, a tratti grottesca, abile nell’affascinare attraverso quel sorriso amaro che diverte e, al contempo, fa riflettere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attori e commediografi che, portando in scena le loro rappresentazioni, svilupparono e caratterizzarono le suddette maschere, attribuendo a ciascuna virtù (poche) e vizi (tanti) tipici dell’essere umano. Divenute poi famose, tali maschere sarebbero state utilizzate dalla gente comune, a prescindere dal ceto di appartenenza, per camuffarsi e divertirsi nel periodo più pazzo dell’anno. Il carnevale non nasce con la commedia dell’arte (risalente al XVI secolo). Le sue origini sono antiche e affondano le radici in Grecia, nelle celebrazioni dedicate a Dioniso, durante le quali sfilavano cortei mascherati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola maschera deriva dall&#8217;arabo &#8220;Mascarà&#8221;, che significa: scherno, satira. Nel teatro greco e in quello romano la maschera veniva usata dagli attori per sottolineare i tratti del personaggio che interpretavano. Nel XVI secolo si afferma in Italia la &#8220;Commedia dell&#8217;arte&#8221; e, uno dei temi ricorrenti, era la beffa del servo che riusciva ad avere la sua rivincita verso il potente. È in questo quadro che sui palcoscenici di Venezia nasce il personaggio di Zanni (il servo zotico) che poi subirà diverse metamorfosi fino a diventare rappresentativo della figura del servo attraverso maschere della nostra tradizione come Arlecchino e Pulcinella.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Carnevale affonda le sue radici già nell’antica Roma, in cui si celebravano i Saturnali, ciclo di festività in onore del Dio Saturno, divinità dell’età dell’oro. I festeggiamenti avvenivano inizialmente il 17 dicembre e successivamente vennero prolungati per sette giorni fino al 24 dicembre, ovvero la vigilia del Natalis Solis (Natale del Sole). Alla base dei Saturnali c’erano banchetti, balli e un sovvertimento momentaneo, in favore del disordine, in cui tutto era concesso e in cui si realizzava uno scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie. I servi, ad esempio, potevano sentirsi liberi di fare quel che credevano, prendevano il posto dei loro padroni e avevano il diritto di eleggere un loro capo, una sorta di ‘re burla’ che al termine dei festeggiamenti andava incontro a una morte già scritta: il Saturnalicius Princeps, il quale indossava abiti sgargianti e una maschera per personificare il Dio Saturno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ essenza della commedia dell’arte, carnescialesca, era legata alla tradizione, in particolare dei giullari o satiri medioevali. Una commedia che sostituì la “commedia colta del 400- 5oo” influenzando autori come, Molier, Goldoni, Shakespeare, che con i suoi cambiamenti abolirà l’uso delle maschere introducendo il copione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La convinzione attorno all’antica credenza delle maschere consisteva nel fatto che il clamore delle stesse avesse il potere di allontanarle forze delle tenebre e l’inverno in favore dell’arrivo della primavera tempo durante il quale le superstizioni pagane si mescolano con la religiosità cattolica del carnevale.</span><span style="font-weight: 400;"> La notizia di quel teatro s’è quasi persa del tutto. Lo chiameremo lo spettacolo scomparso. Fu un teatro di pochi gruppi eccellenti nell’arte: un teatro d’eccezione. Eccellenza eccezione e disappartenenza nacquero dall’intreccio dei casi, non furono figli d’un progetto o d’un programma. Solo in un secondo momento, e sempre un po’ di nascosto, divennero idea, si riconobbero in un modo di pensare, si tradussero in una coscienza artistica libertina. Lo spettacolo scomparso non va identificato con l’insieme della Commedia dell’Arte. Di essa e della sua fama fu però il lievito. La Commedia dell’Arte ebbe un’influenza tanto lunga e variegata nella cultura mondiale perché nutrì idee e illusioni ramificate. È un tipo di teatro che dalla seconda metà del Cinquecento s’è prolungato fino alla metà del Settecento, continuando poi a reincarnarsi come immagine, come sogno, come un genere teatrale capace di proiettarsi in una leggenda e nell’ombra d’una tradizione. Lo spettacolo scomparso fu la scintilla presto sepolta dal grosso della Commedia dell’Arte, dal suo mondo ingombro, complesso e compresso. Ma fu anche la sua quintessenza, la fonte segreta dei vivi contrasti che fanno della Commedia dell’Arte un pezzo della storia del teatro dal fascino ricorrente, elementare, difficile da capire</span><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Le sue caratteristiche, molto particolari, entusiasmarono il pubblico fin dalle origini: gli attori non recitavano testi, ma improvvisavano i dialoghi in scena; vi erano &#8216;tipi fissi&#8217;, cioè personaggi che tornavano da uno spettacolo all&#8217;altro come Arlecchino, il Capitano, Brighella ; alcuni dei personaggi portavano sul volto maschere di cuoio e sulla scena si intrecciavano dialetti e lingue differenti. Le maschere, quindi, avevano già un significato apotropaico in quanto permettevano a chi le indossava di assumere le caratteristiche della divinità venerata. Questa personificazione aveva lo scopo di creare un rapporto amichevole e fraterno fra i viventi e le entità soprannaturali. Probabilmente le origini del Carnevale sono molto più antiche e, ovviamente, con il passare dei secoli, la tradizione ha avuto diverse mutazioni. Con l’avvento del Cristianesimo, possiamo affermare che ci fu una grossa trasformazione dei riti, tenendo conto dello sviluppo dell’ideologia cristiana basata per lo più su privazioni e astinenze e dell’intenzione della Chiesa di combattere la sopravvivenza dei culti e dei rituali pagani. Di questa festa non conosciamo con certezza la vera natura o l’origine corretta del nome, ed essendo una tradizione plurimillenaria risulta difficile comprenderla nella sua totalità, date appunto le differenti trasformazioni accolte fino ai giorni d’oggi. Il Carnevale era costituito da un insieme di riti che avevano funzioni atte a richiamare la fertilità della terra, allontanare le malattie e le sofferenze, esorcizzare la morte data dalla durata e dalla rigidità dell’inverno e consolidare l’unione della comunità attraverso un incontro collettivo nell’ambito della festa. L’uomo primitivo era per lo più un agricoltore, viveva in funzione della terra, nella speranza che i raccolti potessero essere abbondanti, garantendogli la sopravvivenza. Inoltre, il Carnevale diventava anche una sorta di scusa per rendere note le proprie opinioni e innescare un cambiamento anche a livello istituzionale e sociale, come se si avesse l’autorizzazione a contestare l’ordine sociale, politico e religioso attraverso la protesta. La possibilità di rovesciare il mondo reale permetteva, così, di creare un mondo possibile in cui gli umili desideravano vivere, in cui non esistevano padroni, né fame o miseria, tantomeno malattie o sofferenze, una specie di mondo utopico gioioso e libero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con la nascita della Commedia dell’Arte si ha l’integrazione delle maschere e dei costumi ispirati alla tradizione collettiva che determinavano la rappresentazione dei vizi e delle virtù degli uomini, identificati in un certo tipo di personaggio come: il padrone, i servi, i rozzi o i sempliciotti, ma anche i furbi e gli imbroglioni. I protagonisti più famosi furono Arlecchino, Pulcinella, Colombina e Pantalone, i quali già dal 1700 intrattenevano la comunità durante le rappresentazioni della Commedia, ma anche durante la festa del Carnevale. Il Carnevale medievale, a differenza di quello rinascimentale, faceva del mascheramento un modo di entrare in contatto con un ‘mondo altro’, dove si presentava il tema dell’al di là, come ciò che è ignoto e non rappresentabile con cui era necessario entrare in contatto per assicurarsi un futuro prospero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le prime maschere, proprio per questo motivo, rappresentavano il Dio Dioniso, conosciuto per lo più come divinità protettrice dei vigneti e del vino, ma in realtà venerato in modo più esteso come Dio delle stagioni e della vegetazione Dioniso era considerato il Dio che torna dall’oltretomba, colui che nonostante il male ricevuto sia riuscito a rinascere e tornare a vivere. Nella maggior parte dei riti carnevaleschi italiani, ma anche europei, le maschere sono supportate anche dai campanacci i quali vengono posti sulla schiena, sui fianchi o al collo e, anch’essi di facile recupero, servivano a creare il rumore assordante e fastidioso necessario per risvegliare la terra e al contempo allontanare gli ‘spiriti negativi’ dell’inverno.</span> <span style="font-weight: 400;">Il Carnevale abruzzese   una volta era diffusissimo, attualmente il carnevale antico è rappresentato solo in alcuni comuni teatini e non tutti gli anni Castiglione Messer Marino, Schiavi d’Abruzzo, Vasto, San Vincenzo di Guardiagrele, Palombaro.</span> <span style="font-weight: 400;">Tra tutte le figure della festa, meritano particolare attenzione i Pulcinelli abruzzesi bianchi e colorati perché, oltre ad essere i più ancestrali, rivelano la natura semidivina del rinnovamento vegetale.  </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Elogio della paura</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Chi non ha paura è privo di fantasia” &#8211; Erich Kastner  È assai facile, ed abbiamo quintali di pagine che elogiano il coraggio degli eroi in letteratura, i principi delle fiabe, a cui aggiungere una lista pressoché infinita di film e serie tv in cui campeggiano protagonisti dal coraggio cristallino e indiscutibile, come dall’estrazione più varia: quelli veri, [&#8230;]</p>
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<p><b>“</b><b><i>Chi non ha </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/paura/"><b><i>paura</i></b></a><b><i> è privo di </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/creativit%C3%A0/"><b><i>fantasia</i></b></a><b>” &#8211; Erich Kastner </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È assai facile, ed abbiamo quintali di pagine che elogiano il </span><b>coraggio degli eroi</b><span style="font-weight: 400;"> in letteratura, i principi delle fiabe, a cui aggiungere una lista pressoché infinita di film e serie tv in cui campeggiano protagonisti dal coraggio cristallino e indiscutibile, come dall’estrazione più varia: quelli veri, reali, esistenti nella vita di tutti i giorni; fino ai </span><b>supereroi</b><span style="font-weight: 400;"> (scegliete voi se preferite Marvel, o il personaggio di tendenza del momento, o volete tornare dritti all’</span><b><i>oltre l’umano</i></b><span style="font-weight: 400;"> di Nietzsche). Senza voler togliere alcun merito agli eroi di tutti i giorni voglio parlare di </span><b>paura</b><span style="font-weight: 400;">: naturalmente prima corre l’obbligo morale di ringraziare pompieri, militari di ogni ordine e grado, medici, e tante altre categorie che si comportano da eroi senza farlo pesare. A volte sono eroi anche coloro che raccontano la </span><b>verità</b><span style="font-weight: 400;"> in circostanze in cui il potere, qualunque esso sia, vorrebbe chiudere loro la bocca.  Gli eroi sono bellissimi, il coraggio è bellissimo. Ma c’è un punto nelle loro azioni in cui hanno avuto paura, anzi in cui spesso si sono concessi </span><b>il lusso del coraggio di avere paura</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché la paura fa tanta paura? Perché è un&#8217;</span><b><i>emozione primaria</i></b><span style="font-weight: 400;"> del genere umano, ma che ci accomuna anche agli animali. Pensate a quante volte avete visto reagire ad esempio il vostro animale domestico ad una situazione in cui si è sentito in pericolo. O come avete reagito voi. Guardando per una definizione nel noto</span><i><span style="font-weight: 400;"> Dizionario di psicologia</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Umberto Galimberti viene classificata con il complemento di specificazione “</span><b><i>di difesa</i></b><span style="font-weight: 400;">” perché “</span><i><span style="font-weight: 400;">provocata da una situazione di pericolo che può essere </span></i><b><i>reale</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, anticipata dalla </span></i><b><i>previsione</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, evocata dal </span></i><b><i>ricordo</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> o prodotta dalla </span></i><b><i>fantasia</i></b><span style="font-weight: 400;">”. Tecnicamente si può avere paura di tutto, e questo con ogni probabilità è il sentimento che scatena la follia. Quindi ci sono varie forme o meglio vari </span><b>gradi della paura</b><span style="font-weight: 400;"> che dipendono essenzialmente dalla sua origine: </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paura#Timore"><span style="font-weight: 400;">primo viene il </span><b>Timore</b></a><span style="font-weight: 400;">; salendo si parla di </span><b>Ansia</b><span style="font-weight: 400;">. Poi sopraggiunge la </span><b>Paura</b><span style="font-weight: 400;"> vera e propria, quando certe emozioni divengono stabili. E fino a qui siamo nell’alveo del gestibile e spesso ci dimentichiamo anche salutare, perché ci spinge a prestare attenzione per preservare noi stessi e questo ha ripercussioni positive anche, a volte, sulle vite degli altri. Invece quando si parla di </span><b>Fobia</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Panico</b><span style="font-weight: 400;"> le cose si complicano. Pensate a tutte le limitazioni e le problematiche che si trova ad affrontare chi ne soffre. Superarli prevede percorsi di terapia anche molto lunghi o episodi particolari di vita vissuta. Gli ultimi due stadi sono il </span><b>Terrore</b><span style="font-weight: 400;"> e l’</span><b>Orrore</b><span style="font-weight: 400;">. Emozioni fortissime che possono destabilizzare chiunque e che sono davvero difficili da affrontare senza subire ripercussioni psicologiche di rilievo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la paura è anche un </span><b>fenomeno fisiologico</b><span style="font-weight: 400;">: nel senso che quando la proviamo è accompagnata e segnalata da una </span><b>reazione organica</b><span style="font-weight: 400;">, originata dal sistema nervoso. Perché? Ci prepara alle </span><b>situazioni di emergenza</b><span style="font-weight: 400;">. Pensate a quando scattano in noi reazioni tipo la </span><b>fuga</b><span style="font-weight: 400;">, o assai più estreme come la </span><b>violenza</b><span style="font-weight: 400;"> e la </span><b>lotta</b><span style="font-weight: 400;">. Quante volte la paura della velocità eccessiva ci ha salvati in strada? Le precauzioni ci hanno evitato pericoli? Tante e a volte neppure ce ne rendiamo conto di quanto a volte un pizzico di paura ci abbia salvato la vita o abbia evitato conseguenze terribili anche per gli altri. La paura può essere anche una forma di intelligenza e come tale sta a noi disciplinarla ed evitare che ci sovrasti, come ogni emozione umana.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9721" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-editoriale-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Bambina Sputafuoco</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/la-bambina-sputafuoco/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-bambina-sputafuoco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura che diventa coraggio Ci sono cose che nascono per caso e, per caso ma non casualmente, diventano successi, ed è quanto accaduto a La bambina sputafuoco, un romanzo nato sotto forma di esercizio alla Scuola Holden, divenendo poi un esordio folgorante. La bambina sputafuoco si chiama Mina ed ha nove anni, ma anche [&#8230;]</p>
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<p><b>La paura che diventa coraggio</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono cose che nascono per caso e, per caso ma non casualmente, diventano successi, ed è quanto accaduto a </span><i><span style="font-weight: 400;">La bambina sputafuoco</span></i><span style="font-weight: 400;">, un romanzo nato sotto forma di esercizio alla Scuola Holden, divenendo poi un esordio folgorante. La bambina sputafuoco si chiama Mina ed ha nove anni, ma anche una brutta malattia; la sua storia, tuttavia, non è triste ma commovente, e soprattutto è intrisa di avventure rocambolesche. Una storia raccontata con gli occhi. Grazie alla sua immaginazione, infatti, il lettore può vedere la paura trasformata nel coraggio di un drago; vede la malattia da una prospettiva diversa, quella giocosa, filtrata dall’ ingenuità e dalla purezza dei bimbi. Mina, poi, ha una famiglia stupenda che le sta sempre accanto, seppur, ognuno a modo suo, a seconda dei caratteri. La mamma e il papà ad esempio, reagiscono in modo molto diverso, quasi all’opposto, forse perché, tendenzialmente, i papà sono quelli che fanno giocare e le mamme quelle che curano le ferite. Non saprei, bisognerebbe essere in grado di calarsi nei panni di quei genitori. Comunque, le avversità della vita sono colpi bassi, che non puoi schivare; devi combattere. La sorellina, invece, è talmente piccola che non capisce bene cosa sia accaduto a Mina, e non ha paura, non prova neanche rabbia, ma certo, durante i lunghi periodi di ricovero, sente la sua mancanza, e reagisce anche lei a modo suo, immagina fortemente:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Hanno detto che mi crescono i capelli di un altro colore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Puoi scegliere?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non so ancora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scegli blu.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiaro.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La voce narrante è quella di una bimba di quarta elementare, che racconta le sue interminabili giornate in ospedale, dove fa amicizia con un bimbo, che per lei diverrà parte della sua famiglia. Grazie a lui, riesce a colmare i vuoti di quella sua nuova vita, riempiendoli con una fervida immaginazione, curando così la paura e la rabbia. Quel senso di disperazione e smarrimento che nasce spontaneo con il sopravvento di una malattia grave, si insinua come un’infiltrazione, deteriorando ciò che incontra. Occorre tanto coraggio per non marcire, per non appassire. Occorre quel pizzico di incoscienza tipica dei bambini, che non sanno, che non danno mai nulla per scontato, che ti fa spuntare ali di drago e sputare fuoco contro i nemici, e scappare! Scappare è qualcosa di innato tra le forme di gioco dei bambini, soprattutto se chiusi in ospedale dove, a farti visita sono solo i clown e i preti, dove i clown non sempre donano allegria e i preti non sempre regalano pace, anzi, talvolta può capitare esattamente il contrario. Dipende. Dipende da come li guardi, da quale prospettiva li osservi, e se li giudichi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mina e Lorenzo imparano a fuggire, realizzando piani fantastici, studiati nei minimi particolari, con addosso il coraggio della paura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo romanzo che vi consiglio caldamente, nasce, come vi dicevo, da un esercizio di scrittura creativa alla Holden, la scuola frequentata dalla sua autrice, la giovanissima Giulia Binando Melis che, con questa storia, ha narrato la sua esperienza modificandola, romanzandola dunque, grazie alla fantasia e a quel bisogno di fuga che, forse, è parte integrante del suo carattere libero e forte e, gioioso.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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		<title>Perché l&#8217;arresto di Matteo Messina Denaro non è una notizia ma una sconfitta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura di mettersi contro i potenti L&#8217;operazione dei Carabinieri del Ros ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano, il più grande boss di Cosa Nostra ricercato dal 1993. È il 16 Gennaio 2023 e il boss è stato preso mentre era in Day Hospital alla clinica Maddalena, in pieno centro a Palermo.  Ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9702-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Perche-larresto-di-Matteo-Messina-Denaro-non-e-una-notizia-ma-una-sconfitta..m4a?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Perche-larresto-di-Matteo-Messina-Denaro-non-e-una-notizia-ma-una-sconfitta..m4a">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Perche-larresto-di-Matteo-Messina-Denaro-non-e-una-notizia-ma-una-sconfitta..m4a</a></audio>
<p><b>La paura di mettersi contro i potenti</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;operazione dei Carabinieri del Ros ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano, il più grande boss di Cosa Nostra ricercato dal 1993. È il 16 Gennaio 2023 e il boss è stato preso mentre era in Day Hospital alla clinica Maddalena, in pieno centro a Palermo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma è davvero importante il suo arresto? Sicuramente si, per tutti coloro che vogliono conoscere i segreti delle grandi stragi del nostro Paese. Sicuramente sì, se si pensa che era alleato al clan dei corleonesi di Totò Riina. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma è anche la dimostrazione di quanto lo Stato non voglia davvero fare la guerra alle mafie. Facciamo due conti. Riina è sfuggito all&#8217;arresto per 23 anni. Provenzano, per 43 anni. Matteo Messina Denaro 30 anni. Sono quasi cento anni di latitanza in tre. Un secolo. C&#8217;è gente che ha visto morire parenti e amici per le guerre di mafia. C&#8217;è gente che aspetta un secolo per vedere una parvenza di giustizia in Italia.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;arresto di Matteo Messina Denaro, inoltre, avviene nel momento in cui il boss ne ha più bisogno, essendo, pare, molto malato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, molti si appresteranno a dire che un nuovo secolo sta finalmente nascendo nel nostro Paese. Che Palermo è &#8220;finalmente&#8221; libera. L&#8217;arresto, che avviene nel momento storico in cui una donna è alla guida del Paese, sembra portare una boccata di aria fresca. Ma è davvero così? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se guardiamo oltre la notizia in realtà si tratta solo di un passaggio di testimone. Il tempo in cui l&#8217;arresto di Matteo Messina Denaro aveva un senso è passato da un pezzo. Non si è trattato di un arresto celere. Ma di una ennesima beffa, se consideriamo che uno dei più importanti boss di sempre si trovava a Palermo e non in Sud America come suggeriva qualche lettore accanito di fumetti. Non si trovava a Singapore sotto altro nome e dopo aver fatto delle operazioni per modificare la fisionomia del suo viso, come suggeriva qualcun&#8217;altro. No. Le cose non sono andate così. Matteo Messina Denaro era a Palermo. E lo sapevano pure i muri. E a Palermo probabilmente è rimasto per gran parte del suo tempo. La città, quindi, lo ha difeso in questi anni? Come fa un boss così importante a essere beccato alla clinica della Maddalena in pieno centro a Palermo? E poi: l&#8217;Italia è piccola. I suoi centri abitati sono molto più piccoli e gestibili di moltissime altri Paesi oltre confine. Pensate a Los Angeles: una città di oltre 20 milioni di persone non è Palermo, che ne fa quasi 2 milioni. Se contiamo, poi, che l&#8217;Italia ha notoriamente una delle migliori Forze di Polizia al mondo, l&#8217;arresto di Mattia Messina Denaro non è forse la dimostrazione di quanto le mafie siano ancora molto presenti e forti a tutti i livelli nel nostro territorio? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come mai questo fenomeno è ancora così presente? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come fa un boss così importante ad andarsene in giro per Palermo dopo 30 anni di latitanza? Una intelligence come la nostra non sapeva che il boss era a Palermo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli italiani si interrogano a più riprese su questo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sicuramente l&#8217;aspetto culturale fa moltissimo. Ma fa moltissimo anche la paura. Paura di mettersi contro persone potenti. Paura di aprire un&#8217;attività in un territorio di mafia senza alcuna protezione (il famoso pizzo serve soprattutto a questo, a godere di una vita tranquilla, ma con un prezzo da pagare). E qui c&#8217;è da interrogarsi anche su quanto lo Stato sia più forte delle mafie. In certi territori le attività preferiscono essere &#8220;difese&#8221; dalla criminalità piuttosto che dalle forze dell&#8217;ordine. Perché?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi c&#8217;è la paura del futuro: l&#8217;Italia fa dieci passi avanti e venti indietro. Siamo un popolo che pensa e ripensa alle possibili conseguenze, spesso torna indietro sui suoi passi. E l&#8217;incredibile girandola di governi che si susseguono a un ritmo quasi frenetico ne è la dimostrazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Su Netflix è disponibile una interessante Docuserie di 5 episodi: World&#8217;s Most Wanted e racconta le storie di ricercati famosi. Fra questi c&#8217;è anche Matteo Messina Denaro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È da vedere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intanto, l&#8217;Italia celebra un arresto che si aspettava da tanto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse&#8230; Troppo. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
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		<title>Il coraggio e la paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
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<p><b>Due lati di una medaglia</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Probabilmente dovremo ridisegnare il significato emotivo di questi due termini: il coraggio soprattutto, che viene percepito dai più come sinonimo di audacia, di spavalderia, di sprezzo del pericolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nulla di tutto questo: se andiamo ad analizzare il termine nella sua composizione, forse ci rendiamo conto che si tratta di una parola che nasce attraverso l’unione di due termini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste parole sono “cuore” ed “agio” e quindi, corrispondono ad “avere il cuore a proprio agio”: possiamo concludere, quindi, che il coraggioso è quel soggetto che è dotato di stabilità psicologica con forte risonanza emotiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tale da indurlo a dire le cose, o farle, nel momento esatto in cui un determinato stato d’animo si materializza in lui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esemplifichiamo la cosa immaginando di trovarci al cospetto da una piccola banda di malviventi che, in forza della propria superiorità numerica, circonda una donna che cammina da sola e non lascia scampo e che corre il rischio di poter essere aggredita o violentata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una persona sola c’è che vede la scena e che potrebbe in quel mentre reagire, prendere le necessarie contromisure, contrastando in qualche modo che il proposito di questi aggressori possa essere portato a termine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa fa quella persona? Immaginiamo che affretti il passo per non “immischiarsi” volgendosi quindi dall’altra parte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Evidentemente abbiamo a che fare con un codardo, peggio che pauroso: in lui c’è la pavidità che scaturisce dal bisogno di conservare integra la propria corporeità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certamente, quello lo potrà anche conseguire, ma non possiamo pensare che essere stato spettatore di un infame gesto di sopraffazione verso una donna sola, non inquieti la sua coscienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel qual caso il “pauroso” si troverà ad avere a che fare con un “immobilismo emotivo” che lo indurrà a dare il massimo rilievo al suo desiderio di non venire “contaminato” in qualcosa che “non la riguarda”, salvo poi tormentarsi per aver dimostrato la sua inettitudine, la sua pusillanimità e vergognarsi per la sua inazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi il pauroso è la componente della collettività più numerosa: proteso verso la massima del “non impicciarsi” nelle faccende degli altri, chi ha paura, dà continui segnali della sua scarsa volontà di mettere in “piazza” la propria coerenza, il proprio senso della integrità morale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il pauroso è attanagliato da un infernale attrezzo che lo paralizza, che lo rende incapace di agire, con giustificazioni che quella persona porterà al cospetto degli altri, quasi volendo compensare che in diverse circostanze sono stati gli altri a non essere stati solidali con lui, che stava attraversando una travagliata circostanza…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non posso terminare questa mia riflessione, senza soffermarmi a considerare la tragica morte del Dott. Elso Castelli, suicidatosi per cause ancora da definire…proprio in questi giorni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suicidio è un gesto estremo che può venire “inquadrato” come atto che esprime coraggio, perché la persona è riuscita a fare sintesi rispetto a manifestazioni melanconiche che si trascinavano da anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra “faccia della medaglia” ci porta, viceversa, ad attribuire al suicida, una non volontà a vivere e quindi una sostanziale paura avvertita verso l’esistere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma questo aspetto troveremo il modo di approfondirlo ancora altrove.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9731" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9733" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/il-coraggio-e-la-paura-vrp-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Cibofobia: quando il cibo fa paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Pastore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è chi ha paura di provare nuovi cibi o chi ancora ne esclude alcuni in particolare. Si tratta di cibofobia, “la paura del cibo”. Con un bel pezzo di pizza fumante, con le lasagne della nonna o con una gustosa coppa di gelato al cioccolato… Tutti almeno una volta nella vita hanno trovato e provato [&#8230;]</p>
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<p><b><i>C’è chi ha paura di provare nuovi cibi o chi ancora ne esclude alcuni in particolare. Si tratta di cibofobia, “la paura del cibo”.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con un bel pezzo di pizza fumante, con le lasagne della nonna o con una gustosa coppa di gelato al cioccolato… Tutti almeno una volta nella vita hanno trovato e provato gioia con il cibo, nel cosiddetto “</span><b><i>comfort food</i></b><span style="font-weight: 400;">”, il cibo del cuore. Si tratta di quel cibo di cui, in determinate situazioni, l&#8217;essere umano ha proprio un disperato bisogno, per consolarsi, per stare bene e ricevere conforto, per sentirsi appagato. </span><b>Ma in molte altre persone il cibo fa anche paura.</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Provare paura è una delle sensazioni più comuni: in molti casi, si tratta di una reazione istintiva, non controllabile e apparentemente irrazionale, capace però di condizionare anche il nostro comportamento. Quando questo accade e si ripete nel tempo, ciò che si manifesta non è più solo un timore, ma una vera e propria fobia. Siamo abituati a sentir parlare, ad esempio, di agorafobia (la paura degli spazi aperti e affollati) o di aracnofobia (dei ragni). Eppure non tutti sanno che persino il cibo può diventare oggetto di preoccupazione: in questo caso si parla di </span><b>fobie alimentari</b><span style="font-weight: 400;"> che non vanno sottovalutate né però confuse con i disturbi alimentari, come anoressia, obesità e ortoressia nervosa. Con l’espressione “</span><b><i>fobia alimentare</i></b><span style="font-weight: 400;">” si raggruppano tutta una serie di </span><b>paure irrazionali e incontrollabili legate al cibo e alla sua ingestione</b><span style="font-weight: 400;">, che possono avere effetti diversi sulle persone, scatenando reazioni fisiche e psicologiche. </span></p>
<p><b>Il “comfort food” in questo caso si trasforma in “fear food”,</b><span style="font-weight: 400;"> il cosiddetto “</span><b>cibo della paura</b><span style="font-weight: 400;">”: alimenti che vengono evitati nei pasti o negli spuntini a causa della paura che generano. C&#8217;è chi ha paura di deglutire un determinato alimento solido, chi rifiuta cibi nuovi e sconosciuti o chi ancora ne esclude alcuni in particolare, mangiando solo quelli di una certa tipologia, consistenza o colore. La cibofobia può ripercuotersi negativamente sul benessere fisico e sulla vita sociale della persona che ne soffre e, per tali ragioni, non va presa alla leggera e sottovalutata. </span></p>
<p><b>Ma quali sono le fobie alimentari più diffuse?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi rifiuta di provare cibi nuovi soffre di </span><b>neofobia</b><span style="font-weight: 400;">, che letteralmente significa “</span><b>paura di provare alimenti sconosciuti</b><span style="font-weight: 400;">”. La neofobia è un fenomeno molto frequente durante l’infanzia, in particolare intorno ai 2-3 anni e tende a scomparire dopo i 5 anni ma in alcuni casi, tuttavia, può mantenersi fino all’età adulta. Esiste una predisposizione genetica a questo tipo di fobia: secondo uno studio di alcuni esperti dell’Istituto superiore di sanità si stima che </span><b>il 78% dei casi di neofobia alimentare sia ereditario</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si escludono dall’alimentazione determinati cibi o si mangia esclusivamente quelli di un certo tipo, consistenza o colore (per esempio solo i cibi rossi come pomodori e carne), possiamo parlare di </span><b>ARFID</b><span style="font-weight: 400;"> (Avoidant restrictive food intake disorder), un </span><b>disturbo del comportamento alimentare</b><span style="font-weight: 400;"> che colpisce soprattutto i soggetti di sesso maschile. Si tratta di una sorta di ipocondria e chi ne è affetto è convinto che un determinato alimento, una volta ingerito, possa causargli un malessere (anche senza una motivazione reale). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>fobia di ingoiare il cibo</b><span style="font-weight: 400;">, ossia la </span><b>fagofobia</b><span style="font-weight: 400;">, si deve alla paura irrazionale di soffocare o di strozzarsi deglutendo. A differenza della neofobia, può verificarsi a qualsiasi età e di solito è associata a un precedente episodio di soffocamento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molte persone hanno poi paura di cibi specifici. Ad esempio una delle fobie alimentari più diffuse è la </span><b>turofobia</b><span style="font-weight: 400;">, cioè la </span><b>paura del formaggio</b><span style="font-weight: 400;">; è soprattutto l’odore ad attivarla, ma anche sapore e colore non sono da meno. C’è chi poi soffre di </span><b>bananafobia</b><span style="font-weight: 400;"> (paura delle banane), o della </span><b>lycopersicoa fobia</b><span style="font-weight: 400;">, cioè la </span><b>paura del pomodoro</b><span style="font-weight: 400;">. Ma non solo frutta e verdura, ci sono anche le fobie che riguardano carne e pesce. Nel primo caso si parla di </span><b>carnofobia</b><span style="font-weight: 400;">, nel secondo di </span><b>ichthyphobia</b><span style="font-weight: 400;">: evitare gli alimenti in questione è una necessità per chi ne è affetto. C’è infine l’</span><b>oenofobia</b><span style="font-weight: 400;"> (paura del vino), la </span><b>metifobia</b><span style="font-weight: 400;"> (paura di tutte le bevande alcoliche), la </span><b>alliumfobia</b><span style="font-weight: 400;"> (paura dell’aglio) e l’</span><b>arachibuytrofobia</b><span style="font-weight: 400;"> (paura del burro d’arachidi). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste paure potrebbero sembrare quasi innocue ma in alcuni casi possono avere effetti davvero dannosi sia dal punto di vista fisico che da quello psicoemotivo. Infatti al solo pensiero di consumare alcuni alimenti, chi soffre di cibofobia tende a sviluppare </span><b>sintomi ansiosi</b><span style="font-weight: 400;">, che nei casi più gravi sfociano in veri e propri attacchi di panico al momento dei pasti, con gravi conseguenze a livello nutrizionale ma anche sociale (mangiare in compagnia diventa sempre più difficile).</span></p>
<p><b>Per affrontare le fobie alimentari </b><span style="font-weight: 400;">è sempre meglio rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta con l’obiettivo di capire le cause dietro la paura, ma soprattutto per correggere tutti quei meccanismi e comportamenti dannosi per la propria vita. Solo in questo modo si potrà tornare ad emozionarsi con il cibo, riscoprendone il piacere ma soprattutto il gusto della condivisione legato all’atto stesso del cucinare e mangiare. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Piera Pastore</span></p>
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		<title>Il Voto della paura attraverso le opere d’Arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Astratta o concreta la paura risiede nella coscienza dell’uomo Nella storia dell’Arte molteplici sono i dipinti che ritraggono scene spaventose ed inquietanti. Il tema dell’orrore, della paura, dell’ansia e della sofferenza è stato indagato a fondo dagli artisti di tutti i secoli, dal Rinascimento all’Impressionismo, passando per la Street Art, utilizzando tecniche e stili differenti.. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9698-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Il-Voto-della-paura-attraverso-le-opere-dArte-online-audio-converter.com_.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Il-Voto-della-paura-attraverso-le-opere-dArte-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Il-Voto-della-paura-attraverso-le-opere-dArte-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><b>Astratta o concreta la paura risiede nella coscienza dell’uomo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella storia dell’Arte molteplici sono i dipinti che ritraggono scene spaventose ed inquietanti. Il tema dell’orrore, della paura, dell’ansia e della sofferenza è stato indagato a fondo dagli artisti di tutti i secoli, dal Rinascimento all’Impressionismo, passando per la Street Art, utilizzando tecniche e stili differenti..</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fin dall’antichità troviamo numerose rappresentazioni di esseri mitologici e mostruosi, prima fra tutti Medusa che trasforma in pietra chiunque la guardi. Solitamente viene rappresentata con la sua grande bocca ghignante dalle zanne sporgenti, la grossa lingua ben in vista, gli occhi spalancati a mandorla e i capelli a forma di serpente. Spesso il volto di Medusa</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">era utilizzato sui tetti dei templi greci ed etruschi, proprio perché, nonostante il suo aspetto pauroso, come tutti gli esseri mostruosi dell’antichità, il suo scopo era quello di proteggere dai malefici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la paura non è un sentimento che viene scaturito solo dalla vista di esseri mitologici e mostruosi. A suscitare quel senso di paura possono essere anche sensazioni o incubi a cui l’uomo risponde con comportamenti diversi. L’arte è proprio il mezzo tramite il quale si sono potute esternare queste sensazioni che hanno prodotto capolavori, come “L’incubo” di Johann Heinrich Füssli realizzato nel 1781. Dallo sfondo cupo e buio si stacca l’immagine di una donna vestita di bianco che, abbandonata in un profondo sonno, sta facendo un incubo. L’incubo le si palesa accovacciato sul suo petto e le toglie il respiro. In penombra si intravede anche la testa di una cavalla, con gli occhi spalancati e vitrei, che rappresenta l’ignoto e la paura che si prova durante le manifestazioni di incoscienza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si parla di paura e angoscia, non si può non annoverare Frida Kahlo, i cui dipinti sono un misto di inquietudine, dolore e malinconia. Come “Bambina con maschera di morte” realizzato nel 1934. Frida raffigura una bimba che indossa una maschera per la celebrazione del giorno dei morti in Messico. Tra le mani tiene un fiore che viene spesso portato in offerta ai defunti. Ai piedi della bimba, a destra, si trova una seconda maschera raffigurante una tigre, simbolo di sacrificio che dà la vera chiave di lettura del dipinto: un rimando all’esperienza dell’aborto. È un’immagine inquietante che trasmette tormento e terrore. È l’immagine della morte su una bambina innocente. A causa di una malformazione pelvica dovuta ad un incidente nel quale fu coinvolta da giovane, non riuscì mai a portare avanti le gravidanze e subì diversi aborti spontanei. Frida non ebbe mai figli e questo fu uno dei suoi dispiaceri più grandi, più volte espresso nelle sue opere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la paura non sempre è scatenata dall’ignoto. Una paura concreta è quella della guerra. Salvador Dalì nel 1940 realizza “Il Volto della Guerra”, che rappresenta gli orrori e le morti causate proprio dalle guerre. Un volto enorme, spaventoso, corrugato in una smorfia di dolore e disperazione, occupa tutto lo spazio pittorico e si staglia dallo sfondo che rappresenta un paesaggio desertico. Nelle orbite oculari e nella bocca sono inseriti dei teschi che a loro volta ne racchiudono altri. Serpenti minacciosi si lanciano in avanti e avvolgono il viso. L’artista con questo dipinto evidenzia la distruzione causata dalla guerra. È una tela che assume un carattere universale. I teschi sono replicati all’infinito: è come se questo continuo rimando alla morte stia a simboleggiare la perenne presenza della guerra nel destino dell’umanità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che sia astratta, concreta, reale o immaginifica, la paura risiede nella coscienza dell’uomo e l’arte è solo uno dei meravigliosi mezzi tramite i quali è possibile esternarla, trasmettendo ai posteri capolavori dal valore inestimabile.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Accelera &#8211; Storie di successo di imprese italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Digitalizzate oltre 35.000 PMI italiane a due anni dal lancio del programma di formazione gratuito di Amazon Il podcast “Accelera &#8211; Storie di successo di imprese italiane” di Amazon racconta, attraverso reali testimonianze, le storie di imprenditrici e imprenditori che hanno deciso di lanciare il proprio business online, indagando cosa li ha spinti a farlo, come hanno [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Digitalizzate oltre 35.000 PMI italiane a due anni dal lancio del programma di formazione gratuito di Amazon</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il podcast “</span><b>Accelera &#8211; Storie di successo di imprese italiane”</b><span style="font-weight: 400;"> di Amazon racconta, attraverso reali testimonianze, le storie di imprenditrici e imprenditori che hanno deciso di lanciare il proprio business online, indagando cosa li ha spinti a farlo, come hanno fatto e che risultati stanno ottenendo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accompagnate dalla voce narrante della conduttrice radiofonica Mary Cacciola, le storie dei 4 episodi del podcast provengono da Toscana, Marche, Lazio, Emilia-Romagna, ovvero le regioni di provenienza dei protagonisti </span><b>Chiara Ghiandi, titolare di Talento Fiorentino</b><span style="font-weight: 400;">; </span><b>Alessio Adamo, titolare di Omada Design</b><span style="font-weight: 400;">; </span><b>Francesca Mazza, Responsabile Export Department di Colorificio Mazza</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Andrea Magnone, co-founder di Emilia Food Love. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo è quello di diffondere, attraverso l’esperienza concreta di altre persone, il </span><b>coraggio</b><span style="font-weight: 400;"> di perseguire una cultura imprenditoriale che tenga conto della trasformazione digitale in corso, ispirando nuovi imprenditori ed imprenditrici a cogliere le opportunità della multicanalità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Amazon a supportare le piccole e medie imprese, attraverso strumenti di formazione, investimenti e programmi, nel colmare il gap di competenze digitali per metterle nelle condizioni di poter competere in Italia e all’estero. </span></p>
<p><b>Nel corso del 2022 </b><span style="font-weight: 400;">il programma ha erogato circa </span><b>13.000 ore di lezioni online</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>supportando più di 25.000 piccole e medie imprese e startup italiane </b><span style="font-weight: 400;">che hanno beneficiato del </span><b>progetto a titolo gratuito</b><span style="font-weight: 400;">. Grazie ad Accelera con Amazon, oltre il 65% delle PMI che hanno aderito al programma si sente più preparato a vendere online. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso del 2022, il programma di formazione gratuito “Accelera con Amazon” ha superato l’obiettivo prefissato di accompagnare ulteriori 20.000 piccole e medie imprese italiane e startup nel loro percorso di digitalizzazione, supportando oltre 25.000 imprenditrici e imprenditori del nostro Paese, per un totale di più di 35.000 realtà dal lancio del programma, a novembre 2020.</span></p>
<p><b>A livello regionale, il 18% delle PMI coinvolte viene dalla Lombardia, l’11% dall’Emilia-Romagna e il 10% dalla Campania.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo </span><b>i dati DESI 2022</b><span style="font-weight: 400;">, rispetto alla media degli altri Paesi europei, l’Italia registra livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi, con oltre il 58% degli italiani tra i 16 e 74 anni che non possiede alcuna competenza digitale di base. Si tratta di un’evidenza che porta a sottolineare quanto il tema delle competenze e della formazione siano centrali, in qualità di volano per l’innovazione e per la crescita delle imprese e del tessuto imprenditoriale italiano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal lancio del programma di formazione, avvenuto a novembre 2020 (in piena pandemia), sono diversi i partner con cui Amazon ha collaborato per supportare le PMI ad acquisire le competenze più adeguate per iniziare a vendere online ed estendere la propria offerta anche oltre i confini del territorio nazionale. Tra questi ICE, POLIMI Graduate School of Management, Netcomm, Confagricoltura, Confcommercio Giovani Milano, Regione Marche, Conflavoro PMI, Regione Sicilia, Regione Liguria, Regione Abruzzo, Regione Umbria e molti altri. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2021 le </span><b>piccole e medie imprese italiane</b><span style="font-weight: 400;"> che hanno scelto di vendere su Amazon.it sono state </span><b>oltre 20.000</b><span style="font-weight: 400;">. Di queste, più della metà ha registrato vendite all’estero per un totale di </span><b>circa 800 milioni di euro</b><span style="font-weight: 400;">, con una crescita rispetto all’anno precedente del 30%. Anche grazie al successo ottenuto su Amazon, le oltre 20.000 realtà presenti sullo store italiano </span><b>hanno creato ad oggi circa 60.000 posti di lavoro</b><span style="font-weight: 400;">. Della totalità di PMI, più di 4.500 usufruiscono della vetrina “Made in Italy” ed esportano oltre i confini nazionali, che vanta oltre 1 milione di prodotti. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9741" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1-accelera-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>South working risorsa per il paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aprire un hub nel Sud incentiva crescita e reperibilità di competenze  La pandemia ha cambiato radicalmente il modo di concepire il lavoro e i suoi effetti non sono finiti col cessare dell’emergenza sanitaria. Oggi molte imprese ripensano allo smart working: il 77% delle aziende ha adottato lo smart working e il 46% è disponibile a [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Aprire un hub nel Sud incentiva crescita e reperibilità di competenze </i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pandemia ha cambiato radicalmente il modo di concepire il lavoro e i suoi effetti non sono finiti col cessare dell’emergenza sanitaria. Oggi molte imprese ripensano allo smart working: il 77% delle aziende ha adottato lo smart working e il 46% è disponibile a progetti di remote working da 2 a 5 giorni settimanali</span><b>. Il south working può essere uno strumento trasversale utile a sostenere lo sviluppo del paese e reperire competenze scarsamente disponibili. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E le aziende italiane guardano con interesse agli “hub di lavoro” al Sud, spazi di co-working o veri e propri uffici con team aziendali dislocati in aree lontane dalle grandi città del Centro-Nord, che sarebbero disposte ad aprire soprattutto per contribuire alla crescita (61%), ma anche per accedere a figure professionali difficili da reperire (48%) e ridurre i costi (35,5%). Il 61% delle imprese ritiene che l’hub possa essere gestito in modo diretto, come una filiale, piuttosto che tramite società di servizi esterne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’indagine </span><b>&#8220;South working per lo sviluppo responsabile e sostenibile del Paese&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> di Randstad in collaborazione con Fondazione per la Sussidiarietà (FPS), mostra che il Sud va incontro ad un calo della popolazione nei prossimi anni superiore alla tendenza nazionale. Entro il 2030 gli abitanti tra 20-64 anni si ridurranno dell’11% nel Mezzogiorno, rispetto al -6,7% atteso a livello nazionale. Questo andamento, rivela la ricerca, è effetto non solo di fattori demografici, ma di nuovi flussi migratori interni, legati alla ricerca di lavoro qualificato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ricercatori hanno analizzato oltre 1 milione e 420mila offerte di lavoro pubblicate sui principali siti di ricerca online tra il 2019 e il 2021. Le offerte di lavoro al Sud sono state solo l’8% del totale, mentre il 78% dei posti di lavoro sono concentrati nel Nord e il 14% nel Centro</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è però un fenomeno nuovo che può contribuire alla crescita del Sud e contrastare lo spopolamento e delle aree remote del Paese. È la possibilità di lavorare da remoto per aziende con sede su tutto il territorio nazionale. L’indagine ha monitorato le esperienze di hub di lavoro esistenti nel mezzogiorno e analizzato la disponibilità di attivarne uno da parte delle aziende.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Fare scelte sostenibili e responsabili è una priorità per Randstad ma non solo &#8211; </span></i><b><i>afferma Marco Ceresa, Group CEO di Randstad </i></b><i><span style="font-weight: 400;">-. Sempre più imprese iniziano a considerare di favorire lo sviluppo nelle aree più fragili del Paese, cercando di trovare anche quelle competenze e quelle risorse preziose che sempre più si fa fatica a trovare nel Nord del Paese. La creazione di un hub di lavoro può davvero essere il volano per il south working, potendo reclutare competenze altrimenti non accessibili, garantire il bilanciamento vita-lavoro alle persone e sostenere di un indotto locale. Ma i presupposti fondamentali per esperienze di south working di successo sono la creazione di un’adeguata infrastruttura digitale, spazi adeguati e uno sforzo multilaterale tra aziende, agenzie per il lavoro, Comuni di riferimento e atenei universitari”.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Lo smart working e la creazione di hub nel Sud sono una occasione straordinaria per favorire la crescita del paese e abbattere storiche diseguaglianze”, </span></i><b><i>osserva Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, “Molti lavoratori qualificati del Mezzogiorno potrebbero così mantenere un legame con il proprio territorio, senza rinunciare a preziose opportunità. È una strada che potrebbe coinvolgere anche la pubblica amministrazione. Un percorso sussidiario che parte dal basso e potrebbe davvero cambiare il mondo del lavoro e dare un nuovo impulso all&#8217;iniziativa imprenditoriale al Sud”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo le previsioni Istat 2020-2030, le aree in crescita demografica sono situate perlopiù al Centro Nord, mentre al Sud e nelle Isole il tasso di crescita si mantiene quasi sempre negativo o intorno allo zero. L’insieme dei fenomeni demografici considerati (invecchiamento, saldo naturale e saldo migratorio, sia interno che esterno) comporta in totale una riduzione di circa 2 milioni e 200 mila persone fra i 20 e i 64 anni entro il 2030, l’intervallo di età che comprende il percorso lavorativo. Gran parte di questa diminuzione è prevista al Sud e nelle Isole, con un calo del 11,1% decisamente al di sotto della media totale del Paese (-6.7%).</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">Sono 112.451 annunci di lavoro al Sud censiti online nel periodo 2019-2021. Tra questi, quelli dedicati a profili con un livello di competenze alto sono 50.126. Si tratta in particolare di rappresentanti di commercio (4.054), sviluppatori di software (3.362), segretari con mansioni amministrative ed esecutive (3.001). Gli annunci per figure con competenze medie, invece, sono 41.506. Le ricerche riguardano soprattutto assistenti alle vendite (6.097), installatori e riparatori di apparati elettromeccanici (2.917) e manutentori di apparati elettronici industriali (2.061). Circa 20.819 annunci sono dedicati a professioni con skills di altro genere. Il numero di offerte di lavoro sul web cambia drasticamente nelle altre aree geografiche: al primo posto il nord-ovest, con 617.482 ricerche aperte (43,5%), segue il nord-est con 482.712 (34%), e il centro con 207.655 (14,6%).</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9744" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/south-work-fb-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dalla strada al museo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storie di rinascita tra arte e coraggio Rinascere attraverso l’arte dopo anni passati nell’ombra, a fuggire dallo sguardo insistente degli altri fatto di scherno, compassione, e pietà. E riuscire ad emergere dall’invisibilità imposta dalla società o voluta, facendo venir fuori non solo bisogni materiali, ma anche passioni e desideri.  È quanto successo a quattro senzatetto [&#8230;]</p>
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<p><b>Storie di rinascita tra arte e coraggio</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rinascere attraverso l’arte dopo anni passati nell’ombra, a fuggire dallo sguardo insistente degli altri fatto di scherno, compassione, e pietà. E riuscire ad emergere dall’invisibilità imposta dalla società o voluta, facendo venir fuori non solo bisogni materiali, ma anche passioni e desideri. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quanto successo a </span><b>quattro senzatetto di Palermo</b><span style="font-weight: 400;"> che grazie alla </span><b>Caritas</b><span style="font-weight: 400;">, hanno ripreso in mano la loro vita, diventando </span><b>guide turistiche</b><span style="font-weight: 400;"> all’interno di alcuni dei più importanti musei della città.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quattro persone che senza nemmeno immaginarlo hanno perso tutto e si sono ritrovate senza alternative se non quella di vivere per strada tra degrado e gelo, </span><b>tra la paura di non essere più niente e il coraggio di provare a rimettersi in piedi.</b></p>
<p><b>Il coraggio di rimettersi in piedi.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto, simile alle iniziative portate avanti a partire dal 2019 in molti stati europei in cui i clochard sono stati formati per diventare guide turistiche con nuove e inusuali punti di vista delle loro città, ha restituito a queste persone non solo un senso, ma anche </span><b>un modo per reintegrarsi nella società. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I quattro senzatetto &#8211; che dal 2023 diventeranno almeno 10 – che vivono nei dormitori della Caritas, selezionati e formati da esperti, hanno preso servizio come guide speciali al momento solo </span><b>all’interno del Museo Diocesano e di Palazzo Abatellis</b><span style="font-weight: 400;">, ma presto si potranno trovare anche presso la </span><b>galleria d’Arte Moderna</b><span style="font-weight: 400;"> della città. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’iniziativa che si spera possa essere di esempio anche per altri virtuosi musei d’Italia, che diffonderebbero così non solo una nuova prospettiva sulle opere d’arte, ma anche sulla vita dei senzatetto. </span><b>Il racconto di questi capolavori infatti spesso viene interiorizzato fondendosi con le storie e i punti di vista di chi li racconta</b><span style="font-weight: 400;">. Ecco che </span><b>il famoso dipinto del XV secolo “Il Trionfo della morte”</b><span style="font-weight: 400;">, diventa così non solo occasione per parlare dell’arte siciliana e dell’influenza che ha avuto su alcuni dei più importanti pittori al mondo come Picasso con la sua “Guernica”, ma anche per riflettere sulla condizione dell’essere umano, sull’ineluttabilità del fato e della morte che non fa sconti in base alla classe sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così anche “</span><b>l’Annunciata” di Antonello da Messina</b><span style="font-weight: 400;"> del XV secolo, raffigurante la Vergine, diventa opportunità per parlare sì dell’incredibile sensibilità del suo pittore che con un gioco prospettico di mani e sguardi ha saputo raffigurare il pudore di Maria e la sua voglia di tenere lontana la curiosità dello spettatore dal suo “segreto”, ma anche per parlare di paure, pudore e distanze umane.</span></p>
<p><b>Un percorso intenso sia per coloro che sono stati coinvolti nel progetto</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; che vedono spesso per la prima volta il bello della città in cui vivono al di là della sporcizia, del freddo e della miseria – </span><b>sia per i visitatori dei musei.  </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’opportunità di grande impatto sociale che potrebbe valere molto per le migliaia di persone che popolano le strade più buie delle nostre città che a volte aspettano solo l’opportunità per ritrovare la luce.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9745" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9746" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/dalla-strada-al-museo/">Dalla strada al museo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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