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	<title>Gerardo Altieri Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>“…meno male che Silvio c’è…” (o no?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 19:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Repubbliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi della generazione X, ma anche quelli della Y, abbiamo vissuto la prima Repubblica, la sua traumatica fine, la nascita della seconda Repubblica e la sua altrettanto traumatica fine ed una attuale transizione verso qualcosa che a me così chiaro non è: è la terza Repubblica? E’ la seconda Repubblica 2.0? In questo contesto, inoltre, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Noi della generazione X, ma anche quelli della Y, abbiamo vissuto la prima Repubblica, la sua traumatica fine, la nascita della seconda Repubblica e la sua altrettanto traumatica fine ed una attuale transizione verso qualcosa che a me così chiaro non è: è la terza Repubblica? E’ la seconda Repubblica 2.0? In questo contesto, inoltre, come condizionerà il futuro politico la dipartita di Berlusconi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima Repubblica: dopo la 2° guerra mondiale un positivo sentimento di rinascita ha pervaso la nostra società, avendo come apice i favolosi anni ’60, stoppati dalla crisi petrolifera del 1973, poi completati con i “moderni” anni ’80. In questo periodo, dopo un inizio estremamente delicato della nostra storia repubblicana, la Democrazia Cristiana è stata una costante di governo: essa rappresentava il legame tra potere temporale e potere spirituale, era tanto caro al popolo italiano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi un bel dì, nel febbraio del 1992, in tv annunciano l’arresto di Mario Chiesa, un politico di area PSI, per aver intascato una tangente come presidente del Pio Albergo Trivulzio: da lì partì l’Armageddon della prima Repubblica. La procura di Milano iniziò una serie di indagini che scoperchiarono un sistema di tangenti a livello nazionale che colpì praticamente tutto l’arco costituzionale: le successive tornate elettorali, tutte ravvicinate dalla brevissima vita dei governi che si formarono nei 18 mesi successivi, portarono al successo della Lega e alla crescita del MSI, alla scomparsa della DC e del PSI, mentre il PCI, che stava già cambiando pelle e nome (PDS), perse una parte minore di voti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1994 la discesa in campo di Berlusconi spariglia ancor di più le carte in tavola e inizia una nuova era politica, anche grazie al cambiamento della legge elettorale, che da proporzionale pura passa a maggioritaria con correttivo proporzionale al 25% e soglia di sbarramento al 4% (alla Camera).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nuova era politica ha visto Berlusconi diventare un protagonista costante dell’agone politico: si sono succeduti tanti leader in questi 30 anni a destra e a sinistra, ma nessuno ha avuto sempre i riflettori puntati come lui. Aggiungo, pure troppo: avrebbe potuto ritirarsi alcuni anni fa, rimanendo come padre nobile di Forza Italia, ma l’ego ipertrofico, peculiarità del personaggio, non gli hanno fatto fare quell’auspicabile passo indietro, che magari avrebbe cambiato le sorti del suo partito e delle coalizioni di cui ha fatto parte (almeno in questi ultimi 10 anni).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Nel frattempo si sono succeduti vari cambiamenti del sistema elettorale: quello attuale è del 2017 ed è chiamato Rosatellum, dal nome del suo relatore Ettore Rosato. Ovviamente le nuove leggi elettorali hanno portato a drastici cambiamenti di strategie politiche in termini di alleanze: pensate solo alle schizofreniche maggioranze che si sono succedute durante la scorsa legislatura (quella iniziata nel 2018). E’ qui che personalmente individuo l’inizio della terza Repubblica (o la 2.0?): dopo il successo del M5S (!!!) nasce il governo Conte I, sostenuto dall’alleanza giallo-verde dei grillini e dei leghisti, gruppi politici che se ne sono dette di tutti i colori durante la campagna elettorale, colpiti poi entrambi amnesia fulminante di massa! Ad agosto 2019 le inopinate minacce di Salvini portano alla crisi di governo e alla nascita del Conte II: nasce il governo giallo-rosso, sostenuto ancora dai grillini, accompagnati del PD. Fino al giorno prima c’erano stati scambi di querele tra questi due partiti (ricordate l’affaire Bibbiano?) e in 24 ore quell’acredine è scomparsa come neve al sole ed è scoppiato l’amore…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Basandosi su uno scaltro ed efficace calcolo politico, Renzi e Italia Viva (spin off della parte più moderata del PD) mandano in crisi il governo Conte II e, nonostante i proclami della sinistra (“C’è solo un candidato come presidente del consiglio e il suo nome è Conte”) e grazie alla paura di tornare ad una vita senza ribalta e denaro di buona parte dei parlamentari grillini, nasce il governo Draghi: tutti insieme appassionatamente, tranne Fratelli d’Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche qui, schizofrenia a go go e nell’estate 2022 grillini, leghisti e forzisti decidono di finire il governo Draghi (il quale fece un meraviglioso discorso e li mandò tutti a farsi benedire, ma con uno stile unico…), si indicono le elezioni e arriva la prima donna presidente del Consiglio in Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa lascia la seconda Repubblica? Fondamentalmente disaffezione dei cittadini verso la politica: fino all’inizio degli anni ’80 l’affluenza alle urne è stata del 90%, nel 2022 del 64%.  A causa di ciò abbiamo subito governi di personaggi in cerca d’autore che hanno sviluppato prebende parassitarie elettoralistiche (come il reddito di cittadinanza) e sprechi di denaro che hanno contribuito all’impennata inflattiva (come il bonus 110%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro lascito della seconda repubblica è il voto d’impulso senza analisi e approfondimento di programmi: slogan populisti senza approfondimento di tempi, modi e risorse economiche di implementazione hanno primeggiato in pseudo-confronti politici in televisione, in cui ho rafforzato il mio dubbio della efficacia del suffragio universale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mio innato ottimismo però mi fa pensare che (finalmente) qualche politico abbia ripreso ad essere ragionevole: Meloni che NON attua buona parte del suo programma elettorale populistico, ma che saggiamente prosegue sulla falsariga della famosa agenda Draghi mi fa sperare in positivo al riguardo. Il supporto che le forze del Terzo Polo forniscono di volta in volta alle proposte del governo di cui NON fanno part, ma  da loro ritenute ragionevoli, sono un altro segnale incoraggiante. I sindaci di area PD che hanno sostenuto la riforma Nordio sulla parte relativa all’abuso d’ufficio è un ulteriore segnale positivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chissà se la dipartita di Berlusconi porterà una riduzione strutturale della conflittualità politica e genererà una specie di “solidarietà nazionale” che permetta alla nostra nazione di continuare (e magari accelerare) la risalita economica iniziata dal governo Draghi: certo, neo-armocromici e stellini e stelline non remano in quella direzione, ma le inversioni a 180° viste nella legislatura precedente non mi fanno escludere nulla…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiudo con una semplice esortazione: </span><b>andate a votare sempre!</b><span style="font-weight: 400;"> Non facendolo, lasciate il vostro destino nelle mani del vicino di casa demente, del collega d’ufficio depensante o del compagno di palestra superficiale: questi personaggi poi fanno danni e voi non avreste nessun diritto di lamentela.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Meditate, gente, meditate…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11493" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-menomale-che-silvio-ce-p.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Un sano stile di vita sostenibile (veramente)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Pochi giorni fa ho letto con estremo piacere le cifre che indicano la sensibile crescita del business degli alimenti bio made in Italy: non mi sorprende che le nostre produzioni siano di successo, giacchè la qualità dei prodotti nostrani, pur non rendendoli sempre economicamente competitivi con le produzioni provenienti da certi mercati esteri (quasi sempre non della stessa qualità dei nostri), li fa vincere nel profittevole segmento dell’alto di gamma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda che però mi sono posto dopo quella lettura è la seguente: basta acquistare prodotti bio per vivere meglio? C’è bisogno di qualcos’altro a corollario (oppure come minimo comune denominatore) di queste scelte? La mia risposta è sì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando sono arrivato a Roma per frequentare l’università, una delle evidenti differenze rispetto alla vita che conducevo a Irsina, il mio splendido paese d’origine in provincia di Matera, era la qualità degli alimenti: il pane o l’olio lucano, le verdure e gli ortaggi degli ortolani locali (tutti prodotti considerabili come bio d’antan) li avrei visti col binocolo, a meno di pagarli come articoli di gioielleria. Da buon meridionale ogni volta che tornavo a casa per le feste comandate ritornavo a Roma con derrate alimentari che bastavano a sfamare un reggimento, abitudine che coltivo tuttora e che ha fatto sua anche mia moglie, buongustaia friulana (più precisamente bisiacca, sennò, vuria mai, amici e parenti rimangono male)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Col passare del tempo, soprattutto quando è iniziata la scatenata danza della mia tumultuosa e frenetica vita professionale, mi sono reso conto che una alimentazione di qualità è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per una vita sana ed equilibrata. E’ inutile andare in palestra e poi mangiare frequentemente junk food (il paninazzo del fast food, patatine con maionese e relativa bibita scura gasata e zuccherata ci sta tutto, ma solo ogni tanto), così come non serve mangiare prodotti bio e poi fumare un pacchetto al giorno di sigarette e/o fare una vita estremamente sedentaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se da un lato mi fa piacere vedere che il business italiano dei prodotti bio stia crescendo ad una velocità notevole (soprattutto l’export), dall’altro mi chiedo quanto effettivamente ci sia spazio di miglioramento per il nostro stile di vita a tutto tondo. Se guardo il dato relativo alla speranza di vita italica, sembra che siamo messi piuttosto bene, giacchè nel mondo ci sopravanzano in pratica solo i giapponesi (per le donne) e (un po&#8217;) gli svizzeri: se ci soffermiamo in particolare sul popolo giapponese, aduso a fare costantemente attività fisica anche in tarda età, mi chiedo quanto la nostra vita si allungherebbe se tutti noi abbracciassimo questa loro abitudine che, sono sicuro, permetterebbe di vivere la terza età con ancor meno malanni di quella che già oggi  si sperimenta  nella nostra società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi basta essere italiani un po&#8217; “giapponesizzati” per campare 100 anni (e distruggere le casse dell’INPS)? Non credo, perché l’ultimo importantissimo elemento per una vita lunga e sana è l’equilibrio mentale e la pace con noi stessi. Facile a dirsi, difficile a farsi: corriamo tutti i giorni per qualunque motivo e pensiamo di non avere tempo per noi stessi, per rilassarci, anche per annoiarci, comunque per stare mentalmente fuori dalla isterica dimensione spazio-temporale che ci circonda. E’ come se ci fosse un frustino che ci stimola a correre continuamente: ecco, quel frustino ogni tanto fatelo sparire, chè la vita è una sola e non va sprecata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, magari si riesce a campare bene e a lunga anche con qualche bella botta di fortuna, ma è l’unica alternativa a quanto scritto sopra: tertium non datur…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia è un posto meraviglioso, fatto di bella gente, posti incantevoli e buon cibo: non abbiamo nessun motivo per correre sempre come dannati e non goderci quanto sopra menzionato, o no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11411" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Da soli si va veloci, insieme si va lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La frase scritta nel titolo, che trae ispirazione da un proverbio keniota (“se vuoi arrivare primo corri da solo, se vuoi arrivare lontano cammina insieme”) ben sintetizza l’importanza che per me riveste il senso di comunità, qualunque essa sia. Il concetto di comunità che più mi piace è quello sociologico, cioè quello che ha alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La frase scritta nel titolo, che trae ispirazione da un proverbio keniota (“se vuoi arrivare primo corri da solo, se vuoi arrivare lontano cammina insieme”) ben sintetizza l’importanza che per me riveste il senso di comunità, qualunque essa sia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di comunità che più mi piace è quello sociologico, cioè quello che ha alla base la condivisione di un luogo e di linee guida relazionali, anche se ritengo piuttosto importante quello, (invero più utilitaristico) di società, alla cui base c’è prima di tutto l’interesse a raggiungere un determinato scopo, il più delle volte materiale. I due concetti a volte si intersecano, in quanto le società possono diventare comunità e viceversa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella storia passata la comunità ha iniziato ad avere dignità di concetto antropologico quando, in epoca romana, la pietas è diventata un elemento del Mos Maiorum, così come l’altruismo lo era della cultura cristiana. Col passare dei secoli vari filosofi hanno dissertato dei principi che guidano la partecipazione degli individui alla comunità, ma in età contemporanea la comunità stessa e i modi di partecipazione sono velocemente cambiati: vedi le comunità virtuali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più in particolare, i livelli di partecipazione ad una comunità sono abbastanza costanti nel tempo e un’interessante schematizzazione è quella di David Wilcox, che li raggruppa nel seguente modo (www.partnerships.org.uk/guide/frame.htm): informativi, consuntivi, decisionali, attuativi e sostentativi. Prima di tutto sottolineo che in realtà solo l’ultimo livello di partecipazione rende una comunità veramente tale, i gradini precedenti sono invece più caratteristici di una società: per questo i due concetti di società e di comunità si intersecano e uno si trasforma nell’altro a seconda da dove parta la prima mossa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Col tempo e col progresso tutti noi siamo diventati un po&#8217; più egoisti e un po&#8217; più concentrati sui beni materiali, per questo nell’ultimo periodo storico il concetto di società è, secondo me, più sentito rispetto a quello di comunità, quest’ultima più guidata dall’altruismo che non dal raggiungimento di determinati obbiettivi più concreti e oggettivi. Le varie forme di associazionismo, nate nel passato col comune denominatore di comunione prima di tutto culturale, oggi spesso hanno obbiettivi economici, finanziari e/o di networking: al riguardo non ci vedo niente di male, anzi invidio quelle nazioni in cui l’associazionismo sia base fondamentale per lo sviluppo economico, giacchè in Italia (soprattutto al sud) non abbiamo tanti esempi al riguardo. Proprio partendo dal fatto che l’associazionismo può donare un certo benessere, forse è proprio da quello che oggi si può rafforzare il senso di comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così come il concetto di comunità nei tempi passati si è trasformato in quello di società, così oggi si può fare il cammino inverso. Tutto ciò già avviene, ma a volte si estrinseca in una forma di comunità diversa da quella classica: mi riferisco alle comunità virtuali precedentemente menzionate, in cui l’approccio cambia completamente sia nei tempi che nei modi, oltre che negli strumenti necessari per esserne parte. Ovviamente, non essendo un antropologo culturale, non ho le competenze per una dissertazione approfondita al riguardo, ma l’intento è quello di stimolare una riflessione sul tema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bene comune non ha, per fortuna, mai perso cittadinanza tra di noi, ma credo che si fosse un po&#8217; opacizzato, poi in tempi recenti alcuni avvenimenti, anche cruenti, ci hanno portato a rivalutare il concetto di comunità: se pensiamo solo a quanto ci abbia cambiati il periodo del drastico lock down della prima metà del 2020, effettivamente possiamo dire che il nostro animo umano ha ancora la giusta sensibilità ai temi comunitari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Magari qualche politico senza arte, né parte (e anche senza scrupoli), prova a far leva su questi concetti per fare proseliti e procurarsi una cadrega o almeno uno strapuntino istituzionale, ma per fortuna questi personaggi sono spesso delle meteore. Al riguardo, di primo acchito a me viene in mente l’improvvida creazione del reddito di cittadinanza, nato per tutelare fantomatici milioni di indigenti delle nostre comunità, servito in realtà ad attrarre voti e tanti, troppi truffatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono sicuro che a voi vengano in mente tanti esempi positivi di ritorno alle comunità e che quell’esempio negativo appena citato rimanga solo uno degli inciampi incontrati lungo il cammino verso il rafforzamento dello spirito comunitario, spirito che abbiamo l’opportunità di coltivare costantemente tutti insieme e ogni giorno attraverso parole e comportamenti coerenti al riguardo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11246" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-768x513.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27.png 1410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>I soldi non fanno la felicità, anche se un po&#8217; la aiutano…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarò controcorrente, ma oggi la povertà, intesa come non riuscire ad avere da mangiare o non avere un tetto sulla testa, credo che abbia cittadinanza molto poco diffusa nella nostra nazione, anche se in altri stati ce l’ha eccome… Nel secolo scorso la povertà generata dalle due guerre mondiali aveva condizionato le vite di tantissime [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/i-soldi-non-fanno-la-felicita-anche-se-un-po-la-aiutano-2/">I soldi non fanno la felicità, anche se un po&#8217; la aiutano…</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Sarò controcorrente, ma oggi la povertà, intesa come non riuscire ad avere da mangiare o non avere un tetto sulla testa, credo che abbia cittadinanza molto poco diffusa nella nostra nazione, anche se in altri stati ce l’ha eccome…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel secolo scorso la povertà generata dalle due guerre mondiali aveva condizionato le vite di tantissime persone, costrette ad emigrare per mancanza di mezzi di sussistenza di base: i distacchi traumatici dalla propria terra e dalla propria famiglia erano mitigati dallo spirito di sopravvivenza, ma lasciavano delle cicatrici molto profonde. L’altro lato della medaglia è stato lo sviluppo economico tumultuoso, che ha portato non solo il cibo in tavola e una casa degna di questo nome, ma ha acceso lo spirito edonistico ed emulativo, spingendo i consumi verso prodotti e servizi che facevano sentire almeno un po&#8217; come “i ricchi”. Da qui fenomeni come la motorizzazione di massa, l’impennata delle vendite di elettrodomestici, le vacanze estive, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Verso la fine del secolo, data la diffusione ormai a tappeto di una certa comodità di vita, l’obbiettivo è diventato quello di essere una persona che conta: il successo professionale non portava solo denaro, ma riconoscibilità e autorevolezza sociale. Non era più una questione di poter acquistare una vettura costosa o un orologio prezioso, ma avere potere, di qualunque natura si trattasse. In questo contesto nasce negli USA il fenomeno degli yuppies, cioè persone che si circondavano di lussi e che avevano puntato le proprie carte sulla carriera. Questo fenomeno ben presto arrivò anche in Italia e si estrinsecò nella rincorsa al successo professionale e allo sfoggio spasmodico di firme altisonanti, tipicamente per i capi di abbigliamento, gli accessori e le automobili (fu un fenomeno di costume talmente radicato che ispirò delle commedie italiane campioni di incassi al botteghino).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno poi si è ridimensionato ed è stato sostituito da un altro evento notevole: eravamo agli albori della finanza dotcom. Ogni settimana c’era una ipo (initial public offering) di Borsa su cui fare delle vere e proprie scommesse di investimento, per inseguire il sogno della moltiplicazione veloce dei capitali: non era importante sfoggiare lusso, ma potersi dichiarare vincente negli investimenti. In Italia era il periodo di lancio di aziende come Tiscali, Fastweb, Blu: oltre la metà di quelle aziende non è sopravvissuta e ha lasciato in tutto il mondo una striscia di morti e feriti tra gli investitori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi invece la ricchezza e l’ostentazione sono meno pressanti, grazie al fatto che la maggior parte degli happy few non è più protagonista dei rotocalchi: la famiglia Ferrero, la famiglia del compianto Del Vecchio, Giorgio Armani, i Benetton non si rendono protagonisti di servizi giornalistici, men che meno sfoggiano barche da miliardari o eccessi di questo genere (questa assenza di buongusto la lasciano volentieri ai loschi arricchiti dell’est Europa e alle loro combriccole). Anche in altre nazioni occidentali la morigeratezza accompagna la vita di persone estremamente ricche: Bill Gates o Warren Buffet, piuttosto che Joanne Kathleen Rowling non esibiscono i loro importanti averi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie a questo cambio di rotta, le persone meno abbienti si sentono meno “diverse” dai ricchi: sia chiaro, le differenze di capacità economica sono comunque sensibili, ma non c’è più lo sfoggio del 20° secolo, per fortuna. Oggi è tutto un fiorire di iniziative tese a sviluppare stili di vita sostenibili, non strillati, perciò meno stridenti con la media. Sicuramente la pandemia, la guerra e il rialzo dei tassi hanno incentivato questo sviluppo e si è appalesato un vantaggio importante: la differenza materiale tra persone di censo economico diverso si è affievolita, perlomeno la parte pubblica, cioè sembriamo tutti più uguali tra noi, e non necessariamente con un appiattimento verso il basso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vuoi vedere che questa è la volta buona per pensare ai valori più elevati della vita, che non richiedono un enorme appagamento materiale? Io dico di sì, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>La sanità deve essere (sempre) più a gestione privata?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina di oggi e la telemedicina di domani]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Come a volte mi succede sarò impopolare, ma credo che la sanità debba essere sempre più privata: è il modo più efficace per renderla più efficiente in termini di produttività e in termini di costi. E non accetto la replica relativa alla presunta accessibilità solo da parte di persone abbienti, perché nei fatti così non sarebbe (anche se oggi lo è) e vi spiego il perché.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Varie fonti (camera.it, quotidianosanita.it, ansa.it, ecc.) asseriscono che la spesa annua per il SSN si avvicina ai 130 miliardi di €, se a questi aggiungiamo circa 40 miliardi di sanità privata a pagamento, il tutto fa circa 170 miliardi, cioè quasi 3.000 € a cittadino. Ovviamente questa è la media del pollo di Trilussa, ma serve a capire di quali costi parliamo per ogni singolo cittadino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guardando al rapporto costi/livello di servizio offerto, le persone garbate direbbero che ci sono delle opportunità di miglioramento in termini di utilizzo dei fondi spesi, io che sono meno garbato dico che ci sono degli sprechi veri e propri che, fino a quando ci sarà gestione pubblica, non spariranno. Certo, ci sono delle splendide eccezioni, ma il livello medio non è sicuramente da antologia. Mi è ben chiaro inoltre che bisognerebbe approfondire le analisi per centro di costo (personale, prodotti farmaceutici, consumi diversi dai farmaci, farmaceutica convenzionata, assistenza medico-generica da convenzione, altre prestazioni sociali in natura da privato), ma per il ragionamento che condivido con voi, rimarrei sui macro numeri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se ogni cittadino venisse dotato di 3.000 € con il quale stipulare polizze di assicurazione sanitaria, il mercato in questione avrebbe molti più clienti e le proposte a disposizione sarebbero piuttosto ricche (sicuramente più di oggi, che con una platea di clienti ben più limitata ha dei costi specifici più elevati). Oggi il 25% degli italiani ha una polizza sanitaria integrativa (fonte assinews.it), ma se avessimo tutti a disposizione da parte dello Stato i 3.000 € di cui sopra, (esclusi magari coloro che hanno la polizza come benefit contrattuale – quadri e dirigenti d’azienda – e i nuclei familiari con reddito cumulato alto, ad es. oltre i 200.000 €), chiunque potrebbe usufruire di strutture sanitarie private, in cui gli sprechi sarebbero ben inferiori, se non completamente assenti rispetto alla groviera del SSN. Ovviamente tutto ciò si riverbererebbe positivamente sulla qualità del servizio, perché ci sarebbe sana concorrenza e noi potremmo scegliere dove essere clienti (sì, in quel caso lo saremmo), nè più nè meno di come si fa col parrucchiere, col ristorante, col supermercato, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E se qualche struttura sanitaria avesse pochi clienti? Sarebbe costretta a migliorare il servizio per attrarne altri, oppure sarebbe portata alla chiusura, esattamente come un ristorante dove non si mangi bene, oppure un supermercato che non offra il giusto rapporto qualità/prezzo, oppure un meccanico che non sia abbastanza veloce e capace di riparare le vetture. Vi risulta che un ospedale pubblico chiuda per scarsezza di qualità del servizio offerto? Vi risulta che un medico o un infermiere lavativo vengano licenziati in una qualunque struttura pubblica? Già non sarebbe facile in una privata, figuriamoci nel pubblico: d’altronde fino a quando la </span><span style="font-weight: 400;">meritocrazia</span><span style="font-weight: 400;"> non avrà reale cittadinanza nell’apparato statale (vedi i premi a pioggia a chiunque), alternative migliori non ne vedo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come si fa con la medicina di territorio, laddove non ci fosse abbastanza concentrazione demografica tale da giustificare la presenza di strutture private in termini di conto economico? In questo caso entra in gioco la tecnologia e il PNRR: con i fondi europei dovremmo implementare la cosiddetta Urban Health, che si basa su Case della Comunità, il Medico di Medicina Generale, l’Infermiere di Famiglia e di Comunità. Insisto sull’aspetto gestionale privato: i professionisti del settore oggi non accettano di lavorare facilmente nell’ambito pubblico a causa di turni pesanti e di stipendi non elevati, ma con una gestione privata e una politica dei redditi </span><span style="font-weight: 400;">meritocratica</span><span style="font-weight: 400;"> si otterrebbero dei risultati decisamente superiori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ciò che riguarda la tecnologia, la teleassistenza e la telemedicina devono diventare quanto prima un patrimonio comune nazionale. Come recitano le linee di indirizzo nazionali della telemedicina, essa offre equità di accesso all’assistenza, migliore continuità delle cure, maggiore efficacia, efficienza e appropriatezza, contribuendo al contenimento della spesa (perciò alla salvaguardia del conto economico). La telemedicina è già una splendida realtà in varie nazioni europee, permette tele-visite, tele-consulti, tele-monitoraggi e tele-assistenza: essa consente risparmi di vari miliardi rispetto alla gestione “analogica” dell’assistenza sanitaria. Una interessante e fruibile sintesi la si trova su </span><a href="https://www.agendadigitale.eu/sanita/telemedicina-come-farla-in-italia-le-tecnologie-le-finalita-un-modello-possibile/"><span style="font-weight: 400;">https://www.agendadigitale.eu/sanita/telemedicina-come-farla-in-italia-le-tecnologie-le-finalita-un-modello-possibile/</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per concludere, sono poco fiducioso che l’iper-sindacalizzato e appiattito apparato sanitario statale possa velocemente ammodernarsi ed essere gestito con logiche dettate dall’efficienza, dalla produttività e dalla </span><span style="font-weight: 400;">meritocrazia</span><span style="font-weight: 400;">, logiche che governano le aziende private, incluse quelle in ambito sanitario. Detto ciò, credo che ci dovremmo indirizzare verso la privatizzazione dei servizi in questione, così da renderli decisamente più efficienti ed efficaci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo discorso si può facilmente estendere ad es. alla scuola o ai servizi di trasporto pubblico. Un esempio:  perché diamine nessuno a Roma si è mai degnato, in barba al Regolamento Europeo 1370/2007</span><span style="font-weight: 400;">, </span><span style="font-weight: 400;">di mettere a gara l’appalto dei trasporti pubblici urbani, per giunta in presenza di un assenteismo giornaliero medio nell’organico dell’ATAC pari al 18%?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa polemica però la conservo per i prossimi articoli…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11151" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-sanita-deve-privata-p.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Stay foolish!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rilancio Steve Jobs per parlare di chi ha un’idea che sembra folle, ma che comunque non molla, di chi cade e si rialza più forte di prima. Il mondo ha raggiunto l’attuale livello di conoscenze scientifiche e tecnologiche principalmente grazie a chi non ha accettato pedissequamente il mainstream, ma ha messo in discussione concetti universalmente [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Rilancio Steve Jobs per parlare di chi ha un’idea che sembra folle, ma che comunque non molla, di chi cade e si rialza più forte di prima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo ha raggiunto l’attuale livello di conoscenze scientifiche e tecnologiche principalmente grazie a chi non ha accettato pedissequamente il mainstream, ma ha messo in discussione concetti universalmente accettati dalla comunità, ma che in realtà erano un collo di bottiglia per traguardi ambiziosi, oppure erano del tutto errati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Galileo Galilei mise in discussione il sistema tolemaico e fu accecato per questo affronto, ma ha dato l’avvio dello studio moderno dell’astronomia; Einstein disse che tutto era relativo, incluso il tempo, che rallenta all’avvicinarsi della velocità della luce, dando il via agli studi sulla relatività (sia ristretta che assoluta).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Arrivando ai nostri giorni e disquisendo del mio argomento preferito, l’automotive, due personaggi che hanno dimostrato come la tenacia possa portare a risultarti sorprendenti (pur in condizioni al contorno completamente diverse) sono Sergio Marchionne ed Elon Musk.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo dal primo: a metà del 2004, quando la Fiat versava in una condizione finanziaria disastrosa, Marchionne venne nominato amministratore delegato del gruppo. Il nostro, pur vantando un CV estremamente ricco di successi ed essendo già membro del CdA di Fiat da più di un anno, nei fatti non aveva nessuna esperienza operativa nel campo dell’automotive e ciò fece tremare i polsi agli analisti di borsa. La caparbietà dell’abruzzese invertì il trend dei risultati finanziari di una società data quasi per spacciata (i credit default swap dell’epoca erano a livelli estremamente preoccupanti), ha minimizzato i tagli del personale produttivo e ne ha fatto un gruppo intercontinentale (è sua l’acquisizione della Chrysler per 1 dollaro!) che, successivamente alla sua prematura dipartita terrena, si è potuto sedere in posizione di forza paritaria al tavolo delle trattative con PSA e dare vita alla Stellantis: gli azionisti ex Fiat sentitamente ringraziano per il concambio ricevuto e per i vari bonus di conguaglio…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Passiamo a quel gran visionario di Elon Musk: il sudafricano naturalizzato statunitense già a 31 anni vantava la vendita della sua prima grossa azienda di successo, cioè PayPal. La creazione e la vendita di questo importantissimo player dei pagamenti digitali gli frutta 1,5 miliardi di $ (come direbbero i poeti romaneschi: “…du’ spicci…”). Dopo un paio d’anni investe in Tesla, una società che produceva veicoli elettrici e pannelli solari: ci sono voluti 4 anni prima che iniziassero le vendite della prima vettura degna di questo nome, cioè la Roadster, della quale però ne sono stati venduti solo 2500 pezzi in 4 anni. Con questi risultati praticamente chiunque si sarebbe tirato indietro, leccandosi le ferite delle perdite finanziarie subite, invece Musk non demorde e nel 2012 lancia la prima vettura interamente progettata dalla Tesla (la Roadster era su base Lotus Elise) e tuttora in vendita, la Model S. Da quel dì ne è passata di acqua sotto i ponti e nel solo 2022 Musk ha venduto 1,3 milioni di vetture con un utile netto di oltre 12 miliardi di $. Nel frattempo si è anche comprato Twitter, sennò s’annoiava…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due esempi di persone assolutamente non comuni, ma che dovrebbero essere la bussola per la nostra vita: tutti noi, nelle more della ragionevolezza e in linea con le nostre attitudini, dovremmo darci dei traguardi ambiziosi da raggiungere, senza temere l’insuccesso. E’ vero, non tutti abbiamo le stesse capacità e potenzialità dei due personaggi citati, ma non dobbiamo nemmeno subire passivamente lo scorrere del tempo della nostra vita terrena.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’università c’era un compagno di studi chiamato “l’ottimista” perché per lui qualunque esame era impossibile da superare: a me risulta che nell’anno della mia laurea sono stato in compagnia di altri 13.000 connazionali pazzi incoscienti che, in barba agli equilibri gravitazionali e alle sacre leggi promulgate dalla dea bendata, sono riusciti a superare tutti gli esami di ingegneria e a discutere la tesi. Fortunately I’ve been foolish!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, dobbiamo sempre farci accompagnare da un minimo di buonsenso, così che non ci si trasformi in tanti emuli di Icaro, ma astrarsi dalla lotta senza nemmeno provare a gareggiare ci trasformerebbe in tanti figli di mater ignota: siccome tutti vogliamo bene alla mamma, sarebbe meglio rimboccarsi le maniche e costruirci la propria strada, guidati dalle nostre sane aspirazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ho scritto in varie occasioni, preferisco una vita con dei rimorsi ad una vita piena di rimpianti, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11105" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-768x512.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-1536x1025.png 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-696x464.png 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-1068x712.png 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-king.png 1880w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’amicizia e l’amore pari non sono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Come si riconosce una vera amicizia?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che paura: questo tema meriterebbe un’intera enciclopedia, altro che qualche migliaio di battute! A parte quegli esseri umani che hanno la sensibilità simile a quella di un robot, tutti noi abbiamo la vita scandita dall’amicizia e dall’amore. E’ quest’ultimo che inizia ad accompagnarci dalla nascita: l’amore per la mamma (e anche per il papà, ma [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Che paura: questo tema meriterebbe un’intera enciclopedia, altro che qualche migliaio di battute!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A parte quegli esseri umani che hanno la sensibilità simile a quella di un robot, tutti noi abbiamo la vita scandita dall’amicizia e dall’amore. E’ quest’ultimo che inizia ad accompagnarci dalla nascita: l’amore per la mamma (e anche per il papà, ma sempre dopo la genitrice…), poi per i familiari. Quando iniziano le prime relazioni sociali al di fuori della cerchia familiare, ad es. all’asilo, fa capolino la gemma dell’amicizia: stare con altri bambini fa piacere, ma in modo diverso rispetto a come ci fa sentire stare con la mamma (e con il papà, ma dopo la mamma…).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Col passare del tempo entrambi i sentimenti diventano sempre più articolati, ci rendiamo conto che hanno bisogno di essere gestiti e manutenuti: ai bambini si perdonano (anche troppo) una serie di parole e di comportamenti che potrebbero incrinare l’amore o l’amicizia ricevuta, ma quando si cresce iniziamo a doverci assumere la responsabilità dei nostri comportamenti e delle nostre affermazioni. Parallelamente scopriamo le diverse sfumature che assumono l’amicizia e l’amore, a seconda delle persone a cui sono dedicati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le prime cotte ci fanno scoprire che non esistono solo mamma, papà e i nonni, ma ci sono anche altre persone con cui desideriamo stare insieme più che con altri e verso le quali abbiamo un importante trasporto: che i tormenti dell’amore abbiano inizio!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parallelamente nello stesso periodo spesso nascono e si cementano amicizie per la vita: è una gran fortuna poterle vivere. Nel mio caso sento tutt’ora l’amico che da piccolo ha condiviso con me varie volte i buonissimi cannelloni che preparava la madre e di cui lui era goloso, mi incontro spesso con quello che mi scorrazzava sul suo scooter perché i miei non me lo volevano comprare e con il quale siamo stati compagni di banco per tutto il liceo, poi quello con cui addirittura siamo immortalati in una foto all’asilo, ecc. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte rose e fiori? Magari…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le tempeste ormonali adolescenziali provocano litigi con gli amici, per fortuna spesso sanati, e tormenti per la persona amata (che ci sia corrispondenza o meno di sentimenti): ciò ci rende sempre più consapevoli dell’enorme importanza di questi sentimenti e ci insegna anche a gestirli con la giusta cautela, che magari non si è avuta fino all’adolescenza. E’ allora che la differenza tra amore e amicizia cresce sempre di più: per amore si è più tolleranti che per amicizia, ma è più frequente che le amicizie durino più dell’amore. E non è solo una questione di attrazione fisica o corollari vari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’amore è più vicino ad un manufatto di cristallo, prezioso e fragile, invece l’amicizia è forse più simile ad una quercia, che subisce le intemperie e che rimane sempre lì. Il primo ha bisogno di tanta attenzione per custodirlo e non rovinarlo, la seconda ha bisogno che non si usi l’accetta per tagliarla o il fuoco per bruciarla, ma tutto il resto la scalfisce poco e raramente in modo permanente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò deve tener conto della differenza tra amore ed attrazione fisica, oppure tra amicizia e semplice conoscenza: quanto sopra scritto ci aiuta a distinguere queste diverse forme di relazioni umane e magari ci aiuta a di riflettere un secondo in più prima di fare del male (anche involontariamente) a qualcuno o prima di fare grossi errori di cui pentirsi per il resto della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla luce di ciò, si può essere innamorati della persona che si considera il/la migliore amico/a? Io non credo: proprio perché i due sentimenti in questione hanno bisogno di attenzioni diverse, non può un’unica persona essere il soggetto di entrambi. Ciò però mi porta anche a chiedervi: può una donna essere la migliore amica di un uomo (o viceversa)? Sicuramente, anzi credo che quelle siano le amicizie più preziose, perché hanno superato la fase in cui potrebbero essere “inquinate” dall’attrazione fisica e ne prendono il meglio, ma non credo siano così frequenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spero che tutti abbiano la propria teca dei cristalli e il loro bosco di querce: con questi due elementi, la vita diventa meravigliosa…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>La lealtà, ovvero il vero rispetto per sé stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vale la pena essere leali?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tempo terreno che ci è concesso è inestimabile, perciò non bisognerebbe sprecarne nemmeno un millesimo di secondo, motivo per cui i nostri pensieri non dovrebbero perdersi ad inseguire rimorsi di comportamenti inadeguati: quale modo migliore di evitare questo se non essere sempre coerenti e leali e quindi vivere in pace con sé stessi? Avere [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il tempo terreno che ci è concesso è inestimabile, perciò non bisognerebbe sprecarne nemmeno un millesimo di secondo, motivo per cui i nostri pensieri non dovrebbero perdersi ad inseguire rimorsi di comportamenti inadeguati: quale modo migliore di evitare questo se non essere sempre coerenti e leali e quindi vivere in pace con sé stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avere la lealtà come orizzonte di vita vuol dire scegliere se affrontare situazioni dialetticamente e umanamente spigolose, oppure se dare residenza in un angolino della nostra mente a rimorsi e rimpianti per non aver detto sempre la verità, per non aver tenuto il punto in certe situazioni o per aver fatto indirettamente del male al prossimo a causa dell’incoerenza scaturita dall’assenza di lealtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A tal riguardo voglio sottolineare la differenza tra lealtà e coerenza: esse si tangono, ma non sono la stessa cosa, né sono due facce della stessa medaglia. La lealtà richiede necessariamente coerenza, ma non si può affermare l’opposto, cioè la coerenza non si porta per forza dietro la lealtà: purtroppo qualcuno è coerente (con sé stesso), ma non leale…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La lealtà è uno stile di vita, trasparente e “spensierato”, ma non sempre sereno: bisognerebbe insegnarlo sin da piccoli, praticandolo coerentemente nella quotidianità. Basata com’è sulla verità, la lealtà non prevede in nessun modo l’utilizzo della menzogna, ma le (rarissime) bugie dette a fin di bene non ci faranno certo diventare dei filibustieri incoerenti e traditori: se motivate dal pragmatico detto “il bene è nemico del meglio”, rarissime bugie servono a massimizzare i benefici effetti della lealtà stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia chiaro, la precedente affermazione non vuole in nessun modo giustificare l’abnegazione a sani principi di vita, quali la correttezza e la trasparenza nei confronti del prossimo (chiunque esso sia), ma semplicemente vuole tenere conto della realtà vissuta e delle sue condizioni al contorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro punto di riflessione scaturisce quando si cambia opinione su certi temi e argomenti: se si ammette di aver fatto precedenti errori di valutazione, la lealtà non viene assolutamente meno, anzi le qualità morali della persona vengono ulteriormente esaltate, perché l’ammissione di un errore è essa stessa una dimostrazione di trasparenza e di forza d’animo. Anche questa prerogativa non sempre è praticata: un esempio? L’aggressività di certi gruppi politici nei confronti delle posizioni di supporto all’Ucraina rispetto all’invasione subita dal sanguinario inquilino del Cremlino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una parte di questi movimenti nasce da posizioni vetero-comuniste di stampo sovietico, perciò antiamericane (vedi ad es. le bandiere della NATO bruciate durante le manifestazioni per la pace di imbarazzanti e deleteri pacifinti): costoro sono gli eredi di chi nel 1956 inneggiava ai carri armati sovietici in Ungheria. Per mantenere posizioni coerenti con i loro nonni, non esitano a giustificare l’invasione e la distruzione di una nazione: la loro mente malata segue la filosofia che dice che il nemico del mio nemico è un mio amico, giustificandone le nefandezze di qualunque genere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò non ha a che fare ovviamente con la coerenza, ma solo con frustrazione e dabbenaggine, o con un mix di entrambe le caratteristiche: la prima prevale in coloro che sognavano la bandiera dell’URSS sul Quirinale, la seconda in coloro che acriticamente seguono il pifferaio magico di turno che pontifica su qualunque argomento dia visibilità e potere, pur non avendone contezza (ovviamente mi riferisco ai connazionali che hanno votato un gruppo di perfetti sconosciuti che, senza arte né parte, si sono trovati proiettati nell’agone politico e hanno partorito aberrazioni quali il reddito di cittadinanza, il bonus 110% et similia).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche stavolta mi è scappata la polemica, ma ne vale la pena: la lealtà è un argomento troppo importante per non esprimere chiaramente le proprie opinioni, o no? </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Santa pazienza!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[La pazienza è la virtù dei forti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pazienza nella storia è sempre stata celebrata, a ragione, come una delle virtù fondamentali dell’uomo: ad esempio il cattolicesimo e il buddismo la esaltano come componente fondamentale dell’essere umano e anche dell’entità superiore che ci governa. Anche la vulgata popolare esalta tale virtù, attraverso gli innumerevoli proverbi che dalla notte dei tempi ce l’hanno [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La pazienza nella storia è sempre stata celebrata, a ragione, come una delle virtù fondamentali dell’uomo: ad esempio il cattolicesimo e il buddismo la esaltano come componente fondamentale dell’essere umano e anche dell’entità superiore che ci governa. Anche la vulgata popolare esalta tale virtù, attraverso gli innumerevoli proverbi che dalla notte dei tempi ce l’hanno come protagonista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello su cui vorrei porre l’attenzione invece è l’organicità della pazienza all’interno di uno stile di vita, perciò la visione di essa come un ingranaggio (fondamentale) di un apparato ben più articolato quale è l’esistenza umana: considerarla come una virtù che vive di vita propria in realtà eliderebbe una parte importante del suo valore aggiunto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa fa una persona paziente? Riflette, non reagisce emotivamente, attende che il tempo faccia il proprio corso, ma dopo di ciò, cosa dovrebbe fare? E’ lì che si annida una parte importante dell’essere paziente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esercizio di attesa e di elaborazione di informazioni, di criticità e, magari, di eventuali conflittualità deve scaturire in azioni successive che mettano a frutto l’esercizio stesso. Ognuno di noi dovrebbe avere consapevolezza del livello della sua pazienza, prima di tutto per trovare sempre la capacità di metterla a frutto in situazioni critiche, successivamente per utilizzarla come un catalizzatore per esaltare altre peculiarità di sé stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avere la pazienza di assorbire un momento conflittuale, ad es., permette di gestire un confronto successivo con la stessa controparte, partendo da una posizione di maggiore forza: l’ascolto e l’acquisizione di informazioni durante una fase concitata di confronto permette una replica più efficace, avendo mantenuto calma e pazienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Compiere un viaggio con un ritmo meno veloce, avendo la pazienza di attendere un po&#8217; di più per l’arrivo, permette come minimo di avere tempo per sé stessi per riflettere su temi che la vita frenetica che conduciamo non ci permette. Più materialmente, il viaggio paziente e meno veloce permette di scoprire dettagli dei posti che si attraversano: immagini, odori, suoni…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attendere di acquisire ed analizzare tutti i fatti e i numeri necessari per prendere una decisione importante porta ad una drastica diminuzione delle probabilità di insuccesso (ovviamente non all’azzeramento); le condizioni al contorno devono però permettere di pazientare, perché in situazioni in cui è indispensabile rapidità di azione, ovviamente quest’ultima detta i tempi dell’azione stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Devo però sottolineare che la pazienza viene a volte brandita come una scusa per non decidere e assumersi le conseguenti responsabilità, oppure per mantenere uno status quo o una confort zone che si teme di perdere. In più di un’occasione ho visto varie persone comportarsi in questo modo: è proprio degli esseri umani temere i cambiamenti o temere il nuovo, che però porta sempre con sé nuovi stimoli e, magari, permette di aguzzare la vista su degli scenari che fino ad allora risultavano offuscati. Se poi certe persone preferiscono l’immobilismo, personalmente li lascio al loro destino zavorrato e proseguo il mio percorso: in fondo, chi è causa del suo mal pianga sé stesso…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un paradosso della pazienza è che ne si acquisisce sempre di più con l’avanzare dell’età, quando in effetti si ha sempre meno tempo a disposizione. L’irruenza giovanile non contempla la pazienza, la maturità invece ne fa una compagna quotidiana, proprio quando il suo ingrediente fondamentale, il tempo, diminuisce inesorabilmente: come si risolve il dilemma?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad ognuno di voi, amici di lettura, la ricerca della soluzione: la mia magari la condividerò in un prossimo pezzo al riguardo…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10844" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/santa-pazienza-tk-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La corsa della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">“…ma che c’avrete da core…”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ero arrivato da poco a Roma per gli studi universitari e ho sentito questa frase alla stazione Termini, pronunciata da una persona anziana che vedeva tutti noi formiche impazzite uscire frettolosamente dalla metropolitana: lì per lì pensai che quel signore vivesse con lo sguardo rivolto al passato, ma dopo qualche anno ho dato a quella frase un significato diverso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai da qualche decennio i ritmi delle liturgie sociali e lavorative si sono velocizzati esponenzialmente: processi e strumenti che ogni giorno abbiamo a disposizione ci permettono di risparmiare tempo, perciò migliorano efficienza e produttività, sia lavorativa che “sociale”, quest’ultima intesa come maggiore possibilità di sviluppo di relazioni umane. Ma tutto ciò è davvero quello che vogliamo? Non c’è il rischio di bulimia al riguardo, cioè sviluppo di tanta quantità di rapporti, non focalizzata alla ricerca della qualità degli stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ esattamente quello che sta succedendo. Pensate alla rubrica del vostro cellulare o agli “amici” su Facebook: con quanti davvero avete rapporti concreti? A quanti di questi ad es. mandate un messaggio personalizzato per gli auguri di Natale, invece dello spamming su tutta la rubrica. Rincaro la dose: a quanti fate una telefonata per il motivo di cui sopra?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il non avere mai tempo per accompagnare da qualche parte un familiare oppure non averne per incontrare una persona che non si vede o non si sente da tanto tempo lo si può contestualizzare in due fattispecie di situazioni: o la persona in questione non ci interessa più di tanto, oppure non ci fermiamo mai a riflettere sull’impiego che facciamo del nostro tempo a disposizione. Se per voi si verifica più frequentemente la prima ipotesi, siete persone un po&#8217; sfortunate; se invece non riuscite ad avere rapporti umani diretti principalmente per mancanza di tempo, la buona notizia è che il problema si può mitigare facilmente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da quanto non mettete per almeno una giornata intera in modalità aerea i devices che vi accompagnano quotidianamente? Da quanto non vivete una giornata intera senza le notifiche di ricezione di e-mail? Da quanto non fate quello che diamine vi pare senza sentirvi in colpa e pensare che ci siano cose più importanti e urgenti da fare? Molto probabilmente la risposta si riferisce ad un periodo lungo, forse troppo lungo: siete così sicuri che tutto ciò non si possa cambiare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia chiaro, il mio non è l’invito del Milanese Imbruttito a mollare tutto e ad aprire un chiriguito ai Caraibi, ma vuole essere uno stimolo a riflettere su tutta questa fretta che ci pervade ogni giorno, una parte della quale è solo fine a sé stessa. Ulteriore chiarimento: non sono un sacerdote dalla Great Resignation, ma, evidentemente, la domanda che stimolo a porvi qualcuno se l’è già posta e la risposta è stata tranchant.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’universo può vivere senza di voi, ma non il contrario, a meno che non siate figli illegittimi del Grinch: non ci rifugiamo nella presunta scarsità di tempo per non accettare di fare una cernita nelle relazioni umane e nelle attività da coltivare. Soprattutto non pensiamo di dover per forza di cose essere aggiornati sempre e comunque in tempo reale su qualunque cosa succeda nell’universo stesso: tutti noi abbiamo quantità limitate di tempo, non dovremmo sprecarlo per fare tutto ciò che le convenzioni sociali provano ad imporci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Faber est suae quisque fortunae” (“Ognuno è artefice del proprio destino”) disse Appio Claudio, l’iniziatore della via Appia, che collega tuttora Roma a Brindisi: l’utilizzo del tempo è una parte fondamentale dell’indirizzo che vogliamo dare alla nostra esistenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sic stantibus rebus (ma quanto ho sofferto al liceo…), decidiamo di farci dettare le priorità della nostra vita dal mainstream sociale, oppure siamo noi che decidiamo per noi stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è che forse abbiamo anche paura di assumerci la responsabilità di decidere della nostra vita, cercando qua e là delle scuse all’uopo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poneteveli questi quesiti e datevi delle risposte, anche se non avete tempo…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10828" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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