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	<title>Acqua Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Se solo bastasse chiudere un rubinetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caldo insopportabile delle ultime settimane è una chiara e innegabile conseguenza del cambiamento climatico. Sì, sempre lui. La comunità scientifica è unanime nell’addossare le colpe di questo cambiamento alle azioni compiute dall’uomo, in particolare l’aumento dei gas serra immessi nell’atmosfera. Le parole “cambiamento climatico” rimbalzano da una bocca ad un’altra sempre più spesso negli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-5256-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/Se-solo-bastasse-chiudere-un-rubinetto.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/Se-solo-bastasse-chiudere-un-rubinetto.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/Se-solo-bastasse-chiudere-un-rubinetto.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il caldo insopportabile delle ultime settimane è una chiara e innegabile conseguenza del cambiamento climatico. Sì, sempre lui. La comunità scientifica è unanime nell’addossare le colpe di questo cambiamento alle azioni compiute dall’uomo, in particolare l’aumento dei gas serra immessi nell’atmosfera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le parole “cambiamento climatico” rimbalzano da una bocca ad un’altra sempre più spesso negli ultimi anni, ma la loro popolarità non è di recente attribuzione. Dagli anni Ottanta, ogni anno è stato più caldo del precedente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In base agli studi del CNR-ISAC, le temperature medie annuali in Italia sono cresciute negli ultimi due secoli di 1,7°C (pari a oltre 0,8°C per secolo), e solo negli ultimi cinquant&#8217;anni si sono registrati aumenti di temperatura di circa 1,4°C (pari a circa 2,8°C per secolo).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E l’aumento delle temperature trascina con sé anche il conseguente aumento della siccità. E’ vero che il pianeta terrestre è formato per il 70% della sua superficie da acqua, ma di questa percentuale, soltanto il 2,5% è dolce e quindi utile alla sopravvivenza degli esseri umani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma le temperature medie fino a due gradi più alte della media stagionale e la quasi totale scomparsa di precipitazioni in tutta Italia, stanno provocando la&nbsp;scomparsa della neve sulle Alpi in Piemonte e Lombardia, e l’evaporazione di acqua in laghi e fiumi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ramona Magno, responsabile del settore siccità del CNR, in un’intervista rilasciata per Il Corriere della Sera, dichiara: «le nevicate si sono ridotte del 40%, siamo quasi al livello dell’anno record del 2007. Nelle Alpi lombarde abbiamo registrato anche il 70%. Il lago Maggiore segna un meno 2%. Da dicembre ad oggi abbiamo avuto un 60/70% in meno di piogge. Tutto questo ha intaccato le riserve (sufficienti) di acqua. Al momento servirebbe una quantità enorme che non possiamo avere, perché siamo già nella stagione estiva».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In più l’uomo ci mette immancabilmente il suo zampino. Nella situazione di siccità in cui ci troviamo, non mancano sprechi di acqua compiuti quotidianamente: il rubinetto aperto mentre ci si lava i denti, l’acqua che scorre a litri nella doccia mentre ci si insapona, le lavastoviglie che vengono messe in funzione almeno una volta al giorno, così come le lavatrici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quindi non dovremmo lavarci più?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarebbe impossibile, potremmo in questo modo salvare le dispersioni di acqua nell’uso quotidiano, ma ciò provocherebbe inquinamento olfattivo dato dai cattivi odori, specialmente nei periodi più caldi dell’anno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diminuirne l’uso e il consumo sarebbe anche, a questo punto, scontato e quasi insufficiente.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Educare la società ad un uso più civile e responsabile? Provate a dirlo ai ragazzini che giocano con i distributori di acqua messi a disposizione gratuita del cittadino, che sprecano litri e litri al giorno per giocare a fare gavettoni e scherzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo è talmente tanto abituato ad aprire il rubinetto e vedere scorrere l’acqua che non si interessa minimamente al problema della siccità perché “l’acqua a casa mia scorre”.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come sempre succede nel nostro Paese, le sommosse inizieranno quando l’acqua non scorrerà più in casa, ma io spero sempre ingenuamente nella civilizzazione dell’essere umano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E chissà che non decideranno di chiudere i rubinetti prima che questo avvenga.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5588" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-se-bastasse-chiudere-rubinetto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5589" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-se-bastasse-chiudere-rubinetto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Acqua, Legambiente stila il decalogo antispreco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccoli accorgimenti per non sprecare un bene così prezioso Dieci semplici consigli possono fare la differenza per contribuire a non sprecare un bene così prezioso come l’acqua. In questi giorni di criticità idrica legata alla siccità e ad una gestione poco responsabile delle risorse, Legambiente stila dieci preziosi consigli utili ai cittadini chiamati ad una [&#8230;]</p>
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<p><b>Piccoli accorgimenti per non sprecare un bene così prezioso</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dieci semplici consigli possono fare la differenza per contribuire a non sprecare un bene così prezioso come l’acqua. In questi giorni di criticità idrica legata alla siccità e ad una gestione poco responsabile delle risorse, Legambiente stila dieci preziosi consigli utili ai cittadini chiamati ad una risposta collettiva e generosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il vademecum contiene delle indicazioni importanti per la nostra quotidianità su quanto imparare a fare sia nell’immediato che per le emergenze idriche future: gesti responsabili da rendere routine per fronteggiare consapevolmente le conseguenze di un problema da molto tempo preannunciato e reso ormai inevitabile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra elettrodomestici, lavaggi, igiene personale e alimentazione, ci sono tante piccole accortezze da adottare secondo Legambiente per fare la differenza nella vita di tutti i giorni in favore dell’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricordiamo di utilizzare lavatrici e lavastoviglie solo a pieno carico. Per lavare i piatti a mano così come la frutta e la verdura, è preferibile utilizzare una bacinella e non l’acqua corrente, con un risparmio che può arrivare a circa 6mila litri di acqua potabile all’anno. L’acqua di cottura della pasta non va buttata ma riutilizzata in quanto è un ottimo sgrassante che può essere usato insieme ai detersivi diminuendone, così, le quantità utilizzate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Usiamo una bacinella e non acqua corrente, per lavare piatti, frutta e verdura: si risparmiano così circa 6.000 litri di acqua potabile all’anno.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Installiamo nei rubinetti, là dove manchino, dispositivi frangigetto e limitatori di flusso, garantendo un minor consumo d’acqua di ben 6.000 litri all’anno in una famiglia di tre persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Indispensabile durante l’igiene personale,</span> <span style="font-weight: 400;">chiudere i rubinetti mentre ci si rade o si lavano i denti. In questo modo è possibile risparmiare circa 2.500 litri di acqua per persona all’anno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si allo sciacquone intelligente con lo scarico a doppio flusso: la cassetta dello scarico presenta una volumetria in media di circa 10 litri e utilizzando quello con due differenti volumi d’acqua (3/4 litri e 6/9 litri), a seconda delle esigenze farà risparmiare circa 100 litri di acqua al giorno, 35.000 litri all’anno in ogni utenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Preferiamo la doccia per risparmiare 1.200 litri di acqua potabile all’anno, riempire la vasca comporta un consumo di acqua quattro volte superiore rispetto alla doccia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ripariamo tutte le perdite (dei rubinetti, delle cassette wc…), anche apparentemente insignificanti. Grazie a questa pratica è possibile risparmiare in un anno una quantità d’acqua pari a 21.000 litri circa per le perdite dal rubinetto e 52.000 litri circa se si blocca il lento ma costante flusso dell’acqua dal water.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Controlliamo periodicamente il contatore: è il modo migliore di accorgersi subito di perdite “invisibili”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mangiamo in maniera consapevole e responsabile considerando oltre all’acqua che si beve anche quella impiegata per produrre gli alimenti. Per 1 Kg di carne bovina, ad esempio, servono circa 15.000 litri d’acqua, per 1 kg di lattuga 130 litri.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Irrigazione deficitaria, nasce Water4Agrifood</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si fa agrifood senza acqua Il progetto Water4Agrifood nasce per contribuire al miglioramento delle produzioni agroalimentari mediterranee in condizioni di carenza di risorse idriche.&#160; Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, nasce dallo sforzo congiunto di un vasto network pubblico e privato al fine di ripensare le vulnerabilità dell’agricoltura in una chiave innovativa e [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Non si fa agrifood senza acqua</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto Water4Agrifood nasce per contribuire al miglioramento delle produzioni agroalimentari mediterranee in condizioni di carenza di risorse idriche.&nbsp; Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, nasce dallo sforzo congiunto di un vasto network pubblico e privato al fine di ripensare le vulnerabilità dell’agricoltura in una chiave innovativa e trovare soluzioni altrettanto innovative per l’efficientamento dell’utilizzo della risorsa idrica in agricoltura e la tutela dei servizi ecosistemici associati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&nbsp;Il riscaldamento globale è la causa del cambiamento climatico che, a sua volta, determina le anomalie meteorologiche che tutti possiamo sperimentare. Stando a recenti indagini, negli ultimi 50 anni la diminuzione delle piogge nell’area del Mediterraneo ha causato la perdita di 100 millilitri d’acqua l’anno. Senza piogge efficaci non si può assicurare acqua in quantità e di qualità alle filiere agroalimentari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto Water4AgriFood &#8220;Miglioramento delle produzioni agroalimentari mediterranee in condizioni di carenza di risorse idriche&#8221; cerca di trovare una soluzione al problema della carenza d’acqua disponibile per le aziende agricole e, più in generale, ne mette in evidenza il valore ai fini produttivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’unione tra le competenze provenienti dal mondo industriale e le conoscenze accademiche fanno di Water4Agrifood un alleato per costruire gli strumenti adatti a utilizzare al meglio le risorse idriche a disposizione delle aziende agricole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ammesso alle agevolazioni previste dai fondi PON “Ricerca e Innovazione” 2014-2020 del MIUR, Water4AgriFood è orientato a 5 obiettivi strategici per contribuire a individuare un ventaglio di soluzioni frutto delle competenze del mondo industriale e delle conoscenze accademiche, per costruire gli strumenti adatti a utilizzare al meglio le risorse idriche a disposizione delle aziende agricole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli strumenti sono diversi e vengono riposti in cinque scomparti del toolbox, ogni scomparto corrisponde ad un obiettivo realizzativo (OR) del progetto Water4AgriFood.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo obiettivo è lo studio del GREY WATER il cui focus realizzativo è il riuso delle acque reflue in tre aree di interesse: fitodepurazione, recupero di acque reflue di valore economico e riutilizzo in agricoltura di acque depurate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il secondo obiettivo si concentra sul GREEN WATER o acqua verde immagazzinata nel terreno. La sfida è trovare nuove sostanze organiche attraverso: il sovescio, interpretabile come una concimazione verde; l’aggiunta di compost, proveniente da impianti dove viene conferita la frazione umida e la gestione conservativa del suolo, abolendo o riducendo al minimo le arature.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo numero tre, il PRECISION WATER si concentra sulle tecniche di irrigazione di precisione per ridurre gli apporti irrigui senza penalizzare le produzioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il quattro, il PRICE WATER è l’obiettivo realizzativo dedicato al territorio supportato dall’attività degli economisti agrari che parte dal presupposto del valore economico dell’acqua irrigua e delle politiche di gestione dell’acqua. L’obiettivo è minimizzare gli sprechi e ridurre le contaminazioni, nonché monetizzare le esternalità positive dell’irrigazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il quinto e ultimo obiettivo realizzativo, il FUTURE WATER, lo sguardo è rivolto al futuro per capire quali saranno le esigenze in acqua dei sistemi agricoli, e come contenerle, e si completa con l’intervento di malerbologi, patologi e entomologi, che analizzano il comportamento di specie aliene provenienti da ambienti più caldi, e di genetisti, che realizzano genotipi che si adattano alle nuove condizioni ambientali. L’acqua del futuro è da studiare già oggi e il ricorso all’irrigazione è imprescindibile se si vuole rifornire regolarmente l’agroindustria.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La “cassetta degli attrezzi” costruita attraverso la sinergia tra Enti pubblici di ricerca tra cui il CREA e le imprese private ha creato un partenariato per finalizzare azioni di ricerca industriale e intuizioni di sviluppo sperimentale per innovare l’uso dell’acqua nelle aziende agricole da cui traggono origine le materie prime per le filiere agroalimentari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’agricoltura si chiede sostenibilità ambientale, sociale ed economica. L’Agronomia è la chiave per armonizzare queste esigenze della Società con quelle dell’azienda agraria. La ricerca agronomica mette continuamente a disposizione delle aziende agricole conoscenze e metodologie per produrre nel segno della sostenibilità idrica e fornisce indicazioni operative su come irrigare parsimoniosamente o come progettare sistemazioni idraulico-agrarie consone con il regime pluviometrico a carattere tropicale che si sta sostituendo a quello mediterraneo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alleanza tra industria e ricerca, muovendosi tra le tradizioni agronomiche locali e l’offerta tecnologica globale, vede numerosi vincitori. Vince l’industria che con i suoi prodotti e servizi innovativi conquista nuovi spazi di mercato presso le aziende agricole. Vincono le aziende agricole che possono acquisire strumenti destinati espressamente alle loro esigenze. Vince l’agroindustria che si affranca dall’alea di piogge capricciose. Vince l’ambiente e vince la collettività.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5595" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-irrigazione-deficitaria.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Perché guardare Stranger Things 4 è come bere un bicchiere d&#8217;acqua fresca nel 2022.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante le mie masterclass in recitazione e regia alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, c&#8217;è sempre una domanda da parte dei ragazzi, che ritorna sempre:&#160; &#8220;Come mai prodotti come Stranger Things o Game Of Thrones non vengono realizzati in Italia, prof? Ci piacerebbe tanto anche a noi prendere parte a serie televisive così [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-5266-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/Perché-guardare-Stranger-Things-4-.m4a?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/Perché-guardare-Stranger-Things-4-.m4a">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/Perché-guardare-Stranger-Things-4-.m4a</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Durante le mie masterclass in recitazione e regia alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, c&#8217;è sempre una domanda da parte dei ragazzi, che ritorna sempre:&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Come mai prodotti come Stranger Things o Game Of Thrones non vengono realizzati in Italia, prof? Ci piacerebbe tanto anche a noi prendere parte a serie televisive così importanti&#8221;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Faccio sempre molta difficoltà a rispondere a questa domanda. Cerco prima di tutto di difendere la &#8220;filiera&#8221; del cinema e della televisione italiana. Anche noi facciamo un sacco di prodotti che vengono esportati all&#8217;estero. Don Matteo ne è un esempio. Per quanto sia un prodotto totalmente diverso in termini di scrittura, pubblico di riferimento e budget rispetto alle serie internazionali citate sopra.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo che a quel punto i ragazzi mi mettono con le spalle al muro e mi dicono: &#8220;Prof, ma dai, su. Sono due cose imparagonabili. Stranger Things è più&#8230; È più&#8230; Bello. Perché qui da noi non facciamo cose belle?&#8221;. A questa domanda rispondo sempre che non è vero, e faccio un sacco di esempi fantastici che sono assolutamente Made in Italy. E ce ne sono. Ma sul volto dei ragazzi vedo disegnarsi un&#8217;espressione di delusione, talvolta di impotenza. Per me è una sofferenza.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stranger Things 4 è appena uscito su Netflix, e dal primo di Luglio è possibile vedere anche gli ultimi episodi del Volume 2. I Duff Brothers, creatori della serie, hanno stravolto il minutaggio canonico di una &#8220;normale&#8221; serie televisiva. L&#8217;ultimo episodio, che chiude questo 4 capitolo, dura ben due ore e mezza! Sembra proprio che tra i creatori di Stranger Things e Netflix ci sia un rapporto di grande rispetto. Stima reciproca e visione comune. Senza fare spoiler, in questa quarta stagione ci sono tante inesattezze che al pubblico non passano certo inosservate. Può capitare, infatti, di vedere una pioggia di proiettili colpire uno dei protagonisti senza che quest&#8217;ultimo si faccia un graffio. Può capitare di vedere un altro dei protagonisti camminare per chilometri a piedi nudi in luoghi impossibili da percorrere senza un paio di scarpe. Può capitare che la polizia faccia entrare i nostri affezionatissimi protagonisti minorenni in una scena del crimine. Quando vedrete la serie, vi accorgerete sicuramente di tutto questo. Eppure, nonostante ciò, continuerete a guardare lo show di punta Netflix. Perché? Perché Stranger Things ha fatto una cosa in cui sono riusciti in pochi: ha risposto a un sentimento comune. Ha dato uno sfogo al sentire comune&#8212;- di questi anni disgraziati in cui ci troviamo.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stranger Things non è solo una serie ambientata negli &#8217;80. Stranger Things è ciò che in quegli anni abbiamo amato senza accorgercene subito, e che ora abbiamo perso per sempre.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Problemi ce n&#8217;erano, eccome! Ma si respirava un&#8217;aria diversa.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo stava capendo le potenzialità della tecnologia, senza che quest&#8217;ultima diventasse così invasiva.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esistevano i grandi laboratori, e Chernobyl ci fece aprire gli occhi sul potere distruttivo dell&#8217;essere umano quando non è perfettamente in controllo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ragazzini passavano ancora i loro pomeriggi in strada con una bicicletta o un pallone sgonfio con cui giocare in qualche piazza desolata di periferia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Nintendo aveva già conquistato il cuore di tutti con Super Mario Bros.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il clima stava già cambiando, ma non sembrava una cosa irreversibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Elementi primi della sopravvivenza come acqua e aria erano ancora puri in molte zone del mondo.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia avevamo la sensazione di vivere con una natura incontaminata, intoccabile, immutabile.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo con &#8220;Gomorra&#8221; di Roberto Saviano gli italiani aprirono davvero gli occhi sull&#8217;inquinamento delle falde acquifere e dell&#8217;aria, per conto della criminalità organizzata. Ma siamo già ai primi anni &#8216;2000.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni &#8217;10, poi, arrivarono gli altri scandali, come l&#8217;inquinamento delle falde acquifere sul Gran Sasso.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il famoso programma &#8220;Le Iene&#8221; fece un servizio su questo tema.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella delle falde acquifere in Abruzzo è una sciagura su cui non si è mai riflettuto abbastanza.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni &#8217;80 tutto questo c&#8217;era già, ma c&#8217;era anche la sensazione di poter ancora fare qualcosa.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;era la sensazione che potesse andare tutto bene, in un modo o nell&#8217;altro.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;era la sensazione di poter ancora vivere senza uccidere questo mondo.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;era una la certezza che, con un po&#8217; di impegno, i mostri potevano essere sconfitti. Come in &#8220;Ghostbusters&#8221;.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stranger Things racconta di boschi immensi, di colline incontaminate. Dove è l&#8217;uomo a ritagliarsi dei posti dove poter fare piccoli grandi esperimenti che poi portano sempre a qualche problema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2022 è la natura a doversi ritagliare un posto dove provare a sopravvivere. La natura incontaminata, dove è l&#8217;uomo a doversi ritagliare degli spazi, non esiste più. Esiste un&#8217;Amazzonia dimezzata, un Mar Mediterraneo più caldo di 4 gradi, guerre che sembrano interminabili. Esistono incendi che non si riescono più a domare.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste una voglia immensa di fuggire da ciò che abbiamo creato, e che non riusciamo più a controllare.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il futuro, bellezza. Per questo Stranger Things è come un sorso d&#8217;acqua potabile. È come riprendere il filo della nostra vita nel punto esatto in cui i mostri potevano ancora essere affrontati e distrutti.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che alcune serie televisive abbiano sostituito i grandi capolavori del passato nell&#8217;immaginario collettivo non è un segreto. Breaking Bad ha raccontato un uomo qualunque che per salvarsi da un destino qualunque comincia a &#8220;cucinare&#8221; droga.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Game Of Thrones racconta di un trono che vuole essere conquistato da tutti, e questo scatena una guerra globale dove la minaccia più grande sono i draghi (metafora geniale di una potenza nucleare), controllati da un popolo lontano.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stranger Things è la battaglia con i nostri mostri. Quelli interiori, quelli esteriori. Quelli che sin da piccoli ci portiamo dentro. In un mondo in cui è ancora possibile combattere.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8230;E adesso?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5597" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-perché-guardare-stranger-things.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5599" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/2-perché-guardare-stranger-things.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5600" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/3-perché-guardare-stranger-things.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>H2O, un bene di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ognuno di noi sarà pesato a gocce. Sta nella nuvola e nel pozzo, nella neve e nella noce di cocco, negli occhi e nel fiume, nell’arcobaleno e nel lago, nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco, nella bocca. È la maggioranza della superficie. È la maggioranza del corpo. Una persona è acqua che [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ognuno di noi sarà pesato a gocce. Sta nella nuvola e nel pozzo, nella neve e nella noce di cocco, negli occhi e nel fiume, nell’arcobaleno e nel lago, nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco, nella bocca. È la maggioranza della superficie. È la maggioranza del corpo. Una persona è acqua che cammina, dall’acqua di placenta all’acqua del sudario. Sta nella nuvola e nel pozzo, nella neve e nella noce di cocco, negli occhi e nel cuore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso dei secoli e in ogni angolo della terra, la sacralità e il rispetto per l’acqua sono stati elementi ricorrenti nelle culture e nelle visioni religiose del mondo. L’acqua ha assunto un’importanza fondamentale per lo sviluppo delle società umane, poiché, i primi insediamenti sedentari, si svilupparono vicino ai corsi d’acqua. Le prime civiltà idrauliche, nacquero circa 3000 anni fa lungo i bacini di grandi fiumi come il Tigri, l’Eufrate, il Nilo, l’Indo, il Fiume Giallo e il rapporto tra queste e l’acqua era principalmente basato sulla gestione della scarsità e sul controllo delle piene del fiume. I sumeri in Mesopotamia, gli assiri, i babilonesi, gli egizi e altre fiorenti civiltà fluviali, come quelle dell’India e della Cina, si ingegnarono nella costruzione di argini, canali, bacini di raccolta e una serie di opere idrauliche progettate al fine di sfruttare le acque dei fiumi per il proprio sostentamento. “L’acqua è tanto necessaria, tanto indispensabile alla vita da aver assunto un significato che ne estende l’importanza ben oltre il suo valore intrinseco. In un mondo panteistico nel quale ogni cosa era abitata dagli dei, anche l’acqua doveva esserlo.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nessuna forma di vita può fare a meno dell&#8217;acqua. La vita sulla Terra è iniziata con l&#8217;acqua, nell&#8217;acqua sono nati i primi organismi e solo in seguito sono riusciti a svilupparsi al di fuori. A livello umano, il suo utilizzo non è una questione di scelta o preferenza a seconda delle esigenze individuali o del cambiamento degli stili di vita, ma una necessità vitale da soddisfare con giustizia e in maniera responsabile. L&#8217;acqua non è né può essere considerata una merce, una &#8220;risorsa&#8221; cosa che si vende e acquista, un bene di proprietà privata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I popoli della Mesopotamia e del Medio Oriente, afflitti da stress idrico anche in tempi biblici, hanno in tutte le Sacre Scritture un’ampia varietà di episodi e di racconti incentrati sull’acqua, nei quali spesso si invitano i credenti a offrire la propria acqua a chiunque ne abbia bisogno come parte del dovere di ospitalità. L’acqua è vita, è dono di Dio, è il principio di tutte le cose. Nell’induismo è considerata come una divinità femminile, simbolo di vita e purificazione, in Cina è simbolo di fertilità, gli egiziani basavano la loro vita sulle piene del Nilo, ed è anche un elemento che ritroviamo costantemente nella sfera religiosa: i riferimenti all’acqua nei Testi Sacri sono molteplici, per esempio, nella Bibbia ce ne sono più di 200 e anche per la Genesi, la vita è nata dall’acqua (come il resto anche per il Corano). La società moderna contemporanea, caratterizzata dalle grandi conquiste della scienza e della tecnologia, tende a dissacrare i miti, acqua inclusa, ma ciò non vale in assoluto, soprattutto nelle zone colpite dalla siccità. Purtroppo la realtà è diversa: i diritti e gli interessi individuali hanno prevaricato su quelli umani e sociali e da bene comune l’acqua è diventata bene economico. Nella religione odierna “del mercato” il rapporto tra le culture, le comunità e l’acqua si è completamente interrotto. Gli abitanti delle zone aride del nostro pianeta, da sempre hanno avuto grande considerazione e rispetto per l’acqua e si sono adattati alla scarsità, riuscendo, nel corso degli anni, a provvedere al proprio sostentamento, utilizzando mezzi di pompaggio e pozzi rudimentali, che però si sono dimostrati inefficaci nel corso del tempo. L’acqua bene depredato e divenuto sempre più scarso, è stato trasformato in bene economico e la sua gestione in un business per i mercati finanziari. La quantità totale di acqua sulla terra è di circa 1,4 miliardi di chilometri cubi, ed è facile pensare che abbondi e che quindi non abbia in sé un grande valore. In realtà la quantità di acqua dolce utilizzabile dall’uomo è pari solo al 0,02%. Con l’avvento della società industriale e della logica capitalistica, l’acqua, come accennato in precedenza, perde la sua connotazione di “elemento divino” e diviene una delle componenti naturali cui l’uomo attinge senza limiti per soddisfare le proprie necessità.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti gli esseri umani e le altre specie viventi hanno diritto all&#8217;acqua in quantità e qualità sufficienti per la vita. Allo stesso modo, e al di là di qualsiasi approccio antropocentrico e tecno-produttivista, l&#8217;acqua ha i suoi diritti alla vita, ad un suo buono stato ecologico. Da qui l&#8217;importanza fondamentale di una politica idrica di salvaguardia, cura e difesa della vita e del diritto alla vita, al di là delle concezioni strumentali dell&#8217;acqua al servizio del benessere umano. Il trattamento delle acque reflue è d’importanza fondamentale non solo per consentire agli esseri umani di ricatturare una &#8220;buona&#8221; acqua rigenerata per i loro bisogni, ma anche per rinnovare la vita degli ecosistemi. Pertanto, gli investimenti collettivi nel trattamento delle acque servizi igienico-sanitari devono essere pubblici e, se in caso eccezionale e provvisorio dovesse essere coinvolto il capitale privato, occorre garantire che le priorità d’investimento nei diversi settori di trattamento e riciclaggio non siano definite in funzione dei rendimenti finanziari sul capitale e del principio &#8220;chi inquina paga&#8221; perché, in tal caso, l’obbedienza al principio di redditività porterebbe a favorire il trattamento e il riciclo di usi più inquinanti dell&#8217;acqua, il che è incompatibile con il principio di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&nbsp;&nbsp;“Prima delle risorse esistono i bisogni. Per il loro soddisfacimento gli esseri umani utilizzano (o hanno utilizzato), in modo diverso nel tempo e nello spazio, fonti di energia e materie prime trasformandole con appropriate tecnologie. Nel momento in cui ciò è avvenuto quelle fonti di energia e quelle materie prime sono assunte al “rango” di risorsa”.&nbsp; Vandana Shiva, fisica ed ecologista indiana, riflette sul modo in cui le risorse naturali siano diventate, secondo la visione occidentale, materia morta, manipolabile dagli esseri umani: “La relazione delle persone con la natura veniva così trasformata, passando da una relazione fondata sulla disponibilità, sulla limitazione e sulla reciprocità ad una basata sullo sfruttamento illimitato”. Secondo l’autrice, dal punto di vista filosofico, la relazione tra “una cultura ecologica e la natura rigeneratasi” è in primo luogo una relazione etica, nella quale i limiti sono considerati inviolabili e, di conseguenza l’azione umana è contenuta. Viceversa, la relazione tra “una cultura industriale ed una risorsa naturale” si riduce ad un problema puramente economico, i limiti sono percepiti come vincoli da rimuovere e gli aspetti etici relativi alla natura vengono distrutti. Nei paesi occidentali, il problema della scarsità idrica non è sentito come imminente dato che l’acqua, per ora, pare essere sufficiente al loro fabbisogno giornaliero e anzi, considerando anche che il suo costo è relativamente modesto, se ne favoriscono gli sprechi. Anche nel nord del mondo però, l’acqua non è una risorsa illimitata: secondo il rapporto del WWF&nbsp; (agosto 2006), anche i paesi ricchi saranno toccati dalla crisi mondiale dell’acqua, a causa della crescente siccità, dell’estinzione delle zone umide del pianeta, che sono dovute a loro volta ai mutamenti del clima, alla gestione non responsabile e all’inquinamento. Alla luce di quanto descritto non è facile rimanere indifferenti: è innegabile che di questo passo l’umanità corre il rischio di vivere un futuro privo d’acqua. E’ quindi comprensibile che se, mentre fino ad alcuni decenni fa l’acqua era considerata solamente argomento di natura tecnica o economica, a partire dagli anni ’90 si verifica una nuova tendenza: l’acqua diventa argomento d’interesse prioritario nell’agenda degli Stati a livello nazionale e internazionale. Il problema dell’acqua, ai giorni nostri, non è solo un problema dovuto a metodi d’irrigazione non sostenibili, ma è sempre più legato a questioni come l’inquinamento, i cambiamenti climatici, l’utilizzo di acqua da parte delle industrie, ma anche gli sprechi, per usi domestici, soprattutto nelle società occidentali. Durante la conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro l’acqua è vista come un elemento essenziale per la vita delle persone e che per tale motivo va tutelata sia in quantità sia in qualità. Diverso è il modo di affrontare il discorso pochi anni dopo durante il Second Water Forum del 2000: all’Aia dove l’acqua è presentata non più come un diritto, ma come un bisogno. Come rileva Riccardo Petrella: “La differenza esistente fra il concetto di diritto e quello di bisogno è una differenza sostanziale: affermare che l’acqua è un diritto implica riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni finanziarie, politiche, sociali, affinché questo diritto possa essere esercitato. Appartiene quindi alla collettività il dovere di assicurare la soddisfazione di un diritto che è inerente alla stessa natura di essere umano. Inserire invece l’acqua nella sfera dei bisogni significa individuare nella capacità del singolo di soddisfare il bisogno la possibilità di soddisfazione dello stesso. Non c’è nessuna responsabilità collettiva. C’è l’individualizzazione della responsabilità, in nome della responsabilizzazione dell’individuo”. In pratica, dal 2000, prende avvio il processo di privatizzazione dell’acqua: nel Regno Unito è stata l’espressione di una scelta politica del governo Thatcher. &nbsp; Forti spinte per la privatizzazione sono presenti in Germania Federale, in Irlanda, in Italia, nei Paesi Bassi. Moltissime le città nel Sud del Mondo in cui da diversi anni tale privatizzazione si è verificata. Il capitale privato è consapevole del fatto che i servizi per l’acqua sono diventati un settore di attività molto redditizio. Così le grandi multinazionali dell’acqua, spingono perché si sviluppi il mercato dell’acqua. Grazie alla loro potenza finanziaria, alla loro tecnologia e alle loro enormi competenze accumulate negli anni, esse sperano di assicurarsi il controllo di questi mercati. &nbsp; La Nestlé ha iniziato a commercializzare in Pakistan la sua prima acqua “purificata”, acqua di rubinetto trattata con l’aggiunta di minerali. Tuttavia, viene da chiedersi come mai gli Stati siano così inclini a cedere ai privati la responsabilità di servizi così importanti. Questo avviene quando il bene comune cede il passo alla competitività: il mercato ha finito con l’assorbire il potere istituzionale-politicoburocratico, troppo indebolito e incapace di rispondere alle esigenze della collettività.&nbsp; Il risultato è sempre lo stesso, in altre parole un’impennata dei prezzi dell’acqua potabile e il business delle acque minerali. In definitiva con la privatizzazione l’acqua diventa schiava delle regole di mercato, e perde il suo status di res communes omnium. Il che è inaccettabile, se si pensa che l’Obiettivo del Millennio fosse viceversa quello di ridurre della metà il numero di persone private dell’accesso all’acqua potabile. A Dublino s’insiste sul valore dell’acqua, e sulla necessità che essa non vada sprecata. Questo però non può significare renderla inaccessibile a chi già prima aveva difficoltà a procurarsela: infatti, chi ne usufruiva già in precedenza, è disposto a pagare un po’ di più pur di non rimanerne privato. Attualmente, purtroppo, la situazione è questa: è nei paesi in via di sviluppo che si combatte quotidianamente con la sete, è nella parte “dimenticata” del mondo che i popoli si trovano costretti a impugnare le armi per contendersi questo bene così prezioso. Quindi, oltre alla concessione ai privati dello sfruttamento di sorgenti, pozzi, acquedotti e canali, la mercificazione dell’acqua segue anche un’altra strada: quella del consumo di acqua in bottiglia. L’industria dell’acqua minerale è un settore molto redditizio, in costante crescita ed è anch’esso controllato da grandi imprese private che traggono enormi profitti dallo sfruttamento di un bene demaniale che, come tale, fa parte del patrimonio inalienabile dello stato. La tendenza alla distruzione della sacralità della natura, cui si è accennato, si è verificata contemporaneamente a un altro processo: la distruzione della natura come bene comune. Se con bene comune s’intende un bene fruibile da chiunque e verso cui tutti hanno gli stessi doveri, l’acqua rientra senza dubbio in questa categoria. “La differenza esistente fra il concetto di diritto e quello di bisogno è una differenza sostanziale, come già detto, affermare che l’acqua è un diritto implica riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni finanziarie, politiche, sociali, affinché questo diritto possa essere esercitato. Appartiene quindi alla collettività il dovere di assicurare la soddisfazione di un diritto che è inerente alla stessa natura di essere umano. Il capitale privato è consapevole del fatto che i servizi per l’acqua sono diventati un settore di attività molto redditizio.&nbsp; “storicamente, quello relativo all’acqua è sempre stato trattato come un diritto naturale – un diritto che deriva dalla natura umana, dalle condizioni storiche, dalle esigenze elementari e dalle idee di giustizia. I diritti all’acqua come diritti naturali non nascono con lo stato: scaturiscono da un dato contesto ecologico dell’esistenza umana. In quanto diritti naturali, quelli relativi all’acqua sono diritti di usufrutto: l’acqua può essere utilizzata ma non posseduta”. La proprietà collettiva dell’acqua intesa come diritto naturale, deriva dalla natura dell’uomo in quanto tale e si situa al di sopra delle leggi dello stato. Con la nascita e lo sviluppo delle civiltà presso i corsi d’acqua, nasce anche la “dottrina del diritto ripario” che consiste nel diritto all’utilizzo dell’acqua di un bacino idrografico, da parte degli abitanti degli insediamenti circostanti. I diritti ripari più antichi erano incentrati sulla condivisione e sulla collaborazione dei membri di una comunità e avevano come fine ultimo l’equa distribuzione della risorsa e il suo uso sostenibile, tenendo in considerazione le necessità della popolazione e rispettando i limiti degli ecosistemi naturali. “Le risorse non rinnovabili delle Terra devono essere utilizzate in modo da evitarne l’esaurimento futuro e da assicurare che i benefici del loro sfruttamento siano condivisi da tutta l’umanità”. Bisogna però fare una distinzione: “L’acqua, si afferma, non è un bene economico come gli altri, soggetto alle leggi del mercato, ma è un bene generalmente pubblico, cui devono essere applicati criteri economici, nella misura in cui ciò è possibile”. Si delinea una nuova visione del diritto all’acqua, centrata non più tanto sull’irrinunciabilità dell’acqua, quanto sul giusto prezzo che le si può attribuire; questo con l’intento di valorizzare il prezioso elemento e di somministrarlo nelle quantità ottimali, in base alla disponibilità economica. E’ importante cogliere la differenza tra le due conferenze internazionali: a Kyoto si parla di acqua come di un “bisogno” dell’uomo, gestibile secondo le regole di mercato; a Firenze ci si riferisce all’acqua come a un “diritto umano”, indipendente dalle leggi di mercato. Le riserve mondiali di acqua per abitante nel 1950 erano pari a 16.800 m³, nel 2000 sono diminuite a 7.300 m³ e, se le previsioni dell’ONU non mentono, nel 2025 ci saranno solamente 4.800 m³ disponibili, per una popolazione mondiale che invece cresce in modo sostenuto. E’ evidente che si deve fare qualcosa per fermare o almeno per rallentare questa tendenza, dal momento che l’acqua è una risorsa limitata e preziosa e uno sfruttamento eccessivo compromette la sua capacità di rigenerazione. Esistono ormai da anni nuove tecniche consolidate, che permettono di diminuire la domanda del settore agricolo e del settore industriale, come esiste la possibilità di ridurre l’inquinamento o di riciclare l’acqua. Per quanto riguarda il settore agricolo, che è il destinatario del 70% dei prelievi di acqua a livello mondiale, i consumi potrebbero essere diminuiti in modo significativo. Anche evitare di usare quantità eccessive di pesticidi e fertilizzanti permette di preservare un buono stato delle acque e quindi di aumentarne la disponibilità.&nbsp; I cambiamenti nel tipo di coltivazioni e nelle abitudini alimentari possono incidere sulla disponibilità di acqua: paesi con risorse idriche limitate potrebbero dare la priorità alla produzione di colture che richiedono poca acqua e importare quelle che ne richiedono di più; in questo modo, “ogni importazione di cibo equivale ad importare acqua in forma condensata”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ripensare l&#8217;acqua significa liberare il futuro dell&#8217;umanità dalle catene della disuguaglianza e dell’ingiustizia; tutelarla dalla guerra per l&#8217;acqua; liberare il futuro della vita dalle catene della dominazione predatoria dei vecchi e nuovi &#8220;signori dell&#8217;acqua&#8221;, già all&#8217;opera in tutto il mondo; preservare questo pianeta dal furto della vita rappresentato dall&#8217;impoverimento e dall&#8217;esclusione di alcuni; sprigionare la forza creativa dell&#8217;utopia, farla uscire dalla prigione del pragmatismo, realismo e cinismo dei ceti dominanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il &nbsp; miglioramento della produttività dell&#8217;acqua in agricoltura, la riduzione delle perdite e degli sprechi nelle reti, la desalinizzazione acqua di mare, la produzione di acqua mediante la cattura di umidità su larga scala, il trasporto di acqua su lunghe distanze. La soluzione non risiede nelle tecniche di gestione capitalista come quella insita nel prezzo di consumo d’acqua, nelle banche idriche, nei mercati dell&#8217;acqua, nella coca-colizzazione dell&#8217;acqua e nell’uso massiccio di acqua in bottiglia. Tutto ciò ha ampiamente dimostrato di essere insufficiente e, persino, di condurre a risultati apparentemente non voluti come l’accentuazione delle ineguaglianze di fronte a situazioni di “stress idrico” tra categorie sociali, comunità locali e priorità negli usi più specificamente, l&#8217;acqua di irrigazione per la produzione agricola, l&#8217;esportazione e gli usi alimentari dei consumatori delle classi sociali ricche non può essere una priorità, come invece accade oggi. Allo stesso modo, non può essere prioritario l’uso dell&#8217;acqua per coltivare la terra per la produzione di energia tra l’altro destinata al trasporto stradale. C&#8217;è un urgente bisogno di ricostruire una bioagricoltura che valorizzi localmente e in maniera sostenibile il capitale della terra e dell&#8217;acqua per i bisogni vitali delle popolazioni, nel quadro di un sistema di cooperazione, scambio e condivisione. Sulla base del principio della sovranità dello Stato, spesso definita sovranità nazionale, gli Stati attuali non accettano l’idea che le acque sul loro territorio debbano essere salvaguardate e valorizzate per il rispetto della vita di tutti gli abitanti della Terra ed i loro diritti. Questo comportamento si traduce nell&#8217;incapacità di concepire una politica globale cooperativa e solidale dell’acqua nel contesto, per esempio, dei dibattiti e delle scelte relative alle strategie di “lotta” contro il cambiamento climatico. E ciò anche se tutti convengono che le conseguenze più drammatiche per gli esseri umani del disastro climatico in corso riguarderanno l’acqua, la sua disponibilità e qualità. In queste condizioni, sarà estremamente difficile realizzare una politica di lotta al cambiamento climatico a una politica dell’acqua cooperativa e solidale. Anche il settore industriale, per il quale sembra che la domanda di acqua è in aumento, potrebbe ridurre l’inquinamento delle acque, attraverso l’installazione di nuovi impianti di depurazione, che permettono di ripulire le acque prima di riversarle nei fiumi e nei mari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza acqua non c&#8217;è vita. Senz&#8217;acqua non c&#8217;è attività economica. Per questo l&#8217;acqua è oggetto di un business la cui importanza cresce di giorno in giorno: l&#8217;acqua è una commodity come il petrolio, il ferro, il gas, la cui scarsità crea opportunità di investimento. Investire sull&#8217;acqua, il cosiddetto&nbsp;oro blu, oggi ha più senso che mai. E&#8217; uno di quegli investimenti che si può definire legato a un&nbsp;megatrend, quelle potenti tendenze che a livello globale indirizzano verso un fine comune l&#8217;azione di governi e di organizzazioni sovranazionali, muovono ingenti investimenti pubblici e privati, attivano sforzi in ricerca e sviluppo, influenzano la formazione universitaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non c’è da sorprendersi, quindi, se nel piano varato l’anno scorso dal presidente Joe Biden&nbsp; per potenziare le infrastrutture degli Stati Uniti l’acqua occupa un posto di rilievo.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&nbsp;Molte cose potrebbero essere fatte per migliorare la rete degli acquedotti municipali che perdono notevoli quantità d’acqua e per sensibilizzare l’opinione pubblica al risparmio attraverso delle campagne informative che in primis dovrebbero essere promosse dai poteri pubblici.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciascun individuo è un consumatore e un utilizzatore di acqua. In quanto tale, egli ha una responsabilità verso gli altri consumatori. Usare l’acqua in maniera sconsiderata significa abusare del patrimonio naturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Gli usi e gli abusi dell’acqua nascono spesso dalla percezione errata della “facilità” con cui noi possiamo accedere alla risorsa, aprendo il rubinetto e riempiendo un bicchiere, dissetandosi ad una sorgente di montagna ecc. Non dobbiamo dimenticare la complessità del ciclo dell’acqua, sia esso naturale o industriale e la sua fragilità”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La presa di coscienza dell’incertezza storica si compie oggi nel crollo del mito del progresso. Un progresso è possibile, ma è incerto. All’incertezza del futuro si aggiungono tutte le incertezze dovute alla velocità e all’accelerazione dei processi complessi della nostra era planetaria. Tale incertezza deve accompagnare sempre il principio etico di precauzione che soprattutto in presenza di situazioni di incertezza scientifica, in campi caratterizzati dalla realistica possibilità di gravi conseguenze, impedisce di utilizzare la mancanza di certezza come argomento per ritardare la necessaria azione preventiva. Nonostante comunque, le incertezze e le difficoltà sperimentate quotidianamente, si possono ugualmente costruire in concreto prospettive di inclusione e partecipazione nei diversi campi, dall’educazione ambientale al volontariato, sui temi del risanamento ambientale ed idrico in particolare lavorando seriamente sui problemi reali dei nostri ambienti di vita “per non perdere l’acqua in un fiume di parole”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua, inoltre, non è distribuita in modo omogeneo su tutto il pianeta: vi sono zone nel mondo che ne hanno in abbondanza e altre che devono fare i conti con delle situazioni estreme di scarsità, come la regione mediorientale e nord africana, che è senza dubbio una delle più aride del mondo. I grandi progetti ingegneristici, come la costruzione di grandi acquedotti, permettono di trasferire l’acqua su grandi distanze, ma oltre agli ingenti investimenti, questi progetti hanno lo svantaggio di causare inevitabili danni all’ambiente e contribuiscono ad alimentare i sospetti e le tensioni tra gli stati. La possibilità di ricavare acqua dolce dal mare attraverso la desalinizzazione, al momento appare a molti come la soluzione tecnologica migliore per arginare la crisi. La tecnologia è una delle possibili risposte al problema della scarsità, ma da sola non basta. Per i sostenitori del libero mercato, come si è visto, la soluzione sta nell’aumento delle tariffe, che dovrebbero scoraggiare gli utenti dal fare un uso eccessivo di acqua, ma che la renderebbe ancora più inaccessibile agli strati più poveri della popolazione mondiale. La gestione privata dell’acqua, come viene sottolineato nel Rapporto sullo Sviluppo Umano 2006 delle Nazioni Unite, non ha prodotto i risultati sperati. Le esperienze di Uruguay, Bolivia e Sudafrica dimostrano che il settore privato non è sempre in grado di garantire acqua per tutti a prezzi giusti. Nonostante ciò, nelle conferenze internazionali ufficiali dell’acqua prevale la tendenza alla privatizzazione, la quale è incoraggiata anche dalle grandi istituzioni finanziarie mondiali, come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Infine la questione della distribuzione ineguale delle risorse idriche diventa sempre più rilevante a causa dei conflitti che possono sorgere tra paesi sempre più bisognosi di acqua, anche per l’inefficienza dell’attuale legislazione internazionale. Su questo versante, la via da percorrere dovrebbe essere quella della cooperazione, facendo in modo che vengano adottate norme generali basate sul principio dell’uso equo e ragionevole di questa vitale risorsa. Al termine di quest’analisi si possono provare varie sensazioni, che spaziano dalla preoccupazione allo stupore, dalla rabbia alla voglia di attivarsi per contribuire alle campagne in atto per rendere l’acqua un bene alla portata di tutti. Difficile però restare indifferenti: la questione è così grande, riguarda tutti, nessuno escluso, indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla religione, dallo schieramento politico. Il dovere di ognuno di noi è quello di sostenere le iniziative per l’acqua, di portare all’orecchio di tutti i problemi connessi all’acqua, e le iniziative per migliorare la situazione. Possiamo essere tutti attori della campagna per l’acqua bene comune, non c’è bisogno di una chiamata, di una convocazione: dal momento che ogni singola persona usufruisce dell’acqua, ogni singola persona deve impegnarsi per sostenere la lotta contro lo spreco e contro la sete. Gli ambiti in cui si può dar spazio all’informazione sono tanti: gli spazi nazionali, le amministrazioni locali , i luoghi della formazione , le comunità di immigrati testimoni della vita del Sud e mediatori per gli scambi culturali. L’essenziale è aprire le menti verso una logica interculturale, diffusa, globale, poiché rimanere nel proprio piccolo mondo non aiuta a comprendere i veri problemi. Per noi che siamo abituati ad aprire il rubinetto tutte le volte che ne abbiamo bisogno, non è automatico capire cosa significa fare chilometri di strada con delle taniche piene d’acqua per l’uso domestico. L&#8217;acqua, come la terra, i semi, le piante, gli animali, gli esseri umani, fa parte della grande comunità della vita sulla Terra. A questa corrisponde un universo multiplo e complesso di funzioni, diritti, responsabilità a tutti i livelli territoriali. In una prospettiva umana, i principi unificanti consentono a questo universo di &#8220;vivere bene&#8221; senza frequenti rotture &#8220;esistenziali&#8221; e senza conflitti distruttivi quando il suo operato è ispirato e guidato da principi di complementarietà, cooperazione, sicurezza comune, condivisione, solidarietà, tolleranza, non violenza, libertà comune. In altre parole, non affida il futuro del mondo e della vita sulla Terra ai meccanismi di rivalità e di esclusione, alle logiche di dominio e di predazione, ai processi di appropriazione o esproprio oligarchico al servizio degli interessi dei pochi. Pertanto, l&#8217;acqua e il diritto alla vita devono essere liberati dalla morsa mortale della potenza cieca del mercato, della distruzione del valore da parte della finanza privata speculativa, dell’imprigionamento del rigetto e dell’odio verso l’altro alimentato dai sovranismi assoluti detti “nazionali”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La creazione di un Parlamento Mondiale per l’Acqua e di un Forum Mondiale dei diritti economici e sociali dell’acqua sono gli strumenti adatti per favorire la partecipazione della collettività alla questione idrica, con la speranza che un domani non tanto lontano i bambini di oggi possano trovare un pianeta Terra più sano e accogliente e che imparino, a partire da oggi, a rispettarlo e amarlo, in quanto loro casa.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5609" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-h20-un-bene-di-tutti.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Forza della natura e dono della vita, il prezioso liquido che salva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Vorrei esser come l&#8217;acqua che si lascia andare Che scivola su tutto, che si fa assorbire Che supera ogni ostacolo finché non raggiunge il mare E lì si ferma a meditare Per scegliere se esser ghiaccio o vapore Se fermarsi o se ricominciare”&#160; La canzone dell’acqua &#8211; Eugenio Finardi&#160; Da bambina mi piaceva stare sotto [&#8230;]</p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">“Vorrei esser come l&#8217;acqua che si lascia andare</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Che scivola su tutto, che si fa assorbire</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Che supera ogni ostacolo finché non raggiunge il mare</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">E lì si ferma a meditare</span></i></p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">Se fermarsi o se ricominciare”&nbsp;</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La canzone dell’acqua &#8211; Eugenio Finardi&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da bambina mi piaceva stare sotto la pioggia, quando ne scendeva molta io e le mie sorelle costruivamo piccole barchette con la carta dei giornali e, sulla soglia di casa, le lasciavamo andare nei rivoli che si formavano davanti a noi, sembravano tante piccole imbarcazioni trasportate dalla corrente provocata da un insieme di gocce scese dalle nuvole, tutte insieme formavano minuscoli fiumi. Erano così impetuosi i temporali di agosto, venivano giù con forza, noncuranti dei nostri giochi, ci piaceva restare a guardare le imbarcazioni di carta stampata scivolare via, trasportavano i nostri sogni e pagine d&#8217;inchiostro piene di notizie, lontano, chissà dove.&nbsp; “</span><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;acqua è un composto chimico di formula molecolare H₂O, in cui i due atomi di idrogeno sono legati all&#8217;atomo di ossigeno con legame covalente polare</span></i><span style="font-weight: 400;">.” (fonte </span><span style="font-weight: 400;">Wikipedia)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La&nbsp;definizione appare assai strana, per noi l’acqua è acqua. Scende dalle fontane e disseta,&nbsp;accarezza il volto al risveglio, ritempra i corpi provati dallo sforzo e dalla fatica, diventa fiume e si riversa nel mare, irriga i campi e ristora le terre, liscia le pietre e scava ovunque passi con tenacia e costanza, insiste, penetra, crea.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È l’elemento che dona la vita, che aiuta a crescere, che consola. L’acqua non è soltanto un’alleata ma un’insegnante, indica la via, le sue parole sono suoni che ognuno di noi comprende, parliamo la sua lingua. Insegna l’arte dell’inclusione, nei fondali milioni di specie diverse di pesci, alghe, vegetazione coesistono in armonia. È ospitale, navi, vele, imbarcazioni la solcano e quanti esseri umani vi si tuffano, nuotano, ci sguazzano dentro.&nbsp; L’acqua è vitale, ogni mattina ci consegna&nbsp;alla vita dopo averci rigenerato con il suo liquido risanatore, noi siamo acqua che di acqua si nutre. Cosa mai potremmo essere senza? A cosa andiamo incontro se della nostra sostanza veniamo privati? Capire che siamo noi i primi a dover portare rispetto è&nbsp;punto fondamentale dal quale non possiamo prescindere, preservare l’essenza originale è fondamento della nostra vita. L’acqua non ha forma, prende forma. Non chiede nulla in cambio, dona senza aspettarsi niente, è amore e nutrimento, leggera o pesante, capace o inerme, l’acqua indica la strada, riflette la luce. Nostro specchio, ci riconosciamo in lei, ci attraversa, ci culla e lascia andare. È uno spettacolo, in natura crea panorami indimenticabili che diventano scenari e scoperte, terapia per i mali dell’anima, guaritrice e sacra. Osservarla sgorgare da una roccia, scorrere sul letto dei fiumi, ondeggiare nel mare è la cura che salva. E allora custodiamola nel migliore dei modi, diamo il massimo per far sì che non si perda, che resti con noi sempre, che non ci lasci mai. Facciamo in modo di non dover più vedere zolle di terreno secche, piante arse al sole per sua mancanza, zone aride che diventano deserti interminabili senza più vegetazione. Preservare il pianeta significa anche razionare le risorse, avere rispetto e memoria. Lo scenario odierno è orribile, sembra che ogni cosa ci venga tolta un po’ per volta, senza diritto di replica, la vita sta diventando complicata. Uno dei punti dell’Agenda</span><i><span style="font-weight: 400;"> 2030 per lo sviluppo sostenibile</span></i><span style="font-weight: 400;"> si propone di aumentare l’efficienza idrica attraverso azioni che contrastino la scarsità d’acqua diminuendo, in maniera significativa, il numero di persone che soffrono per carenza di tale risorsa. Quali saranno le azioni che, entro il 2030 porteranno benefici auspicando un miglioramento dello stato attuale è spiegato nel programma dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite &nbsp; con i 17 Goals per uno sviluppo sostenibile a valenza globale.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A noi non resta che danzare aspettando che venga giù il diluvio, sperando che salvi il salvabile e che acqua santa scenda dal cielo per proteggere&nbsp;il pianeta in cui viviamo, sperando che nessuno se ne lavi le mani.</span></p>
<p><b><i>Il bene più sommo è come l’acqua. L’acqua dona la vita a innumerevoli cose, e ciò non le costa sforzo alcuno. Scorre in luoghi che gli uomini rifiutano: l’acqua, perciò, è come il Tao.</i></b></p>
<p style="text-align: left;"><em><b>(Lao Tzu)</b></em></p>
<p style="text-align: right;"><em><b>Maria Zaccagnini&nbsp;</b></em></p>
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		<title>L’Acqua, elisir di vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Anna De Antoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’acqua parla di noi, della nostra storia, e riveste un importante ruolo di regolazione delle funzioni organiche per tutta la vita. Hanno scritto libri interi sull’acqua, tranquilli, in questo articolo cercherò di riassumere solo gli aspetti più interessanti, tralasciando quelli ovvi che tutti conosciamo. L’acqua è vita: basti pensare che alla nascita siamo formati dal [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua parla di noi, della nostra storia, e riveste un importante ruolo di regolazione delle funzioni organiche per tutta la vita. Hanno scritto libri interi sull’acqua, tranquilli, in questo articolo cercherò di riassumere solo gli aspetti più interessanti, tralasciando quelli ovvi che tutti conosciamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua è vita: basti pensare che alla nascita siamo formati dal 90% di acqua, percentuale che poi durante la vita scenderà al 70%. Oggi si parla tanto di </span><i><span style="font-weight: 400;">medicina anti-aging,</span></i><span style="font-weight: 400;"> di tecniche di ringiovanimento, ma non dimentichiamo che il principale elisir di lunga vita, salute e bellezza è l’acqua: disidratazione, invecchiamento, decadimento cognitivo e senescenza vanno a braccetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La struttura chimica dell’acqua è fantastica, all’esame di chimica all’università presi 30 e lode, ma non capì il vero senso dell’acqua, ci sono voluti tanti anni di studio e di ricerca e con la Medicina Funzionale finalmente il cerchio si è concluso: la struttura fisica e chimica dell’acqua mi fa pensare ad un mondo in continua evoluzione e cambiamento, l’acqua è formata da 2 atomi di idrogeno ed uno di ossigeno (H20), tenuti insieme da un legame idrogeno, non molto stabile, per questo l’acqua si presenta sia allo stato liquido che gassoso, che solido. Ciò vuol dire che se noi ingenuamente ci immaginiamo la molecola come una goccia di acqua, in realtà non è così, perché quella molecola non è mai uguale a se stessa, proprio perché è un dipolo elettrico, ovvero ha un polo positivo ed uno negativo, e questa è una caratteristica molto importante in natura. Allo stato liquido l’acqua ha una forma tetraedica, come tante reti di pescatore che fluttuano una sull’altra, nelle quali le molecole si legano alternando la struttura esagonale e pentagonale in maniera coordinata con frequenza elevatissima di 10 alla meno 11 al secondo. Tutto questo è a dir poco fantastico, vuol dire che non esiste una molecola di acqua stabile e uguale a se stessa, ma che in ogni molecola gli ioni H+ saltano da una molecola all’altra verso il polo negativo e gli ioni O- saltano verso il polo positivo. Nel nostro corpo l’acqua viaggia più veloce della luce!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma non è finita qui, l’acqua ha una Memoria, cioè è in grado di inglobare (memorizzare) nel suo reticolo cristallino la frequenza di tutto ciò con cui essa viene a contatto. È questa la base sulla quale si fonda l’Omeopatia: la diluizione progressiva e la dinamizzazione energetica fanno sì che l’acqua conservi la memoria terapeutica dell’elemento con il quale è venuta in contatto. Ed ancora, gli studi di Masaru Emoto hanno dimostrato che l’informatizzazione avviene anche dall’ambiente e dalle parole: brevemente, egli prese dell’acqua distillata e la divise in due contenitori, uno lo pose in un ambiente salubre: luce, calore, musica classica. L’altro in un ambiente malsano: buio, umidità, rumore. Quindi prese una goccia del primo e del secondo contenitore e le fece cristallizzare su un vetrino nel frizer. Cosa ne venne fuori? La prima goccia diete vita ad un merletto di ghiaccio perfetto, la seconda ad un merletto che sembrava “mangiucchiato”: era irregolare e mancavano dei pezzi. Successivi esperimenti con la PET (tomografia ad emissione di positroni) riuscirono ad evidenziare un assorbimento diverso della luce, in funzione del livello energetico dell’acqua, evidenziando che anche le emozioni trasmesse all’acqua ne cambiavano la forma e il colore di assorbimento: così l’amore conferiva un miglior assorbimento del rosso e l’odio del nero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E se vi chiedessi cosa c’entra l’acqua con l’epigenetica? Seguitemi: se pensiamo che l’acqua non è solo quella dei fiumi e dei mari, o della pioggia, ma che è acqua anche quella che è dentro noi, allora comprenderemo come lo studio della fisiologia e dell’epigenetica non possano prescindere da quello dell’acqua: le cellule per funzionare bene hanno bisogno di acqua, e soprattutto di acqua pulita. L’epigenetica ci insegna che il nostro genoma, così come l’acqua, è influenzato dall’ambiente. Tutto questo ha un significato estremamente importante per la nostra ricerca della salute. Per non parlare di quello che succede all’acqua nel nostro corpo durante un processo infiammatorio: si gelifica, passando dalla forma sol a quella di gel, acidificando il tessuto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qual è la migliore acqua da bere? A questa domanda vi rispondo: L’acqua alcalina, Hip Hip Urrà! È la migliore perché ha una maggiore concentrazione di ossigeno!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In commercio esistono gli alcalinizzatori, sono macchinari in grado di filtrare l’acqua corrente dalle impurità e di alcalinizzarla, ionizzandola, ovvero di scindere gli H+ dagli OH-, ed in base alla concentrazione finale di questi ultimi si potrà incrementare il Ph fino ad un valore di 10. Per Ph indichiamo la concentrazione di idrogenioni, però qui la lezione di chimica ve la risparmio perché è molto difficile, basta sapere che più ossigeno è presente nell’acqua, più questa è alcalina, e di conseguenza è in grado di ossigenare meglio i tessuti, inoltre la ionizzazione cambia il campo elettromagnetico dell’acqua. In assenza dell’alcalinizzatore si potranno disciogliere in acqua sostanze alcalinizzanti, formate da miscele di minerali, oppure in modo più semplice aggiungere del limone all’acqua, perché anche se questo ha un sapore acido, nel nostro corpo genera una reazione alcalina. E se vi dicessi che sono stati effettuati studi sull’acqua bevuta dalle popolazioni più longeve? Orbene, si è visto che gli Unza in Pakistan bevevano acqua alcalina ionizzata, idem il popolo dei Tlacota in Messico e gli abitanti di Lourdes in Francia. Oggi negli ospedali Giapponesi l’acqua alcalina viene dispensata come medicina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Personalmente ho uno ionizzatore alcalino da circa 15 anni: l’acqua è più leggera, è buona, è comodo da usare, ve lo consiglio. Anche perché vi siete mai chiesti cosa succede a quell’acqua fantastica che è stata prelevata alla fonte e poi imbottigliata in bottiglie di plastica, riciclata, che facilmente si sfalda, trasportata in questo periodo nei container al sole a 50 gradi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ultima domanda: Come bevi? Purtroppo meno beviamo meno abbiamo sete, da questo punto di vista siamo stati progettati come i cammelli! Al contrario del mangiare: più mangiamo e più abbiamo fame: prima bella fregatura! Il nostro organismo ha bisogno di circa 3 litri di acqua al giorno, sì, ho scritto bene, 3 litri. Alzi la mano chi ne beve almeno 2! Ma non è finita qui, bisognerebbe bere lontano dai pasti, almeno mezzo litro alla volta, meglio ancora un litro. Perché? Semplicemente perché in questo modo si fa un bel lavaggio dei reni e della vescica, attivando una sorta di effetto a cascata per i reni e a sifone per la vescica, questo esempio idraulico rende perfettamente l’idea. Bere un bicchiere alla volta ci farà fare pipì di continuo e non permetterà la pulizia di reni e&nbsp; vescica, altresì bere durante i pasti diluirà il contenuto alimentare, rendendo più difficile la digestione, sia perché i succhi gastrici, biliari e pancreatici non riusciranno ad aggredire perfettamente il cibo, sia perché il centro della fame, situato nel cervello, abbasserà la soglia della fame, in parole povere il cervello assocerà il senso di sazietà ad un maggior senso di riempimento dello stomaco, seconda fregatura!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludo facendo un brindisi all’acqua, quale fonte di vita. Ed è per questo che ognuno di noi deve fare, nel suo piccolo, del proprio meglio per preservare questo bene così prezioso ed indispensabile per la vita nostra e di tutto il pianeta.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Anna De Antoni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5605" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-1-acqua-elisir-di-vita.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5607" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/1-acqua-elisir-di-vita.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il valore dell’acqua tra igiene ed emergenza siccità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Le </span><b>notizie</b><span style="font-weight: 400;"> che si rincorrono da molti giorni sulla </span><b>siccità</b><span style="font-weight: 400;"> che sta stringendo in questo momento il nostro Paese, a causa della prolungata ed eccezionale </span><b>ondata di caldo</b><span style="font-weight: 400;"> che per settimane ci ha attanagliato e che ha portato a dichiarare lo </span><b>stato di emergenza</b><span style="font-weight: 400;"> in tutta l’Italia del Nord. Dallo scorso 4 luglio alcune regioni hanno ottenuto appunto la dichiarazione dello stato di emergenza. Per la precisione sono:</span><b> Piemonte</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> Emilia-Romagna</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> Veneto</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> Friuli </b><span style="font-weight: 400;">e</span><b> Umbria</b><span style="font-weight: 400;">. Ma anche </span><b>Lombardia </b><span style="font-weight: 400;">e</span><b> Lazio </b><span style="font-weight: 400;">sono sotto stretta osservazione. Praticamente tutte le</span><b> aree </b><span style="font-weight: 400;">del Paese </span><b>strategiche </b><span style="font-weight: 400;">da un punto di vista </span><b>agricolo</b><span style="font-weight: 400;">, di </span><b>approvvigionamento alimentare</b><span style="font-weight: 400;"> e anche tutela della </span><b>biodiversità </b><span style="font-weight: 400;">che costituisce innegabilmente uno dei grandi punti di forza della notorietà della nostra</span><b> cucina </b><span style="font-weight: 400;">e di alcune punte di diamante del</span> <i><span style="font-weight: 400;">Made in Italy.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma l’acqua è centrale anche al di fuori dell’attualità, non a caso, infatti, quando è stata definita l’</span><b>Agenda 2030 </b><span style="font-weight: 400;">l’</span><b>ONU </b><span style="font-weight: 400;">l’ha posta al centro dell’</span><b>obiettivo n.6</b><span style="font-weight: 400;"> definendolo nella necessità di</span> <i><span style="font-weight: 400;">“garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È centrale garantire quindi l’</span><b>accesso all’acqua potabile</b><span style="font-weight: 400;"> e ai </span><b>servizi igienici di base</b><span style="font-weight: 400;">, ad un numero più grande possibile. Secondo le Nazioni Unite “</span><b><i>è un diritto umano</i></b><span style="font-weight: 400;">”, perché “</span><i><span style="font-weight: 400;">rappresenta un fattore determinante per tutti gli aspetti dello sviluppo sociale, economico e ambientale</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Secondo il primo sotto-obiettivo: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Ottenere entro il 2030 l’accesso universale ed equo all&#8217;acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti</span></i><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua come risorsa, dunque, perché riveste un aspetto cruciale anche per lo </span><b>sviluppo sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">, tra gestione delle risorse idriche, </span><b>smaltimento</b><span style="font-weight: 400;"> delle </span><b>acque reflue</b><span style="font-weight: 400;">, qualità dell’acqua e infine prevenzione di eventuali catastrofi legate all’acqua.&nbsp;Scorrendo poi i sotto obiettivi vengono identificati alcuni sotto-obiettivi altrettanto centrali: dalla protezione della risorsa, alla riabilitazione di ecosistemi legati all’acqua stessa (in montagna, come foreste, zone umide, fiumi e laghi); passando per il miglioramento della </span><b>qualità dell’acqua</b><span style="font-weight: 400;"> che prevede anche una </span><b>riduzione dell’inquinamento idrico</b><span style="font-weight: 400;">, specie da </span><b>prodotti chimici pericolosi</b><span style="font-weight: 400;">.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fondo era Margaret Atwood a ricordare: “</span><i><span style="font-weight: 400;">L’acqua non oppone resistenza. L’acqua scorre. Quando immergi una mano nell’acqua senti solo una </span></i><b><i>carezza</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. L’acqua non è un muro, non può fermarti. </span></i><b><i>Va dove vuole andare e niente le si può opporre</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. L’acqua è paziente. </span></i><b><i>L’acqua che gocciola consuma una pietra</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. Ricordatelo, bambina mia. Ricordati che </span></i><b><i>per metà tu sei acqua</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l’acqua</span></i><span style="font-weight: 400;">.”</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5611" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/b-editoriale-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’acqua nella letteratura d’ogni tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Omero a Talete, da Platone a Montale, tutto scorre come un fiume Principio primo, archè, forza primigenia da cui tutto deriva, a cui tutto tornerà, l’acqua è l’elemento essenziale che costituisce ogni manifestazione sensibile. Così Talete, che agli albori del pensiero filosofico, in qualità di primo pensatore della natura e osservatore razionale della realtà, [&#8230;]</p>
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<p><b>Da Omero a Talete, da Platone a Montale, tutto scorre come un fiume</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Principio primo, archè, forza primigenia da cui tutto deriva, a cui tutto tornerà, l’acqua è l’elemento essenziale che costituisce ogni manifestazione sensibile. Così Talete, che agli albori del pensiero filosofico, in qualità di primo pensatore della natura e osservatore razionale della realtà, spiega il principio e la causa delle cose del mondo. Similmente con Eraclito, al quale si attribuisce la massima </span><i><span style="font-weight: 400;">“Panta rei os potamòs – tutto scorre come un fiume”</span></i><span style="font-weight: 400;">; si comprende la potenza dell’elemento acqua. Essa è implacabile e </span><i><span style="font-weight: 400;">“su quanti entrano negli stessi fiumi acque diverse e ancora diverse scorrono”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Prima di loro, antecedenti ai filosofi presocratici, l’acqua è all’origine della creazione dell’universo, che seppur narrata attraverso i miti, non può prescindere dalla natura. Nella Teogonia di Esiodo, gli elementi della terra sono immersi in quel brodo primordiale da cui tutto si genera e infine tutto torna a dissolversi dando origine a nuova vita. Scrive Pindaro nella I Olimpica: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Eccelle l’acqua su tutto in natura”</span></i><span style="font-weight: 400;">, per la sua preziosità, come l’oro, dal poeta viene qui messa a paragone con il prestigio delle Olimpiadi. E traendo da lui ispirazione, sfrutto il volo pindarico per giungere infine a Platone che nel Timeo descrive la composizione della natura circostante attraverso i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. In tal senso il Demiurgo platonico plasma l’universo secondo una visione armonica, sistemando ogni elemento in una sinfonica melodia, quasi a comporre la sua opera d’arte.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“[…] Così il dio pose acqua e aria in mezzo a fuoco e terra, e li compose fra loro, per quanto era possibile, secondo la stessa proporzione. In questo modo il fuoco stava all’aria, così l’aria stava all’acqua, e come l&#8217;aria stava all&#8217;acqua, l&#8217;acqua alla terra, li unì insieme e compose il cielo visibile e tangibile. Mediante questi quattro elementi il corpo del mondo fu generato, secondo un&#8217;armonica proporzione […]”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Secondo la visione platonica, i suddetti elementi, tra cui l’acqua, di cui pure è composto il corpo, generano nell’essere umano le sensazioni. </span><i><span style="font-weight: 400;">“[…] Era impetuosa l&#8217;ondata che affluiva e refluiva e che procurava il nutrimento, ma le impressioni che giungevano dall&#8217;esterno determinavano in ciascuno ancor più scompiglio. Qualora il corpo incontrasse all&#8217;esterno un fuoco estraneo, o anche la solidità della terra, o l&#8217;umido scorrere delle acque, o fosse sorpreso dal turbine dei venti portati dall&#8217;aria; e quando i movimenti causati da tutti questi fenomeni, attraversavano il corpo, colpivano l&#8217;anima: così in seguito furono chiamati sensazioni […]”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla lettura dell’opera platonica, muove la mia trattazione; poiché in termini filosofici, da essa possiamo comprendere come l’acqua sia stata e continui ad essere elemento ispiratore per le culture di ogni epoca. È il suo continuo fluire ad animare lo spirito umano, dalla sua potenza muovono quelle sensazioni che, è il caso di dire, confluiscono nell’arte, nella poesia e nella musica.</span> <span style="font-weight: 400;">In secoli di letteratura, sono ricorrenti i temi legati all’acqua e alle sue figurazioni; nei componimenti che si succedono, la “profondità” di tale elemento si trasforma a seconda del contesto poetico in cui è chiamata a concretizzarsi. L’immersione purificatrice; il viaggio per acqua; il naufragio; lo specchio in cui si riflettono l’anima e il corpo dell’uomo; l’elemento che scandisce il tempo della vita e della morte; la potenza creatrice e distruttrice del mondo sensibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Racconta Ungaretti nelle liriche del Porto Sepolto, ancora durante la Grande Guerra, che l’attività poetica è simile ad un’immersione subacquea </span><i><span style="font-weight: 400;">“Vi arriva il poeta e poi torna alla luce con i suoi canti”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Per il poeta, il porto sepolto rappresenta il luogo mitico in cui tornare per ricercare le proprie origini e da cui ripartire; così l’immersione nelle acque del porto, assume funzione rituale e purificatrice, ricongiungersi con l’universo per tornare alla luce portando con sé i canti, quali ritrovamenti dagli abissi dell’anima. Talvolta la volontà di immergersi del poeta, rappresenta la rassegnazione ai mali della vita, si tratta di abbandonarsi alla volontà delle correnti e al flusso impetuoso dell’acqua. È quanto accade a Montale, il suo sentimento è esplicitato in Ossi di seppia. In un dialogo tra l’io poeta e il Mediterraneo scrive: </span><i><span style="font-weight: 400;">“M’attendo di ritornare al tuo circolo, s’adempia lo sbandato mio passare”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Sulla riva, soglia dello spazio sacrale, l’uomo esule attende di fare ritorno all’eternità del mare. Per Saba, l’immersione negli abissi è necessaria a portare alla luce il dolore umano: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Si tratta di arrivare a dire il fondo della vita, il dolore, ma prima ancora si tratta di ritrovare l’originaria verità delle parole […]. Il poeta è colui che piange e capisce per tutti […]”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Navigando attraverso la sacralità e la trascendenza dell’elemento liquido è possibile trovare approdo nella profondità dell’essere, in tal caso l’acqua si fa specchio dell’uomo e della sua coscienza. Il Narciso di Ovidio, chinandosi sulla superficie delle acque primigenie, vi trova il riflesso di sé, e attribuisce all’elemento non solo il proprio volto, ma anche il proprio sentimento amoroso. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Mi piace, lo vedo, ma ciò che vedo e che mi piace non riesco a raggiungerlo: tanto mi confonde amore. E a mio maggior dolore, non ci separa l’immensità del mare, o strade, monti, bastioni con le porte sbarrate: un velo d’acqua ci divide! E lui sì vorrebbe donarsi: ogni volta che accosto i miei baci allo specchio d’acqua, verso di me ogni volta si protende offrendomi la bocca. […] Io, sono io! L’ho capito, l’immagine mia non m’inganna più!”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Similmente i poeti hanno fatto dell’acqua un correlativo oggettivo del proprio stato interiore. In Ungaretti: </span><i><span style="font-weight: 400;">“E l’uomo curvato sull’acqua sorpresa dal sole si rinviene un’ombra cullata e piano franta”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Il Narciso contemporaneo trova nell’acqua un tramite per il proprio riconoscimento, quel riflesso è il momento di intimità spirituale (a tratti sensuale nelle Metamorfosi ovidiane) tra l’uomo e la natura. L’immensità dell’acqua accoglie il sentire dell’essere umano, ed egli sovente se ne serve per esplicitarlo. Così Saba in L’ora nostra: </span><i><span style="font-weight: 400;">“L’ora che la mia vita in piena va come un fiume al suo mare”. </span></i><span style="font-weight: 400;">E se la maturità sfocia lenta nel mare calmo, la giovinezza trova sfogo nelle acque in tempesta: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La giovinezza è un mare tempestoso; mai pace la tua barca vi trova”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad estrema esaltazione del significato sacrale, la presenza dell’acqua evoca i caratteri del locus amoenus, una dimensione ideale, a tratti bucolica, come accade nel Canzoniere di Petrarca. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Chiare, fresche et dolci acque, ove le membra pose colei che sola a me par donna; gentil ramo ove piacque (con sospir’mi rimebra) a lei di fare al bel fianco colonna; herba et fior’ che la gonna leggiadra ricoverse co l’angelico seno; aere sacro, sereno, ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse […]”. </span></i><span style="font-weight: 400;">In Petrarca, discepolo dello Stilnovo dantesco, si celebra la figura della donna, figura eterea, come la Beatrice di Dante, immersa nell’elemento acqueo, a onorare il candore della purezza ultraterrena. L’acqua, sulla quale nasce anche la Venere del Botticelli, placa l’amore carnale, purificandone le pulsioni incontrollate, come accade nel mito di Diana e Atteone: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Il colore che prendono le nubi, colpite dal sole in fronte, o l’aurora purpurea apparve sul volto di Diana vista senz’abito. E quella, per quanto stretta tra le tante compagne, si volse sul fianco e indietro girò il viso e, come se avesse avuto pronte le frecce, prese l’acqua che aveva e con quella il volto dell’uomo bagnò e, inondando i capelli con fiotti vendicatori, aggiunse parole che predicevano futura sventura &#8211; Ora racconta pure d’avermi vista senz’abito, se riuscirai. E senza altre minacce, dà al capo bagnato le corna di un giovane cervo, allunga il collo, appuntisce la sommità delle orecchie, trasforma le mani in piedi, le braccia in lunghe zampe e ricopre il corpo di pelo striato; anche paura aggiunge: fugge l’eroe figlio di Autonoe e, mentre corre, si meraviglia di essere così veloce”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se fin dall’età classica il viaggio per mare assume i caratteri della tracotanza umana, intenta a sfidare i propri limiti, arrivando al Romanticismo esso diviene poi un male necessario, strumento di superamento ed estraniazione dal dolore. È quanto accade al capitano Achab di Moby Dick: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa – non importa quando esattamente – avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po’ per mare, e vedere la parte equorea del mondo. È un modo che ho io di scacciare la tristezza, e regolare la circolazione. Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell’anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l’ipocondrio riesce a dominarmi tanto, che solo un robusto principio morale può impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un gran gesto filosofico Catone si butta sulla spada: io zitto zitto m’imbarco. E non c’è niente di strano. Se soltanto lo sapessero, prima o poi quasi tutti nutrirebbero, ciascuno a suo modo, su per giù gli stessi miei sentimenti per l’oceano”. </span></i><span style="font-weight: 400;">In Baudelaire emerge il legame contrastato tra L’uomo e il mare: </span><i><span style="font-weight: 400;">“[…] Entrambi siete tenebrosi e discreti: uomo, nessuno ha sondato il fondo dei tuoi abissi; mare, nessuno conosce le tue intime ricchezze: tanto gelosamente serbate i vostri segreti! E tuttavia da secoli innumerevoli vi fate guerra senza pietà né rimorsi, tanto amate la strage e la morte, o lottatori eterni, o fratelli inseparabili!”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso del Novecento, l’uomo sperimenta che l’attraversamento delle acque costituisce una metafora della sua intera esistenza, una ricerca del proprio destino, da affrontare coraggiosamente, anche se non sempre florido. Il vecchio pescatore Santiago del romanzo di Hemingway, Il vecchio e il mare, persevera solitario, nonostante le avversità della natura. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Guardò il mare e capì fino a che punto era solo, adesso. Ma vedeva i prismi nell’acqua scura profonda, e la lenza tesa in avanti e la strana ondulazione della bonaccia. Le nuvole ora si stavano formando sotto l’aliseo e guardando davanti a sé vide un branco di anatre selvatiche stagliarsi nel cielo sull’acqua, poi appannarsi, poi stagliarsi di nuovo, e capì che nessuno era mai solo sul mare”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Così Ungaretti nel Silenzio: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Me ne sono andato una sera, […] dal bastimento verniciato di bianco ho visto la mia città sparire lasciando un poco, un abbraccio di lumi nell’aria torbida sospesi”. </span></i><span style="font-weight: 400;">E servendomi dei voli di Pindaro, come non ricordare il viaggio di Ulisse. Nei canti di Omero, l’acqua è allo stesso tempo potenza creatrice e distruttrice delle cose del mondo. Questa la predizione di Tiresia nel libro XI dell’Odissea: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Morte dal mare / ti verrà, molto dolce, a ucciderti vinto / da una serena vecchiezza”. </span></i><span style="font-weight: 400;">E Ulisse affronta la suddetta morte, lasciata l’isola di Calipso: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Così dicendo Poseidone radunò i nembi, sconvolse il mare brandendo il tridente, tutti scatenò i turbini di tutti i venti, e coperse di nubi la terra e il mare; notte venne dal cielo. […]. Allora si sciolsero petto e ginocchia a Odisseo, e disse irato al suo cuore magnanimo – oh me infelice! Che ancora mi capita? Ora l’abisso di morte è per me sicuro – Molto tempo rimase sommerso, non fu capace di tornar subito a galla, sotto l’assalto della grande onda: le vesti l’appesantivano, che Calipso lucente gli aveva donato. Finalmente riemerse e dalla bocca sputò l’acqua salsa, amara, che a rivi gli grondava dal capo”.&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma l’acqua è anche la via attraverso la quale ricongiungersi con la propria terra, il mare segna la rotta di Ulisse verso casa, nel libro V: </span><i><span style="font-weight: 400;">“(Calipso) Lo ritrovò seduto sulla sponda del mare, ove le guance rigava di lacrime, e i suoi dolci anni consumava col pensiero del ritorno; perché́ per la ninfa non lo pungeva amore. […]. Sui lidi seduto e sui romiti scogli, con dolori, con gemiti, con pianti struggeva l&#8217;anima, e con lacrime spesse guarda l&#8217;infecondo mare”. </span></i><span style="font-weight: 400;">L’uomo, dunque, non può sottrarsi alla sua condizione di navigante della vita, e in tutti i casi, prima di giungere al suo approdo, affronta inevitabilmente i pericoli del naufragio, a lui la scelta: solcare i mari, abbandonandosi al dolce naufragar leopardiano, o rinunciare all’infinità dall’acqua.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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		<title>L’Acqua si adatta e si trasforma per trasformare a sua volta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lungo, travagliato e sicuramente avventuroso il viaggio che conduce a noi, e prima di noi al pianeta terra, nostra madre. La terra ha generato e dato alla luce le prime cellule, le cellule eucariote, che ha nutrito e protetto dentro il suo “ventre”, proprio come una madre. Nella donna, infatti, il feto è circondato, immerso, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Lungo, travagliato e sicuramente avventuroso il viaggio che conduce a noi, e prima di noi al pianeta terra, nostra madre. La terra ha generato e dato alla luce le prime cellule, le cellule eucariote, che ha nutrito e protetto dentro il suo “ventre”, proprio come una madre. Nella donna, infatti, il feto è circondato, immerso, protetto e nutrito dal liquido amniotico, che con un tuffo immaginifico mi conduce indietro nel tempo, fino ad arrivare al brodo primordiale. Il liquido amniotico, così come il brodo prebiotico, assicura al nascituro la giusta temperatura che favorirà il suo sviluppo, poiché ricco di sostanze nutrienti. Il liquido amniotico, inoltre, al momento giusto, aiuterà il nascituro ad uscire dal canale, come se fosse una fonte, fonte di vita. In effetti, da un punto di vista esoterico, l’acqua è brama, è necessità, istinto, caos, impulso, spirito di sopravvivenza; essa è divenire, matrice originaria di vita e di generazione, di protezione e di trasformazione, e quindi di iniziazione; ce lo conferma il battesimo che cancella i peccati. Nel 1924 il biochimico russo Alexander Oparin visualizzò l’origine della terra, immaginando i suoi oceani come un brodo primordiale di molecole organiche. La vita, dunque, nasce e si sviluppa nell’acqua, e per vita non bisogna sempre pensare al fine ultimo del viaggio, l’essere umano, così come quando parliamo di vita extraterrestre. E senza addentrarci nei particolari di quel viaggio lungo e avventuroso che termina con l’uomo, facciamo un balzo dal mare alla terra ferma, e ad un certo punto arriviamo gli anfibi. E’ da una sottoclasse di anfibi primitivi che ebbero origine i rettili, la prima classe di vertebrati che riuscirà a svincolarsi dall’ambiente acquatico.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Acqua, dunque, come fonte di vita, acqua, come uno dei quattro elementi originati dal caos primordiale: Acqua, terra, fuoco, aria. “E’ per mezzo di questa attrazione e repulsione degli elementi che il mondo respira e vive, comunicando l’essere delle cose superiori a quelle inferiori e viceversa” dice Michael Sendivogius, alchimista e filosofo che scoprì, nell’aria, una </span><i><span style="font-weight: 400;">“essenza di vita”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Questa strana sostanza fu confermata dopo quasi duecento anni, e chiamata ossigeno. Proprio grazie all’ossigeno, infatti, ma anche alla formazione dello strato di ozono che scherma le radiazioni ultraviolette, la terra divenne finalmente adatta ad una forma di vita più importante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma torniamo alla nostra fonte, capace di memorizzare le informazioni dell’ambiente in cui scorre, e di trasmetterle altrove, proprio come un magico messaggero. L’acqua, infatti, quando evapora salendo al cielo, cattura le energie in esso contenute, per poi svuotarle alla terra grazie alla pioggia, e nella terra, raccoglie i metalli e minerali, che come un bottino prezioso, regala al cielo. Si ha dunque uno scambio continuo e infinito tra terra e cielo, tra dimensione inferiore e superiore.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua si adatta e si trasforma, per trasformare a sua volta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il battesimo, infatti, è la primordiale iniziazione che trasforma l’essere umano, liberandolo. E mi sovviene, pensando al battesimo, l’acqua del diluvio universale che redime il mondo intero dai peccati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua viene anche personificata in Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca, capace di far sgorgare acqua con un colpo di zoccolo che, Carl Gustav Jung vede come “il dispensatore del fluido fertile”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quando questo fluido terminerà? Assisteremo ad un rapido viaggio a ritroso? Oppure ad un istantaneo THE END?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo, come fine ultimo di un lungo viaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo, nato e generato dalla madre terra che, divenuto figlio viziato ed egoista, uccide la madre.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/lacqua-si-adatta-e-si-trasforma-per-trasformare-a-sua-volta/">L’Acqua si adatta e si trasforma per trasformare a sua volta</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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