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	<title>Sandro Scarpitti Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Dal Vello d’Oro alla pentola di monete sotto l’arcobaleno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 16:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[ArgoNautica]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginando un pezzo inserito all’interno di una rubrica denominata “la polemica”, quando il tema del magazine è “Argonautica”, probabilmente l’aspettativa del lettore potrebbe orientarsi verso la diatriba, sempre più accesa, sui flussi migratori via mare (secondo qualcuno, una vera e propria “invasione”) dalle coste del nord africa, e non solo, verso l’Europa (passando per l’Italia, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Immaginando un pezzo inserito all’interno di una rubrica denominata “la polemica”, quando il tema del magazine è “Argonautica”, probabilmente l’aspettativa del lettore potrebbe orientarsi verso la diatriba, sempre più accesa, sui flussi migratori via mare (secondo qualcuno, una vera e propria “invasione”) dalle coste del nord africa, e non solo, verso l’Europa (passando per l’Italia, ovviamente). Una polemica </span><i><span style="font-weight: 400;">tout court</span></i><span style="font-weight: 400;">, vista la ricorrenza dell’argomento nel dibattito politico degli ultimi 10 anni, esplosa nell’ultima campagna elettorale più che mai (con tanto di blocchi navali e confini blindati) e incendiata, poi, ulteriormente, dalle prime decisioni del nuovo governo italiano e dagli scontri, per ora solo verbali, con le ONG impegnate nel Mediterraneo nel soccorso, trasporto e consegna a domicilio dei cosiddetti “migranti”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Invece, spiacente di deludere i miei lettori, sono un appassionato di mitologia greca e, memore del viaggio di Giasone alla ricerca del Vello d’Oro con il suo manipolo di eroici compagni, nella mia testa è scattata un’altra molla. La mia mente è entrata, in modalità “bimbo di 3 anni”, nel più classico dei vortici del “perché”. Perché ci si mette in viaggio? Perché donne e uomini sono disposti a mettersi in cammino, e ancor di più ad avventurarsi per mare, spesso senza certezze e senza una destinazione precisa? Perché si affidano ad ogni mezzo e ad ogni tramite pur di lasciare la propria sponda del mondo verso lidi lontani e sconosciuti? Da dove nasce, o da dove arriva, la motivazione che induce le persone a “lanciarsi” in un’avventura dove i pericoli sono di solito maggiori delle speranze riposte nel viaggio?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando toccò a Giasone, partire alla ricerca del Vello d’Oro, di motivazioni forti ne aveva eccome! Salvare i suoi cari dalla prigionia, riconquistare un trono usurpato, annullare una maledizione che gravava sul suo popolo e guadagnare gloria eterna tra i suoi concittadini. Oltretutto, Giasone aveva aiuti importanti: Atena “in persona” aveva donato alla nave Argo una polena (la prua con sembianze solitamente femminili, per intenderci) con poteri utili a tener lontani gli influssi maligni e le iatture; la stessa Era, moglie di Zeus, lo proteggeva e favoriva, se non altro per far dispetto allo zio usurpatore, che evidentemente gli era antipatico (in realtà, non le portava sufficiente rispetto e dedizione, a suo parere!). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Analizzando i viaggi della speranza (o meglio, i viaggi della disperazione, come che spesso appaiono ai nostri occhi), siamo ben lungi dalle condizioni e dalle ragioni di un novello Giasone e del suo manipolo di impavidi, pronti a rischiare la vita per un obiettivo eccezionale. Le stesse speranze di arrivare “in una vita migliore”, probabilmente frutto di propaganda o semplicemente delle “immagini” raccolte da tv, web e social media, tratte dalle “storie” quotidiane condivise dai nostri giovani su instagram o tik tok o chissà in che modo ricevute nelle lande inospitali, misere e devastate che, in cuor nostro, ci immaginiamo debbano essere i luoghi dai quali si sente il bisogno di scappare, possono ritenersi ben riposte, in questo momento storico, arrivando in Italia da clandestini e da disperati mercanteggiati da organizzazioni criminali senza scrupoli?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, c&#8217;è davvero ancora da qualche parte un Vello d&#8217;Oro che valga la pena di andarsi a prendere, costi quel che costi, per la gloria imperitura del proprio popolo o anche solo per garantire la prosperità della propria famiglia o ci troviamo piuttosto di fronte ad un ingannevole miraggio, magari pure creato ad arte, come il famoso e favoloso Pentolone di monete d&#8217;oro posto alla base di un evanescente arcobaleno?</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9371" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9373" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-vello-doro-p-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>“Mare profumo di mare”… e di spensieratezza!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 16:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ve lo ricordate il telefilm “Love Boat”? Quella serie ambientata su una nave da crociera dove si intrecciavano i destini e le storie di tante persone e dove in ogni viaggio (ma proprio per ogni singola tratta) l’amore trionfava sempre (ma proprio sempre) e il lieto fine era d’obbligo? E voi, vi ricordate per caso [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ve lo ricordate il telefilm “Love Boat”? Quella serie ambientata su una nave da crociera dove si intrecciavano i destini e le storie di tante persone e dove in ogni viaggio (ma proprio per ogni singola tratta) l’amore trionfava sempre (ma proprio sempre) e il lieto fine era d’obbligo? E voi, vi ricordate per caso di una puntata, anche una sola, nella quale il tempo non fosse splendido e il mare calmo e piatto come un lago ghiacciato? Io, giuro, proprio non ne ho memoria e, avendone viste di puntate di quel telefilm, vuol dire che, semmai quella nave abbia mai affrontato una tempesta o una mareggiata, io quel giorno non ero davanti alla tv.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Storie a lieto fine, amore a profusione, belle persone animate sempre da belle intenzioni, dialoghi (da copione, ovviamente) pieni di valori positivi e, come detto, un sole che spaccava le pietre per 365 giorni all’anno (mettiamo pure 364, ma non di meno). Se non pioveva o non c’era un freddo polare da far cascare i lobi delle orecchie, nessuno gridava all’allarme “Climate change”, bensì i fortunati passeggeri della “Pacific Princess” (questo il nome della “nave dell’amore”) si godevano il sole e un bagnetto rinfrescante sul ponte della nave senza “menarsela” troppo con le preoccupazioni della vita quotidiana, rigorosamente lasciate a terra, prima di imbarcarsi. Tra l’altro, a proposito di imbarcarsi, non ricordo neanche di aver mai saputo (o mai capito) da dove partissero e che giro facessero questi amabili vacanzieri. Forse, però, è solo la mia memoria a fare cilecca, vista l’età che avanza inesorabile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad ogni modo, pensando oggi a quel telefilm emblematico, lo “rivedo”, mentalmente e sotto molti punti di vista, come lo specchio di quei tempi. E, forse, non solo come una trasposizione in celluloide di una realtà più positiva, leggera e ottimistica della realtà dell’epoca, ma anche come una vera e propria forma di “propaganda” di uno stile di vita, di alcuni valori, di certi bisogni da soddisfare e desideri da realizzare. Questa parola sempre più presente nei discorsi del nostro tempo, propaganda, qualcuno (troppo pochi e troppo poco ascoltati) l’ha sempre associata alle produzioni hollywoodiane e, più in generale, alle finalità dell’intrattenimento cinematografico. Forse, però, finché ha schiacciato su “note” piacevoli, abbiamo fatto fatica a percepirla come (o volutamente abbiamo “rifiutato” che fosse) una forma di manipolazione della percezione del reale. Un artificio che potrebbe essere a disposizione di obiettivi e mittenti (o mandanti?) diversi: dall’azienda che vuole conquistare il mercato mondiale di un certo prodotto, alla super potenza mondiale che vuole “raccontare” quanto si stia bene sotto il proprio dominio, tanto per fare un paio di esempi a caso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’eterno dilemma dell’uovo e della gallina, perciò, si fa fatica a discernere quanto la propaganda anticipi e, quindi, determini in concreto una certa realtà (felice/drammatica, superficiale/profonda, spensierata/terrorizzata) ovvero quanto di “documento storico” sia presente nelle cineteche di tutto il mondo, tanto da poter considerare anche una serie leggera come “Love boat” quale oggetto di adeguata considerazione, ad esempio, in un’analisi sociale e sociologica dei nostri anni ’80. Non a caso, forse, gli anni di quel Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti, guarda caso figlio proprio del cinema americano. </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Cassandro Ripitt</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9415" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9416" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/mare-profumo-di-mare-vrp-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>I ”Visitors” sono tra noi (e, in realtà, sono fin troppo terrestri!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2023 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
		<category><![CDATA[Scacciapensieri o cattura Sogni?]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Chi ha qualche annetto sulle spalle, come il sottoscritto, probabilmente ricorderà una serie televisiva del genere “fantascienza” dal titolo “V – Visitors”, andata in onda in Italia verso la metà degli anni ’80 e oggetto di un recente “remake” del 2009. Questa la trama per sommi capi. Decine di dischi volanti giungono sulla Terra e si fermano sopra le principali città del nostro pianeta. Gli alieni prendono contatto con i terrestri e, come spiegazione per il loro arrivo (ovviamente, “in pace”), si dicono bisognosi di alcune risorse che sul loro pianeta di origine stanno esaurendosi (sostanze chimiche inutili per i terrestri ma vitali per loro). In cambio, i “visitatori” assicurano il loro contributo scientifico alla soluzione di gravi problemi e malattie che affliggono l&#8217;umanità (il cancro, in primis). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualcuno, però, mette in dubbio la narrazione relativa all’arrivo degli alieni e alle loro intenzioni e scopre una realtà agghiacciante e pericolosa: gli alieni sono in realtà dei rettili, celati da un aspetto umano, che si cibano di animali ancora vivi, giunti sulla Terra per appropriarsi dell’acqua (ormai carente sul loro pianeta) e, perché no, per portarsi dietro anche un po’ di “sushi umano”, tanto per sfamarsi durante il lungo viaggio di ritorno. Un gruppo di persone, quindi, prende coscienza dei rischi dell’invasione per l’intera razza umana e organizza una sorta di resistenza, scontrandosi però con quella parte di persone che credono alle buone intenzioni dei visitatori e, ancor di più, con coloro che si pongono come veri e propri “collaborazionisti” dei nuovi dominatori, anche contro gli interessi della stessa razza umana. Tanto più che i “visitatori” conoscono bene l&#8217;importanza dei </span><b>mass media</b><span style="font-weight: 400;">: appena possibile, infatti, creano un &#8220;ufficio stampa&#8221; gestito da giornalisti terrestri famosi e amati dal pubblico, con l’intento di far passare un unico potentissimo messaggio: noi</span> <span style="font-weight: 400;">veniamo in pace, per migliorare la vostra società e per aiutarvi; chi ci combatte, quindi, non compie alcun gesto di resistenza, bensì è da considerare semplicemente un terrorista</span><i><span style="font-weight: 400;">.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vado oltre per non spoilerare il seguito a coloro che avranno il desiderio di vedere tutti gli episodi della serie. Voglio, però, condividere alcune delle sensazioni e dei pensieri che hanno riportato alla mia mente i ricordi legati a questa produzione proprio mentre cercavo ispirazione sui temi del magazine di apertura del 2023. Ho pensato a quest’epoca delle emergenze planetarie, delle “minacce oscure” e palesi, delle grandi crisi, attuali e prossime future (addirittura “già previste”), che costringono intere popolazioni a considerare, come mai prima d’ora, di cedere quote sempre più consistenti di libertà e di autonomia a beneficio della collettività, della sicurezza e del futuro radioso che, ci assicurano, aspetta tutti noi. Ho pensato ai generosi “filantropi” e a quelle categorie di professionisti, scienziati e politici, che dichiarano e proclamano buone intenzioni e grandi opportunità per tutta l’umanità ad ogni pie’ sospinto, anche a costo di “piegare” la resistenza di quella parte di umanità stessa che dubita, non si fida e, cosa più assurda, non accetta di “beneficiare” di tutta questa bontà e generosità. Ho pensato ai mass media e ai social media, sempre più al centro di un furioso dibattito legato alla “libertà di parola” e sempre più additati come strumento di mera propaganda anziché di fruibile e significativa “informazione”, che sono andati ben oltre le lottizzazioni politiche e le aree di influenza di un recente passato, arrivando a rappresentare quasi una voce unica e univoca, fonte di verità e degna di fede assoluta, con tutte le conseguenze del caso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho pensato all’Unione Europea, alla NATO, all’ONU, all’OMS, ai BRICS; a tutte queste organizzazioni sovranazionali, “aliene” nel senso etimologico del termine, entità che sempre più spesso si intromettono nella vita dei singoli Stati e si propongono come soggetti in grado di “risolvere” problemi e crisi che si presentano, a catena, senza che sia possibile però capire esattamente da dove (e da chi) siano originati. E soprattutto, senza che sia chiaro, ai più, la questione più rilevante: “perché”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cassandro Ripitt</span></p>
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		<title>Chi non “Risiko”, non rosica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2023 16:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
		<category><![CDATA[Scacciapensieri o cattura Sogni?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pedine impotenti di un gioco al di fuori della nostra portata Sempre di più, il mondo sembra essere diventato un enorme e reale campo di battaglia nel quale i potenti della Terra, i grandi “players” (o giocatori, nella nostra lingua madre considerata sempre meno affascinante di quelle straniere), si scontrano sistematicamente, quasi quotidianamente, su molteplici [&#8230;]</p>
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<p><b>Pedine impotenti di un gioco al di fuori della nostra portata</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre di più, il mondo sembra essere diventato un enorme e reale campo di battaglia nel quale i potenti della Terra, i grandi “players” (o giocatori, nella nostra lingua madre considerata sempre meno affascinante di quelle straniere), si scontrano sistematicamente, quasi quotidianamente, su molteplici piani, con innumerevoli e variegate armi, con l’impiego di strategie e tattiche tanto fantasiose quanto spietate, possibilmente mantenendo il 99% della popolazione mondiale all’oscuro delle loro intenzioni e dei loro obiettivi o, cosa ancora più difficile (ma perseguibile), convincendo i propri concittadini, di volta in volta, di essere “i buoni” della storia. Non è certo cosa recente, ciò di cui sto parlando, ma di questi tempi, più che mai, il cosiddetto “status quo” sembra pronto ad essere stravolto; per questo, coloro che hanno interesse a mantenerlo, o al massimo ad approfittare della situazione per “rafforzarlo”, sono pronti alla guerra totale, almeno tanto quanto coloro che vogliono sparigliare le carte e prendere lo scettro del potere, come minimo per il prossimo secolo. E poco importa che si parli di guerra economica, civile, diplomatica o militare, che si tratti di azioni lecite o illecite, legittime, secondo convenzioni, trattati e norme di diritto internazionale, ovvero illegittime ma necessarie (a mali estremi…). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di una cosa, però, sono abbastanza sicuro: ci siamo dentro fino al collo. Spettatori, se va bene, carne da macello, a chi va peggio, pedine impotenti di un gioco al di fuori della nostra portata e senza un ruolo attivo, comunque e nella generalità dei casi. La cosa pazzesca anche per chi, oggi, “vede” chiaramente quanto sta accadendo nello scacchiere geopolitico mondiale, è che, finora, non ci si è accorti di nulla o quasi. Oggi che, probabilmente, a cose fatte e perfettamente posizionate, non c’è altro da fare che prendere atto e prepararsi al peggio. Anni di avvenimenti, apparentemente insignificanti e scollegati tra loro, di cambiamenti sociali e politici, di tensioni interne e di alleanze esterne, di “democrazie” e di regimi, di organismi sovranazionali promossi per “il bene comune globale” e per una migliore collaborazione tra i popoli, e molto altro ancora, sembrano serviti solo a buttare fumo negli occhi alle formiche operaie che brulicano in ogni parte del pianeta (noi ignari abitanti) e a creare diversivi per i nemici, mentre si rafforzavano intese tra gli alleati del momento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio così, alleati “temporanei”. Perché, come in un grande gioco del RISIKO, alleati veri e fino in fondo, non ne esistono. In quel gioco, come nel mondo reale, ogni giocatore gioca solo per sé e per il proprio obiettivo, che deve cercare di tenere celato per il maggior tempo possibile, affinché gli avversari non facciano azioni preventive per impedirgli di raggiungerlo e affinché il giocatore stesso possa programmare di agire in modo sorprendente ed efficace, sferrando e chiudendo, in poche e inarrestabili mosse, l’attacco finale. Poco conterà, a quel punto, che gli altri giocatori abbiano compreso l’obiettivo dell’avversario: la vittoria finale sarà saldamente in pugno dello stratega più astuto, più spregiudicato e, probabilmente, più spietato, disposto, senza scrupoli, ad utilizzare tutti i “carrarmatini” che sarà necessario sacrificare. </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
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		<title>Speculo Specule delle mie brame…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 15:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Domanda vs Offerta]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sistema truccato dove il banco vince sempre Dopo qualche settimana dall’inizio di questo anno scolastico, è arrivato il tempo di iniziare a spiegare ai miei alunni di seconda superiore il funzionamento dei mercati, partendo dai concetti di domanda e di offerta di beni e servizi. Più che mai, mi sono trovato in grossa difficoltà, [&#8230;]</p>
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<p><b>Un sistema truccato dove il banco vince sempre</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo qualche settimana dall’inizio di questo anno scolastico, è arrivato il tempo di iniziare a spiegare ai miei alunni di seconda superiore il funzionamento dei mercati, partendo dai concetti di domanda e di offerta di beni e servizi. Più che mai, mi sono trovato in grossa difficoltà, anzi direi in un vero e proprio imbarazzo. Mi sono sentito imbarazzato nel trattare di concetti assolutamente inadeguati a rappresentare, oggi più che mai, il funzionamento dei mercati, le “ragioni” e le leggi che ne determinano gli andamenti. Un imbarazzo legato anche ad una sensazione strana, come quando conosci già il finale di una storia, piena di colpi di scena, della quale però ti chiedono di raccontare con dovizia di particolari e rigoroso ordine cronologico, tutti i fatti, i passaggi, i momenti rilevanti; tutte cose che verranno, tragicamente (e tu lo sai), spazzate via dalla nuda e cruda realtà dell’ineluttabile epilogo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi sono chiesto se fosse giusto proseguire, ordinatamente, alla costruzione degli strumenti necessari per far comprendere, ai miei giovani allievi, le realtà economiche complesse o se fare il “guastafeste” e iniziare dal “qui e ora”, dalle grandissime difficoltà nelle quali versano i mercati ai tempi delle pandemie, delle nuove guerre e del cambiamento climatico catastrofico, in modo da risparmiare tempo ed energie a tutti. Con dinamiche economiche e, ancor di più, finanziarie “viziate” da ogni possibile distorsione legata all’ingordigia umana (gli speculatori tout court), alla corsa al dominio incontrastato e alla sopraffazione altrui, alle lobbies, ai gruppi di potere più o meno palesi (gli speculatori carnivori)  e all’utilizzo, recente e sempre più spudorato e violento, di strumenti lontanissimi dal mondo dell’economia tali, però, da avere ricadute economiche astronomiche in positivo, come abissali in negativo (speculatori con delirio di onnipotenza), di quali regole di funzionamento dei mercati si può sensatamente parlare in un&#8217;aula di scuola, o di università? Di quali leggi, se non di quella del più forte, ci si può avventurare a trattare senza essere additato, meritatamente, quale ingenuo sognatore se non addirittura come un sempliciotto inadeguato al compito assegnato?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mancanza di scrupoli in un sempre più folto gruppo di “operatori” o “attori” del mercato, legato a doppio filo con soggetti economici e politici forti, centro di decisioni tali da cambiare il corso della vita di un’intera popolazione in un batter di… tastiera, con una legge o un decreto, perfino di basso rango giuridico, aprendo la strada a business miliardari e bruciando ogni legge della domanda e dell’offerta, saltando gare d’appalto, controlli, limiti di spesa e ogni altra sicurezza precedentemente predisposta, sta facendo la differenza tra un sistema economico regolato dal libero mercato, pur con tutti i suoi difetti, e un mercato telecomandato che dirige dispoticamente l’intero sistema economico verso obiettivi prefissati (di pochi) a discapito dei più, di quelli che al mercato hanno affidato la loro vita, professionale, lavorativa, economica. Un sistema “truccato”, dove certamente chi ha più informazioni ha più probabilità di fare profitti (e fin qui, siamo ancora nella teoria economica) ma chi “possiede” l’informazione, e la può orientare o perfino manipolare, ha la certezza di prevalere in ogni caso. In pratica, un mercato la cui forma non si trova sui libri di economia perché, progressivamente, ha assunto le sembianze di una bisca, dove, si sa, il banco “deve” vincere sempre.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8255" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/speculo-delle-mie-brame-p-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Scuola che vorrei…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando una visione si scontra con una previsione  Nella mia vita, ormai giunta al di là dello scollinamento della “mezz’età”, ho incontrato e conosciuto molti maestri, diversi professori, perfino qualche “eminente professorone” ma pochi, pochissimi, insegnanti. Per molti, “insegnante” non è altro che un sinonimo degli altri termini adatti ad indicare chi, per lo più [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Quando una visione si scontra con una previsione</i></b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella mia vita, ormai giunta al di là dello scollinamento della “mezz’età”, ho incontrato e conosciuto molti </span><span style="font-weight: 400;">maestri, diversi professori, perfino qualche “eminente professorone” ma pochi, pochissimi, insegnanti. Per molti, “insegnante” non è altro che un sinonimo degli altri termini adatti ad indicare chi, per lo più seduto in cattedra, ricopre il ruolo di docente per gruppi di giovani virgulti umani. Per me, “colui che insegna” ha in sé una peculiarità che lo distingue, e lo eleva, rispetto ai suoi “colleghi” maestri, professori, formatori e affini: l’intento. Non un’intenzione qualsiasi, non un obiettivo eterodiretto o finalizzato al di fuori degli interessi del discente, e tantomeno la realizzazione di sé attraverso i propri studenti, bensì la genuina e ferma volontà di raggiungere l’ambizioso e, a tratti, folle obiettivo di arricchire, concimare, far crescere e rendere autonome le giovani menti con le quali entra in relazione nella veste, appunto, di insegnante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rarità delle apparizioni di un siffatto essere è tale da renderlo una figura quasi mitologica. Incontrare un insegnante, però, è esattamente ciò che può cambiarti la vita, evidentemente in meglio. Soprattutto, il valore di questo incontro andrà oltre il tempo della scuola, supererà i confini della materia di insegnamento per irradiarsi, virtuosamente, in ogni ambito, alimentando passione, curiosità, interesse e ogni altro ingrediente prezioso e indispensabile per mantenere sempre viva la sete di conoscenza. Di ogni conoscenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Coach umanistico “ante litteram”, l’insegnante contribuisce, con adeguata discrezione e minima interferenza esogena, alla scoperta dei talenti del discente e ne permette lo sviluppo, con il miglior grado di autonomia possibile. Leader nel senso più squisitamente letterale di “guida”, che accompagna e cammina accanto, “personalizza” il proprio intervento nella piena coscienza della singolarità di ciascuno, sia umanamente sia dal punto di vista dei processi e dei meccanismi di apprendimento. E come “guida”, si preoccupa della propria coerenza tra parole proferite e azioni compiute, consapevole del valore e della forza dell’esempio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un mondo realmente interessato al bene dei propri giovani e al futuro delle generazioni che verranno, non dovrebbe esserci alcun dubbio sulla via da perseguire nella loro formazione, preparazione ed educazione. Per avere persone laboriose, empatiche, proattive, impegnate, connesse con gli altri (nel senso concreto e reale del termine, e non solo digitale o virtuale), sensibili verso tutto e tutti, capaci di “dare” almeno quanto di ricevere e di apportare un pezzetto di sé in ogni manifestazione delle loro esistenze, consapevoli che vivere in pace è “la” via anche semplicemente perché in un clima collaborativo e cooperativo, nel lungo periodo, si ottengono risultati migliori che giocando da soli e per sé stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In pratica, però, con la scusa che siamo “in troppi” a questo mondo, che è difficile conciliare i programmi ministeriali con le peculiarità di ogni studente, che ci sono pressioni per incanalare i nostri giovani verso un tipo di conoscenza o verso una necessità produttiva contingente, che “insegnare” è molto più faticoso e laborioso che indottrinare, ammaestrare, rimpinzare di nozioni che serviranno, poi, a chi finanzia, tra le altre cose, anche il “sistema scuola”, si staglia all’orizzonte tutt’altro tipo di “istruzione” riservata ai giovani di oggi e del prossimo futuro. Una scuola finalizzata alla creazione di un bagaglio comune, culturale e tecnico, minimo indispensabile per “servire il sistema”, con ridotta complessità (le intelligenze artificiali e i loro algoritmi lavoreranno, per le cose complicate, al posto dei nostri cervelli) e pressoché nulla capacità di discernimento, di senso critico, di valorizzazione delle intelligenze possedute. Che non sia mai che a farsi troppe domande e a cercare “inutili” risposte, qualcuno non pensi di sottrarsi alla propria (?) vocazione per il “bene comune”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;"> Cassandro Ripitt</span></i></p>
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		<title>Istruzione&#8230; per l&#8217;uso!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il sapere, inteso come l’insieme delle conoscenze possedute da ciascuno così come dalla totalità, dalla collettività degli esseri umani, è talmente fondamentale nello sviluppo della vita e nella sua stessa evoluzione che, da sempre, è strumento e simbolo di “potere”. Condividere il sapere, nella maniera più ampia e diffusa possibile, è cosa abbastanza recente nella storia del mondo e, comunque, è sempre stata ed è tuttora una scelta politica “come” e “quanto” diffondere di tutte le conoscenze acquisite ed accumulate dalla razza umana nell’arco degli ultimi millenni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza eccedere in una digressione storica relativa alla scolarizzazione delle persone e, quindi, alla suddetta diffusione del sapere tra tutte le fasce della popolazione, possiamo affermare che, da un certo punto in poi, si è ritenuto più utile far conoscere e condividere parte di questo immenso patrimonio (e, quindi, di questo enorme potere) con la massa anziché continuare a mantenerla nella più profonda ignoranza (e dipendenza), buona solo ad eseguire ordini semplici e diretti e lavori prettamente materiali e manuali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il modo stesso di “fare scuola”, di ammaestrare, le persone, a partire dall’infanzia, è cambiato nel tempo in funzione di specifici obiettivi politici. In questo senso, il dibattito sulle finalità e le modalità di insegnare e di istruire gli scolari è continuo e si riaccende, periodicamente, non solo alla ripartenza di ogni anno scolastico, ma soprattutto in momenti congiunturali caratterizzati da cambiamenti o difficoltà importanti, siano esse in ambito sociale, economico o politico. Si mettono a confronto veri e propri “modelli”, applicati in Stati diversi del mondo, si paragonano risultati diretti e ricadute positive sulla vita e sull’economia di questi Paesi, si discute su ciò che sarebbe meglio fare per una crescita, vera e piena, delle nuove generazioni attraverso quel lungo periodo che i giovani devono dedicare all’apprendimento. Si scontrano, così, visioni diverse, a tratti estreme, tra chi ritiene i ragazzi come delle brocche vuote da riempire e chi invece punterebbe tutto sulle competenze trasversali e sullo sviluppo delle intelligenze di cui, ciascuno, ha una certa dotazione alla nascita. Tra chi ritiene che prima di tutto bisogna sapere, e affidarsi a chi “ha saputo” prima di lui, e chi immagina un mondo fatto di persone che, sopra ogni altra cosa, “sappiano pensare” e riescano, quindi, a trasformare ogni germe di conoscenza in un nuovo frutto dell’ingegno e della potentissima capacità di elaborazione del cervello umano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una riflessione sulla situazione italiana, in questo ambito, potrebbe nascere dall’analisi del termine scelto nel nostro Paese per definire il mondo della scuola e dell’insegnamento: “l’istruzione”. Secondo il dizionario Treccani, il sostantivo istruzione è, in primis, “l’attività, l’opera svolta per istruire attraverso l’insegnamento (o anche, in qualche caso, solo mediante l’addestramento), e il risultato o frutto di tale attività”. E ancora è “l’opera di ammaestramento dei giovani che si compie in modo sistematico nella scuola”. Mi colpisce, però, e mi inquieta quel che c’è scritto in merito all’istruzione “programmata”, come può considerarsi esattamente l’istruzione scolastica: “METODO d’insegnamento che consiste nel fare apprendere all’allievo le NOZIONI VOLUTE attraverso una SEQUENZA PREORDINATA, che passa dalle informazioni semplici alla conoscenza di nozioni più elaborate, utilizzando i vari sussidi didattici”. Se è vero che le parole sono importanti, da queste poche righe si potrebbero comprendere molti dei problemi della scuola italiana e molti dei (voluti) limiti posti alla conoscenza, alla capacità di pensiero critico e allo sviluppo armonico, sistemico e libero di quel meraviglioso patrimonio evolutivo che è il cervello umano. </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
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		<title>Corsi e ricorsi nella storia…dell’arte!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Perché periodicamente, addirittura ciclicamente, ci si pone in maniera critica o iper critica di fronte alle novità, alle iniziative di “rottura” con il passato, alle diverse forme di arte che evolvono (o, ipercriticamente, “involvono”) verso altre modalità espressive o attraverso nuovi strumenti e prodotti? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricondurre questi meccanismi, di cui sicuramente siamo stati tutti involontari “attivatori” almeno una volta nella vita, alla sola “naturale avversione” al cambiamento, potrebbe essere riduttivo. Sicuramente, essendo un processo comunque “violento” che spinge ciascuno ad uscire fuori dal campo del conosciuto, e quindi del rassicurante, e del comodo (non per nulla, i tecnici la chiamano “zona di comfort”), qualcosa a che fare con la resistenza al cambiamento ce l’ha. Per la restante parte, potremmo trovarci di fronte ad una molteplicità di ragioni, e concause, di avversione al nuovo, ognuna delle quali diventa, però, parte integrante dello stesso processo di cambiamento, arrivando sia a connotare il passaggio di epoca o di stile sia ad influenzare la novità sopraggiunta, contribuendo a ridefinirla in una veste “matura”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In ogni arte, possiamo trovare tracce di questo meccanismo, per il quale, a fronte di un momento di “rottura” dovuto all’introduzione di una innovazione assoluta e in purezza, si sono scatenate forze di segno e direzione opposta. Durante questa aspra battaglia, un ruolo determinante nel processo di “definizione del nuovo” lo assumono i “followers”, ovvero gli spettatori, gli ascoltatori, gli acquirenti e gli estimatori ad ogni titolo. Le “tensioni” tra puristi del “prima” e pionieri del “dopo”, l’azione dei mediatori naturali che, costantemente, vivono tra noi e che, da saggi eclettici, cercano di esaltare e prelevare il meglio di ogni cosa, nonché la risposta del pubblico agli obiettivi dei promotori della novità (consenso più o meno ampio, riscontro commerciale, soddisfazione e posizione personale, ecc.) contribuiscono, tutte insieme, a raggiungere lo stadio “maturo” del nuovo, che a quel punto, è già diventato un pezzetto di storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due esempi, di cui uno molto più avanti nel processo, forse già al termine del percorso, e l’altro in piena evoluzione. Nel campo delle “arti grafiche”, un caso di specie è stato quello dei “graffiti” e dei loro autori (i graffitari o </span><i><span style="font-weight: 400;">writers</span></i><span style="font-weight: 400;">, visto che sono nati negli States) che da atti di vandalismo veri e propri (così sono stati considerati e sono considerati ancora, a certe condizioni) hanno assunto un valore di spazio di protesta e di denuncia, per poi assurgere a forma d’arte man mano che gli autori caratterizzavano lo studio delle lettere, usando il valore e la potenza dell’immagine per richiamare l’attenzione sul contenuto dello scritto. Da quel movimento iniziale, fatto di denunce (vere e proprie), di divieti, di lotte tra </span><i><span style="font-weight: 400;">crew</span></i><span style="font-weight: 400;"> (gruppi/bande) di zona, da quel punto di rottura si è fatta molta strada e oggi esistono, e sono riconosciuti, ben due movimenti figli di quel momento iniziale, il </span><i><span style="font-weight: 400;">writing</span></i><span style="font-weight: 400;"> e la </span><i><span style="font-weight: 400;">street art</span></i><span style="font-weight: 400;">, e tanti “nipoti” connotati dall’utilizzo di una tecnica specifica, dai materiali, dai “pennelli” e dalle “tele” utilizzate e altro ancora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella musica, invece, stiamo assistendo più recentemente al fenomeno </span><i><span style="font-weight: 400;">trap</span></i><span style="font-weight: 400;">, che in pochi anni ha prima fatto “rottura” con le sue origini (hip hop e rap), per iniziare a camminare con le proprie gambe, ed ora è in piena fase di contaminazione, tant’è che da musica di nicchia (che già a definirla musica era un gentile omaggio), ha raggiunto la massa del pubblico di giovani e giovanissimi sia attraverso meccanismi di emulazione e appartenenza tra i ragazzi, sia grazie ad un ammorbidimento di melodie, testi e suoni, finalizzati ad una crescita commerciale del movimento (e per nulla apprezzati dai “soliti puristi” della prima ora). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso, vi starete chiedendo dove sta “la polemica” in tutto questo articolo. A me sembra chiaro. La polemica è il condimento di tutto il processo sopra descritto, è la chiave della contaminazione e quindi dell’accettazione e della diffusione del cambiamento. Ed è quello che potrebbe far diventare “arte” perfino la musica trap.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti </span></i></p>
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		<title>L’Italia che verrà: parco turistico e riserva per italiani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che l’Italia sia, da nord a sud, una terra ricca, anzi ricchissima, di ogni ben di Dio, è cosa più che risaputa e universalmente riconosciuta. Che si tratti di doni della natura o frutti dell’ingegno e delle “mani” dell’uomo, di ogni cosa, in ogni campo dello scibile e del realizzabile, in Italia ce n’è da [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Che l’Italia sia, da nord a sud, una terra ricca, anzi ricchissima, di ogni ben di Dio, è cosa più che risaputa e universalmente riconosciuta. Che si tratti di doni della natura o frutti dell’ingegno e delle “mani” dell’uomo, di ogni cosa, in ogni campo dello scibile e del realizzabile, in Italia ce n’è da far girare la testa, c’è così tanto da non riuscire ad avere il tempo, in una sola vita, di vedere e godere ogni cosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei secoli, molti popoli (e molti invasori) hanno desiderato (e bramato) i “tesori” italici, da molto prima che la penisola assumesse il nome di Italia, e molti di questi hanno a loro volta arricchito questa lingua di terra del loro passaggio, ricchezze su ricchezze, storia su storia, cultura, arte, musica, architettura, vestigia di ogni genere, su altrettanta precedente abbondanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un luogo prospero e affascinante come pochi al mondo, generato da molte popolazioni e capace, a sua volta, di generare un popolo che continua ad essere amato (e talvolta invidiato fino ad una tonalità troppa accesa tendente all’odio) in tutto il mondo. La fenomenologia dell’Italia e dell’italiano, nel mondo, è stata fin troppo oggetto di studio, mentre, nel contempo, centinaia di milioni di persone provenienti da tutto il globo sceglievano di “assaggiare” un pezzetto di questa meraviglia del mondo, alimentando un fiorente comparto economico basata sul turismo. Un settore con così tanto potenziale da aver indotto taluni ad immaginare, a fronte di investimenti in strutture, in “mentalità” e capacità gestionali (necessariamente da aggiornare negli autoctoni italici), una trasformazione pressoché totale dell’economia italiana in una economia “a trazione turistica”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una visione che non abbiamo potuto vedere realizzata, finora, e che forse non vedremo realizzarsi mai. Non in questi termini. Non nei termini di un Paese che, nella sua autonomia politica, economica e culturale, sceglie di “specializzarsi” nella vendita del bello, in ogni sua forma, del piacere, attraverso ognuno dei cinque sensi, della gioia e della leggerezza, sia pure temporanea e superficiale, ma comunque benefica e rigenerante. Asfissiati come non mai nella morsa di “spread”, ricatti internazionali, spending review, austerity energetica, climate change e tante altre spaventose parole in inglese, noi italiani stiamo perdendo, per primi, una parte importante di noi stessi, della nostra personalità, del nostro fascino. Stiamo perdendo una parte importante, quindi, di ciò che vorremmo vendere, nel pacchetto turistico, ai nostri ospiti. Ospiti, sì, ma in casa “nostra”, di nostra proprietà. E quindi ospiti che alimentano la “nostra” economia e portano prosperità alla prosperità, ricchezza su ricchezza, come è accaduto secoli fa, per continuare a rinnovare le bellezze e il valore di una terra unica al mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Invece, sembra che questo attuale rattrappirsi, ritrarsi e sottomettersi, unitamente all’incapacità sopravvenuta di comportarsi “all’italiana”, con una risata scanzonata e un atteggiamento tra il fatalista e il menefreghista di fronte alle difficoltà e ai problemi che ci attanagliano, stia spianando la strada ad un futuro nel quale l’Italia sarà, sì, un “parco divertimenti” a 360°per i turisti di tutto il mondo, ma nel quale gli italiani potranno al massimo fare la parte del “personale folcloristico e ammaestrato”, sotto un padrone che di italiano non avrà nulla, se non tutto il patrimonio che nel frattempo sarà riuscito a comprarsi per un tozzo di pane e qualche promessa in campagna elettorale.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Cassandro Ripitt</span></i></p>
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		<title>Non ci può essere utenza se c’è piena dipendenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il poliedrico Diego Abatantuono, nei panni del mirabolante Mago di Segrate, era solito esternare le proprie “mistiche visioni” annunciandole con la frase: “Vedo, prevedo e stravedo”. Ebbene, non immagino frase migliore per esprimere ciò che immagino nel momento in cui mi siedo a riflettere su quello che sta accadendo a noi comuni cittadini, consumatori prima che utenti di energie sulle quali abbiamo, ormai da decenni, fondato tutto il funzionamento, il benessere, l’economia e lo sviluppo della nostra società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che si tratti di problemi di effettiva carenza estrattiva o di distribuzione, di scelte lucide o di conseguenze indesiderate delle grandi manovre geopolitiche in atto, di azioni speculative o di specchietti per polli… pardon… per allodole, l’unica cosa certa è che le bollette stanno salendo vertiginosamente per tutti. Famiglie e aziende si ritrovano costi più che triplicati, proposte unilaterali di variazioni tariffarie (con tanto di scuse e solidarietà per le disgrazie incombenti) e conti correnti prosciugati senza avere molte alternative alle quali appigliarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si tratta, infatti, di essere propriamente “utenti” di questa o quell’azienda, per cui a fronte di scelte del fornitore che cambiano un piano tariffario o una modalità di erogazione del servizio, il cittadino (o l’imprenditore) può semplicemente rivolgersi altrove e risolvere, almeno in parte, il problema. Questo scenario rischia di mettere in evidenza che, a certe condizioni e in un certo qual modo, la veste di “utenti” è una pura costruzione teorica mentre la realtà ci mostra come siamo tutti “dipendenti” (e non nel senso di addetti assunti e stipendiati) nel modo più assoluto e pericoloso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che preoccupa maggiormente, almeno coloro che riescono a guardare più in là del proprio naso, va oltre l’incremento delle spese a carico dei fruitori di energie. I “terrorizzatori” di professione (prevalentemente assiepati nelle file di politici/politicanti e giornalisti/giornalai) continuano, infatti, a dipingere, a tinte cupe, un prossimo autunno nel quale saremo alle prese con le interruzioni dei servizi e delle forniture energetiche, i razionamenti e i flussi a singhiozzo, oltre che un ulteriore aumento dei prezzi a carico degli utilizzatori finali. E siccome certe aspettative si autorealizzano, soprattutto se i soggetti che predicono sono gli stessi in grado di determinare gli eventi, temo che il quadro possa considerarsi verosimile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La violenza con la quale tutto questo sta accadendo sotto i nostri occhi è direttamente proporzionale alla prepotenza di tutti coloro che hanno “pieno merito” della situazione di emergenza che è stata generata, ufficialmente da tensioni geopolitiche e guerre di potere, in un folle quanto insensato (almeno per le persone comuni) braccio di ferro tra potenze mondiali vecchie e nuove, o meglio, moribonde e pimpanti. Si profila, all’orizzonte, una nuova guerra bianca, che tanto bianca poi non sarà, capace di fare molte più vittime di alcune guerre tradizionali. Soprattutto se nel conto delle vittime dovremo considerare anche i milioni di esseri umani che si ritroveranno, dopo anni passati a galleggiare appena al di sopra della soglia di povertà, a sgomitare per sopravvivere. Persone che una volta si sarebbero definiti “alla canna del gas” ma che, detto oggi, rappresenterebbe paradossalmente un vero e proprio augurio.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Cassandro Ripitt</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6244" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/2w-non-ci-può-essere-utenza-se-copia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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