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	<title>The King Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Un sano stile di vita sostenibile (veramente)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa ho letto con estremo piacere le cifre che indicano la sensibile crescita del business degli alimenti bio made in Italy: non mi sorprende che le nostre produzioni siano di successo, giacchè la qualità dei prodotti nostrani, pur non rendendoli sempre economicamente competitivi con le produzioni provenienti da certi mercati esteri (quasi sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Pochi giorni fa ho letto con estremo piacere le cifre che indicano la sensibile crescita del business degli alimenti bio made in Italy: non mi sorprende che le nostre produzioni siano di successo, giacchè la qualità dei prodotti nostrani, pur non rendendoli sempre economicamente competitivi con le produzioni provenienti da certi mercati esteri (quasi sempre non della stessa qualità dei nostri), li fa vincere nel profittevole segmento dell’alto di gamma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda che però mi sono posto dopo quella lettura è la seguente: basta acquistare prodotti bio per vivere meglio? C’è bisogno di qualcos’altro a corollario (oppure come minimo comune denominatore) di queste scelte? La mia risposta è sì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando sono arrivato a Roma per frequentare l’università, una delle evidenti differenze rispetto alla vita che conducevo a Irsina, il mio splendido paese d’origine in provincia di Matera, era la qualità degli alimenti: il pane o l’olio lucano, le verdure e gli ortaggi degli ortolani locali (tutti prodotti considerabili come bio d’antan) li avrei visti col binocolo, a meno di pagarli come articoli di gioielleria. Da buon meridionale ogni volta che tornavo a casa per le feste comandate ritornavo a Roma con derrate alimentari che bastavano a sfamare un reggimento, abitudine che coltivo tuttora e che ha fatto sua anche mia moglie, buongustaia friulana (più precisamente bisiacca, sennò, vuria mai, amici e parenti rimangono male)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Col passare del tempo, soprattutto quando è iniziata la scatenata danza della mia tumultuosa e frenetica vita professionale, mi sono reso conto che una alimentazione di qualità è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per una vita sana ed equilibrata. E’ inutile andare in palestra e poi mangiare frequentemente junk food (il paninazzo del fast food, patatine con maionese e relativa bibita scura gasata e zuccherata ci sta tutto, ma solo ogni tanto), così come non serve mangiare prodotti bio e poi fumare un pacchetto al giorno di sigarette e/o fare una vita estremamente sedentaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se da un lato mi fa piacere vedere che il business italiano dei prodotti bio stia crescendo ad una velocità notevole (soprattutto l’export), dall’altro mi chiedo quanto effettivamente ci sia spazio di miglioramento per il nostro stile di vita a tutto tondo. Se guardo il dato relativo alla speranza di vita italica, sembra che siamo messi piuttosto bene, giacchè nel mondo ci sopravanzano in pratica solo i giapponesi (per le donne) e (un po&#8217;) gli svizzeri: se ci soffermiamo in particolare sul popolo giapponese, aduso a fare costantemente attività fisica anche in tarda età, mi chiedo quanto la nostra vita si allungherebbe se tutti noi abbracciassimo questa loro abitudine che, sono sicuro, permetterebbe di vivere la terza età con ancor meno malanni di quella che già oggi  si sperimenta  nella nostra società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi basta essere italiani un po&#8217; “giapponesizzati” per campare 100 anni (e distruggere le casse dell’INPS)? Non credo, perché l’ultimo importantissimo elemento per una vita lunga e sana è l’equilibrio mentale e la pace con noi stessi. Facile a dirsi, difficile a farsi: corriamo tutti i giorni per qualunque motivo e pensiamo di non avere tempo per noi stessi, per rilassarci, anche per annoiarci, comunque per stare mentalmente fuori dalla isterica dimensione spazio-temporale che ci circonda. E’ come se ci fosse un frustino che ci stimola a correre continuamente: ecco, quel frustino ogni tanto fatelo sparire, chè la vita è una sola e non va sprecata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, magari si riesce a campare bene e a lunga anche con qualche bella botta di fortuna, ma è l’unica alternativa a quanto scritto sopra: tertium non datur…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia è un posto meraviglioso, fatto di bella gente, posti incantevoli e buon cibo: non abbiamo nessun motivo per correre sempre come dannati e non goderci quanto sopra menzionato, o no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11411" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-un-sano-stile-di-vita-tk.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Da soli si va veloci, insieme si va lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La frase scritta nel titolo, che trae ispirazione da un proverbio keniota (“se vuoi arrivare primo corri da solo, se vuoi arrivare lontano cammina insieme”) ben sintetizza l’importanza che per me riveste il senso di comunità, qualunque essa sia. Il concetto di comunità che più mi piace è quello sociologico, cioè quello che ha alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La frase scritta nel titolo, che trae ispirazione da un proverbio keniota (“se vuoi arrivare primo corri da solo, se vuoi arrivare lontano cammina insieme”) ben sintetizza l’importanza che per me riveste il senso di comunità, qualunque essa sia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di comunità che più mi piace è quello sociologico, cioè quello che ha alla base la condivisione di un luogo e di linee guida relazionali, anche se ritengo piuttosto importante quello, (invero più utilitaristico) di società, alla cui base c’è prima di tutto l’interesse a raggiungere un determinato scopo, il più delle volte materiale. I due concetti a volte si intersecano, in quanto le società possono diventare comunità e viceversa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella storia passata la comunità ha iniziato ad avere dignità di concetto antropologico quando, in epoca romana, la pietas è diventata un elemento del Mos Maiorum, così come l’altruismo lo era della cultura cristiana. Col passare dei secoli vari filosofi hanno dissertato dei principi che guidano la partecipazione degli individui alla comunità, ma in età contemporanea la comunità stessa e i modi di partecipazione sono velocemente cambiati: vedi le comunità virtuali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più in particolare, i livelli di partecipazione ad una comunità sono abbastanza costanti nel tempo e un’interessante schematizzazione è quella di David Wilcox, che li raggruppa nel seguente modo (www.partnerships.org.uk/guide/frame.htm): informativi, consuntivi, decisionali, attuativi e sostentativi. Prima di tutto sottolineo che in realtà solo l’ultimo livello di partecipazione rende una comunità veramente tale, i gradini precedenti sono invece più caratteristici di una società: per questo i due concetti di società e di comunità si intersecano e uno si trasforma nell’altro a seconda da dove parta la prima mossa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Col tempo e col progresso tutti noi siamo diventati un po&#8217; più egoisti e un po&#8217; più concentrati sui beni materiali, per questo nell’ultimo periodo storico il concetto di società è, secondo me, più sentito rispetto a quello di comunità, quest’ultima più guidata dall’altruismo che non dal raggiungimento di determinati obbiettivi più concreti e oggettivi. Le varie forme di associazionismo, nate nel passato col comune denominatore di comunione prima di tutto culturale, oggi spesso hanno obbiettivi economici, finanziari e/o di networking: al riguardo non ci vedo niente di male, anzi invidio quelle nazioni in cui l’associazionismo sia base fondamentale per lo sviluppo economico, giacchè in Italia (soprattutto al sud) non abbiamo tanti esempi al riguardo. Proprio partendo dal fatto che l’associazionismo può donare un certo benessere, forse è proprio da quello che oggi si può rafforzare il senso di comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così come il concetto di comunità nei tempi passati si è trasformato in quello di società, così oggi si può fare il cammino inverso. Tutto ciò già avviene, ma a volte si estrinseca in una forma di comunità diversa da quella classica: mi riferisco alle comunità virtuali precedentemente menzionate, in cui l’approccio cambia completamente sia nei tempi che nei modi, oltre che negli strumenti necessari per esserne parte. Ovviamente, non essendo un antropologo culturale, non ho le competenze per una dissertazione approfondita al riguardo, ma l’intento è quello di stimolare una riflessione sul tema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bene comune non ha, per fortuna, mai perso cittadinanza tra di noi, ma credo che si fosse un po&#8217; opacizzato, poi in tempi recenti alcuni avvenimenti, anche cruenti, ci hanno portato a rivalutare il concetto di comunità: se pensiamo solo a quanto ci abbia cambiati il periodo del drastico lock down della prima metà del 2020, effettivamente possiamo dire che il nostro animo umano ha ancora la giusta sensibilità ai temi comunitari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Magari qualche politico senza arte, né parte (e anche senza scrupoli), prova a far leva su questi concetti per fare proseliti e procurarsi una cadrega o almeno uno strapuntino istituzionale, ma per fortuna questi personaggi sono spesso delle meteore. Al riguardo, di primo acchito a me viene in mente l’improvvida creazione del reddito di cittadinanza, nato per tutelare fantomatici milioni di indigenti delle nostre comunità, servito in realtà ad attrarre voti e tanti, troppi truffatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono sicuro che a voi vengano in mente tanti esempi positivi di ritorno alle comunità e che quell’esempio negativo appena citato rimanga solo uno degli inciampi incontrati lungo il cammino verso il rafforzamento dello spirito comunitario, spirito che abbiamo l’opportunità di coltivare costantemente tutti insieme e ogni giorno attraverso parole e comportamenti coerenti al riguardo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11246" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-768x513.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/the-king_27.png 1410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>I soldi non fanno la felicità, anche se un po&#8217; la aiutano…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarò controcorrente, ma oggi la povertà, intesa come non riuscire ad avere da mangiare o non avere un tetto sulla testa, credo che abbia cittadinanza molto poco diffusa nella nostra nazione, anche se in altri stati ce l’ha eccome… Nel secolo scorso la povertà generata dalle due guerre mondiali aveva condizionato le vite di tantissime [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><span style="font-weight: 400;">Sarò controcorrente, ma oggi la povertà, intesa come non riuscire ad avere da mangiare o non avere un tetto sulla testa, credo che abbia cittadinanza molto poco diffusa nella nostra nazione, anche se in altri stati ce l’ha eccome…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel secolo scorso la povertà generata dalle due guerre mondiali aveva condizionato le vite di tantissime persone, costrette ad emigrare per mancanza di mezzi di sussistenza di base: i distacchi traumatici dalla propria terra e dalla propria famiglia erano mitigati dallo spirito di sopravvivenza, ma lasciavano delle cicatrici molto profonde. L’altro lato della medaglia è stato lo sviluppo economico tumultuoso, che ha portato non solo il cibo in tavola e una casa degna di questo nome, ma ha acceso lo spirito edonistico ed emulativo, spingendo i consumi verso prodotti e servizi che facevano sentire almeno un po&#8217; come “i ricchi”. Da qui fenomeni come la motorizzazione di massa, l’impennata delle vendite di elettrodomestici, le vacanze estive, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Verso la fine del secolo, data la diffusione ormai a tappeto di una certa comodità di vita, l’obbiettivo è diventato quello di essere una persona che conta: il successo professionale non portava solo denaro, ma riconoscibilità e autorevolezza sociale. Non era più una questione di poter acquistare una vettura costosa o un orologio prezioso, ma avere potere, di qualunque natura si trattasse. In questo contesto nasce negli USA il fenomeno degli yuppies, cioè persone che si circondavano di lussi e che avevano puntato le proprie carte sulla carriera. Questo fenomeno ben presto arrivò anche in Italia e si estrinsecò nella rincorsa al successo professionale e allo sfoggio spasmodico di firme altisonanti, tipicamente per i capi di abbigliamento, gli accessori e le automobili (fu un fenomeno di costume talmente radicato che ispirò delle commedie italiane campioni di incassi al botteghino).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno poi si è ridimensionato ed è stato sostituito da un altro evento notevole: eravamo agli albori della finanza dotcom. Ogni settimana c’era una ipo (initial public offering) di Borsa su cui fare delle vere e proprie scommesse di investimento, per inseguire il sogno della moltiplicazione veloce dei capitali: non era importante sfoggiare lusso, ma potersi dichiarare vincente negli investimenti. In Italia era il periodo di lancio di aziende come Tiscali, Fastweb, Blu: oltre la metà di quelle aziende non è sopravvissuta e ha lasciato in tutto il mondo una striscia di morti e feriti tra gli investitori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi invece la ricchezza e l’ostentazione sono meno pressanti, grazie al fatto che la maggior parte degli happy few non è più protagonista dei rotocalchi: la famiglia Ferrero, la famiglia del compianto Del Vecchio, Giorgio Armani, i Benetton non si rendono protagonisti di servizi giornalistici, men che meno sfoggiano barche da miliardari o eccessi di questo genere (questa assenza di buongusto la lasciano volentieri ai loschi arricchiti dell’est Europa e alle loro combriccole). Anche in altre nazioni occidentali la morigeratezza accompagna la vita di persone estremamente ricche: Bill Gates o Warren Buffet, piuttosto che Joanne Kathleen Rowling non esibiscono i loro importanti averi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie a questo cambio di rotta, le persone meno abbienti si sentono meno “diverse” dai ricchi: sia chiaro, le differenze di capacità economica sono comunque sensibili, ma non c’è più lo sfoggio del 20° secolo, per fortuna. Oggi è tutto un fiorire di iniziative tese a sviluppare stili di vita sostenibili, non strillati, perciò meno stridenti con la media. Sicuramente la pandemia, la guerra e il rialzo dei tassi hanno incentivato questo sviluppo e si è appalesato un vantaggio importante: la differenza materiale tra persone di censo economico diverso si è affievolita, perlomeno la parte pubblica, cioè sembriamo tutti più uguali tra noi, e non necessariamente con un appiattimento verso il basso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vuoi vedere che questa è la volta buona per pensare ai valori più elevati della vita, che non richiedono un enorme appagamento materiale? Io dico di sì, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11172" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11173" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/i-soldi-non-fanno-la-felicita-tk-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Stay foolish!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rilancio Steve Jobs per parlare di chi ha un’idea che sembra folle, ma che comunque non molla, di chi cade e si rialza più forte di prima. Il mondo ha raggiunto l’attuale livello di conoscenze scientifiche e tecnologiche principalmente grazie a chi non ha accettato pedissequamente il mainstream, ma ha messo in discussione concetti universalmente [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Rilancio Steve Jobs per parlare di chi ha un’idea che sembra folle, ma che comunque non molla, di chi cade e si rialza più forte di prima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo ha raggiunto l’attuale livello di conoscenze scientifiche e tecnologiche principalmente grazie a chi non ha accettato pedissequamente il mainstream, ma ha messo in discussione concetti universalmente accettati dalla comunità, ma che in realtà erano un collo di bottiglia per traguardi ambiziosi, oppure erano del tutto errati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Galileo Galilei mise in discussione il sistema tolemaico e fu accecato per questo affronto, ma ha dato l’avvio dello studio moderno dell’astronomia; Einstein disse che tutto era relativo, incluso il tempo, che rallenta all’avvicinarsi della velocità della luce, dando il via agli studi sulla relatività (sia ristretta che assoluta).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Arrivando ai nostri giorni e disquisendo del mio argomento preferito, l’automotive, due personaggi che hanno dimostrato come la tenacia possa portare a risultarti sorprendenti (pur in condizioni al contorno completamente diverse) sono Sergio Marchionne ed Elon Musk.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo dal primo: a metà del 2004, quando la Fiat versava in una condizione finanziaria disastrosa, Marchionne venne nominato amministratore delegato del gruppo. Il nostro, pur vantando un CV estremamente ricco di successi ed essendo già membro del CdA di Fiat da più di un anno, nei fatti non aveva nessuna esperienza operativa nel campo dell’automotive e ciò fece tremare i polsi agli analisti di borsa. La caparbietà dell’abruzzese invertì il trend dei risultati finanziari di una società data quasi per spacciata (i credit default swap dell’epoca erano a livelli estremamente preoccupanti), ha minimizzato i tagli del personale produttivo e ne ha fatto un gruppo intercontinentale (è sua l’acquisizione della Chrysler per 1 dollaro!) che, successivamente alla sua prematura dipartita terrena, si è potuto sedere in posizione di forza paritaria al tavolo delle trattative con PSA e dare vita alla Stellantis: gli azionisti ex Fiat sentitamente ringraziano per il concambio ricevuto e per i vari bonus di conguaglio…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Passiamo a quel gran visionario di Elon Musk: il sudafricano naturalizzato statunitense già a 31 anni vantava la vendita della sua prima grossa azienda di successo, cioè PayPal. La creazione e la vendita di questo importantissimo player dei pagamenti digitali gli frutta 1,5 miliardi di $ (come direbbero i poeti romaneschi: “…du’ spicci…”). Dopo un paio d’anni investe in Tesla, una società che produceva veicoli elettrici e pannelli solari: ci sono voluti 4 anni prima che iniziassero le vendite della prima vettura degna di questo nome, cioè la Roadster, della quale però ne sono stati venduti solo 2500 pezzi in 4 anni. Con questi risultati praticamente chiunque si sarebbe tirato indietro, leccandosi le ferite delle perdite finanziarie subite, invece Musk non demorde e nel 2012 lancia la prima vettura interamente progettata dalla Tesla (la Roadster era su base Lotus Elise) e tuttora in vendita, la Model S. Da quel dì ne è passata di acqua sotto i ponti e nel solo 2022 Musk ha venduto 1,3 milioni di vetture con un utile netto di oltre 12 miliardi di $. Nel frattempo si è anche comprato Twitter, sennò s’annoiava…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due esempi di persone assolutamente non comuni, ma che dovrebbero essere la bussola per la nostra vita: tutti noi, nelle more della ragionevolezza e in linea con le nostre attitudini, dovremmo darci dei traguardi ambiziosi da raggiungere, senza temere l’insuccesso. E’ vero, non tutti abbiamo le stesse capacità e potenzialità dei due personaggi citati, ma non dobbiamo nemmeno subire passivamente lo scorrere del tempo della nostra vita terrena.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’università c’era un compagno di studi chiamato “l’ottimista” perché per lui qualunque esame era impossibile da superare: a me risulta che nell’anno della mia laurea sono stato in compagnia di altri 13.000 connazionali pazzi incoscienti che, in barba agli equilibri gravitazionali e alle sacre leggi promulgate dalla dea bendata, sono riusciti a superare tutti gli esami di ingegneria e a discutere la tesi. Fortunately I’ve been foolish!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, dobbiamo sempre farci accompagnare da un minimo di buonsenso, così che non ci si trasformi in tanti emuli di Icaro, ma astrarsi dalla lotta senza nemmeno provare a gareggiare ci trasformerebbe in tanti figli di mater ignota: siccome tutti vogliamo bene alla mamma, sarebbe meglio rimboccarsi le maniche e costruirci la propria strada, guidati dalle nostre sane aspirazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ho scritto in varie occasioni, preferisco una vita con dei rimorsi ad una vita piena di rimpianti, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>L’amicizia e l’amore pari non sono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Come si riconosce una vera amicizia?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che paura: questo tema meriterebbe un’intera enciclopedia, altro che qualche migliaio di battute! A parte quegli esseri umani che hanno la sensibilità simile a quella di un robot, tutti noi abbiamo la vita scandita dall’amicizia e dall’amore. E’ quest’ultimo che inizia ad accompagnarci dalla nascita: l’amore per la mamma (e anche per il papà, ma [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Che paura: questo tema meriterebbe un’intera enciclopedia, altro che qualche migliaio di battute!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A parte quegli esseri umani che hanno la sensibilità simile a quella di un robot, tutti noi abbiamo la vita scandita dall’amicizia e dall’amore. E’ quest’ultimo che inizia ad accompagnarci dalla nascita: l’amore per la mamma (e anche per il papà, ma sempre dopo la genitrice…), poi per i familiari. Quando iniziano le prime relazioni sociali al di fuori della cerchia familiare, ad es. all’asilo, fa capolino la gemma dell’amicizia: stare con altri bambini fa piacere, ma in modo diverso rispetto a come ci fa sentire stare con la mamma (e con il papà, ma dopo la mamma…).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Col passare del tempo entrambi i sentimenti diventano sempre più articolati, ci rendiamo conto che hanno bisogno di essere gestiti e manutenuti: ai bambini si perdonano (anche troppo) una serie di parole e di comportamenti che potrebbero incrinare l’amore o l’amicizia ricevuta, ma quando si cresce iniziamo a doverci assumere la responsabilità dei nostri comportamenti e delle nostre affermazioni. Parallelamente scopriamo le diverse sfumature che assumono l’amicizia e l’amore, a seconda delle persone a cui sono dedicati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le prime cotte ci fanno scoprire che non esistono solo mamma, papà e i nonni, ma ci sono anche altre persone con cui desideriamo stare insieme più che con altri e verso le quali abbiamo un importante trasporto: che i tormenti dell’amore abbiano inizio!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parallelamente nello stesso periodo spesso nascono e si cementano amicizie per la vita: è una gran fortuna poterle vivere. Nel mio caso sento tutt’ora l’amico che da piccolo ha condiviso con me varie volte i buonissimi cannelloni che preparava la madre e di cui lui era goloso, mi incontro spesso con quello che mi scorrazzava sul suo scooter perché i miei non me lo volevano comprare e con il quale siamo stati compagni di banco per tutto il liceo, poi quello con cui addirittura siamo immortalati in una foto all’asilo, ecc. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte rose e fiori? Magari…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le tempeste ormonali adolescenziali provocano litigi con gli amici, per fortuna spesso sanati, e tormenti per la persona amata (che ci sia corrispondenza o meno di sentimenti): ciò ci rende sempre più consapevoli dell’enorme importanza di questi sentimenti e ci insegna anche a gestirli con la giusta cautela, che magari non si è avuta fino all’adolescenza. E’ allora che la differenza tra amore e amicizia cresce sempre di più: per amore si è più tolleranti che per amicizia, ma è più frequente che le amicizie durino più dell’amore. E non è solo una questione di attrazione fisica o corollari vari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’amore è più vicino ad un manufatto di cristallo, prezioso e fragile, invece l’amicizia è forse più simile ad una quercia, che subisce le intemperie e che rimane sempre lì. Il primo ha bisogno di tanta attenzione per custodirlo e non rovinarlo, la seconda ha bisogno che non si usi l’accetta per tagliarla o il fuoco per bruciarla, ma tutto il resto la scalfisce poco e raramente in modo permanente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò deve tener conto della differenza tra amore ed attrazione fisica, oppure tra amicizia e semplice conoscenza: quanto sopra scritto ci aiuta a distinguere queste diverse forme di relazioni umane e magari ci aiuta a di riflettere un secondo in più prima di fare del male (anche involontariamente) a qualcuno o prima di fare grossi errori di cui pentirsi per il resto della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla luce di ciò, si può essere innamorati della persona che si considera il/la migliore amico/a? Io non credo: proprio perché i due sentimenti in questione hanno bisogno di attenzioni diverse, non può un’unica persona essere il soggetto di entrambi. Ciò però mi porta anche a chiedervi: può una donna essere la migliore amica di un uomo (o viceversa)? Sicuramente, anzi credo che quelle siano le amicizie più preziose, perché hanno superato la fase in cui potrebbero essere “inquinate” dall’attrazione fisica e ne prendono il meglio, ma non credo siano così frequenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spero che tutti abbiano la propria teca dei cristalli e il loro bosco di querce: con questi due elementi, la vita diventa meravigliosa…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Santa pazienza!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[La pazienza è la virtù dei forti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pazienza nella storia è sempre stata celebrata, a ragione, come una delle virtù fondamentali dell’uomo: ad esempio il cattolicesimo e il buddismo la esaltano come componente fondamentale dell’essere umano e anche dell’entità superiore che ci governa. Anche la vulgata popolare esalta tale virtù, attraverso gli innumerevoli proverbi che dalla notte dei tempi ce l’hanno [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La pazienza nella storia è sempre stata celebrata, a ragione, come una delle virtù fondamentali dell’uomo: ad esempio il cattolicesimo e il buddismo la esaltano come componente fondamentale dell’essere umano e anche dell’entità superiore che ci governa. Anche la vulgata popolare esalta tale virtù, attraverso gli innumerevoli proverbi che dalla notte dei tempi ce l’hanno come protagonista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello su cui vorrei porre l’attenzione invece è l’organicità della pazienza all’interno di uno stile di vita, perciò la visione di essa come un ingranaggio (fondamentale) di un apparato ben più articolato quale è l’esistenza umana: considerarla come una virtù che vive di vita propria in realtà eliderebbe una parte importante del suo valore aggiunto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa fa una persona paziente? Riflette, non reagisce emotivamente, attende che il tempo faccia il proprio corso, ma dopo di ciò, cosa dovrebbe fare? E’ lì che si annida una parte importante dell’essere paziente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esercizio di attesa e di elaborazione di informazioni, di criticità e, magari, di eventuali conflittualità deve scaturire in azioni successive che mettano a frutto l’esercizio stesso. Ognuno di noi dovrebbe avere consapevolezza del livello della sua pazienza, prima di tutto per trovare sempre la capacità di metterla a frutto in situazioni critiche, successivamente per utilizzarla come un catalizzatore per esaltare altre peculiarità di sé stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avere la pazienza di assorbire un momento conflittuale, ad es., permette di gestire un confronto successivo con la stessa controparte, partendo da una posizione di maggiore forza: l’ascolto e l’acquisizione di informazioni durante una fase concitata di confronto permette una replica più efficace, avendo mantenuto calma e pazienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Compiere un viaggio con un ritmo meno veloce, avendo la pazienza di attendere un po&#8217; di più per l’arrivo, permette come minimo di avere tempo per sé stessi per riflettere su temi che la vita frenetica che conduciamo non ci permette. Più materialmente, il viaggio paziente e meno veloce permette di scoprire dettagli dei posti che si attraversano: immagini, odori, suoni…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attendere di acquisire ed analizzare tutti i fatti e i numeri necessari per prendere una decisione importante porta ad una drastica diminuzione delle probabilità di insuccesso (ovviamente non all’azzeramento); le condizioni al contorno devono però permettere di pazientare, perché in situazioni in cui è indispensabile rapidità di azione, ovviamente quest’ultima detta i tempi dell’azione stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Devo però sottolineare che la pazienza viene a volte brandita come una scusa per non decidere e assumersi le conseguenti responsabilità, oppure per mantenere uno status quo o una confort zone che si teme di perdere. In più di un’occasione ho visto varie persone comportarsi in questo modo: è proprio degli esseri umani temere i cambiamenti o temere il nuovo, che però porta sempre con sé nuovi stimoli e, magari, permette di aguzzare la vista su degli scenari che fino ad allora risultavano offuscati. Se poi certe persone preferiscono l’immobilismo, personalmente li lascio al loro destino zavorrato e proseguo il mio percorso: in fondo, chi è causa del suo mal pianga sé stesso…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un paradosso della pazienza è che ne si acquisisce sempre di più con l’avanzare dell’età, quando in effetti si ha sempre meno tempo a disposizione. L’irruenza giovanile non contempla la pazienza, la maturità invece ne fa una compagna quotidiana, proprio quando il suo ingrediente fondamentale, il tempo, diminuisce inesorabilmente: come si risolve il dilemma?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad ognuno di voi, amici di lettura, la ricerca della soluzione: la mia magari la condividerò in un prossimo pezzo al riguardo…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>La corsa della vita</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/la-corsa-della-vita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-corsa-della-vita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“…ma che c’avrete da core…” Ero arrivato da poco a Roma per gli studi universitari e ho sentito questa frase alla stazione Termini, pronunciata da una persona anziana che vedeva tutti noi formiche impazzite uscire frettolosamente dalla metropolitana: lì per lì pensai che quel signore vivesse con lo sguardo rivolto al passato, ma dopo qualche [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“…ma che c’avrete da core…”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ero arrivato da poco a Roma per gli studi universitari e ho sentito questa frase alla stazione Termini, pronunciata da una persona anziana che vedeva tutti noi formiche impazzite uscire frettolosamente dalla metropolitana: lì per lì pensai che quel signore vivesse con lo sguardo rivolto al passato, ma dopo qualche anno ho dato a quella frase un significato diverso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai da qualche decennio i ritmi delle liturgie sociali e lavorative si sono velocizzati esponenzialmente: processi e strumenti che ogni giorno abbiamo a disposizione ci permettono di risparmiare tempo, perciò migliorano efficienza e produttività, sia lavorativa che “sociale”, quest’ultima intesa come maggiore possibilità di sviluppo di relazioni umane. Ma tutto ciò è davvero quello che vogliamo? Non c’è il rischio di bulimia al riguardo, cioè sviluppo di tanta quantità di rapporti, non focalizzata alla ricerca della qualità degli stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ esattamente quello che sta succedendo. Pensate alla rubrica del vostro cellulare o agli “amici” su Facebook: con quanti davvero avete rapporti concreti? A quanti di questi ad es. mandate un messaggio personalizzato per gli auguri di Natale, invece dello spamming su tutta la rubrica. Rincaro la dose: a quanti fate una telefonata per il motivo di cui sopra?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il non avere mai tempo per accompagnare da qualche parte un familiare oppure non averne per incontrare una persona che non si vede o non si sente da tanto tempo lo si può contestualizzare in due fattispecie di situazioni: o la persona in questione non ci interessa più di tanto, oppure non ci fermiamo mai a riflettere sull’impiego che facciamo del nostro tempo a disposizione. Se per voi si verifica più frequentemente la prima ipotesi, siete persone un po&#8217; sfortunate; se invece non riuscite ad avere rapporti umani diretti principalmente per mancanza di tempo, la buona notizia è che il problema si può mitigare facilmente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da quanto non mettete per almeno una giornata intera in modalità aerea i devices che vi accompagnano quotidianamente? Da quanto non vivete una giornata intera senza le notifiche di ricezione di e-mail? Da quanto non fate quello che diamine vi pare senza sentirvi in colpa e pensare che ci siano cose più importanti e urgenti da fare? Molto probabilmente la risposta si riferisce ad un periodo lungo, forse troppo lungo: siete così sicuri che tutto ciò non si possa cambiare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia chiaro, il mio non è l’invito del Milanese Imbruttito a mollare tutto e ad aprire un chiriguito ai Caraibi, ma vuole essere uno stimolo a riflettere su tutta questa fretta che ci pervade ogni giorno, una parte della quale è solo fine a sé stessa. Ulteriore chiarimento: non sono un sacerdote dalla Great Resignation, ma, evidentemente, la domanda che stimolo a porvi qualcuno se l’è già posta e la risposta è stata tranchant.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’universo può vivere senza di voi, ma non il contrario, a meno che non siate figli illegittimi del Grinch: non ci rifugiamo nella presunta scarsità di tempo per non accettare di fare una cernita nelle relazioni umane e nelle attività da coltivare. Soprattutto non pensiamo di dover per forza di cose essere aggiornati sempre e comunque in tempo reale su qualunque cosa succeda nell’universo stesso: tutti noi abbiamo quantità limitate di tempo, non dovremmo sprecarlo per fare tutto ciò che le convenzioni sociali provano ad imporci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Faber est suae quisque fortunae” (“Ognuno è artefice del proprio destino”) disse Appio Claudio, l’iniziatore della via Appia, che collega tuttora Roma a Brindisi: l’utilizzo del tempo è una parte fondamentale dell’indirizzo che vogliamo dare alla nostra esistenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sic stantibus rebus (ma quanto ho sofferto al liceo…), decidiamo di farci dettare le priorità della nostra vita dal mainstream sociale, oppure siamo noi che decidiamo per noi stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è che forse abbiamo anche paura di assumerci la responsabilità di decidere della nostra vita, cercando qua e là delle scuse all’uopo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poneteveli questi quesiti e datevi delle risposte, anche se non avete tempo…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10828" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’inestimabile e irraggiungibile convivialità italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Cibus&Cibus]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un paese di bella gente Siamo un Paese estremamente fortunato: noi Italiani siamo davvero bella gente, ma siamo anche aiutati da tantissimi fattori come la natura, i paesaggi, il cibo, la cultura. Come influenza tutto ciò lo stare insieme? Un pranzo a San Gimignano con un bellissimo e unico panorama sulle colline toscane, un caffè [&#8230;]</p>
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<p><b>Un paese di bella gente</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo un Paese estremamente fortunato: noi Italiani siamo davvero bella gente, ma siamo anche aiutati da tantissimi fattori come la natura, i paesaggi, il cibo, la cultura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come influenza tutto ciò lo stare insieme? Un pranzo a San Gimignano con un bellissimo e unico panorama sulle colline toscane, un caffè su una terrazza che affaccia su un luogo pregno di storia come Sassi di Matera, un aperitivo con vista sullo skyline della fervida Milano o una cena a Ostuni con vista sul mare e sulla valle d’Itria: come non fanno questi momenti ad ispirare la convivialità?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo una ricchezza enogastronomica unica al mondo, unita ad una ricchezza di luoghi e cultura che non ha eguali: noi tutti abbiamo il dovere di essere persone che coltivano e apprezzano lo stare insieme ad altri e contemporaneamente abbiamo il diritto di godere di questi momenti unici, sinoli di tante sfaccettature che la nostra italianità ci regala.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno dei difetti che noi italiani abbiamo quando si tratta di analizzare le peculiarità del nostro Paese è quello di vedere troppo spesso il bicchiere mezzo vuoto. I musei la domenica sono chiusi? Vorrà dire che ne godremo durante la settimana. C’è tanto traffico per andare al mare il weekend? All’arrivo l’appagamento sarà ancor più intenso. Prenotare un ristorante in un luogo turistico durante un ponte è un’impresa ardua? Andiamo a cercare locali meno conosciuti: dalle nostre parti ben difficilmente troveremo qualcuno che cuocia la pasta come il ristorante italiano in Norvegia del film “Quo Vado” di Checco Zalone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tanti di noi ormai hanno viaggiato all’estero e sono in grado di fare confronti con ciò che gli altri (non) hanno a disposizione rispetto a ciò che ci dona la nostra nazione: quasi sempre l’esterofilia che guida qualche nostro connazionale è del tutto gratuita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Detto ciò, la nostra cultura millenaria da sempre ha coltivato i momenti di incontro o momenti di raduno: d’altronde il detto “panem et circenses” sintetizza bene come la linea guida della quotidianità sia stata sempre scandita dal godimento dei nostri cibi e degli eventi da vivere in compagnia di altri. Questa sana tradizione è sempre stata coltivata nella vita dei nostri territori, semmai in modo un po&#8217; meno evidente solo nel periodo medievale, così il sinolo gastronomico-culturale non ha mai più abbandonato il nostro popolo, una volta appalesatosi durante l’Impero Romano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E i giorni nostri? La pandemia ha messo a dura prova questa nostra voglia di stare insieme, ma la tecnologia comunicativa ci ha dato una grossa mano e i rapporti umani sono stati comunque coltivati anche in remoto. Una volta passato quel brutto periodo, la molla compressa del voler stare insieme si è velocemente espansa e abbiamo ripreso con maggior consapevolezza il valore di questi momenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia spontanea ricerca di convivialità viene messa leggermente a rischio solo da una cosa: i sigari. Anche le manifatture di tabacchi sono una eccellenza italiana, apprezzata soprattutto all’estero, i cui prodotti ben si legano alla convivialità post prandiale: purtroppo non tutti apprezzano le forti note del tabacco e considerano quella combustione alla stregua di quella di uno zampirone. Vabbè: sposto la sedia più in là e continuiamo a chiacchierare sorseggiando anche un amaro (magari Lucano)…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10698" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10699" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/l-inestimabile-e-irraggiungibile-tk-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
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		<title>La rinascita a nuova vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2023 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Risvegli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le persone più curiose e quelle che si mettono spesso in discussione sono persone fortunate: cercando costantemente novità e approfondimenti, incappano molto spesso in nuovi sentieri dell’essere, che inaspettatamente portano a nuovi percorsi di vita. Queste persone sono accompagnate costantemente da un senso di rinascita, piccolo o grande che sia, in funzione dei nuovi stimoli [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Le persone più curiose e quelle che si mettono spesso in discussione sono persone fortunate: cercando costantemente novità e approfondimenti, incappano molto spesso in nuovi sentieri dell’essere, che inaspettatamente portano a nuovi percorsi di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste persone sono accompagnate costantemente da un senso di rinascita, piccolo o grande che sia, in funzione dei nuovi stimoli intellettivi e delle nuove argomentazioni alle quali sono sottoposte: essendo la loro mente tendenzialmente aperta al cambiamento, una primavera intellettiva li accompagna nel loro percorso di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ pur vero che questa peculiarità caratteriale non è molto diffusa, essendo l’essere umano inerzialmente legato ai suoi percorsi intellettivi abitudinari: non abbiamo molta voglia di abbandonare la nostra comfort zone, se non manifestamente costretti a farlo. Pensiamo positivo: questa interessante opportunità di miglioramento non costa né soldi, né fatica fisica, ma un lavoro su sé stessi, che ci porta automaticamente valore aggiunto, in quanto ci fa scoprire che possiamo superare dei limiti personali che consideravamo invalicabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Faccio un esempio lampante: il grandissimo Alex Zanardi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una persona di successo, un pilota dalle riconosciute capacità di guida, che ha corso con profitto in svariati campionati automobilistici (ha iniziato nei kart, poi in formula 3, in formula 3000 e in formula 1, ecc.) e in vari continenti (nell’avvincente e competitivo campionato americano CART ha vinto due volte il titolo piloti): il destino gli ha riservato un terribile incidente in cui ha perso entrambe le gambe. La sua esistenza si trovava ad un bivio: adattare passivamente la sua quotidianità alla nuova condizione fisica, oppure rimettersi in gioco e rinascere a nuova vita. Sappiamo bene che ha scelto la seconda opzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo una lunga convalescenza, Zanardi ha ripreso a gareggiare con vetture adattate alle sue nuove esigenze e si è preso addirittura il lusso di vincere il campionato italiano Superturismo, che non è esattamente una scampagnata tra collegiali, ma una sfilza di sfide all’ultimo respiro tra avariatoni sciroccati che non frenano fino a quando non lo fa l’avversario con la vettura a fianco, provando a spostare un po&#8217; più in su l’asticella delle invalicabili leggi della fisica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il destino però lo sottopone ad un’altra durissima prova: un secondo incidente a giugno 2020, questa volta durante una gara di beneficienza in handbike (di cui era diventato campione ai Giochi paralimpici di Londra nel 2012, successivamente medaglia d’oro in vari campionati mondiali di specialità): è stato tra la vita e la morte, ma dopo più di un anno è tornato a casa, ovviamente non mollando mai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza dover vivere esperienze così traumatiche come quelle di Zanardi, dovremmo sempre essere aperti ai cambiamenti. Il destino ce ne può riservare di irrinunciabili e magari poco piacevoli, tanto vale allora allenarsi ad essi con eventi meno nefasti, ma forieri di opportunità. Dovremmo pensare a noi come a dei bruchi: siamo potenzialmente delle farfalle, ma non sappiamo di esserlo fino a quando non superiamo lo stato di crisalide, per addivenire poi al superiore stadio finale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stimolo al cambiamento personale lo possiamo coltivare guardandoci indietro: sono sicuro che riconosceremmo tantissimi cambiamenti a cui magari non abbiamo fatto caso più di tanto, ma che effettivamente hanno condizionato, molto probabilmente in meglio, la nostra vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Personalmente ho vissuto tante esperienze di cambiamento: sono sempre state occasioni maieutiche, mai sprecate. In varie occasioni ho sottolineato il fatto che preferisco avere rimorsi e non rimpianti. Ritengo molto meglio vivere una primavera di cambiamenti con qualche temporale, che uno statico autunno con una costante e leggera pioggia che inumidisce lo status quo. E voi cosa preferite?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10472" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/1-la-rinascita-a-nuova-vita-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La splendida enogastronomia italiana</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/la-splendida-enogastronomia-italiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-splendida-enogastronomia-italiana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un trionfo di piaceri per il palato Sarò campanilista, ma quando sento un connazionale sottolineare le carenze della nostra splendida nazione, soprattutto quando ciò avviene all’estero, devo ammettere che provo un certo fastidio. Sia chiaro, non credo che i nostri problemi vadano nascosti sotto il tappeto (anche perché la sua superficie ormai avrebbe più di [&#8230;]</p>
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<p><b>Un trionfo di piaceri per il palato</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarò campanilista, ma quando sento un connazionale sottolineare le carenze della nostra splendida nazione, soprattutto quando ciò avviene all’estero, devo ammettere che provo un certo fastidio. Sia chiaro, non credo che i nostri problemi vadano nascosti sotto il tappeto (anche perché la sua superficie ormai avrebbe più di una collinetta…), ma se pensassimo prima di tutto ai grossi privilegi che il nostro Paese ci riserva e che il resto del mondo ci invidia, tutto il resto lo affronteremmo più serenamente e proattivamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Focalizziamoci oggi sui prodotti alimentari ed enologici: la varietà dell’offerta di cibo e di bevande italiane non ha eguali nel mondo! Alcune nazioni offrono produzioni vitivinicole assolutamente comparabili alle nostre (in realtà hanno metodi di vinificazione che riescono ad esaltare la materia prima iniziale, anche se quest’ultima non sempre è a livello di quella italiana), altre hanno un’offerta culinaria piuttosto variegata e interessante (a mio avviso però mai al nostro livello): nessuna offre entrambe le cose, se non la nostra terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non mi viene in mente un’area italiana che non sia prodiga di materie prime animali e vegetali che esaltino l’esperienza del palato: qualunque preferenza è in grado di essere soddisfatta in vari modi, dai più semplici ai più ricercati e sofisticati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nelle mie esperienze di vita all’estero, quasi tutte le volte in cui ho mangiato e bevuto in modo superlativo vi erano in qualche modo coinvolte la cucina italiana e le sue materie prime: una carbonara eccellente ad Anversa preparata da un cuoco calabrese che aveva lasciato incontaminata la ricetta italiana, piuttosto che scampi e verdura conditi con olio crudo, mangiati in un ristorante affacciato su una splendida baia in Svezia, che ovviamente si faceva arrivare olio e verdura dall’Italia (lo chef, quando ha saputo che ero italiano, mi ha voluto mostrare la bolla di accompagnamento dei prodotti, che arrivavano dalla Puglia). Continuo con l’esperienza in crociera ai Caraibi, quando ci hanno proposto un brasato al Barolo che non avrebbe sfigurato nemmeno in un ristorante di Alba o di Savigliano, oppure la lasagna mangiata a Dubai, anch’essa preparata, con una ricetta di stretta osservanza italica, da uno chef anch’esso nostro connazionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Persino le istituzioni dell’Unione Europea, non sempre prodighe (erroneamente) di riconoscimenti nei nostri confronti, hanno situato l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a Parma, luogo in cui si tiene anche CIBUS, una delle fiere alimentari più importanti al mondo. Doveroso ricordare anche, ça va sans dire, VINITALY, la più importante fiera vinicola al mondo: ogni ulteriore considerazione al riguardo è pleonastica&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo bendidio è un trionfo di piaceri per il palato che ci pone al primo posto in Europa in termini di turismo enogastronomico: una meritatissima medaglia da sfoggiare con tutto l’orgoglio di essere Italiani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi a volte un godurioso hamburger american style accompagnato da onion rings and/or chips ci sta tutto, oppure un sushi fatto come si deve non si rifiuta, ma alla fine della fiera si ritorna sempre verso i nostri lidi, a cercare qualcosa di buono inventato a casa nostra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Detto ciò, se sento un connazionale che parla male dell’Italia, mi sarà pur concesso di diventare un po&#8217; come l’automobilista di Gioele Dix o no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-splendida-enogastronomia-italiana/">La splendida enogastronomia italiana</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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