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	<title>Denaro Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>L’allegoria sempre attuale della Fattoria degli Animali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli espedienti che creano particolari effetti, sono artifici, a volte spettacolari, che per dirci una cosa ne usano un’altra, creando stupore. Quando ho letto le opere di George Orwell ho provato un grande e benevolo stupore. In questo periodo storico, sconquassato dalla pandemia, è tornato molto di moda il suo già famoso distopico 1984, famoso, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Gli espedienti che creano particolari effetti, sono artifici, a volte spettacolari, che per dirci una cosa ne usano un’altra, creando stupore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando ho letto le opere di George Orwell ho provato un grande e benevolo stupore. In questo periodo storico, sconquassato dalla pandemia, è tornato molto di moda il suo già famoso distopico 1984, famoso, ma letto più che altro da quei lettori un po&#8217; di nicchia. Ora, grazie alle mode, che non sono sempre futili o esagerate, per fortuna è entrato nelle case di molti. Un autore e un classico che non si può non leggere, ma torniamo all’artificio e allo stupore con cui ha realizzato un&#8217;altra sua opera importante e sempre attuale, parlo della </span><i><span style="font-weight: 400;">Fattoria degli animali</span></i><span style="font-weight: 400;">,</span> <span style="font-weight: 400;">dove troviamo la figura retorica dell’allegoria &#8211; molto utilizzata in certi generi letterari – ossia un mondo fittizio, attraverso il quale possiamo parlare d’altro, spesso della realtà. La forza del romanzo in questione è concentrata su questo gioco, grazie al quale Orwell riesce a trasmettere in modo “innocuo” la sua satira contro determinati bersagli. Ogni animale della fattoria rappresenta qualcuno o qualcosa nel mondo dell’epoca in cui scrive (condanna la propaganda totalitaria che anela a controllare l’opinione, e quindi la vita, delle persone), ed è proprio questa la bellezza dell’allegoria, come in certe fiabe per bambini. In </span><i><span style="font-weight: 400;">Cappuccetto Rosso</span></i><span style="font-weight: 400;">, ad esempio, il lupo cattivo sta ad indicare il male, che corrompe attraverso la finta gentilezza. Con </span><i><span style="font-weight: 400;">La fattoria degli animali</span></i><span style="font-weight: 400;"> Orwell realizzò una immaginifica denuncia contro la dittatura sovietica di Stalin.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La narrazione, come ho già espresso inizialmente, è sempre attuale, poiché sempre ci sarà un lupo cattivo o un lurido maiale, che infiltrandosi nei vertici del comando, perseguirà gli interessi personali, proprio grazie alla posizione raggiunta. Ci saranno sempre quelli che cercheranno di controllare il pensiero delle masse che, rese simili a pecore, seguiranno i “comandamenti” dettati da un Mosè qualunque. A proposito, nella fattoria abbiamo le pecore ma anche Il Corvo Mosè, che descrive agli altri animali la bellezza della vita dopo la morte, sul Monte Zuccherocandito. Che cosa fa Orwell con lui? Grazie all’allegoria che rende gli animali antropomorfi, usa il corvo per raccontarci come qualsiasi potere, e quindi anche quello della Chiesa (in questo caso è quella ortodossa russa), offra e somministri illusioni, al fine ultimo di sopportare lo sfruttamento. E il cavallo Gondrano lo sa bene, visto che è il perno su cui si regge la fattoria. Uno stacanovista come lui è fondamentale ed essenziale per l’equilibrio di qualsiasi società, così come lo è Berta, la cavalla della fattoria, sempre disponibile con tutti, e sempre allegra, nonostante la sua sensibilità le faccia notare i soprusi continuamente perpetrati. Nella fattoria, infatti, si lavora duro, ma nessun animale riesce a godere di quel duro lavoro. Così, grazie ad un vecchio e saggio maiale che ricorda loro i diritti fondamentali della libertà, l’importanza del lavoro per costruire una vita più bella ma soprattutto più dignitosa, per realizzare progetti e coltivare sogni, si ribellano, cacciando via il fattore Jones. Ma è una ribellione che finisce come è iniziata; la sola differenza è che i manipolatori e gli sfruttatori non sono più gli umani bipedi, bensì gli animali a quattro zampe. Questi, arrivati al potere, iniziano a deliziarsi del lusso che ne consegue, e ad approfittarsene in maniera esagerata, proprio come gli uomini (camminano anche su due zampe). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli espedienti per manipolare, di fatto, sono molto simili, sicchè, anche tra gli animali troviamo i propagandisti che elaborano le giuste illusioni. Il maiale Clarinetto, è uno di loro, che con le sue mezze verità, fa credere a tutti che il fattore Jones vuole tornare in fattoria, per farli soccombere definitivamente, quando in realtà hanno già iniziato a morire di stenti, come le galline, che si rifiutano di consegnare le uova. Lavorano di più, sempre di più, per combattere i nemici creati ad arte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E il maiale poeta Minimus? Che mette la sua cultura al servizio della propaganda di Clarinetto? Non è attuale anche lui? C’è sempre qualche intellettuale volutamente soggiogato dal potere, e quindi, anche tra gli animali della fattoria troviamo chi si fa schiavizzare dalla retorica di un Napoleon di turno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il denaro prodotto dal lavoro, migliorato dalle tecnologie, alla fine, non ha arricchito la vita degli animali della fattoria, ma solo quella di alcuni di loro, che iniziano a vestire come gli uomini, addirittura con abiti vistosi e, come loro, iniziano a dormire su comodi letti, e a bere Whisky.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il denaro, con il suo valore, può essere anch’esso una sorta di allegoria del benessere della società? Un artificio dunque?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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		<title>Il settore del fashion traina la ripresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una voce importante per il PIL del nostro Paese Il settore del fashion non ha ancora ritrovato i livelli pre-covid-19, ma continua il percorso di ripresa e gli scenari fanno ben sperare in futuro roseo. Le grandi aziende italiane della moda, quelle con un fatturato superiore a 100 milioni di euro, nel 2021 hanno visto registrare [&#8230;]</p>
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<p><b>Una voce importante per il PIL del nostro Paese</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il settore del fashion non ha ancora ritrovato i livelli pre-covid-19, ma continua il percorso di ripresa e gli scenari fanno ben sperare in futuro roseo. Le grandi aziende italiane della moda, quelle con un fatturato superiore a 100 milioni di euro, nel 2021 hanno visto registrare un </span><b>giro d’affari</b><span style="font-weight: 400;"> in crescita a 49,8 miliardi, lo 0,9% del Pil nazionale. Il 2022 si preannuncia come l’anno in cui si tornerà a un</span><b> livello pre-covid </b><span style="font-weight: 400;">con un fatturato stimato attorno ai 110 miliardi. Lo dice il </span><b>rapporto di Mediobanca</b><span style="font-weight: 400;"> che prende in considerazione 134 aziende italiane, 89 delle quali operanti nella manifattura, 30 si occupano di vendite all’ingrosso e 15 nel dettaglio. La maggior parte di esse opera nel nord Italia e le altre 34 nell’Italia centrale, nel sud e nelle isole. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A livello mondiale il recupero sarà più forte, secondo quanto evidenzia lo studio che prende in considerazione ben settanta multinazionali della moda. I dati dei primi nove mesi del 2021 segnano per i maggiori player mondiali un rimbalzo del </span><b>giro d’affari del +32%.</b><span style="font-weight: 400;"> Il mercato europeo è quello con meno quote, mentre quello asiatico ha visto un’accelerazione sulla scia della Cina (+38% escludendo il Giappone) insieme con quello americano (+37%, trainato dagli Stati Uniti). </span><b>In Italia è l’abbigliamento il comparto trainante,</b><span style="font-weight: 400;"> con </span><b>43,9% dei ricavi aggregati</b><span style="font-weight: 400;">, seguito da pelli, cuoio e calzature (27,1%). Il settore della moda nel corso degli anni ha visto una forte presenza di gruppi stranieri. Il 19 del fatturato è francese, fra cui Kering con l’8,7% e LVMH con il 6,4%. La moda è il terzo settore italiano per export, con l’11% del totale nel 2020. Rispetto al 2019, il valore delle merci e dei prodotti venduti all’estero è diminuito del 18,5%. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa tendenza ha coinvolto tutti i segmenti dell’industria della moda. L’abbigliamento è stata la componente trainante dell’export del settore, rappresentando poco più di un terzo del valore totale nel 2020, seguito dalle valigie e dalla pelletteria. Il terzo segmento è invece quello delle </span><b>calzature</b><span style="font-weight: 400;">, che rappresentano il 19% del settore.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Elena Parmegiani</span></p>
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		<title>Orientare la ricchezza verso il prossimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Delle considerevoli masse monetarie appaiono disorientate e non sostengono le attività degli uomini né realizzano i loro progetti. Circolano intorno al mondo senza controllo. Arrivano a far vacillare le monete e si prendono gioco delle forze politiche. Chi le governa? Non sarebbe necessario che noi tutti ci interrogassimo sul denaro che possediamo? Forse che il denaro è diventato matto per il solo fatto che lo abbiamo abbandonato? Gli operatori finanziari che detengono il ruolo di farlo circolare non hanno forse ricevuto da parte nostra l’unica consegna di ricavarne il massimo del profitto. Allora gli speculatori finanziari aggrediscono questo denaro senza vita, questo denaro che è stato abbandonato dal nostro sguardo. Sfruttano i rialzi e i ribassi delle valute, prendono in prestito su un mercato e rivendono su un altro, restituendo velocemente e intascando plusvalore, si arricchiscono a detrimento di tutta quanta la società. Il rimedio non consiste nel mettere al bando gli speculatori. Consiste nel prendere collettivamente coscienza della nostra responsabilità sul denaro che abbiamo depositato senza controllo nel sistema finanziario. Ma il parlare delle responsabilità presuppone che esista un’etica e delle ragioni nell’agire. Quando il sentimento dell’assurdo non lo paralizza, l’uomo inventa dei progetti collegati con il Senso. Ed è precisamente a questo punto che noi troviamo inevitabilmente la questione del denaro posta all’inizio. Poiché questi progetti pongono sempre un problema di finanziamento non possono mai essere redditizi. Costano sempre più denaro di quanto non ne rendano. Non ci sono profitti immediati per quelle iniziative che guardano lontano nel futuro. Vi è dunque un bisogno di denaro inesauribile per realizzare i veri progetti intimi degli uomini. Che “gli ultimi saranno i primi”, da citazione evangelica è divenuta locuzione proverbiale. Non sappiamo però quanto esprima una effettiva certezza, seppure escatologica, di chi la ripete, e quanto invece una speranza sempre più fievole e sempre meno convinta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riguarda il dopo, in ogni caso, il non ancora. Mentre nell’oggi, nell’ora, nella logica del mondo non è così. E dunque, poiché nonostante tutto viviamo nel mondo, anche se ci è stato insegnato a non essere </span><i><span style="font-weight: 400;">del</span></i><span style="font-weight: 400;"> mondo, è difficile crederci. Chi sta bene, i bene-stanti appunto, chi sta sopra gli altri (ci inventiamo un provvisorio ‘soprastanti’) si gode i suoi privilegi apparentemente senza troppi scrupoli di coscienza. E i sottostanti, quando guardano ‘lassù’, vedono una facciata lucente seppure spesso vacua, fatta di esaudimento di tutti i desideri, e di uso e sperpero del denaro come mezzo per farlo. Tuttavia non è primariamente un richiamo morale quello che vorremmo fare. Se anche questo non guasta, ci sembra più urgente una riflessione fredda, agnostica, se possibile oggettiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’associazione tra il potere del denaro, e ancora prima dell’oro o di ciò che nelle varie culture ha potuto farne le veci, e il potere </span><i><span style="font-weight: 400;">tout court</span></i><span style="font-weight: 400;">, appare intuitiva e originaria. E’ sempre stato così. Chi conta ha il potere di contare, di acquisire e di sprecare: il denaro così come gli uomini e le cose che con il denaro si può comprare. Ci sono quelli che contano; e quelli che, al massimo, possono essere solo contati e contabilizzati: degli accidenti statistici, quando va bene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è una novità che chi è ricco abbia potere, e inversamente chi ha potere, per esempio politico, diventi ricco. Già Balzac diceva sarcasticamente: “Un uomo politico è un uomo che è entrato negli affari, o sta per entrarvi, o ne è uscito e vuole rientrarvi”. Le carriere della casta odierna sono lì a dimostrarlo, con dovizia di esempi.  La voluta mancanza di riflessione sul ruolo del denaro con un noto motto di spirito: il variamente declinato </span><i><span style="font-weight: 400;">pecunia non olet</span></i><span style="font-weight: 400;">. Che, per la cronaca, anzi per la storia (ce la tramanda Svetonio), è la giustamente celebre risposta dell’imperatore Vespasiano al figlio Tito che gli rimproverava d’aver messo una tassa sui gabinetti. Del denaro si può dire che il suo mistero principale è la sua stessa esistenza; questo ruolo vagamente misterioso del denaro simbolizza e ‘trasporta’, per così dire, la società stessa: “una terza istanza s’inserisce tra le due parti con la sostituzione delle transazioni in moneta al baratto: si tratta della società nel suo complesso che attribuisce al denaro un valore reale corrispondente”, come scrive Georg Simmel nella sua monumentale </span><i><span style="font-weight: 400;">Filosofia del denaro</span></i><span style="font-weight: 400;">, pubblicata nel 1900. Si tratta di un valore e di un ruolo che è anche marcatamente religioso: “Presso i Greci questo rapporto era originariamente sostenuto non dall’unità statale, ma dall’unità religiosa. La moneta ellenica era in origine di natura sacrale, emanazione anch’essa del ceto sacerdotale come tutti gli altri strumenti di misura universalmente validi di peso, di lunghezza e di tempo”. Quest’aura sacrale, del resto, è sostanzialmente rimasta al denaro anche oggi e, seppure per altri motivi, si spiega facilmente: il denaro è un niente in quanto a valore intrinseco (la carta su cui è stampato) che può tutto o comunque molto, e questo a prescindere da chi ce l’ha in mano – è un potere suo proprio, verrebbe da dire interiore, e verrebbe da dire anche originario se non fosse che si fonda su una convenzione che è anteriore alla sua stessa esistenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Simmel nota che, col passare del tempo, il denaro è sempre più slegato da un qualsiasi rapporto con un valore concreto, quale poteva essere l’oro. Il suo significato si è fatto immateriale: “Si potrebbe definire questo processo nei termini di una crescente spiritualizzazione del denaro; l’essenza dello spirito è infatti di dare alla molteplicità la forma dell’unità”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da mezzo il denaro diventa fine, e fine sintetico, ultimo; come sa e sperimenta chiunque lo possieda: il senso di sicurezza </span><i><span style="font-weight: 400;">astratto</span></i><span style="font-weight: 400;">, di potere astratto, perfino di piacere astratto, sebbene declinabile nel concreto, che dà. Non più la vertigine concreta, immortalata dalla piscina piena di banconote e monete in cui tuffarsi impersonata da Paperon de’ Paperoni, che appartiene ormai ad un’altra epoca e a un’altra fase del capitalismo. Oggi che il denaro è diventato virtuale, una grandezza letteralmente meta-fisica, si è fatto un passo ulteriore e qualitativamente decisivo, ma sempre nella medesima direzione già individuata da Simmel: “La velocità di circolazione abitua a spendere ed incassare, rende ogni singola quantità di denaro psicologicamente sempre più indifferente e priva di valore, mentre il denaro di per sé acquista sempre più importanza, dato che le transazioni monetarie toccano il singolo con molta più intensità ed estensione che non in una forma di vita meno movimentata”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Simmel scriveva queste cose riflettendo sull’espansione dell’economia monetaria; espansione che, all’epoca, era essenzialmente quantitativa, dovuta all’aumento esponenziale della massa monetaria circolante, ma che pure di per sé produceva una modificazione qualitativa. Oggi queste parole assumono un valore fortemente potenziato alla luce del diffondersi del denaro elettronico, della moneta virtuale, dai bancomat alle carte di credito, ma passando anche per tutte quelle operazioni appena meno quotidiane come l’acquisto di azioni a termine, con denaro che non ho ma che prendo solo virtualmente in prestito: operazioni che costituiscono l’abc dell’attività bancaria e borsistica, ma che complessivamente costituiscono un edificio di dimensioni mostruose e nello stesso tempo puramente artificiale ‘tossici’.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il denaro si presenta dapprima come un debito rispetto a un valore. Ogni moneta è basata sulla fiducia nella parola di colui che riconosce il debito. Ogni merce o servizio acquista un valore monetario preciso per convenzione tra i contraenti nel corso di una transazione. Il denaro simboleggia così dei valori in sospeso, delle transazioni in corso, delle possibilità di acquisto. Attraverso le attività economiche i valori sono creati, consumati, poi ricreati indefinitamente. Come un fiume che incessantemente si vuota e incessantemente è alimentato dalla sorgente e dai suoi affluenti, il denaro, contropartita dei valori, è incessantemente distrutto e ricreato. Così si manifesta un legame essenziale tra il denaro e la nostra concezione del mondo. Abbandonando la concezione materialista che non si basa su alcun fondamento scientifico, l’uomo può cambiare il mondo. Perché molto presto, se è veramente ripreso in carico da coloro che ne hanno la responsabilità, il denaro matto, il denaro abbandonato alle forze egoiste ed assurde, può ritrovare la via di un vero interesse dell’uomo per l’uomo e di conseguenza farsi veicolo di senso. Poiché tutto nel nostro mondo, passa attraverso di lui, il denaro può veramente divenire fonte di guarigione.</span> <span style="font-weight: 400;">ll denaro però, dice ancora Simmel, ha anche delle qualità di sublimazione, essendo divenuto “l’esempio più puro di strumento”. E come lo spirito, come le qualità estetiche, persino come le virtù, si accorge davvero del loro valore qualitativo, non solo di quello quantitativo solo chi ne possiede in quantità significativa, in maniera eminente. E’ in questa condizione che meglio se ne sperimenta la qualità di strumento ‘potente’ e spesso invincibile. “L’oro ha un potere proprio, incommensurabile”, ha scritto un testimone del secolo come Ernst Jünger; e, a causa di questo, sue proprie leggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’antiquata e in definitiva falsa antinomia tra avere e essere, su cui hanno costruito le proprie fortune intellettuali in molti, ultimo Erich Fromm, e che Simmel non avrebbe mai accettato né condiviso, non ha più ragione …d’essere: perché l’essere dà un senso all’avere, e nello stesso tempo l’avere è una qualità e un’estensione dell’essere, e in certa misura persino una sua pre-condizione, da cui non ci si può nemmeno, per così dire, dimettere. Diceva Cesbron a questo proposito: “Credo sinceramente che non si possa naturalizzarsi poveri quando si è ricchi di nascita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò che rompe l’uguaglianza profonda degli uomini: ricco di relazioni, di cultura, di sicurezza”. E ancora: è “più facile anche essere santi, e riconosciuti per tali, se ricchi. Si può lasciare il denaro: da ricco che era, ma il resto…”. Anche rispetto al denaro, è più facile essere elegantemente indifferenti se non si è costretti a essere ‘differenti’.</span> <i><span style="font-weight: 400;">C’è un legame tra lusso e capitalismo?</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pochi anni dopo, nel 1913, con maggiore perspicuità storica e non minore </span><i><span style="font-weight: 400;">verve</span></i><span style="font-weight: 400;">, Werner Sombart affronta il medesimo nucleo tematico da una diversa angolazione. In un suo testo minore e dimenticato, in chiave antiweberiana (in sostanziale implicita polemica con l’immagine di sobrietà e per certi tratti di ascesi che il capitalismo assume nella più parafrasata delle opere sociologiche, </span><i><span style="font-weight: 400;">L’etica protestante e lo spirito del capitalismo</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Max Weber, pubblicata per la prima volta nel 1905) Sombart dimostra, o per lo meno mostra, quanto </span><i><span style="font-weight: 400;">Lusso e capitalismo</span></i><span style="font-weight: 400;"> – questo il titolo del libro – siano inestricabilmente legati, e negli aspetti più ‘deleteri’ in maniera più visibile e chiara.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sombart parte da considerazioni storiche sulla vita di corte e in particolare sulle sue regine, le cortigiane appunto, </span><i><span style="font-weight: 400;">dames de moyenne vertu</span></i><span style="font-weight: 400;">,</span><i><span style="font-weight: 400;"> cocottes</span></i><span style="font-weight: 400;">, le varie Pompadour, che hanno giocato un ruolo decisivo nello sviluppo di consumi e costumi di ostentazione e di spreco. Una delle conseguenze dell’ascesa sociale e persino politica di queste dame, alla corte francese e altrove, e delle mode sociali conseguenti, sarebbe stata, per imitazione, e attraverso i consumi, una paradossale ascesa del ruolo delle donne in genere, ma più in generale una ricerca del lusso sempre più spasmodica che avrebbe portato a casi non rari di nobili e ricchi che, nel XVII secolo, spendevano un terzo e financo metà delle loro rendite in vestiti e carrozze: “nei secoli successivi al Medioevo, ha dominato un lusso grandioso che crebbe a dismisura verso la fine del XVIII secolo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Sombart il lusso diventa così un moltiplicatore del consumo e degli investimenti. Al di là di una diffusa retorica, egli individua un fondamentale e fondativo carattere irrazionale del capitalismo, e una sua sudditanza a logiche che con il calcolo razionale di costi e benefici hanno poco a che fare. Ma più ancora che un moltiplicatore, il lusso è all’origine, è la genesi stessa del capitalismo: Sombart sottolinea “l’influenza che la formazione di un forte consumo di lusso esercita sull’organizzazione della produzione industriale”, e arriva a dire che con esso “in numerosi casi (non in tutti!), [si] apre la porta al capitalismo”. L’economia del lusso di oggi, il suo ruolo culturale e il suo peso economico, sembrerebbero esserne la continuazione.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Conclusioni</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La riflessione fin qui evocata ci dice qualcosa sul rapporto tra denaro e potere, e sul ruolo di coloro che li posseggono, di cui solitamente si parla assai poco. Per lo più nel dibattito sociale ci si limita da un lato alla rivendicazione di un diritto o di un merito sostanzialmente inesistente, avanzata dalla élites le rare volte in cui i loro privilegi e i loro costumi sono messi in questione; e dall’altro alla critica, motivata politicamente o religiosamente, dei privilegi stessi. Una critica volta, se in chiave politica, a rivendicare in qualche misura il godimento dei medesimi diritti e magari privilegi a più grandi masse di individui (la rivendicazione di giustizia ed equità redistributiva è in fondo questo); e, se motivata religiosamente, a leggere tale realtà in chiave spirituale, traendone motivo di consolazione per gli uni, che non hanno, e di insegnamento morale e occasionalmente di minaccia di un castigo per gli altri, che hanno troppo. Entrambe comunque, in molti casi, spinte a cercare sul piano della realtà storica di lenire in qualche misura i mali del mondo e le sue ingiustizie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema non è di per sé il denaro. “Ciò che va messo in discussione è il dominio del denaro al di fuori della sua sfera”, come ha scritto Walzer. Solo che, alla luce di Simmel, oggi non c’è più una </span><i><span style="font-weight: 400;">sua</span></i><span style="font-weight: 400;"> sfera, perché la sua sfera, grazie anche al processo di ‘spiritualizzazione’ di cui si è parlato, è </span><i><span style="font-weight: 400;">tutte</span></i><span style="font-weight: 400;"> le sfere. Il che pone dei problemi di ‘tracimazione’, di pervasività eccessiva, invadente. Ora, “tutto ciò che ha un prezzo, ha poco valore”, come ha scritto Nietzsche nello Zarathustra. L’effetto di questa confusione delle sfere è che quasi non ci accorgiamo di vivere in una società che tende a dare un prezzo a tutto: anche ai valori. Persino a ciò che rientra nella sfera dell’intimità: le relazioni personali e sociali, il lavoro domestico e di cura, il volontariato, la bontà premiata con una mancia, ma anche, in campo sociale, le giustificazioni puramente economiche, diciamo così funzionaliste, dell’accoglienza agli immigrati, e persino dell’etica negli affari, della lotta alla corruzione o dell’onestà nella pubblica amministrazione – perseguite non come beni in sé, ma perché danneggerebbero il mercato e i princìpi di libera concorrenza…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ vero, c’è qualcosa di antico in questo, e di sapiente. Prendiamo il caso del ‘prezzo del sangue’ nelle società primitive, una riparazione economica che riusciva a metter fine alla catena insanguinata delle vendette; ma pensiamo anche all’ammenda per una trasgressione o un reato commessi. E’ leggibile qui la funzione educativa, e anche la finalizzazione sociale, in termini di salvaguardia di un ordine prezioso e altrimenti minacciato. Il problema è di cogliere il limite della possibilità di monetizzazione. L’amore mercenario, per dirne uno, non è un’invenzione odierna, trattandosi come noto del mestiere più antico del mondo; ma c’è un limite oltre il quale l’incremento quantitativo della tendenza alla mercenarizzazione (dell’amore – praticato o solo visto al cinema o in televisione, o trasformato in pubblicità, o magari telefonico – come di qualsiasi altra cosa) si trasforma in soglia qualitativa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è dunque forse un cambiamento quanti-qualitativo in atto. Che comporta il rischio di dover ammettere che, sul denaro, lo spirito (in senso forte) del capitalismo potrebbe vincere su tutta la linea: al punto che l’idolatria del capitale investe anche chi il capitale non ce l’ha. Lo dimostra forse il fenomeno Berlusconi in quanto mito popolare, ma più in generale il successo della retorica dell’“uno su mille ce la fa” e la speranza nelle lotterie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rischio, che è sociale oltre che morale, è che si perda in parte la sensibilità: che, come per le droghe, si abbia un effetto di progressiva desensibilizzazione, e dunque di assuefazione. “Non ce l’ho coi miei simili per i loro privilegi, ma per il fatto che li trovano naturali”, ha scritto Gilbert Cesbron. E questa tendenza, come quella correlata a considerare normale la trasmissione ereditaria non solo delle ricchezze ma anche dei ruoli di potere in tutti gli ambiti (economia, politica, giornalismo, cinema…), ce ne pare una prova. Così come l’aumento spropositato dei tassi di disuguaglianza sociale che ha coinvolto e travolto le società non solo occidentali negli ultimi due decenni (e l’Italia, tra i paesi dell’Ocse, è tra quelli che ha visto aumentare in percentuali maggiori le disuguaglianze interne), e ancor più il fatto che ciò sia accettato persino dalle vittime del meccanismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle conseguenze possibili di questi processi è che si perda il senso della differenza tra il possedere del denaro e l’esserne posseduti; che non ci si accorga che in mancanza di distanza critica il denaro può comprare chi lo maneggia più di quanto questi compri col denaro qualcosa. Sono i casi in cui il denaro da mezzo diviene fine. E sono anche ciò che spiega perché, di norma, le religioni insegnino il distacco dal denaro, pur arrivando raramente a condannarlo in sé; e propongano modelli di ascesi individuale che prevedono una progressiva spogliazione dalle sue logiche (“usatene come se non ne usaste”), se non dalla sua proprietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">John M. Keynes – ridiventato di moda dopo decenni di oblio e irrisione da parte degli stessi che oggi chiedono aiuti per le banche e le industrie dicendo di ispirarsi, a torto o a ragione, alle sue idee – che nelle sue </span><i><span style="font-weight: 400;">Prospettive economiche per i nostri nipoti</span></i><span style="font-weight: 400;"> scriveva: “L’amore per il denaro come possesso – da distinguere dall’amore per il denaro come mezzo per ottenere le gioie e sperimentare la realtà della vita </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Ma Il profitto del denaro  può essere più o meno grande e più o meno ben distribuito. Questo dipende dai livelli reciproci di generosità o di egoismo, dalle relazioni del potere e dalla giustizia, dalla forza delle regole sociali, …Dato che è così, che accade del denaro, del profitto? Esso non è indispensabile per la sopravvivenza immediata, lo si mette da parte, lo si conserva per dopo. Ed ecco che, cosa prodigiosa, questo denaro può, nell’attesa servire da moneta e dunque essere utile ad altri uomini È necessario che ci si conosca bene tra chi dà in prestito e chi prende in prestito, e avere una buona conoscenza dell’arte del prestito. Il solo modo di evitare la trappola è di lavorare per ristabilire ad ogni costo il ponte tra chi dà e chi prende in prestito, utilizzando per costruirlo il materiale più nobile che ci sia: l’interesse gli uni per gli altri. Il denaro messo da parte può finire con l’essere liberato da ogni legame. Una volta che abbia colmato le perdite, provveduto ai periodi magri, alleviato il timore dell’avvenire, può restarne ancora un poco di cui non ci si attenda veramente il ritorno. Come un bel frutto ricolmo di sole alla fine dell’estate, il denaro è alla fine maturo per essere donato, per alimentare tutti i veri progetti intimi degli uomini, o conducendo il denaro fino alla sua morte l’uomo collega l’uomo a ciò che sente in lui di più sacro e la vita sociale si impregna di senso. Sta ad ogni uomo che lo possiede di orientarlo verso ciò che egli sente di migliore per il Senso. Sta ad ogni uomo che percepisce un po’ di luce chiederlo affinché il mondo si illumini con dei veri progetti.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Alla ricerca della felicità, alla ricerca dell’equilibrio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Io non sono di quelli che credono all’economia bucolica, quella in cui non c’è bisogno di sviluppo, ma basta solo produrre il necessario al sostentamento vitale. No, i soldi non sono lo sterco del diavolo, ma non devono essere nemmeno il fine principale a cui dedicare la propria vita!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sin dai tempi antichi ci sono stati pensatori di spessore che hanno gridato alla pericolosità del fascino del denaro, ma abbiamo imparato col tempo che esso è una parte importante per il nostro percorso terreno: io lo considero come il lubrificante per un motore a scoppio (sì, sono irrecuperabilmente un car guy…).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un motore non è necessario avere una quantità infinita di lubrificante, ma quella necessaria al suo funzionamento e della qualità adeguata. Mutatis mutandis, I soldi che circolano non devono essere troppi, sennò si genera inflazione, devono poi essere di qualità, cioè non generati da mere speculazioni finanziarie, ma da attività fisiche o di concetto che possano creare valore aggiunto per le persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il denaro deve necessariamente avere anche delle connotazioni meritocratiche: ad es. due calzolai che nel passato producevano lo stesso tipo di scarpe venivano pagati diversamente, perché uno era più veloce e/o più bravo nel tagliare le pelli e cucirle. Qui iniziano le discussioni (a volte pretestuose): allora il calzolaio meno bravo doveva morire di fame? No: faceva scarpe meno pregiate per persone meno abbienti, guadagnando di meno, oppure andava a lavorare per il calzolaio più bravo, che gli insegnava a lavorare meglio, ma che tratteneva una parte dei ricavi generati dal calzolaio che lavorava per lui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Su questo argomento, in una società che non tiene abbastanza conto della meritocrazia si scatena l’inferno: ai polemisti che dicono che siamo tutti uguali (che a casa nostra negli ultimi anni si è tradotto in un deleterio e utopistico: “1 vale 1”), io rispondo che lo siamo solo davanti a Nostro Signore. Una quantità maggiore di denaro serve a premiare coloro che in un’attività manuale o intellettiva forniscono valore aggiunto rispetto ad altri: è uno stimolo per tutti a dare il meglio di sè, altrimenti si va incontro ad un appiattimento verso il basso. Avete presente i premi produzione dati a pioggia ai dipendenti statali? Bene: ricordatevene quando subite un disservizio da qualche ufficio pubblico…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per amore di chiarezza, non sono per la liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro, così come non sono assolutamente contrario ai guadagni che scaturiscono dagli investimenti finanziari, ma c’è bisogno di regole che delimitino la strada entro la quale devono camminare queste tematiche. Sempre usando una metafora, per me la strada deve essere larga e ad alto scorrimento, invece in Italia abbiamo poco più che una strada di campagna con dei dirupi da entrambi i lati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornando al denaro, credo che a volte gli si diano colpe che non sono sue, ma del consumismo: si confonde cioè causa ed effetto. Una riflessione oggettiva del tenore di vita attuale ci palesa il fatto che coloro che davvero non sanno cosa mettere sulla tavola sono in numero decisamente inferiore rispetto a solo qualche decennio fa. Allora perché tante persone si sentono “povere”?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché forse non si sta completamente in pace con sé stessi e ci si sfoga inseguendo la felicità (spesso solo di facciata) del vicino di casa o dell’amico che ha fatto carriera, che sfoggia beni materiali oggettivamente superflui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia passione per le automobili mi ha portato a possedere vetture importanti, ma quando non ce le avevo, non pensavo di essere sfortunato o inferiore ad altri, ma cercavo di capire cosa fare per arrivare a possederle. Per inciso, non le volevo per fare la ruota di pavone, ma per il loro valore tecnologico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il denaro di per sé non è un problema o un pericolo per la società, ma lo è il rapporto che ognuno di noi instaura con esso: è su quello che bisogna lavorare! Sono davvero indispensabili per il nostro benessere psichico gli orologi che costano come un’automobile di media categoria? Dormiremmo davvero meglio se possedessimo un’automobile di alto livello che costa più di un box metropolitano in cui custodirla?  Saremmo dei reietti della società moderna se non andassimo almeno una volta alla settimana a cena fuori? Io dico di no, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Arriva la startup che migliora le relazioni nel business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle persone al business, la marchigiana Meet my Company parteciperà al WMF 2022 Uno spazio virtuale in cui incontrarsi, fissare appuntamenti, creare vetrine commerciali e fare networking: Meet My Company è la startup innovativa capace di gestire più livelli di relazione. Dal quartier generale Greenbubble, agenzia digitale marchigiana, la piattaforma oggi è stata brevettata ed [&#8230;]</p>
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<p><b>Dalle persone al business, la marchigiana Meet my Company parteciperà al WMF 2022</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno spazio virtuale in cui incontrarsi, fissare appuntamenti, creare vetrine commerciali e fare networking: Meet My Company è la startup innovativa capace di gestire più livelli di relazione. Dal quartier generale Greenbubble, agenzia digitale marchigiana, la piattaforma oggi è stata brevettata ed è la risposta alle esigenze di gestione delle relazioni business a distanza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esperienza pandemica ha messo a dura prova aziende e professionisti costringendoli a rivedere gli strumenti utilizzati fino a quel momento. La startup innovativa nasce dall’intuizione di Simone Accoroni, technical director e da Enzo Ferrara, art director e risponde all’esigenza di ottimizzare il tempo, e non solo, nella gestione delle relazioni. Tante le applicazioni sul campo come il mondo del recruiting. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Dalle numerose esperienze di riunioni on line vissute negli ultimi due anni, &#8211;  </span></i><b><i>racconta Simone Accoroni</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> – succedeva spesso che i clienti lamentassero un disagio relativo ai vari programmi di video conferenze o perché troppo pesanti da scaricare o perché limitati o ancora complicati nelle loro funzioni. E’ stato un punto di partenza che ci ha permesso di indagare trovando delle soluzioni raccolte in Meet My Company. La caratteristica principale è la possibilità di gestire più livelli di relazione: con i clienti, i fornitori, i dipendenti, le persone in generale.”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La piattaforma ha in prospettiva diverse future che arricchiranno ulteriormente le sue funzioni. Nel frattempo, la startup sta lavorando su delle partnership che stanno dando un valore aggiunto come la collaborazione con il Centro Universitario Internazionale di Arezzo, che sta analizzando la configurazione attuale impiegando tecniche di neuromarketing come ad esempio l&#8217;Eye tracker. Non bisogna scaricare nulla ed è perfettamente integrabile in qualsiasi gestionale CRM (Customer relationship management), inoltre rispetta il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell&#8217;Unione Europea ed è personalizzabile con la grafica dell’azienda che la utilizza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Meet My Company risponde allo scenario che si sta sviluppando oggi offrendo un’esperienza a 360 gradi dove poter allacciare e rafforzare i rapporti ed allargare le opportunità di business. La startup favorisce le relazioni ottimizzando alcuni strumenti a seconda delle esigenze per permettere alle aziende di mostrarsi nel network, con la possibilità di allacciare rapporti e creare occasioni di business.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possono le tecnologie unire le persone, agevolando e migliorando la qualità della vita? </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Ne siamo convinti – </span></i><b><i>commenta Accoroni</i></b> <b><i>cofounder di Meet My Company</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> &#8211;  le tecnologie possono aiutare le persone in tutte le loro attività quotidiane, che siano lavorative o meno. Annullare la distanza fisica, avere un minore impatto ambientale limitando i trasporti, creare collegamenti immediati e da qualunque parte del mondo. Sono tanti i risvolti positivi della tecnologia che poi si riflettono su noi, portando ad una riduzione dello stress e quindi ad una migliore qualità della vita”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Meet My Company ha partecipato al più grande Festival dell’innovazione WMF 2022, il Festival sull’innovazione digitale a Rimini tenutosi in questi giorni. In questa occasione ha partecipato alla Startup District l&#8217;area nella quale è stato possibile presentarsi a investitori ed incubatori. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>L’invenzione del denaro e l’illusione del possesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il denaro non nasce con l’essere umano, come tante altre cose che oggi crediamo nocive il denaro venne inventato, creato per aiutare praticamente l’essere umano. All’inizio vigeva la legge del baratto, a seconda dell’oggetto che non si possedeva ma che si desiderava si scambiavano beni che si possedevano in eccedenza. Esempio, due sacchi di grano [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il denaro non nasce con l’essere umano, come tante altre cose che oggi crediamo nocive il denaro venne inventato, creato per aiutare praticamente l’essere umano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’inizio vigeva la legge del baratto, a seconda dell’oggetto che non si possedeva ma che si desiderava si scambiavano beni che si possedevano in eccedenza. Esempio, due sacchi di grano per una pecora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facile vero? Il discorso si fa interessante se pensiamo che con l’invenzione della tecnologia per l’estrazione e la fusione dei metalli i beni scambiati divennero misti: beni di prima necessità legati alla sussistenza, come animali e cereali, e beni utili solo per il loro valore intrinseco, metalli avorio, ambra vetro lavorato. Tutti materiali o oggetti finiti che componevano beni di prestigio, da accumulare ed esibire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che abbiamo appena riassunto in poche righe dobbiamo immaginarlo spalmato in millenni di storia, dal VI millennio a.C. circa fino agli ultimi secoli prima della nascita di Cristo. Un’evoluzione lenta e funzionale alla crescita demografica e alla complessità delle società nascenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma il denaro? Nasce, come tutte le invenzioni, per una necessità specifica e, a pensarci, forse anche banale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il soldo serviva per pagare i soldati. E già, nasce proprio così, per stipendiare l’esercito. Immaginate con me, siamo nel III sec. a.C. e dobbiamo pagare delle truppe romane stanziate sull’Adriatico, potremmo farlo con pecore, formaggio o grano? Sarebbe difficilissimo per loro portarsi a spasso tutti questi beni. Pagare i loro servizi con una moneta, un soldo, un oggetto piccolo e relativamente meno ingombrante di pecore e grano ma che per valore equivalga alle suddette. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse lo abbiamo dimenticato ma fino a pochi decenni fa anche in Italia la moneta aveva un valore in oro. Si stampava tanta moneta a seconda di quanto possedimento aureo aveva una nazione. Una corrispondenza fissa che permetteva alla moneta di non svalutarsi o perdere completamente valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo oggi è cambiato, il denaro non è più un mezzo di baratto più evoluto ma un bene di per sé. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche questo era prevedibile. Furono prima Hegel e poi Marx a spiegare come un fenomeno, al variare della sua quantità cambia anche il suo valore. Un venticello fresco che spira piano non cambia nulla del paesaggio, un uragano lo distrugge. Vi sembra scontato? Se lo è come siamo arrivati a far variare così tanto il nostro “paesaggio” dal denaro, tanto da non possederlo più per il suo potere di acquisto ma semplicemente per il fine stesso di possederlo?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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		<title>Se vuoi i soldi sei scemo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Angelozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.” [Proverbio nativi americani] Nessuno ha bisogno di denaro ma di quello che col denaro può ottenere o che “crede” di poter ottenere. Quanti bisogni dobbiamo soddisfare? Quante cose dobbiamo acquistare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><i><span style="font-weight: 400;">“Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.” </span></i><span style="font-weight: 400;">[Proverbio nativi americani]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nessuno ha bisogno di denaro ma di quello che col denaro può ottenere o che “crede” di poter ottenere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti bisogni dobbiamo soddisfare? Quante cose dobbiamo acquistare per avere qualche barlume di felicità? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella tua mente saranno partiti mille pensieri accompagnati da altrettante immagini, nel tentativo di rispondere a queste domande: auto, moto, barche, viaggi, case, piscine, gioielli, un giro dal chirurgo plastico, una corte di sudditi acclamanti (ma sì, perché porre limiti?) e chissà cos’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La verità è che tutte queste cose sono effimere e non hanno mai reso felice nessuno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma se ti chiedessi quali siano le cose che il denaro non compra, scopriresti che sono tutte quelle davvero importanti: l’armonia con la tua famiglia, l’amore corrisposto, un abbraccio di una persona che non c’è più e altre cosucce di questo genere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda che molti si sono posti è: il denaro fa la felicità? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altri, un pochino più attenti, si sono chiesti: ma non è che è la felicità che fa il denaro?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quale che sia la risposta giusta rimane che la ricchezza economica è solo un accumulo di una valuta convenzionalmente accettata all’interno di gruppi sociali più o meno grandi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dollari, euro, rubli, bitcoin, sardex, abrex, sono tutti sistemi che, per differenti ragioni, consentono di scambiare beni e servizi all’interno di gruppi che hanno deciso di riconoscerne il valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche se sembra uno scherzo, c’è qualcuno che ha pensato bene di scegliere un parametro oggettivo che permetta a tutti di comprendere il vero valore di ogni valuta, creando un parametro oggettivo: il big mac index*. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al di là dell’inevitabile ironia che scatena questo “indice”, lo stesso rivela quanto le differenti valute non abbiano alcun senso fino a quando non le riferiamo a un prodotto o a un servizio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sintesi, o forse dovrei dire “in soldoni”, la valuta non ha valore fino a che qualcuno non la scambia con qualcosa di tangibile o fruibile, per cui il denaro non può mai essere l’obiettivo ma il mezzo per raggiungerlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti imprenditori e/o professionisti commettono questo grave errore di porre il fatturato come obiettivo, senza rendersi conto che nessuno è davvero motivato dal denaro, se si fermassero a pensare un attimo, si accorgerebbero che nemmeno loro stessi provano il men che minimo brivido per il denaro in sé.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I grandi del mondo, in ogni epoca, hanno raccolto milioni di persone che hanno dato perfino la vita per un ideale, per cambiare qualcosa di importante ma nessuno ha saputo infiammare i cuori con il denaro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi muove le persone con l’illusione della ricchezza, si trova intorno persone fino a che tutto va bene, ma al minimo problema si ritrova solo in men che non si dica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi muove i cuori per qualcosa di valore, ottiene il più grande sostegno proprio quando ci sono le difficoltà, perché chi sta inseguendo un sogno non conosce fatica e trova sempre nuove risorse per fare quel passo in più che lo avvicina all’obiettivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La differenza tra questi due stili di leadership e che il primo si fonda solo sulla meta, mentre il secondo ha le basi nel piacere del camminare insieme verso la meta, per cui i primi si arrendono se vedono la strada troppo in salita e pensano che la meta diventi difficile da raggiungere, mentre i secondi si appassionano e si ingegnano per aiutarsi gli uni con gli altri per godersi il progredire del cammino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma che ci vuoi dire che il denaro è inutile o addirittura dannoso?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo che no, anzi, è decisamente utile e necessario nel mondo in cui viviamo, ma va fatta la giusta differenza tra il prezzo e il valore: il denaro serve per pagare il prezzo, ma non può comprare il valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se hai un’azienda o sei un professionista, devi assolutamente saperti vendere senza farti comprare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se vuoi approfondire quest’ultimo concetto, scrivi al direttore così ci facciamo un seminario.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ezio Angelozzi </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Formatore e business coach</span></i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5224" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-se-vuoi-soldi-sei-scemo-fb.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>I soldi come moltiplicatore del bene comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conoscete una sola persona che non abbia mai pensato o pronunciato questa frase? Dico, ogni giorno? Io si, conosco gente che ha smesso di pronunciarla da quando ha capito realmente il significato della frase ‘i soldi mi servono’ cioè loro servono me. Avete presente quando vi sedete al bar? Qualcuno può avere il dubbio, a [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Conoscete una sola persona che non abbia mai pensato o pronunciato questa frase? Dico, ogni giorno? Io si, conosco gente che ha smesso di pronunciarla da quando ha capito realmente il significato della frase ‘i soldi mi servono’ cioè loro servono me.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avete presente quando vi sedete al bar? Qualcuno può avere il dubbio, a meno che non si tratti di casi eccezionali, che il cameriere venga o non venga a chiedervi ciò che vi serve, e, successivamente a portarvelo? Bene, il flusso di denaro con il quale avrete a che fare dovrà essere regolato proprio da questa comunicazione, e la cosa fondamentale sarà questa: nel momento in cui ‘il cameriere’ verrà a prendere l’ordinazione, voi dovrete sapere esattamente ‘cosa’ chiedere, ed il cosa chiedere dipenderà in realtà da un’altra cosa: ‘il perché’ state chiedendo ciò che state chiedendo, e mi spiego.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Voi, se aveste la supervisione di una situazione specifica, generale, portereste più denaro a chi realmente è intenzionato a creare qualcosa o chi ne è meno intenzionato? Vado oltre: apprezzereste più chi poi questo scopo lo terrebbe più per se, o qualcun altro che avesse aperto al suo il suo scopo ad un bene un po’ più ampio? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così dovremmo pensare di rivolgerci ai soldi, sapendo cioè di comunicare con ‘loro’ avendo una vera e propria comunicazione, se è vero che tutto è parte del tutto e se è vero che ciò che vediamo è fatto della stessa energia che percepiamo e che poi in seguito la vediamo assumere diverse forme in materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dovremmo inoltre, per poter arrivare in modo ‘pulito’ a quel bellissimo incontro con i soldi, partire anzitutto con un’intenzione che parta dalla volontà di essere serviti perché si vuole servire: si vuole servire per creare posti di lavoro, per offrire un servizio, per migliorare la propria condizione ma anche e soprattutto quella di chi ha bisogno della nostra energia, da qui potrebbe e dovrebbe nascere un dialogo infinito in grado di farci capire che ‘servire’ è compito di tutti, nostro quanto dei soldi, permettendo all’intero flusso di non avere mai alcun tipo di interruzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, in linea generale, questo sarebbe un ‘chiedere all’Universo’ del denaro in modo cosciente, avendo cioè già dato del valore a quel denaro ancor prima che ‘arrivi’, perché è stato messo del valore nella propria intenzione, non è meraviglioso?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora: il Mondo a volte sembra non avere una logica, è la verità, tante persone sembra non ricevano ciò che ‘meritano’, sembrerebbe un’altra verità, ma a voler ben vedere, forse, e lo dico come forma di riflessione, il punto da ‘snodare’ è che ci si accontenta, o no? Si, io sono convinto che ci si ferma molto, troppo spesso, prima dell’arrivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’universo ha delle leggi specifiche che non sono quelle che noi pensiamo di aver capito e ci sforziamo di ‘tramandarle’ ormai dai secoli dei secoli: vi pare però che il Mondo in cui si vive sia in gran parte ‘funzionale e funzionante?’ Mi pare di no, quindi quelle tante cose che presumiamo di aver capito forse dovremmo rivederle, e nel caso specifico, parlando di denaro, partendo forse proprio da come formulare la richiesta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dovrei anche entrare nello specifico e parlare di ‘sussistenza’ e redditi complementari, ma politicizzerei l’articolo, e non voglio, voglio continuare a pensare che si possa in modo molto fluido avere un sogno, esplicitarlo, ed avere gli strumenti, anche e soprattutto economici, per poter essere ‘serviti’, come si merita la dignità di ogni persona: sembrerà utopia, ma è solo perché il Mondo ha perso un po’ di colore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che Voi possiate realizzarvi, Sempre. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5226" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-mi-serve-più-denaro.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Quando la vera ricchezza è l’ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che la ricchezza e il denaro siano valori fondamentali per un destino di successo lo si può comprendere facilmente volgendo lo sguardo indietro nella storia dell’uomo e anche delle Nazioni. Ma quelle che Leopardi definiva “magnifiche sorti e progressive” hanno avuto conseguenze pesanti sulle condizioni del pianeta che ci ospita, come di alcuni nostri simili [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Che la </span><b>ricchezza</b><span style="font-weight: 400;"> e il </span><b>denaro</b><span style="font-weight: 400;"> siano valori fondamentali per un destino di successo lo si può comprendere facilmente volgendo lo sguardo indietro nella storia dell’uomo e anche delle Nazioni. Ma quelle che Leopardi definiva “</span><i><span style="font-weight: 400;">magnifiche sorti e progressive</span></i><span style="font-weight: 400;">” hanno avuto </span><b>conseguenze</b><span style="font-weight: 400;"> pesanti sulle condizioni del </span><b>pianeta</b><span style="font-weight: 400;"> che ci ospita, come di alcuni nostri simili che lo abitano. Si parla spesso di nascere dalla parte giusta – nel senso di fortunata – del mondo. Anche per ridurre queste disparità è stata pensata prima e viene attuata oggi l&#8217;</span><b>Agenda 2030</b><span style="font-weight: 400;"> che si compone di </span><b>17 macro obiettivi</b><span style="font-weight: 400;"> di </span><b>sviluppo sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">, a cui aggiungere ben 169 sotto-obiettivi associati. Sono 5 i pilastri su cui si fonda questo piano: le </span><b>5 P</b><span style="font-weight: 400;">, e cioè, </span><b>persone</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>pianeta</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>prosperità</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>pace</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>partnership</b><span style="font-weight: 400;"> (nel senso di collaborazione).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è quindi un caso che il primo </span><b>SDG n.1 </b><span style="font-weight: 400;">si intitoli: </span><b>“</b><b><i>Sconfiggere la povertà</i></b><b>” </b><span style="font-weight: 400;">e si ponga l’obiettivo di </span><i><span style="font-weight: 400;">“Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo”.</span></i> <span style="font-weight: 400;">Una sorta di obiettivo architrave che esplora le diverse dimensioni della povertà e le sue cause:</span><b> disoccupazione</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> esclusione sociale</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>disastri</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>malattie</b><span style="font-weight: 400;">. E oggi per esserci passati anche pandemie. Il 10% della popolazione mondiale vive ancora in condizioni di </span><b>estrema povertà</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto nell&#8217;Africa subsahariana. Fattivamente si deve mirare a garantire ai poveri e ai vulnerabili la </span><b>protezione sociale</b><span style="font-weight: 400;"> e l&#8217;inclusione, ad aumentare l&#8217;accesso ai </span><b>servizi di base</b><span style="font-weight: 400;"> e a sostenere le persone danneggiate dai cambiamenti climatici e dagli eventi estremi, dagli shock sociali ed economici e dalle catastrofi naturali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scorrendo gli SDGS arriviamo al </span><b>n.8</b><span style="font-weight: 400;"> – quello dedicato a </span><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><b><i>Lavoro dignitoso e crescita economica</i></b><span style="font-weight: 400;">”, per capire come sia necessario</span> <span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile”</span></i><span style="font-weight: 400;">. È chiaro come aumentino le opportunità, anche attraverso un&#8217;</span><b>occupazione piena </b><span style="font-weight: 400;">e produttiva ed un </span><b>lavoro più dignitoso </b><span style="font-weight: 400;">per tutti. Che spesso vuol dire incrementare le possibilità economiche di molti.</span> <span style="font-weight: 400;">A livello globale, i trend mostrano come la produttività del lavoro sia aumentata e il tasso di disoccupazione diminuito. Sono necessari ulteriori progressi per </span><b>aumentare le opportunità di occupazione</b><span style="font-weight: 400;">, in particolare per i </span><b>giovani</b><span style="font-weight: 400;">, ridurre l&#8217;occupazione informale e le disuguaglianze del mercato del lavoro. In primis la </span><b>disuguaglianza retributiva di genere</b><span style="font-weight: 400;">. La differenza di reddito tra uomini e donne si attesta al 23% a livello globale: potrebbero volerci atri 68 anni per raggiungere la parità retributiva. Il tasso di partecipazione femminile al lavoro è del 63%; per gli uomini si sale al 94%. Senza contare che per le donne si aggiungono assistenza non retribuita e lavoro domestico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se poi ci si concentra anche sul </span><b>12esimo</b> <b>SDG</b><span style="font-weight: 400;"> – </span><b>“</b><b><i>Consumo e produzione responsabili</i></b><b>”</b><span style="font-weight: 400;"> – si comprende come garantire modelli sostenibili di consumo e produzione sia un modo per provare a restituire in ritardo all’ambiente parte di ciò di cui lo abbiamo privato. Si può fortemente</span><span style="font-weight: 400;"> incidere sullo </span><b>spreco pro capite globale di rifiuti alimentari</b><span style="font-weight: 400;"> e ridurre le </span><b>perdite di cibo</b><span style="font-weight: 400;"> nella produzione. Oppure spingere per la </span><b>gestione ecocompatibile di sostanze chimiche</b><span style="font-weight: 400;"> e di tutti i </span><b>rifiuti</b><span style="font-weight: 400;">; ridurre il loro rilascio in aria, acqua e suolo, per minimizzare gli effetti negativi su salute e ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi ci sono le azioni quotidiane che possono aiutare a contrastare la fame nel mondo e quindi permettere a tutti di vivere dignitosamente. Non solo </span><b>riducendo lo spreco di cibo in casa</b><span style="font-weight: 400;">, ma scegliere prodotti di stagione e da </span><b>produttori locali</b><span style="font-weight: 400;">. Sostenendo sia le associazioni del terzo settore impegnate concretamente, che il </span><b>mercato equo e solidale</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5231" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Denaro e ricchezza non sempre coincidono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partirei dalla riflessione su quanto possa nuocere alla salute dell’individuo la mancanza di denaro. Non però il denaro come tale, ma il riconoscimento sociale che deriva dal possesso del medesimo. Anche su questo però occorre fare dei distinguo. Ci sono soggetti che godono di cospicue rendite, ma sanno di non valere al pari delle risorse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><span style="font-weight: 400;">Partirei dalla riflessione su quanto possa nuocere alla salute dell’individuo la mancanza di denaro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non però il denaro come tale, ma il riconoscimento sociale che deriva dal possesso del medesimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche su questo però occorre fare dei distinguo. Ci sono soggetti che godono di cospicue rendite, ma sanno di non valere al pari delle risorse di cui dispongono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anzi: la non necessità di dover accedere a percorsi lavorativi o imprenditoriali, pone quel soggetto in una sorta di inerzia mentale, in quanto è privo della necessaria motivazione, forse perché un progetto non l’ha mai coltivato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fondo, se approfondiamo il discorso, arriviamo alla conclusione che il denaro si traduce nel dimensionare il personaggio che detiene un patrimonio, come valevole, ma per convenzione sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi viene da pensare che negli USA si fondano club a cui aderiscono e diventano soci, persone il cui unico comun denominatore è il conto in banca. Allora c’è il club dei due milioni di dollari e poco importa se a farne parte sono titolari di trivelle per l’estrazione del petrolio, proprietari di mandrie di bovini o docenti universitari e conferenzieri. Quello che li unisce è il fatturato annuo di due milioni di dollari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Casomai se i club avessero soggetti con disparità nella disponibilità economica ma con marcate convergenze di interessi, potrebbero essere dei sodalizi con scopi condivisi, come attività filantropiche o progetti in cui tutti potrebbero sentirsi maggiormente coinvolti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi viene da pensare ad una massima in relazione alla quale “il denaro è un ottimo servo ma un pessimo padrone”. Che vuol dire? che con il denaro si possono attuare dei progetti che coltiviamo fin da quando eravamo bambini e quindi la disponibilità economica ci permette di attuare dei sogni. Per esempio, non lo so se Diego Della Valle aveva in animo da tempo di destinare parte del suo surplus per il restauro dell’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come “il Colosseo”, ma sta di fatto che dalle sue tasche sono usciti venticinque milioni di euro per questo intervento (denaro, ottimo servo). Un altro imprenditore, Lapo Elkann, il cui nome ci ricorda la famiglia Agnelli e quindi la Presidenza della FIAT, oggi FSA, vede associato il suo nome ad una vita piuttosto sregolata ed all’assunzione di droghe, raffinate quanto si voglia, ma sempre sostanze che procurano dipendenza (denaro, pessimo padrone).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro imprenditore, Brunello Cucinelli, titolare di una grande azienda produttrice di cachemire, nel momento in cui quota in borsa la sua impresa, ottiene una plusvalenza di cinque milioni di euro che non trattiene per sé, ma distribuisce ai suoi milleseicento dipendenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ricordo che non può essere trascurato è quello a Steve Jobs, che nel 2011 morì all’età di 56 anni. Stava lasciando una fortuna di sette miliardi di dollari. Le sue ultime parole furono: “mi rendo conto che tutto il riconoscimento e la ricchezza che ho non hanno senso di fronte alla morte imminente. Ho soldi per assumere il migliore per qualsiasi compito, ma non è possibile assumere qualcuno per farsi carico della mia malattia. I soldi possono farci ottenere tutte le cose materiali, ma c’è una cosa che non si può comprare: la vita. Quando sono cresciuto ho notato che un orologio di 300 dollari ed uno di 3000 dollari, avrebbero entrambi segnato la medesima ora. La vera felicità non deriva dalle cose materiali ma dall’affetto che ci danno i nostri cari. Quindi spero che tu capisca che quando hai amici o qualcuno con cui parlare, è lì che trovi la vera felicità. Ricorda ancora che in qualsiasi fase della vita tu ti trovi, ringrazia sempre, goditi le piccole cose e apprezza gli amori di coloro che ti sono al fianco: il tuo partner, la tua famiglia, i tuoi amici…in modo che quando arriverà il giorno in cui il tuo sipario si abbasserà, tu possa portare con te la vera ricchezza di questo mondo”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
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