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	<title>Andrea Di Giovanni Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Da passione a scienza: l’archeologia come mestiere e la sua storia sconosciuta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’archeologia nasce nel 1800 con la passione di giovani ricchi vogliosi di conoscere e di esplorare il mondo antico. Muniti di forze economiche per effettuare grandi viaggi e grandi lavori di scavo iniziò così la grande “mania” per lo studio del passato. Luoghi esotici attirarono l’attenzione dei giovani rampolli, ma anche località meno lontane ma [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia nasce nel 1800 con la passione di giovani ricchi vogliosi di conoscere e di esplorare il mondo antico. Muniti di forze economiche per effettuare grandi viaggi e grandi lavori di scavo iniziò così la grande “mania” per lo studio del passato. Luoghi esotici attirarono l’attenzione dei giovani rampolli, ma anche località meno lontane ma altrettanto interessanti come Agrigento o Pompei.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia era un passatempo costoso e impegnativo, nonostante ciò, la passione portò allo studio non solo del passato ma anche delle metodologie di indagine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu così che nacquero le scienze archeologiche e mano mano, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 vi furono personalità annoverabili tra i primi professionisti della materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Continua così la storia di una professione giovane ed elitaria, attraversando due guerre mondiali e subendo interruzioni e riprese in ogni parte del mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu proprio nel 1900 che vide la luce Ranuccio Bianchi Bandinelli, figlio di un avvocato e proprietario terriero, con una madre proveniente da una ricca famiglia tedesca Bandinelli cresce nell’agio e nella libertà di poter dedicare la sua vita ad un’attività che non era ancora identificata come un lavoro vero e proprio. Innovatore dell’archeologia italiana e della storia dell’arte si specializzò nello studio dell’archeologia etrusca, laureandosi con una tesi sulle città di Chiusi e studiando successivamente una metodologia di definizione dell’arte etrusca a confronto con quella greca e romana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua vita non si limitò all’archeologia, fu anche un attivo politico, si sottopose al giuramento fascista nel 1938 e fu incaricato come giuda di Mussolini e Hitler in visita in Italia. Dai suoi diari si capisce come in realtà fosse in disaccordo con l’ideologia fascista arrivando a pensare di mettere su un attentato ai danni dei due capi di stato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1939 rifiuta l’incarico di direttore alla Scuola Archeologica Italiana ad Atene dalla quale era stato rimosso il direttore Alessandro della Seta perché ebreo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Superata la guerra le scienze archeologiche divennero sempre più chiare, precise e definite, mutuando saperi da ambiti di studio diversissimi, dalla chimica alla geologia, dalla filologia alla medicina. Arrivati agli anni 70 del secolo scorso la paura della rivoluzione legata alle Brigate Rosse portò Andreotti ad istituire la criticatissima legge 285. Questa vide l’assunzione di tantissimi giovani italiani nelle file ministeriali e non solo, la si può considerare come un’azione atta a sottrarle la gioventù italiana alla tentazione rivoluzionaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò permise a molte persone, anche non abbienti di iniziare una carriera nell’archeologia facendo progredire in maniera esponenziale le scoperte e la precisione della materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ministero tramite la Soprintendenze archeologiche e le varie cattedre universitarie si mossero per la tutela, lo studio e la valorizzazione dei beni archeologici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo momento felice per la materia finì però con la riforma del 2013 che vide l’unificazione delle Soprintendenze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È da questo momento che il mestiere subisce una perdita consistente facendo tornare piano piano l’archeologo ad un lavoratore appassionato e studioso dedito alla ricerca ad un ricco che può permettersi il lusso di inseguire un sogno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ascensore è salito e ora sta nuovamente scendendo… chi sa quale sarà il nostro compito per cercare di invertirne la rotta.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11162" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>PNRR e resilienza culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 15:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[RigenerAzione]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il significato della parola Resilienza può essere declinato per diversi campi, in psicologia si riferisce alla capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato nel luglio 2021 consiste in un piano di rilancio economico per aiutare la nazione ad uscire dallo stallo dovuto alla pandemia degli anni precedenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È peculiare l’uso del termine resilienza utilizzato per definire dei progetti finanziati dallo stato, come se per essere resistenti all’urto incontrollato della pandemia bastassero dei progetti finanziati e non dei veri e propri piani statali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma tralasciando questa critica personale concentriamoci sul fatto che, questi fondi, sono stanziati anche e soprattutto per progetti di natura culturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Questo significa e significherà tante cose: prima tra tutte, la possibilità di recuperare, restaurare e rendere fruibili tanti siti di carattere culturale; archeologici, storico artistici e paesaggistici. La possibilità di rivedere il concetto di “patrimonio culturale” come qualcosa di utile a diversi aspetti della nostra società come quelli economici e non solo educativi è abbastanza pericolosa se non portata avanti da persone dotate di una certa intelligenza e sensibilità, qualità difficili da trovare nel nostro paese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò non toglie che, se si guarda a progetti formulati con rispetto e consapevolezza si può trovare solo utilità nell’impiego de fondi, sia per dare lavoro ai professionisti dei beni culturali sia per insegnare alla nazione l’importanza del proprio patrimonio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma purtroppo la verità è spesso ben lontana dalla perfezione teorica e molti progetti rischiano di trasformare siti di grandissima importanza socioculturale in parchi-giochi per turisti della domenica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vera problematica del nostro paese è la grande ignoranza che intercorre, spesso anche tra i professionisti di vecchia data. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’augurio è quello che vi siano giusti investimenti a favore di una ripresa culturale del paese. Un paese ignorante è un paese destinato a veder peggiorare la qualità di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è quello che ci sta succedendo oramai da una ventina di anni… stiamo peggiorando condotti da persone presuntuose e inconsapevoli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Speriamo che il piano di resilienza ci salvi non tanto dalle conseguenze della pandemia ma da quelle legate all’inciviltà. Perché è difficile rimanere impassibili davanti al dolore provocato dall’ignoranza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10132" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10133" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10134" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/03/pnrr-e-resilienza-c-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Tagli ai fondi di ricerca, ma che novità!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E così, quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta &#8211; Giorgio Gaber Sappiamo come in Italia, la ricerca, non sia mai stata al primo posto nelle priorità dei nostri politici. E sappiamo benissimo come uno stato ignorante dai consensi facili a chi è ignorante e sa di esserlo. Come diceva il [&#8230;]</p>
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<p><b><i>E così, quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta &#8211; Giorgio Gaber</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo come in Italia, la ricerca, non sia mai stata al primo posto nelle priorità dei nostri politici. E sappiamo benissimo come uno stato ignorante dai consensi facili a chi è ignorante e sa di esserlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come diceva il buon vecchio Giorgio Gaber per avere una democrazia e mettere tutti d’accordo bisogna abbassare il livello: lo stiamo facendo con evidenza inaudita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei programmi politici prima e nelle riforme di bilancio ora, i fondi della ricerca vengono congelati o tagliati costringendo le nostre migliori menti ad andare via dal nostro paese. Non rimangono solo le peggiori, anche se sono gran parte di quelle che popolano lo stivale, ma i migliori non vengono premiati per la loro bravura e se questo viene fatto, sempre molto raramente, sono sempre menti sole, non c’è mai il senso del gruppo, del team di lavoro ma solo la fortuna o la grandezza del prescelto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì perché si corre incontro a questo, facciamo tutti le stesse cose per risultare straordinari, mi sembra un po&#8217; assurdo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va comunque ricordato come uno stato che non investe sul progresso scientifico è uno stato fallimentare, che andrà a perdere intelligenza e possibilità, senza contare la già perduta lungimiranza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) evidenzia il nuovo fenomeno estremamente più grave della “fuga di cervelli”, il </span><b>brain waste</b><span style="font-weight: 400;">, lo spreco di cervelli. In questo caso, l’emigrazione non è fisica ma occupazionale: è la perdita delle competenze e vantaggi derivata dallo spostamento di personale altamente qualificato verso impieghi che non richiedono l’applicazione delle cognizioni per cui sono stati formati. In altre parole, un dottore di ricerca in Fisica che viene assunto in un ufficio marketing ha forse risolto il suo problema personale di lavoro, ma non sta applicando le competenze apprese a spese del sistema di istruzione nazionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ricercatori che vogliono rimanere in Italia sono spesso destinati ad una continua ed inesauribile ricerca di titoli, questo comporta tempo e soldi investiti, non guadagnati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così chi ha studiato per anni si ritrova a dover fare lavori per cui bastano qualifiche minori, non per scelta dovuta al piacere del lavoro ma per sopravvivere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dato agghiacciante se si pensa a tutte le grandi menti e alle grandi idee e innovazioni che il nostro bel paese ha partorito e ora espelle di un aborto spontaneo senza ritorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, finché crederemo che per essere migliori si debba essere belli e palestrati e ricchi e con un lavoro socialmente alto (cioè tutti quelli che sono ben retribuiti) e non intelligenti e preparati questo paese avrà molto da temere.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>Per un pugno di cocci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della bruttezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il bello non parla e il brutto racconta La bellezza, spesso, è deleteria.  Purtroppo, è la verità, specie se a questo concetto sono legate iniquità che con la bellezza hanno poco a che fare.  Per l’arte e l’archeologia la bellezza è un concetto molto più relativo di quello che l’opinione comune creda; se crediamo [&#8230;]</p>
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<p><b>Quando il bello non parla e il brutto racconta</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La bellezza, spesso, è deleteria. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo, è la verità, specie se a questo concetto sono legate iniquità che con la bellezza hanno poco a che fare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per l’arte e l’archeologia la bellezza è un concetto molto più relativo di quello che l’opinione comune creda; se crediamo che bello sia ciò che ci emoziona l’arte appartiene sicuramente a quel gruppo per cui questo aggettivo può essere utilizzato. Ma se ci fermiamo solo a ciò che c’è dentro di noi, a ciò che in noi le opere suscitano, siamo solo dei grandi egoisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo pensare che ciò che noi chiamiamo arte, per gran parte della storia dell’uomo, sono state solo opere su commissione. Opere pagate per raccontare una storia, di gloria o di paura, ma comunque manufatti umani atti alla celebrazione di qualcosa o qualcuno. Il bello, come il brutto, nell’arte, ha il valore della comunicatività. Si può guardare un dipinto o ascoltare un movimento, percependo l’emozione all’interno dall’artista senza però capirne nettamente il significato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si gode di qualcosa senza conoscerla nella sua interezza, si ascolta solo una porzione del tutto data dal sentimento immediato che l’opera ci suscita senza comprendere la grandezza complessiva. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La massa va rieducata, va fatto capire a tutti che dietro ad un vaso, ad un edificio, ad un quadro o ad un componimento musicale deve esserci studio e comprensione. Anche solo per interesse personale, non necessariamente tutti devono essere professionisti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi racconto un’esperienza da archeologa; mentre studiavo dei cocci protostorici per la mia tesi di magistrale, mi sono sentita dire da più di un collega, storico dell’arte o archeologo, che il materiale che stavo studiando era “veramente brutto”…non ho mai capito il senso del commento. È veramente necessario definire un frammento di vaso ad impasto o un pezzo di intonaco di capanna “brutto” se racconta più storia di quanto possa mai fare una collezione di vasi decorati?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un semplice coccio può rivelare una storia dove prima non c’era nulla. Può, quindi, essere messo a confronto, per importanza, con un altro, ennesimo vaso dipinto che poco aggiunge al nostro sapere? Uno è bruttino ma ci restituisce dati prima mancanti, l’altro è bello e si aggiunge ad una collezione di belli che ha già parlato abbastanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il brutto spesso ha molto più valore del bello se visto tramite la lente della conoscenza. La scienza non si ferma mai alla superficialità dell’aspetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché valutiamo il mondo in base alla nostra prima sensazione senza scendere nelle profondità dei significati? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che è esteticamente gradevole ci avvicina, è chiaro, è un fatto antropologico, il brutto spaventa per una questione di sopravvivenza. Ma che mezzi abbiamo oggi per valutare ciò che è brutto? Dei mezzi sbagliati e meno sottili di quanto si pensi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il brutto è sottovalutato, perché brutto è considerato tutto ciò che è fuori da un canone estetico ferreo e troppo rigido. Ma se ciò che consideriamo superficialmente brutto avesse da dare più di ciò che percepiamo come bello? Il rischio di scartare il sapere più profondo ci dovrebbe far riflettere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cerchiamo di valutare più a fondo la realtà che ci circonda. Ciò che può apparire poco gradevole agli occhi può donare grande leggerezza all’anima ed avvicinarci all’estinzione della sete del sapere. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>La navigazione Neolitica (VI millennio a.C.)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[ArgoNautica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso del sito “La Marmotta” Quando si parla di navigazione nel passato la nostra mente torna indietro fino ai Greci, con il mitico viaggio dell’eroe Omerico Ulisse e con le grandi imprese navali condotte da ‘città stato’ come Atene. Cultura generale mi viene da pensare, ma perché questa “cultura” non torna mai indietro fino [&#8230;]</p>
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<p><b>Il caso del sito “La Marmotta”</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di navigazione nel passato la nostra mente torna indietro fino ai Greci, con il mitico viaggio dell’eroe Omerico Ulisse e con le grandi imprese navali condotte da ‘città stato’ come Atene. Cultura generale mi viene da pensare, ma perché questa “cultura” non torna mai indietro fino agli albori della navigazione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo si è spinto oltre da sempre, ogni volta che ne ha avuto necessità o semplicemente desiderio, ed è per questo che circa cinque millenni prima dei Greci, la navigazione esisteva già.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo immaginare come la navigazione, già allora, fosse differenziata per ambienti, che sia stata sul mare adriatico o tirreno o sui grandi laghi, questo comportava differenze nelle scelte umane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La navigazione nel mar Mediterraneo, più che delle correnti, risente dei venti favorevoli o non favorevoli che siano, che spirano da diversi versanti, spesso anche dalla terraferma verso le coste.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo lo sapevano bene i Sardi e successivamente gli Etruschi, ma tutto questo era conosciuto e sfruttato ben prima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La navigazione nasce e si evolve sicuramente su laghi e fiumi, ambienti più semplici da dominare su cui si svolgeva sicuramente la vita quotidiana di tutti quei siti che dal Neolitico in poi, scelgono di posizionarsi nei pressi di questi ambienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione: questo non ci faccia credere che la navigazione in mare ritardi, le conquiste tecnologiche umane si basano sull’adattamento all’ambiente in cui i diversi gruppi sociali vivono, la variabile legata alla complessità è quasi sempre trascurabile o comunque non permette un attardamento significativo. Se si navigava nei laghi si navigava anche in mare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sito archeologico “</span><b>La Marmotta</b><span style="font-weight: 400;">” (Anguillara Sabazia, Roma, Italia) è un luogo singolare per quel che riguarda la conservazione e il recupero dei resti di legno e di piante. Si tratta di un villaggio neolitico situato sulle rive del lago Sabatino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’eccezionale conservazione nel sito, data dalla sua posizione nei pressi del lago, ha permesso ad oggetti costituiti da materiale deperibile di conservarsi in ambiente anaerobico, cosa che spesso accade con gli abitati perilacustri che vengono ricoperti da fango e acqua che, in condizioni particolari, sigillano il contesto impedendo l’attacco batterico e conservando oggetti in materiale deperibile come il legno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le indagini hanno permesso il recupero di cinque canoe e di numerosi oggetti relativi alla navigazione, alla costruzione di case, all’agricoltura, alla caccia e all’artigianato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I reperti rinvenuti, e il periodo dell’occupazione tra il </span><b>5700 e il 5300 a.C.</b><span style="font-weight: 400;">, fanno del sito “La Marmotta” un punto di riferimento per lo studio, sia della diffusione del sistema di vita Neolitico, attraverso le rotte marittime, verso occidente, sia della tecnologia del legno durante il primo Neolitico nel bacino del Mediterraneo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’eccezionale quantità di resti organici del sito è tutt’oggi oggetto di studio per l’identificazione tassonomica delle specie legnose utilizzate come materia prima per la realizzazione di manufatti per le attività agricole, architettoniche, artigianali e tessili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un approfondito studio del complesso di falcetti completi e frammentari ha permesso ad esempio di riconoscere nel </span><i><span style="font-weight: 400;">Quercus</span></i><span style="font-weight: 400;"> sp. </span><i><span style="font-weight: 400;">deciduo</span></i><span style="font-weight: 400;"> (quercia) il tipo di legno più frequentemente utilizzato nella costruzione di questo strumento agricolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tecnica di lavorazione del legno costituisce un importantissimo indicatore della profonda conoscenza dell’ambiente naturale e delle caratteristiche stesse del legno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’insieme di questi strumenti in legno ed in particolare delle cinque imbarcazioni monossile ritrovate, oggi conservate nel Museo delle Civiltà a Roma, ci parlano di una società tecnologicamente avanzata e qualificata che rivoluziona la nostra concezione di comunità neolitica, mostrandoci che queste erano molto più evolute di quanto pensassimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La navigazione, come tutte le conquiste umane, sono avvenute molto presto nella nostra storia, l’uomo, da sempre, sfrutta tutte le sue potenzialità, di adattamento all’ambiente circostante e di sviluppo di tecnologie atte al miglioramento del tenore di vita. Scrolliamoci di dosso l’idea dell’uomo primitivo che ha atteggiamenti più animaleschi che umani: da quando nasce Homo Sapiens non è cambiata molto la nostra volontà di scoprire e migliorare. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>L’importanza dell’infanzia: i bambini nel I millennio a.C.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 16:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Atomizzati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ciascuno cresce solo se sognato” &#8211; Danilo Dolci I bambini sono sempre stati la parte pura dell’umanità, con il termine purezza si intende tutto ciò che è, letteralmente, incontaminato. I bambini sono infatti assimilabili ai folli, non rispondendo alla regola basica del principio di “realtà e non contraddizione”, norma che permea ogni ambito della nostra [&#8230;]</p>
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<p><b><i>“Ciascuno cresce solo se sognato” &#8211; </i></b><b><i>Danilo Dolci</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I bambini sono sempre stati la parte pura dell’umanità, con il termine purezza si intende tutto ciò che è, letteralmente, incontaminato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I bambini sono infatti assimilabili ai folli, non rispondendo alla regola basica del principio di “realtà e non contraddizione”, norma che permea ogni ambito della nostra società, decodificata da Platone e Aristotele, ma che noi tendiamo a sottovalutare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il “principio di realtà e non contraddizione” vuole che un oggetto abbia una funzione specifica “un bicchiere è un bicchiere e non altro”, per i bambini e per i folli non è così: tante volte una mamma toglie dalle mani di un bambino un bicchiere perché per lui potrebbe essere un’arma, un gioco, un cibo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo rende l’infanzia pericolosa ma spuria: i bambini sono privi di sovrastrutture, ma anche loro prima o poi crescono acquisendo il pensiero della comunità che li circonda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In antico, nelle società definibili ad organizzazione clanica o tribale, i bambini avevano un ruolo importantissimo. Si definivano come quel comparto sociale ancora inespresso ma già definito in maniera prodromica. Mi spiego meglio: ogni bambino nasceva da una famiglia e l’intera comunità sapeva già chi sarebbe diventato: un guerriero, una donna da dare in sposa a qualche comunità vicina o lontana per creare patti e alleanze e così via. In questo tipo di organizzazione l’aspettativa sociale sui bambini era altissima, per questo, molto probabilmente, venivano curati di più, allattati di più, seguiti di più. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi è però un inizio all’incedere di questa aspettativa. Considerando che il tasso di mortalità era ragionevolmente alto i bambini non entravano a far parte del gruppo sociale dalla nascita (o probabilmente non in maniera definitiva) ma ad un’età compresa tra i 3 e i 6 anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Se prendiamo ad esempio le comunità italiche che vivevano nel territorio della nostra regione tra il X e il VI sec. a.C.  possiamo notare come le tombe dei bambini, sotto i 3 anni di età, nelle nostre grandi necropoli siano attestate con una incertezza basilare. Gli infanti (bambini tra i 0 e 3 anni) sono divisibili in due categorie: gli individui morti entro i primi mesi di vita, seppelliti dentro i coppi (simili a quelli usati ancora oggi come copertura per i tetti) dove troviamo una difficoltà nell’attestazione della fase cronologica non avendo loro quasi mai elementi di corredo. Ma da quei pochi oggetti rinvenuti, come ad esempio piccole fibule, possiamo dire che questo tipo di sepoltura possa essere datata tra fine del VII sec. a.C. e gli inizi del VI sec. a.C.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema sorge con i bambini tra i 6 mesi e 3 anni di età poco attestati archeologicamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma in questo caso ci viene incontro l’antropologia fisica dicendoci che in questo specifico periodo la mortalità infantile diminuisce: i bambini superano il periodo critico dei primi mesi di vita e sono “protetti” dall’allattamento, condizione che finisce intorno ai 3 anni facendo impennare di nuovo il tasso di mortalità </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo discorso ci riporta all’importanza dei bambini che riuscivano a superare una certa età: archeologicamente, tra i tre e i sei anni, i bambini mostrano dei corredi incredibilmente ricchi, sontuosi e belli, come l’esempio del corredo della tomba 550 di Fossa, dove un bambino si presenta ornato da due splendide fibule polimateriche in avorio e ambra, davvero tanto grandi e sontuose per il suo piccolo corpicino. Un lascito oneroso da parte della famiglia e della comunità: seppellire un bambino con un corredo così ricco lo fa importante non tanto per ciò che era al momento della morte ma per ciò che sarebbe stato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa concezione del bambino che entra nella comunità come “potenziale” adulto è attestata anche nel possesso delle armi nei corredi dei maschietti. Delle volte armi vere e proprie (spesso in posizione non funzionale), altre volte si nota la presenza di parti di armi defunzionalizzate per creare “armi giocattolo”. Il bambino veniva accettato all’interno della comunità e iniziava quella che sarebbe stata la sua “carriera” e il suo ruolo sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel V- IV sec. a.C. le cose cambiano, la società si fa più numerosa e complessa e i bambini sembrano morire di più: sì, perché in una società in cui si è tanti in una porzione di territorio unica come una città (sarebbe meglio definirla città-stato) si fanno più figli e si curano di meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I bambini perdono la loro importanza come futuri adulti perdendo l’adulto stesso importanza nella sua individualità. Ora la società si basa sulla produttività e la ridistribuzione.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nelle necropoli osserviamo l’attestazione non più del valore guerriero dato dalle armi, ma dell’opulenza e dalla leziosità della vita slegata dai doveri e dal lavoro fisico data da pedine e dadi da gioco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sto riassumendo in maniera molto semplice questo passaggio, ma è per farvi capire come cambiando la società si cambiò anche la visione dell’infanzia. Non più corredi incredibilmente ricchi e belli fatti da oggetti personali e vasi interi per bere, ma piccole tazze per bere ottenute dalla defunzionalizzazione di fondi di crateri concepiti come coppette per il vino (a Campovalano).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiudo il discorso dicendo che, il valore dell’infanzia è dato dalla società: più una comunità è complessa e stratificata, meno i bambini avranno valore; più la società è semplice ma ricca e dominante, più darà valore ai suoi eredi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È una storia vecchia come il mondo, il futuro è di chi viene curato ed amato.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9281" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-importanza-dell-infanzia-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Da passione a scienza: L’archeologia come mestiere e la sua storia sconosciuta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Ascensore Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’archeologia nasce nel 1800 con la passione di giovani ricchi vogliosi di conoscere e di esplorare il mondo antico. Muniti di forze economiche per effettuare grandi viaggi e grandi lavori di scavo iniziò così la grande “mania” per lo studio del passato. Luoghi esotici attirarono l’attenzione dei giovani rampolli, ma anche località meno lontane ma [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia nasce nel 1800 con la passione di giovani ricchi vogliosi di conoscere e di esplorare il mondo antico. Muniti di forze economiche per effettuare grandi viaggi e grandi lavori di scavo iniziò così la grande “mania” per lo studio del passato. Luoghi esotici attirarono l’attenzione dei giovani rampolli, ma anche località meno lontane ma altrettanto interessanti come Agrigento o Pompei.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia era un passatempo costoso e impegnativo, nonostante ciò, la passione portò allo studio non solo del passato ma anche delle metodologie di indagine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu così che nacquero le scienze archeologiche e mano mano, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 vi furono personalità annoverabili tra i primi professionisti della materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Continua così la storia di una professione giovane ed elitaria, attraversando due guerre mondiali e subendo interruzioni e riprese in ogni parte del mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu proprio nel 1900 che vide la luce Ranuccio Bianchi Bandinelli, figlio di un avvocato e proprietario terriero, con una madre proveniente da una ricca famiglia tedesca Bandinelli cresce nell’agio e nella libertà di poter dedicare la sua vita ad un’attività che non era ancora identificata come un lavoro vero e proprio. Innovatore dell’archeologia italiana e della storia dell’arte si specializzò nello studio dell’archeologia etrusca, laureandosi con una tesi sulle città di Chiusi e studiando successivamente una metodologia di definizione dell’arte etrusca a confronto con quella greca e romana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua vita non si limitò all’archeologia, fu anche un attivo politico, si sottopose al giuramento fascista nel 1938 e fu incaricato come giuda di Mussolini e Hitler in visita in Italia. Dai suoi diari si capisce come in realtà fosse in disaccordo con l’ideologia fascista arrivando a pensare di mettere su un attentato ai danni dei due capi di stato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1939 rifiuta l’incarico di direttore alla Scuola Archeologica Italiana ad Atene dalla quale era stato rimosso il direttore Alessandro della Seta perché ebreo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Superata la guerra le scienze archeologiche divennero sempre più chiare, precise e definite, mutuando saperi da ambiti di studio diversissimi, dalla chimica alla geologia, dalla filologia alla medicina. Arrivati agli anni 70 del secolo scorso la paura della rivoluzione legata alle Brigate Rosse portò Andreotti ad istituire la criticatissima legge 285. Questa vide l’assunzione di tantissimi giovani italiani nelle file ministeriali e non solo, la si può considerare come un’azione atta a sottrarle la gioventù italiana alla tentazione rivoluzionaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò permise a molte persone, anche non abbienti, di iniziare una carriera nell’archeologia facendo progredire in maniera esponenziale le scoperte e la precisione della materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ministero tramite la Soprintendenze archeologiche e le varie cattedre universitarie si mossero per la tutela, lo studio e la valorizzazione dei beni archeologici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo momento felice per la materia finì però con la riforma del 2013 che vide l’unificazione delle Soprintendenze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È da questo momento che il mestiere subisce una perdita consistente facendo tornare piano piano l’archeologo ad un lavoratore appassionato e studioso dedito alla ricerca ad un ricco che può permettersi il lusso di inseguire un sogno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ascensore è salito e ora sta nuovamente scendendo… chi sa quale sarà il nostro compito per cercare di invertirne la rotta.</span></p>
<p style="text-align: right;">Andrea Di Giovanni</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9223" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-da-passione-a-scienza-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9224" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/3-da-passione-a-scienza-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Archeologi dimenticati che scrissero la storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le speranze di rimanere nella memoria per merito  Quando delle pietre miliari vengono dimenticate si sente sempre un sapore amaro in bocca. Questo accade in ogni ambito, ma nell’archeologia, per chi scava e studia il passato, dimenticare chi la storia l’ha fatta è davvero emblematico. Tanti, troppi colleghi trascurano la storia degli studi, facendo così [&#8230;]</p>
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<p><b>Le speranze di rimanere nella memoria per merito </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando delle pietre miliari vengono dimenticate si sente sempre un sapore amaro in bocca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo accade in ogni ambito, ma nell’archeologia, per chi scava e studia il passato, dimenticare chi la storia l’ha fatta è davvero emblematico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tanti, troppi colleghi trascurano la storia degli studi, facendo così cadere nel dimenticatoio chi creò le basi per il lavoro che oggi svolgono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dimenticando non si trasmette la verità e spesso la verità insegna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da buona archeologa non dovrei parlare di verità ma di fatti e sono proprio questi che voglio raccontarvi. Fatti di vita e di carriere straordinarie, di uomini che inventarono la materia e scrissero la storia della storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono tanti i nomi che potrebbero essere citati ma uno che va assolutamente valorizzato è sicuramente Luigi Besnabò Brea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Laureato in giurisprudenza nel 1932 e successivamente in archeologia all’università di Roma la Sapienza nel 1935 fu prima egeista diventando allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene e scavando a Lemno, a Poliochni e in diversi altri siti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornato in Italia fu primo dirigente della Soprintendenza alle Antichità della Liguria e successivamente divenne dirigente per la Soprintendenza alle Antichità della Sicilia, a Siracusa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le sue attività videro scavi importantissimi come quello delle Arene Candide, sito in grotta presso Finale Ligure in provincia di Savona. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Precursore del metodo stratigrafico utilizzato da lui in questo sito tra gli anni ‘30 e ‘40, unì successivamente, negli anni ’60 le metodologie della quadrettatura dello scavo, dividendoli in piccole aree quadrangolari specifiche e la georeferenziazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei suoi scavi alle Arene Candide evidenziò la complessissima stratigrafia archeologica che partendo dal paleolitico superiore, 40.000 a.C., arriva fino in età storica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altro nome degno di memoria è quello di Dinu Adamesteanu, archeologo rumeno naturalizzato italiano, fu precursore nelle applicazioni tecniche dell’aerofotografia e prospezioni aeree, nelle ricerche archeologiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella sua breve ma importante attività da archeologo in Abruzzo deve essere nominato anche Rinaldo Rozzi, elettrotecnico di mestiere, archeologo per passione, scavò insieme ad Antonio Mario Radmilli, come lo scavo di “fondo di Capanna” a Pianaccio nella valle del fiume Salinello nei pressi di Tortoreto in Provincia di Teramo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È difficile scegliere chi nominare e chi no, è ovvio che oltre a questi nomi, internazionali o regionali, molti altri meriterebbero onore e memoria, il fatto rimane sempre lo stesso. Spesso anche se si è bravi e meritevoli si viene dimenticati e poche sono le speranze di rimanere nella memoria per merito. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>Il Tempo tra concezione antica e moderna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2022 16:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[L'Anno che Verrà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dio che guardava passato e futuro Nel calendario romano il mese di gennaio era quello dedicato al dio Giano. Una divinità provvista di due volti agli estremi della testa capace di guardare contemporaneamente sia al passato che al futuro. Antico re del Lazio e padre del dio del Tevere, Tiberino, fonda la civiltà sul [&#8230;]</p>
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<p><b>Il dio che guardava passato e futuro</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel calendario romano il mese di gennaio era quello dedicato al dio Giano. Una divinità provvista di due volti agli estremi della testa capace di guardare contemporaneamente sia al passato che al futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Antico re del Lazio e padre del dio del Tevere, Tiberino, fonda la civiltà sul colle Gianicolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giano accolse Saturno, padre di Zeus da lui spodestato, diventando protettore del Lazio e antico fautore dell’età d’oro del </span><i><span style="font-weight: 400;">Latium vetus.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I miti parlano sempre per significati profondi. Il nuovo anno inizia guardando al vecchio passato e al prossimo futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’antichità, come oggi, l’uomo si è sempre fatto domande sullo scorrere del tempo e sul significato che ha per sé e per la terra. Ovviamente l’osservazione della natura evidenziava un piano ciclico del tempo, quello delle stagioni, ma allo stesso tempo vi era la vita legata agli esseri viventi come piante e animali, dove si nasce, si cresce e si muore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tempo ciclico ed inesorabile, concezione adottata dalla grecità o passato, presente e futuro, tempo radicato nella cultura giudaico cristiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poli opposti e conviventi nella nostra attuale cultura, sinonimo di riflessioni umane profonde e incredibilmente durature.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora il tempo viene studiato in fisica: sappiamo che è una dimensione e che ha dei comportamenti diversi a livelli macro e microscopici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cosa ci insegna davvero il tempo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa è una delle tante domande che accompagna la vita di archeologi e storici da sempre. Più che lo studio di esso inteso come ricerca scientifica, spesso è bene fermarsi sul suo significato meno umano possibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una massima l’abbiamo imparata in questo ultimo anno: l’uomo, dal tempo, non impara nulla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’immediatezza del vivere, questo eterno presente, rende la società inetta, piatta e priva di possibilità di crescita intellettuale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È inutile ripetere ancora quanto sia fondamentale essere curiosi e apprendere con umiltà e, ancora, quanto sia fondamentale la vera cultura per la progressione del genere umano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi dico soltanto che, la nostra concezione di tempo non è l’unica esistita e non è l’unica giusta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Passato, presente e futuro sono una concezione. Una, non la sola! Il passato non è male, e il presente non è sforzo per migliorare un futuro che promette chissà cosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scardiniamo il pensiero, non per cambiarlo o demonizzarlo, ma per uscirvi e trovarne di nuovi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scoprirete che la serenità deriva da un presente intriso di passato che vede al futuro come una piacevole, ma non assoluta, eventualità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>Il dies natalis di Mitra.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 16:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Quali Canti a Natale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla conoscenza delle origini deriva quella del presente il Natale è una festa molto particolare, amata e odiata. È la rappresentazione della bontà della carità insieme dell’aiuto reciproco. Arriva a noi con una serie di usanze e derivazioni mediatiche, ma anche da una costruzione storica ben precisa. Dal presepe, creato per la prima volta da [&#8230;]</p>
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<p><b>Dalla conoscenza delle origini deriva quella del presente</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">il Natale è una festa molto particolare, amata e odiata. È la rappresentazione della bontà della carità insieme dell’aiuto reciproco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Arriva a noi con una serie di usanze e derivazioni mediatiche, ma anche da una costruzione storica ben precisa. Dal presepe, creato per la prima volta da San Francesco, alla celebrazione della nascita di cristo, tutto ciò che sappiamo su questa festività ha una lunga storia che viene spesso ignorata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parliamo, per esempio, del perché la festa di Natale cade il 25 dicembre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa, come molte altre nella storia della religione Cristiana, fu mutuata guardando alle precedenti feste pagane. Nel nostro caso parliamo della festività legata al mio Mitra. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mitra è una divinità che nasce nel XI secolo a.C. nell’induismo, nei sacri testi Veda viene identificato come facente parte della triade composta da Ahura Mazda e Anahita nella religione denominata Zoroastrismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Roma Mitra fu soprattutto il dio dei soldati, divinità solare, la sua adorazione richiedeva regole molto precise tra cui temperanza, autocontrollo e la compassione anche nella vittoria. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mitraismo, come il cristianesimo, offriva la salvezza ai suoi seguaci perché Mitra era una divinità che doveva salvare l’umanità dal male. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mito della sua nascita vuole che, la notte del 25 dicembre, in una grotta, nacque da una vergine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi ricorda qualcuno?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intermediario di un dio superiore, Mitra muore e risorge come divinità messaggera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vado oltre a spiegare come una antica divinità possa rispecchiare le caratteristiche del, a noi più noto, Gesù di Nazareth.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò non è raccontato per sottrarre autenticità al secondo membro della trinità cristiana, è solo per far capire a tutti la dimensionalità plurima della storia. Tutto ciò che è legato a cristo ha la sua storia e mutua da quella di qualche divinità precedente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il giorno di Natale viene festeggiato ancora oggi nel giorno in cui nacque il mitico dio Mitra, senza contare che Gesù cristo, grazie a calcoli basati sull’astronomia della famosa “cometa” discesa nel cielo il giorno della sua nascita, sembra nato ad aprile e non a dicembre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vi sembri assurdo, sovrapporre una festa pagana ad una cristiana, fu fondamentale per i primi credenti. Era un mezzo per farsi accettare e per convertire chi ancora credeva nell’antica religione pagana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le feste comandate sono gioia, rito e condivisione: ma devono essere anche fonte di consapevolezza. Se abbiamo una festa per ricordarci della carità cristiana è perché, durante il corso della storia, questa festa ha mantenuto la sua funzionalità ad oggi mutata ma ancora non decaduta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiediamoci sempre l’origine di ciò che conosciamo e saremo più padroni del nostro presente! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Buon giorno di Natale a tutti!</span></p>
<p style="text-align: right;">Andrea Di Giovanni</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8812" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8813" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/II-dies-natalis-c-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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