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	<title>Merito: Quanto vale e quanto è attuale? Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Sul merito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è sempre il migliore ad arrivare più in alto In Italia c&#8217;è una frase che viene ripetuta in ogni casa, ogni volta che un genitore deve educare un figlio: &#8220;Te lo devi meritare&#8221;. Quante volte ci siamo sentiti dire &#8220;te lo devi meritare&#8221; dai nostri genitori, o dai nostri nonni? È un concetto su [&#8230;]</p>
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<p><b>Non è sempre il migliore ad arrivare più in alto</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia c&#8217;è una frase che viene ripetuta in ogni casa, ogni volta che un genitore deve educare un figlio: &#8220;Te lo devi meritare&#8221;. Quante volte ci siamo sentiti dire &#8220;te lo devi meritare&#8221; dai nostri genitori, o dai nostri nonni? È un concetto su cui abbiamo familiarizzato sin dalle nostre prime richieste. Nonno, me lo compri un cioccolatino? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mamma, mi compri questo giocattolo? Papà, mi porti al parco a giocare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta, spesso e volentieri, è: &#8220;te lo devi meritare&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questa frase c&#8217;è probabilmente tutto il pensiero della medio borghesia del nostro Paese. Gli italiani, dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale, si sono ritrovati senza una Lira in mano e con un Paese da ricostruire. Nel frattempo lo sviluppo tecnologico degli anni &#8217;60, stava lentamente cambiando la lista dei desideri di ogni famiglia. Dalla lavatrice al nuovo televisore, dal pantalone in cotone italiano alla Vespa per portare in giro la fidanzatina. L&#8217;Italia, per stare al passo coi tempi, doveva correre e ricostruirsi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I nostri nonni, quelli che non son partiti per l&#8217;America e son rimasti in Europa, hanno compiuto dei sacrifici immensi per ripartire dopo il disordine emotivo provocato dalle guerre mondiali, e interrotto unicamente dalla dittatura! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli italiani, si sa, son dei grandi risparmiatori. La paura di perder tutto in un colpo solo, come ci è già accaduto in passato, ci ha portato ad essere estremamente pragmatici sul piano economico. Quando a un bambino si dice &#8220;te lo devi meritare&#8221;, significa in realtà &#8220;che ogni cosa va raggiunta con sacrificio&#8221;. Si insegna, dunque, il valore del sacrificio. Quasi in ogni nucleo famigliare non falcidiato da brutte situazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi però i bambini crescono, e non chiedono più solo i cioccolatini. Si passa così al chiedere i soldi per un trasferimento, un&#8217;università prestigiosa, un viaggio&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ragazzi italiani, quasi tutti, nascono sotto la stella del firmamento che recita più o meno &#8220;tu datti da fare, che poi le cose arrivano&#8221;. Ma è davvero così?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel cinema sono diversi gli esempi di chi è arrivato con merito&#8230;Ma è sicuramente uno degli ambienti di lavoro più controversi. La posta in gioco è altissima: fama, notorietà, ricchezza, credibilità. C&#8217;è chi prova a raggiungere questo traguardo provando a meritarselo&#8230; E chi invece non ha nessun tipo di scrupolo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall&#8217;inizio della leggenda Hollywood sino ai giorni nostri, tantissimi sono i casi in cui qualcuno è arrivato in alto senza davvero meritarselo&#8230; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E stando a quanto si legge sui giornali internazionali, tanti sono gli artisti che hanno sfruttato la loro importanza&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da quel che riporta il Korea JoongAng Daily, il protagonista di Squid Game Oh Yeong-su (l&#8217;anziano signore che interpreta il giocatore 001) avrebbe toccato una donna in modo inappropriato nel 2017. Parliamo del primo vincitore coreano di un Golden Globe.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Europa, invece, il Crown Prosecution Service (Cps) ha autorizzato ulteriori capi d&#8217;accusa contro Kevin Spacey per diverse aggressioni sessuali su un uomo tra il 2001 e il 2004. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E in Italia? Diversi sono i casi di molestie e abusi emersi.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nasciamo con dei valori unici. Ma quando entriamo nel mondo del lavoro, ci accorgiamo che c&#8217;è una tale quantità di merda, là fuori, che diventa complicatissimo ottenere quel che desideriamo attraverso il merito. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è qui che può entrare in gioco la depressione, la sfiducia nei confronti della società intorno a noi, la voglia di fuggire via e rifarsi una vita fuori&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo della televisione, ancor più che quello del cinema, è pieno di situazioni dove non è il migliore quello che arriva più in alto. È un dato di fatto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Già all&#8217;università può capitare di incontrare il professore &#8220;sbagliato&#8221;, cioè quello bravo ma che poi ti manda un messaggio proponendoti una cena fuori dal contesto accademico. Ne parlo direttamente con Valentina, una ragazza di Milano. Ci incontriamo al quartiere Lambrate, e già quando la vedo arrivare attraverso le finestre del bar, capisco che sarà una conversazione per lei difficile da affrontare.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Valentina ha trent&#8217;anni. Ha frequentato una importante università di Milano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso ha un lavoro e un figlio, ma durante l&#8217;università ha vissuto un&#8217;esperienza traumatica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Vorrei rimanere nell&#8217;anonimato. I miei vengono dalla Basilicata, si sono spostati a Milano con la sicurezza che avrebbero trovato facilmente un lavoro. E tanto è stato. Si sono comprati una casetta con i sacrifici di una vita. E poi sono nata io. Durante la Scuola superiore ho passato un brutto periodo e ho smesso di studiare. Mio padre allora decise di mettermi in macchina senza darmi nessuna spiegazione su dove stessimo andando. Quando arrivammo all&#8217;altezza di Firenze, gli chiesi dove fossimo diretti. Non mi parlò per l&#8217;intero viaggio. Non ci crederai, ma attraversammo tutta, dico tutta l&#8217;Italia. Arrivammo fino in Basilicata. Papà parcheggiò proprio in prossimità del paese dove era nato. Per fortuna che avevamo ancora una casa da quelle parti. Avremmo pernottato lì quella notte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Ecco, questo è il paese da dove veniamo io e tua madre&#8221;, mi disse. &#8220;Io ho fatto tutti questi chilometri per garantirti un futuro che qui avresti fatto più fatica a trovare&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella notte, chiusa in una cameretta della vecchia casa dei miei, cominciai a piangere come una disperata. Non so perché. Quando tornai a Milano, avevo un&#8217;energia diversa. Mi rimisi sotto i libri, e feci un esame di stato ottimo. Quel viaggio aveva cambiato la mia visione delle cose. Se lavori ottieni. Altrimenti, no. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I miei erano soddisfatti del percorso, e sebbene desiderassero un lavoro in fabbrica per me, che era qualcosa di più sicuro, io chiesi loro di aiutarmi con l&#8217;università. Volevo continuare a studiare per diventare manager. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All&#8217;università le cose andarono bene fino a quando non dovetti preparare la tesi con uno dei professori più famosi di tutto l&#8217;ateneo. La prima volta che lo incontrai nel suo ufficio, ricordo perfettamente i suoi occhi. Mi guardava in modo&#8230; Strano&#8230; Diverso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello stesso giorno mi chiese di prendere un caffè con lui in prossimità dell&#8217;ateneo. Accettai. Tornando a casa ricevetti un messaggio sul telefono da una mia amica: &#8220;Guarda che quello ti chiederà di scopare con lui. Lo ha fatto anche con me. E sai che c&#8217;è? Io ho accettato. Adesso ho un 30 e lode in più, e poi non devo nemmeno sbattermi per la tesi. Mi ha detto anche che conosce gente importante e che appena ho finito con l&#8217;università lui mi piazza a lavorare da qualche parte. Fai quello che ti dice e non fare storie. O altrimenti finisci come Patrizia. Te la ricordi Patrizia? Quella che prendeva tutti 30 e lode. Lei ha rifiutato di scopare con lui. Ha smesso di studiare!&#8221; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei giorni seguenti il prof impiegava il suo tempo con me per parlare di cose personali, e non della tesi che avrei dovuto scrivere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una sera mi chiese di andare a cena con lui. Era un ristorante non lontano dall&#8217;università, in mezzo a un mare di gente. Non so perché, ma accettai. La verità è che&#8230; Mi sentivo ricattata, perché sapevo che quelle erano cose che dovevo fare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella sera si offrì di accompagnarmi a casa. Io non accettai, ma lui insistette. Accettai. Mi riaccompagnò a casa mia, si. Ma prima di arrivare accostò la macchina in una zona isolata nella periferia di Milano. Non lontano da casa mia è pieno di boschi. Cominciò a provarci seriamente, stavolta. Iniziò col mettermi una mano sulla coscia. Poi cominciò a baciarmi il collo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io ero immobile. Lui allora si fermò e mi disse: &#8220;Posso rendere la tua vita all&#8217;università la cosa più bella del mondo&#8230; O la cosa più brutta del mondo. Scegli tu&#8230;&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si slacciò i pantaloni e in quel momento capii che ero morta. Morta dentro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi prese la testa con la nuca e la appoggiò al suo pene. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu l&#8217;esperienza più triste di tutta la mia vita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché l&#8217;ho fatto e ho accettato? Perché sapevo che il mio percorso universitario poteva morire, se non avessi accettato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando tornai a casa vomitai e mi chiusi in camera per due settimane senza mai uscire. Nessuno ancora sa di questa storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ottenni il massimo dei voti, e una proposta dal prof di lavorare in un&#8217;azienda molto grande a Milano. Decisi di non accettare. I ruoli importanti, ora mi spaventano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accettai un lavoro in banca, con uno stipendio fisso. Ora ho una famiglia. Quel pezzo di merda, invece, starà ancora scopando con le ragazzine. È una storia triste, lo so. Ma è la verità&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Valentina si alza in piedi di fretta, quasi come se volesse dimenticare per sempre quell&#8217;episodio. Una lacrima le riga il viso. Prende la borsa al volo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accenna un sorriso forzato, come a dire &#8220;scusami, ora devo andare&#8221;. Esce dal bar. La seguo attraverso le vetrate. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poco più in là c&#8217;è un barista, sconfortato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ha sentito tutta la storia. Mi guarda a lungo, poi fa un sospiro e mi dice: “Dovrà finire questa merda, prima o poi&#8230;&#8221;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;È per questo che scriviamo articoli&#8221; rispondo io. Chiudo il mio taccuino. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pago. Esco. Dentro di me riecheggia la voce di mio padre quando ero piccolo e volevo comprare un giocattolo: &#8220;Te lo devi meritare&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si. Perché solo il valore del merito potrà sconfiggere tutto questo. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
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		<title>Merito: quanto vale e quand’è attuale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un obiettivo verso cui tendere e che ha bisogno di calma, di lentezza e di tempo Il merito è qualcosa che deve essere il frutto di osservazioni e di esplorazioni che l’adulto mette in atto verso il bambino o verso il preadolescente. Perché innanzitutto mi fermo a questa fascia di età che ha un limite [&#8230;]</p>
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<p><b>Un obiettivo verso cui tendere e che ha bisogno di calma, di lentezza e di tempo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il merito è qualcosa che deve essere il frutto di osservazioni e di esplorazioni che l’adulto mette in atto verso il bambino o verso il preadolescente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché innanzitutto mi fermo a questa fascia di età che ha un limite al compimento del quattordicesimo anno?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché le reti neuronali finiscono di comporsi a quello stadio dell’età evolutiva e, di conseguenza, la creatività che accompagna la crescita del pensiero divergente, ha in quella stagione della vita, la sua massima espressione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso l’adulto fa fatica a discernere questo quoziente di creatività, perché si limita a considerare il soggetto, solo come portatore di elementi stravaganti, bizzarri, forse narcisistici e trascura di osservare quell’elemento in formazione nella sua naturale essenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Andando a trattare la caratteristica del soggetto “meritevole”, notiamo che facilmente il nostro pensiero si collega a quell’articolo della Costituzione in cui viene espressamente indicato che la Repubblica aiuta e sostiene i capaci e meritevoli, pur se privi di mezzi, affinché possano ascendere ai massimi gradi della società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però occorre saper andare in profondità e discernere il senso del merito. Nel periodo attuale personaggi come Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, sarebbero stati “bollati” come soggetti irascibili, ipercinetici, rissosi ed attaccabrighe e, in quanto tali, messi in condizione di “non nuocere” e, quindi, fortemente limitati nella propria capacità creativa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse, oggi un personaggio simile, sarebbe stato confinato in qualche comunità per il recupero dei soggetti “folli e disadattati” e la Madonna dei pellegrini che troneggia splendidamente nella chiesa di San Luigi dei francesi a Roma l’avremmo solo potuta immaginare, anziché ammirarla e rimanerne estasiati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il merito, dunque, è il frutto di un attento discernimento, scevro da pregiudizi e da concezioni stereotipate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo spiegherei con una mia immagine figurata, facendo uso del carciofo: sì, perché questa pianta ha la caratteristica di giungere al termine della sua maturazione presentandosi come un gambo al cui termine appaiono foglie ben compatte fra loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quelle esterne sono dure ed amare: scartandole andiamo ad assaporare quelle interne, che via via sono sempre più dolci e tenere fino a giungere al “fiore” del carciofo: la parte più tenera di tutte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se noi ci soffermassimo solo sulle foglie esterne, scarteremmo questo ortaggio in quanto lo liquideremmo come “non commestibile”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se volessimo prendere a modello un’altra immagine figurata, amo proporre quella di uno Swarovski confezionato con “carta da macellaio”: finiremmo per restare sconcertati da un simile “involucro” e trascureremmo tutto ciò che c’è dentro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Medesima operazione andrebbe fatta per discernere il “merito” che potremmo vederlo confuso o mischiato in una serie di elementi fuorvianti, che ci impedirebbero di andare in profondità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come sempre, il percorso congeniale per giungere a tanto, è il semplice “ascolto” anche se non tutti gli adulti sono equipaggiati mentalmente per essere “buoni ascoltatori”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa impedisce questa qualità che va sicuramente fatta crescere e portarla ad una buona evoluzione, che io chiamo “terzo orecchio”?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La superficialità, la frenesia, il pressapochismo, l’ansia di giungere al punto: sono aspetti assolutamente condizionanti e fuorvianti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludendo, mi sento di sostenere che il merito è un obiettivo verso cui tendere e che ha bisogno di calma, di lentezza e di tempo: altrimenti finiremmo per perdere di vista il profondo valore interiore del “meritevole” che non aspetta altro che avere al suo fianco un muto ascoltatore ed un valorizzatore nella fase più opportuna.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9115" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-merito-quanto-vale-vrp.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Archeologi dimenticati che scrissero la storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le speranze di rimanere nella memoria per merito  Quando delle pietre miliari vengono dimenticate si sente sempre un sapore amaro in bocca. Questo accade in ogni ambito, ma nell’archeologia, per chi scava e studia il passato, dimenticare chi la storia l’ha fatta è davvero emblematico. Tanti, troppi colleghi trascurano la storia degli studi, facendo così [&#8230;]</p>
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<p><b>Le speranze di rimanere nella memoria per merito </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando delle pietre miliari vengono dimenticate si sente sempre un sapore amaro in bocca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo accade in ogni ambito, ma nell’archeologia, per chi scava e studia il passato, dimenticare chi la storia l’ha fatta è davvero emblematico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tanti, troppi colleghi trascurano la storia degli studi, facendo così cadere nel dimenticatoio chi creò le basi per il lavoro che oggi svolgono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dimenticando non si trasmette la verità e spesso la verità insegna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da buona archeologa non dovrei parlare di verità ma di fatti e sono proprio questi che voglio raccontarvi. Fatti di vita e di carriere straordinarie, di uomini che inventarono la materia e scrissero la storia della storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono tanti i nomi che potrebbero essere citati ma uno che va assolutamente valorizzato è sicuramente Luigi Besnabò Brea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Laureato in giurisprudenza nel 1932 e successivamente in archeologia all’università di Roma la Sapienza nel 1935 fu prima egeista diventando allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene e scavando a Lemno, a Poliochni e in diversi altri siti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornato in Italia fu primo dirigente della Soprintendenza alle Antichità della Liguria e successivamente divenne dirigente per la Soprintendenza alle Antichità della Sicilia, a Siracusa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le sue attività videro scavi importantissimi come quello delle Arene Candide, sito in grotta presso Finale Ligure in provincia di Savona. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Precursore del metodo stratigrafico utilizzato da lui in questo sito tra gli anni ‘30 e ‘40, unì successivamente, negli anni ’60 le metodologie della quadrettatura dello scavo, dividendoli in piccole aree quadrangolari specifiche e la georeferenziazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei suoi scavi alle Arene Candide evidenziò la complessissima stratigrafia archeologica che partendo dal paleolitico superiore, 40.000 a.C., arriva fino in età storica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altro nome degno di memoria è quello di Dinu Adamesteanu, archeologo rumeno naturalizzato italiano, fu precursore nelle applicazioni tecniche dell’aerofotografia e prospezioni aeree, nelle ricerche archeologiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella sua breve ma importante attività da archeologo in Abruzzo deve essere nominato anche Rinaldo Rozzi, elettrotecnico di mestiere, archeologo per passione, scavò insieme ad Antonio Mario Radmilli, come lo scavo di “fondo di Capanna” a Pianaccio nella valle del fiume Salinello nei pressi di Tortoreto in Provincia di Teramo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È difficile scegliere chi nominare e chi no, è ovvio che oltre a questi nomi, internazionali o regionali, molti altri meriterebbero onore e memoria, il fatto rimane sempre lo stesso. Spesso anche se si è bravi e meritevoli si viene dimenticati e poche sono le speranze di rimanere nella memoria per merito. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9109" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/4-archeologi-dimenticati-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il merito: l’incubo di una certa parte della società italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Male assoluto o stimolo a dare sempre il massimo? Una delle attuali contraddizioni della società italiana riguarda il merito: spesso sentiamo i giovani lamentarsi (impropriamente) che l’unico modo per essere apprezzati è andare all’estero, dove però il merito è una componente importante per il percorso professionale di una persona. Il tema comunque da molti di [&#8230;]</p>
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<p><b>Male assoluto o stimolo a dare sempre il massimo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle attuali contraddizioni della società italiana riguarda il merito: spesso sentiamo i giovani lamentarsi (impropriamente) che l’unico modo per essere apprezzati è andare all’estero, dove però il merito è una componente importante per il percorso professionale di una persona. Il tema comunque da molti di essi è rifiutano, condizionati dalla loro esperienza umana (studentesca in primis, ma anche sportiva). Quando qualunque persona prova a parlare di questo argomento in Italia, si minacciano sommosse popolari: perché?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io faccio parte della generazione per la quale una punizione a casa o a scuola serviva a sensibilizzare i ragazzi su temi che con le buone non riuscivano ad entrare adeguatamente nei loro radar. Partendo da questo, si arrivava successivamente ai riconoscimenti, tramite i voti, ai ragazzi più meritevoli in termini di impegno e/o capacità intellettive. Devo altresì aggiungere che già all’epoca (faccio parte della generazione X) il merito purtroppo era completamente assente dagli apparati pubblici, dove tuttora vigono solo gli scatti di anzianità e i punteggi addizionali derivanti dal numero dei figli, dalla presenza di un disabile nel nucleo familiare, dall’assegnazione in sedi disagiate (che poi cosa vorrà mai dire, lo sanno solo gli gnomi stesori dei bizantini codici pubblici italici…), ecc. E non mi parlate di premi di produzione: sono dati al 99% dei dipendenti pubblici, perciò completamente snaturati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Contrariamente a quanto affermano una certa parte dei sindacati e dei partiti politici, primi tra tutti quelli che insistono (in modo manifestamente erroneo) a dire che 1 vale 1, il merito è esattamente ciò che muove l’ascensore sociale: un ragazzo ricco, ma incapace, è già ricco, invece un ragazzo con natali meno facoltosi grazie al merito potrà salire i gradini sociali: è così difficile capirlo? Evidentemente sì, ma è anche la dimostrazione che 1 NON vale 1, altrimenti un concetto così facile lo avremmo capito tutti. Una persona malevola potrebbe pensare che demonizzare il merito permette a certi apparati di mantenere potere su un nutrito gruppo di persone (“ci penso io a te, che là fuori sono tutti brutti e cattivi: tu ti ricorderai di me alle elezioni o quando c’è da manifestare”), ma ciò lo pensa solo qualcuno cattivo, come me…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi il merito spaventa troppa gente, in primis i genitori: molti sono convinti che educare le nuove generazioni alla meritocrazia le porterebbe a vivere delle forme di stress improprio. Se così fosse, noi generazione X (e anche in parte la Y) faremmo la fila fuori dagli studi degli psicanalisti, ma così non è. Il fenomeno non si limita solo all’ambito scolastico: pensate agli sport in cui un allenatore prova a giudicare i ragazzi, che i genitori considerano tutti dei piccoli Del Piero o delle piccole Vezzali, ma che magari non entreranno mai negli annali dello sport. Le aggressioni sono le stesse che oggi subiscono gli insegnanti (magari qualche esperto di legge mi spiegherà perché diamine questi genitori violenti non incorrano adeguatamente nel codice penale).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando questi ragazzi si scontrano successivamente con realtà lavorative che non siano uffici pubblici, vanno in crisi: il modello con cui sono cresciuti gli frana sotto i piedi, quindi preferiscono dichiararsi vittime di una società che non riconosce le loro presunte superiori capacità, piuttosto che provare ad analizzare il nuovo contesto e agire di conseguenza. Coloro che invece lo fanno traggono un vantaggio competitivo non indifferente, perché la concorrenza di coetanei che affrontano questi nuovi scenari è abbastanza limitata: sapete tutto ciò cosa comporta? Che anche persone non di spicco, ma che affrontano il presunto stress da valutazione meritocratica, si ritrovano a poter fare dei passi avanti: tutto ciò abbassa la media delle capacità della classe lavorativa, perché troppi membri della società si astraggono dalla lotta (in pratica “beati monocoli in terra caecorum”).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cari ragazzi, cari genitori, cari sindacalisti, cari politici, il merito non è il male assoluto, tutt’altro: lo stimolo a dare sempre il massimo porta a raggiungere traguardi sorprendenti. I fallimenti della vita non devono spaventare, ma essere delle lezioni da cui apprendere come sviluppare meglio le proprie idee e obiettivi: credete che Jeff Bezos sia nato ricco, oppure che Amazon abbia avuto successo immediatamente? Non è così: i primi passi sono stati costellati da sconfitte, ma ciò non ha fermato il fondatore dal riprovare, ovviamente in modo diverso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Back to the future”: negli anni ’60 del secolo scorso i nostri genitori e i nostri nonni sono stati capaci di creare il miracolo economico, non spaventandosi di essere giudicati per quello che si era capaci di fare. Torniamo indietro a quella forma mentis e costruiamoci su il futuro: sono ragionevolmente sicuro che sarebbe di nuovo un gran successo…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9106" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-in-merito-p.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Quel sogno del pezzo di carta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’occasione per cambiare il proprio destino “Perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere la laura, che deve tenere la testa al suo posto e cioè sul collo&#8230;&#8220;. Questo celeberrimo sketch tratto da Totò, Peppino e la Malafemmina incentrato sul valore che il pezzo di [&#8230;]</p>
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<p><b>Un’occasione per cambiare il proprio destino</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere la laura, che deve tenere la testa al suo posto e cioè sul collo&#8230;</span></i><span style="font-weight: 400;">&#8220;. Questo celeberrimo sketch tratto da </span><i><span style="font-weight: 400;">Totò, Peppino e la Malafemmina</span></i><span style="font-weight: 400;"> incentrato sul valore che il </span><b>pezzo di carta</b><span style="font-weight: 400;"> ha avuto per la </span><b>cultura italiana</b><span style="font-weight: 400;"> e non solo, anche come semplice mezzo di </span><b>riscatto sociale</b><span style="font-weight: 400;">. Come allo stesso tempo simbolo per certi versi delle </span><b>professioni</b><span style="font-weight: 400;"> che hanno connotato il boom economico del secondo dopoguerra. Di come erano diventate possibili per una fascia sempre più ampia di popolazione nel nostro Paese. Che cambiava il proprio destino. Le donne che accedevano al lavoro in maniera più sistematica. Studiare per affrancarsi dal proprio destino. Studiare perché il merito trionfi e perché sia abbia tutti le stesse possibilità sulla base proprio dell’impegno messo e delle capacità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo l&#8217;</span><b>istruzione</b><span style="font-weight: 400;"> è anche un punto chiave dell’</span><b>Agenda 2030</b><span style="font-weight: 400;">: l’</span><b>obiettivo n.4</b><span style="font-weight: 400;"> per un vero sviluppo sostenibile spiega come l&#8217;educazione sia un fattore di catalizzatore dello sviluppo stesso e un’arma potente per </span><b>combattere l&#8217;ineguaglianza e ridurre la povertà</b><span style="font-weight: 400;">. Come accaduto all’Italia degli Anni ’60-’70. Per questo è cruciale poi che sia di alta qualità. E che l’accesso alla stessa sia meritocratico e non discriminatorio dal punto di vista economico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’istruzione è una dei pilastri per ottenere </span><b>società pacifiche</b><span style="font-weight: 400;"> (come lo sono stati quei decenni per l’Italia) e inclusive. Come si pone l’obiettivo n.16, ma quell’orizzonte temporale per la pace è oggi – il prima possibile e ne avremmo davvero bisogno &#8211; e non il 2030. L’istruzione intesa come diffusione di cultura è anche uno strumento anche di contrasto a tutte le forme di </span><b>violenza</b><span style="font-weight: 400;">, compresa la </span><b>tortura</b><span style="font-weight: 400;">, ma anche quella perpetrata dalla criminalità organizzata. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono molto importanti in tal senso anche certe </span><b>professioni</b><span style="font-weight: 400;"> legate al terzo settore, alle ONG o ad attività di partenariato. Come pure le </span><b>azioni più piccole</b><span style="font-weight: 400;"> che possono sostenere il processo educativo, anche sotto forma di volontariato puro. E le possiamo fare tutti. Basta il giusto suggerimento. E mi permetto di suggerire qualcosa. Si possono aiutare i più giovani studenti impegnandosi come </span><b>tutor</b><span style="font-weight: 400;">. Si può offrire </span><b>sostegno</b><span style="font-weight: 400;">, per esempio, con i compiti a casa dei più piccoli. Basti pensare alle famiglie in difficoltà economica o in cui i genitori non possiedono un livello di istruzione tale da poter seguire i propri figli. Ci si può prestare ad esempio insegnando la propria </span><b>lingua</b><span style="font-weight: 400;"> madre (o un’altra che si conosce molto bene) a chi non può permettersi lezioni private. E questo vale per ogni materia e i bisogni sono tantissimi, specie con questa crisi che attanaglia molti. Basta chiedere alle scuole vicine o quelle che si è frequentato ad esempio se hanno carenze. Oppure donare i libri usati a chi magari non ha i mezzi per comprarli. Piccole azioni che segnano un </span><b>cambiamento di orizzonte culturale</b><span style="font-weight: 400;"> e, magari molte teste invece di rimanere semplicemente sul collo, possono trasformarsi in mani che costruiscono sogni per chi adesso non può permetterselo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9103" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-editoriale.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Guida Michelin Italia 2023: terza stella per Villa Crespi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Pastore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La 68^ edizione della guida più ambita illumina la penisola con 38 nuove stelle Da pochi mesi è stata pubblicata la Guida Michelin Italia 2023. A oltre 130 anni dalla sua nascita, ancora oggi conquistare un posto d’onore nel “Piccolo Libro Rosso” si conferma il traguardo più ambito dagli chef di tutto il mondo. “L’obiettivo [&#8230;]</p>
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<p><b><i>La 68^ edizione della guida più ambita illumina la penisola con 38 nuove stelle</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da pochi mesi è stata pubblicata la </span><b>Guida Michelin Italia 2023</b><span style="font-weight: 400;">. A oltre 130 anni dalla sua nascita, ancora oggi conquistare un posto d’onore nel “Piccolo Libro Rosso” si conferma il </span><b>traguardo più ambito dagli chef di tutto il mondo</b><span style="font-weight: 400;">. “</span><i><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo di una vita</span></i><span style="font-weight: 400;">” per alcuni, che con costanza e fatica lavorano quotidianamente nel mondo della ristorazione per riuscire a guadagnare (almeno) una stella. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entrare nel gotha della ristorazione mondiale non è da tutti, ma lo </span><b>chef Antonino Cannavacciuolo</b><span style="font-weight: 400;"> ce l’ha fatta, conquistando la </span><b>terza stella Michelin con il suo ristorante Villa Crespi</b><span style="font-weight: 400;"> di Orta San Giulio. Nell’incantevole cornice del lago d’Orta, all’interno della dimora storica in stile moresco immersa in un parco secolare, il percorso verso questo straordinario successo ha inizio nel 2003 con l’assegnazione della prima stella Michelin, seguita dall’assegnazione della seconda nel 2006. Sedici anni dopo, lo chef campano conquista la terza stella, riconoscimento riservato a meno di 140 ristoranti nel mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Non trovo le parole giuste per descrivere la gioia, la commozione. Il cuore mi scoppia di emozione, perché dietro questo risultato meraviglioso, c’è il lavoro di una famiglia che da oltre vent’anni non si è mai fermata. Dal primo giorno in cui con mia moglie Cinzia abbiamo messo in piedi Villa Crespi, abbiamo costruito a poco a poco, passo dopo passo, la nostra grandissima famiglia allargata. Insieme condividiamo ogni cosa. Ci sono stati tanti momenti difficili in questi anni, dietro ogni successo c’è sempre molta fatica e ci siamo sempre stretti forte tutti insieme, per trovare una nuova strada e nuovi stimoli. E li ringrazio, per tutti i sacrifici fatti. E non sono stati pochi. La stella è di tutti loro, nessuno escluso. Questo risultato meraviglioso è nostro, un sogno grandissimo che prende vita. Sono grato e felice. Una felicità difficile da spiegare a parole</span></i><span style="font-weight: 400;">” questo è quello che scrive lo chef Cannavacciuolo sulla sua pagina Facebook per commentare il traguardo raggiunto dopo tanti anni di duro lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Nei piatti lo chef Cannavacciuolo ci mette il cuore, anzi l&#8217;anima come recita uno dei suoi menù, ma anche tecnica, equilibrio e precisione estetica che si traducono per l’ospite in pure emozioni. I suoi piatti sono creazioni inebrianti dai sapori netti e ben distinti, valorizzati dai percorsi degustazione attraverso i quali si spazia dalla Campania al Piemonte con una disinvoltura che fa apparire semplici le cose più difficili, abilità riservata ai grandi chef</span></i><span style="font-weight: 400;">” – Sergio Lovrinovich, Direttore Guida Michelin Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attraverso la conferma di tutti i ristoranti 3 stelle della scorsa edizione, la 68^ edizione della Guida Michelin porta a 12 il numero di ristoranti che “valgono il viaggio” in Italia: </span><b>Villa Crespi</b><span style="font-weight: 400;"> Orta San Giulio (NO) new entry con lo chef </span><b>Antonino Cannavacciuolo</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Piazza Duomo</b><span style="font-weight: 400;"> ad Alba (CN) con lo chef </span><b>Enrico Crippa</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Da Vittorio</b><span style="font-weight: 400;"> a Brusaporto (BG) guidato dalla </span><b>famiglia Cerea</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>St. Hubertus</b><span style="font-weight: 400;"> a San Cassiano (BZ) con lo chef </span><b>Norbert Niederkofler</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Le Calandre</b><span style="font-weight: 400;"> a Rubano (PD) con lo chef </span><b>Massimiliano Alajmo</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Dal Pescatore</b><span style="font-weight: 400;"> a Canneto Sull’Oglio (MN) con lo chef </span><b>Giovanni Santini</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Osteria Francescana</b><span style="font-weight: 400;"> a Modena con lo chef </span><b>Massimo Bottura</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Enoteca Pinchiorri</b><span style="font-weight: 400;"> a Firenze guidata da </span><b>Annie Feolde</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Giorgio Pinchiorri</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>La Pergola</b><span style="font-weight: 400;"> a Roma con lo chef </span><b>Heinz Beck</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Reale</b><span style="font-weight: 400;"> a Castel di Sangro (AQ) con lo chef </span><b>Niko Romito</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Mauro Uliassi</b><span style="font-weight: 400;"> a Senigallia (AN) e </span><b>Enrico Bartolini</b><span style="font-weight: 400;"> al MUDEC a Milano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cerimonia di premiazione è stata un susseguirsi di emozioni: </span><b>38 nuove stelle</b><span style="font-weight: 400;"> che hanno interessato 13 regioni delle quali </span><b>4 new entry nella categoria 2 stelle</b><span style="font-weight: 400;">, ovvero i ristoranti: </span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Acquolina</b><span style="font-weight: 400;"> a Roma con lo chef </span><b>Daniele Lippi</b><span style="font-weight: 400;"> che una cucina dove tecnica e fantasia esaltano la materia prima in modo mai banale, ma senza inutili virtuosismi. Tre i menu degustazione che presentano varie visioni della cucina dello chef al centro dei quali domina il Mediterraneo, con i suoi prodotti, i profumi e le sue tradizioni.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Enoteca La Torre</b><span style="font-weight: 400;"> a Roma con lo chef campano </span><b>Domenico Stile</b><span style="font-weight: 400;"> che celebra la creatività con energia, esuberanza e i sapori intensi tipicamente del mediterraneo e della tradizione campana. L’amore per il proprio territorio accoglie tributi alla storia gastronomica della capitale e ai grandi classici della tradizione culinaria italiana per un viaggio goloso e variegato che può portare anche oltre i confini del Bel Paese.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>St. George by Heinz Beck</b><span style="font-weight: 400;"> a Taormina con lo chef </span><b>Salvatore Iuliano</b><span style="font-weight: 400;">. Che vi lasciate guidare dai due menu degustazioni oppure da un pasto alla carta, in tutte le preparazioni troverete la leggerezza, firma del maestro Heinz Beck e tratto distintivo del talentuoso chef calabrese Salvatore Iuliano. La sua proposta di cucina alterna piatti creativi a richiami della tradizione con tributi alla Trinacria, per chi è alla ricerca di una cucina mediterranea lontana dalle convenzioni.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Locanda Sant&#8217;Uffizio Enrico Bartolini</b><span style="font-weight: 400;"> a Penango con lo chef </span><b>Gabriele Boffa</b><span style="font-weight: 400;">. All&#8217;interno di un&#8217;antica struttura monastica divenuta un raffinato albergo, troviamo ai fornelli uno chef con mestiere e abilità non comuni. Gabriele Boffa, langarolo e profondo conoscitore della cucina piemontese, vanta straordinarie abilità tecniche sviluppate attraverso importanti esperienze maturate nei migliori ristoranti del mondo. La sua cucina spazia dai grandi classici regionali che esegue fedelmente &#8211; come gli straordinari agnolotti del plin &#8211; a piatti più creativi e innovativi che non tralasciano un legame con il territorio.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella Guida Michelin Italia 2023 sono </span><b>33 le novità 1 stella</b><span style="font-weight: 400;">. Tra queste, l’assegnazione della prima stella al </span><b>Cannavacciuolo Vineyard</b><span style="font-weight: 400;">, ristorante a Casanova di Terricciola in provincia di Pisa, guidato dal giovane chef </span><b>Marco Suriano</b><span style="font-weight: 400;">: un’ulteriore buona notizia per Antonino Cannavacciuolo. Da segnalare, inoltre, l’assegnazione della stella a un ristorante vegetariano</span><b>, I Tenerumi</b><span style="font-weight: 400;">, ristorante dell’isola di Vulcano, che viene anche premiato con la stella verde per l’impegno per una cucina più sostenibile.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Piera Pastore</span></p>
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		<title>Elogio del merito, attitudine alla verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La meritocrazia secondo l’epoca classica Sì, in questa vita ognuno arriva con un fine da perseguire, è una ricerca costante, ed è probabile che non si riesca neanche a comprenderne fino in fondo il significato, né ad individuare lo scopo stesso. All’uomo la capacità di conoscere la sua propensione, ascoltarla attentamente, e una volta compresa, [&#8230;]</p>
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<p><b><i>La meritocrazia secondo l’epoca classica</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì, in questa vita ognuno arriva con un fine da perseguire, è una ricerca costante, ed è probabile che non si riesca neanche a comprenderne fino in fondo il significato, né ad individuare lo scopo stesso. All’uomo la capacità di conoscere la sua propensione, ascoltarla attentamente, e una volta compresa, seguirla in modo incondizionato. Non si tratta di cieca ambizione, ma di attitudine alla verità. Straordinaria la soddisfazione derivante dalle azioni compiute secondo la propria inclinazione, nessuno sforzo nel compierle, facile come respirare, puro appagamento. È giustizia che si sublima in una tacita sensazione, corpo e mente che viaggiano all’unisono. La certezza di essere, meritatamente, in un luogo e in un tempo dilatati, non c’è un presente, non un prima e un dopo, solo continuità d’intenti. Un pizzico di incertezza, necessaria allo sviluppo personale, per poi rientrare in una dimensione famigliare, forme, colori, sapori e odori sono nitidi, nulla che non si possa conoscere, nessun ostacolo invalicabile. Un privilegio svolgere il compito per cui si è nati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con abile artificio retorico e ricorrendo al mito dei metalli, Platone, attraverso le parole di Socrate, tenta di legittimare il principio della meritocrazia. In uno stato ideale, ad ogni uomo corrisponde un ruolo, che da principio è assegnato dal dio creatore, ma che nella discendenza, non può e non deve in alcun modo essere fisso, cristallizzato. Secondo quanto esposto da Socrate, il mentore deve saper comprendere le inclinazioni dell’allievo e indirizzarlo verso il compito più conveniente, per la collettività e per lo stato.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Voi cittadini siete tutti fratelli, diremo loro continuando il racconto, ma la divinità, plasmandovi, al momento della nascita ha infuso dell&#8217;oro in quanti di voi sono atti a governare, e perciò essi hanno il pregio più alto; negli ausiliari ha infuso dell&#8217;argento, nei contadini e negli altri artigiani del ferro e del bronzo. Dal momento che siete tutti d&#8217;una stessa stirpe, di solito potete generare figli simili a voi, ma in certi casi dall&#8217;oro può nascere una prole d&#8217;argento e dall&#8217;argento una discendenza d&#8217;oro, e così via da un metallo all&#8217;altro. Ai governanti quindi la divinità impone, come primo e più importante precetto, di non custodire e non sorvegliare nessuno così attentamente come i propri figli, per scoprire quale metallo sia stato mescolato alle loro anime; e se il loro rampollo nasce misto di bronzo o di ferro, dovranno respingerlo senza alcuna pietà tra gli artigiani o i contadini, assegnandogli il rango che compete alla sua natura. Se invece da costoro nascerà un figlio con una vena d&#8217;oro o d&#8217;argento, dovranno ricompensarlo sollevandolo al rango di guardiano o di aiutante, perché secondo un oracolo la città andrà in rovina quando la custodirà un guardiano di ferro o di bronzo”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Repubblica, Platone, terzo libro.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9099" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-elogio-del-merito-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Vita da frontaliere: non è tutto oro quel che luccica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia di chi resta per merito, ma torna per inseguire la libertà Conosco Virginia da diversi anni. È sempre stata una ragazza piena di vita, attiva, sportiva, risolutiva, e ha sempre praticato tanti sport, dall’escursionismo all’equitazione, dalla corsa al kick boxing. Viveva in Abruzzo, Virginia, a Pescara, a due passi dal mare che sentiva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-9010-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Vita-da-frontaliere_-non-e-tutto-oro-quel-che-luccica-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Vita-da-frontaliere_-non-e-tutto-oro-quel-che-luccica-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Vita-da-frontaliere_-non-e-tutto-oro-quel-che-luccica-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><b>La storia di chi resta per merito, ma torna per inseguire la libertà</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Conosco Virginia da diversi anni. È sempre stata una ragazza piena di vita, attiva, sportiva, risolutiva, e ha sempre praticato tanti sport, dall’escursionismo all’equitazione, dalla corsa al kick boxing. Viveva in Abruzzo, Virginia, a Pescara, a due passi dal mare che sentiva come casa. Si è laureata in pieno lockdown e ha trovato lavoro in una casa farmaceutica a L’Aquila che in poco tempo è diventata una seconda casa. Continuava a correre, fare escursioni, andare a cavallo. Ma Virginia cercava qualcosa di più, che le desse più stimoli, che la gratificasse di più, che le permettesse di crescere lavorativamente parlando. Un giorno è arrivata una chiamata dalla Svizzera. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da un anno e mezzo Virginia vive a Como, in un monolocale a piano terra, ogni mattina si alza alle 5 per poter essere a lavoro alle 8, perché per percorrere 30 km in macchina impiega 2 ore. La Svizzera è bella, non le dispiace, in pausa pranzo a volte riesce a fare delle belle passeggiate. Lavora in una casa farmaceutica vicino Lugano, è nel settore del controllo qualità. Dà il massimo anche in azienda, si tiene occupata, prende progetti e li porta a termine, ha un bel rapporto con il suo capo che ha capito il suo valore e cerca di gratificarla, con un aumento di stipendio o con l’assegnazione degli audit, le ispezioni. A Virginia questo nuovo incarico piace perché ha la possibilità di viaggiare e di non stare ferma al solito punto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando non è impegnata con gli audit, passa tutto il giorno in azienda, svolge i suoi lavori con la massima attenzione, lavora ai progetti e poi si rimette in macchina e trascorre le solite due ore per percorrere 30 km. Torna a casa senza forze, Virginia, fa la doccia, mangia e va a dormire. Non va più a correre, non fa più escursioni e non va più a cavallo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Como inizia a starle stretta, i comaschi non l’hanno accettata, si sente sempre l’intrusa, la meridionale, la terrona. In Svizzera è vista male perché, nonostante lavori nel cantone Ticino, è vista come la frontaliera che è arrivata per rubare il lavoro agli italiani svizzeri che vivono lì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suo capo ha dato le dimissioni, a gennaio andrà via e tornerà a lavorare in Italia perché la vita da frontaliere non si può fare in eterno, si passa più tempo in macchina che a casa con la propria famiglia. E le ha chiesto di seguirla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia è stata chiamata dai vertici dell’azienda che le hanno chiesto a quali condizioni lei sarebbe disposta a restare lì e non seguire il suo capo in Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia è sopraffatta, le condizioni le ha dettate certo, ma si domanda perché le venga proposta una promozione soltanto come pegno per non andare via e non come dimostrazione del suo valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Io lavoro tutto il giorno, tutti i giorni, e non è giusto che il mio stipendio sia come quello della mia collega che è qui da cinque anni e lavora meno di me. Voglio che il mio merito venga riconosciuto non solo quando il mio capo sta per andare via e vogliono convincermi a restare.».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia sa che tra qualche anno tornerà in Italia perché fare il frontaliere è difficile. Perché anche in Svizzera nessuno nota se lavori bene, ma appena fai uno sbaglio sei immediatamente tagliato fuori dall’azienda. Certo, lo stipendio è più alto, ma quali sono le condizioni da pagare? «Se tanto il merito non viene riconosciuto neanche in Svizzera – dice Virginia – tanto vale restare qualche altro anno, acquisire esperienza e ritornare in Italia in modo da ottenere una posizione più alta».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E, allora, come darle torto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9095" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/2-vita-da-frontaliere-vrp.jpeg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9096" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-vita-da-frontaliere-vrp.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Nasce la prima “Scuola del Casaro” del CREA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si tramanda la lunga tradizione sui formaggi a latte crudo Il saper fare italiano legato alle conoscenze della tradizione si perfeziona grazie al connubio con il mondo della ricerca e dell&#8217;innovazione. Nasce a Bella, in Basilicata, la prima Scuola CREA per “Tecnico nelle produzioni lattiero-casearie tradizionali sostenibili”, un’iniziativa unica nel suo genere, soprattutto al Sud, che [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Si tramanda la lunga tradizione sui formaggi a latte crudo</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il saper fare italiano legato alle conoscenze della tradizione si perfeziona grazie al connubio con il mondo della ricerca e dell&#8217;innovazione. Nasce a Bella, in Basilicata, la </span><b>prima Scuola CREA per “Tecnico nelle produzioni lattiero-casearie tradizionali sostenibili”</b><span style="font-weight: 400;">, un’iniziativa unica nel suo genere, soprattutto al Sud, che forma giovani in possesso di diploma tecnico-professionale o di competenze specifiche nel settore lattiero caseario.</span></p>
<p><b>Ventidue</b> <b>giovani</b><span style="font-weight: 400;">, di cui un terzo donne, provenienti da numerose regioni d’Italia, avranno per 5 mesi l’opportunità di studiare e di lavorare concretamente nel caseificio sperimentale del Centro CREA di Zootecnia e Acquacoltura di Bella, a contatto con ricercatori, economisti ed esperti nazionali ed internazionali della produzione di formaggio.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;"> «La sede CREA di Bella</span></i><span style="font-weight: 400;"> </span><i><span style="font-weight: 400;">è uno dei luoghi storici della ricerca sul formaggio: da lì, sin dagli anni Settanta, partì la rivoluzione del formaggio a latte crudo, che poi ha attraversato il mondo. Prestigiosi Scienziati e Maestri, a partire da Roberto Rubino, che per 30 anni ha diretto quel Centro, hanno infatti consolidato e diffuso le conoscenze sui metodi di caseificazione &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">ha dichiarato </span><b>Stefano Vaccari</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>direttore generale del CREA</b><span style="font-weight: 400;"> </span><i><span style="font-weight: 400;">-.  Eredi di quella tradizione, siamo certi che i giovani che perfezioneranno le loro tecniche e la loro managerialità a Bella daranno un contributo prezioso al settore lattiero caseario italiano. Salvatore Claps, Direttore del CREA Zootecnia e Acquacoltura, Maria Assunta D’Oronzio, responsabile del CREA Politiche e Bioeconomia di Potenza e Direttrice della Scuola, hanno realizzato in pochi mesi un’iniziativa, che già alla prima edizione ha avuto un successo ben oltre le previsioni». </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scuola formerà le competenze degli studenti in ambiti fondamentali per vincere sui mercati le sfide della competitività e dell’innovazione del settore delle produzioni lattiero-casearie, garantendo al contempo la qualità del Made in Italy. Tra le discipline, saranno approfondite durante le 540 ore di corso, di cui 240 di stage in aziende convenzionate, la responsabilità produttiva, rafforzamento della filiera, valorizzazione e sostenibilità delle risorse del territorio e aumento del benessere delle comunità locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con circa 70 ettari di estensione e circa 900 capi ovicaprini, l’azienda sperimentale del CREA oggi è dedicata alla ricerca sui formaggi e la produzione degli alimenti per il bestiame. È dotata, infatti, di una stalla (1481 mq), una sala di mungitura (80 mq con 48 poste di mungitura), un caseificio didattico sperimentale (250 mq), una sala di degustazione (811 mq) e un laboratorio (300 mq). È presente, infine, il centro di formazione “Collegamento Ricerca-Divulgazione”, realizzato con fondi UE e dotato di 25 stanze singole, videoteca, campo da tennis, aule dotate di traduzione simultanea, sala convegni, biblioteca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sede di Bella del CREA nasce nel 1911 come Regio Istituto Zootecnico, per espressa volontà di Francesco Saverio Nitti, Ministro dell’Agricoltura, per diventare un centro per l’attività dimostrativa e di trasferimento di tecnologie e mezzi tecnici, fino ad imporsi nel 1967 come Centro di riferimento italiano per le ricerche sui formaggi a latte crudo. Nel 2014 la sede entra a far parte del CREA e confluisce nel Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9092" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/1-nasce-la-prima-scuola-del-casaro-fb.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il Merito che valorizza i talenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 16:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Merito: Quanto vale e quanto è attuale?]]></category>
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<p><b><i>“L&#8217;eccellenza non è un atto ma un&#8217;abitudine”</i></b><b> &#8211; Aristotele</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il riconoscimento del merito e la valorizzazione del talento per creare eccellenze, dovrebbe essere un’abitudine consolidata, sempre e non solo congiunta alla casualità attivata dalla sorte. In generale, la ricerca intende analizzare il tema del merito nel lavoro e del suo riconoscimento come valore e come strumento di promozione di sé stessi. Se l’Italia, secondo le statistiche, risulta in fondo alla classifica europea della meritocrazia, ne deriva una carenza di pratiche meritocratiche nelle imprese e nelle organizzazioni pubbliche tale da rischiare di comprometterne la competitività e lo sviluppo. Da qui discende il noto, e negativo, fenomeno della ‘fuga di cervelli’, costringendo giovani di talento ad emigrare in mancanza di contesti meritocratici e prospettive di lavoro interessanti. Certo, se è un bene che in un mondo sempre più globale gli italiani, in genere giovani, vanno all’estero, è però un male quando questo avviene perché da noi non ci sono opportunità e prospettive; insomma quando il viaggio è quasi obbligatoriamente di sola andata. Questo trend va invertito, valorizzando e premiando i talenti, le eccellenze, le professionalità, i meriti. Il processo di riconoscimento del merito, però, nasconde diversi rischi vista la natura delle attività, la tradizione pregressa e l’interdipendenza reciproca fra gli operatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è solo la dote &#8220;naturale&#8221; a determinare il successo personale, ma piuttosto credo a una delicata interazione tra passione, attitudine, impegno, sacrificio e opportunità, che stimola l’individuo a raggiungere i più alti livelli di affermazione e a condurre esistenze ricche di significato e scopo. Il talento è sì anche predisposizione, ma soprattutto volontà, libertà di realizzarsi e responsabilità; richiede la capacità di investire su se stessi, e saper valorizzare, il proprio &#8220;dono&#8221;. </span><span style="font-weight: 400;">Un paese “serio” è quello che prende sul serio il talento e il merito dei nostri giovani, che investe sulla ricerca, che sa che nei momenti di crisi solo capitalizzando queste risorse umane potrà avere la forza per ridare speranza e dignità.</span><span style="font-weight: 400;"> Il riconoscimento del merito e la valorizzazione del talento per creare eccellenze, dovrebbe essere un’abitudine consolidata, sempre e non solo congiunta alla casualità attivata dalla sorte. Purtroppo ancora oggi, in ogni ambito professionale, travalicando i confini geografici, l’appartenenza politica, religiosa o sociale, la definizione di merito ha perso una parte rilevante di senso a favore di una accezione più ampia dove, la diffusione del favoritismo dilagante a discapito di una vera concezione meritocratica, ferisce e  impedisce la crescita dei più meritevoli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riconoscere il merito significa dare un taglio a tutto ciò che non ci rende eguali sulla linea di partenza. Significa negare l’ereditarietà dei privilegi, il familismo, il sistema dei favori e delle raccomandazioni. Significa, insomma, parlare di eguaglianza. Ma cosa accade quando l’eguaglianza è solo un mito? Il</span><b> riconoscimento del merito</b><span style="font-weight: 400;"> è un taglio radicale con tutto ciò che non ci rende eguali sulla linea di partenza, alla nascita. Nega l’ereditarietà dei privilegi; nega il familismo; nega il sistema dei favori e delle raccomandazioni; maledice chi salta la fila perché conosce qualcuno che conta. Forse afferma che l’eredità debba essere pesantemente tassata, in modo da </span><b>togliere il privilegio dei pochi e ridistribuire le risorse ai molti</b><span style="font-weight: 400;">. Con il principio siamo tutti d’accordo. Ma non entriamo troppo in dettaglio. </span><b>Il merito ci parla di eguaglianza,</b><span style="font-weight: 400;"> ma l’</span><b>eguaglianza, si sa, è un mito</b><span style="font-weight: 400;">: nasciamo belli o brutti, sani o malati, persino di sesso diverso. E allora? Allora il principio va rimodulato, riportato nei suoi confini più appropriati. Il discorso si fa complicato, forse troppo. </span><b>“Ciascuno ha pari diritto di realizzare se stesso”</b><span style="font-weight: 400;"> E poi, a guardare con più attenzione, se devo realizzare me stesso, la mia felicità, forse non sono in competizione con nessun altro. Forse non avrei alcun motivo di accettare la logica della competizione. Potrei preferire di starmene in pace a guardare le nuvole che cambiano di forma. Già, invece devo lavorare, devo far fronte ai doveri di solidarietà, pagare le tasse. Ecco che i miei </span><b>diritti</b><span style="font-weight: 400;"> – di cui il merito è la misura – diventano improvvisamente dei doveri. Si passa così bruscamente dal “a ciascuno secondo il suo merito” (i diritti, appunto) al “da ciascuno secondo le sue possibilità” (che profuma di tassazione e di doveri). Perché – ci dicono – non ci sono diritti senza doveri; perché viviamo in una società da cui è assai rischioso recedere; perché solo nella società è possibile che l’essere umano possa realizzare pienamente se stesso. Il merito garantisce l’eguaglianza di quanti in quella società vogliono vivere e realizzarsi, non di chi pensa di sottrarsi alla fitta trama di doveri che avvolge chi vi abita. Il merito è selettivo; anzi, è una misura relativa, che regola i rapporti tra chi nella società accetta di vivere e di seguirne le regole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre più complicato venire a capo delle applicazioni del principio. In tanta confusione soccorre però l’autorità. È l’autorità che decide che gara si corra, ne stabilisce la lunghezza e i premi per il vincitore. È vero, ognuno ha il diritto di realizzare se stesso, ma solo a parole. La società ha idee precise sulla competizione che ci attende: ha incaricato la scuola di organizzare una gara ben definita e unica per tutti, che inizia sin dai primi anni di vita, e che non bada molto a quale sia la mia vocazione o il tuo te stesso. Ormai la gara è bandita, le regole ci sono e sono stringenti, parteciparvi è un obbligo (è o non è la scuola dell’obbligo?) se nella società vuoi restare: poco importa l’handicap con cui parti, è l’Invalsi che ti misura all’arrivo; sono i voti della pagella che rilevano la tua posizione a ogni giro, gli stupidi test d’ingresso che decidono che studi universitari puoi intraprendere (alla faccia di quello che volevi realizzare di te), il voto di laurea che pesa se vuoi proseguire nel dottorato, un altro traguardo che ti darà una marcia in più nella ricerca di un posto di lavoro adeguato. Adeguato? Sì, adeguatamente retribuito. Alla fine ci sono i </span><b>soldi</b><span style="font-weight: 400;">, l’</span><b>unica misura che valga nel mercato</b><span style="font-weight: 400;">, il campo di gara in cui ogni competizione si colloca (concorrenza si chiama) e ogni concorrente (competitor) viene misurato. È con quel metro che si misura il successo, quanto hai “meritato” nel corso della vita. E come già detto, </span><span style="font-weight: 400;">è giusto che ciascuno abbia quello che merita; ingiusto che ottenga un bene, o soffra un male, che non merita. Questa è l&#8217;idea di giustizia di Aristotele e del senso comune. Michael Sandel obietta che la meritocrazia pretende di premiare il merito ma produce arroganza e umiliazione. L&#8217;accusa è infondata. A scuola, all&#8217;università, nel lavoro, nello sport non possiamo fare a meno di riconoscere e premiare il merito. La meritocrazia ha un volto umano. Si dice che in una società meritocratica i redditi seguano i meriti. Ma in alcune società contemporanee che si presentano come meritocratiche le differenze di reddito sono enormi. Com&#8217;è possibile che alcuni abbiano meriti superiori ad altri di centinaia di volte? Da qui prende oggi le mosse il rifiuto del programma meritocratico che nella seconda metà del secolo scorso era la sostanza del ‘sogno americano&#8217; ed era sottoscritto dal laburismo britannico e dal socialismo riformista europeo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi ha meriti riconosce anche i meriti altrui, s&#8217;intende quelli genuini e reali. Ma colui a cui manchi ogni pregio e merito desidera che non ce ne siano affatto: vederli negli altri è come venir disteso sull&#8217;eculeo; la pallida, verde, gialla invidia gli rode il cuore: vorrebbe annientare e sradicare tutti coloro che sono personalmente privilegiati; e se invece li deve purtroppo lasciar vivere, ciò può essere solo alla condizione che essi nascondano i loro pregi, li neghino del tutto, anzi li abiurino. Questa è dunque la radice dei così frequenti panegirici in onore della modestia. Per riconoscere e far valere volontariamente e liberamente il valore altrui, bisogna possederne di proprio. Su ciò si fonda la necessità della modestia nonostante ogni merito, come pure l&#8217;esaltazione sproporzionatamente grande di questa virtù, che sola, di tutte le sue sorelle, viene ogni volta aggiunta, da chiunque ardisca elogiare un uomo che si sia distinto in un qualsiasi modo, al suo elogio, per conciliare e placare la collera dei mediocri.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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