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	<title>Un Paese da Manutenere Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Villa Bellombra 2.0. La tecnologia avanzata al servizio delle cure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova Villa Bellombra conquista il premio “Best Contemporary Healthcare Building” A Casteldebole nasce Villa Bellombra 2.0, presidio ospedaliero specializzato nella riabilitazione intensiva con tecnologia robotica. L’opera dedicata ai bolognesi, come ha sottolineato Averardo Orta l’Amministratore delegato del Consorzio Colibrì di cui Villa Bellombra è parte, si fregia già del premio internazionale “Best Contemporary Healthcare [&#8230;]</p>
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<p><b><i>La nuova Villa Bellombra conquista il premio “Best Contemporary Healthcare Building”</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Casteldebole nasce Villa Bellombra 2.0, presidio ospedaliero specializzato nella riabilitazione intensiva con tecnologia robotica. L’opera dedicata ai bolognesi, come ha sottolineato Averardo Orta l’Amministratore delegato del Consorzio Colibrì di cui Villa Bellombra è parte, si fregia già del premio internazionale “Best Contemporary Healthcare Building”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La salute è un valore imprescindibile per la comunità e gli eventi degli ultimi anni, in primo luogo la pandemia da Covid-19, ha reso evidente la necessità di mettere a disposizione del territorio strutture sanitarie altamente performanti. Progettata secondo i principi del benessere e della sostenibilità ambientale in un’area immersa completamente nel verde, Villa Bellombra si candida ad essere un polo di riferimento per la riabilitazione neurologica ed ortopedica.  Fondato nei primi anni ’20 del Novecento, dopo cento anni, l’ospedale riabilitativo lascia la storica sede di via Bellombra, a Bologna, per trasferirsi nel nuovo edificio di 8mila metri quadri che per la sua architettura green e innovativa, ha ricevuto nel 2021 il premio “Best Contemporary Healthcare Building” conferito dal magazine e agenzia di stampa Build a GBA Studio &#8211; Gianluca Brini Architetto e progettista della nuova Villa Bellombra.  Ing. Ferrari Spa, azienda modenese leader nelle costruzioni, si è occupata del progetto di realizzazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il paziente si conferma al centro di un “Progetto riabilitativo e assistenziale multidisciplinare”</span> <span style="font-weight: 400;">in continuo e costante miglioramento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Investire in un momento di crisi come questo – spiega l’</span></i><b>Amministratore Delegato del Consorzio Ospedaliero Colibrì Averardo Orta </b><span style="font-weight: 400;">&#8211;</span><i><span style="font-weight: 400;"> può apparire avventato ma abbiamo fiducia nelle capacità dell’Emilia-Romagna e di Bologna in particolare, di rispondere con laboriosità e con il consueto ottimismo alle sfide del nostro tempo. Abbiamo dato il massimo impegno per costruire la migliore struttura riabilitativa a livello europeo. Lo sforzo economico è enorme, non abbiamo ricevuto finanziamenti a fondo perduto o agevolazioni di alcun tipo ma abbiamo utilizzato solo risorse proprie e ingenti prestiti bancari. Un’opera che vogliamo dedicare alla città di Bologna e ai bolognesi”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rispetto all’investimento economico, la spesa complessiva supererà i 21 milioni ed è parte di un programma di investimenti iniziato nel 2011 per complessivi 50 milioni. La filosofia del Gruppo, che riunisce quattro generazioni di imprenditori, da oltre 120 anni, prevede di reinvestire continuamente gli utili di esercizio per migliorare e ampliare i servizi in collaborazione con il Pubblico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’inaugurazione del nuovo ospedale è avvenuta con l’apertura della mostra </span><b>ARCADIA</b><span style="font-weight: 400;"> dell’artista </span><b>Angelo Maisto</b><span style="font-weight: 400;">. La struttura riabilitativa infatti vuole essere un luogo stabilmente dedicato all’arte e alla cultura e Maisto è l’artista con cui ha inizio questo percorso. All’interno degli spazi di Villa Bellombra, dove gli ambienti circondati dal verde accompagnano con forza generatrice il percorso riabilitativo e di recupero, le opere di Maisto rappresentano uno sfondo ideale verso tutto ciò che è vivo e vitale. Tra favola e realtà le opere dell’artista visionario ci trasportano in una dimensione idilliaca in cui fiori, farfalle, curiosi insetti-oggetti, caffettiere che emanano fiori, uccelli e spazzole, tubi, conchiglie, noci si ritrovano insieme in una sorta di poetica visione. È un ecosistema leggero e ironico dove tutto sembra invitarci a serenità e spensieratezza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una nuova storia naturale che abbraccia la filosofia del Consorzio Ospedaliero Colibrì e della fondatrice Villa Bellombra, parte integrante di AIOP, l’Associazione italiana dell’ospedalità privata.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6981" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-300x200.jpeg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-1024x683.jpeg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-768x512.jpeg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-696x464.jpeg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-1068x712.jpeg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo-600x400.jpeg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6982" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-300x200.jpeg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-1024x683.jpeg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-768x512.jpeg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-696x464.jpeg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-1068x712.jpeg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-600x400.jpeg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6983" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/3_nasce-a-bologna-nuovo-polo-riabilitativo_A_S.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La cultura della conservazione per contrastare la moda del “nuovo a tutti costi”. Un vantaggio anche economico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Indipendentemente da ciò a cui ci si riferisca, conservazione vuol dire avere rispetto, cura e valorizzazione del soggetto materiale o immateriale che sia. Ad es. in Italia abbiamo ben 55 siti patrimonio UNESCO, il maggior numero al mondo: già se ci focalizzassimo solo su questo, avremmo di che lavorare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al riguardo condivido con voi un esempio che mi tocca da vicino: il recupero dei Sassi di Matera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono nato a Irsina, un bellissimo paese in provincia di Matera: ciò mi ha dato la possibilità di vivere il PRIMA e il DOPO la conservazione del patrimonio artistico e culturale che la rende preziosa. Quando ero piccolo sono andato più di una volta in gita scolastica a visitare i Sassi e, pur bambino, mi era rimasta in mente quanto fosse dimessa, quasi abbandonata, quell’area della città. Fu proprio la candidatura nel 1992 a sito dell’UNESCO che ha fatto (ri)scoprire il valore di quel luogo unico e magico: nel 1993 la preziosa e agognata nomina è arrivata e da allora si è recuperato quell’inestimabile patrimonio lucano che il mondo oggi ci invidia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro esempio, sempre reperito nel mio archivio di vita: la manutenzione e la conservazione delle automobili. L’Italia è una delle nazioni che non hanno tantissimo a cuore la manutenzione delle automobili, perlomeno in termini qualitativi: meno della metà degli automobilisti si reca presso le reti ufficiali delle Case automobilistiche, perciò non cercano la massima qualità degli interventi, ma cerca di risparmiare. Ovviamente ciò ha comportato, soprattutto nel passato, che il parco circolante italiano avesse una qualità media non molto elevata, anche perché le revisioni obbligatorie erano previste ogni 10 anni (e non erano sempre fatte in modo estremamente approfondito…). Già con le nuove regole sulle revisioni (da una ogni 10 anni a quattro nello stesso intervallo di tempo) il parco ha visto diminuire concretamente il numero di pericolosi catorci su strada, poi l’aumento della passione per le automobili tra i 20 e i 40 anni ha fatto sì che negli ultimi anni queste vetture da agé diventassero “youngtimers”, con il loro seguito di attenzioni meccaniche sicuramente più elevate di prima. Oggi vediamo in giro delle vetture di valore più emotivo che economico, che hanno uno stato di utilizzo decisamente migliore al coma quasi depassé in cui versavano pochi anni fa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In termini generali, la manutenzione e la conservazione di qualunque tipo di patrimonio materiale e immateriale passano attraverso l’educazione, perciò è una responsabilità congiunta delle famiglie e della scuola quella di sensibilizzare le giovani menti a questo tema: la forma mentis da trasmettere ai giovani virgulti che si affacciano al mondo è quella del rispetto di tutto ciò che ci circonda, siano esseri animati od oggetti inanimati. Il problema è che lo sfrenato consumismo ha mandato tutti noi in una direzione opposta, ma adesso l’economia circolare ha accesso un faro su questo aspetto che negli ultimi anni avevamo perso per strada.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il “nuovismo” (ho controllato sulla Treccani: per loro questo spaventoso termine esiste…), questo approccio di vita che ha provato a mettere in ombra tutto ciò che avesse più di qualche anno di esistenza, sta mostrando la necessità di essere sfumato. Avere voglia di progresso scientifico e culturale non è in contrasto con la conservazione e la valorizzazione di saperi e di opere del passato: gli estremismi ad es. della cancel culture, che richiedono di rinnegare il valore ad es. di Cristoforo Colombo o di Voltaire o di Verdi denotano solo manie di protagonismo di una certa parte della società. Ho letto che Verdi viene considerato da qualche minus habens come un artista sovranista: una corbelleria sesquipedale come questa denota solo capziosità, per questo c’è bisogno sempre di mediare e contestualizzare. D’altronde i nostri avi lo dicevano: “in medio stat virtus”…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Viva coloro che cercano il nuovo e affrontano l’ignoto, senza dimenticare il valore dei luoghi materiali e immateriali da cui provengono e dei quali si prendono adeguata cura. Anche perché, in modo desuetamente epicureo e citando sempre i nostri saggi avi latini, “pecunia non olet”: manutenere e conservare porta quasi sempre un interessante vantaggio economico. O no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6984" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6985" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-conservazione-accrescimento-patrimonio-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Archeologia in Abruzzo e il caso delle grotte rupestri. Bisogna contrastare il degrado.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prevenire è meglio che curare. Mi sembra quasi scontato iniziare con questa considerazione. Una frase fatta però può far capire tante cose o per lo meno rende più accessibile un concetto. Il lavoro di tutela e valorizzazione non è uno scherzo. La fruizione è funzionale alla conoscenza. E deve essere non solo possibile ma coinvolgente. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/archeologia-in-abruzzo-e-il-caso-delle-grotte-rupestri-bisogna-contrastare-il-degrado/">Archeologia in Abruzzo e il caso delle grotte rupestri. Bisogna contrastare il degrado.</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Prevenire è meglio che curare. Mi sembra quasi scontato iniziare con questa considerazione. Una frase fatta però può far capire tante cose o per lo meno rende più accessibile un concetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro di tutela e valorizzazione non è uno scherzo. La fruizione è funzionale alla conoscenza. E deve essere non solo possibile ma coinvolgente. A tutti è capitato di notare che si ricordano più facilmente le parole di quella canzone o di quel ritornello sentito alla Tv piuttosto che nozioni complesse. Ciò accade perché collegare un concetto ad un sentimento, positivo o negativo, aiuta a fissarlo nella testa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Detto ciò, perché chi deve mantenere, nel tempo, non tiene a mente proprio questo! Non è una questione di ministeri o enti, io parlo della coscienza collettiva, di quel maledetto bias che ci fa pensare che “Ci sono questioni più urgenti da risolvere” come se concentrare tutta una popolazione su un unico problema fosse costruttivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Educare significa lasciare un&#8217;eredità inesauribile, educhiamo quindi al mantenimento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Voi sapevate che Ettore domatore di cavalli, principe della Troia omerica, primo figlio del re Priamo, è il personaggio che, nella narrativa più rappresenta questo concetto?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Omero (o chi per lui) lo denominano Ettore, che significa “colui che regge, che mantiene, che conserva”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Contro ogni volontà divina lotta nel poema epico dell’iliade per mantenere lo splendore della sua città con coraggio e paure, con vittorie ed errori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua storia è un emblema, perché alla fine perderà la vita e Troia verrà conquistata. Ma nelle storie il concetto portato al limite serve ad insegnare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per la manutenzione del patrimonio archeologico ci vuole visione a lungo raggio e progettazione, ma non solo, la manutenzione deve essere anche e soprattutto di quel sistema che si occuperà del lavoro sul campo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna tornare ogni tot di anni in quel comune, o in quella associazione, fare progetti, cambiamenti se necessario, continue attività per ribadire l’ovvio valore del monumento, perché l’essere umano dimentica tutto, anche e soprattutto l’ovvietà delle cose.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non diamo per scontato il valore della ripetizione. Sapevate che in Abruzzo abbiamo tantissime grotte con presenza archeologiche e pitture rupestri? No, ma fino a 20/30 anni fa professionisti consapevoli si sono occupati di scavarle, studiarle e musealizzarle ma poi? Chi è venuto dopo ha dimenticato tutto?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Caso emblematico è quello della Grotta del Colle di Rapino, organizzata con percorsi, pannelli e generatori per illuminare l’interno…e adesso è tutto divelto e anche relativamente difficile da raggiungere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le amministrazioni comunali si chiedono quanto importante sia il patrimonio che hanno all’interno dei loro confini e di come sarebbe funzionale per tutti sfruttarlo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vogliamo parlare dei parchi archeologici? In Abruzzo abbiamo delle meravigliose necropoli, uniche in Italia nel loro genere: sono fruibili a tratti. Fossa viene tenuta aperta nei fine settimana estivi dall’associazione ‘Semi sotto la Pietra’ e Campovalano, che fino a poco tempo fa aveva orari di aperture per tutta la settimana grazie ai dipendenti della Soprintendenza ora, a causa del pensionamento di questi ultimi senza ricambio del personale, subirà lo stesso trattamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro patrimonio, soprattutto quello che ci identifica di più e ci distingue a livello identitario è chiuso o impossibile da visitare e spesso da capire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi chi siamo senza poter ricordare e trasmettere la grandezza della nostra identità?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6988" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-ricostruire-o-mantenere-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/archeologia-in-abruzzo-e-il-caso-delle-grotte-rupestri-bisogna-contrastare-il-degrado/">Archeologia in Abruzzo e il caso delle grotte rupestri. Bisogna contrastare il degrado.</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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		<title>L’esempio di Renzo Piano e l’importanza dei luoghi della cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/lesempio-di-renzo-piano-e-limportanza-dei-luoghi-della-cultura/">L’esempio di Renzo Piano e l’importanza dei luoghi della cultura</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-6933-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/LEsempio-di-Renzo-Piano-e-un-patrimonio-da-manutenere-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/LEsempio-di-Renzo-Piano-e-un-patrimonio-da-manutenere-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/LEsempio-di-Renzo-Piano-e-un-patrimonio-da-manutenere-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Era il 2006 e la città di Roma era in uno dei suoi momenti migliori. Il sindaco Walter Veltroni, che adesso si accinge a girare il suo primo film di fiction, svolge un lavoro importante insieme ai suoi assessori: immissione di 70 nuovi bus a metano per la città, Tevere più navigabile e l&#8217;idea di una Festa del Cinema. A Roma! Molti penseranno: beh? E cosa c&#8217;è di strano? È Roma, la capitale del cinema. Del cinema sicuramente, ma su fronte festival l&#8217;Italia è sicuramente una delle nazioni più importanti quando parliamo appunto di festival cinematografici. È nota a molti, ma non a tutti, la storia di Giffoni, un piccolo paese nel cuore della regione Campania, che col tempo è diventato uno dei più importanti festival al mondo. E poi, come non citare il ben più noto Festival di Venezia: un&#8217;istituzione. Quindi quando Walter Veltroni azzardò la proposta di fare una festa del cinema a Roma, tutti cominciarono a dire che non era una buona idea, e che si sarebbe verificata una competizione fra Venezia e Roma che non avrebbe portato del bene a nessuno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Roma, però, avevano già pensato a questo: non doveva essere una competizione fra festival, perché Roma voleva ospitare una grande festa. Tra festa e festival c&#8217;è una bella differenza, non trovate? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per consolidare questo progetto stravagante ed originale venne scelto un luogo che oggi è la più grande icona moderna capitolina: il Parco Della Musica. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, l&#8217;Auditorium Parco Della Musica è stato progettato da Renzo Piano ed è stato completato il 21 Dicembre del 2002. Parliamo di uno dei più grandi progetti, forse il più grande, dagli anni &#8217;60: una città della musica e delle arti in generale. Queste le parole di Renzo Piano: &#8220;l’Auditorium non è soltanto un impianto musicale; c’è anche una piazza, c’è Santa Cecilia, c’è gente che ci lavora, ci sono dei negozi, bar e ristoranti. Funzioni tutte che affidano a questo progetto l’importante funzione di rendere urbano questo luogo che ha bisogno di urbanità. I luoghi della cultura, d’altronde, come quelli della musica, hanno la naturale funzione di fecondare il tessuto urbano, sottrarre la città all’imbarbarimento e restituirle quella qualità straordinaria che ha sempre avuto nella storia. Strumenti musicali, quindi, immersi nel verde di un parco della Musica che scende da Villa Glori, avvolge i grandi liuti dell’Auditorium, i due gioielli dello stadio Flaminio e del Palazzetto dello Sport e si spinge fino a viale Tiziano regalando alla città di Roma un grande parco di venti ettari abitato dalla Musica&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entrando in questo luogo si ha la percezione di essere di fronte a tre enormi astronavi aliene, i cui materiali sono in perfetta sintonia con Roma e la sua storia. Camminando in questo luogo e in queste sale, si ha la sensazione che la cultura della musica e del cinema possano davvero cambiare il mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È in questo contesto che, nel 2006, si svolge la prima edizione della Festa del Cinema di Roma. Sarà così per tutte le edizioni a seguire. Qui viene presentato &#8220;The Departed&#8221; con Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio in sala. Io c&#8217;ero. Fu un tripudio di applausi, ma anche di strane risate da parte di un pubblico che non era ancora abituato a quel ritmo cinematografico: nel film di Scorsese, infatti, i personaggi assieme  alla storia corrono in modo quasi nevrotico. Aveva già capito, il regista di Gangs Of New York, che il cinema doveva rinnovarsi, alzare i ritmi, cambiare le sue regole. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Era il periodo prima della crisi del 2008. Era il periodo in cui nessuno parlava di cinghiali e rifiuti a Roma, nessuno parlava di Roma come della Capitale della disorganizzazione e del caos. Era il periodo degli autobus a Metano come alternativa ai mezzi più inquinanti. Era il periodo, insomma, in cui c&#8217;era una sana speranza che la città simbolo dell&#8217;Italia potesse migliorare sempre di più. Un&#8217;illusione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo sconforto che attanaglia il cuore quando si arriva nella Capitale nel 2022 è paragonabile solo a un pugno nello stomaco troppo forte per rialzarsi subito. A distanza di quasi vent&#8217;anni, Roma sembra peggiorata dal 2006, l&#8217;anno in cui l&#8217;Italia vinse il suo ultimo mondiale di calcio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi la città sembra quasi in stato di abbandono. La Festa del cinema di Roma continua ad essere una meravigliosa ispirazione, ma l&#8217;aria stantia che aleggia intorno alla Capitale potrebbe frenare anche questo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Parco Della Musica rimane sempre il bellissimo posto che era nel 2006, ma ha sicuramente bisogno di attenzione, prima ancora che di manutenzione. E qui l&#8217;italiano medio commette sempre l&#8217;errore di costruire cose nuove, prima ancora che dare attenzione a quelle già esistenti. Sta succedendo con lo Stadio Meazza a Milano, è già successo allo Stadio Flaminio a Roma. Esistono strutture dello scorso secolo che possono avere miglior vita, se anziché immettere cemento e mattoni in un territorio già falcidiato dalla speculazione edilizia, come è quello dell&#8217;Italia, provassimo invece a rimettere in piedi ciò che già c&#8217;è. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È evidente che il cemento muova soldi, puliti e sporchi. Ma di questo passo il rischio è ritrovarci cattedrali del deserto in città invivibili rispetto ai nostri cugini europei. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Parco Della Musica è l&#8217;esempio perfetto di come evitare tutto questo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E se potete, quest&#8217;anno fate un giro alla Festa del Cinema di Roma. Dopo aver superato l&#8217;incuria della Stazione Tiburtina, i vostri occhi potranno illuminarsi di fronte alla bellezza del cinema e al Parco della Musica di Renzo Piano. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
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		<title>Prima del restauro: l’importanza della conservazione per le opere d’arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vi può essere conservazione senza restauro, non è pensabile il contrario, un restauro senza conservazione Il Patrimonio artistico italiano è tra i più ricchi a livello mondiale. Conta, infatti, oltre 4.200 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco.  Le opere conservate nei musei sono arrivate a noi grazie alle operazioni [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Se vi può essere conservazione senza restauro, non è pensabile il contrario, un restauro senza conservazione</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Patrimonio artistico italiano è tra i più ricchi a livello mondiale. Conta, infatti, oltre 4.200 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco.  Le opere conservate nei musei sono arrivate a noi grazie alle operazioni di manutenzione e restauro che sono state applicate, queste ultime a volte troppo invasive.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prendiamo ad esempio la Gioconda di Leonardo Da Vinci: i colori che osserviamo oggi non sono assolutamente quelli che aveva pensato e utilizzato il pittore. Il restauro digitale tramite una camera multispettro eseguito dall’azienda Lumiere Technology, che si occupa dello studio di opere d’arte sfruttando le nuove tecnologie, ha fatto emergere come i colori originali dovessero essere molto più luminosi e vivaci di quelli attuali. Il tempo, si sa, non è clemente neanche con le opere d’arte e nel corso dei secoli sulla tela si sono accumulati numerosi strati, dovuti a polvere e sporcizia, ma anche restauri precedenti e vernici protettive utilizzate, che ne hanno opacizzato i colori. Nonostante l’incredibile scoperta, non è comunque possibile restaurare il quadro perché si rischierebbe di comprometterlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sempre, quindi, è possibile ricorrere al restauro, perché le opere sono troppo delicate o già estremamente compromesse e un ulteriore restauro risulterebbe troppo invasivo. In questo caso, allora, sarebbe più opportuno procedere con operazioni di manutenzione programmata e conservazione preventiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo la Corte dei Conti, sentenza n. 452/2008 del 24 ottobre 2008 – Sezione Prima centrale di Appello, «la manutenzione delle opere pubbliche costituisce un’attività necessaria e obbligatoria per l’ente proprietario, tanto che la sua omissione comporta responsabilità per gli uffici che hanno il compito di garantirne l’esecuzione». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essa è costituita dal complesso delle azioni conservative dirette che, pur implicando un contatto fisico con l’opera, non ne modificano la consistenza anche chimica ed è diversificata in due tipi: la manutenzione ordinaria e quella straordinaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per manutenzione ordinaria si intende il complesso di operazioni costanti e ripetute periodicamente nel tempo, volte a mantenere invariato lo stato di conservazione delle opere attraverso spolverature, lubrificazione degli ingranaggi o sostituzione di elementi organici da installazioni di opere contemporanee.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il termine manutenzione straordinaria, invece, ci si riferisce a tutti quegli interventi necessari a seguito di cadute di colore, micro lacerazioni o sollevamenti di strati pittorici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> A differenza delle operazioni di manutenzione, la conservazione preventiva</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">permette di conservare le opere attraverso processi di prevenzione del danno che avvengono costantemente in modo da limitare il futuro deterioramento dei manufatti e degli ambienti che li custodiscono e ridurre significativamente anche il numero e l’invasività di eventuali interventi diretti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il restauro di un’opera d’arte, quindi, a differenza di quanto si potrebbe pensare, è l’ultima opzione da essere presa in considerazione, anche perché senza corrette opere di manutenzione e conservazione, sarebbe del tutto inutile, se non dannoso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E infatti riportando una frase del Dott. Giorgio Bonsanti “se vi può essere conservazione senza restauro, non è pensabile il contrario, un restauro senza conservazione”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6998" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-conservare-o-restaurare-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Educazione civica e attenzione per il prossimo: un percorso d’amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te.” La cura, Franco Battiato  Ci vuole arte per conservare il cuore, trattarlo con cura e tenerlo delicatamente vicino. Il cuore sta in ogni cosa, piccola e grande, si adatta, segue i cambiamenti, muta. Il compito è quello di non lasciarlo andare ma trattenerlo e [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b><i>Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te</i></b><i><span style="font-weight: 400;">.”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cura, Franco Battiato </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci vuole arte per conservare il cuore, trattarlo con cura e tenerlo delicatamente vicino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cuore sta in ogni cosa, piccola e grande, si adatta, segue i cambiamenti, muta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il compito è quello di non lasciarlo andare ma trattenerlo e non dargli modo di evadere, fuggire, ritrarsi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si accovaccia in un corpo come nelle cose, quelle care, non riusciamo a separarcene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Portatore di luce e mistero ci infonde di una grazia che fa volare, innalza e rinforza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci vuole coraggio per proteggerlo quando la paura assale e sembra che proprio niente ce ne scampi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’attenzione alla salvaguardia è innata, giunge spontanea in chi questo sentimento lo produce naturalmente e non si lega alle cose, non le usa, ma le sfiora custodendole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo studio insegna, consiglia, forma, ma sa indicare la porta giusta da aprire? Preservare il patrimonio artistico, storico e culturale è la priorità ed è vero, ma accarezzare un volto, tendere una mano ha altrettanto rilievo nella vita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Produrre un bene tale da poter distribuire a chi ne ha bisogno è come mettere un tetto sulla testa di qualcuno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’educazione civica va di pari passo con quella sociale: contestualmente conduce all’amore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si può pensare alla conservazione architettonica senza ritenere rilevante che vi dimoreranno delle vite, le stesse che percorreranno strade, attraverseranno ponti, solcheranno mari. Le stesse che affideranno figli, confideranno, elargiranno, pagheranno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si ha bisogno del giusto metro, della giusta considerazione, ci vuole attenzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarebbe opportuno avere zelo nel compiere azioni: gettare mozziconi accesi, inquinare l’ambiente, sprecare acqua, cibo.  Basterebbe rivedere i comportamenti perché l’educazione ad un maggior bene comune inizia da noi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pagare lo scotto di ciò che la società produce è disdicevole soprattutto se a pagare sono gli innocenti. Ci vuole coscienza e comunità, più unione e maggior attenzione, quelli che non ne hanno perché aridi di cuore, dovrebbero riflettere e pensare che a volte il mondo va a rovescia e passare dall’altra parte è un attimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avere cura di un amico in difficoltà, di un anziano solo, di un animale abbandonato, di un popolo esiliato, di chi è vittima di abusi è uguale all’avere cura della terra sulla quale camminiamo, della città in cui viviamo, della casa che ci accoglie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi pensa che esistono le diversità pensa male, in fondo siamo uguali e legati, chiudere gli occhi e ignorare i legami, segni che ci uniscono a cose e persone, genera pensieri scadenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il riguardo verso chi rappresenta la forza lavoro, a chi produce, investe e rischia è altra forma di attenzione, significa rivolgere cura non solo a chi crea ma anche a chi di quelle produzioni vive. Anche questo designa l’aiuto, anche questo vuol dire dispensare cose belle; mettere alle strette invece, può innescare una reazione a catena talmente forte da far crollare ciò che era saldo, ma addosso a chi? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si salverà solo chi era preparato, chi sapeva già di dover usare un paracadute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo cittadini di un mondo che vuol far credere di essere ciò che non è, ognuno tuteli se stesso, ognuno si difenda, cerchiamo tutti di restare a galla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbi cura di te. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Il cuore parla una lingua sempre diversa e sempre uguale. Non tutti la conoscono ma tutti la possono imparare.”</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"> Maria Zaccagnini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7001" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-copia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7002" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-la-manutenzione-del-cuore.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La crescita culturale di un Paese passa anche attraverso la tutela del suo patrimonio architettonico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moderna concezione di realtà produttiva riconosce alla manutenzione un ruolo sempre più cruciale. La manutenzione è attualmente vista come un servizio volto a preservare costantemente inalterata l’efficienza di macchinari e impianti, senza per questo trascurare allo stesso tempo le esigenze della qualità, dell’efficienza energetica e della sicurezza. La necessità di nuovi scenari in ambito [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La moderna concezione di realtà produttiva riconosce alla manutenzione un ruolo sempre più cruciale. La manutenzione è attualmente vista come un servizio volto a preservare costantemente inalterata l’efficienza di macchinari e impianti, senza per questo trascurare allo stesso tempo le esigenze della qualità, dell’efficienza energetica e della sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La necessità di nuovi scenari in ambito dei beni culturali è suggerita dalla consapevolezza che la manutenzione non deve essere considerata come attività di routine ma si sostanzia come attività di contenuto culturale e comporta osservazione, valutazione, registrazione, competenze specialistiche, e che la conservazione programmata le cui azioni sono il controllo, la prevenzione, la manutenzione si traduce “in quella cura di coevoluzione che meglio si attaglia alla vitalità del costruito storico, luogo dell’abitare e del divenire, dove quindi il conservare non può esaurirsi nella lotta contro il mutamento.  La parola manutenzione sembra avere, nel campo dell’architettura e dei Beni culturali, un connotato di limitata incisività, quasi innocuità”.  In realtà, in relazione alla manutenzione sul costruito, sull’edilizia storica e sui monumenti, le attività di manutenzione, invocate già da alcuni esponenti del dibattito sul restauro a fine Ottocento, nonché da diverse Carte internazionali sul restauro , sono da sempre state considerate la prevalente modalità di intervento sulla città esistente: “attuate per interventi capillari, costanti e diffusi, hanno consentito che gli edifici storici ed i monumenti giungessero sino a noi e che noi potessimo oggi riattualizzarne la funzione anche come oggetti di cultura e d’uso”. Soltanto da pochi decenni, la proposta di considerare la manutenzione come strategia alternativa al restauro è stata accolta, studiata e inserita nella legislazione, sebbene fosse una prassi necessaria, abitudinaria, già largamente diffusa, conosciuta ma non regolamentata ossia l’inversione di tendenza che ha messo in luce un percorso alternativo alla storica pratica del restauro: la conservazione programmata. Dall’approfondimento e dallo studio del processo conservativo, sono state messe a fuoco le sue attività fondanti: la prevenzione e la manutenzione (art. 29 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, D. Lgs. 42/04). Tuttavia non possono essere celate le ambiguità di significato che ha assunto e assume il termine di manutenzione in relazione agli ambiti normativi e operativi di riferimento che prefigurano approcci teorici e metodologici molto differenti: la manutenzione sui beni culturali risulta ben diversa da quella edilizia a livello di obiettivi, principi, strategie decisionali, procedure progettuali e attività operative. Il tema della manutenzione è connaturato alla disciplina architettonica: numerosi trattati oltre a registrare le regole del buon costruire, dispensavano consigli sull’impiego corretto dei materiali e sulle modalità di cura al fine di assicurare una maggiore durevolezza dei manufatti. Tale prassi nel passato costituiva un’attività costante: già alla fine del IV secolo gli imperatori Valentiniano, Valente, Graziano, Arcadio e Onorio assicuravano esenzioni o rimborsi sino a un terzo delle tasse a quelle città che sviluppavano attività di manutenzione sugli edifici pubblici e, in particolare, su fortificazioni e terme; Dal dibattito sulla nascente disciplina del restauro dei monumenti antichi sono scaturite riflessioni sulle urgenze della manutenzione. Già dalla metà dell’Ottocento, John Ruskin sosteneva la preminenza delle attività di manutenzione minuta e costante, rispetto alle più distruttive attività di restauro. E’ ben noto l’accorato richiamo: “Prendetevi cura solerte dei vostri monumenti e non avrete alcun bisogno di restaurarli. Poche lastre di piombo collocate a tempo debito su un tetto, poche foglie secche e sterpi spazzati via in tempo da uno scroscio d’acqua, salveranno sia il soffitto che i muri dalla rovina. Vigilate su un vecchio edificio con attenzione premurosa; proteggetelo meglio che potete e ad ogni costo, da ogni accenno di deterioramento. E tutto questo, fatelo amorevolmente, con reverenza e continuità, e più di una generazione potrà ancora nascere morire all’ ombra di quell’ edificio”. Un intervento di restauro rappresentava una manomissione, un’azione moralmente scorretta: nessuno poteva infatti sostituirsi al vecchio artefice, come nessuno poteva sostituire la materia con cui era realizzata un’opera. Il restauro significa la più totale distruzione che un edificio possa subire: una distruzione alla fine della quale non resta neppure un resto autentico da raccogliere, una distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa che abbiamo distrutto. Non inganniamo noi stessi in una questione tanto importante; è impossibile in architettura restaurare, come è impossibile risuscitare i morti. Che riproduzione si può eseguire di superfici che sono consumate di mezzo pollice?”. La conservazione dell’architettura esistente, dunque, comportava la salvaguardia della memoria, dell’individualità, dei valori esistenziali di ogni civiltà, soprattutto dell’autenticità materiale. L’evidente attualità delle affermazioni di Ruskin relative alla necessità della prevenzione, della manutenzione, di interventi che possono soltanto rallentare il processo di un degrado naturale ed inevitabile, chiarisce il motivo per il quale il teorico inglese è considerato il “padre della conservazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scriveva Urbani nel 1976 che “in ogni caso, anche con la migliore delle tecniche, il restauro rimane pur sempre un intervento post factum, cioè capace di riparare un danno, ma non certo d’impedire che si produca né tantomeno di prevenirlo. Perché questo sia possibile occorre che prenda corpo una tecnica, alla quale qui diamo il nome di conservazione programmata, rivolta prima che verso i singoli beni, verso l’ambiente che li contiene e dal quale provengono tutte le possibili cause del loro deterioramento. Il suo obiettivo è pertanto il controllo di tali cause, per rallentare quanto più possibile la velocità dei processi di deterioramento, intervenendo, in pari tempo e se necessario, con trattamenti manutentivi appropriati ai vari tipi di materiali” . Questa visione rappresentò uno scarto notevole rispetto alle teorie precedenti in quanto concepiva la manutenzione come una serie programmata di interventi pianificati e attivati da un rilevamento dei fattori di rischio. Da questo approccio si sviluppò qualche anno più tardi la metodologia di analisi del rischio del patrimonio architettonico, che a sua volta condusse a ideare la Carta del rischio (strumento sviluppato tra il 1991-1997): consisteva non in una mappa cartacea, ma in un complesso di mappe informatiche e banche dati continuamente aggiornabili che permetteva di calcolare sul territorio l’interazione dei fattori di danno potenziale (dipendenti dall’azione dell’uomo e dalle dinamiche del suolo, delle acque, dell’aria) con le condizioni di vulnerabilità dei materiali costitutivi dell’edilizia storica, nonché con l’entità e il pregio degli edifici presenti nell’area considerata.  La Carta del Restauro di Roma del 1883, dichiarava, seppure senza parlare ancora di manutenzione e prevenzione, la priorità di azioni che scongiurassero il restauro, privilegiando il consolidamento e la riparazione: “I monumenti architettonici, quando sia dimostrata incontrastabilmente la necessità di porvi mano, devono piuttosto venire consolidati che riparati, piuttosto riparati che restaurati, evitando in essi con ogni studio le aggiunte e innovazioni. Finalmente con la Carta italiana del Restauro del 1972, si introdusse l’idea di prevenzione e manutenzione come attività facenti parte della conservazione insieme al restauro e alla salvaguardia; nasce quindi la nozione di manutenzione nell’accezione attuale del termine:  essa è intesa come l’insieme delle attività che attraverso una cura continua, attuata tramite approccio preventivo, possono controllare l’effetto del degrado sulla materia. “S’intende per salvaguardia qualsiasi provvedimento conservativo che non implichi l’intervento diretto sull’opera: s’intende per restauro qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura e trasmettere integralmente al futuro le opere. Premesso che le opere di manutenzione tempestivamente eseguite assicurano lunga vita ai monumenti, evitando l’aggravarsi del danno, si raccomanda la maggior cura possibile nella continua sorveglianza degli immobili per i provvedimenti di carattere preventivo, anche al fine di evitare interventi di maggior ampiezza. Infine nel 1987 la Carta della Conservazione e del Restauro degli oggetti d’arte e di cultura ribadì che la programmazione e l’esecuzione di cicli regolari di manutenzione e di controllo di un monumento architettonico fossero la sola garanzia per una prevenzione tempestiva e appropriata all’opera. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi, le attività di manutenzione (sono attività che coinvolgono direttamente la materia del manufatto e sono considerate indispensabili al fine di rallentare o contenere la progressione dei fenomeni di danneggiamento; sono progettate ed eseguite con lo scopo di riparare situazioni di danno, ove possibile rimuovendone le cause.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La trasformazione della manutenzione edilizia in strategia di settore trova radice intorno agli anni Settanta in cui affiora il problema della conservazione delle risorse, che si traduce in maggiore attenzione ai fenomeni ecologici e ambientali: “il progressivo invecchiamento del patrimonio immobiliare, la scarsa qualità tecnologica degli edifici realizzati nel secondo dopoguerra, le sempre più urgenti necessità di protezione del patrimonio culturale; la presa di coscienza dei notevoli costi aggiuntivi dovuti a difetti di progettazione, la stagnazione del mercato delle nuove costruzioni connesso all’inversione dei trend demografici di crescita, hanno portato al superamento della manutenzione intesa come sommatoria di interventi isolati e circoscritti nel tempo”. Negli anni Novanta, la manutenzione sul costruito è divenuto un ambito che ha creato nuova occupazione ed è stato foriero di innovazioni organizzative e procedurali. Grazie ad una ridefinizione dei principi della cultura industriale, la concezione di processo manutentivo programmato ha sostituito la manutenzione come riparazione. Un modo di pensare e agire alternativo rispetto al passato che promuove le strategie cura, prevenzione, manutenzione, alle tattiche : restauro, una cultura dedita alla riflessione di indagare, decidere piuttosto che al fare l’intervento, l’immateriale l’organizzazione, la gestione, l’appropriatezza d’uso  al materiale, tecniche aggiornate, prodotti risolutivi, il raggiungimento dell’efficacia a lungo termine rispetto al beneficio immediato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’origine dello studio dei problemi della manutenzione si può far corrispondere, al periodo della Rivoluzione industriale quando, a seguito della diffusione delle prime macchine a vapore, si comprese che qualsiasi arresto accidentale del ciclo produttivo, dovuto a guasti imprevisti delle macchine, implicava gravi perdite economiche: dunque, “il perfetto stato di efficienza dei macchinari [venne] subito assunto come condizione necessaria per la massimizzazione dei profitti”. Le motivazioni principali che tuttora invitano all’esecuzione della manutenzione sono determinati dalla convenienza economica, appunto, e dalla normativa in termini di sicurezza, ovvero dai rischi esistenti sul piano della sicurezza dei lavoratori. Con il trascorrere del tempo, il concetto di manutenzione muta insieme alle strategie manutentive. Inizialmente si tendeva a minimizzare gli effetti negativi di guasti improvvisi adottando provvedimenti di emergenza, procedendo secondo una “manutenzione a posteriori” che si eseguiva sui macchinari per correggere episodicamente rotture. Tale strategia evidentemente non teneva in considerazione la possibilità di programmare gli interventi, ponendosi in contrapposizione ai tipi di manutenzione preventiva. Soltanto nel momento in cui si comprende la stretta relazione tra competitività economica e prestazioni del servizio di manutenzione, si matura il concetto di “manutenzione produttiva”, che prevede l’introduzione di una logica di manutenzione preventiva secondo la quale è opportuno intervenire prima del verificarsi dell’effettiva rottura di un macchinario, secondo una previsione sistemica del guasto. L’obiettivo alla base delle strategie di manutenzione preventiva, dunque, é quello di razionalizzare la gestione tecnica ed economica degli interventi necessari a mantenere inalterato nel tempo il livello qualitativo di un impianto e a ristabilire i livelli di efficienza e di affidabilità dei componenti soggetti a fenomeni di obsolescenza e di degrado. A prescindere dal processo manutentivo, emergono tre principi fondamentali: l’azione manutentiva si basa sulla razionalizzazione delle risorse, sulla previsione dei comportamenti nel tempo, sulla prevenzione di eventi che modificano le condizioni di qualità richieste; la manutenzione è un fattore che concorre alla produttività ed è il “risultato di un processo che vede coinvolti la pianificazione, l’organizzazione, il controllo”.</span><span style="font-weight: 400;"> «Italia è ormai un Paese a tempo; serve un Piano nazionale centrato sul riuso e sulla cultura della qualità delle costruzioni» emergono dati poco positivi in merito agli investimenti in infrastrutture, ai piani di manutenzione di strade e viadotti, alla crescita della rete ferroviaria e alle ricostruzioni in aree sismiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stato di manutenzione del patrimonio edilizio esistente, residenziale ma soprattutto delle infrastrutture, non corrisponde alle necessità; </span><b>la vetustà strutturale del patrimonio sommata a fattori esogeni di origine naturale</b><span style="font-weight: 400;"> sismicità, frane, alluvioni, cambiamenti del clima o </span><b>antropica</b><span style="font-weight: 400;"> incuria, scarsa manutenzione, utilizzo inappropriato, incremento di carico aumentano giorno dopo giorno il rischio di collasso delle strutture. L’Italia non dispone di un catasto delle strade né una valutazione dello stato di manutenzione. Una recente ricerca presentata dal </span><a href="https://www.weforum.org/"><b>World Economic Forum</b></a><span style="font-weight: 400;"> nel suo </span><span style="font-weight: 400;">«Global</span> <span style="font-weight: 400;">Competitiveness</span> <span style="font-weight: 400;">Report</span><i><span style="font-weight: 400;">» </span></i><span style="font-weight: 400;">sulla qualità complessiva delle infrastrutture di un paese da, estremamente scadente, a ottima assegna all’Italia il punteggio di 4,7, valore inferiore a Cina, Turchia, e degli altri paesi europei </span><span style="font-weight: 400;">. Quando si parla di Italia che vorremmo, non possiamo dimenticarci dell&#8217;Italia che fisicamente vorremmo, di quei monumenti tangibili e reali che abbiamo e che dovremmo proteggere, e di come vorremmo che fossero trattati. I beni culturali fanno parte di una memoria storica che non dobbiamo essere disposti a perdere, costituiscono risorse uniche e non rimpiazzabili che solo un determinato Paese possiede; e se c&#8217;è qualcosa di cui gli italiani possono vantarsi, questo è sicuramente il patrimonio culturale che hanno avuto la fortuna di ereditare in secoli di storia. La </span><b>valorizzazione</b><span style="font-weight: 400;"> dei beni culturali presuppone prima di tutto la loro </span><b>tutela</b><span style="font-weight: 400;">, che sta nel loro riconoscimento, nella </span><b>conservazione</b><span style="font-weight: 400;">, la protezione e il restauro. Sono ancora molti, infatti, i siti di grande valore storico e culturale che sono abbandonati a loro stessi da molti anni, che richiedono un degno restauro e una giusta valorizzazione. Ville, abbazie, giardini abbandonati e altri luoghi che hanno un grande potenziale purtroppo sembrano essere stati dimenticati. Il recupero di strutture architettoniche è diverso e forse più delicato rispetto a quello di un dipinto o di una scultura, i quali possono più facilmente essere musealizzati e protetti, posizionandoli in un luogo sicuro. Per quanto riguarda gli edifici, invece, se non hanno una </span><b>funzione</b><span style="font-weight: 400;">, il rischio è che diventino impossibili da recuperare e da mantenere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dunque, la priorità l&#8217;avrebbe la valorizzazione sul piano culturale “Mettere le nostre opere a disposizione della conoscenza in modo tale da </span><b>contribuire alla crescita cultuale del Paese”</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Tutela l&#8217;ambiente, la biodiversita&#8217; e gli ecosistemi, anche nell&#8217;interesse delle future generazioni.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Trasmettere la bellezza per migliorare la società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’era una volta, come nelle migliori favole, un flusso di gentilezza è responsabilità che veniva chiamata educazione civica, e la si tramandava. Sono appannati ormai i ricordi di molti visi, tutti diversi tra loro, ma che, nell’incontro con nuove generazioni, come per magia, sapevano diventare paterni, ancor prima che materni, e si assomigliavano, e come [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">C’era una volta, come nelle migliori favole, un flusso di gentilezza è responsabilità che veniva chiamata educazione civica, e la si tramandava.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono appannati ormai i ricordi di molti visi, tutti diversi tra loro, ma che, nell’incontro con nuove generazioni, come per magia, sapevano diventare paterni, ancor prima che materni, e si assomigliavano, e come se si assomigliavano! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La spinta sana di un Paese, verso ogni dove, indipendentemente dalla propria individuale personalità, stava e ancora dovrebbe stare, in un collante comune, chiamato impropriamente ‘interesse collettivo’, confuso spesso con l’interesse sociale, che forse è più una questione di amministrazione geo-politica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si sentiva forte, in ogni osservazione, rimprovero o insegnamento che fosse, nelle parole dei nonni, di padri e madri ad oggi non giovanissimi, parole che portavano implicitamente un qualcosa che doveva assolutamente essere inteso, oltre all’osservazione in se, ed era, ed è, sempre parallela al fatto in se, la considerazione degli altri, e da lì si partiva, con questo filo conduttore che accompagnava ogni singolo comportamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si può, per dirla in modo crudo, essere ‘cittadini di se’, o peggio per se: una società nasce da un buon senso che molte religioni, la maggior parte, hanno saputo racchiudere anche in frasi semplici e dirette, ma non hanno poi, saputo trasmettere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Emergono nella vita fattori e fatti che escono ed entrano dalla propria condizione di percorso, anche puntuali nel presente, che non possono non considerare uno ‘sdoppiamento’ del proprio se che il più delle volte, dovrebbe tenersi lontano dal proprio io, proprio per evitare premesse e condizioni che hanno portato a questa mancanza di società che oggi è sotto gli occhi di tutti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’attenzione e la riflessione, come ingredienti primi di una civiltà superiore, portano e considerano non tanto lo scorrere del tempo, quanto il modo in cui questo tempo scorre, per dirla per ciò che è: la qualità del tempo: kairos.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate a quanti ‘si sentono apposto’ con la società ed hanno la presunzione di poter parlare, semplicemente perché sono più anziani rispetto ad altri: ma il fatto di aver perso i capelli o di averli grigi, è mai stato per caso garanzia di sapienza? Anche un asino invecchia, il punto è osservare quell’asino dall’origine, e questo le società che ci hanno preceduto, lo avevano capito perfettamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo in quest’epoca si può pensare che la Grecia sia l’ultimo Paese in Europa: non serve perché non ha un Pil paragonabile a quello tedesco? E da qui, è lecito tutto, fino alle pazze condizioni di vita che stanno portando ad una condizione di stasi dell’uomo, sia dal punto di vista intellettivo che umano, che non vanno sempre di pari passo attenzione, di laureati oggi ne è pieno il Mondo, sono i Saggi che mancano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nulla e nessuno in questo giornale, mi impongono nel dire o scrivere ciò che penso, e allora la scrivo per come la vedo: solo gli italiani si possono permettere di essere degli straccioni nel Paese più ricco del Mondo, ed in modo perenne è rassegnato, e sapete perché? Perché non sono consapevoli del Paese in cui vivono, ignorano ogni singola possibilità, ogni singola bellezza che è sotto gli occhi di chi la testa non l’ha mai alzata, né per ambizione, né per dignità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo sequestrati da una visione economica del Mondo e ci hanno fatto credere, semplicemente per un fatto di inclusione mediatica, che anche noi pensiamo e viviamo secondo questi termini, ed è subito ‘smentibile’ questo pensiero, guardate: ogni Paese ha attraversato periodi di ‘più o meno ricchezza e più o meno povertà’, conosciamo un po’ tutti quelle 3 curve base di Economia I che evidenziano perfettamente la ciclicità del ‘movimento economico’, eppure, noi, e pochi altri Paesi riusciamo a stare in fasi negative, molto più di quello che le curve stesse prevedrebbero, perché?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E torno alla prima affermazione: perché non si insegna più educazione civica nelle scuole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si trasmette bellezza, non si rende quindi consapevoli le persone della bellezza, e non si può da lì partire per migliorare, anche dal punto di vista economico: siamo sempre in fasi di emergenza, o no?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia vive perennemente in una sorta di scaramanzia popolare che vede gioire a fine giornata se non succede nulla: si può sognare in grande così? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si può abituare un popolo a pensare a grandi obiettivi con queste politiche che macinano sfiducia collettiva a favore di ‘furberie’ personali sempre più ricercate?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È bellezza questa? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è per questo che siamo sempre in emergenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La ricchezza, anche quella economica, viene a trovarci nel momento in cui ogni aspetto della propria vita, migliora in qualità, e migliorare in qualità, significa migliorare in consapevolezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo sempre in affanno e ancora dobbiamo terminare un’ultima parte del Ponte Morandi, dobbiamo se per questo ancora scoprire un segreto militare chiamato Ustica, sconfiggere un nepotismo che non è affatto in frenata e tornare ad avere un senso comune che sia rotta collettiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dai tempi che furono a noi è stata data una Ferrari (guarda caso Made in Italy), e noi passiamo la vita pensando di doverla attraversare con una zattera, e chi sta su una zattera mangia ciò che trova, si sporca e si affatica, ed è talmente preso da questa continua lotta con la sopravvivenza, che neppure sa, di essere in mare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">‘Esplodi Vesuvio e seppelliscili, ancora cantano nel 2022 i tifosi del Verona calcio’.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Andate a vedere che cos’è Napoli, e portateci pure Giulietta, che Romeo dorme.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7008" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_presenti-a-se-stessi-vrp.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Quando le abitazioni sono più importanti degli abitanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tema sicuramente stimolante da approfondire e da sviluppare in tutte le sue articolazioni. Soprattutto in tempi di Superbonus 110% in cui sembra che si possa intendere la manutenzione solo in termini murari e di telai e di tettoie. Ora, se questo è sicuramente importante, altrettanto dovrebbe esserlo quello di affiancare ed accompagnare gli ospitanti [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Un tema sicuramente stimolante da approfondire e da sviluppare in tutte le sue articolazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Soprattutto in tempi di Superbonus 110% in cui sembra che si possa intendere la manutenzione solo in termini murari e di telai e di tettoie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, se questo è sicuramente importante, altrettanto dovrebbe esserlo quello di affiancare ed accompagnare gli ospitanti di questi “contenitori ristrutturati”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi oggi registriamo fornelli accesi di stufe che esplodono, caldaie di gas con fughe capaci di sventrare interi palazzi, solitudini senza un minimo di vigilanza almeno periodica, che verifichino lo stato di salute di questi “solitari” che sovente “vanno a fuoco” per cicche di sigaretta mal spenta, cittadini extracomunitari poco avvezzi con dispositivi di accensione e arresto dei rubinetti del gas o dell’elettricità e potrei andare avanti all’infinito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che è opportuno, allora, sottolineare, è che “manutenzione” è un termine che deve porre in corrispondenza il fabbricato che viene ammodernato o restaurato con l’abitante che deve disporre nella necessaria stabilità mentale per gestirlo e, laddove questo mancasse, individuare quale sorvegliante (amministratore di sostegno) è adibito a supportarlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo dimostra quanta arretratezza siamo costretti ancora a scontare riguardo alla “manutenzione della macchina Uomo” cui viene dato per scontato che sappia risolversi in autonomia riguardo ai suoi deficit ed alle sue lacune.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se però, mi sia consentito, la capacità decisionale di stabilire che si è arrivati a “fine corsa” riguardo all’autonomia, dev’essere frutto di un intendimento che parta dal medesimo cervello non più in possesso di tutte le sue facoltà, come è possibile che si sappia chiedere soccorso al momento opportuno?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La verità che noi oggi scontiamo una grave inadeguatezza sul fronte dei servizi sociali, che rappresentano la “cenerentola” degli interventi delle istituzioni a supporto dei cittadini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora assistiamo ad opere faraoniche di mirabile tecnologia pensate per un cittadino sempre più inadeguato e carente in termini di funzionalità del sistema nervoso (l’Italia è il Paese più anziano del Mondo dopo il Giappone).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo sta a dimostrare che il Paese Italia è sempre più concepito a “due velocità” e le progettazioni vengono compiute solo guardando i possibili consensi che se ne traggono. Quale forza politica, in effetti, penserebbe di venire ristorata in termini di voti se presentasse un progetto particolarmente oneroso come quello di pianificare una assistenza capillare a sostegno di tutta la “cittadinanza inadeguata”? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quali macro imprese trarrebbero da una simile mega azione a supporto del cittadino, quei proventi che invece affluirebbero nelle proprie tasche molto più agevolmente con la realizzazione di un ponte, di un tronco autostradale, di uno stadio, di un centro commerciale? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Occorre sicuramente la presenza di un’Autority che rilevi l’importanza di una corrispondenza tra edilizia da manutenere e abitanti di quelle strutture, nel pieno possesso della capacità di gestirle, in grado quindi di contrastare fino a che è possibile, le malattie neurodegenerative dell’età avanzata che rappresentano il grave handicap di un Paese a recessione demografica e con una longevità mai conosciuta nel passato.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7009" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1_un-pese-da-manutenere-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Terra cruda, terra accogliente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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<p><b><i>Occasione di sinergia territoriale</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proseguo il viaggio nel mondo della terra cruda. Borgocapo mi attende, mi attendono i visi, le mani, gli abbracci e i sorrisi dei territori da vivere, delle terre da solcare; gli uomini e le donne dei luoghi accoglienti. Torno nei posti che richiamano l’ispirazione. Durante l’ultima ‘Festa della terra’ sono a Casalincontrada e il mio soggiorno è a Case Aceto, altra meraviglia architettonica in terra cruda, poco distante da Borgocapo. Dalla capacità di vivere e abitare i nostri luoghi, passa anche la conservazione del patrimonio materiale e immateriale delle generazioni passate, il nostro compito è conoscerlo per tramandarlo a quelle future, conservarlo, e mantenerlo vivo. Inoltre, in un clima di continui sconvolgimenti politici ed economici, si rende oltremodo necessario fare fronte comune. È la comunità che resiste, la comunità consapevole del proprio bagaglio culturale, ad essere fautrice della conservazione dei luoghi, e attraverso le relazioni, ad imporsi per il potenziamento dei servizi che si ripercuotono sulla qualità della vita. Comprendere l’utilità dei materiali di cui si dispone, come conoscere l’immensità di un patrimonio architettonico inutilizzato, significa rispondere alle esigenze reali della cittadinanza che abita il territorio, e solo in un secondo momento, a quelle del turismo. Si tratta dunque, di ‘rammendare’ la nostra storia per mantenere la terra accogliente. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“I luoghi vanno progettati e vissuti.</span></i><span style="font-weight: 400;"> – sostiene l’architetto Gianfranco Conti &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Il patrimonio architettonico delle case di terra è un pretesto che consente di estendere la conoscenza e la valorizzazione a tutti gli ambiti territoriali che caratterizzano la nostra regione, con particolare attenzione alla zona collinare, troppo spesso lasciata in abbandono. Ed è la comunità a dover intervenire per integrare tutte le abitazioni rurali all’interno di un patrimonio culturale condiviso ed estendibile a tutte le costruzioni che arricchiscono e caratterizzano il valore paesaggistico del territorio, soprattutto di quello non urbano”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> La festa della terra, in tal senso, crea connessioni e situazioni di dialogo tra la comunità, le amministrazioni e l’imprenditoria locale, contribuendo a rinsaldare un ciclo economico abitativo, poiché all’abitare corrisponde la conoscenza, e ad essa la capacità di mantenere vivi luoghi e saperi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È proprio in questa direzione che verte la visita all’Ecomuseo di Villa Ficana. Di interesse monumentale quale unico complesso marchigiano in terra cruda risalente all’Ottocento, rappresenta uno degli esempi virtuosi di cura per il territorio, ed è inserito nel sistema museale di Macerata. Ad accoglierci, l’architetto Anna Paola Conti che ce ne illustra la storia. Si tratta di un quartiere nella città, una comunità lenta che non è stata intaccata dal caos metropolitano. Camminare tra i vicoli di questo agglomerato è un’immersione in un altro tempo, in un tempo sospeso. Il calore della terra avvolge lo spirito in un tiepido abbraccio. Sono in una dimensione più intima, raccolta, decisamente più umana. Una restituzione viva delle mani che lavorano; materia consapevole del tempo passato. Fuggo dall’incuria della società per entrare in un posto che restituisce dignità al patrimonio in terra cruda, di cui, un tempo, si aveva vergogna. Questo sentimento, la vergogna di vivere in povertà, ha spesso giocato un ruolo sfavorevole circa la considerazione dell’edilizia in terra. Di fatto erano case destinate ai contadini o agli operai, come nel caso di Villa Ficana, ed era comunemente diffuso l’accostamento tra queste costruzioni e i nidi delle rondini. Allora, la terra, aveva il colore della povertà, ma al di là delle metafore poetiche, torniamo oggi a riscoprirne l’inestimabile valore. Mutuando la conoscenza dalla tradizione, scopriamo che questo materiale, l’argilla, gioca un ruolo fondamentale nell’attuale discorso energetico: i muri delle case in terra, come quelli delle costruzioni rurali, fabbricati sapientemente con uno spessore che va dai 50 ai 70 centimetri, consentono di mantenere un microclima ideale all’interno dell’abitazione, con un minimo apporto di calore. La terra, inoltre, permette una grande stabilità della struttura abitativa, risponde cioè alle necessità di un territorio fortemente a rischio sismico. La conoscenza dei materiali e del loro comportamento permette un uso conservativo e innovativo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Trovo, tuttavia, che oltre al valore pratico dell’argilla; le sue qualità immateriali siano da ricercare, non da ultimo, proprio in quel senso di caloroso raccoglimento che solo l’immagine del nido è in grado di suscitare. Intendo, cioè, trovare una connotazione positiva dell’accostamento di cui sopra: voglio eludere lo stato di povertà ed innalzare la capacità saldante dell’elemento terra, non solo tra gli uomini, rendendoli cooperanti, ma anche tra uomo e natura: la terra, rende l’uomo, in minima parte, inventore del proprio paesaggio. E durante il mio soggiorno sperimento direttamente quel senso di coesione sociale, di calore umano e naturale: dormire in una casa di terra mi restituisce la stessa sensazione della visita a Villa Ficana. Le sue pareti emanano il calore della materia viva, mi sento accolta, ospitata. So di non essere sola, il vento di settembre accarezza dolcemente le pareti, l’acqua disseta il terreno da cui le braccia hanno attinto per costruirle, e la notte trascorre serena.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stesso senso di coesione è sottolineato anche dall’architetto Giuliano Di Menna, durante la conferenza con i Sindaci intervenuti: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La presa di coscienza del nostro territorio è un obiettivo fondamentale: va conosciuto e vissuto da noi, non soltanto dal turista. Tutte le nostre case rurali, soprattutto quelle in terra, sono state costruite con un sistema collaborativo di vicinato. Nel costruire c’era una compartecipazione attiva tra le persone. Fare la casa con le proprie mani era un processo economico pratico ma anche di carattere culturale. Rendere partecipi i cittadini nella costruzione diretta della casa, come stimolo culturale più che tecnico, e nel rispetto delle normative sulla sicurezza, potrebbe essere una rivoluzione che va nella direzione di abitare i nostri luoghi.</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">Inoltre, trattandosi di un’architettura rurale di cui raramente si parla, va chiarito che non ci sono solo case di terra, ma tutto un patrimonio altro che va conosciuto”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parlando poi con Tiziano Spada, vicepresidente dell’Associazione Città della terra cruda, scopro la stessa cooperazione di cui parla l’architetto Di Menna, ma tra culture di tutto il mondo: “</span><i><span style="font-weight: 400;">L’Associazione, unitamente all’Università di Cagliari, ha ottenuto diversi finanziamenti attraverso la legge 19 della Regione Sardegna: con il Mozambico, in particolare con la facoltà di architettura della città di Maputo. L’ultimo, per cui presenteremo il progetto, è con l’Iraq. Il primo finanziamento concesso interessava il Marocco, per un intervento a Figuig, alle porte del Sahara. La cittadina, costruita interamente in terra, una risorsa anche per il settore turistico, essendo un punto di transito per le escursioni nel deserto, stava per essere abbandonata e sostituita con nuove strutture in cemento e materiali di nuova costruzione. Il progetto ha permesso di salvare questo agglomerato attraverso il coinvolgimento e la formazione delle comunità locali, ed accoglie una cooperativa di giovani donne dedite alla tessitura”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che emerge dallo scambio con gli esperti del settore e gli amministratori locali, è la mancanza, in Italia, di una continuità amministrativa, oltre che di una legiferazione univoca che permettano di agire facilmente su tutti i territori in maniera diffusa e programmata. Un manuale comune di buone pratiche da cui attingere per intervenire a tutela del patrimonio locale materiale, e che metta in connessione utenza, tecnici e imprese, garantendo ancora l’approccio cooperativo tra Regioni. </span><i><span style="font-weight: 400;">“L’argilla delle colline di Casalincontrada</span></i><span style="font-weight: 400;"> – spiega l’architetto Conti &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">alimentava le fornaci toscane. In Abruzzo erano presenti centocinquanta fornaci, a fronte di due che oggi sopravvivono ancora: Picciano e Alanno. Le canne, che oggi sono ritenute un materiale di scarto, erano utili all’economia locale per l’uso agricolo, la costruzione di tetti, cesti, fibre tessili, e possono rientrare in quel ciclo economico. La paglia o la lana di pecora sono ottimi isolanti per l’edilizia, ed eviterebbero di ricorrere a materiali plastici. Parlando di transizione ecologica, si rende necessario recuperare la cultura del riciclo ragionando sul valore dei materiali”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> A questo proposito, durante la festa della terra, ho la fortuna di conoscere Francesco Poli e Michele Todisco, entrambi ideatori del progetto: Laboratorio Architetture Naturali – LAN. Con loro, l’architettura dialoga direttamente con la bellezza. Ispirati dai materiali naturali, Francesco e Michele danno vita ad opere che si fondono perfettamente nel contesto in cui sono inserite; ed hanno soprattutto uno scopo pratico per l’ambiente e per l’uomo. Il concetto di LAN è basato su un’architettura organica la cui vena è tracciata dall’amore per i luoghi e per il paesaggio circostante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con questa retorica risulta difficile comprendere come, un tempo, potessero vergognarsi di vivere in una casa di terra. Come conciliare, dunque, antico e moderno? La risposta mi arriva da Mara Paolini, amica, e guida personale durante i giorni dell’evento. La convivenza tra passato e presente è perfettamente evidenziata dall’intonaco in cemento caduto dalle pareti esterne di un casolare in terra, poco fuori dal centro storico di Casalincontrada. È Mara a portarmi in quel luogo, perché, mi spiega, lì, regna una perfetta armonia tra l’intervento dell’uomo e il paesaggio. Ci avviciniamo alla costruzione in terra e siamo immerse nella meravigliosa valle dell’Alento. La sua visione è folgorante. L’intonaco caduto è parte della bellezza complessiva della casa. È una documentazione materiale che evidenzia il passaggio dei tempi in continuo mutamento, sottolinea il compromesso tra passato e presente e la forza di chi ha abitato quella costruzione, la resistenza, la capacità di reinventarla. Oggi, nonostante il tempo, la parete in terra rimane, scoperta a tratti dall’intonaco mancante, è la traccia degli uomini che hanno contribuito a mantenere in vita quel posto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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