L’allegoria sempre attuale della Fattoria degli Animali

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Gli espedienti che creano particolari effetti, sono artifici, a volte spettacolari, che per dirci una cosa ne usano un’altra, creando stupore.

Quando ho letto le opere di George Orwell ho provato un grande e benevolo stupore. In questo periodo storico, sconquassato dalla pandemia, è tornato molto di moda il suo già famoso distopico 1984, famoso, ma letto più che altro da quei lettori un po’ di nicchia. Ora, grazie alle mode, che non sono sempre futili o esagerate, per fortuna è entrato nelle case di molti. Un autore e un classico che non si può non leggere, ma torniamo all’artificio e allo stupore con cui ha realizzato un’altra sua opera importante e sempre attuale, parlo della Fattoria degli animali, dove troviamo la figura retorica dell’allegoria – molto utilizzata in certi generi letterari – ossia un mondo fittizio, attraverso il quale possiamo parlare d’altro, spesso della realtà. La forza del romanzo in questione è concentrata su questo gioco, grazie al quale Orwell riesce a trasmettere in modo “innocuo” la sua satira contro determinati bersagli. Ogni animale della fattoria rappresenta qualcuno o qualcosa nel mondo dell’epoca in cui scrive (condanna la propaganda totalitaria che anela a controllare l’opinione, e quindi la vita, delle persone), ed è proprio questa la bellezza dell’allegoria, come in certe fiabe per bambini. In Cappuccetto Rosso, ad esempio, il lupo cattivo sta ad indicare il male, che corrompe attraverso la finta gentilezza. Con La fattoria degli animali Orwell realizzò una immaginifica denuncia contro la dittatura sovietica di Stalin.

La narrazione, come ho già espresso inizialmente, è sempre attuale, poiché sempre ci sarà un lupo cattivo o un lurido maiale, che infiltrandosi nei vertici del comando, perseguirà gli interessi personali, proprio grazie alla posizione raggiunta. Ci saranno sempre quelli che cercheranno di controllare il pensiero delle masse che, rese simili a pecore, seguiranno i “comandamenti” dettati da un Mosè qualunque. A proposito, nella fattoria abbiamo le pecore ma anche Il Corvo Mosè, che descrive agli altri animali la bellezza della vita dopo la morte, sul Monte Zuccherocandito. Che cosa fa Orwell con lui? Grazie all’allegoria che rende gli animali antropomorfi, usa il corvo per raccontarci come qualsiasi potere, e quindi anche quello della Chiesa (in questo caso è quella ortodossa russa), offra e somministri illusioni, al fine ultimo di sopportare lo sfruttamento. E il cavallo Gondrano lo sa bene, visto che è il perno su cui si regge la fattoria. Uno stacanovista come lui è fondamentale ed essenziale per l’equilibrio di qualsiasi società, così come lo è Berta, la cavalla della fattoria, sempre disponibile con tutti, e sempre allegra, nonostante la sua sensibilità le faccia notare i soprusi continuamente perpetrati. Nella fattoria, infatti, si lavora duro, ma nessun animale riesce a godere di quel duro lavoro. Così, grazie ad un vecchio e saggio maiale che ricorda loro i diritti fondamentali della libertà, l’importanza del lavoro per costruire una vita più bella ma soprattutto più dignitosa, per realizzare progetti e coltivare sogni, si ribellano, cacciando via il fattore Jones. Ma è una ribellione che finisce come è iniziata; la sola differenza è che i manipolatori e gli sfruttatori non sono più gli umani bipedi, bensì gli animali a quattro zampe. Questi, arrivati al potere, iniziano a deliziarsi del lusso che ne consegue, e ad approfittarsene in maniera esagerata, proprio come gli uomini (camminano anche su due zampe). 

Gli espedienti per manipolare, di fatto, sono molto simili, sicchè, anche tra gli animali troviamo i propagandisti che elaborano le giuste illusioni. Il maiale Clarinetto, è uno di loro, che con le sue mezze verità, fa credere a tutti che il fattore Jones vuole tornare in fattoria, per farli soccombere definitivamente, quando in realtà hanno già iniziato a morire di stenti, come le galline, che si rifiutano di consegnare le uova. Lavorano di più, sempre di più, per combattere i nemici creati ad arte.

E il maiale poeta Minimus? Che mette la sua cultura al servizio della propaganda di Clarinetto? Non è attuale anche lui? C’è sempre qualche intellettuale volutamente soggiogato dal potere, e quindi, anche tra gli animali della fattoria troviamo chi si fa schiavizzare dalla retorica di un Napoleon di turno. 

Il denaro prodotto dal lavoro, migliorato dalle tecnologie, alla fine, non ha arricchito la vita degli animali della fattoria, ma solo quella di alcuni di loro, che iniziano a vestire come gli uomini, addirittura con abiti vistosi e, come loro, iniziano a dormire su comodi letti, e a bere Whisky.

Il denaro, con il suo valore, può essere anch’esso una sorta di allegoria del benessere della società? Un artificio dunque?

Alessandra De Angelis

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