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	<title>Silvia Francese Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Dai palazzi istituzionali alla strada.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di un giornalista che ha scelto la povertà per essere felice. Riccardo Rossi, 54 anni, giornalista, ambientalista, cattolico e ora missionario laico. Da anni, povero tra i poveri, vive nella Missione “Speranza e Carità” di Palermo creata da Fratel Biagio (Biagio Conte), il missionario laico che tanto ha fatto per “gli ultimi” del capoluogo [&#8230;]</p>
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<p><b>Storia di un giornalista che ha scelto la povertà per essere felice.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riccardo Rossi, 54 anni, giornalista, ambientalista, cattolico e ora missionario laico. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Da anni, povero tra i poveri, vive nella </span><b>Missione “Speranza e Carità” di Palermo</b><span style="font-weight: 400;"> creata da </span><b>Fratel Biagio </b><span style="font-weight: 400;">(Biagio Conte), il missionario laico che tanto ha fatto per “gli ultimi” del capoluogo siciliano, &#8211; creando centri di accoglienza che ogni giorno aiutano circa 1.100 persone totalmente indigenti e circa 150 famiglie in grave difficoltà economica – e che, sposando in pieno gli insegnamenti del Vangelo e del Santo di Assisi, oggi viene considerato un “</span><b>nuovo” San Francesco</b><span style="font-weight: 400;">. Purtroppo Fratel Biagio è morto da poco, stroncato a 59 anni da un brutto male che non gli ha lasciato scampo, ma l’eredità che lascia, soprattutto quella morale e spirituale, è un dono immenso che lascerà il segno per sempre. E c’è già chi, a poche ore dalla sua morte, ne chiede la beatificazione. </span></p>
<p><b></b><b>Il passato tra dolore e impegno politico.</b></p>
<p><b>Riccardo, </b><span style="font-weight: 400;">che di Fratel Biagio è stato amico, confratello, braccio su cui poggiarsi per poter andare avanti, sguardo buono e volto sereno, sorride spesso mentre parla della sua </span><b>vita non senza difficoltà</b><span style="font-weight: 400;"> e del dolore che spesso l’ha messo a dura prova.</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Ho avuto una </span><b>famiglia difficile</b><span style="font-weight: 400;"> che si è sfasciata quando ero piccolo, un padre violento, un fratello tossicodipendente. Ho sofferto molto, e per lungo tempo queste cicatrici mi hanno dato il tormento. La depressione mi ha dato il tormento. Ho cercato in un primo momento di trovare verità e giustizia attraverso il </span><b>giornalismo e l’impegno politico</b><span style="font-weight: 400;">, ma nonostante amassi tutto ciò, ho capito che quel mondo non mi rappresentava&gt;&gt;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esponente dei Verdi, e </span><b>addetto stampa nel ’90 di Alfonso Pecoraro Scanio che divenne Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente</b><span style="font-weight: 400;">, decide infatti di abbandonare la politica e di mettersi in viaggio alla ricerca di qualcosa che gli dia la pace interiore che tanto cerca. </span><b>Cambia vita e trova la fede</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><b>L’incontro con Fratel Biagio.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo percorso spesso tormentato, </span><b>incontra Fratel Biagio</b><span style="font-weight: 400;"> e tutto sembra acquistare un nuovo senso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;In fila per parlare con lui anche solo due minuti come facevano tutti, restai a parlargli per due ore. Gli raccontai di me e dei miei trascorsi di giornalista e mi chiese di fondare e dirigere </span><b>“La Speranza”, un giornale che voleva raccontare storie positive e veicolare importanti gesti di solidarietà</b><span style="font-weight: 400;">. Accettai e lì al suo fianco anche il mio passato di giornalista acquistò un nuovo senso. Le notti per strada, i digiuni, le preghiere diventano il modo di fratel Biagio per scuotere le coscienze. Nel 2018 decido di vivere quell’esperienza insieme a lui come confratello e come giornalista: dormivo per strada e allo stesso tempo facevo il suo portavoce, dialogando con il Capo dello Stato e con tanti altri rappresentanti delle istituzioni. </span><b>Ero tornato a fare il giornalista per il motivo per cui avevo iniziato questo mestiere: per scuotere le coscienze.</b><span style="font-weight: 400;"> Vivevo per strada al gelo, affamato, tra mille difficoltà ed ero finalmente felice&gt;&gt;.</span></p>
<p><b>Fare voto di povertà, vivendo di carità e preghiera. Pazzi, santi o eroi? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;</span><b>Siamo considerati tutte e tre le cose</b><span style="font-weight: 400;"> a seconda dei momenti. Molte delegittimazioni avvengono perché il bene costa fatica: significa investire in amore ed essere consapevoli che non si sarà necessariamente ricambiati. Ma se uno abbraccia le proprie croci – e io lo faccio attraverso la fede – queste diventano molto più lievi. Sono consapevole che scelte come la mia e quella dei miei confratelli siano divisive, ma l’unica cosa che ci è sempre importato è il bene degli altri che poi in fondo coincide anche con il nostro perché questo è ciò che ci fa stare veramente bene&gt;&gt;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella Missione Riccardo poi trova anche l’amore. Lì </span><b>nel 2013 conosce Barbara</b><span style="font-weight: 400;">, una volontaria che dà una mano ai più poveri attraverso provviste e viveri, </span><b>e a cui chiede nel 2016 di sposare lui e il suo voto di povertà. Una scelta, quella di Barbara, né facile né scontata.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Il primo cambiamento che “ti obbliga” a fare la fede è quello di cambiare te stesso. Come diceva Ghandi “</span><b>Sii il cambiamento che vuoi che avvenga nel mondo</b><span style="font-weight: 400;">”. </span><b>Ma questo non è né facile né privo di ostacoli.</b><span style="font-weight: 400;"> Spesso è un percorso tormentato, doloroso. Ma non bisogna aver paura del dolore. Per istinto cerchiamo sempre di interromperlo, ma è solo ascoltandolo che possiamo crescere ed evolverci come esseri umani. La nostra scelta non è stata sicuramente facile, ma neanche nessun matrimonio in fondo lo è veramente. Ci vuole pazienza e verità. Abbiamo i nostri difetti e le nostre bellezze e dobbiamo sempre metterci in gioco per migliorarli&gt;&gt;</span></p>
<p><b>Rinunciare a tutto per un ideale. Da bambino volevi salvare il mondo. Senti di aver raggiunto questo obiettivo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Non ho rinunciato a nulla di veramente importante. Ogni giorno sono la spalla dei più poveri, degli ultimi, aiuto chi ha veramente bisogno e questo dà il senso ad ogni cosa&gt;&gt;.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
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		<title>Il battesimo della Solitudine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla ricerca del benessere tra natura e silenzio in mezzo alla neve quasi perenne. Trovare la felicità in mezzo al “nulla”, in un puntino su una carta geografica circondato da mille kilometri di foreste di betulla, un solo abitante per kilometro e quarantamila renne. In un posto chiamato Tänndalen al confine tra la Svezia e [&#8230;]</p>
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<p><b>Alla ricerca del benessere tra natura e silenzio in mezzo alla neve quasi perenne.</b></p>
<p><b>Trovare la felicità in mezzo al “nulla</b><span style="font-weight: 400;">”, in un puntino su una carta geografica circondato da mille kilometri di foreste di betulla, un solo abitante per kilometro e quarantamila renne. In un posto chiamato </span><b>Tänndalen</b> <span style="font-weight: 400;">al confine tra la Svezia e la Norvegia, </span><span style="font-weight: 400;">a quasi seicento kilometri da Stoccolma</span><span style="font-weight: 400;">, </span><b>con un </b><b>inverno freddo che si fa sentire duecentosessantacinque giorni all’anno con neve quasi perenne</b><span style="font-weight: 400;">, e temperature invernali che spesso raggiungono i 25 gradi sotto lo zero.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Per un italiano abituato al sole e a una temperatura mite quasi costante, potrebbe sembrare impossibile, eppure </span><b>Luisa Trojanis</b><span style="font-weight: 400;">, toscana di nascita, il suo paradiso l’ha trovato qui. Ed è stato amore a prima vista. Qui Luisa, venuta a lavorare 20 anni fa per un’agenzia inglese, ha sentito di avere trovato casa. E da allora non è più andata via.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Mi sono laureata in letteratura angloamericana all’Università di Siena con una tesi legata ai viaggi. Avrei voluto insegnare all’Università, ma mi sembrava un mondo inaccessibile. Così mi sono data da fare e ho cominciato a lavorare in un hotel internazionale a Montepulciano, in provincia di Siena. Qui grazie ai turisti stranieri ho scoperto il cicloturismo, il turismo naturalistico, e ho deciso di prendere il diploma di guida ambientale escursionistica. Dopo quella esperienza, finita la stagione, sono andata a Palma di Maiorca dove ho imparato a fare trekking e poi in Austria in cui ho imparato lo sci di fondo.</span></p>
<p><b>Ogni viaggio diventa quindi un’opportunità…</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>Ogni esperienza di lavoro mi ha permesso di arricchire un bagaglio che di volta in volta non solo mi è servito tantissimo, ma mi ha anche portato alla meta successiva</b><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Non avevo mai fatto nessuno sport, non sapevo cosa erano il trekking, la montagna, lo sci, ma ogni nuovo lavoro mi ha permesso di allargare gli orizzonti e attraverso un nuovo sguardo scoprire nuove passioni.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E così dopo l’Austria Luisa approda in </span><b>Svezia</b><span style="font-weight: 400;"> in un posto lontano dalle mete turistiche e da cui, dopo un anno, persino l’agenzia con cui era arrivata per lavoro decide di andar via. “</span><b>Io invece sono rimasta e ho deciso di aprire la Red Fox Adventure per dar vita a delle vere e proprie esperienze di vita/viaggio tra sport ed escursioni. Boccate di ossigeno per sfuggire, anche se momentaneamente, allo stress, al caos, al rumore, alla routine, alle convenzioni cui siamo sottoposti quotidianamente</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qui ci si riappropria della bellezza del silenzio, dello scorrere del tempo, lontani dagli appuntamenti, dalle prenotazioni, dagli obblighi. Qui si assapora la libertà…”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio </span><b>questo</b> <b>senso di libertà cha l’ha ammaliata fin dall’inizio</b><span style="font-weight: 400;"> tanto da farle sentire che questo piccolo villaggio, seppur diversissimo dall’Italia, poteva essere Casa</span><b>.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>Qui capisci davvero che cos’è la libertà</b><span style="font-weight: 400;">, la provi sulla pelle, e quello che spesso è solo un concetto, qui diventa realtà. Anche la libertà nel vivere il proprio corpo al di là delle convezioni sociali. </span><b>Qui ho scoperto di avere un corpo, una “cosa” con cui avevo convissuto fino ad allora, ma che non conoscevo veramente</b><span style="font-weight: 400;">. Prima di arrivare a Tänndalen, vestivo il mio corpo subendo mode e convenzioni. Qui invece è stato il meteo a dettarmi il modo in cui dovevo vestire. </span><b>Qui in Svezia ci vestiamo in base alla comodità e al freddo percepito, e ci svestiamo delle convenzioni sociali</b><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In Italia invece siamo abituati al contrario: spesso ci svestiamo per essere più belli, per moda, e ci vestiamo di convenzioni, di pregiudizi, di disagi perché non sentiamo il nostro corpo all’altezza delle aspettative. </span><b>Qui invece il confronto con l’altro non genera conflitto</b><span style="font-weight: 400;">. Gli unici conflitti che si hanno sono quelli con la natura che è l’unica a dettare le regole”. </span></p>
<p><b>Una realtà però così diversa da quella cui siamo abituati a vivere tutti i giorni, può provocare nel turista che arriva in vacanza una sorta di straniamento iniziale. </b><span style="font-weight: 400;">“Spesso capita di avere gente che arriva qui con l’intenzione di fare mille cose, mille attività, scandendo la giornata con l’orologio in modo preciso, puntuale, ma qui non funziona in questo modo. </span><b>Non puoi prendere appuntamenti con la natura</b><span style="font-weight: 400;">. Quando si arriva qui, </span><b>si deve imparare a cambiare ritmo, ad ascoltare quello che succede intorno a sé e dentro di sé. </b><span style="font-weight: 400;">Arrivare qui significa sicuramente fare un viaggio anche dentro se stessi. I miei ospiti diventano protagonisti attivi della loro vacanza: si fa la sauna, si vanno a pescare i salmoni, si fa il bagno nel lago ghiacciato, si cammina, si osserva la natura, si guidano le slitte con i cani e poi si vive la vita del posto, e sempre secondo i ritmi dettati dalle stagioni e dalla natura. Spesso arriva gente molto stanca e in appena sei giorni, ricarica le batterie. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ci si rigenera staccando la spina, grazie </span><span style="font-weight: 400;">una natura intatta come lo poteva essere diecimila anni fa, nell’ultima era glaciale. </span></p>
<p><b>Unica italiana ad abitare in un posto in cui non ci sono stranieri. Come sei stata accolta e come vieni percepita?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“All’inizio ero vista come una specie di aliena. </span><b>Svedesi e italiani sono molto diver</b><span style="font-weight: 400;">si. Noi focosi e appassionati persino nello spiegare cose semplici, come l’essenza di una mozzarella, loro sempre flemmatici, tranquilli. C’hanno messo un po’ per capire che non ero un’esagitata. E anche io ho dovuto imparare a capire che </span><b>la loro pacatezza non era freddezza o distacco, ma discrezione e calma.</b></p>
<p><b>Come passi le tue giornate?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Cucino, leggo, studio per organizzare nuovi itinerari, e faccio tanto sport, praticando in inverno soprattutto sci di fondo. Qui ci sono circa </span><b>350 km di piste battute</b><span style="font-weight: 400;">, ma non sono come le nostre piene di gente o di confusione. Sono piste </span><b>“into the wild</b><span style="font-weight: 400;">”, immerse nella natura incontaminata e “selvaggia”, in cui al massimo nell’alta stagione puoi incontrare qualcuno ogni tanto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In estate faccio trekking, tra laghi, cascate e boschi, in cui la presenza dell’uomo è praticamente nulla. Ecco perché i vestiti non servono: sono solo funzionali al tipo di escursione che fai. Qui puoi andare in giro nudo senza la preoccupazione che qualcuno ti veda, assaporando la sensazione di libertà nel riappropriarti del tuo corpo e nel viverlo senza la paura del giudizio altrui. Impari a non giudicarlo, a viverlo e a vederlo con occhi nuovi”.</span></p>
<p><b>Tu vivi sola con i tuoi due cani. Non avverti mai un senso di solitudine?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Quando sono arrivata qui avevo paura di un sacco di cose, ma con il tempo ho imparato a superarle, e non avendo molti contatti sociali </span><b>ho imparato a</b> <b>“bastarmi”</b><span style="font-weight: 400;"> o meglio, a stare bene con me stessa, </span><b>a riempirmi di me stessa</b><span style="font-weight: 400;">. Gli altri per me non sono “necessari” per stare bene. Se sono in compagnia sono felice, ma </span><b>se con me non c’è nessuno, non ne avverto il vuoto, la mancanza, non ne sono emotivamente dipendente</b><span style="font-weight: 400;">. E poi grazie ai social e alle video chiamate, oggi non mi sento mai veramente sola”.</span></p>
<p><b>E poi ci sono i tuoi ospiti.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accetto prenotazioni da uno a sei persone al massimo. E ogni vacanza è creata ad hoc, in base alle loro esigenze. Nessuna vacanza sarà mai veramente uguale all’altra proprio perché diverse sono le persone e diversi i tempi dettati dalla natura. Ciò che sicuramente resta in ognuno di loro &#8211; e che ho vissuto io per prima quando sono arrivata qui &#8211; è questa sensazione di pace, che i francesi definiscono il “</span><b>battesimo della solitudine” </b><span style="font-weight: 400;">e che usano sì per descrivere lo stato d’animo di fronte ai deserti africani, ma che secondo me calza a pennello anche per descrivere la sensazione che si prova davanti a questi infiniti spazi innevati: “</span><i><span style="font-weight: 400;">quando un uomo è stato lì e ha subito il battesimo della solitudine, non può fare a meno di se stesso. Una volta che è stato sotto l’incantesimo del vasto e luminoso paese silenzioso, nessun altro luogo è abbastanza forte per lui, nessun altro ambiente può fornire la sensazione estremamente soddisfacente di esistere in mezzo a qualcosa di assoluto. Tornerà indietro, qualunque sia il costo in tempo o denaro, perché l’assoluto non ha prezzo</span></i><span style="font-weight: 400;">”. (Paul Bowles, Baptism of Solitude)</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://www.redfoxadventure.it"><span style="font-weight: 400;">https://www.redfoxadventure.it</span></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://www.instagram.com/redfoxadventure/"><span style="font-weight: 400;">https://www.instagram.com/redfoxadventure/</span></a></p>
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		<title>Dai palazzi istituzionali alla strada.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 16:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Vera o Vita tranquilla?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di un giornalista che ha scelto la povertà per essere felice. Riccardo Rossi, 54 anni, giornalista, ambientalista, cattolico e ora missionario laico. Da anni, povero tra i poveri, vive nella Missione “Speranza e Carità” di Palermo creata da Fratel Biagio (Biagio Conte), il missionario laico che tanto ha fatto per “gli ultimi” del capoluogo [&#8230;]</p>
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<p><b>Storia di un giornalista che ha scelto la povertà per essere felice.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riccardo Rossi, 54 anni, giornalista, ambientalista, cattolico e ora missionario laico. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Da anni, povero tra i poveri, vive nella </span><b>Missione “Speranza e Carità” di Palermo</b><span style="font-weight: 400;"> creata da </span><b>Fratel Biagio </b><span style="font-weight: 400;">(Biagio Conte), il missionario laico che tanto ha fatto per “gli ultimi” del capoluogo siciliano, &#8211; creando centri di accoglienza che ogni giorno aiutano circa 1.100 persone totalmente indigenti e circa 150 famiglie in grave difficoltà economica – e che, sposando in pieno gli insegnamenti del Vangelo e del Santo di Assisi, oggi viene considerato un “</span><b>nuovo” San Francesco</b><span style="font-weight: 400;">. Purtroppo Fratel Biagio è morto da poco, stroncato a 59 anni da un brutto male che non gli ha lasciato scampo, ma l’eredità che lascia, soprattutto quella morale e spirituale, è un dono immenso che lascerà il segno per sempre. E c’è già chi, a poche ore dalla sua morte, ne chiede la beatificazione. </span></p>
<p><b></b><b>Il passato tra dolore e impegno politico.</b></p>
<p><b>Riccardo, </b><span style="font-weight: 400;">che di Fratel Biagio è stato amico, confratello, braccio su cui poggiarsi per poter andare avanti, sguardo buono e volto sereno, sorride spesso mentre parla della sua </span><b>vita non senza difficoltà</b><span style="font-weight: 400;"> e del dolore che spesso l’ha messo a dura prova.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Ho avuto una </span><b>famiglia difficile</b><span style="font-weight: 400;"> che si è sfasciata quando ero piccolo, un padre violento, un fratello tossicodipendente. Ho sofferto molto, e per lungo tempo queste cicatrici mi hanno dato il tormento. La depressione mi ha dato il tormento. Ho cercato in un primo momento di trovare verità e giustizia attraverso il </span><b>giornalismo e l’impegno politico</b><span style="font-weight: 400;">, ma nonostante amassi tutto ciò, ho capito che quel mondo non mi rappresentava&gt;&gt;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esponente dei Verdi, e </span><b>addetto stampa nel ’90 di Alfonso Pecoraro Scanio che divenne Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente</b><span style="font-weight: 400;">, decide infatti di abbandonare la politica e di mettersi in viaggio alla ricerca di qualcosa che gli dia la pace interiore che tanto cerca. </span><b>Cambia vita e trova la fede</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><b>L’incontro con Fratel Biagio.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo percorso spesso tormentato, </span><b>incontra Fratel Biagio</b><span style="font-weight: 400;"> e tutto sembra acquistare un nuovo senso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;In fila per parlare con lui anche solo due minuti come facevano tutti, restai a parlargli per due ore. Gli raccontai di me e dei miei trascorsi di giornalista e mi chiese di fondare e dirigere </span><b>“La Speranza”, un giornale che voleva raccontare storie positive e veicolare importanti gesti di solidarietà</b><span style="font-weight: 400;">. Accettai e lì al suo fianco anche il mio passato di giornalista acquistò un nuovo senso. Le notti per strada, i digiuni, le preghiere diventano il modo di fratel Biagio per scuotere le coscienze. Nel 2018 decido di vivere quell’esperienza insieme a lui come confratello e come giornalista: dormivo per strada e allo stesso tempo facevo il suo portavoce, dialogando con il Capo dello Stato e con tanti altri rappresentanti delle istituzioni. </span><b>Ero tornato a fare il giornalista per il motivo per cui avevo iniziato questo mestiere: per scuotere le coscienze.</b><span style="font-weight: 400;"> Vivevo per strada al gelo, affamato, tra mille difficoltà ed ero finalmente felice&gt;&gt;.</span></p>
<p><b>Fare voto di povertà, vivendo di carità e preghiera. Pazzi, santi o eroi? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;</span><b>Siamo considerati tutte e tre le cose</b><span style="font-weight: 400;"> a seconda dei momenti. Molte delegittimazioni avvengono perché il bene costa fatica: significa investire in amore ed essere consapevoli che non si sarà necessariamente ricambiati. Ma se uno abbraccia le proprie croci – e io lo faccio attraverso la fede – queste diventano molto più lievi. Sono consapevole che scelte come la mia e quella dei miei confratelli siano divisive, ma l’unica cosa che ci è sempre importato è il bene degli altri che poi in fondo coincide anche con il nostro perché questo è ciò che ci fa stare veramente bene&gt;&gt;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella Missione Riccardo poi trova anche l’amore. Lì </span><b>nel 2013 conosce Barbara</b><span style="font-weight: 400;">, una volontaria che dà una mano ai più poveri attraverso provviste e viveri, </span><b>e a cui chiede nel 2016 di sposare lui e il suo voto di povertà. Una scelta, quella di Barbara, né facile né scontata.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Il primo cambiamento che “ti obbliga” a fare la fede è quello di cambiare te stesso. Come diceva Ghandi “</span><b>Sii il cambiamento che vuoi che avvenga nel mondo</b><span style="font-weight: 400;">”. </span><b>Ma questo non è né facile né privo di ostacoli.</b><span style="font-weight: 400;"> Spesso è un percorso tormentato, doloroso. Ma non bisogna aver paura del dolore. Per istinto cerchiamo sempre di interromperlo, ma è solo ascoltandolo che possiamo crescere ed evolverci come esseri umani. La nostra scelta non è stata sicuramente facile, ma neanche nessun matrimonio in fondo lo è veramente. Ci vuole pazienza e verità. Abbiamo i nostri difetti e le nostre bellezze e dobbiamo sempre metterci in gioco per migliorarli&gt;&gt;</span></p>
<p><b>Rinunciare a tutto per un ideale. Da bambino volevi salvare il mondo. Senti di aver raggiunto questo obiettivo?</b><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Non ho rinunciato a nulla di veramente importante. Ogni giorno sono la spalla dei più poveri, degli ultimi, aiuto chi ha veramente bisogno e questo dà il senso ad ogni cosa&gt;&gt;.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
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		<title>Dalla strada al museo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 16:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Il Coraggio della Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storie di rinascita tra arte e coraggio Rinascere attraverso l’arte dopo anni passati nell’ombra, a fuggire dallo sguardo insistente degli altri fatto di scherno, compassione, e pietà. E riuscire ad emergere dall’invisibilità imposta dalla società o voluta, facendo venir fuori non solo bisogni materiali, ma anche passioni e desideri.  È quanto successo a quattro senzatetto [&#8230;]</p>
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<p><b>Storie di rinascita tra arte e coraggio</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rinascere attraverso l’arte dopo anni passati nell’ombra, a fuggire dallo sguardo insistente degli altri fatto di scherno, compassione, e pietà. E riuscire ad emergere dall’invisibilità imposta dalla società o voluta, facendo venir fuori non solo bisogni materiali, ma anche passioni e desideri. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quanto successo a </span><b>quattro senzatetto di Palermo</b><span style="font-weight: 400;"> che grazie alla </span><b>Caritas</b><span style="font-weight: 400;">, hanno ripreso in mano la loro vita, diventando </span><b>guide turistiche</b><span style="font-weight: 400;"> all’interno di alcuni dei più importanti musei della città.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quattro persone che senza nemmeno immaginarlo hanno perso tutto e si sono ritrovate senza alternative se non quella di vivere per strada tra degrado e gelo, </span><b>tra la paura di non essere più niente e il coraggio di provare a rimettersi in piedi.</b></p>
<p><b>Il coraggio di rimettersi in piedi.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto, simile alle iniziative portate avanti a partire dal 2019 in molti stati europei in cui i clochard sono stati formati per diventare guide turistiche con nuove e inusuali punti di vista delle loro città, ha restituito a queste persone non solo un senso, ma anche </span><b>un modo per reintegrarsi nella società. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I quattro senzatetto &#8211; che dal 2023 diventeranno almeno 10 – che vivono nei dormitori della Caritas, selezionati e formati da esperti, hanno preso servizio come guide speciali al momento solo </span><b>all’interno del Museo Diocesano e di Palazzo Abatellis</b><span style="font-weight: 400;">, ma presto si potranno trovare anche presso la </span><b>galleria d’Arte Moderna</b><span style="font-weight: 400;"> della città. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’iniziativa che si spera possa essere di esempio anche per altri virtuosi musei d’Italia, che diffonderebbero così non solo una nuova prospettiva sulle opere d’arte, ma anche sulla vita dei senzatetto. </span><b>Il racconto di questi capolavori infatti spesso viene interiorizzato fondendosi con le storie e i punti di vista di chi li racconta</b><span style="font-weight: 400;">. Ecco che </span><b>il famoso dipinto del XV secolo “Il Trionfo della morte”</b><span style="font-weight: 400;">, diventa così non solo occasione per parlare dell’arte siciliana e dell’influenza che ha avuto su alcuni dei più importanti pittori al mondo come Picasso con la sua “Guernica”, ma anche per riflettere sulla condizione dell’essere umano, sull’ineluttabilità del fato e della morte che non fa sconti in base alla classe sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così anche “</span><b>l’Annunciata” di Antonello da Messina</b><span style="font-weight: 400;"> del XV secolo, raffigurante la Vergine, diventa opportunità per parlare sì dell’incredibile sensibilità del suo pittore che con un gioco prospettico di mani e sguardi ha saputo raffigurare il pudore di Maria e la sua voglia di tenere lontana la curiosità dello spettatore dal suo “segreto”, ma anche per parlare di paure, pudore e distanze umane.</span></p>
<p><b>Un percorso intenso sia per coloro che sono stati coinvolti nel progetto</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; che vedono spesso per la prima volta il bello della città in cui vivono al di là della sporcizia, del freddo e della miseria – </span><b>sia per i visitatori dei musei.  </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’opportunità di grande impatto sociale che potrebbe valere molto per le migliaia di persone che popolano le strade più buie delle nostre città che a volte aspettano solo l’opportunità per ritrovare la luce.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9745" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-1.jpeg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9746" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dalla-strada-al-museo-ci-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dal metodo montessoriano a quello finlandese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchi di Spirito ma senza denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola alla ricerca della felicità C’è stato un tempo in Italia in cui la scuola era tutto rigore, autorità, e apprendimento nozionistico e gli allievi erano come contenitori che dovevano essere riempiti di concetti da imparare a memoria. Da allora e fino ad arrivare ai giorni nostri con l’introduzione del metodo finlandese, di stravolgimenti [&#8230;]</p>
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<p><b>La scuola alla ricerca della felicità</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è stato un tempo in Italia in cui la scuola era tutto rigore, autorità, e apprendimento nozionistico e gli allievi erano come contenitori che dovevano essere riempiti di concetti da imparare a memoria. Da allora e fino ad arrivare ai giorni nostri con l’introduzione del metodo finlandese, di stravolgimenti ne sono avvenuti molti – forse anche troppi, secondo alcuni – e la scuola ha completamente cambiato volto cercando di volta in volta nuove formule che mettessero i bambini al centro di tutti i processi educativi e di istruzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall’inizio del ‘900 con il metodo </span><b>montessoriano</b><span style="font-weight: 400;">, quello </span><b>steineriano</b><span style="font-weight: 400;">, passando per la </span><b>scuola nel bosco</b><span style="font-weight: 400;"> e fino ad arrivare al </span><b>metodo finlandese </b><span style="font-weight: 400;">nel più recente 2018, nel corso del tempo in Italia si è cercato di trovare metodi d’istruzione alternativi a quelli ministeriali, con la convinzione che bambini appagati e “valorizzati” attraverso i loro talenti siano bambini più felici. </span></p>
<p><b>Il modello scolastico finlandese</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E proprio </span><b>la felicità diventa l’elemento chiave</b><span style="font-weight: 400;"> su cui gravita soprattutto il cosiddetto Mof – modello organizzativo finlandese &#8211; che da qualche anno in Italia sta riscuotendo grande entusiasmo. Perché </span><b>un bambino felice di andare a scuola sarà un bambino più appassionato allo studio e dunque più performante</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A importare questo metodo, nella nostra penisola, l&#8217;istituto omnicomprensivo “Della Rovere di Urbania” (PU), diventata capofila di una rete scolastica che ad oggi conta circa 100 istituti diffusi sul territorio nazionale.</span></p>
<p><b>Il metodo del Nord Europa</b><span style="font-weight: 400;">, considerato dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">Global Partnership for Education </span></i><b>il migliore e il più virtuoso al mondo</b><span style="font-weight: 400;">, viene così a riformulare </span><b>il modello educativo italiano</b><span style="font-weight: 400;"> considerato invece, dal report elaborato da </span><i><span style="font-weight: 400;">We World</span></i><span style="font-weight: 400;"> – organizzazione indipendente impegnata da cinquant&#8217;anni a garantire i diritti di donne e bambini in 25 Paesi – </span><b>il più stressante al mondo</b><span style="font-weight: 400;">. I ragazzi italiani, infatti, dedicherebbero troppo tempo allo studio tralasciando il loro benessere psico fisico, con una quantità di stress e di nervosismo ben superiore alla media dei coetanei europei, anche a causa del carico di compiti lasciati per casa. Questo </span><b>nervosismo</b> <b>e</b><span style="font-weight: 400;"> questo </span><b>malessere</b> <b>produrrebbero poi scarso rendimento didattico</b><span style="font-weight: 400;"> e scarso interesse per lo studio e la scuola, favorendo dispersione scolastica e un profondo disagio psicologico.</span></p>
<p><b>Meccanismi e funzionamenti</b></p>
<p><b>Nella scuola italiana di stampo finlandese</b><span style="font-weight: 400;">, invece, il benessere psicofisico è tenuto in grande considerazione:</span> <b>gli insegnamenti si incentrano su cooperazione, integrazione, rispetto ed empatia e la fondamentale collaborazione tra alunni e docenti</b><span style="font-weight: 400;">. Pur mantenendo il numero di ore annuali di ciascuna disciplina &#8211; secondo le direttive ministeriali italiane &#8211; </span><b>ogni giorno si lavora al massimo su due materie</b><span style="font-weight: 400;">, nella convinzione che lo studio di tante materie diverse nella stessa giornata sia controproducente. Ogni lezione è poi suddivisa secondo </span><b>un modello di 20, 20, 20</b><span style="font-weight: 400;">: 20 minuti di lezione frontale, 20 minuti di lavoro in gruppo e attraverso laboratori così che i ragazzi sperimentino un apprendimento attivo, e poi – 20 minuti dedicati all’analisi e alla consapevolezza di ciò che è stato compreso. Questa full immersion degli argomenti trattati e la tanta pratica adottata, fanno sì che gli studenti sviluppino una considerevole memoria a lungo termine, e un’importante capacità di analisi e di critica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli alunni poi, </span><b>non sono giudicati attraverso i voti</b><span style="font-weight: 400;">, ma vengono spronati a comprendere le loro lacune, e sono aiutati nel recupero delle stesse. Nessuno viene lasciato indietro.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, anche gli spazi in cui si muovono gli alunni, diventano di fondamentale importanza per l’apprendimento, con biblioteche e laboratori condivisi, angoli dedicati alla lettura silenziosa e poltrone per riposare tra una lezione e l’altra.</span></p>
<p><b>Criticità italiane</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’unico difetto di questo modello italo-finlandese? Il costo. Sì, perché mentre in Finlandia l’istruzione è perlopiù pubblica e gratuita, quasi tutte le scuole in questione in Italia sono a pagamento. Se per la scuola finlandese, infatti, tutti i bambini sono uguali e hanno uguali diritti nell’apprendimento, qui da noi bisognerà aspettare ancora un po’ perché questi raggiungano la parità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9639" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/dal-metodo-montessoriano-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Tutto il bello dei brutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della bruttezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storie di frutta e verdura scartate dalla società che hanno avuto la loro rivincita Se stessimo raccontando la storia di persone bruttine e un po’ “sfigate” che grazie alle loro sorprendenti qualità ce l’hanno fatta rivalendosi sul bello e patinato di turno, staremmo già gongolando pensando alla bellezza del karma e delle storie a lieto [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Storie di frutta e verdura scartate dalla società che hanno avuto la loro rivincita</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se stessimo raccontando la storia di persone bruttine e un po’ “sfigate” che grazie alle loro sorprendenti qualità ce l’hanno fatta rivalendosi sul bello e patinato di turno, staremmo già gongolando pensando alla bellezza del karma e delle storie a lieto fine, immedesimandoci nel protagonista che alla fine ce l’ha fatta. </span></p>
<p><b>L’estetica è tutto.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma invece parliamo di </span><b>frutta e verdura</b><span style="font-weight: 400;"> e qui le cose cambiano; sì, perché ogni anno, secondo dati Fao, </span><b>viene buttato dagli agricoltori circa il 40-45% del loro raccolto</b><span style="font-weight: 400;"> – che può arrivare anche al 70-80% nel caso di stagioni particolarmente infelici dal punto di vista meteorologico: prodotti ortofrutticoli buonissimi, ma non esteticamente perfetti.  E la colpa è anche nostra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra </span><b>società consumistica</b><span style="font-weight: 400;"> ci ha infatti imposto nel tempo </span><b>altissimi standard di perfezione</b><span style="font-weight: 400;"> estetica e tutto ciò che non rientra dentro questi rigidi standard, difatti viene percepito come da scartare. Anche se queste </span><b>imperfezioni non sono indicatori né del sapore del prodotto né della sua effettiva qualità</b><span style="font-weight: 400;">. Eppure questo è proprio quello che succede ogni anno alla frutta e verdura prodotte in Italia e in Europa, che vengono escluse dalla grande distribuzione laddove non rispettino certi canoni di bellezza. E così nasce nel pensiero comune il diktat che si mangiano solo </span><b>mele perfettamente tonde</b><span style="font-weight: 400;"> e dal colore intenso e uniforme, zucchine dritte e non superiori o inferiori a un tot di centimetri, banane dalla curvatura certificata e stabilita secondo rigidi algoritmi. </span></p>
<p><b>L’Impatto ambientale degli scarti alimentari</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se tutto questo vi sembra un’esagerazione o una barzelletta, basterà porvi una semplice domanda: ho mai trovato al supermercato una patata nasuta, delle carote siamesi, o delle zucchine dalle dimensioni varie e differenti? E la risposta è no, anche </span><b>a causa della difficoltà che si avrebbe nel confezionarli</b><span style="font-weight: 400;">. E purtroppo a metterci lo zampino è anche </span><b>l’Unione Europea</b><span style="font-weight: 400;"> che con il regolamento 543/2011, poi modificato dal 428/2019, stabiliva anche la </span><b>curvatura massima di cetrioli e carote</b><span style="font-weight: 400;"> e delle dimensioni di altri 26 prodotti, mentre oggi si “limita” a intervenire solo su 10: kiwi, pere, mele, lattughe, scarole, pesche, fragole, peperoni, uva da tavola e pomodori.</span> <span style="font-weight: 400;">E tutto questo con </span><b>ripercussioni enormi sull’ambiente</b><span style="font-weight: 400;"> e sul destino degli agricoltori. Uno scarto così elevato di prodotti costringe infatti gli agricoltori a produrre di più con un notevole impatto sull’ambiente; una maggiore coltivazione, comporta infatti un maggiore uso di pesticidi, una </span><b>maggiore immissione di anidride carbonica</b><span style="font-weight: 400;"> nell’atmosfera e un maggiore inquinamento.</span></p>
<p><b>Siamo alla frutta</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il destino dei prodotti scartati? Il macero, sì perché l’industria della trasformazione riconosce un prezzo talmente basso al produttore da non permettergli di coprire nemmeno i costi di raccolta e trasporto. Per questo ogni anno </span><b>cinquanta milioni di tonnellate di cibo</b><span style="font-weight: 400;"> perfettamente commestibile e di ottima qualità, ma con qualche cicatrice da contatto o delle macchie provocate dalla grandine, </span><b>finiscono distrutte.</b><span style="font-weight: 400;"> A fronte di una povertà crescente, e di consumatori economicamente affaticati che risparmierebbero il 50% circa sull’acquisto di questi prodotti.</span></p>
<p><b>Nuove realtà e lotta contro lo spreco alimentare</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per fortuna da qualche tempo, complice una generazione sempre più attenta alle tematiche ambientali, la tendenza sembra stare cambiando. Ne sono esempio alcune </span><b>startup</b><span style="font-weight: 400;"> che, nate da pochi anni, hanno ricevuto grande consenso, tanto da affermarsi e crescere nel giro di pochissimo tempo. È il caso di </span><b>Bella Dentro</b><span style="font-weight: 400;">, una società di Milano nata durante il lockdown dall’intuizione di due giovani, Camilla e Luca, che dopo avere letto il reportage di National Geographic sugli sprechi dell’industria agroalimentare, decidono di licenziarsi e di cominciare con un’Ape car un progetto di sensibilizzazione e </span><b>vendita in giro per Milano di frutta e verdura imperfette</b><span style="font-weight: 400;">, acquistate ad un prezzo equo dalle aziende agricole di tutta Italia, e </span><b>creando da</b> <b>zero una filiera ortofrutticola parallela</b><span style="font-weight: 400;"> a quella esistente incentrata sulla lotta allo spreco. La loro iniziativa ha avuto un tale successo, che ad oggi possono vantare due negozi a Milano e un </span><b>e-commerce</b><span style="font-weight: 400;"> per la vendita di prodotti essiccati o trasformati in succhi e marmellate dal </span><b>laboratorio</b><span style="font-weight: 400;"> messo in piedi insieme ai ragazzi de L’Officina Coop Sociale di Codogno che si impegna a formare e a far lavorare ragazzi autistici o affetti da altre fragilità e dal Laboratorio “La Pietra Scartata” de la Fraternità Coop Sociale di Rimini che si impegna a </span><b>far lavorare persone “scartate” dalla società.</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altra realtà importante attiva in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, è quella di </span><b>Babaco Market</b><span style="font-weight: 400;">. Attraverso il loro sito internet è possibile acquistare delle box dal peso differente piene di prodotti “salvati” dal macero. Basterà navigare sulla loro pagina per rendersi conto dei “terribili” difetti dei prodotti venduti: cespi di lattuga e zucche piccoli, patate a forma di cuore, kiwi a forma di farfalla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A sfidare la Grande Distribuzione, oggi ci pensano invece </span><b>NaturaSì</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Legambiente</b><span style="font-weight: 400;">. Nei 500 punti vendita della catena di prodotti bio, sono infatti acquistabili da qualche tempo i </span><b>prodotti “Così per Natura”</b><span style="font-weight: 400;">, prodotti bio imperfetti venduti ad un prezzo del 50% inferiore rispetto ai prodotti standard. Un’operazione questa, che permette di ridurre gli scarti sui campi dal 20% al 4% circa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dato non indifferente che salvaguarda agricoltori e natura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo queste realtà sono ancora troppo poche e concentrate soprattutto al Nord Italia. Ci vorrà forse ancora del tempo perché l’etica vinca sull’estetica. Che qualche influencer dai grandi numeri sposi la causa?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9552" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/1_tutto_il_bello_dei_brutti_ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Cittadini Globali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 16:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[GenerAzioni a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sogni e visioni di una generazione in movimento C’è una generazione di ragazzi nel mondo che non si sente figlia di nessuna nazione in particolare. Più o meno giovani ventenni/trentenni, figli di una globalizzazione forse esasperata, che hanno però saputo cogliere tutti gli aspetti positivi che questa aveva da offrire: dilatazione dei confini geografici, scambi [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Sogni e visioni di una generazione in movimento</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è una generazione di ragazzi nel mondo che non si sente figlia di nessuna nazione in particolare. Più o meno giovani ventenni/trentenni, figli di una globalizzazione forse esasperata, che hanno però saputo cogliere tutti gli aspetti positivi che questa aveva da offrire: dilatazione dei confini geografici, scambi culturali, ampliamento della conoscenza, maggiore possibilità di movimento tra i Paesi.</span></p>
<p><b>Sogni e aspettative di generazioni diverse</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una generazione che vive una vita molto lontana dall’idea di “vita ideale” sperata e prospettata dai genitori: il posto fisso, la stabilità, la creazione di una famiglia tradizionale. Un’idea di vita, quella dei genitori, frutto probabilmente di ciò che succedeva in Italia negli anni 70’ e 80’ dove tutto sembrava possibile e la famiglia era il cardine della vita di ogni individuo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma oggi i tempi sono cambiati, i confini si sono allargati e la curiosità di esplorare un mondo che si sente a portata di mano si è sicuramente ampliata. E così, eccoli i </span><i><span style="font-weight: 400;">figli del mondo</span></i><span style="font-weight: 400;">, i cittadini globali che fuggendo dall’idea di vita prospettata dalle vecchie generazioni hanno intrapreso un percorso di vita al di là di ogni confine, alla ricerca di una personale visione di felicità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il caso di Giulia Baccosi. Trentaquattrenne di Vigevano, cinque lingue parlate fluentemente oltre l’italiano (inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco) a cui si aggiunge una base di lettone e olandese. Laureata a Pisa con 110 e lode in Cinema e Arti Visive e con il sogno di fare la documentarista, dopo aver vissuto a Roma e aver lavorato nel mondo del cinema, sente che quel mondo è troppo distante umanamente da lei, e così decide di mettersi in viaggio per conoscere nuovi popoli e culture, e rendersi utile in progetti umanitari. </span></p>
<p><b>In giro per il mondo e</b> <b>su un veliero a basso impatto ambientale.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel giro di pochi anni viaggia tra Francia, Germania, Estonia, Grecia, sempre lavorando e sempre cercando di rendersi utile in progetti sociali. Poi, per caso, l’incontro alle Canarie con La Tres Hombres, un veliero senza motore, che si alimenta con energia pulita e che si occupa di trasporto merci in modo etico attraverso l’Atlantico. Attraverso il lavoro su questa imbarcazione, prima come volontaria, Giulia intravede la possibilità di mettere in pratica tutte le sue passioni: l’amore per il viaggio, per la conoscenza di nuove culture, la passione per l’ambiente, l’attenzione ai consumi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Tres Hombres dal 2007 infatti ha come obiettivo quello di sensibilizzare coloro che lavorano nel mondo del commercio sui metodi alternativi del trasporto merci che potrebbero e dovrebbero essere maggiormente rispettosi dell’ambiente.  Con i suoi 32 metri, le sue 15 persone a bordo provenienti da ogni parte del mondo, una capacità di carico di 40 tonnellate, e trasportando soprattutto rhum, cacao, caffè, miele e pesce, negozia costantemente con vari produttori locali distribuiti sulla rotta lungo l’Oceano Atlantico, commerciando esclusivamente prodotti provenienti da agricoltura biologica equa e responsabile o coltivati in modo tradizionale purché rispettosi dell’ambiente. Un’imbarcazione che è diventata d’ispirazione per tutti colori che si occupano di trasporto alternativo e su cui Giulia ha lavorato per quasi 3 anni come cambusiera, conquistando il suo posto a bordo proprio grazie alla sua “italianità”. La sua passione per la cucina e il cibo buono, la conoscenza delle materie prime e la consapevolezza dell’importanza dei prodotti locali, le ha infatti dato l’opportunità nel 2018 di far parte dell’equipaggio -all’inizio solo come volontaria- di questa importante imbarcazione. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><b>Prospettive per un mondo migliore</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un lavoro bellissimo che l’ha portata a salpare l’Oceano e a conoscere nuovi popoli e nuove culture, non tuttavia scevro di difficoltà. </span><i><span style="font-weight: 400;">“È un lavoro molto impegnativo</span></i><span style="font-weight: 400;"> – dice Giulia al telefono, poco prima di imbarcarsi per una nuova avventura in mare &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">in qualche modo, per tutti i mesi di navigazione non si stacca mai. E stare tanto tempo fuori in navigazione, lontana da casa, spesso senza internet o senza linea telefonica, significa anche rimanere un po’ tagliati fuori dalla vita delle persone che ami, amici, famiglia. Una delle paure più grandi è quella di non potere vedere per l’ultima volta i miei nonni o sapere magari tanto tempo dopo che è successo loro qualcosa. Ma questo è anche il prezzo da pagare per essere cittadini del Mondo”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Chiedo a Giulia dove si veda tra dieci o quindici anni e risponde che non sa proiettarsi in un futuro lontano. Le risulta infatti difficile immaginarsi ancorata con delle radici, anche se le sue radici italiane poi, in un modo o nell’altro, se le porta sempre dietro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, cominciando a lavorare su una nuova imbarcazione, la Thalassa, porta avanti ancora una volta il suo progetto di lavoro etico. Grazie a </span><i><span style="font-weight: 400;">Thalassa</span></i><span style="font-weight: 400;"> e a </span><i><span style="font-weight: 400;">School at Sea</span></i><span style="font-weight: 400;">, infatti avrà il compito di insegnare a 37 ragazzi tra i 16 e i 17 anni provenienti da diverse scuole olandesi, tutto quello che sa della cucina navale, dell’approvvigionamento, della preparazione dei pasti, della gestione dei magazzini, e di tutto ciò che riguarda il cuore di ogni imbarcazione: la cambusa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi arrivata a Panama, tra 3 mesi spera di riuscire a fermarsi per un po’ per portare avanti uno dei progetti che ha maggiormente a cuore e per cui cerca finanziatori: la creazione di una mappa interattiva e navigabile da chiunque viaggi, che possa far scoprire i mercati e i produttori locali disseminati innanzitutto lungo l’Atlantico. Lei li conosce bene. Sarebbe bello poter fare conoscere a quante più persone possibili queste eccellenze, ma anche le storie che si celano dietro i volti di chi questi prodotti li vende o li coltiva. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Facciamo in modo che i prodotti non siano solo prodotti, ma raccontino delle storie, raccontino i sacrifici dei produttori, il loro metodo di coltivazione, il loro impegno. In questo modo forse pagare 50 centesimi o qualche euro in più per dei prodotti di qualità ci peserebbe di meno. Credo che mangeremmo e compreremmo meglio se conoscessimo anche le vite dei produttori locali. Cambiamo il significato di globalizzazione. Voglio credere in un’umanità migliore di quella che siamo abituati a percepire. È l’empatia che salverà il mondo”.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per saperne di più:</span></p>
<p><a href="https://www.instagram.com/the.rolling.galley/"><span style="font-weight: 400;">https://www.instagram.com/the.rolling.galley/</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><a href="https://fairtransport.eu/fr/tres-hombres/"><span style="font-weight: 400;">https://fairtransport.eu/fr/tres-hombres/</span></a></p>
<p><a href="https://www.tallshipthalassa.nl/en/"><span style="font-weight: 400;">https://www.tallshipthalassa.nl/en/</span></a></p>
<p><a href="https://www.instagram.com/schoolatsea/"><span style="font-weight: 400;">https://www.instagram.com/schoolatsea/</span></a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8668" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vr-1p.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8669" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8670" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8671" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/cittadini-globali-vrp-4.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Le cuoche combattenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Domanda vs Offerta]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da vittime di violenza a imprenditrici Ci sono storie a lieto fine e storie di rinascita, storie in cui ci si sente sconfitti, ma poi si trova il coraggio di rialzarsi, di cancellare la parola “Fine” e di scrivere un nuovo capitolo. O una nuova storia. Come ha fatto Nicoletta Cosentino, che dopo anni di [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Da vittime di violenza a imprenditrici</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono storie a lieto fine e storie di rinascita, storie in cui ci si sente sconfitti, ma poi si trova il coraggio di rialzarsi, di cancellare la parola “Fine” e di scrivere un nuovo capitolo. O una nuova storia. Come ha fatto Nicoletta Cosentino, che dopo anni di violenze vissute all’interno del nucleo familiare, ha trovato la forza e il coraggio di riappropriarsi della sua vita, e da una brutta esperienza è riuscita a costruire un’impresa. E così nel 2017 a Palermo, grazie anche al supporto del centro antiviolenza Le onde Onlus, ha dato vita a le “</span><b>Cuoche Combattenti</b><span style="font-weight: 400;">”, un laboratorio di produzione alimentare che aiuta </span><b>donne vittime di violenze</b><span style="font-weight: 400;"> ad entrare nel mondo del lavoro, e a guadagnare quel tanto che serve loro per acquistare indipendenza economica e libertà. Perché, come spiega Nicoletta, titolare di questa associazione/impresa, spesso le donne vittime di violenza non hanno un lavoro, o magari quel lavoro l’hanno lasciato, costrette all’isolamento da chi quelle violenze le ha fatte subire loro per anni. </span><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><b><i>Riuscire a mantenersi da sole</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, poter decidere di fare ciò che si vuole, libere da vincoli economici di ogni sorta, </span></i><b><i>diventa fondamentale</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> per acquisire anche fiducia in se stesse. Lavorare, poi, ti “costringe” ad </span></i><b><i>uscire dall’isolamento</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> e a ripensare a te come donna. Devi re-imparare a presentare anche te stessa come individuo perché spesso non sai più chi sei, perché chi ha abusato psicologicamente di te ti ha annientata”.</span></i></p>
<p><b>La storia di Nicoletta, una storia comune a troppe donne</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2015 Nicoletta, dopo diciotto anni di matrimonio, avendo intrapreso un percorso di separazione complicato e difficile, si rivolge al </span><b>centro antiviolenza le Onde</b><span style="font-weight: 400;">, in cerca di un aiuto legale. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Ero molto intimidita, chiamai quasi scusandomi del disturbo. Non mi sentivo vittima di violenza domestica. La violenza quando non è prettamente fisica, ma psicologica, è molto subdola e difficile da capire perché si maschera e a volte viene scambiata per il comportamento di un marito con un brutto carattere”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Ma dopo qualche tempo a Nicoletta viene fatta una semplice domanda “</span><b>Hai paura?”</b><span style="font-weight: 400;"> e lì si rende conto, per la prima volta, di essere anche lei vittima di violenza. Inizia così il suo percorso di rinascita fatto di sostegno legale, psicologico ed economico. </span><b>La nascita di Cuoche Combattenti.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulla base della sua passione per la cucina le viene offerta infatti la possibilità di fare uno stage retribuito in un laboratorio di pasticceria artigianale, e lì riscopre motivazione e voglia di fare. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Nonostante la fatica, poter toccare concretamente il frutto del mio lavoro, mi appagava moltissimo e mi dava la giusta motivazione per alzarmi la mattina. In più sapere che ciò che facevo e cioè produrre dolci e cibo, dava piacere e gioia, dava grande entusiasmo anche a me”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Così dopo otto mesi di stage decide di mettere a frutto quanto aveva imparato e di metterlo a servizio di altre donne. </span><i><span style="font-weight: 400;">“L’associazione Cuoche combattenti non si sarebbe mai potuta chiamare Cuoca Combattente. Io sentivo che quello che stavo facendo non era importante solo per me. Non era solo il mio percorso, la mia storia, ma era anche la storia di tante donne e non avrei potuto fare questa cosa senza loro”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><b>Il logo e le etichette</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che così, prima nella sua cucina, nasce nome e logo – </span><b>un pugno</b><span style="font-weight: 400;"> che svetta in alto e che tiene stretto </span><b>un mattarello</b><span style="font-weight: 400;">; uno strumento semplice, quasi sottovalutato, che però diventa strumento di consapevolezza e autodeterminazione. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Al centro antiviolenza avevo capito delle verità semplici, che forse sembreranno banali, ma che quando ho sentito mi hanno aperto un mondo: </span></i><b><i>chi ti ama, accetta i tuoi difetti</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. </span></i><b><i>Sei libera, non appartieni a nessuno</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. </span></i><b><i>Ti meriti un amore felice</i></b><i><span style="font-weight: 400;">”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Frasi che Nicoletta ha deciso poi di apporre sulle etichette di tutti i prodotti che produce e che sono in vendita. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Se non posso aiutare tutte le donne vittime di violenza accogliendole nel ‘mio’ laboratorio, forse posso aiutarle entrando nelle loro case e dicendo loro quelle cose che per me sono state fondamentali nel mio percorso di liberazione e crescita personale”. </span></i></p>
<p><b>I Prodotti</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2019 apre finalmente il suo laboratorio e comincia a produrre a pieno regime, con prodotti biologici e a chilometro zero, </span><b>marmellate</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>conserve</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>biscotti</b><span style="font-weight: 400;">. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Niente di elaborato. Ogni cosa è frutto di ricette tradizionali: la ricetta della salsa di pomodoro della mamma, quella imbattibile della marmellata della zia, e poi i biscotti, i crackers con il </span></i><b><i>lievito madre </i></b><i><span style="font-weight: 400;">di cui sono appassionata. Ricette che fanno parte della nostra tradizione e che vengono preparate con prodotti di aziende locali biologiche certificate. C’è poi un piacere enorme nel riuscire a trasformare qualcosa di apparentemente brutto come può essere un tubero o una cipolla, in qualcosa di estremamente bello e buono. Prendete la nostra marmellata di cipolle e mettetela su dei formaggi, capirete la meraviglia di cui sto parlando. Ecco, anche in questo sta la bellezza del nostro progetto: trasformiamo le cose, diamo loro valore, siamo in grado di plasmarle e cambiarle. E questo diventa anche il simbolo della nostra vita”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel giro di poco tempo, grazie alla vendita on line e al sostegno di una rete di associazioni attive su tutto il territorio nazionale, le “cuoche combattenti” che attualmente sono cinque, ma il cui numero è sempre variabile, riescono a farsi conoscere in tutta Italia. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Abbiamo avuto un grande sostegno anche da tanta gente comune. In questi giorni, per esempio, abbiamo ricevuto in regalo un macchinario che ci darà un grande aiuto nella produzione. Il regalo di una signora, che preferisce restare anonima, che per i suoi cinquant’anni ha chiesto agli amici di investire i soldi che sarebbero stati destinati al suo regalo, all’acquisto di questo macchinario. Un grande gesto che dimostra l’importanza del fare rete, della bellezza, della solidarietà e della condivisione di progetti e visioni comuni”.</span></i></p>
<p><b>Sogni e progetti per il futuro</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Al momento le cuoche combattenti sono un’associazione. Mi piacerebbe molto se tutto questo potesse diventare una società, in modo da poter dare a tante donne la ‘proprietà’ di questa realtà. E sarebbe meraviglioso se tanti laboratori di ‘</span></i><b><i>cuoche combattenti</i></b><i><span style="font-weight: 400;">’ potessero nascere </span></i><b><i>in</i></b> <b><i>tutta Italia</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, in uno scambio continuo di prodotti ed esperienze. Noi manderemmo loro marmellata di arance e loro potrebbero farci avere i funghi della Garfagnana. Sì, ecco, sogno che nascano ‘Cuoche combattenti’ in tutta Italia. Mai più paura, mai più silenzio. Non siamo vittime, ma combattenti!”.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><a href="https://www.cuochecombattenti.com"><span style="font-weight: 400;">https://www.cuochecombattenti.com</span></a></p>
<p><a href="https://www.instagram.com/cuochecombattenti/?hl=it"><span style="font-weight: 400;">https://www.instagram.com/cuochecombattenti/?hl=it</span></a></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/cuochecombattenti"><span style="font-weight: 400;">https://www.facebook.com/cuochecombattenti</span></a></p>
<p><a href="http://www.leonde.org"><span style="font-weight: 400;">http://www.leonde.org</span></a></p>
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