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	<title>ArtItalia o GraffItalia Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Si è sempre disegnato sui muri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’arte non può essere un problema di supporto, ma il supporto può essere tema di contestazione e ribellione. Pensiamo alle performance di grandi artisti come Marina Abramovic’ che ha portato all’estremo il concetto di “supporto dell’arte” usando il suo corpo umano in maniera disumana.  Si è criticato tutti di lei negli anni, ma come si [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’arte non può essere un problema di supporto, ma il supporto può essere tema di contestazione e ribellione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo alle</span><i><span style="font-weight: 400;"> performance</span></i><span style="font-weight: 400;"> di grandi artisti come Marina Abramovic’ che ha portato all’estremo il concetto di “supporto dell’arte” usando il suo corpo umano in maniera disumana. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si è criticato tutti di lei negli anni, ma come si impedisce ad un’artista di fare arte a suo modo usando il suo metodo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’espressione umana è difficile da fermare. Come una migrazione o un flusso di corrente l’arte ha una partenza prestabilita ma una fine libera da coercizioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma spostiamoci e parliamo un po&#8217; di pitture rupestri in Abruzzo. I siti dove è possibile trovare queste manifestazioni sono diversi. Prevalentemente disegnate a carboncino rappresentano, in maniera molto semplice e stilizzata, figure umane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella nostra regione, non lo direste mai, il rapporto con “le rocce” è molto stretto. Vi sono ancora siti in cui si svolgono pellegrinaggi per andare a strofinare parti del corpo su pareti o supporti di pietra, utili, si credeva, alla guarigione o al benessere di diverse malattie. Un esempio è la pietra di San Paolo nella riserva dei calanchi di Atri (TE) ma anche la culla di Sant’Onofrio nell’omonimo eremo a Serramonacesca (PE). Tradizioni antichissime sopravvissute attraverso il cristianesimo che ci raccontano il fenomeno della litoterapia. Per questo le pareti di roccia non erano solo ottime tele per esprimere esigenze ma anche vere e proprie entità intrise di proprietà benefiche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pittura rupestre comunica immediatamente, si trova li, dove chi passa la può vedere, ne può godere, la può capire, ma non è proprio in un luogo aperto a tutti, di solito si trova in montagna, grotte o cavità. Va cercata, scoperta, sudata, questo la rende magica, catartica, ricreativa, maestra dell’umano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso del tempo la pittura o l’incisione è stata vietata in luoghi sacri o pubblici, proprio perché il bisogno di “lasciare il segno” dell’essere umano poteva, su aree e monumenti, diventare molesto e deturpante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come comportarci oggi? Come ogni manifestazione dell’umano è impensabile fermare o abolire l’arte di strada, in qualunque forma essa si presenti. È scontato parlare di controllo e contestualizzazione, ma forse non così tanto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò che è sacro verrà deturpato e tutto ciò che viene deturpato verrà risantificato. È un ciclo, per questo bisogna chiedersi come cercare di evitare il più possibile queste manifestazioni. A mio parere educando, alla cultura, all’amore verso ciò che si deturpa e al rispetto per i luoghi, anche quelli che non sentiamo nostri. Se si investisse sull’educazione (cosa molto complessa, articolata e lunga) tutto sarebbe più facile e semplice. Notato l’ossimoro?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6762" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-si-è-sempre-disegnato-sui-muri.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Graffiti Writing</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Classico del museo classicheggiante all’aperto di Roma è stato integrato dai colori sgargianti e dai messaggi importanti della street art che hanno reso la metropoli romana un vero e proprio museo a cielo aperto dei graffiti.  La diffusione dei murales, così come di graffiti o scritti e disegni multicolori, è ormai realtà che interessa e affligge [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il Classico del museo classicheggiante all’aperto di Roma è stato integrato dai colori sgargianti e dai messaggi importanti della street art che hanno reso la metropoli romana un vero e proprio museo a cielo aperto dei graffiti. </span><span style="font-weight: 400;"> La diffusione dei murales, così come di graffiti o scritti e disegni multicolori, è ormai realtà che interessa e affligge città grandi e piccole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Durante la seconda metà degli anni Novanta il graffitismo subisce una dirompente esplosione, che porta ad una smisurata proliferazione dei pieces sul tessuto urbano: ciò avviene soprattutto grazie all’invenzione di una particolare bomboletta spray per mano della Montana Colours, un’azienda nata nel 1994 dal progetto di un writer spagnolo che si pone l’obiettivo di creare uno strumento utile e specifico per chi voglia praticare il graffitismo. Come risultato, nascono le prime industrie specializzate nella produzione di oggetti appositi per l’arte di strada, mettendo in tal modo a disposizione dei writer attrezzature che consentono una realizzazione meno laboriosa e maggiormente rapida. Se da una parte è possibile assistere ad un avanzamento nell’equipaggiamento generale del graffitismo italiano, dall’altra tale fenomeno underground vive un profondo cambiamento, specialmente poiché i primi pionieri iniziano a frequentare il mondo accademico e lavorativo lasciando, in tal modo, un vuoto produttivo che viene riempito da una nuova generazione di writer che si sente “abbandonata” e che deve ripercorrere le stesse tappe dei primissimi graffitari, avendo tuttavia a disposizione un numero maggiore di informazioni ed ulteriori elementi culturali: sembrerebbe proprio che, grazie all’impennata della musica rap e dei video i giovani nell’ultimo decennio degli anni Novanta si interessano nuovamente a tutto quello che ruota attorno alla suddetta cultura musicale, dal modo di vestire caratterizzato da modelli oversize fino alla pratica del writing. Nonostante il fenomeno in questione si evolva dal punto di vista artistico e persista nell’affiliazione di giovani ragazzi, cresce anche il malcontento nei confronti delle sue manifestazioni, giudicate da alcuni vandaliche e deturpanti degli spazi comuni: difatti, mentre in precedenza la cittadinanza accetta la presenza dei lavori sul tessuto urbano poiché in loro riconosce l’impellenza propria dei giovani di esprimersi, a causa del continuo incremento di tag e pieces, siffatte manifestazioni iniziano ad essere percepite in modo negativo, causando altresì la nascita di campagne e manifestazioni anti-graffiti. . Nel contempo alcuni accademici cominciano ad analizzare e studiare il graffitismo, in modo tale da potervi assegnare una qualche collocazione istituzionale: è proprio questo il paradosso che caratterizza l’arte di strada nel corso del tempo, ovvero il fatto che da un lato si cerchi di demonizzarla e sopprimerla mentre dall’altra si miri ad istituzionalizzarla. Quando si prende in esame il graffitismo italiano, bisogna tenere conto che la sua evoluzione sul territorio della penisola non ha avuto un seguito strutturato, condizione che potrebbe essere dipesa dalla numerosità di stili e tecniche già in essere quando il Graffiti Writing è approdato in Italia. Partendo da questo presupposto, per quanto riguarda la prima fase di esplorazione, conoscenza ed espansione del graffitismo italiano, è interessante e quasi imperativo considerare singolarmente le tre città che più di tutte sono state promotrici e sperimentatrici: Milano, Roma e Bologna.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6742" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1_graffiti_writing.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6744" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/3_graffiti_writing.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La sostenibilità nell’arte e … sui social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità e i temi ambientali sono entrati sempre di più prepotentemente anche nel mondo dell’arte. Strumento che, come pochi, è capace di aumentare la consapevolezza del pubblico incoraggiando le azioni a protezione della natura; promuovendo la conservazione del Pianeta e non ultimo incentivando l’impegno politico. Ma non è solo una questione di agenda dei [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La</span><b> sostenibilità </b><span style="font-weight: 400;">e i </span><b>temi ambientali </b><span style="font-weight: 400;">sono entrati sempre di più prepotentemente anche nel mondo dell’</span><b>arte</b><span style="font-weight: 400;">. Strumento che, come pochi, è capace di aumentare la</span><b> consapevolezza del pubblico </b><span style="font-weight: 400;">incoraggiando le azioni a </span><b>protezione della natura</b><span style="font-weight: 400;">; promuovendo la </span><b>conservazione</b><span style="font-weight: 400;"> del </span><b>Pianeta</b><span style="font-weight: 400;"> e non ultimo incentivando l’</span><b>impegno politico</b><span style="font-weight: 400;">.</span> <span style="font-weight: 400;">Ma non è solo una questione di agenda dei media e predominanza delle tematiche legate</span><b> alla transizione ecologica </b><span style="font-weight: 400;">e al</span> <span style="font-weight: 400;">PNRR.</span><b> </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’origine dell’‘</span><b><i>arte sostenibile</i></b><span style="font-weight: 400;">’ si può collocare tra la fine degli Anni ‘60 e i primi anni ‘70,</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">periodo in cui molti artisti iniziano a mostrarsi contrari a certe scelte molto impattanti sull’ambiente. Sono gli anni in cui negli Stati Uniti</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">emerge</span> <span style="font-weight: 400;">la </span><b><i>Land art </i></b><span style="font-weight: 400;">con l’artista che agisce sulla natura: deserti, laghi, mari, praterie. Ma è con la fine della </span><i><span style="font-weight: 400;">Guerra Fredda</span></i><b><i> </i></b><span style="font-weight: 400;">nel 1989 che emerge una rinnovata consapevolezza</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">globale su </span><b>ecologia</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> giustizia sociale</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> non violenza </b><span style="font-weight: 400;">e</span><b> democrazia</b><span style="font-weight: 400;">. Cambiano i materiali usati per creare le opere: di </span><b>riciclo</b><span style="font-weight: 400;">, non tossici, sui </span><b>cambiamenti climatici</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>salvaguardia</b><span style="font-weight: 400;"> della </span><b>natura</b><span style="font-weight: 400;">. Arriva anche l’apporto della </span><b>tecnologia</b><span style="font-weight: 400;"> che può essere un valido supporto per lo</span><b> sviluppo sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><b>Spesso</b><span style="font-weight: 400;"> è l</span><b>’ambiente stesso che diventa un’opera d’arte</b><span style="font-weight: 400;">, richiamando l’attenzione sui danni dell’</span><b>inquinamento </b><span style="font-weight: 400;">dell’aria e degli oceani,</span><b> riscaldamento globale</b><span style="font-weight: 400;">, la</span><b> deforestazione </b><span style="font-weight: 400;">e le conseguenze dei consumi di massa</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">sull’ambiente. Con materiali, anch’essi naturali come la terra, le pietre, le foglie e i rami.</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">Quella nota come </span><b><i>arte del suolo</i></b><span style="font-weight: 400;"> ad esempio modifica i paesaggi con delle installazioni su larga scala. Nasce negli States nei primi Anni ’60. L’</span><b><i>arte povera</i></b><span style="font-weight: 400;">, nata in Italia nello stesso periodo, è caratterizzata da </span><b>materiali “poveri” </b><span style="font-weight: 400;">che sono</span><b> facilmente reperibili</b><span style="font-weight: 400;">, come la terra, le pietre, le piante. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non pochi gli artisti che possiamo classificare come “green”: il danese </span><b>Olafur Eliasson</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> Sebastião Salgado</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> Tomás Saraceno</b><span style="font-weight: 400;">, l’artista</span> <span style="font-weight: 400;">sciamano noto per i sacchetti in crochet </span><b>Ernesto Neto</b><span style="font-weight: 400;">;</span><b> Daan Roosegaarde </b><span style="font-weight: 400;">autore della </span><b><i>Van Gogh Path</i></b><span style="font-weight: 400;">, la pista ciclabile che riproduce il dipinto di Van Gogh </span><i><span style="font-weight: 400;">Notte stellata</span></i><span style="font-weight: 400;">. O le opere di Elena Paroucheva note come “</span><i><span style="font-weight: 400;">sculture del vento</span></i><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo nel 2020 in Italia sono stati pubblicati sui social network </span><b>69.300 contenuti </b><span style="font-weight: 400;">che avevano almeno un</span><b> hashtag </b><span style="font-weight: 400;">legato alla sostenibilità, con un trend in crescita del 40% sull’anno prima, con Instagram a farla da padrone. Sono i numeri dei </span><b>green influencer</b><span style="font-weight: 400;">. La loro classifica la pubblica </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Sole 24 ore</span></i><span style="font-weight: 400;"> per l’Italia facendo emergere: la fashion designer </span><b>Camilla Mendini</b><span style="font-weight: 400;">; lo chef stellato </span><b>Norbert Niederkofler</b><span style="font-weight: 400;">, e i suoi </span><i><span style="font-weight: 400;">Care’s The Ethical Chef Days</span></i><span style="font-weight: 400;">, dedicati alla cucina etica; la testimonial del WWF </span><b>Lisa Casali</b><span style="font-weight: 400;">; </span><b><i>Greenwomam</i></b><span style="font-weight: 400;">, il profilo dedicato a crescere un figlio in modo sostenibile, come </span><b><i>Storie Sfuse</i></b><span style="font-weight: 400;"> sulla plastic free. Chiudono la classifica due volti noti della TV: </span><b>Tessa Gelisio</b><span style="font-weight: 400;"> presidente della </span><i><span style="font-weight: 400;">forPlanet Onlus </span></i><span style="font-weight: 400;">e autrice del blog </span><i><span style="font-weight: 400;">Ecocentrica, </span></i><span style="font-weight: 400;">e </span><b>Lucia Cuffaro</b><span style="font-weight: 400;">, autrice del blog </span><i><span style="font-weight: 400;">Autoproduciamo</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6693" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-editoriale-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dalla Nascita dei Murales all’ingresso in Galleria: I mille volti della street art</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passeggiando tra le strade dei quartieri di Roma, Palermo, Bologna, ma anche Atene o Tel Aviv non si può fare a meno di notare che l‘architettura e la street art facciano ormai capo ad una stessa matrice. Nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta negli Stati Uniti con il graffitismo, la street art si pone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Passeggiando tra le strade dei quartieri di Roma, Palermo, Bologna, ma anche Atene o Tel Aviv non si può fare a meno di notare che l‘architettura e la street art facciano ormai capo ad una stessa matrice.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta negli Stati Uniti con il graffitismo, la street art si pone come movimento di protesta. Il suo messaggio principale è quello di rottura delle regole e affermazione dei propri ideali. Dagli anni Ottanta in poi, il graffitismo non è più solo sinonimo di protesta sociale e politica, ma si trasforma anche in arte. Oggi, infatti, è ampiamente riconosciuta come espressione artistica e i suoi portavoce sono conosciuti a livello mondiale. Prendiamo ad esempio Banksy, lo street artist britannico che grazie alle sue immagini ha fatto dell’arte politica la sua firma, Keith Haring, Blu o Jean-Michel Basquiat. Impossibile non aver sentito almeno uno di questi nomi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le tecniche della street art sono molteplici, non ne esiste una univoca alla quale si attengono tutti gli esponenti di questa espressione artistica. Esiste il pencil, una mascherina sagomata che viene usata per replicare in maniera veloce le immagini grazie al colore, il poster, più economico, che permette di riprodurre opere in serie o singole, il murales, che sfrutta le facciate intere dei palazzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio tramite quest’ultima tecnica, interi quartieri di città hanno subito una vera e propria riqualificazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Basta fare un giro nel quartiere Ostiense di Roma o nel quartiere Sperone di Palermo per rendersene conto. Zone che un tempo erano simbolo di degrado, oggi sono diventate mete turistiche. Prendiamo ad esempio Tor Marancia a Roma. Negli anni Trenta, questa zona era caratterizzata da baracche situate su una zona paludosa e insalubre, la tubercolosi mieteva tantissime vittime e i servizi igienici erano inesistenti. Inoltre, per via della sua collocazione, Tor Marancia era soggetta ad allagamenti e inondazioni. Non propriamente un quartiere da visitare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il boom economico nel dopoguerra, le condizioni di vita migliorano, sebbene rimane sempre una zona di case popolari e con una reputazione scura. Fortunatamente le cose oggi sono cambiate. Il progetto Big City Life avviato nel 2015 ha portato alcuni artisti famosi da tutto il mondo per realizzare le loro opere sulle facciate dei palazzi del quartiere. E quindi è proprio in uno di questi palazzi che è possibile ammirare il meraviglioso “Bambino Redentore” dello street artist Seth, omaggio agli abitanti del quartiere, oppure lo splendido “Rinnovamento, maturità” di Gaia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma Tor Marancia non è ovviamente l’unico quartiere ad essere stato sottoposto ad una riqualificazione urbana. È solo uno dei tanti che la street art ha riportato alla luce creando quel bellissimo connubio tra architettura ed arte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sono più solo l’arte classica o moderna a fare da padrone dentro le mura dei musei. La street art gode degli spazi aperti e dell’immaginazione dei suoi artisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma può anche succedere che la street art venga portata in galleria e privatizzata. Eclatante il caso dei murales di Blu a Bologna che nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2016 decide di cancellare e coprire con della vernice grigia molte delle sue opere presenti in città. Questo perché alcuni di questi murales erano stati letteralmente staccati, tramite una particolarissima e delicatissima tecnica, per essere esposti nella mostra “Street Art  – Banksy &amp; Co.: L’arte allo stato urbano” organizzata dalla fondazione privata Genius Bononie. Un gesto che evidentemente ad un artista come Blu non è andato a genio. La natura della street art è quella di essere fruibile nelle strade e quindi di perire con il tempo, non di resistergli all’interno di musei e gallerie. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questo è il grande divario tra arte classica e street art. L’una destinata a vivere nei secoli, l’altra a perire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è chi, però, l’arte del graffito la porta direttamente in galleria, creando un connubio tra arte classica e graffitismo. È il caso degli artisti spagnoli Pichi &amp; Avo che nello loro prima personale alla Underdogs Gallery di Lisbona hanno presentato una grande installazione di dipinti, disegni, sculture e un murale del dio Poseidone realizzato nella stazione ferroviaria di Santa Apollonia, creando una nuova idea di mostra in grado di unire lo spazio espositivo interno con quello esterno, la sala con la strada.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo scopo dei due artisti è quello di creare un dialogo tra gli archetipi della tradizione classica e il writing, in un connubio tra la ricerca del bello, dell’ordine e della simmetria della scultura ellenica e l’aspetto performativo della street art, secondo una visione originale e innovativa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che sia un ulteriore sviluppo della street art? Questo non lo sappiamo. Sappiamo, però, che è un’arte in continuo mutamento, sempre pronta a sorprenderci e a farci scoprire enormi, bellissimi murales proprio dietro l’angolo, nella nostra città.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Arte e Italia: connubio passato o futuro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La fonte delle opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">“Arte e Italia” è un connubio indiscusso e riconosciuto in tutto il mondo. Non per nulla le nostre “città d’arte” sono tra le mete più visitate e più ambite tra i turisti stranieri (quasi più che tra quelli “nostrani”) e ogni anno milioni di persone vengono attirate dai nostri “pezzi da novanta”, testimonianze artistiche di ogni genere (architettura, pittura, scultura, urbanistica e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente dello scibile umano), di ogni epoca, quanto meno degli ultimi 3.000 anni, e di ogni “retaggio”, visto il susseguirsi di popolazioni che hanno abitato la nostra penisola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una terra, la nostra, talmente ricca e intrisa di arte ovunque, da offrire tantissime “chicche” che, però, non trovandosi a Roma, Venezia, Napoli, Firenze e nelle altre principali destinazioni turistiche, restano un piacere per gli occhi e per l’animo di pochi avventurosi o, nella migliore delle ipotesi, degli stessi abitanti della zona. A parte eventuali “grandi” strategie turistiche che un ministero degno di questo nome potrebbe mettere in atto per valorizzare anche altri territori e relative “attrazioni”, ogni singola regione, provincia e, direi, ogni sindaco, dovrebbero ripensare almeno una parte delle scelte promozionali e di marketing finalizzate alla conquista di una fetta, più o meno grande, di quel “turismo culturale” capace di far girare (e anche vorticosamente) le economie di grandi città e di intere nazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In verità, qualche esempio virtuoso, di piccole e medie realtà che hanno saputo trovare il “veicolo giusto” per promuovere la propria cittadina e il proprio territorio, ne abbiamo già. Si pensi solo, e per fare qualche esempio, a Giffoni Valle Piana e il suo Giffoni Film Festival (film per ragazzi), a Spoleto e il suo Festival dei Due Mondi (musica) o a Ferrara con il suo Buskers Festival (rassegna di musicisti di strada). Per rimanere in tema di arte, in diverse località italiane hanno preso piede (e soprattutto, hanno preso “muro”), numerosi appuntamenti ed eventi per </span><i><span style="font-weight: 400;">writers, street artists </span></i><span style="font-weight: 400;">&amp; affini. Festival e ritrovi che hanno avuto il pregio di trasformare borghi, paesi e interi quartieri di grandi città, in gallerie d’arte contemporanea a cielo aperto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La grande opportunità che iniziative del genere, legate soprattutto al mondo giovanile oltre che ai cultori di questa e di ogni arte, possono portare praticamente ovunque è, però, un’altra. Quella di fare da “collante” tra passato, presente e futuro, tra arte secolare e arte </span><i><span style="font-weight: 400;">tout court</span></i><span style="font-weight: 400;">, tra tesori nascosti nelle profondità più recondite del nostro immenso (da questo punto di vista) territorio nazionale e sorprendenti novità artistiche legate a linguaggi e mezzi più attuali e d’avanguardia. Promuovere la propria storia, fatta di arte e di cultura, di luoghi e di sapori, di gente e di costumi, potrebbe avere un alleato potente e vincente nell’accoglienza, sapiente, organizzata e ben promossa, di questi artisti della bomboletta spray (e non solo!).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un piccolo ma significativo esempio ci arriva dal Molise, la regione “che non c’è” ma che, ciò nonostante, si fa sentire sempre più spesso (e sempre più forte). Civitacampomarano, comune in provincia di Campobasso con “ben 404 abitanti” residenti, dal 2016 è diventato “il più colorato museo a cielo aperto d’Italia” (</span><a href="http://www.cvtastreetfest.it"><span style="font-weight: 400;">www.cvtastreetfest.it</span></a><span style="font-weight: 400;">), grazie ad un’idea di Alice Pasquini, famosa street artist italiana, che è riuscita a portare in questo sperduto lembo di terra, artisti di caratura internazionale da tutto il mondo (nel 2022, hanno preso parte alla quattro giorni di manifestazione, sei artisti provenienti da Spagna, Germania, India, Francia, Iran e Sud Africa). Una “scusa” favolosa per mettere piede in luoghi genuini, al limite del “ruspante”, ricchi di bellezze naturali, di tesori artistici e di vestigia di popoli che, dai Sanniti in poi, hanno fatto di questo pezzo d’Italia uno scrigno tanto opulento quanto difficile a trovarsi. </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandy Littleshoos</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6696" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-arte-e-italia-connubio.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6698" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-arte-e-italia-connubio.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Bella come un affresco, grintosa come un graffito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La versione dell'editore]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero Ledda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’Italia della storia, della cultura, degli imperi che si sono susseguiti, dai Romani in poi, l’arte è un flusso, ancora presente e palpabile, un filo rosso che unisce epoche e luoghi, un fattore comune di ogni parte della penisola, dai borghi sperduti alle supreme città d’arte, oggetto di culto e venerazione da parte dei turisti [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Nell’Italia della storia, della cultura, degli imperi che si sono susseguiti, dai Romani in poi, l’arte è un flusso, ancora presente e palpabile, un filo rosso che unisce epoche e luoghi, un fattore comune di ogni parte della penisola, dai borghi sperduti alle supreme città d’arte, oggetto di culto e venerazione da parte dei turisti d’ogni dove. La bellezza è una costante della nostra Italia (non per nulla detto “il BelPaese”) e le bellezze di cui possiamo godere e vantarci sono incomparabili, spesso uniche, sicuramente invidiabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Troppo spesso, però, parlare di arte sa di vecchio e stantio, sa di gita da “barbosi”, di turismo senile, di gusto “classico” (nel migliore degli eufemismi) se non antiquato e superato. Andare per musei è impegnativo (sempre di più anche dal punto di vista economico) e necessita di tempo, di conoscenze, di gusto allenato, di occhi esperti. Tutto questo contrasta molto con i tempi e i modi della vita giovanile, con la “cassetta degli attrezzi” di cui dispongono la maggior parte dei ragazzi dei nostri tempi; senza contare che il più grande allenamento di cui dispongono è lo scrolling e il refresh continuo di immagini, video e clip, che si sposano malissimo, ad esempio, con la necessaria capacità di contemplazione (e attenzione) che meriterebbe un “Giudizio Universale” o un qualunque affresco tra i tanti, grandiosi e meravigliosi, presenti nei palazzi e nelle chiese di una qualsiasi città d’arte italiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema di questa accezione di arte è, forse, l’intrinseco legame con il concetto di “canone” per cui l’arte stessa, canonicamente, si limita e si riduce, si chiude in sé ed esclude altre forme e idee di arte. Ciò che, di contro, non fanno coloro che si sentono, proclamano e manifestano in qualità di artisti (e per fortuna!).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così, la convinzione di alcuni di potersi esprimere, artisticamente, attraverso simboli, lettere, disegni, graffiti, usando una bomboletta spray e una qualsiasi superficie adatta ad accogliere il suo contenuto, costringe l’arte ad aprirsi e a riconnettersi con l’impulso primordiale che l’ha generata, oggi, come in ogni altro tempo. Attraverso gli uomini, per gli uomini, con o senza “rispetto” per i canoni di chi li ha preceduti. Uno scontro necessario affinché di arte si continui a parlare e non già di mera emulazione, copia vuota di un bello senz’anima, per quanto tecnicamente impeccabile, che farebbe di fatto morire l’arte stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Convinzione, ovvero grinta, carattere, caparbietà, di salire sul tetto di un’auto per scrivere, più alto e ben visibile, il proprio artistico grido di protesta. Non solo di forza sostanziale, ma di forma toccante, studiata nel dettaglio di quella lettera e di quel tratto, perché non aspetti di essere letta bensì schiaffeggi la guancia del passante costringendolo a guardare, a leggere, a comprendere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sogno un’Italia, oggi, così: un po’ più </span><i><span style="font-weight: 400;">graffitara</span></i><span style="font-weight: 400;"> di quanto non lo sia mai stata, capace di prendersi rischi, di dire la propria e, soprattutto, di comunicarla a tutti con forza e un pizzico di sana arroganza. In un momento storico unico, tra il drammatico e il delirante, carico come non mai di emozioni forti e devastanti, gli ingredienti per i veri artisti, di ogni arte, ci sono tutti. Aspettiamo, fiduciosi, i nuovi eroi.</span></p>
<p class="p1" style="text-align: right;"><span class="s1">Giampiero Ledda</span></p>
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		<title>A Roma gli Stati Generali dell’Invecchiamento Attivo promossi da ‘HappyAgeing’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Garantire una longevità più sana possibile alle persone over 65 è un vantaggio non solo per il singolo cittadino, ma una spinta anche alla Silver Economy&#8221;  Immunizzazione, alimentazione, movimento, screening e corretto utilizzo dei farmaci: sono i cinque pilastri dell’invecchiamento attivo individuati a livello europeo. Su questi, e in modo particolare sui primi tre, si sono confrontati, nel [&#8230;]</p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">&#8220;Garantire una longevità più sana possibile alle persone over 65 è un vantaggio non solo per il singolo cittadino, ma una spinta anche alla Silver Economy&#8221;</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><b>Immunizzazione</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>alimentazione</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>movimento</b><span style="font-weight: 400;">, screening e corretto utilizzo dei farmaci: sono i cinque pilastri dell’</span><b>invecchiamento attivo</b><span style="font-weight: 400;"> individuati a livello europeo. Su questi, e in modo particolare sui primi tre, si sono confrontati, nel corso della prima edizione degli </span><b>Stati Generali dell’Invecchiamento Attivo </b><span style="font-weight: 400;">promossi da</span><b> ‘HappyAgeing’</b><span style="font-weight: 400;"> – Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo, istituzioni, parti sociali, operatori sanitari e una nutrita platea composta soprattutto da </span><b>over 65</b><span style="font-weight: 400;">. Due gli obiettivi perseguiti in questa prima edizione. Il primo riguarda la visione stessa dell’invecchiamento, che secondo i promotori deve passare dall’ambito del problema da gestire o carico sociale a straordinaria occasione per ripensare e ridisegnare integralmente la società: l’invecchiamento come opportunità sociale, sociologica e sanitaria. Non a caso le chiavi di lettura utilizzate nel corso della giornata di lavori sono state due, quella scientifica che ha puntato al rafforzamento di tutti gli strumenti capaci di prolungare e migliorare la qualità della vita, più anni alla vita, e quella emozionale per motivare e promuovere le attività che danno senso agli anni di vita di un adulto anche a seguito della conclusione del suo percorso professionale, ‘più vita agli anni’. Garantire infatti una longevità più sana possibile alle persone over 65 è un vantaggio non solo per il singolo cittadino, ma una spinta anche alla </span><b>silver economy</b><span style="font-weight: 400;">. Questi i temi al centro dell’evento, che si è svolto oggi all’Acquario Romano della Capitale che ha avuto come obiettivo quello di raccogliere esperienze ed istanze chiare e condivise da portare all’attenzione dell’agenda politica, a partire dal tema dell’immunizzazione, che dovrà essere affrontato subito in previsione dell’</span><b>autunno</b><span style="font-weight: 400;"> e dunque della </span><b>definizione di un nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale </b><span style="font-weight: 400;">(PNPV che tenga conto tanto del Covid quanto del ritorno dell’influenza e di altre patologie infettive prevenibili che colpiscono in modo particolare l’adulto-anziano).</span></p>
<p><b><i>Conversano (HappAgeing): “proteggiamo i fragili con vaccini”</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Crediamo sia fondamentale che il prossimo governo formuli politiche a favore dell’invecchiamento attivo. Più dell’</span><b>80% </b><span style="font-weight: 400;">del risorse del </span><b>fondo sanitario nazionale</b><span style="font-weight: 400;"> vengono spese per c</span><b>urare le malattie cronico-degenerative</b><span style="font-weight: 400;">. Noi vogliamo che la parola prevenzione entri a grande titolo nelle politiche sanitarie e in particolar modo, a seguito della pandemia, l’</span><b>importanza delle vaccinazioni</b><span style="font-weight: 400;">“, lo ha detto </span><b>Michele Conversano, presidente C.T.S. ‘HappyAgeing’</b><span style="font-weight: 400;"> a margine della prima edizione degli </span><b>Stati Generali dell’Invecchiamento Attivo </b><span style="font-weight: 400;">promossi da HappyAgeing – Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo. “Ricordiamo che ogni inverno- prosegue il presidente- già </span><b>pre-covid,</b><span style="font-weight: 400;"> avevamo più di </span><b>8mila decessi nella popolazione anziana e fragile per colpa dell’influenza </b><span style="font-weight: 400;">e delle malattie da </span><b>pneumococco</b><span style="font-weight: 400;">. Tutte </span><b>malattie che possono essere evitate con i vaccini </b><span style="font-weight: 400;">che rientrano nei </span><b>livelli essenziali di assistenza</b><span style="font-weight: 400;"> ma che purtroppo in molte regioni hanno livelli di copertura molto bassi. Ora abbiamo, tra le armi a nostra disposizione- anche i vaccini contro il Fuoco di Sant’Antonio, malattia debilitante che colpisce sempre più persone soprattutto anziani. Ma pensiamo anche ai tanti giovani che ancora muoiono di tetano”. “</span><b>Chiediamo</b><span style="font-weight: 400;"> allora che la politica si interessi di prevenzione e ci proponiamo, visto che abbiamo una componente scientifica, come </span><b>interlocutori del prossimo Governo</b><span style="font-weight: 400;"> per perseguire politiche d’invecchiamento attivo. Inoltre bisogna evitare di spendere ampie risorse per curare le malattie cronico-degenerative e dall’altra creare salute per i nostri anziani”, ha concluso Conversano.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Andrea Silenzi (Direzione generale della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute: </b><b><i>“il piano prevenzione vaccinale è in fase di completamento”</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> “Con l’arrivo dell’autunno è importante ricordare agli anziani l’</span><b>importanza della prevenzione vaccinale</b><span style="font-weight: 400;">. Il tema Covid-19 è stato centrale e in questo autunno i vaccini saranno gli strumenti da usare per affrontare nei miglior dei modi eventuali recrudescenze della pandemia. E’ importante però ricercare, sia nell’adulto che nell’</span><b>anziano,</b><span style="font-weight: 400;"> una </span><b>copertura a 360 gradi</b><span style="font-weight: 400;"> con un’attenzione particolare a quella che sarà l</span><b>‘ondata influenzale</b><span style="font-weight: 400;">. Oltre i richiami della vaccinazione contro il Covid ricordiamo di vaccinarci contro l’influenza e a tutte le altre vaccinazioni raccomandate dal ministero della Salute per gli anziani”. Lo ha detto </span><b>Andrea Silenzi, Direzione generale della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute</b><span style="font-weight: 400;">. “Importante sarà mettere a frutto tutta l’esperienza accumulata durante la pandemia e che è stata ripresa nel nuovo </span><b>‘Piano di Prevenzione Vaccinale’ </b><span style="font-weight: 400;">che è agli</span><b> ultimi passaggi prima della sua emanazione</b><span style="font-weight: 400;">, che dal punto di vista organizzativo ‘sfrutterà’ l’esperienza del Covid-19 per rendere più prossima la vaccinazione alle persone. Quindi verranno mantenuti i nuovi </span><b>setting di vaccinazione</b><span style="font-weight: 400;">. Sempre più importante sarà il ruolo del </span><b>professionisti, i medici di medicina generale</b><span style="font-weight: 400;"> che possono prendere in carico il paziente cronico e le </span><b>farmacie</b><span style="font-weight: 400;"> strategiche durante la pandemia. Ovviamente la regia è affidata ai dipartimenti di prevenzione dove risiedono le competenze naturali per una corretta prevenzione e per una lunga vita in salute”, ha </span><span style="font-weight: 400;">concluso Silenzi.</span></p>
<p><b>Mariuccia Rossini (‘Silver Economy Network’ ):”</b><b><i>Silver economy terza economia mondiale, 500miliardi spesi da ultra 65enni”</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> “Garantire una </span><b>longevità</b><span style="font-weight: 400;"> più sana possibile alle persone </span><b>over 65</b><span style="font-weight: 400;"> è un </span><b>vantaggio</b><span style="font-weight: 400;"> non solo per il singolo cittadino, ma una </span><b>spinta</b><span style="font-weight: 400;"> anche alla </span><b>silver economy</b><span style="font-weight: 400;">, definita da Treccani come “l’economia costruita sulle risorse accantonate o possedute dalla fascia di popolazione anziana che, per consistenza ed estensione, costituisce un mercato in costante espansione”. “La ‘Silver Economy’ – ha detto </span><b>Mariuccia Rossini</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>presidente del ‘Silver Economy Network’ </b><span style="font-weight: 400;">– è una </span><b>leva</b><span style="font-weight: 400;"> importante per affrontare il tema dell’invecchiamento della popolazione che è tanto un problema quanto un’opportunità. Il </span><b>23% degli italiani- ha affermato- è ultra 65enne e nel 2050 si stima che la cifra salirà al 35%</b><span style="font-weight: 400;">. La ‘Silver Economy’ perciò rappresenta la terza economia mondiale. Pensiamo che solo </span><b>in Italia ci sono 500 miliardi di spesa sostenuta da persone ultra 65enni </b><span style="font-weight: 400;">che hanno una capacità </span><b>superiore rispetto alla media della popolazione</b><span style="font-weight: 400;">. Anche dal punto di vista economico rappresenta un </span><b>settore in grande sviluppo</b><span style="font-weight: 400;">“.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">M.C.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: Agenzia Dire</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">www.dire.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6735" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-a-roma-gli-stati-generali.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6737" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a1-a-roma-gli-stati-generali.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Un regalo di Grande Bellezza, l’Italia che dialoga con il Mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È difficile mettersi nei panni di chi vuole esprimere qualcosa per come la vuole esprimere.   Nel senso, comunicare è realmente l’atto più difficile per ogni essere umano perché a prescindere da ciò che si voglia comunicare, si può incappare in: arroganza di pensiero, arroganza del ricettore, poca chiarezza del pensiero stesso, poca chiarezza da parte [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">È difficile mettersi nei panni di chi vuole esprimere qualcosa per come la vuole esprimere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Nel senso, comunicare è realmente l’atto più difficile per ogni essere umano perché a prescindere da ciò che si voglia comunicare, si può incappare in: arroganza di pensiero, arroganza del ricettore, poca chiarezza del pensiero stesso, poca chiarezza da parte del ricettore che a questo punto diventa semplicemente un ricevente che in molti casi non assicura la condizione ricettiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Potrei poi parlare di varie condizioni durante la comunicazione: lo stato d’animo delle persone implicate nello scambio, lo stato di salute, la condizione economica, la nazione in cui si è vissuti, l’educazione ricevuta, guardate, seppur io scrivendo e leggendo, tento di rendere familiare a quante più persone un mio codice comunicativo, devo dire per onestà, che sarei già contento a volte, se il mio pensiero, più che comunicativo, fosse semplicemente ‘espressivo’, esprimesse cioè qualcosa, anche se non del tutto chiara, forse neppure a me, e spiego.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa intendo dire quando dico ‘forse neppure a me’: quando io penso, a meno che non si tratti di un pensiero di scambio immediato, un comando, una richiesta, facilmente il mio pensiero, potrebbe non essere circoscritto, o meglio, si potrebbe decidere di circoscriverlo nell’esatto punto da dove si potrebbe proseguire, perché narravano molti di quelli che ‘non ne hanno voluto sapere’, che il mare è infinito, ed è così, almeno rispetto al nostro pensiero. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando vedo quindi che con affanno si cerca di definire ‘chi ha descritto cosa’, in questo caso nei confronti della Bellezza Italiana, intesa come rappresentante del Bel Paese, intesa come Paesaggistica, intesa come ‘propria’, ebbene penso si debba ritornare a quell’atteggiamento descritto prima: un marinaio che guarda il mare, e senza cercare di capire nulla, prende coscienza onda dopo onda di una bellezza che c’è, in chi ha disegnato tutto questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, come possiamo parlare di Bellezza Italiana senza parlare di Gusto? come possiamo parlare di Gusto senza arrivare all’Eleganza? come possiamo parlare di Eleganza senza parlare di Cultura? come possiamo parlare di Cultura senza parlare di Tradizione? E potrei continuare, in qualcosa che è intuibile, per alcuni, probabilmente per meno persone decifrabile, e per ancora meno persone ripetibile, foss’anche solo nell’arte del Silenzio, quello colto, quello sentito, quello colmo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci si sforza quindi di voler parlare di Italia, ancora? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma l’Italia è qui, ed è sempre stata qui anche quando era lì, e sarà sempre qui anche quando sarà là: sono piene le biblioteche, piene e vuote, sono piene le campagne, piene e vuote, sono piene le case, piene e vuote, sono pieni i cimiteri, pieni e vuoti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo siamo, questo siamo sempre stati, nella fretta del tempo non abbiamo mai pensato a godere di una giornata alla volta, sentendoci condannati al domani, ed invece la croce era ben più alta, perché portava una testa molto più vicina, quella dell’oggi, che pare non abbia avuto mai la corposità di una presenza coraggiosa, una sola, quella del soldato che poggia forte sull’attenti, che aveva un preciso significato, anche etimologico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fugge il tempo di chi vuol scrivere ma non vuol leggere, e si perde invece quello di chi peggio vuol solo parlare, dimenticandosi che non è la bocca fatta per il bello, ma gli occhi, quelli sono matite, gli occhi di Dio che hanno disegnato questo Paese, caduto in braccio a chi non ha mani per accarezzarlo, ma lui forte vive, di quel che è stato, di una robusta sofferenza, di un Genio, che tanto lo è stato perché ha saputo non dar retta alla mente, per concedersi al divino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora che voi vogliate scriverne o parlarne, non cambierebbe nulla né in voi, né fuori, ma se voi un giorno imparaste solo a guardarla la Bellezza, allora si, potreste correre il rischio di elevarvi, fino a non fermarvi più.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Potete iniziare dall’Italia, volete iniziare dall’Italia?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ebbene, fatelo pure, ma siatene degni, ricordate: è il Paese più bello del Mondo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6747" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/1-un-regalo-di-grande-bellezza.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6748" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2-un-regalo-di-grande-bellezza.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Corsi e ricorsi nella storia…dell’arte!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché periodicamente, addirittura ciclicamente, ci si pone in maniera critica o iper critica di fronte alle novità, alle iniziative di “rottura” con il passato, alle diverse forme di arte che evolvono (o, ipercriticamente, “involvono”) verso altre modalità espressive o attraverso nuovi strumenti e prodotti?  Ricondurre questi meccanismi, di cui sicuramente siamo stati tutti involontari “attivatori” [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Perché periodicamente, addirittura ciclicamente, ci si pone in maniera critica o iper critica di fronte alle novità, alle iniziative di “rottura” con il passato, alle diverse forme di arte che evolvono (o, ipercriticamente, “involvono”) verso altre modalità espressive o attraverso nuovi strumenti e prodotti? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricondurre questi meccanismi, di cui sicuramente siamo stati tutti involontari “attivatori” almeno una volta nella vita, alla sola “naturale avversione” al cambiamento, potrebbe essere riduttivo. Sicuramente, essendo un processo comunque “violento” che spinge ciascuno ad uscire fuori dal campo del conosciuto, e quindi del rassicurante, e del comodo (non per nulla, i tecnici la chiamano “zona di comfort”), qualcosa a che fare con la resistenza al cambiamento ce l’ha. Per la restante parte, potremmo trovarci di fronte ad una molteplicità di ragioni, e concause, di avversione al nuovo, ognuna delle quali diventa, però, parte integrante dello stesso processo di cambiamento, arrivando sia a connotare il passaggio di epoca o di stile sia ad influenzare la novità sopraggiunta, contribuendo a ridefinirla in una veste “matura”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In ogni arte, possiamo trovare tracce di questo meccanismo, per il quale, a fronte di un momento di “rottura” dovuto all’introduzione di una innovazione assoluta e in purezza, si sono scatenate forze di segno e direzione opposta. Durante questa aspra battaglia, un ruolo determinante nel processo di “definizione del nuovo” lo assumono i “followers”, ovvero gli spettatori, gli ascoltatori, gli acquirenti e gli estimatori ad ogni titolo. Le “tensioni” tra puristi del “prima” e pionieri del “dopo”, l’azione dei mediatori naturali che, costantemente, vivono tra noi e che, da saggi eclettici, cercano di esaltare e prelevare il meglio di ogni cosa, nonché la risposta del pubblico agli obiettivi dei promotori della novità (consenso più o meno ampio, riscontro commerciale, soddisfazione e posizione personale, ecc.) contribuiscono, tutte insieme, a raggiungere lo stadio “maturo” del nuovo, che a quel punto, è già diventato un pezzetto di storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due esempi, di cui uno molto più avanti nel processo, forse già al termine del percorso, e l’altro in piena evoluzione. Nel campo delle “arti grafiche”, un caso di specie è stato quello dei “graffiti” e dei loro autori (i graffitari o </span><i><span style="font-weight: 400;">writers</span></i><span style="font-weight: 400;">, visto che sono nati negli States) che da atti di vandalismo veri e propri (così sono stati considerati e sono considerati ancora, a certe condizioni) hanno assunto un valore di spazio di protesta e di denuncia, per poi assurgere a forma d’arte man mano che gli autori caratterizzavano lo studio delle lettere, usando il valore e la potenza dell’immagine per richiamare l’attenzione sul contenuto dello scritto. Da quel movimento iniziale, fatto di denunce (vere e proprie), di divieti, di lotte tra </span><i><span style="font-weight: 400;">crew</span></i><span style="font-weight: 400;"> (gruppi/bande) di zona, da quel punto di rottura si è fatta molta strada e oggi esistono, e sono riconosciuti, ben due movimenti figli di quel momento iniziale, il </span><i><span style="font-weight: 400;">writing</span></i><span style="font-weight: 400;"> e la </span><i><span style="font-weight: 400;">street art</span></i><span style="font-weight: 400;">, e tanti “nipoti” connotati dall’utilizzo di una tecnica specifica, dai materiali, dai “pennelli” e dalle “tele” utilizzate e altro ancora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella musica, invece, stiamo assistendo più recentemente al fenomeno </span><i><span style="font-weight: 400;">trap</span></i><span style="font-weight: 400;">, che in pochi anni ha prima fatto “rottura” con le sue origini (hip hop e rap), per iniziare a camminare con le proprie gambe, ed ora è in piena fase di contaminazione, tant’è che da musica di nicchia (che già a definirla musica era un gentile omaggio), ha raggiunto la massa del pubblico di giovani e giovanissimi sia attraverso meccanismi di emulazione e appartenenza tra i ragazzi, sia grazie ad un ammorbidimento di melodie, testi e suoni, finalizzati ad una crescita commerciale del movimento (e per nulla apprezzati dai “soliti puristi” della prima ora). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso, vi starete chiedendo dove sta “la polemica” in tutto questo articolo. A me sembra chiaro. La polemica è il condimento di tutto il processo sopra descritto, è la chiave della contaminazione e quindi dell’accettazione e della diffusione del cambiamento. Ed è quello che potrebbe far diventare “arte” perfino la musica trap.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti </span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6718" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-corsi-e-ricorsi-nella-storia-dell-arte.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Samuele Romano: muralista di sentimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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<p><b><i>Street art, nei graffiti lo spontaneismo dell’arte moderna</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’arte classica, convenzionalmente intesa, quella dei dipinti, degli affreschi e delle sculture; delle opere che accrescono il patrimonio architettonico italiano rendendo la Nazione un museo itinerante, è stata, nel corso degli anni, inserita in un circuito elitario. Oggetto di speculazione selvaggia, più che incentivo alla cultura, i governi hanno contribuito ad allontanarla dal popolo, rendendo difficile fruirne liberamente. Di quell’immenso valore non restano che interessi privati, accademie, biglietti costosi e nomi altisonanti. Vale la pena sottolineare, tuttavia, che le opere, oggi parte del nostro bagaglio culturale, arrivano dall’ispirazione spontanea di artisti slegati dagli interessi economici. Autori anche spesso autodidatti, animati da una creatività sovente non riconosciuta o svalutata dalla società in cui vivevano. Lo stesso spontaneismo è ravvisabile oggi nell’arte di strada, quella necessità di comunicare la riscontriamo in artisti che non cercano visibilità, e si esprimono liberamente. Ne parlo con Samuele Romano, classe ’90, giovane muralista di Roseto degli Abruzzi. Ragionando, mi trasmette la stessa naturalezza che cerco nella manifestazione artistica.</span></p>
<p><b>Chi è Samuele Romano? Come ti sei avvicinato all’arte?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Ho frequentato il Liceo artistico Bellisario di Pescara, anni in cui ho perfezionato la tecnica del disegno, fondamentale per fare graffiti. È una vocazione, ma come tutti i talenti, se non vengono coltivati, non crescono, e rimangono dormienti. Mio padre e i miei fratelli hanno sempre apprezzato l’arte pittorica, pur non praticandola. Mio fratello, in particolare, mi convinse a proseguire negli studi, quando volevo abbandonare, a lui sono molto grato. Dopo la scuola ho iniziato a lavorare come tatuatore, ma nello stesso momento ho realizzato il mio primo murales. Era il 2010. Si trattava di un lavoro per una palestra. Cercavano un writer, magari esperto, io non ne avevo mai dipinto uno, tuttavia ho voluto darmi una possibilità, mi sono offerto subito. Essere un graffitaro di mestiere sembrava una sfida, inizialmente, ma restava una volontà che perseguivo con tenacia. Ero cosciente di esserne capace. Il risultato è piaciuto, così ho avuto la prima conferma. Nello stesso periodo, poi, a farmi innamorare dei graffiti, è stato un video, su YouTube, relativo al lavoro di un’artista che ha dipinto settecento metri di muro, utilizzando immagini figurative. Anch’io volevo dipingere graffiti che fossero figurativi, slegandomi dalla semplice tecnica del writing. Quando ho visto quel tipo di approccio, ho capito che era possibile, portare il mio stile, prettamente figurativo appunto, nel mondo dei graffiti. Il primo evento in cui dipinsi dal vivo per il pubblico fu “Art and fire fusion”, nel 2013. In quell’occasione disegnavo su pannelli mobili mentre alle mie spalle, un artista mangiafuoco, eseguiva giochi pirotecnici. Lo spettacolo è stato un successo! Ho continuato così: inventando le opportunità per creare murales. Oggi faccio il graffitaro a tempo pieno, è il mio lavoro”.</span></i></p>
<p><b>Che cosa pensi della considerazione e della gestione che i governi hanno assunto circa la valorizzazione dell’arte in Italia?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Dato l’immenso patrimonio artistico di cui beneficiamo in Italia, non so se la valorizziamo a dovere. Sono al corrente del fatto che in larga misura viene sfruttata per finalità economiche, privatizzata, anziché mantenerla di pubblico accesso. Credo sia positivo che le Amministrazioni incentivino eventi di carattere artistico culturale per dare lustro alle città. Ma non mi presterei mai ad eseguire un’opera per finalità di propaganda politica, economica, e in generale per nessun indirizzo specifico. Tendo a comunicare soprattutto valori umani, slegati da ogni interesse di sorta. L’arte deve arrivare dal sentire dell’artista, senza subire condizionamenti. L’idea delle api, all’interno del progetto Murap 2022, muove proprio in questa direzione: trasmettere il senso della cooperazione tra gli uomini”.</span></i></p>
<p><b>Come si inserisce l’arte di strada nel circuito artistico “convenzionale”?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Ogni corrente artistica ha le sue peculiarità. Non si può pensare di inserire un’opera di Jean-Michel Basquiat all’interno della Cappella Sistina, magari qualcuno lo farebbe, ma si tratta di tecniche pittoriche e concettuali molto distanti. L’arte di strada in Italia sta avendo, da circa una decina d’anni, una forte espansione. Arrivando al periodo moderno, sui libri sono presenti tutti gli artisti di strada contemporanei. Da Diego Rivera, pittore e muralista messicano, a Jorit Agoch, artista italiano specializzato in street art. Anche questo genere è entrato nella storia, e il periodo odierno, allo stesso modo, farà parte del susseguirsi delle correnti artistiche. La rilevanza dell’arte di strada è esponenzialmente cresciuta, così come cresce il numero di muralisti che la praticano”.</span></i></p>
<p><b>Ho scelto di intervistare un giovane artista, perché ai giovani offrono pochissime possibilità di emergere. Quali sono i traguardi che inserisci sul tuo curriculum, quelli che danno valore al tuo percorso artistico?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Sentirsi intimamente artisti prescinde dal giudizio esterno. Ma il valore artistico scaturisce dalla capacità di arrivare alle persone. Perdere un concorso d’arte non ha alcuna importanza, al contrario, se con un’opera si riesce a raggiungere l’anima di chi guarda, allora quell’opera è potente, e lo è anche il valore artistico. In genere lascio che siano i miei dipinti a parlare per me”.</span></i></p>
<p><b>Guardando i tuoi lavori vedo tanto realismo, i soggetti non sono astratti, ma molto aderenti al reale. Cosa muove la tua ispirazione e cosa c’è dietro le tue opere?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Quelle personali, differenti da quelle eseguite su commissione, muovono dai miei pensieri, dalle mie idee. Dipingo per dire la mia. ‘Amore materno’ vuole trasmettere il legame tra madre e figlio, un sentimento che per natura non cessa mai di esistere, nonostante la vita, nonostante la società. Mi interessa indagare la sede di quei sentimenti, la permanenza di valori che in questo mondo spesso si perdono, ma che in realtà sono insiti nell’essere umano. Sensazioni innate, ma destinate all’oblio, in un contesto che ci vuole uniformati”.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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