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	<title>Affamati o Smemorati? Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Il Presente che non sappiamo più interpretare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La diseguaglianza sociale sarà probabilmente il tema centrale del prossimo decennio. La &#8220;quarta rivoluzione industriale&#8221;, come la chiamano in molti, ci lascerà un mondo pieno di nuove tecnologie in grado di sostituire l&#8217;essere umano in diversi lavori e in diversi campi. Cambieranno, quindi, le mansioni lavorative che l&#8217;uomo potrà svolgere per avere uno stipendio fisso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-7896-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Il-Presente-che-non-sappiamo-piu-interpretare.m4a?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Il-Presente-che-non-sappiamo-piu-interpretare.m4a">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Il-Presente-che-non-sappiamo-piu-interpretare.m4a</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">La diseguaglianza sociale sarà probabilmente il tema centrale del prossimo decennio. La &#8220;quarta rivoluzione industriale&#8221;, come la chiamano in molti, ci lascerà un mondo pieno di nuove tecnologie in grado di sostituire l&#8217;essere umano in diversi lavori e in diversi campi. Cambieranno, quindi, le mansioni lavorative che l&#8217;uomo potrà svolgere per avere uno stipendio fisso e sentirsi importante nella società. Sarà un periodo in cui, sempre di più, avremo bisogno di ingegneri informatici, fisici, matematici. La società che si apre alle porte di questo nuovo, caldissimo secolo (scriviamo questo articolo quando in Svezia si sono toccati i 20 gradi a fine ottobre!), avrà bisogno quindi di menti scientifiche. Non sarà un salto facile, visto che il 38% degli studenti dichiara di odiare la matematica in Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tanti, tantissimi potrebbero rimanere senza un lavoro, perché tanto &#8220;la macchina farà tutto da sola, e anche meglio dell&#8217;uomo&#8221;. Da una parte potrebbe essere un bene. Pensate alla guida autonoma: se davvero riuscissimo a ridurre gli incidenti con la guida automatica e l&#8217;intelligenza artificiale sarebbe una vittoria.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oppure pensate alla facilità con cui può essere acquistato un biglietto del treno al giorno d&#8217;oggi: basta un click, vero? Beh, basta un click per chi è nato fra gli anni &#8217;80 e gli anni &#8216;2000. C&#8217;è una grande fetta di popolazione che non è assolutamente in grado di usare le nuove tecnologie, perché viene da un&#8217;epoca diversa, in cui l&#8217;uso dei computer e della lingua inglese non era necessario come al giorno d&#8217;oggi. Da Milano a Palermo, c&#8217;è un mare di gente che sa usare un cellulare solo per chiamare o mandare un messaggio. 9 milioni di italiani non sanno usare WhatsApp. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tecnologia non è una lingua capita da tutti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questo inevitabilmente porterà una enorme fetta di popolazione a sentirsi &#8220;fuori dal mondo&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;è poi un altro aspetto che va considerato: per molti lavorare è un modo per dare un senso alla propria vita. Per molti è un modo per uscire dal buio della dipendenza dal gioco d&#8217;azzardo, dall&#8217;alcol, o dalle droghe. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per molti altri è un modo per costruire una famiglia coltivando il sogno di avere dei bambini. Da qualunque punto di vista vogliate guardarla, il lavoro nobilita l&#8217;uomo. Se la società moderna perderà molti posti di lavoro per lo sviluppo tecnologico, dove vanno a finire tutte quelle persone che in una &#8220;vita normale&#8221; ripongono le loro sicurezze e il loro credo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la gente non lavora più rischia di deprimersi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la gente non si sente a proprio agio dentro una società troppo tecnologica, anche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questo aumenterà di sicuro la diseguaglianza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi? Cosa fare? Abbandonare lo sviluppo tecnologico? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non può essere questa la soluzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cinema può aiutarci a trovare una soluzione? Difficile: il presente è davvero molto diverso da come ce lo eravamo immaginato. Anche se molte cose le avevamo ampiamente predette. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di lettura del futuro si cita sempre il capolavoro di Ridley Scott, &#8220;Blade Runner&#8221;. In questa pellicola, la più bella e struggente del cinema di fantascienza, il protagonista deve eliminare dei replicanti, macchine intelligenti dalle sembianze umane, per molti aspetti superiori agli esseri umani stessi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I replicanti, però, possono vivere solo per un periodo di tempo estremamente limitato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un film splendido per la dualità affascinante fra l&#8217;uomo e la macchina. È una pellicola profondissima, emozionale. Scott immaginava un futuro piovosissimo. Si sbagliava: non ha mai fatto così caldo in Europa e nel mondo intero come in questo periodo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Blade Runner&#8221; racconta la pioggia e la cupezza accogliente degli anni &#8217;80. Quella stessa cupezza che avvolge i brani memorabili dei Vangelis, ma che nulla a che vedere con il deserto climatico ed esistenziale dei nostri tempi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si. I tempi moderni sono imprevedibili.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma questo deserto, può diventare positivo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse la risposta risiede nella&#8230; Creatività. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La creatività è la chiave che può permetterci di far vivere in armonia l&#8217;uomo moderno con il suo mondo. Attraverso la creatività possiamo trovare soluzioni atipiche, non calcolate, inaspettate, soluzioni che possono evitare la deriva della depressione in una società futura che non potrebbe comprenderci abbastanza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La creatività può essere la chiave per trasformare un futuro incerto in un futuro sostenibile e bello da vivere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intanto chiudete le finestre e mettete la tv con l&#8217;audio a palla: &#8220;Blade Runner&#8221; sta per cominciare, e forse quella pioggia acida che accompagna il film ci farà quasi venire la malinconia di un futuro che non abbiamo mai vissuto. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
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		<title>Affamati o smemorati?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Certo che la possibilità di sconfiggere la povertà, che è tra gli obiettivi dell’Agenda 2030, oltre che di far incamminare il nostro pianeta verso uno sviluppo sostenibile, sembra diventare sempre più una chimera, in considerazione delle variabili (negative!) intervenienti che hanno compromesso un quadro, che al momento in cui quell’agenda veniva pensata e formulata, dovevano essere ben distanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso dobbiamo fare i conti con i costi schizzati verso l’alto, delle fonti energetiche, non più calmierabili per un condizionamento al gas che ci viene procurato, in percentuali ancora alte, dalla Federazione Russa, non disposta a più miti consigli per effetto del nostro supporto offerto alla Ucraina, Paese verso cui Putin ha scatenato una guerra in riferimento alla quale ancora non si vedono barlumi per una conclusione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma atteniamoci a quello che possiamo ancora fare per contrastare uno sprofondamento verso la povertà che sembra un buco nero senza alcuna possibilità di vedere il fondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi come Paese Italia, dobbiamo pensare come se fossimo i nipoti di nonni e di bisnonni che hanno accumulato beni, mostrando di essere previdenti e lungimiranti, quasi prevedessero tempi peggiori che sono arrivati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi sono questi nostri nonni e bisnonni? Forse dobbiamo risalire al Rinascimento ma anche ad altri periodi più remoti ed in questo caso dovremmo scomodare la cultura greca e romana: Il nostro Paese rappresenta un “giacimento di beni artistici, musicali, architettonici, letterari” che non ha eguali al mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo continuiamo a “scontare” una cattiva consapevolezza di questo patrimonio, che molti vedono più come una zavorra che una risorsa, e che non è stata mai “tesaurizzata” per l’indotto che avrebbe fruttato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo forse ancora rimasti “scottati” per i comportamenti scorretti dei nostri cugini francesi che, soprattutto al tempo di Napoleone, pensarono bene di trafugare parte degli immensi beni che erano di nostra proprietà, per portarli Oltralpe. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma molta acqua è passata sotto i ponti e seri accordi bilaterali fra i Paesi possono essere ripristinati ed ampliati perché la bellezza dell’Italia trovi la opportunità di “irradiare” l’intero pianeta e, forse, di farlo tornare ad una gentilezza che può essere riaffermata solo attraverso un contagio virtuoso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro patrimonio è patrimonio dell’umanità: quante volte lo diciamo e lo professiamo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma allora facciamo in modo che la Umanità ne goda e ne fruisca. Sto riferendomi alle opere d’arte italiane che devono essere godute da Paesi asiatici, americani, africani, australiani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia idea è che si attui una articolata “politica” di trasferimenti di opere d’arte a favore dei Paesi che ne fanno richiesta perché gli abitanti di quel luogo possano ammirare e contemplare bellezze che andranno evidentemente documentate e storicizzate, ma tutto questo significa che l’Italia possa fare la sua parte con le risorse di cui dispone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che senso ha parlare di “giacimenti” e di “accumuli di risorse” solo quando si tratta di fonti energetiche, dopo di che questa parola perde ogni significato se va messa in collegamento con patrimoni di cultura?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora penso che l’Italia è sicuramente smemorata quando dimentica di avere nel suo territorio qualcosa come cinque milioni di opere d’arte quando in tutto il pianeta questo patrimonio è stato stimato che sia quantificabile in sei milioni? Ci rendiamo conto? L’Italia possiede i 5/6 di un bene che la Cina, il Messico, la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, la Russia, il Brasile ecc. hanno, nella misura del restante sesto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se solo riacquistassimo questa resipiscenza e ci rendessimo conto che la nostra “fame” è figlia di una negligenza e di una sottovalutazione di cosa rappresentiamo nel mondo, forse potremmo riavere il posto che ci compete, nell’interesse di una circolazione di una italianità che farebbe bene al mondo intero.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
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		<title>Street Art for Rights e i murales dei goals</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete mai sentito parlare dell’Agenda 2030? No, non è quella dove segnare gli appuntamenti della settimana. È un programma stilato nel 2015 dai 193 Paesi membri dell’ONU, costituito da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), da raggiungere entro il 2030 attraverso strategie e azioni, che porteranno a 169 traguardi.  Il primo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-7889-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Street-Art-for-Rights-e-i-murales-dei-goals-online-audio-converter.com_.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Street-Art-for-Rights-e-i-murales-dei-goals-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/Street-Art-for-Rights-e-i-murales-dei-goals-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Avete mai sentito parlare dell’Agenda 2030? No, non è quella dove segnare gli appuntamenti della settimana. È un programma stilato nel 2015 dai 193 Paesi membri dell’ONU, costituito da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), da raggiungere entro il 2030 attraverso strategie e azioni, che porteranno a 169 traguardi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo di questi Goals è quello di riuscire a mettere fine alla parola povertà, un tasto dolente per tutte le Nazioni, noi compresi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo le ultime statistiche ISTAT, infatti, in Italia più di 5,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Di questi, 1 milione e 127 mila sono i giovani compresi tra i 18 e i 34 anni. Migliaia di bambini e adolescenti, poi, possono fare un pasto completo solo grazie alle mense scolastiche e agli aiuti di associazioni umanitarie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sull’argomento anche il mondo dell’arte fa sentire la propria voce. Street Art for Rights, il progetto triennale ideato e diretto da Peppe Casa e curato da Oriana Rizzuto, ha lanciato nello scorso marzo 2021 un’iniziativa che ha l’obiettivo di stimolare una riflessione sulle tematiche relative alla sostenibilità attraverso il linguaggio della street art.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In che modo? Tramite i murales, naturalmente. Il progetto prevede, infatti, la realizzazione di 17 murales, tanti quanti sono i Goals dell’Agenda 2030, sui muri dei quartieri periferici di Roma. «Nella sua prima annualità è dedicata ai primi tre goals dell’Agenda 2030 ONU: sconfiggere la fame (Goal 1), sconfiggere la povertà, (Goal 2), e salute e benessere (Goal 3)», spiega la curatrice Oriana Rizzuto. «I primi 3 artisti coinvolti sono Diamond, Solo e Moby Dick, street artists italiani tra i più noti anche internazionalmente. Saranno loro ad interpretare i Goals e dargli eco dalle facciate degli edifici dei quartieri di Settecamini e Corviale».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo Goal è stato assegnato all’artista Solo e la sua interpretazione del tema non può che catturare l’attenzione dei Millennials cresciuti con i lungometraggi della Disney: Solo ha, infatti, rievocato la celebre figura di Robin Hood, l’antieroe per eccellenza che rubava ai ricchi per dare ai poveri, e lo ha trasformato in una versione pop romanzata. Lo scopo dell’artista non è solo quello di prendere in prestito un personaggio iconico della Disney e adattarlo ad un tema. Solo ha voluto adattare una storia d’amore sofferta, quella tra Lady Marian e Robin Hood, ai nostri giorni. Lady Marian, infatti, è ritratta mentre guarda sospirante il manifesto con la taglia sulla testa dell’amato. «Un amore scomodo, non convenzionale &#8211; scrive l’artista sulla sua pagina Facebook &#8211;  fra una rampolla della nobiltà, nipote del re Riccardo e del principe Giovanni, ed un bandito, un fuorilegge che vive per la giustizia, un anarchico fuggitivo che ha scelto la lotta, che sacrifica tutto quello che ha e che potrebbe avere, vivendo nella macchia per fare quello che ritiene giusto, combattendo al fianco di chi soffre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di raccontare, di urlare, un amore difficile ma incondizionato, che lascia sempre all’altro la libertà di fare la propria scelta, e seguire la propria strada, percorrendola però sempre insieme. Che non si ferma alle apparenze e alle etichette ma che combatte ieri come purtroppo combatte oggi, a mille anni di distanza, contro tutto e tutti per la giustizia e la libertà, di essere, di fare, di amare chi vogliamo.»</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Affamati o smemorati?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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<p><b>Quando</b> <b>non è tutto così scontato</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Faccio parte della generazione X, quella che qualche ragazzetto, che ciuccia ancora il latte dalla mamma, per provare ad offendere, chiama (tra l’altro erroneamente) “boomers”, associandoci ai baby boomers, che sono la generazione precedente alla mia (la qual cosa sarebbe pure un complimento).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi ‘X’ abbiamo goduto dei grossi sacrifici che hanno fatto i baby boomers, noi stessi ne stiamo facendo per i nostri figli, la generazione Y (o millenials) e la generazione Z, anche se in modo meno cruento e invasivo rispetto ai nostri genitori. Il dramma è che alcuni dei nostri figli, anche a causa di genitori troppo protettivi, non colgono questo aspetto e ritengono che tutto sia dovuto e che qualunque difficoltà o ostacolo della vita debba essere risolta da qualcun altro. È l’errore che si fa quando ad un affamato si dà il pesce già pescato, invece di insegnargli a pescare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso abbiamo assistito ad un incremento importante dei consumi: tanti status symbols sono diventati alla portata non solo degli happy fews, nuovi prodotti e servizi hanno reso migliori le nostre vite, con un incremento del potere d’acquisto che veniva meno aggredito dall’inflazione rispetto agli anni ‘70 e a i primi anni ‘80. Noi eravamo ben consci di tutto ciò e ne godevamo: molte più vetture in circolazione, molte più persone in vacanza, molti più pranzi e cene fuori casa, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò ad un certo punto è diventato un given, un qualcosa dato per scontato, finché non sono arrivati dei fattori esogeni che hanno trasformato questo equilibrio stabile (in realtà io l’ho sempre considerato equilibrio indifferente – maledetta ingegneria!) in equilibrio instabile. Un esempio di questi eventi è stato la crisi dei titoli di stato italiani del 2011: i tassi di interesse si sono impennati e chi aveva un mutuo a tasso variabile ha visto crescere spaventosamente la rata mensile. Contestualmente anche le offerte di finanziamento per acquistare una macchina, una vacanza, un elettrodomestico, sono diventate molto meno vantaggiose e ci hanno ricordato che il benessere raggiunto non è protetto dai fattori esogeni di cui sopra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello era un perfetto monito a non comportarsi (troppo) come cicale, a non guardare sempre l’erba del vicino, ma a mantenere sanamente vivo in noi il desiderio di avere qualcosa in più, che non fosse però il garage con le vetture di Cristiano Ronaldo o la residenza newyorkese di Donald Trump. Negli anni immediatamente successivi il mercato automobilistico però ha ripreso a correre, il tasso di ricambio dei cellulari era diventato quasi annuale e le file ai ristoranti hanno continuato ad allungarsi. Parallelamente però si sono ingrossate anche le fila dei “NEET” (Not in Employment, Educational or Training), cioè di coloro che non lavorano, né studiano o fanno corsi di formazione: in pratica persone passive che non fanno nulla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi è arrivato il Covid, poi la speculazione sulle materie prime, che è nata prima che il sanguinario diavolo russo invadesse l’Ucraina, ma è stata da essa peggiorata, e si è ripreso a parlare insistentemente dell’aggravarsi della povertà. Premesso che la grillina decrescita felice mi è lontana millenni luce, la povertà oggi secondo me non è l’assenza di tre pasti al giorno o di un tetto sulla testa, ma la forzata riduzione degli acquisti compulsivi e/o emulativi: il given di cui sopra non può più essere tale per tutti quelli per cui lo era prima, i quali si stracciano le vesti e si sentono “poveri”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E adesso che si fa? Continuiamo a chiedere prebende sociali, sprecando importanti risorse pubbliche, oppure quei soldi li investiamo per creare posti di lavoro che i NEET devono essere messi nelle condizioni di non rifiutare? Riprendere a dare il giusto valore ai soldi o al tempo (i NEET lo sprecano completamente) è un dovere dai cui non avremmo dovuto esimerci nel recente passato, ma è un lusso che oggi non possiamo assolutamente più permetterci: non siamo per fortuna in una vera e propria economia di guerra, ma la sveglia che è suonata in quest’ultimo biennio ci serva per (ri)svegliare nelle nostre coscienze la fame di realizzazione personale, prima, e materiale, dopo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">P.S. ma la povertà non era stata sconfitta dai fedeli del grande apriscatole parlamentare?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8123" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-o-smemorati-quando-non-e-tutto-cosi-scontanto-p.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Affamati o smemorati, tra minacce ed opportunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’epoca odierna porta in seno un dualismo di minaccia e opportunità: se da un lato le preoccupazioni che i leader mondiali &#8211; nonché i cittadini comuni &#8211; devono affrontare sono concrete, imminenti e senza eguali nella storia, dall’altro gli strumenti di cui dispone il mondo di oggi hanno una innegabile efficacia. Problematiche come il cambiamento climatico e l’esclusione sociale toccano con violenza il singolo individuo e la società nel suo complesso; il progresso tecnologico negli ambiti più disparati, salute, energia, nanotecnologie, tecnologie dell’informazione, rappresenta però una risposta incoraggiante di sviluppo e miglioramento. Mai come oggi diviene irrinunciabile la possibilità di sfruttare queste opportunità. In un mondo connesso come quello attuale, la scelta di una linea d’azione deve essere condivisa per poter risultare efficace; questo non solo perché le minacce che incombono riguardano il mondo nel suo complesso, ma anche perché gli ultimi decenni hanno portato il concetto di internazionalizzazione in ogni ambito di vita. L’uomo vive sempre più in società e la società vive sempre più nel mondo in senso lato, con motivi di interdipendenza tra le sue parti che costringono ad una prospettiva diversa, globale, da cui vedere e affrontare i problemi. Nel 2015 le Nazioni Unite hanno deciso di coniugare tale prospettiva globale integrata su temi sociali in relazione alla materia di sostenibilità: nasce l’Agenda 2030, approvata all’unanimità nel settembre 2015 da 193 Paesi allo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile nella sua accezione non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Nonostante i notevoli progressi compiuti dagli anni 1990 nella lotta alla povertà, ancora oggi più di 800 milioni di persone vive in povertà. L’obiettivo è eliminare completamente la povertà estrema entro il 2030. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per affrontare il problema in modo articolato, l’obiettivo comprende, oltre allo sradicamento della povertà estrema, anche un sotto-obiettivo riguardante la povertà relativa, che si rifà alle definizioni nazionali. Le persone povere sono colpite più duramente dalle crisi economiche e politiche, dalla perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici, dalle catastrofi naturali e dalla violenza. Al fine di garantire che le persone uscite dalla condizione di povertà non vi ritornino, questo obiettivo prevede anche misure di consolidamento della capacità di resistenza, che comprendono l’istituzione di sistemi di protezione sociale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’espressione “sviluppo sostenibile” è usata per designare uno sviluppo che miri a soddisfare i bisogni dei cittadini di oggi, senza impedire alle future generazioni di fare ciò che ritengono utile al loro futuro. La scelta di sottoscrivere un’Agenda, e non un semplice Programma, suggerisce l’urgenza dell’azione e rimanda al tema del quotidiano, che tocca ogni cittadino nella sua singolarità, il concetto di sviluppo e globalizzazione non devono più essere legati ad un obiettivo di crescita, bensì di benessere e di qualità della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entro il 2030, sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono in maniera disagiata ridurre almeno della metà la quota di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in povertà in tutte le sue forme, secondo le definizioni nazionali. Implementare a livello nazionale adeguati sistemi di protezione sociale e misure di sicurezza per tutti, compresi i livelli più bassi, ed entro il 2030 raggiungere una notevole copertura delle persone povere e vulnerabili, </span><span style="font-weight: 400;"> rinforzare la resilienza dei poveri e di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità ad eventi climatici estremi, catastrofi e shock economici, sociali e ambientali. Creare solidi sistemi di politiche a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e sensibili alle differenze di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo sviluppo sostenibile rappresenta una parte fondamentale del cambiamento ambientale, sociale ed economico, che la società sta cercando di intraprendere. Se da una parte questo termine viene utilizzato spesso quando ci si riferisce alla crisi ambientale e alla sostenibilità, dall’altra, non tutti conoscono le sue origini e ne comprendono il significato. È cruciale, quindi, dare una definizione del concetto per permettere una giusta comprensione del fenomeno in questione e far sì che più persone si mobilitino per favorire un corretto sviluppo sostenibile. Lo sviluppo si definisce come “un processo evolutivo nel quale la capacità umana aumenta rispetto alla creazione di nuove strutture, nell’affrontare i problemi, adattarsi al continuo cambiamento facendo uno sforzo in modo obiettivo e creativo per raggiungere nuovi scopi”. Inoltre, lo sviluppo si concretizza in un processo multidimensionale che coinvolge in esso significativi cambiamenti sia nelle strutture sociali, opinioni e istituzioni sia nella crescita economica, riduzione delle ineguaglianze e nella lotta contro la povertà assoluta. La sostenibilità, d’altro canto, letteralmente, rappresenta la capacità di conservare un’entità, un risultato o processo nel tempo. Diversi scienziati e accademici, però, tendono ad individuare il reale significato della sostenibilità nel miglioramento continuo e nel sostegno di un sistema economico, ecologico e sociale sano per favorire lo sviluppo dell’umanità. Le minacce principali che, al giorno d’oggi, l’umanità e il mondo si trovano ad affrontare sono molto diversificate e allo stesso tempo interconnesse tra loro. La sostenibilità, infatti, si pone il problema di rendere compatibile lo sviluppo delle attività economiche e, in generale, il progresso della razza umana con la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità. In questi temi rientrano le maggiori sfide del nostro tempo: l’abbattimento della povertà; garantire la pace tra le nazioni; assicurare un progresso equo per tutti; la tutela degli ecosistemi; la gestione del problema del cambiamento climatico e riuscire a promuovere un progresso economico che sia al tempo stesso sostenibile. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione globale, che ha proprio l&#8217;obiettivo di proteggere il pianeta, garantire prosperità e pace ed estirpare la povertà. Essa, infatti, propone una visione di sviluppo e progresso più ambiziosa, basata sulle cinque ‘P’: persone, pianeta, prosperità, pace e partnership. Grazie a questa visione più aperta del fenomeno, il programma porta avanti degli obiettivi globali, indivisibili e interconnessi, che mirano a creare un progresso effettivo caratterizzato dal rispetto per i diritti dell’uomo e della sua dignità, la giustizia, l’eguaglianza, la parità dei sessi e una coesione che sia economica, sociale e territoriale al tempo stesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’attuale contesto socio-economico, sempre più interdipendente e vulnerabile, la sostenibilità attraversa il locale e il globale, il singolo e le comunità, le generazioni attuali e future, sollecitando l’educazione a ripensarsi di fronte ad un mondo contraddistinto dalle categorie del cambiamento e del rischio, per aprire la strada ad una progettualità formativa attiva e consapevole, in ottica relazionale e solidaristica. La sfida della sostenibilità può offrire un motivo di fiducia nel futuro, quale bussola per continuare ad elevare le capacità umane di elaborare idee e progetti, prefigurando nuove possibilità all’educazione, con e per l’altro, nell’armonia con se stessi, la comunità umana, il pianeta. Di fronte alle sfide di portata planetaria che ci riserva il futuro, l’educazione gioca un ruolo insostituibile, si configura come elemento indispensabile per uno sviluppo umano e ambientale, per costruire reti solidali verso una presa di coscienza globale, nutrendo la speranza di poter sconfiggere la povertà e abitare con saggezza il pianeta, camminando insieme verso la sostenibilità di domani, con coraggio, fraternità e resilienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ingiustizia sociale, cioè quella tra generazioni presenti – cosiddetta intra-generazionale &#8211;  si tramuta così in una ingiustizia inter-generazionale, ed il costo sociale della povertà si trasforma anche in un costo ambientale trasferito in modo sommerso alle generazioni future. La visione neoclassica dell’economia ha sempre favorito l’estensione dei mercati e l’efficienza allocativa, relegando la sostenibilità sociale ad un problema indiretto e comunque da risolvere eventualmente attraverso i meccanismi della crescita economica. Risulta dunque nel complesso che negli ultimi decenni la globalizzazione non è stata ispirata ai principi della sostenibilità, ma piuttosto a quelli della deregolamentazione e della privatizzazione.</span></p>
<p><b>Sottovalutare la povertà</b><span style="font-weight: 400;"> significa non cogliere la sfida che essa ci propone: una sfida alla nostra intelligenza, al nostro cuore, alla nostra sensibilità, poiché apparteniamo (e proprio la globalizzazione dovrebbe ricordarcelo) alla </span><b>grande famiglia umana</b><span style="font-weight: 400;">. In Europa, oggi, come in America, non conosciamo la </span><b>fame</b><span style="font-weight: 400;">, anche se essa ha riguardato le nostre storie a causa di epidemie e carestie. Se le </span><b>risorse</b><span style="font-weight: 400;"> ci sono, perché questo problema resta? Evidentemente una parte dell’economia non è rivolta all’uomo, ma </span><b>all’economia stessa</b><span style="font-weight: 400;">, come una macchina impazzita che si tenta di domare. Perché la </span><b>fame</b><span style="font-weight: 400;"> può essere strumentalizzata, e intesa quindi anche come uno</span><b> strumento di ricatto a livello internazionale</b><span style="font-weight: 400;">, perché le persone affamate possono contrattare beni preziosi pur di avere una manciata di cibo in cambio. La </span><b>fame</b><span style="font-weight: 400;"> rappresenta uno</span><b> strumento di coercizione</b><span style="font-weight: 400;"> e probabilmente, nei piani più esecrabili sebbene forse inconsapevoli dell’economia mondiale, essa tiene sotto scacco i paesi meno sviluppati. Viviamo in un periodo in cui qualunque risorsa, acqua compresa, può essere mercificata secondo i dettami della globalizzazione. I nostri fratelli che, nonostante gli sforzi compiuti, soffrono la fame e la malnutrizione, anzitutto per l&#8217;iniqua distribuzione dei frutti della terra, ma anche a causa di un mancato sviluppo agricolo</span><i><span style="font-weight: 400;">.</span></i><span style="font-weight: 400;"> Viviamo un&#8217;epoca in cui l&#8217;affannosa ricerca del profitto, la concentrazione su interessi particolari e gli effetti di politiche ingiuste rallentano le azioni all&#8217;interno dei Paesi o impediscono una cooperazione efficace in seno alla comunità internazionale. In questo senso, rimane molto da fare per quanto riguarda la sicurezza alimentare, che appare ancora come un obiettivo lontano per molti</span><i><span style="font-weight: 400;">. </span></i><span style="font-weight: 400;">Il pianeta sta affrontando la </span><b>più grave emergenza alimentare del 21° secolo</b><span style="font-weight: 400;">. Le aree del mondo in “emergenza fame” sono sempre più ampie e diffuse. Ma definiamo, “poveri in giacca e cravatta”. Un’immagine che si ripropone nella difficile attualità di questi mesi di pandemia e che sembra aver riportato indietro le lancette del tempo; è una delle tante nuove declinazioni possibili del disagio e della povertà sociale, un ulteriore segnale della profonda distanza che si è affermata nel Paese tra la realtà e chi avrebbe il compito di interpretarla.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8125" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-affamati-smemorati-tra-minacce-e-opportunita-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Arrivano i Foodbusters: basta sprechi alimentari ai matrimoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>volontari chiamati anche dai weeding planner Al matrimonio non dimenticare di invitare anche i Foodbusters, volontari pronti a recuperare il cibo avanzato per ridistribuirlo nelle mense sociali accreditate con l’associazione. Ma chi sono i Foodbusters? I Foodbusters sono un gruppo di persone attive nel recupero cibo nelle Marche, attraverso una onlus tra le primissime in [&#8230;]</p>
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<p><b><i>volontari chiamati anche dai weeding planner</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al matrimonio non dimenticare di invitare anche i Foodbusters, volontari pronti a recuperare il cibo avanzato per ridistribuirlo nelle mense sociali accreditate con l’associazione. Ma chi sono i Foodbusters?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I Foodbusters sono un gruppo di persone attive nel recupero cibo nelle Marche, attraverso una onlus tra le primissime in Italia. Come ricordano spesso anche dai canali social, coinvolgere ai ricevimenti i volontari significa compiere un gesto di generosità equa e solidale a 360°, provando a contribuire ad una giusta causa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La onlus “Foodbusters – gli acchiappacibo” è collegata ad altre nazionali e fa parte della rete Food P.r.i.d.e. (partecipazione, recupero, inclusione, distribuzione e educazione). Nasce nel 2016 da un’idea di due coniugi co-fondatori anconetani, Diego Ciarlone e Simona Paolella motivati dalla convinzione di voler fare qualcosa per la lotta allo spreco alimentare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sottrarre cibo allo spreco significa eco-sostenibilità, ovvero attivare un circolo virtuoso: il potenziale alimento-rifiuto mantiene le sue qualità intatte divenendo risorsa che sfama, offre un&#8217;occasione di reintegro sociale e crea valore per le imprese che decidono di donare. Regalare il cibo in eccesso rende ogni evento un’importantissima testimonianza di valori etici, sia esso una cerimonia, un meeting aziendale o altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essere nel circuito della rete Food P.r.i.d.e. ha permesso ai Foodbusters di essere stati chiamati nel giro di qualche anno a circa 2 mila matrimoni. La onlus, che ha iniziato la sua attività di recupero cibo nel 2017, in soli 3 anni è riuscita a quadruplicare la presenza sul territorio, arrivando non solo nelle Marche, ma anche in Sicilia, in Umbria, in Emilia Romagna e in Abruzzo, mappando e censendo con precisione le mense sociali o gli enti che sono interessati a partecipare al progetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una volta invitati e coinvolti dagli sposi o dai wedding planner, i Foodbusters si recano in cucina documentando ciò che torna indietro o che resta intonso e quel che viene recuperato. Gli sposi sono aggiornati su tutto, anche dove viene ridistribuito il cibo. L’impegno dell’Associazione è organizzare una rete che permette al cibo fresco di percorrere il minor tragitto possibile e di trasformare quel potenziale spreco in una risorsa per il territorio. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">(Immagini dalla pagina Facebook di Foodbusters Onlus)</span></p>
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		<title>Scartami: da rifiuti a opportunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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<p><b><i>Nasce un packaging green dedicato all’ortofrutta </i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto ‘Scartami’ vince il prestigioso premio Danila Bragantini promosso dall’Associazione Donne dell’Ortofrutta e arriva in Sicilia grazie all’intraprendenza di quattro donne: Elisa Deluca dell’azienda San Lorenzo di Pachino (Siracusa), Roberta Tardera dell’Op Ioppì di Vittoria (Ragusa) e Nuccia Alboni dell’azienda Ortonatura di Vittoria con il sostegno scientifico della professoressa Anna Catania del Dipartimento di architettura e ingegneria dell’Università degli studi di Palermo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Obiettivo del progetto è contribuire al rafforzamento di una filiera agroalimentare circolare, alimentata dagli scarti vegetali della filiera del pomodoro e della melanzana del territorio siciliano. Entrambe le produzioni, ampiamente diffuse in più̀ aree del territorio siciliano e in particolare nell’area del sud est, potrebbero contribuire a trasformare il concetto di “rifiuto” in una opportunità̀ di riciclo e riutilizzo all’interno della stessa filiera agroalimentare. Il materiale proveniente dagli scarti di produzione, attraverso una lavorazione adeguata e innovativa, può infatti diventare un biocomposito, ovvero una matrice polimerica biodegradabile e fibre naturali, biodegradabile e compostabile idoneo per la produzione di un packaging rigido per uso alimentare e utilizzabile all’interno della stessa filiera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto nasce all’insegna di una visione più ampia, che oltrepassa quella importante legata al riciclo fisico del materiale e utilizza il brand per essere portavoce di un’agricoltura che sa e vuole confrontarsi anche con i temi sociali e culturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il brand Scartami, infatti, si presta a molteplici interpretazioni: quella legata ovviamente alla sostenibilità ambientale, che punta sull’origine di un materiale prodotto con gli scarti delle produzioni agricole; il concetto di scarto, inoltre, allarga le sue potenzialità espressive invitando a un consumo consapevole delle risorse alimentari, sulla scia degli obiettivi Esg dell’Onu.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Scartami – </span></i><b><i>raccontano le quattro imprenditrici</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> – è una call to action che richiama l’attenzione sul ruolo attivo che il consumatore può e deve avere nell’utilizzo dei prodotti agroalimentari, in termini di informazione, corretto utilizzo e smaltimento. Scartami è la chiave di un dialogo che oggi diventa essenziale tra chi produce e chi consuma, per ripensare il settore agroalimentare alla luce di un nuovo patto sociale, culturale ed economico”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il materiale biocomposito che sarà utilizzato per l’innovativo packaging nasce dal riutilizzo degli scarti vegetali (fusto e foglie) delle piante estirpate a fine vita del pomodoro e della melanzana, che in questo momento sono un problema economico e di gestione a causa del loro smaltimento; attraverso il biopack Scartami si trasformano in una fonte di ricchezza e veicolo di una nuova cultura aziendale nell’ottica di contribuire in maniera fattiva all’economia circolare posta al centro degli obiettivi Esg.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fonte foto: Associazione nazionale Le Donne dell’Ortofrutta</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8132" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8133" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/scartami-da-rifiuti-a-opportunita-fb2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Le grandi opere le fanno gli schiavi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se chiedessi a persone diverse, non esperte del settore, quale fu il popolo più grande mai esistito sulla faccia della terra di certo avrei molteplici risposte.  Mi piacerebbe categorizzarle ai fini antropologici, ma potrebbe risultare una banalizzazione più che una semplificazione. Fatto sta che, le risposte più quotate sono: gli egizi, i romani e i [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Se chiedessi a persone diverse, non esperte del settore, quale fu il popolo più grande mai esistito sulla faccia della terra di certo avrei molteplici risposte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi piacerebbe categorizzarle ai fini antropologici, ma potrebbe risultare una banalizzazione più che una semplificazione. Fatto sta che, le risposte più quotate sono: gli egizi, i romani e i greci. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi mi conosce sa bene che la mia passione per il mondo egizio è totale ed indiscussa. Un popolo che creò meraviglie senza schiavi (o con pochissimi di loro e di certo non ebrei al contrario di ciò che la bibbia riporta) merita sicuramente ammirazione, stupore e stima. I romani e i greci nella creazione di opere indiscusse non furono da meno, ma si avvalsero di un’innumerevole quantità di schiavi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avere la manodopera specializzata e non specializzata fa sempre la differenza. Ma per procurarla servono guerre vinte e spesso, stragi di popolazioni intere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La grandezza di un popolo si misura dalla quantità di persone sacrificabili per la buona riuscita delle grandi opere? Molto spesso la risposta è sì, spesso, ma non sempre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È comunque necessario capire come per il nostro sostentamento odierno, per permetterci di fare la vita che facciamo tutti i giorni, la maggior parte della popolazione mondiale muore di fame avendo a disposizione meno di un piatto di riso al giorno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sto a riportare la quantità di bambini che muoiono di fame perché purtroppo l’essere umano è inetto, un numero su carte non suscita granché, bisognerebbe che tutti vedessero morire un bambino di fame, stenti o ucciso dalla guerra, perché qualcuno si impietosisca, e forse, cambi qualche sua abitudine di vita. Tanto è lontano vero?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad oggi l’80% degli abitanti della terra vive con il 20% delle risorse; e il 20% degli abitanti della terra vive e usa l’80% delle risorse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vi sembra un po&#8217; ridicolo? Benvenuti nel magico mondo dell’economia capitalistica! Quella che ha abbindolato tutti quelli che cercano di fare soldi per avere soldi, non per un reale potere d’acquisto. Perché ora il denaro non serve per acquisire beni ma è il bene stesso che bisogna stipare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Evitabile? Si! Sapevamo che sarebbe accaduto dai tempi di Hegel e Marx, tra la fine del 1700 e la prima metà dell’800. Abbiamo posto rimedio prima che ciò avvenisse? Ovviamente no!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A noi fa comodo che ci siano persone, al mondo, costrette a turni di lavoro di 18- 20 ore, che cuciono per noi i nostri abiti low cost, quando per loro, ogni maglietta cucita rappresenta 4 centesimi di guadagno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vi sentite al pari di una matrona o di un </span><i><span style="font-weight: 400;">pater familias </span></i><span style="font-weight: 400;">romano che ha gli schiavi a casa? Forse no perché abitano dall’altra parte del mondo. Ma allora tutti quei lavori precari e alienanti come i call center dove le persone iniziano a guadagnare solo dopo 30 secondi di telefonata e noi gli sbattiamo in faccia il telefono con tanto di insulto al primo secondo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste persone vivono nelle nostre città, magari il loro posto di lavoro è vicino a voi. Ma ci interessa? No! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cosa che fa sorridere chi studia l’umano, è che la nostra evoluzione ci ha progettati per essere animali sociali, anche accudenti verso gli altri, facenti parte del nostro gruppo o clan. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema è che non abbiamo più un gruppo o il senso di tale, e non parlo della famiglia mononucleare (madre, Padre, figlio) teorizzata da Marx ma tanto cara alla destra italiana (che a quanto pare non sa e non capisce la teorizzazione di sinistra &#8230; la vera sinistra). Il vero problema è la mancata assistenza del gruppo sociale più ampio, quello formato da più famiglie fino ad arrivare allo Stato. Così si rende schiavi tutti, anche i singoli genitori medio-borghesi, costretti a dividersi tra lavoro e figli, senza assistenza dello Stato. Ma schiavo è anche chi un figlio lo vuole e non può averlo perché non guadagna abbastanza. Schiavo è anche chi è solo perché legato alle regole del sistema. E la fame non è solo di cibo, ma troppo spesso di libertà. Quella non garantita non solo dalle leggi nazionali, ma nemmeno dal nostro prossimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">O si cambia o si va al collasso. Pensiamoci.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8135" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-le-grandi-opere-le-fanno-gli-schiavi-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Fame zero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 15:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Affamati o Smemorati?]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’obiettivo n.2 per guardare al miglior futuro possibile Il secondo su 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU è riassumibile con la formula: “fame zero”. Al vertice delle incombenze e delle priorità mondiali, quindi, si pone il tema di sradicare la fame e tutte le forme di malnutrizione ovunque nell’orizzonte dei prossimi 15 anni. Perché? Perché come [&#8230;]</p>
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<p><b>L’obiettivo n.2 per guardare al miglior futuro possibile</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>secondo</b><span style="font-weight: 400;"> su 17 obiettivi dell’</span><b>Agenda 2030</b><span style="font-weight: 400;"> dell’ONU è riassumibile con la formula: “</span><b><i>fame zero</i></b><span style="font-weight: 400;">”. Al vertice delle incombenze e delle priorità mondiali, quindi, si pone il tema di sradicare la fame e tutte le forme di</span> <b>malnutrizione</b><span style="font-weight: 400;"> ovunque nell’orizzonte dei prossimi 15 anni. Perché? Perché come diceva Max Frisch: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Colui che è affamato non ha scelta”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> E questo limita la democrazia. È dunque necessaria un’azione che includa i temi della </span><b>sicurezza alimentare</b><span style="font-weight: 400;">, del </span><b>miglioramento dell’alimentazione</b><span style="font-weight: 400;"> e correlata la promozione dell’</span><b>agricoltura sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A livello mondiale la denutrizione </span><b>colpisce</b><span style="font-weight: 400;"> quasi 800 milioni di persone, in particolare donne e bambini. Abbiamo assistito negli ultimi anni al </span><b>rapido incremento</b><span style="font-weight: 400;"> della domanda di alimenti a livello mondiale, per cui si stima che la produzione dovrebbe essere più che raddoppiata </span><b>entro il 2050</b><span style="font-weight: 400;">. In particolare, l’allarme investe il settore agricolo. Ma non ci si può limitare solo al macro-obiettivo n.2, perché ad esso si connette il sotto-obiettivo dell’eliminazione della </span><b>malnutrizione</b><span style="font-weight: 400;">. Attività che sposta l’accento </span><b>dalla quantità alla qualità</b><span style="font-weight: 400;"> dell’alimentazione. Dal punto di vista meramente economico viene posto il traguardo del </span><b>raddoppio della produttività agricola</b><span style="font-weight: 400;"> e con esso del </span><b>reddito dei piccoli agricoltori</b><span style="font-weight: 400;"> appunto entro l’orizzonte temporale del 2030. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il miglioramento delle condizioni generali del settore agricolo però non devono trascurare il </span><b>rispetto dell’ambiente</b><span style="font-weight: 400;">, e quindi una serie di istruzioni per trasformare la nostra agricoltura in senso sostenibile. Una produzione capace di rispettare gli ecosistemi, di rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici, così come all’agricoltura in condizioni meteorologiche estreme: siccità, inondazioni e altri disastri. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo pone una vera e propria </span><b>road map temporale</b><span style="font-weight: 400;">. Entro il 2025 migliorare la condizione nutrizionale di </span><b>bambini</b><span style="font-weight: 400;"> sotto i 5 anni, ragazze </span><b>adolescenti</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>donne</b><span style="font-weight: 400;"> in gravidanza e </span><b>anziani</b><span style="font-weight: 400;">. Entro il 2020, preservare la </span><b>diversità genetica</b><span style="font-weight: 400;"> di sementi, delle piante coltivate, degli animali da allevamento e domestici e delle specie selvatiche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entro il 2030 garantire a tutte le persone, in particolare ai poveri e alle persone più vulnerabili, come donne e</span><b> neonati</b><span style="font-weight: 400;">, accesso sicuro e sempre a </span><b>cibo nutriente</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>sufficiente</b><span style="font-weight: 400;">. Porre attenzione alle condizioni dei </span><b>popoli indigeni</b><span style="font-weight: 400;">, delle </span><b>famiglie</b><span style="font-weight: 400;"> di agricoltori, i </span><b>pastori</b><span style="font-weight: 400;"> e i </span><b>pescatori</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sconfiggere la fame implica, infine, un cambiamento di orizzonte culturale e produttivo: dalla diffusione delle </span><b>banche di semi</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>piante diversificate, come di genti vegetali e animali</b><span style="font-weight: 400;"> create a livello nazionale, regionale e internazionale; promuovere l&#8217;</span><b>equa ripartizione</b><span style="font-weight: 400;"> dei benefici derivanti dalle risorse genetiche esistenti. Anche gli </span><b>investimenti</b><span style="font-weight: 400;"> nel campo possono essere più efficaci se improntati alla cooperazione internazionale, anche nelle infrastrutture rurali. Sono necessari anche attività di </span><b>ricerca</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>formazione</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>sviluppo tecnologico</b><span style="font-weight: 400;"> nei paesi in via di sviluppo o meno sviluppati. Poi è necessaria l’azione politica e istituzionale nel </span><b>correggere</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>prevenire</b> <b>restrizioni</b> <b>commerciali</b><span style="font-weight: 400;"> e distorsioni nei mercati agricoli mondiali, conformemente a quanto indicato nel </span><i><span style="font-weight: 400;">Doha Development Round.</span></i><span style="font-weight: 400;"> Come l’adozione di misure per garantire il </span><b>corretto funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari</b><span style="font-weight: 400;"> e dei loro </span><b>derivati</b><span style="font-weight: 400;">, facilitando l&#8217;</span><b>accesso rapido</b><span style="font-weight: 400;"> alle </span><b>informazioni di mercato</b><span style="font-weight: 400;"> sui beni alimentari.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8137" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-fame-zero-editoriale.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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